Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00186
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Atto n. 1-00186
Pubblicato il 31 ottobre 2019, nella seduta n. 161
BORGONZONI , CENTINAIO , VALLARDI , BERGESIO , STEFANI , CANTU' , TOSATO , PIZZOL , AUGUSSORI , PIROVANO , NISINI , PUCCIARELLI , CAMPARI , SBRANA , RUFA , BAGNAI
Il Senato,
premesso che:
il Wto, l'Organizzazione mondiale del commercio, ha stabilito che gli Stati Uniti, a partire dal 18 ottobre 2019, potranno imporre dazi su merci provenienti dall'Unione europea per 7,5 miliardi di dollari all'anno, corrispondenti a 6,8 miliardi di euro. Si tratta di una sentenza che risolve una disputa legale aperta da Boeing nel 2004, che accusa il consorzio Airbus (Francia, Germania, prevalentemente, e Regno Unito e Spagna) di aver ricevuto negli anni sussidi illeciti da parte dell'Unione europea e di alcuni suoi Stati membri;
l'export italiano diretto verso gli Stati Uniti nel 2018 è stato pari a 54,7 miliardi di dollari;
nel paniere dei beni che gli Stati Uniti hanno conseguentemente sottoposto a misure tariffarie figurano molti prodotti italiani, circostanza che costituisce una palese iniquità, considerato che dai successi commerciali di Airbus il nostro Paese non ha tratto alcun vantaggio economico;
un primo blocco di dazi al 10 per cento, dal valore di circa 4 miliardi, riguarda il settore dell'aeronautica e non colpisce l'Italia, ma solo i 4 Paesi facenti parte del consorzio Airbus. Un secondo blocco al 25 per cento di 3,5 miliardi, invece, riguarda il comparto agroalimentare europeo;
il settore dell'agroalimentare italiano, simbolo di eccellenza del «Made in Italy» nel mondo, rischia di essere seriamente danneggiato dai dazi addizionali sulle importazioni dall'Unione europea, con indubbie conseguenze quali quelle di un considerevole calo dell'export verso gli Stati Uniti che, in termini economici, si tradurrebbe in una perdita, stando ai dati diffusi dalle principali associazioni di settore, stimata in circa 500 milioni di euro, con l'inevitabile rischio di mettere in ginocchio intere filiere e causare un crollo dei consumi all'estero;
nell'elenco pubblicato sul sito del Tesoro americano, i dazi che riguardano l'Italia vanno a colpire 93 prodotti italiani, tra i quali figurano, principalmente, quelli del settore lattiero-caseario, che rappresentano il 14,5 per cento dei prodotti alimentari venduti negli Usa;
le produzioni Dop del settore lattiero-caseario maggiormente colpite sono quelle di Grana Padano e Parmigiano Reggiano; ma sono colpiti anche altri prodotti come salami, mortadelle, crostacei, molluschi, liquori come amari e limoncelli ed anche gli agrumi, mentre i Paesi del consorzio Airbus sono soggetti a dazi anche sulle esportazioni di una più ampia gamma di generi alimentari (compresi olio e vino, che invece non riguarderanno l'Italia), prodotti d'abbigliamento, e altri beni di consumo;
l'export verso il mercato statunitense dei prodotti lattiero-caseari raggiunge negli ultimi 12 mesi il valore di 312 milioni di euro pari al 9 per cento del valore complessivo delle vendite di questi prodotti in tutto il mondo;
la regione con il maggiore export negli Usa di prodotti lattiero-caseari è l'Emilia-Romagna con 115 milioni di euro, seguita da Lombardia con 63 milioni, da Sardegna con 62 milioni, da Veneto con 35 milioni e da Campania con 12 milioni;
negli Stati Uniti, il secondo mercato estero dopo la Francia, attualmente si vende un totale di 10 milioni di chilogrammi l'anno di Parmigiano Reggiano, al prezzo medio di 40 dollari al chilogrammo, ma con l'introduzione di tariffe rincarate, il prezzo salirà a 60 dollari al chilo, stimando perdite del 90 per cento del giro d'affari negli Stati Uniti, corrispondenti a circa 360 milioni di euro. Per il Grana Padano si stimano danni per circa 270 milioni di euro per il verificarsi di un rialzo del dazio dagli attuali 2,15 dollari fino a 6 dollari al chilogrammo;
il risultato è che ogni camion carico di formaggio costerà fino a 80.000 dollari in più secondo l'Associazione statunitense degli importatori di prodotti lattiero-caseari, mentre il consumatore americano lo dovrà acquistare sullo scaffale ad un prezzo notevolmente maggiorato, con un probabile effetto di contenimento dei consumi;
i prodotti lattiero-caseari subiscono una grande concorrenza nel mercato statunitense dove vengono commercializzati prodotti generici che utilizzano impropriamente falsi nomi, evocativi del nostro Paese, come il «Parmesan» che rappresenta il simbolo del falso italiano;
il mercato dei Dop italiani sta già producendo i primi segnali di insofferenza: negli ultimi giorni infatti gli acquisti di questi prodotti negli Stati Uniti sono aumentati e non a caso il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano sono tra i prodotti che hanno subito gli aumenti più consistenti (più 220 per cento);
sembra intenzione dell'Amministrazione americana di avvalersi della cosiddetta regola del «carosello» (carousel retaliation), che consentirebbe di modificare periodicamente, dopo i primi 120 giorni e successivamente ogni 180, il paniere dei prodotti e/o la percentuale dei dazi, aumentando in questo modo il grado di incertezza per gli Stati europei ma soprattutto per le nostre aziende del settore agroalimentare;
il rischio è che, una volta entrati in vigore i dazi, questi possano andare a far crescere proprio il mercato delle imitazioni dell'italian sounding. Il mercato dell'italian sounding, che negli ultimi 30 anni ha avuto una crescita esponenziale, negli Stati Uniti vale oggi 19 miliardi, un valore che con l'introduzione di dazi, che siano selezionati su determinate categorie merceologiche dell'agroalimentare italiano, potrebbe arrivare intorno ai 24 miliardi;
i falsi «Made in Italy» avranno inevitabilmente un vantaggio in più rispetto a quelli importati dall'Italia, perché andrebbero a costare meno rispetto a quelli italiani che, subendo un aumento del prezzo, arriverebbero ad una fetta minore di consumatori;
il Made in Italy ha già subito danni a causa dell'embargo russo per un valore di oltre un miliardo in cinque anni, al quale potrebbero sommarsi anche le conseguenze della "Brexit";
l'Italia si trova ad essere uno dei Paesi europei più colpiti dai dazi Usa, nonostante non abbia avuto vantaggi dalla disputa tra Boeing e Airbus, che essenzialmente è un progetto franco-tedesco al quale si sono aggiunti Spagna e Gran Bretagna;
è emersa, nell'incontro alla Casa Bianca con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la disponibilità degli Stati Uniti a valutare le posizioni dell'Italia e l'eventuale ruolo minoritario che il nostro Paese ha avuto nell'ambito della vicenda dei sussidi statali ad Airbus;
è indispensabile adottare un metodo di confronto collaborativo, che sia in grado di limitare fin da subito i danni per il settore agroalimentare italiano e per evitare uno scambio di provvedimenti ritorsivi tra le due parti,
impegna il Governo:
1) ad intraprendere iniziative, nelle sedi opportune, per tutelare le aziende dell'agroalimentare italiano che saranno colpite dai dazi sulle importazioni stabilite dagli Usa, al fine di scongiurare che siano messi a rischio i prodotti simbolo del Made in Italy, nonché per evitare che le misure di aiuto economico stabilite dall'Unione europea possano essere dirette a prodotti di Italian sounding presenti in altri Stati;
2) a promuovere, per quanto di competenza, un'iniziativa presso le autorità statunitensi, che porti ad una sostanziale revisione dei dazi imposti dagli Stati Uniti a danno del comparto agroalimentare italiano dato che la causa scatenante che li ha generati riguarda un contenzioso tra Airbus e Boeing, al quale il nostro Paese è del tutto estraneo e per questo motivo le misure protezionistiche dovrebbero interessare solo comparti specifici, come quello aerospaziale, e non l'agroalimentare;
3) nel caso non si arrivasse ad una soluzione condivisa, ad adottare le necessarie iniziative, in accordo con le istituzioni europee, di compensazione economica mediante l'attivazione di un fondo straordinario europeo con adeguate risorse finanziarie, al fine di reintegrare le perdite subite dal comparto agroalimentare italiano, per evitare che questo settore, strategico per il nostro Paese, entri in stato di crisi;
4) ad adottare iniziative per attivare misure finanziarie dirette alla tutela delle denominazioni di origine e di indicazione geografica (Dop e Igp) che nel nostro Paese saranno fortemente penalizzate da questa situazione;
5) a realizzare programmi di promozione nei mercati extraeuropei dei prodotti agroalimentari italiani per tutelare l'export italiano colpito dagli aumenti tariffari sulle importazioni di prodotti europei negli Stati Uniti;
6) a promuovere in tutte le sedi competenti una proficua attività finalizzata a stipulare un accordo internazionale per l'individuazione di un paniere di beni esenti da qualsiasi misura protezionistica per le loro proprietà salutistiche nella dieta mediterranea, riconosciuta dall'Unesco patrimonio culturale immateriale dell'umanità.