Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01899

Atto n. 4-01899

Pubblicato il 9 luglio 2019, nella seduta n. 130

CASTIELLO , ORTOLANI , GALLICCHIO , MARINELLO , CASTELLONE , PISANI Giuseppe , ROMANO , GIANNUZZI , GAUDIANO , MATRISCIANO , DI PIAZZA , AUDDINO , LANNUTTI , ANGRISANI , ROMAGNOLI , GRASSI , DI MARZIO , MAUTONE , DONNO , ENDRIZZI , MININNO , GIARRUSSO , PRESUTTO , DI NICOLA , FEDE , LOMUTI , RICCIARDI , SANTILLO , TURCO , COLTORTI , PUGLIA - Ai Ministri della salute e dell'interno. -

Considerato che:

in data 9 giugno 2019 la vittoria elettorale del candidato sindaco di Capaccio-Paestum (Salerno) Franco Alfieri è stata festeggiata a sirene spiegate da un gruppo di ambulanze che hanno fatto da corteo ad un camion vela con l'immagine del neo sindaco. Le ambulanze appartengono a Roberto Squecco, imprenditore funerario condannato con sentenza definitiva per tentata estorsione aggravata da metodo mafioso e ritenuto dalla Cassazione organico al clan camorristico Marandino. Lo stesso Squecco aveva messo a disposizione di Alfieri, per l'inaugurazione della campagna elettorale, uno stabilimento balneare di sua proprietà, ora chiuso per sospensione della concessione demaniale, a seguito dell'intervenuta condanna. Squecco è co-indagato con Alfieri nella nota indagine di recente promossa dalla DIA di Salerno, tanto che l'europarlamentare PD, già procuratore antimafia di Salerno, Franco Roberti, aveva invitato Alfieri a ritirare la candidatura. Nella lista di Alfieri è stata eletta la moglie di Squecco, successivamente premiata con la nomina di capogruppo in Consiglio comunale;

con ordinanza di custodia cautelare di ben 2.036 pagine eseguita in data 26 giugno 2019, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha disposto l'arresto di 126 persone, appartenenti alla cupola camorristica dell'"alleanza di Secondigliano", che aveva allocato nell'ospedale "San Giovanni Bosco" la propria sede sociale e logistica. Lì venivano decisi gli indirizzi sindacali dell'azienda, gli affidamenti degli appalti, l'organizzazione delle visite last minute senza prenotazioni e ogni altra attività. Persino l'apertura dei reparti era decisa dai boss. Dall'ordinanza di custodia cautelare, come riferito dalla stampa, risulta che era stata allestita la vendita di certificati di morte, per 500 euro ciascuno, per asportare sollecitamente le salme, favorendo gli amici titolari di pompe funebri, come pure il commercio di false certificazioni funzionali alle truffe in danno delle compagnie di assicurazione. L'ospedale è stato ridotto ad una fabbrica di certificazioni false: padrini, manutengoli, colletti bianchi, riciclatori e truffatori dominavano senza contrasti nel nosocomio, condizionandone l'attività, svolgendo, tra l'altro, funzioni di ufficio di smistamento degli ammalati e di prenotazione delle visite e delle analisi di laboratorio, cui era possibile accedere senza dover passare per l'ufficio ticket e per le liste di attesa;

a giudizio degli interroganti la vicenda suscita stupore e sconcerto. Se può sfuggire ai controlli qualche episodio isolato, è inconcepibile che sfugga un comportamento abituale e sistematico. L'"alleanza" non si trovava al San Giovanni Bosco "di passaggio", né per organizzarvi un dopolavoro, ma vi aveva allocato la sede sociale e la centrale operativa, con un via vai di gente che entrava e usciva superando file e prenotazioni. Non mancavano cortei di clientes che si recavano dai capi per propiziare interventi per le assunzioni alle dipendenze delle ditte appaltatrici ed altri favori. Secondo quanto riferito da alcuni medici dell'ospedale al quotidiano "Il Mattino" di Napoli (28 giugno 2019) "Il clima è quello di un tessuto sociale in cui domina la prevaricazione e la violenza", come pure l'inefficienza e lo sperpero di risorse pubbliche. I 175 posti letto del presidio sono stati ridotti a 135 per la delocalizzazione del reparto di cardiologia e la chiusura di alcuni reparti tra cui quello di eccellenza di ematologia, che al quinto piano ospita ancora una nuova cappa per la preparazione dei farmaci oncologici, realizzata da più anni ma mai inaugurata. Struttura questa che manca in tutta la Asl Napoli 1, anche presso l'ospedale "del Mare";

il caso del San Giovanni Bosco purtroppo non è l'unico. Alcuni pentiti, come riportato dal quotidiano "la Repubblica" di Napoli (28 giugno), hanno messo a verbale che la camorra detiene il controllo anche su altri ospedali, quali il policlinico, il "Cardarelli" ed altre strutture sanitarie della Regione;

l'art. 22, comma 2, lett. a), della legge regionale della Campania n. 20 del 2016 ha modificato l'art. 1 della legge regionale n. 20 del 2015 introducendo il comma 6-bis, il quale ha previsto che, "Per l'intera durata della gestione commissariale per la prosecuzione del Piano di rientro dal disavanzo del Settore sanitario, le funzioni dell'Ufficio Speciale Servizio Ispettivo sanitario e socio-sanitario di cui al presente articolo e all'articolo 2, sono esercitate nell'osservanza delle disposizioni impartite dal Commissario ad acta". Tale disposizione ha rafforzato enormemente il potere decisionale del presidente della Regione, commissario ad acta per la sanità, in pratica concentrando nelle sue mani il potere di controllo sulle strutture sanitarie, ma con il corollario della doverosa imputazione a lui medesimo della piena responsabilità per l'inefficienza dei controlli, che ha favorito le infiltrazioni camorristiche;

la trasformazione di un grande ospedale, qual è il San Giovanni Bosco, in una sede logistica di una cupola camorristica e le diffuse infiltrazioni della camorra presso altri importanti ospedali della Regione, allo scopo di esercitarne il controllo, costituiscono a giudizio degli interroganti un fatto assolutamente inquietante e intollerabile che, insieme a vari altri significativi episodi, quale quello della "scorribanda" notturna delle ambulanze a Paestum, portano in evidenza il totale scadimento dell'organizzazione sanitaria in Campania, che versa oramai in condizioni di illegalità diffusa ed incontrollata, tale da determinare forte smarrimento, profonda inquietudine e diffuso allarme sociale,

si chiede di conoscere quali provvedimenti urgenti di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere a tutela dell'ordine pubblico e della legalità gravemente compromessi dalla situazione di assenza di efficienti controlli e di assoluta ingovernabilità nella quale versa la sanità campana.