Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 502 del 10/09/2015

*ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, mi permetta innanzitutto di salutare con affetto e con amicizia la signora De Sena, i figli di Luigi e i parenti che oggi con noi ricordano la scomparsa di un uomo che ha avuto una lunga e ricca vita pubblica, una vita pubblica che, assieme ai numerosi incarichi di responsabilità che ha ricoperto, dicono molto del suo duro impegno professionale e dei suoi ripetuti successi. Spesso accade, però, che il curriculum non riveli tutto delle persone. Anche questa volta è così, non bastando il curriculum ad illustrare una personalità con un'umanità molto complessa e profonda e a dirci come Luigi De Sena veramente fosse, con tutta la sua sensibilità, la sua morale e i suoi ideali.

Il suo curriculum vitae illustra il percorso di un vero servitore dello Stato, come ricordava adesso il presidente Grasso, e ci dice anche che ha svolto il suo lavoro in un modo non ordinario, non banale, non di routine, ma con un ingegno e un'abnegazione rari in un Paese come il nostro, purtroppo tuttora profondamente e gravemente ammalato di tran tran burocratico.

La carriera di De Sena è stata densa di avanzamenti e di traguardi raggiunti. Il suo lavoro lo ha portato ai vertici più alti della Polizia di Stato, sino alla prefettura di Reggio Calabria.

È stato proprio l'insieme delle sue qualità professionali e delle doti di saggezza e di equilibrio con cui ha combattuto la mafia e ha esercitato le sue responsabilità di prefetto nella difficilissima realtà calabrese che lo ha portato in Parlamento, per scelta felice del Partito Democratico.

In Calabria De Sena ha rappresentato con coerenza e serietà lo Stato, con tutti i sacrifici e i rischi che questa missione comportava in una terra tanto difficile.

Uomo di Stato - come lei ha ricordato, presidente Grasso - con un tratto personale e una profondità culturale propri di un gentiluomo napoletano, Luigi era un uomo sereno, allegro, molto sicuro delle sue idee, ma nello stesso tempo era umanamente malinconico, pensieroso, ricco di memorie e di ricordi.

Intellettuale e aristocratico nella visione politica, aveva contemporaneamente anche un animo popolare e una grandissima sensibilità sociale. Insomma, Luigi era un vero figlio di quella straordinaria borghesia meridionale che per centocinquant'anni di storia unitaria tanto ha dato alla nostra Patria in termini di classe dirigente, di finezza di pensiero e di solidità culturale.

Chi sia stato Luigi De Sena, quanto grandi siano stati l'affetto e la stima di chi l'ha conosciuto era palpabile nel pomeriggio in cui si è celebrata, nella sua parrocchia, la cerimonia funebre. Raramente ho visto una così sincera partecipazione, tanta generale e vasta commozione, tanto rimpianto sincero di colleghi, amici, della sua famiglia, dei tanti parenti con i quali, numerosi, a lui piaceva molto trascorrere ad Amalfi il poco tempo del suo riposo.

Luigi De Sena non aveva granché del cliché tradizionale del funzionario di Polizia. Come altri suoi colleghi, come gli uomini migliori della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di finanza, anche Luigi De Sena era profondamente innamorato della sua professione. Ma la interpretava con uno stile e con una cultura della sicurezza - espressione che lui usava molto spesso - tutta sua. Io ero amico personale, oltre che collega di Luigi De Sena da molti anni, e parlavo con lui molto spesso e so che credeva in modo assolutamente prioritario alla funzione sociale dello Stato. Riteneva che fosse proprio una buona politica sociale a costituire il migliore, più efficace e più sollecito metodo di lotta alla criminalità e a ogni altra forma di violazione della legalità. In una parola, Luigi De Sena era un poliziotto vigile, attento, severo, che aveva ben chiaro come, a difesa della legge, l'arma più efficace dello Stato fosse la prevenzione. De Sena credeva veramente, con il cuore, che la Polizia dovesse agire non in contrapposizione ai cittadini, ma al loro servizio.

Se oggi fosse qui e se noi potessimo chiedergli di aiutarci a capire come fronteggiare il gigantesco fenomeno delle migrazioni di massa, Luigi ci scongiurerebbe di non ridurlo ad una questione di polizia, ad un fatto di ordine pubblico. Lui, poliziotto democratico sino in fondo all'anima, ci spiegherebbe il valore civile e politico per l'Italia e per l'Europa di una buona politica di solidarietà e di accoglienza; ci direbbe della necessità di aiutare i rifugiati che scappano dalla violenza; ci ricorderebbe la necessità di prevenire le guerre; ci metterebbe in guardia dai pericoli del debito pubblico delle più povere tra le Nazioni africane; ci direbbe di investire risorse nella scuola e nell'educazione civile delle persone che l'Italia è in grado di accogliere. Questa era, per Luigi De Sena, la cifra della cultura della sicurezza.

Faccio un'ultima notazione. Pur essendo un uomo di valore e di profonda e vasta esperienza, pur essendo una persona molto colta e matura, Luigi De Sena, appena entrato in Senato, mostrò di avere molto chiaro di essere stato chiamato a esercitare un alto ruolo per lui assolutamente nuovo. Da gran signore qual era, faceva il senatore con grande modestia e grande dignità. Come tutte le grandi personalità, voleva ascoltare, era curioso di conoscere, di osservare. Quella dell'ascolto è una dote rara nella politica del nostro tempo.

Presidente, oggi voglio ricordarlo non soltanto con il rispetto dovuto a chi è stato senatore, a chi ha aiutato il Senato a svolgere per un'intera legislatura il suo ruolo, ma lo voglio ricordare con amicizia e con affetto. A nome di tutto il Gruppo del Partito Democratico voglio anche ringraziarlo, con il cuore, per l'insegnamento di vita che ci ha lasciato. (Applausi).