Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01737

Atto n. 4-01737

Pubblicato il 30 maggio 2019, nella seduta n. 116
Trasformato

PESCO , GIROTTO , LOMUTI , GALLICCHIO , ACCOTO , PRESUTTO , PELLEGRINI Marco , PIRRO , DELL'OLIO , LEONE , COLTORTI , FEDE , AGOSTINELLI , NATURALE , MOLLAME , ABATE , GRASSI , AUDDINO , LANNUTTI , DI GIROLAMO , CROATTI , RICCARDI , MATRISCIANO , PIARULLI , ROMANO , GAUDIANO , MONTEVECCHI , BOTTICI , ANGRISANI , VACCARO , D'ANGELO , L'ABBATE , LANZI - Ai Ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia. -

Premesso che:

il 15 marzo 2019 è stata presentata alla Camera l'interrogazione 4-02496 (che non ha ancora avuto risposta), nella quale veniva affrontato il delicato tema dei lavoratori dei negozi Mercatone Uno acquisiti da Shernon Holding e della mancata attuazione di diversi impegni che erano stati presi tra le controparti durante la trattativa svoltasi in sede ministeriale, incluse le erogazioni delle spettanze maturate e non erogate;

dopo quasi due anni di commissariamento giudiziale, la Shernon Holding si è aggiudicata l'acquisizione dei 55 punti vendita a marchio Mercatone Uno, oltre al quartier generale di Imola e alla piastra logistica bolognese di 50.000 metri quadrati, per un totale di 1.885 dipendenti. Questa "newco" con sede a Malta fondata da Valdero Rigoni, Ceo, e il socio Michael Tahlmann, è controllata al 100 per cento dalla società maltese Star Alliance limited. L'operazione si è perfezionata dopo che sono andati deserti i bandi di gara europei, e dopo che (come si apprende da una nota del Ministero dello sviluppo economico) la nuova proprietà era stata designata il 18 maggio 2018, prima dell'insediamento del nuovo Governo. Secondo fonti stampa, "Calenda si è giustificato dicendo che la trattativa con la Shernon Holding era l'unica possibile per salvaguardare i posti di lavoro. In pratica sembra che sia successo che dopo i bandi di gara europei andati deserti, Mercatone Uno sia stato ceduto al primo che ha depositato un'offerta. Calenda e Gentiloni non hanno avuto nessun sospetto sul fatto che la Holding avesse sede a Malta e che la copertura del capitale richiesto potesse avvenire solo in un secondo tempo, quando due ipotetici soci avrebbero provveduto a ricapitalizzare l'operazione", come si legge su "lavocedeltrentino" il 28 maggio 2019;

i problemi del gruppo Mercatone Uno cominciarono nel 2015, quando entrò in amministrazione straordinaria, schiacciata da 500 milioni di euro di debiti. Nel gennaio 2017, la Guardia di finanza intervenne con sequestri e perquisizioni che videro indagate una decina di persone, inclusi i soci fondatori, familiari e manager, con l'accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale, per aver costituito negli anni precedenti un nuovo assetto societario, che si appoggiava su nuove società aperte anche in Lussemburgo: sistema a detta degli inquirenti volto a distrarre fondi al gruppo in favore dei soci;

nonostante le dichiarazioni ottimistiche relative al rilancio del gruppo, rilasciate a "Il Sole-24 ore" da Valdero Rigoni nel novembre 2018, il 9 aprile 2019 la Shernon presentava al Tribunale di Milano una richiesta di ammissione al concordato preventivo; il 23 maggio 2019 lo stesso Tribunale fallimentare di Milano ne ha però dichiarato il fallimento, nonostante fosse già stato fissato per il 30 maggio 2019 un incontro al Ministero dello sviluppo economico per valutare la crisi. L'incontro è stato anticipato al 27 maggio. Sempre da fonti stampa si apprende che sono oltre 500 le aziende fornitrici che vantano nel complesso 250 milioni di euro di crediti verso Shernon. Molte vantano ulteriori crediti verso l'amministrazione straordinaria svolta degli anni precedenti;

da "Il Sole-24 ore" del 25 maggio 2019 si apprende che "Inoltre, secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica, l'amministrazione straordinaria avrebbe ricevuto 10 milioni dalla Shernon: ma questi 10 milioni sarebbero arrivati dalla cessione da parte della Shernon del magazzino di Mercatone Uno a una società americana (con un guadagno di 8 milioni da parte di quest'ultima) e non da fondi nella disponibilità della stessa Shernon. Inoltre nei mesi di gestione la Shernon avrebbe accumulato 10 milioni di debiti verso l'erario, con 60 milioni di debiti verso fornitori. Non sarebbe stata versata l'Iva, come le ritenute d'acconto sui lavoratori". Sulla gestione Shernon si apprende inoltre che: "Tuttavia, col passare del tempo, la mancanza di finanziamenti e di liquidità ha fatto sì che, già negli ultimi mesi del 2018, la merce nei magazzini, e di conseguenza nei negozi, cominciasse a scarseggiare. A marzo 2019 i punti vendita risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata sebbene già venduta e pagata";

pare che i fornitori abbiano sempre manifestato a tutti gli organi competenti le proprie perplessità sull'operazione con Shernon Holding, che ha fatto così perdere ulteriori svariati mesi e di conseguenza altre ingenti risorse finanziarie, tra le quali una mancata entrata di 8 milioni di euro per la cessione di un magazzino, altri 60 milioni verso fornitori senza che venissero correttamente riforniti i rivenditori, e svariati milioni di euro, forse decine, verso l'erario. Tutto ciò senza tutelare i dipendenti, quasi 2.000, che considerando l'indotto potrebbero arrivare alle 10.000 unità;

a parere degli interroganti la dichiarazione di fallimento è sicuramente utile per la tutela del patrimonio ma la connessa e immediata chiusura dei punti vendita ha impedito ad alcuni clienti che avevano già versato un acconto per merce ordinata e disponibile e quindi solo da ritirare, di concludere l'acquisto, ritrovandosi tra i creditori per la cifra anticipata,

si chiede di sapere:

come sia stato possibile selezionare come compratore, da parte del Governo pro tempore Gentiloni, una società con sede in un paradiso fiscale, senza un'adeguata patrimonializzazione;

se per l'acquisto dell'azienda ci siano state altre offerte oltre a quella di Shernon e, nel caso, il motivo per cui sarebbero state scartate;

quando i commissari straordinari abbiano ricevuto le prime segnalazioni dai sindacati e dai fornitori circa elementi di cattiva gestione, e quando siano iniziate le prime verifiche sul posto;

se e come i Ministri in indirizzo intendano, con iniziative di competenza, intervenire per permettere la chiusura delle transazioni commerciali già in essere;

se sia mai stata eseguita una verifica sulla destinazione dei flussi finanziari degli ultimi mesi, considerato che la nuova società ha provveduto alla svendita di beni mobili e immobili, senza effettuare nuovi acquisti e rifornimenti di materiali generando surplus a favore del compratore del magazzino citato;

se sia stato riscontrato che, tra i debiti prededucibili in essere, vi siano circa 3,5 milioni di euro, all'apparenza non congrui, dovuti ad agenzie pubblicitarie e studi di consulenza.