Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01536
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Atto n. 3-01536
Pubblicato il 30 aprile 2020, nella seduta n. 212
LOMUTI , LANZI , VANIN , PAVANELLI , TRENTACOSTE , CRUCIOLI , PRESUTTO , MAIORINO , LANNUTTI , CROATTI , AUDDINO , MARINELLO , CORRADO , FEDE , GALLICCHIO , L'ABBATE , FENU , LEONE , PIRRO , LOREFICE , FERRARA , PIARULLI , PELLEGRINI Marco , LICHERI , MATRISCIANO , EVANGELISTA , RICCARDI , DESSI' , AIROLA , GAUDIANO , GUIDOLIN , GIANNUZZI , ANGRISANI , GRANATO , MONTEVECCHI , DE LUCIA , MAUTONE , MANTERO , GARRUTI , ACCOTO , PESCO , VACCARO , RICCIARDI , MININNO , NATURALE , MORRA , ENDRIZZI , ABATE , SANTILLO , FLORIDIA - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -
Premesso che:
Panama, le isole Vergini britanniche, la Svizzera, le Seychelles, le isole Cayman o Barbados, sono alcuni esempi di Paesi considerati paradisi fiscali per società offshore e cioè quelle organizzazioni che hanno la propria sede legale in un Paese diverso da quello nel quale sviluppa i suoi affari principali. Per "paradisi fiscali" si intendono quei Paesi nei quali le restrizioni e le leggi sulle attività economiche sono molto morbide o flessibili, le tasse sono basse o inesistenti, spesso offrono ampia riservatezza sulle attività finanziarie che hanno sede nella loro giurisdizione per proteggere gli interessi delle società offshore (rifiutando a collaborare con le autorità di altri Paesi per proteggere gli interessi della società offshore);
da un articolo di stampa della testata nazionale "il Fatto Quotidiano" del 23 aprile 2020, si apprende che la principale azienda controllata dallo Stato italiano, ENI, abbia sede in piazze offshore mondiali proprio come le isole Cayman, Bahamas, Bermuda, Singapore, Jersey, isole Vergini britanniche, Trinidad e Tobago, Dubai, Olanda, Irlanda, Belgio, Lussemburgo, Cipro e Malta;
l'articolo prende spunto da quanto riportato dall'associazione "Tax justice Italia" in uno studio dei dati forniti dalla stessa ENI nel "country by country report", dove, per quanto riguarda i dati del 2018, si evince che la compagnia petrolifera aveva 10 controllate registrate nelle più note piazze offshore;
nei documenti ufficiali, ENI afferma di non essere coinvolta in programmi di "pianificazione fiscale aggressiva" e che 6 delle 10 controllate offshore vengono tassate in Italia, mentre le altre 4, pur avendo sede in un paradiso fiscale, non ottengono per questo vantaggi, tanto che l'Agenzia delle entrate non ha ritenuto di intervenire in alcun modo. Tuttavia, se è vero che il gruppo ha solo 10 filiali in Paesi che la legge non considera paradisi fiscali, è anche vero che nel computo non sono incluse le 50 società sparse tra Irlanda e Olanda dove ENI registra decine di succursali che dichiarano pochi dipendenti e notevoli profitti. In Irlanda, ad esempio, ENI ha piazzato la società che fornisce servizi di assicurazione interni al gruppo con un profitto di 51 milioni di euro sui quali l'azienda ha pagato il 12,5 per cento di IRES (si deve tener presente che spesso, in questi Paesi, l'IRES viene poi ridotta grazie a numerose agevolazioni);
buona parte delle filiali di ENI si trovano anche in Olanda, in questo momento storico acerrima nemica della mutualizzazione del debito comune europeo chiesto, invece, dal Governo italiano. ENI ha scelto l'Olanda come uno dei suoi hub finanziari. Sempre secondo l'articolo, solo ad Amsterdam, al n. 1725 di Stravinskylaan, sono registrate 53 società del gruppo ENI (con in totale soltanto 69 persone impiegate) e solo ad Amsterdam, nel 2017, la società ha registrato profitti per 248 milioni di euro e su questi sono stati pagati 4,8 milioni di euro (quindi con una aliquota intorno a 1,94 per cento);
in questi Paesi, in alcuni casi, l'IRES è superiore addirittura a quella italiana ma grazie ai diversi incentivi, la sua portata rientra in livelli minimi e in più, se una società accumula perdite nel tempo, gli eventuali profitti di un determinato anno vengono compensati (e sembrerebbe che tale opzione sia sfruttata anche da ENI, infatti, nello studio di Tax justice Italia, grazie a questa possibilità la società potrebbe evitare di pagare imposte sul reddito fino al 2027);
pertanto, anche secondo Tax justice Italia, i servizi svolti da queste filiali potrebbero essere trasferiti in Italia, così ENI contribuirebbe maggiormente al bilancio dello Stato, soprattutto in un momento come questo, in cui c'è un enorme bisogno di denaro da investire per contrastare la crisi innescata dal coronavirus;
considerato che:
secondo quanto evidenziato dai più recenti studi macroeconomici come "The missing profits of nations" portati avanti da Thomas Torslov (università di Copenhagen), Gabriel Zucman e Ludvig Wier (università di Berkeley), soltanto il Lussemburgo, l'Irlanda e l'Olanda, sottraggono direttamente agli altri Stati membri, in elusione fiscale, oltre 42 miliardi di euro all'anno;
l'Italia, a causa dei paradisi fiscali, perde il 19 per cento delle proprie entrare tributarie delle imprese, ovvero 7,5 miliardi di euro: 6,5 all'interno dell'Unione europea di cui 3 sottratti dal Lussemburgo, 1,6 dall'Irlanda e uno dall'Olanda, mentre, per quanto riguarda il resto fuori dall'Europa, quasi 700 milioni di euro sono persi a favore della Svizzera e 270 milioni ai Caraibi, Hong Kong e Singapore;
ma i paradisi fiscali non indeboliscono soltanto l'Italia ma tutta l'Europa: 19 miliardi persi dalla Germania (16 nei paradisi europei), 12 per la Francia (10 in Europa);
l'Olanda raccoglie in questo modo il 30 per cento del proprio gettito, attraendo in maniera artificiosa da altri Paesi circa 90 miliardi di euro;
secondo Gabriel Zucman, uno dei massimi esperti di paradisi fiscali nel mondo, a beneficiare di questi meccanismi sono le aziende di tutto il mondo, comprese tante italiane tra cui FCA e Ferrari, Mediaset, Campari, Cementir (di Caltagirone);
la differenza tra queste e la compagnia ENI sta nel fatto che le prime, essendo totalmente private, hanno come primo obiettivo il profitto dei propri azionisti e quindi sfruttano ogni escamotage legale per pagare meno tasse. ENI, invece, è una società controllata dallo Stato e ogni euro tolto alla fiscalità italiana è una perdita per il suo azionista principale, l'Italia (che da tempo chiede all'Olanda di non essere più paradiso fiscale);
aprire e gestire una società offshore non è necessariamente illegale: in molti casi e in molti Paesi è lecito avere società in paradisi fiscali, a patto che tutto, compresa la quantità di soldi gestita, venga dichiarato alle autorità del proprio Paese;
ma al di là delle questioni strettamente legali, è opinione diffusa che le società offshore di questo tipo siano eticamente discutibili e non rispettino principi basilari dell'economia, primo tra tutti quello della libera concorrenza. Spesso le società offshore sono costruite per evadere le tasse nel proprio Paese, o anche per riciclare denaro frutto di profitti illegali. In una nota contenuta nei documenti dei famosi "Panama papers", uno dei soci di Mossack Fonseca, così afferma: "il 95 per cento del nostro lavoro coincide con la vendita di sistemi per evadere le tasse",
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto descritto;
se oltre a quelle riportate, esistano altre filiali o società offshore in capo a ENI con sedi nei cosiddetti paradisi fiscali extra europei;
quali siano le azioni che si intendono mettere in campo al riguardo.