Ordine del Giorno n. G4.1 al DDL n. 822
Azioni disponibili
G4.1
Testor, Giammanco, Masini, Cesaro, Floris, Mangialavori, Siclari, Fazzolari
V. testo 2
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge recante «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018»,
premesso che:
molti imprenditori, a causa della crisi di liquidità, determinata in molti casi dai mancati o ritardati pagamenti delle pubbliche amministrazioni, non riescono a pagare in tempo i tributi e vengono sottoposti ai procedimenti conseguenti;
si stima che circa un terzo delle imprese italiane che sono fallite, hanno chiuso a causa dei mancati o ritardati pagamenti della pubblica amministrazione e molte altre rischiano di fallire per gli stessi motivi, considerato che, nonostante i diversi provvedimenti varati negli ultimi anni, vantano ancora ingenti crediti nei confronti dello Stato;
la problematica dei ritardi dei pagamenti da parte della PA italiana è stata posta all'attenzione della Commissione UE che nel 2014 ha inviato alla Repubblica italiana una lettera di messa in mora per la violazione della direttiva 2011/7/UE, relativa alla lotta contro i ritardi dei pagamenti;
quell'azione ha portato alla successiva apertura di una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia. È, infatti, tuttora pendente la procedura d'infrazione n. 2014/2143, ex art. 258 del TFUE, promossa opportunamente dall'allora Commissario all'industria e vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, in attuazione della direttiva 2011/7/UE;
tale procedura non è oggetto dell'intervento normativo della legge europea 2018 in esame;
grazie a quella complessiva azione decisa in sede europea, il Governo italiano nel 2014 fu costretto ad inserire una serie di disposizioni nel decreto-legge n. 66 del 2014, in cui l'intero Titolo III è stato dedicato al pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni e poi più volte integrato, da ultimo con disposizioni inserite nella legge di bilancio 2018;
in particolare, sono stati previsti il monitoraggio dei debiti delle pubbliche amministrazioni, il monitoraggio delle certificazioni dei pagamenti effettuati dalle pubbliche amministrazioni con le risorse trasferite alle Regioni ed ulteriori risorse per garantire la liquidità per i pagamenti certi, liquidi ed esigibili;
rilevato che:
i tempi medi di pagamento dei debiti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane nei confronti dei privati sono di circa 104 giorni, mentre la media europea è di 42 giorni. L'Italia è il Paese europeo con la peggiore performance in proposito. I Paesi più virtuosi saldano i loro debiti in tre settimane;
i debiti pregressi della PA certificati al 31 dicembre 2013 risultano essere di circa 57 miliardi di euro. La cifra è poco più della metà del debito complessivo, stimato dalla Banca d'Italia in 91 miliardi;
il dato del MEF, aggiornato al 5 ottobre 2018, riporta ora 47,3 miliardi di risorse rese disponibili agli Enti debitori e 45 ,5 miliardi di debiti della PA pagati ai creditori;
il grosso dei crediti (61%) sono vantati nei confronti degli Enti locali, il 15% circa Regioni e Province autonome, poco più del 10% nei confronti degli Enti del Servizio sanitario nazionale. Il resto è distribuito tra le varie amministrazioni statali e periferiche;
si sono registrate sulla piattaforma del MEF, per fare certificare i propri crediti, più di 33 mila imprese per un totale di oltre 8 miliardi di euro di crediti, relativi a quasi 170 mila istanze per la fornitura di beni o servizi;
ammonta a circa 30 miliardi il totale dei debiti verso le imprese della PA, considerati non ancora saldati oltre i tempi fisiologici previsti dalla legge in 30/60 giorni, a seconda dei settori merceologici;
preso atto che ogni azione che inietti liquidità in una impresa o uno studio professionale, che soffre a causa dei crediti vantati nella pubblica amministrazione, può essere fondamentale alla sopravvivenza stessa di quell'attività economica;
valutato che:
il Governo intende disciplinare con un apposito disegno di legge l'introduzione di un reddito di cittadinanza cui verrebbero assegnati attraverso la legge di bilancio 6,745 miliardi di euro, che uniti ai 2,5 miliardi di euro del Reddito di inclusione, per complessivi 9,2 miliardi di euro nel 2019;
la cifra attualmente certificata e non saldata dei debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese ammonta ad oltre 9 miliardi di euro,
impegna il Governo:
a subordinare l'adozione e l'attuazione del complesso di misure che riguardano il reddito di cittadinanza al previo ed all'integrale pagamento dei debiti pregressi certificati delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese e dei liberi professionisti, posto che è assolutamente prioritario iniettare liquidità ai soggetti creditori dello Stato, liberi professionisti e imprese, al fine di garantire il loro posto di lavoro e creare lavoro a una platea di nuovi soggetti, ancor prima di elargire misure di assistenza ai singoli, che non porterebbero ad alcuna soluzione del grave problema della disoccupazione.