Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 502 del 10/09/2015

Commemorazione di Luigi De Sena

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, lo scorso 31 agosto è venuto a mancare l'ex senatore Luigi De Sena, componente di quest'Assemblea nella XVI legislatura.

Nato a Nola, entrò in Polizia nel 1968 con incarichi direttivi presso la squadra mobile di Treviso, per poi passare alla questura di Roma dove ha guidato, a partire dal 1981, la squadra mobile della Capitale.

Dal 1985 al 1992 svolse la propria attività professionale presso il SISDE come direttore dell'unità centrale informativa, per collaborare successivamente con la Criminalpol, coordinando diverse operazioni antimafia in Sicilia e occupandosi del progetto di sicurezza per il Giubileo del 2000.

Nel 2000 divenne direttore centrale dei servizi tecnico-logistici del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, per poi essere nominato, nel dicembre 2003, vice capo della Polizia di Stato e direttore centrale della Criminalpol. Ricoprì tali incarichi fino al 2005, quando, all'indomani dell'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno, venne nominato prefetto e assegnato a Reggio Calabria, con il compito di coordinarne le attività di sicurezza pubblica e di contrasto alla criminalità organizzata.

Eletto senatore nel 2008, si è distinto nel corso della legislatura per l'impegno profuso come Vice Presidente della Commissione parlamentare antimafia, nonché come componente delle Commissioni affari costituzionali e industria. Durante il suo mandato ha messo al servizio dell'attività legislativa la competenza acquisita nei precedenti incarichi istituzionali, fornendo un pregevole contributo ai dibattiti delle Commissioni e dell'Assemblea sulle tematiche relative alla sicurezza pubblica e al contrasto della criminalità.

Con la morte di Luigi De Sena, scompare dunque un servitore dello Stato, sempre in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata, che, anche in virtù delle eccellenti qualità investigative e di una notevole esperienza maturata sul campo, ha rappresentato un prezioso punto di riferimento per le istituzioni repubblicane. La profonda conoscenza del fenomeno mafioso e degli strumenti per combatterlo, il rigore morale, insieme al senso dell'etica pubblica e della legalità hanno costantemente caratterizzato il suo operato nelle vesti di dirigente di Polizia, di prefetto e, da ultimo, nell'esercizio del mandato parlamentare.

La sua limpida coerenza è sempre stata il senso dello Stato, coscienza e sentimento che venivano prima e superavano la stessa appartenenza politica e la logica delle contingenze o delle mediazioni, poiché per lui era proprio il senso dello Stato l'unico punto di equilibrio accettabile.

Nel rinnovare il sentimento di affettuosa vicinanza alla moglie e alla famiglia, invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio e di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).

Riprendiamo la seduta, rinnovando ancora una volta il sentimento di vicinanza ai familiari. (Applausi).

*ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, mi permetta innanzitutto di salutare con affetto e con amicizia la signora De Sena, i figli di Luigi e i parenti che oggi con noi ricordano la scomparsa di un uomo che ha avuto una lunga e ricca vita pubblica, una vita pubblica che, assieme ai numerosi incarichi di responsabilità che ha ricoperto, dicono molto del suo duro impegno professionale e dei suoi ripetuti successi. Spesso accade, però, che il curriculum non riveli tutto delle persone. Anche questa volta è così, non bastando il curriculum ad illustrare una personalità con un'umanità molto complessa e profonda e a dirci come Luigi De Sena veramente fosse, con tutta la sua sensibilità, la sua morale e i suoi ideali.

Il suo curriculum vitae illustra il percorso di un vero servitore dello Stato, come ricordava adesso il presidente Grasso, e ci dice anche che ha svolto il suo lavoro in un modo non ordinario, non banale, non di routine, ma con un ingegno e un'abnegazione rari in un Paese come il nostro, purtroppo tuttora profondamente e gravemente ammalato di tran tran burocratico.

La carriera di De Sena è stata densa di avanzamenti e di traguardi raggiunti. Il suo lavoro lo ha portato ai vertici più alti della Polizia di Stato, sino alla prefettura di Reggio Calabria.

È stato proprio l'insieme delle sue qualità professionali e delle doti di saggezza e di equilibrio con cui ha combattuto la mafia e ha esercitato le sue responsabilità di prefetto nella difficilissima realtà calabrese che lo ha portato in Parlamento, per scelta felice del Partito Democratico.

In Calabria De Sena ha rappresentato con coerenza e serietà lo Stato, con tutti i sacrifici e i rischi che questa missione comportava in una terra tanto difficile.

Uomo di Stato - come lei ha ricordato, presidente Grasso - con un tratto personale e una profondità culturale propri di un gentiluomo napoletano, Luigi era un uomo sereno, allegro, molto sicuro delle sue idee, ma nello stesso tempo era umanamente malinconico, pensieroso, ricco di memorie e di ricordi.

Intellettuale e aristocratico nella visione politica, aveva contemporaneamente anche un animo popolare e una grandissima sensibilità sociale. Insomma, Luigi era un vero figlio di quella straordinaria borghesia meridionale che per centocinquant'anni di storia unitaria tanto ha dato alla nostra Patria in termini di classe dirigente, di finezza di pensiero e di solidità culturale.

Chi sia stato Luigi De Sena, quanto grandi siano stati l'affetto e la stima di chi l'ha conosciuto era palpabile nel pomeriggio in cui si è celebrata, nella sua parrocchia, la cerimonia funebre. Raramente ho visto una così sincera partecipazione, tanta generale e vasta commozione, tanto rimpianto sincero di colleghi, amici, della sua famiglia, dei tanti parenti con i quali, numerosi, a lui piaceva molto trascorrere ad Amalfi il poco tempo del suo riposo.

Luigi De Sena non aveva granché del cliché tradizionale del funzionario di Polizia. Come altri suoi colleghi, come gli uomini migliori della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di finanza, anche Luigi De Sena era profondamente innamorato della sua professione. Ma la interpretava con uno stile e con una cultura della sicurezza - espressione che lui usava molto spesso - tutta sua. Io ero amico personale, oltre che collega di Luigi De Sena da molti anni, e parlavo con lui molto spesso e so che credeva in modo assolutamente prioritario alla funzione sociale dello Stato. Riteneva che fosse proprio una buona politica sociale a costituire il migliore, più efficace e più sollecito metodo di lotta alla criminalità e a ogni altra forma di violazione della legalità. In una parola, Luigi De Sena era un poliziotto vigile, attento, severo, che aveva ben chiaro come, a difesa della legge, l'arma più efficace dello Stato fosse la prevenzione. De Sena credeva veramente, con il cuore, che la Polizia dovesse agire non in contrapposizione ai cittadini, ma al loro servizio.

Se oggi fosse qui e se noi potessimo chiedergli di aiutarci a capire come fronteggiare il gigantesco fenomeno delle migrazioni di massa, Luigi ci scongiurerebbe di non ridurlo ad una questione di polizia, ad un fatto di ordine pubblico. Lui, poliziotto democratico sino in fondo all'anima, ci spiegherebbe il valore civile e politico per l'Italia e per l'Europa di una buona politica di solidarietà e di accoglienza; ci direbbe della necessità di aiutare i rifugiati che scappano dalla violenza; ci ricorderebbe la necessità di prevenire le guerre; ci metterebbe in guardia dai pericoli del debito pubblico delle più povere tra le Nazioni africane; ci direbbe di investire risorse nella scuola e nell'educazione civile delle persone che l'Italia è in grado di accogliere. Questa era, per Luigi De Sena, la cifra della cultura della sicurezza.

Faccio un'ultima notazione. Pur essendo un uomo di valore e di profonda e vasta esperienza, pur essendo una persona molto colta e matura, Luigi De Sena, appena entrato in Senato, mostrò di avere molto chiaro di essere stato chiamato a esercitare un alto ruolo per lui assolutamente nuovo. Da gran signore qual era, faceva il senatore con grande modestia e grande dignità. Come tutte le grandi personalità, voleva ascoltare, era curioso di conoscere, di osservare. Quella dell'ascolto è una dote rara nella politica del nostro tempo.

Presidente, oggi voglio ricordarlo non soltanto con il rispetto dovuto a chi è stato senatore, a chi ha aiutato il Senato a svolgere per un'intera legislatura il suo ruolo, ma lo voglio ricordare con amicizia e con affetto. A nome di tutto il Gruppo del Partito Democratico voglio anche ringraziarlo, con il cuore, per l'insegnamento di vita che ci ha lasciato. (Applausi).

D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Signor Presidente, colleghe e colleghi, considero un privilegio tributare l'estremo saluto a Gigi De Sena. Farlo qui, in quest'Aula, ne ravviva il ricordo: è come se lo vedessi ancora lì, seduto di fronte a me, nell'esercizio delle sue funzioni. Per quel che mi riguarda, infatti, la partecipazione ai lavori del Senato si arricchì della sua frequentazione, mediata dalla presenza di comuni amici, con i quali spesso avevamo l'abitudine di intrattenerci, a margine dell'attività parlamentare. Come è stato ricordato da lei, signor Presidente, l'autorevolezza e il prestigio dei ruoli ricoperti ha disvelato la grandezza e lo spessore morale di una persona, che di quegli incarichi e di quel prestigioso percorso professionale non fece mai un uso diverso da quello di un civil servant, di un servitore dello Stato, solerte e tenace nell'azione, pacato nei modi, rassicurante nel pensiero.

Ha detto bene il presidente Zanda: era umanamente malinconico, ma di quella malinconia che non apriva la porta alla tristezza. La sua era una malinconia rassicurante, una modalità pacata di rapportarsi ai problemi.

Credo che la testimonianza più bella del suo prestigioso percorso professionale, dopo aver svolto l'attività nell'ambito della Polizia di Stato, salendone tutti i gradini, come direttore centrale della Criminalpol e come vice capo della Polizia, fu l'incarico che l'allora ministro Pisanu gli affidò, in Calabria, come prefetto di Reggio. In un suo intervento, in questa Assemblea, Luigi De Sena disse: «L'incarico di vice capo della Polizia» lo lasciai «per assumere le funzioni di prefetto di Reggio Calabria, pochi giorni dopo l'inquietante omicidio del presidente del Consiglio regionale della Calabria, onorevole Francesco Fortugno. Non ebbi alcuna esitazione» ad accettare quell'incarico, tanto che «dopo poche ore ero in quel territorio. Un territorio ossessionato da una mafia violenta ed implacabile, potente, impermeabile e sanguinosa, ma anche un territorio la cui popolazione, nella maggior parte costituita da persone per bene, ma forse da troppo tempo maltrattate e quindi ormai incredule, mi poneva una sola» irrinunciabile «richiesta: la libertà di essere, la libertà di lavorare».

Credo che Luigi De Sena abbia servito lo Stato nel senso più autentico del termine, nel momento in cui si è levato da quel territorio, che non era la sua terra natia, ma era la terra che ha servito, un unanime senso di cordoglio e di dolore per la sua scomparsa, perché in quella Regione, Luigi De Sena, con tenacia e determinazione, ma anche con umiltà e pacatezza, riportò lo Stato, la credibilità e la fiducia nelle istituzioni e riaccese la fiammella della speranza in quella popolazione, che era stata per così lungo tempo privata della cultura della legalità.

Condivido pienamente le puntuali parole del presidente Zanda riferite alla qualità del suo impegno dentro e fuori dal Senato, allorquando ne ricorda la valenza che andò ben oltre l'attività di contrasto ad ogni forma di criminalità, così come si evince non solo dal suo prestigioso curriculum, ma anche nei suoi discorsi e nei suoi impegni svolti, sia in quest'Aula che nella Commissione antimafia, sulla sicurezza pubblica, sui temi dell'usura e dell'immigrazione clandestina.

Credo che Luigi De Sena offrì contributi preziosi per individuare e circoscrivere gli antidoti migliori per consentire al nostro Paese di fare un sostanziale passo in avanti verso la cultura della legalità e una più piena declinazione dei principi della democrazia.

Luigi De Sena è andato via, ma lascia a tutti noi che abbiamo avuto l'onore e il privilegio di conoscerlo e al Paese intero l'esempio di una vita spesa al servizio del Paese e il modo migliore per onorarne la memoria è quello di non dimenticare il senso del suo impegno. La lezione di vita che ci lascia anche come legislatori è quella di proseguirne, per quel che sapremo, il suo impegno in tutte le sedi nelle quali esso potrà trasformarsi in operosa attività per la cultura della democrazia. Con questo pensiero, a nome dei Conservatori e Riformisti, formulo alla famiglia il senso profondo del cordoglio e della nostra vicinanza, che estendo volentieri agli amici del Partito Democratico. (Applausi).

COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, anche i senatori di Area Popolare ricordano con grande affetto la figura del senatore De Sena, che abbiamo conosciuto e frequentato nella scorsa legislatura. Per me era qualcosa più di un amico, quasi un fratello maggiore, benché proveniente da una carriera del tipo di quella che è stata ricordata: prestigiosissima, motivo di onore e di vanto per l'amministrazione dell'interno che aveva servito con tanta dedizione.

Luigi De Sena era anche un uomo straordinariamente colto: con me amava conversare dei classici della questione meridionale. Aveva letto gli scritti di mio padre, di Manlio Rossi Doria, di Pasquale Saraceno. Siccome si è detto del suo senso dello Stato, nella storia della questione meridionale De Sena era uno di quelli che rubricava come termine di riferimento irrinunciabile Giustino Fortunato e la sua opera «Il Mezzogiorno e lo Stato italiano». Come nelle ultime pagine della «Storia del Regno di Napoli» di Benedetto Croce, il "Regno sabaudo" era stato un momento di grande passione, di grande generosità per l'élite civile del Mezzogiorno. Pertanto, De Sena era affezionatissimo alla statualità. Non gli sfuggiva mai, come capita a noi di lasciarci sfuggire: prima la società civile e poi lo Stato. No! Per De Sena, lo Stato di Fortunato veniva prima, ed era molto più importante della società civile di Gramsci, con tutto il rispetto che si deve a una esperienza civile, politica ed intellettuale come quella di Gramsci.

Con De Sena, con quella composta ironia, ci facevamo compagnia in Commissione antimafia dove ebbi l'onore negli ultimi due anni di subentrare al collega Gentile chiamato al Governo. Ci sedevamo vicini io e De Sena, scambiando commenti molto garbati e malinconici. Egli diceva sempre che antimafia era una espressione che non esisteva, perché non è che il codice dovesse essere contro la mafia, contro la corruzione e contro la criminalità.

Poi, siccome alcune sedute si svolgevano di sera, ci capitava di parlare di calcio e di parlare del Napoli, perché le sedute si svolgevano in contemporanea con qualche partita. In quella Commissione, ironia delle vicende della vita, De Sena aveva ritrovato Pisanu, quello che era stato il suo Ministro. De Sena fu di Pisanu un esemplare Vice Presidente.

Tutt'altro che appariscente, interpretava il suo ruolo di Vice Presidente di una Commissione parlamentare nel modo più degno e nel modo meno narcisistico. Gli piaceva presiedere per dare tempo a Pisanu di fare una telefonata e esaminare un documento.

Come ha ricordato con moltissimo affetto il collega Zanda, De Sena era venuto in Parlamento con molti titoli di competenza, ma fin dal primo giorno aveva capito che questa non è (o perlomeno non é soprattutto) Aula di competenza, ma è Aula di rappresentanza.

Per essere liberi bisogna amare la libertà di chi la pensa diversamente. Bisogna sapere ascoltare. Bisogna avere quel senso dell'ironia un po' malinconica che c'è nelle nostre tradizioni. Visto che ho citato Giustino Fortunato, credo che a De Sena farebbe piacere essere ricordato con il senso dell'ironia, apparentemente malinconico, ma forte di una sua serenità: quello di Benedetto Croce e quello di Eduardo De Filippo, un autore che amava tantissimo.

Di qui la nostra partecipazione sentita al lutto dei familiari e il nostro sforzo, per quanto possibile, di compostezza di comportamenti per onorarne la memoria. (Applausi).

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, io ho conosciuto Luigi quando eravamo adolescenti. Il nostro rapporto si è consolidato nel corso degli anni, anche quando riuscivamo solo a sentirci per telefono, vivendo in città diverse per i reciproci impegni professionali.

Quando ieri il mio Capigruppo mi ha chiesto di commemorare Luigi, ho avuto un moto di fastidio e quasi di rifiuto, perché non avrei mai immaginato di dover commemorare Luigi.

Poi, però, ho accettato volentieri, perché spero di essere in grado di tratteggiarne, in pochi minuti, i tratti salienti, facilitato dal rapporto di amicizia, ma anche da una profonda conoscenza del suo carattere riflessivo, attento, anche ai particolari, e che qualcuno, non attento, scambiava per supponenza.

Luigi è stato un uomo dello Stato, con grandi qualità professionali, che sono state ricordate, e rappresentava certamente una figura importante, una risorsa per le istituzioni democratiche, tanto da affidargli, per citare solo due esempi, il coordinamento del progetto di sicurezza del Giubileo del 2000, a cui lui teneva molto, e successivamente, dopo l'omicidio di Francesco Fortugno, l'incarico di prefetto di Reggio Calabria. Allo stesso tempo, gli è stato affidato il coordinamento di tutte le attività di sicurezza pubblica e di contrasto alla 'ndrangheta e la responsabilità dell'attuazione del programma straordinario per la Calabria.

Grande investigatore, come ha ricordato il presidente Grasso, ma anche attento osservatore dei mutamenti sociali, in grado comunque di suggerire interventi appropriati per una corretta convivenza civile, in un quadro di massimo rigore che gli ha consentito di riaffermare l'autorità di governo in un territorio difficile per la presenza di una forte, radicata criminalità organizzata.

Luigi era sempre disponibile al dialogo; amava discutere e confrontare le proprie idee con pacatezza, in una spasmodica ricerca della migliore soluzione per l'affermazione del principio di legalità che ha sempre perseguito.

Ricordo le volte, nel corso della XVI legislatura, in cui mi indicava possibili correttivi, sia a testi del Governo che rappresentavo, sia a testi delle opposizioni, anche se del suo Gruppo di appartenenza, senza alcuna volontà compromissoria, ma solo perché la norma fosse funzionale alla sua ratio e perché potesse dispiegare appieno i suoi effetti. Le sue indicazioni sfociavano in confronti che si protraevano anche nei giorni successivi, perché non erano finalizzate ad imporre il proprio punto di vista, ma piuttosto si rivelavano come strumenti di ricerca. Certo, tra noi era più facile, ma ho assistito a discussioni anche con altri colleghi improntate allo stesso metodo.

Aveva idee ben precise e radicate sulle istituzioni repubblicane e le esplicitava senza tenere conto della compatibilità o della convenienza politica. Basti pensare a quando, nel 2010, presentò l'emendamento che così recitava: «Il Presidente della Repubblica, durante il suo mandato, non può essere perseguito per violazione della legge penale»; o a quando presentò la proposta di legge per l'introduzione del reddito minimo come strumento di controllo della 'ndrangheta. Quel reddito minimo a cui oggi il Movimento 5 Stelle si aggrappa, senza ricordarne l'origine, ovvero chi ha avuto per primo l'idea in questo Parlamento, in quest'Aula, presentando una specifica proposta di legge. Luigi per carattere tendeva all'approfondimento di qualsiasi aspetto della vita sociale.

Presidente Grasso, io ricordo anche un altro episodio che riguarda la nostra vita, quando insieme con Luigi ci siamo trovati a Palermo e siamo andati a pranzo con Giovanni Falcone. Giovanni e Luigi erano molto simili, per quella ricerca di perfezionamento della norma indipendentemente dal fatto che fosse stata proposta dal Gruppo di appartenenza o da un Gruppo avversario; l'importante era che la norma avesse una sua funzionalità. Questo aspetto ci legava molto, perché da ragazzi abbiamo sempre ragionato sul fatto che lo Stato è qualcosa in cui dobbiamo credere. E quando Luigi entrò in Polizia lo desiderava molto. Aveva scelto la sua attività e, dal momento che il fratello del padre era il Capo di Stato maggiore dell'Arma dei carabinieri, aveva il terrore che qualcuno potesse pensare che era un raccomandato. Luigi ha messo tutta la sua vita a disposizione dello Stato in quelle forme di attività che credeva utili per la lotta alla criminalità: una lotta che si basava sul rispetto delle garanzie costituzionali e da attuarsi attraverso la vera ricerca di strumenti che possano creare consenso nell'opinione pubblica.

È con questo spirito che, ricordando anche il suo sorriso, abbraccio i suoi familiari - dai figli, alla moglie, ai fratelli - insieme a tutto il Gruppo di Forza Italia. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo, vice ministro Bubbico. Ne ha facoltà.

BUBBICO, vice ministro dell'interno. Signor Presidente, intervengo a nome del Governo per rendere omaggio a Luigi De Sena, che è stato un grande servitore dello Stato, e per esprimere vicinanza alla sua famiglia.

I vari interventi svolti hanno ricordato la figura di quest'uomo, segnalandone l'alta competenza, il senso del dovere e l'efficacia nella gestione degli incarichi che gli sono stati attribuiti, da vice capo della Polizia a prefetto antimafia a Reggio Calabria.

Luigi De Sena è stato un uomo straordinario, che ha saputo continuamente esprimere grande competenza, grande sensibilità e grande umanità. È stato portatore di una visione alta della politica e delle funzioni pubbliche.

Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo e mi ritrovo in tutto quanto è stato detto dai colleghi in questa circostanza. Luigi è stato un grande uomo, che ha saputo sempre distinguere la funzione di rappresentanza di una parte politica dalla funzione di tutela e di difesa degli interessi generali. Non è mai stato un uomo di parte. Mi sono giovato spesso dei suoi consigli e delle sue valutazioni nella breve e comune esperienza in Commissione industria.

Per questo motivo, voglio testimoniare alla famiglia tutto l'affetto e l'ammirazione, tributando un riconoscimento all'uomo e al servitore dello Stato. (Applausi).

PRESIDENTE. Nel rinnovare i sentimenti di vicinanza e di cordoglio alla famiglia da parte di tutta l'Assemblea, sospendo brevemente la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 10,18, è ripresa alle ore 10,27).