Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00751

Atto n. 4-00751

Pubblicato il 24 ottobre 2018, nella seduta n. 51

LANNUTTI , CASTALDI , ROMAGNOLI , PRESUTTO , LEONE , CORBETTA , DONNO , TRENTACOSTE , PARAGONE , L'ABBATE , CASTELLONE , ROMANO , GAUDIANO , MORRA , PISANI Giuseppe , MAUTONE , MARINELLO , DI MARZIO , PESCO , DI NICOLA , LOMUTI , SILERI , DE BONIS - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

STMicroelectronics progetta, produce e vende una grandissima varietà di prodotti basati sulla tecnologia a stato solido (silicio) ed è particolarmente attiva su due segmenti di mercato oggi di rilievo: automotive, recentemente esteso anche alle applicazioni per la guida autonoma dei veicoli (Adas), e internet delle cose (IoT);

il portafoglio prodotti della società e il know how aziendale, oltre a essere di indiscutibile valore economico e sociale, hanno rilevanza strategica per l'Italia, in quanto abilitano tecnologie nel campo delle telecomunicazioni, della gestione dei dati, della telefonia mobile, dell'automazione industriale, dell'elettrificazione delle auto, della guida autonoma, del settore militare e di quello medicale. Fra i prodotti di punta della società si annoverano: la migliore famiglia al mondo di microcontrollori a 32 bit (STM32), un'amplissima serie di attuatori di potenza a tecnologia mista analogico-digitale (BCD), controllori per la gestione della guida autonoma, prodotti discreti di potenza, dispositivi analogici, una gamma di sensori comprensiva di giroscopi, accelerometri, sensori di pressione, di temperature, microfoni e i più prestigiosi in assoluto, i cosiddetti sensori ToF, capaci di effettuare misure a distanza su piccole scale spaziali e temporali;

tali prodotti, oltre ad abilitare una quantità infinita di applicazioni, fanno di STM uno dei protagonisti mondiali della rivoluzione digitale ("Industry4.0") con un grande potenziale di crescita;

STM oggi progetta, sviluppa e produce in Italia, Francia, Cina, India, Singapore, Malaysia, Filippine, Malta, Marocco e vende i suoi prodotti in Europa, Russia, Medio oriente, Stati Uniti, Canada, Sudamerica, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Cina e Singapore;

la società è quotata in borsa a New York, Parigi e Milano e ha una patrimonializzazione di circa 21 miliardi di dollari, nonché un tasso di vendita proiettato verso i 10 miliardi di dollari all'anno;

considerato che, per quanto risulta agli interroganti:

il supervisory board è recentemente passato da guida italiana (Tamagnini) a guida francese (Doufurq), mentre al Ceo (chief executive officer) italiano (Bozotti) è subentrato un Ceo francese (Chery). Una normale alternanza su base triennale la prima, un cambio dopo quasi 30 anni di guida italiana la seconda;

contestualmente a questi cambiamenti, su proposta del Ceo uscente (Bozotti) e del nuovo Ceo (Chery) e con l'avallo del supervisory board viene cancellata nel management team la figura del Coo (chief operating officer), disegnata e imposta dai francesi come elemento di bilanciamento da utilizzare durante il periodo di guida italiana. E per rendere la cosa apparentemente accettabile è stato introdotto un executive team, senza valore legale e senza alcun potere;

considerato altresì che:

la struttura di controllo della società è composta da un supervisory board, un management board e un management team. Fra gli azionisti, con una paritetica ma significativa partecipazione, si trova il Ministero dell'economia e delle finanze per l'Italia e il suo omologo per la Francia;

in una congiuntura che vede la Francia in posizione di guida, l'Italia, inspiegabilmente, rinuncia a un bilanciamento che i francesi hanno sempre voluto e ottenuto durante la guida italiana, analogamente allo scandaloso accordo Fincantieri con la francese Stx, perfezionato nel settembre 2017 dal Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore Gentiloni Silveri con il presidente francese Macron nel vertice di Lione;

la guerra di Roma sui cantieri navali francesi Stx si chiuse con una sconfitta, con Fincantieri diventata proprietaria del 50 per cento dell'azienda d'Oltralpe e non del 51 per cento, come chiedevano a gran voce i ministri pro tempore Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda. I francesi ottennero l'altra metà delle azioni spartite fra lo Stato, l'azienda pubblica francese della cantieristica militare Naval Group (ex Dcns) e un gruppo di fornitori della regione di Saint-Nazaire, con Parigi che prestò per 12 anni l'un per cento della sua quota in Stx a Fincantieri, con evidente tangibile danno alla Leonardo, ex azienda Finmeccanica,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;

quali siano i motivi per cui l'azionista italiano ha rinunciato a tutelare i propri interessi in un campo altamente strategico e con un'azienda così importante che fattura oltre 9 miliardi di euro all'anno;

quali siano le ragioni per cui l'Italia ha deciso di perdere il controllo anche in questa azienda, oltre che di Fincantieri, a favore della Francia, considerando anche le ricadute negative nel medio termine nel campo industriale, sociale e accademico, visto il grande numero di contatti e interazioni anche con numerosi atenei italiani;

se intenda richiedere l'annullamento dell'executive committee e il ritorno alla nomina di un Coo di comprovata esperienza e conoscenza, capace di coniugare la gestione della società con la salvaguardia e la tutela degli interessi italiani.