Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00332
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Atto n. 1-00332
Pubblicato il 24 marzo 2021, nella seduta n. 307
ROMEO , CANTU' , FREGOLENT , LUNESU , MARIN , DORIA , SIRI , FERRERO , ALESSANDRINI , ARRIGONI , AUGUSSORI , BAGNAI , BERGESIO , BORGHESI , BOSSI Simone , BRIZIARELLI , BRUZZONE , CALDEROLI , CAMPARI , CANDIANI , CANDURA , CASOLATI , CORTI , DE VECCHIS , FAGGI , FUSCO , GRASSI , IWOBI , LUCIDI , MARTI , MONTANI , OSTELLARI , PAZZAGLINI , PELLEGRINI Emanuele , PEPE , PERGREFFI , PIANASSO , PILLON , PIROVANO , PISANI Pietro , PITTONI , PIZZOL , RICCARDI , RIPAMONTI , RIVOLTA , RUFA , SAPONARA , SAVIANE , SBRANA , TESTOR , TOSATO , URRARO , VALLARDI , VESCOVI , ZULIANI
Il Senato,
premesso che:
con circolare del 30 novembre 2020 su "Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2" il Ministero della salute ha fornito indicazioni operative per la presa in carico dei pazienti con COVID-19 in isolamento domiciliare;
nella circolare si evidenzia come il virus abbia rappresentato un agente patogeno sconosciuto alla comunità scientifica internazionale fino al dicembre 2019, il che ha messo in condizione tutte le autorità sanitarie del mondo a confronto con una malattia (il COVID-19) della quale non si sapeva nulla e nei confronti della quale non esistevano protocolli specifici;
la gestione clinica dei pazienti affetti da COVID-19 si è progressivamente evoluta, attraverso il progressivo accumulo di informazioni relative al determinismo patogenetico della condizione morbosa, ai sintomi presentati dai pazienti e alle conoscenze che si sono andate via via accumulando nel tempo;
in particolare, la comunità scientifica ha evidenziato che il decorso clinico dell'infezione consta di tre distinte fasi: a) una fase iniziale durante la quale il virus SARS-CoV-2, dopo essersi legato ad ACE2 ed essere penetrato all'interno delle cellule dell'ospite, inizia la replicazione e genera sintomi respiratori quali febbre e tosse secca, oltre ad uno stato di malessere generale; nella stragrande maggioranza dei casi il sistema immunitario del soggetto contagiato riesce a bloccare l'infezione con un decorso assolutamente benigno; b) in un ristretto numero di soggetti, il cui sistema immunitario non è stato in grado di bloccare l'infezione nella prima fase, la malattia può evolvere verso una seconda fase, caratterizzata da alterazioni morfofunzionali a livello polmonare e da un quadro di polmonite interstiziale, molto spesso bilaterale, associata ad una sintomatologia respiratoria che nella fase precoce è generalmente limitata, ma che può, successivamente, sfociare verso una progressiva instabilità clinica con insufficienza respiratoria caratterizzata da bassi valori di ossigenazione ematica in assenza di sensazione di dispnea soggettiva; c) in un numero ancora più ristretto di soggetti, la malattia può ulteriormente evolvere verso un quadro clinico ingravescente dominato dalla tempesta citochinica e dal conseguente stato iperinfiammatorio, che determina conseguenze locali e sistemiche e rappresenta un fattore prognostico negativo;
le conoscenze maturate hanno indotto la comunità scientifica a differenziare i pazienti a seconda del rischio, al fine di determinare in quali casi sia necessaria l'ospedalizzazione, giacché nelle primissime settimane vi è stata una tendenza generalizzata, dovuta alle scarse conoscenze sulla nuova malattia, a curare tutti i soggetti contagiati da SARS-Cov2 attraverso il ricovero ospedaliero, anche nei casi in cui la malattia non si è rivelata particolarmente aggressiva e creando i presupposti per un intasamento delle strutture ospedaliere;
solo in una seconda fase, quando le conoscenze mediche si sono dimostrate più solide, essendosi avvantaggiate da un'esperienza clinica ormai significativa, le autorità sanitarie hanno intrapreso un percorso nel quale il ricovero ospedaliero è stato riservato solo ai pazienti che evidenziavano un quadro clinico più severo;
in particolare, si è evinto che le forme clinicamente severe d'infezione da coronavirus erano solitamente associate ad un'età avanzata (oltre i 70 anni d'età), al numero e alla tipologia di patologie associate, al sesso maschile e alla latenza tra l'inizio dei sintomi e la prima valutazione medica;
i soggetti più a rischio di sviluppare manifestazioni severe dell'infezione e di avere una prognosi sfavorevole sarebbero infatti quelli affetti da patologie quali ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca, diabete mellito, insufficienza renale e malattia coronarica;
si è giunti quindi alla doverosa conclusione per cui una corretta gestione dei pazienti affetti da COVID-19 presuppone, da un lato, l'immediata adozione delle cure maggiormente idonee e specifiche per il singolo individuo, dall'altro, l'esigenza di non affollare in maniera non giustificata gli ospedali e soprattutto le strutture di pronto soccorso; questa considerazione scaturisce dalla presa di coscienza per cui buona parte dei soggetti non richiede cure particolari e può essere gestita anche senza il ricovero ospedaliero, ricovero che del resto richiede anche un investimento in termini di risorse umane e finanziarie che non consente, superata una determinata soglia, di curare in modo efficiente i medesimi pazienti;
ne consegue che i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, grazie alla presenza capillare nel territorio e alla conoscenza diretta della propria popolazione di assistiti, sono chiamati a svolgere un ruolo cruciale nell'ambito della gestione dei soggetti positivi, in stretta collaborazione con il personale delle USCA (unità speciali di continuità assistenziale) e con eventuali unità di assistenza presenti sul territorio;
a tal proposito, con nota del 9 dicembre 2020 sui "Principi di gestione dei casi Covid-19 nel setting domiciliare" l'Agenzia italiana del farmaco ha fornito alcune raccomandazioni sul trattamento farmacologico domiciliare dei casi lievi e una panoramica generale delle linee di indirizzo AIFA sulle principali categorie utilizzabili in ambiente domiciliare;
le raccomandazioni si applicano sia a casi "confermati" da dati di laboratorio che a casi "probabili"; questi ultimi, secondo la definizione dell'Organizzazione mondiale della sanità, includono coloro che presentano criteri clinici compatibili con il COVID-19 e che abbiano avuto un contatto probabile o confermato con un caso certo, che abbiano un imaging radiologico del torace suggestivo per COVID-19 o che presentano insorgenze di perdita di olfatto o gusto (anosmia o ageusia) non altrimenti spiegabili;
la nota AIFA riporta le seguenti "raccomandazioni generali" per i pazienti asintomatici o con sintomi lievi, ovvero con sintomatologie quali febbre, malessere generale, sintomi da raffreddamento, cefalea, mialgia, perdita di olfatto o gusto, tra cui la vigile attesa, trattamenti sintomatici (ad esempio paracetamolo come Tachipirina), idratazione e nutrizione appropriate e il mantenimento delle terapie croniche in atto (come ad esempio le terapie antiipertensione, anticoagulanti);
la "vigile attesa" prevista nella circolare ministeriale e nelle raccomandazioni AIFA consiste di fatto in un'osservazione degli eventuali miglioramenti o peggioramenti di un malato COVID presso le rispettive abitazioni;
il TAR del Lazio ha accolto l'istanza cautelare promossa dai medici del "comitato Cura domiciliare COVID-19" nei confronti del Ministero della salute e di AIFA, contro la richiamata nota AIFA non ritenendola adeguata a tutelare la salute dei casi sospetti o dei casi lievi accertati di COVID;
il TAR ha ritenuto "fondata" la richiesta dei medici del comitato di far valere il proprio diritto-dovere di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere "compreso nell'ottica di un'attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi" e ha conseguentemente sospeso con effetto immediato l'efficacia del provvedimento emanato da AIFA e rinviato la trattazione del merito a luglio prossimo;
la decisione del Tribunale amministrativo ha riconosciuto di fatto inadeguato e inopportuno lasciare i pazienti COVID senza cure precoci a domicilio;
considerato che:
il COVID-19 è una sindrome respiratoria virale e come tale va trattata sin dall'insorgenza dei primi sintomi, e pertanto la cura immediata e tempestiva rappresenta la prima buona pratica da mettere in atto per consentire un adeguato trattamento della malattia, gestirne il decorso, riducendo significativamente il peggioramento dei pazienti e la loro ospedalizzazione, limitando anche i decessi;
la circolare del Ministero della salute richiamata riconosce, tra gli scenari di gestione domiciliare dei pazienti COVID-19, che: a) una corretta gestione del caso fin dalla diagnosi consente di attuare un flusso che abbia il duplice scopo di mettere in sicurezza il paziente e di non affollare in maniera non giustificata gli ospedali e soprattutto le strutture di pronto soccorso; b) i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, grazie alla presenza capillare nel territorio e alla conoscenza diretta della propria popolazione di assistiti, sia in termini sanitari che in termini sociali, devono giocare, in stretta collaborazione con il personale delle USCA e con eventuali unità di assistenza presenti sul territorio, un ruolo cruciale nell'ambito della gestione assistenziale dei malati di COVID-19, riconoscendo un ruolo cruciale ai membri della famiglia o ai conviventi del paziente;
alcune iniziative di lotta al COVID-19, come nel caso dei distretti sanitari di Acqui e Ovada (Alessandria) in Piemonte, hanno mostrato risultati soddisfacenti in termini di riduzione del tasso di letalità e di riduzione dell'ospedalizzazione, anche a seguito di nuovi protocolli mirati sulla cura a domicilio dei contagiati e sul ruolo dei medici di medicina generale,
impegna il Governo ad attivarsi affinché vengano aggiornate e integrate le linee guida ministeriali, prevedendo un protocollo di cura domiciliare che prenda in considerazione tutte le esperienze dei professionisti impegnati sul campo.