Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 502 del 10/09/2015

COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, anche i senatori di Area Popolare ricordano con grande affetto la figura del senatore De Sena, che abbiamo conosciuto e frequentato nella scorsa legislatura. Per me era qualcosa più di un amico, quasi un fratello maggiore, benché proveniente da una carriera del tipo di quella che è stata ricordata: prestigiosissima, motivo di onore e di vanto per l'amministrazione dell'interno che aveva servito con tanta dedizione.

Luigi De Sena era anche un uomo straordinariamente colto: con me amava conversare dei classici della questione meridionale. Aveva letto gli scritti di mio padre, di Manlio Rossi Doria, di Pasquale Saraceno. Siccome si è detto del suo senso dello Stato, nella storia della questione meridionale De Sena era uno di quelli che rubricava come termine di riferimento irrinunciabile Giustino Fortunato e la sua opera «Il Mezzogiorno e lo Stato italiano». Come nelle ultime pagine della «Storia del Regno di Napoli» di Benedetto Croce, il "Regno sabaudo" era stato un momento di grande passione, di grande generosità per l'élite civile del Mezzogiorno. Pertanto, De Sena era affezionatissimo alla statualità. Non gli sfuggiva mai, come capita a noi di lasciarci sfuggire: prima la società civile e poi lo Stato. No! Per De Sena, lo Stato di Fortunato veniva prima, ed era molto più importante della società civile di Gramsci, con tutto il rispetto che si deve a una esperienza civile, politica ed intellettuale come quella di Gramsci.

Con De Sena, con quella composta ironia, ci facevamo compagnia in Commissione antimafia dove ebbi l'onore negli ultimi due anni di subentrare al collega Gentile chiamato al Governo. Ci sedevamo vicini io e De Sena, scambiando commenti molto garbati e malinconici. Egli diceva sempre che antimafia era una espressione che non esisteva, perché non è che il codice dovesse essere contro la mafia, contro la corruzione e contro la criminalità.

Poi, siccome alcune sedute si svolgevano di sera, ci capitava di parlare di calcio e di parlare del Napoli, perché le sedute si svolgevano in contemporanea con qualche partita. In quella Commissione, ironia delle vicende della vita, De Sena aveva ritrovato Pisanu, quello che era stato il suo Ministro. De Sena fu di Pisanu un esemplare Vice Presidente.

Tutt'altro che appariscente, interpretava il suo ruolo di Vice Presidente di una Commissione parlamentare nel modo più degno e nel modo meno narcisistico. Gli piaceva presiedere per dare tempo a Pisanu di fare una telefonata e esaminare un documento.

Come ha ricordato con moltissimo affetto il collega Zanda, De Sena era venuto in Parlamento con molti titoli di competenza, ma fin dal primo giorno aveva capito che questa non è (o perlomeno non é soprattutto) Aula di competenza, ma è Aula di rappresentanza.

Per essere liberi bisogna amare la libertà di chi la pensa diversamente. Bisogna sapere ascoltare. Bisogna avere quel senso dell'ironia un po' malinconica che c'è nelle nostre tradizioni. Visto che ho citato Giustino Fortunato, credo che a De Sena farebbe piacere essere ricordato con il senso dell'ironia, apparentemente malinconico, ma forte di una sua serenità: quello di Benedetto Croce e quello di Eduardo De Filippo, un autore che amava tantissimo.

Di qui la nostra partecipazione sentita al lutto dei familiari e il nostro sforzo, per quanto possibile, di compostezza di comportamenti per onorarne la memoria. (Applausi).