Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 502 del 10/09/2015
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CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, io ho conosciuto Luigi quando eravamo adolescenti. Il nostro rapporto si è consolidato nel corso degli anni, anche quando riuscivamo solo a sentirci per telefono, vivendo in città diverse per i reciproci impegni professionali.
Quando ieri il mio Capigruppo mi ha chiesto di commemorare Luigi, ho avuto un moto di fastidio e quasi di rifiuto, perché non avrei mai immaginato di dover commemorare Luigi.
Poi, però, ho accettato volentieri, perché spero di essere in grado di tratteggiarne, in pochi minuti, i tratti salienti, facilitato dal rapporto di amicizia, ma anche da una profonda conoscenza del suo carattere riflessivo, attento, anche ai particolari, e che qualcuno, non attento, scambiava per supponenza.
Luigi è stato un uomo dello Stato, con grandi qualità professionali, che sono state ricordate, e rappresentava certamente una figura importante, una risorsa per le istituzioni democratiche, tanto da affidargli, per citare solo due esempi, il coordinamento del progetto di sicurezza del Giubileo del 2000, a cui lui teneva molto, e successivamente, dopo l'omicidio di Francesco Fortugno, l'incarico di prefetto di Reggio Calabria. Allo stesso tempo, gli è stato affidato il coordinamento di tutte le attività di sicurezza pubblica e di contrasto alla 'ndrangheta e la responsabilità dell'attuazione del programma straordinario per la Calabria.
Grande investigatore, come ha ricordato il presidente Grasso, ma anche attento osservatore dei mutamenti sociali, in grado comunque di suggerire interventi appropriati per una corretta convivenza civile, in un quadro di massimo rigore che gli ha consentito di riaffermare l'autorità di governo in un territorio difficile per la presenza di una forte, radicata criminalità organizzata.
Luigi era sempre disponibile al dialogo; amava discutere e confrontare le proprie idee con pacatezza, in una spasmodica ricerca della migliore soluzione per l'affermazione del principio di legalità che ha sempre perseguito.
Ricordo le volte, nel corso della XVI legislatura, in cui mi indicava possibili correttivi, sia a testi del Governo che rappresentavo, sia a testi delle opposizioni, anche se del suo Gruppo di appartenenza, senza alcuna volontà compromissoria, ma solo perché la norma fosse funzionale alla sua ratio e perché potesse dispiegare appieno i suoi effetti. Le sue indicazioni sfociavano in confronti che si protraevano anche nei giorni successivi, perché non erano finalizzate ad imporre il proprio punto di vista, ma piuttosto si rivelavano come strumenti di ricerca. Certo, tra noi era più facile, ma ho assistito a discussioni anche con altri colleghi improntate allo stesso metodo.
Aveva idee ben precise e radicate sulle istituzioni repubblicane e le esplicitava senza tenere conto della compatibilità o della convenienza politica. Basti pensare a quando, nel 2010, presentò l'emendamento che così recitava: «Il Presidente della Repubblica, durante il suo mandato, non può essere perseguito per violazione della legge penale»; o a quando presentò la proposta di legge per l'introduzione del reddito minimo come strumento di controllo della 'ndrangheta. Quel reddito minimo a cui oggi il Movimento 5 Stelle si aggrappa, senza ricordarne l'origine, ovvero chi ha avuto per primo l'idea in questo Parlamento, in quest'Aula, presentando una specifica proposta di legge. Luigi per carattere tendeva all'approfondimento di qualsiasi aspetto della vita sociale.
Presidente Grasso, io ricordo anche un altro episodio che riguarda la nostra vita, quando insieme con Luigi ci siamo trovati a Palermo e siamo andati a pranzo con Giovanni Falcone. Giovanni e Luigi erano molto simili, per quella ricerca di perfezionamento della norma indipendentemente dal fatto che fosse stata proposta dal Gruppo di appartenenza o da un Gruppo avversario; l'importante era che la norma avesse una sua funzionalità. Questo aspetto ci legava molto, perché da ragazzi abbiamo sempre ragionato sul fatto che lo Stato è qualcosa in cui dobbiamo credere. E quando Luigi entrò in Polizia lo desiderava molto. Aveva scelto la sua attività e, dal momento che il fratello del padre era il Capo di Stato maggiore dell'Arma dei carabinieri, aveva il terrore che qualcuno potesse pensare che era un raccomandato. Luigi ha messo tutta la sua vita a disposizione dello Stato in quelle forme di attività che credeva utili per la lotta alla criminalità: una lotta che si basava sul rispetto delle garanzie costituzionali e da attuarsi attraverso la vera ricerca di strumenti che possano creare consenso nell'opinione pubblica.
È con questo spirito che, ricordando anche il suo sorriso, abbraccio i suoi familiari - dai figli, alla moglie, ai fratelli - insieme a tutto il Gruppo di Forza Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo, vice ministro Bubbico. Ne ha facoltà.