Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 502 del 10/09/2015
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D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Signor Presidente, colleghe e colleghi, considero un privilegio tributare l'estremo saluto a Gigi De Sena. Farlo qui, in quest'Aula, ne ravviva il ricordo: è come se lo vedessi ancora lì, seduto di fronte a me, nell'esercizio delle sue funzioni. Per quel che mi riguarda, infatti, la partecipazione ai lavori del Senato si arricchì della sua frequentazione, mediata dalla presenza di comuni amici, con i quali spesso avevamo l'abitudine di intrattenerci, a margine dell'attività parlamentare. Come è stato ricordato da lei, signor Presidente, l'autorevolezza e il prestigio dei ruoli ricoperti ha disvelato la grandezza e lo spessore morale di una persona, che di quegli incarichi e di quel prestigioso percorso professionale non fece mai un uso diverso da quello di un civil servant, di un servitore dello Stato, solerte e tenace nell'azione, pacato nei modi, rassicurante nel pensiero.
Ha detto bene il presidente Zanda: era umanamente malinconico, ma di quella malinconia che non apriva la porta alla tristezza. La sua era una malinconia rassicurante, una modalità pacata di rapportarsi ai problemi.
Credo che la testimonianza più bella del suo prestigioso percorso professionale, dopo aver svolto l'attività nell'ambito della Polizia di Stato, salendone tutti i gradini, come direttore centrale della Criminalpol e come vice capo della Polizia, fu l'incarico che l'allora ministro Pisanu gli affidò, in Calabria, come prefetto di Reggio. In un suo intervento, in questa Assemblea, Luigi De Sena disse: «L'incarico di vice capo della Polizia» lo lasciai «per assumere le funzioni di prefetto di Reggio Calabria, pochi giorni dopo l'inquietante omicidio del presidente del Consiglio regionale della Calabria, onorevole Francesco Fortugno. Non ebbi alcuna esitazione» ad accettare quell'incarico, tanto che «dopo poche ore ero in quel territorio. Un territorio ossessionato da una mafia violenta ed implacabile, potente, impermeabile e sanguinosa, ma anche un territorio la cui popolazione, nella maggior parte costituita da persone per bene, ma forse da troppo tempo maltrattate e quindi ormai incredule, mi poneva una sola» irrinunciabile «richiesta: la libertà di essere, la libertà di lavorare».
Credo che Luigi De Sena abbia servito lo Stato nel senso più autentico del termine, nel momento in cui si è levato da quel territorio, che non era la sua terra natia, ma era la terra che ha servito, un unanime senso di cordoglio e di dolore per la sua scomparsa, perché in quella Regione, Luigi De Sena, con tenacia e determinazione, ma anche con umiltà e pacatezza, riportò lo Stato, la credibilità e la fiducia nelle istituzioni e riaccese la fiammella della speranza in quella popolazione, che era stata per così lungo tempo privata della cultura della legalità.
Condivido pienamente le puntuali parole del presidente Zanda riferite alla qualità del suo impegno dentro e fuori dal Senato, allorquando ne ricorda la valenza che andò ben oltre l'attività di contrasto ad ogni forma di criminalità, così come si evince non solo dal suo prestigioso curriculum, ma anche nei suoi discorsi e nei suoi impegni svolti, sia in quest'Aula che nella Commissione antimafia, sulla sicurezza pubblica, sui temi dell'usura e dell'immigrazione clandestina.
Credo che Luigi De Sena offrì contributi preziosi per individuare e circoscrivere gli antidoti migliori per consentire al nostro Paese di fare un sostanziale passo in avanti verso la cultura della legalità e una più piena declinazione dei principi della democrazia.
Luigi De Sena è andato via, ma lascia a tutti noi che abbiamo avuto l'onore e il privilegio di conoscerlo e al Paese intero l'esempio di una vita spesa al servizio del Paese e il modo migliore per onorarne la memoria è quello di non dimenticare il senso del suo impegno. La lezione di vita che ci lascia anche come legislatori è quella di proseguirne, per quel che sapremo, il suo impegno in tutte le sedi nelle quali esso potrà trasformarsi in operosa attività per la cultura della democrazia. Con questo pensiero, a nome dei Conservatori e Riformisti, formulo alla famiglia il senso profondo del cordoglio e della nostra vicinanza, che estendo volentieri agli amici del Partito Democratico. (Applausi).