Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 502 del 10/09/2015
Azioni disponibili
BONFRISCO (CoR). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, è con particolare piacere che accolgo il fatto che il mio primo intervento in Aula da componente della Commissione affari esteri si svolga su questo tema.
Dopo la relazione della relatrice Fattorini, così ampia e molto chiara, vorrei ricordare che, ai sensi dell'articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, il principio cardine su cui si basa l'acquisizione della cittadinanza italiana è - come tutti sappiamo - fondamentalmente quello dello ius sanguinis, cioè della trasmissione della cittadinanza per discendenza.
L'adesione alla Convenzione comporterà per l'Italia l'ulteriore obbligo giuridico di rilevanza internazionale, di cui si è dibattuto molto nella passata legislatura, di prevedere l'attribuzione iure soli della cittadinanza ai nati da genitori apolidi o cittadini di Stati che non applicano il principio dello ius sanguinis, e l'attribuzione iure sanguinis della cittadinanza ai nati all'estero.
Si tratta, di conseguenza, dell'introduzione nel nostro ordinamento giuridico di un principio che oggi costituisce un'eccezione a quello della unicità della cittadinanza, poiché applicabile solamente in determinati casi specifici, come quello di stranieri discendenti da avo italiano emigrati in Paesi in cui vige il principio dello ius soli. In questo modo si garantirebbe ai figli dei nostri emigrati il mantenimento del legame con il Paese di origine degli ascendenti, con ciò dovendosi considerare la misura anche in un'ottica di rispetto e di salvaguardia dei diritti dell'infanzia, che - penso ai bambini e agli adolescenti - sono particolarmente cari all'attività del nostro Gruppo.
I bambini e gli adolescenti costituiscono l'anello più debole di una catena che abbiamo visto dispiegarsi in tutta la sua drammaticità in questi giorni che definiamo di emergenza, mentre rappresentano probabilmente una nuova frontiera con cui dovremo rapportarci nello scambio, che non è solo culturale o sociale, ma fondamentalmente geopolitico, con masse di persone che provengono da Paesi con forti turbolenze e che richiamano l'Europa al proprio dovere principale, in quanto nata e costituita per mantenere la pace. Infatti, è proprio questo che ci ricorda l'applicazione di numerosi trattati, tra cui ricordiamo la Dichiarazione di Ginevra dei diritti del fanciullo del 1924 e la più recente Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1989.
Il nostro Gruppo ha più volte concretamente sollecitato l'adozione di misure volte alla tutela dei soggetti deboli e vulnerabili, e in particolare attraverso mozioni. Una di queste, che affronteremo nelle prossime settimane in quest'Aula, è dedicata alla tragedia in atto di Boko Haram e a quella (che sembra meno tragica, ma non lo è affatto) oggetto del grande ed accorato appello lanciato dal presidente della Tunisia Essebsi, che dichiara lo stato emergenza del Paese e chiede l'aiuto per contrastare forme di terrorismo che minacciano la Tunisia ed altri Paesi, tra cui il nostro.
Attraverso lo strumento della mozione richiamiamo altresì l'attenzione del Governo e dei partner europei ed internazionali, nonché delle organizzazioni non governative, data la notevole pressione che queste hanno per poter esercitare a livello mondiale, sulle informazioni relative ad alcune pratiche brutali attuate ormai in troppe aree del pianeta nei confronti di minori.
Come sempre accade, sono le minoranze, le donne, i bambini e i disabili ad essere più facilmente e brutalmente sfruttate, in Paesi dove l'intensità del conflitto armato ha raggiunto livelli estremi, con un impatto sproporzionato e intollerabile su queste categorie.
In particolare, nella sua campagna di espansione l'ISIS non si fa scrupolo di addestrare, utilizzare e, in casi di necessità, uccidere anche i bambini, reclutati dai predicatori e attirati dal martirio che la jihad offre. Negli ultimi mesi detto fenomeno ha assunto dimensioni particolarmente drammatiche. Tra le righe di queste drammatiche atrocità diventa impossibile non riconoscere un lucido e complesso programma di radicalizzazione rivolto alle menti più giovani e fragili, perciò proiettato al futuro per forgiare la prossima generazione di terroristi jihadisti. Questo è il punto.
Nell'avanzare su tale terreno, noi mettiamo in atto una clausola di salvaguardia possibile rispetto al reclutamento di giovani, perché il fenomeno che affrontiamo approvando l'atto del Senato in esame è legato soprattutto alla potenziale fornitura - consentitemi questo brutto termine - in quel segmento di possibili giovani che possono abbracciare la causa del terrorismo islamico o del terrorismo tout court.
In tale contesto appare per noi fondamentale creare le condizioni per favorire una reale integrazione nel tessuto sociale del Paese in cui questi giovani sono nati e di quei minori che, altrimenti, potrebbero trovarsi nella triste condizione di non essere riconosciuti come propri cittadini da nessuno Stato. Tuttavia, non nascondiamo ed è nostro dovere evidenziare possibili risvolti che traviserebbero lo scopo primario della Convenzione, e da questi noi dobbiamo fuggire. Non vorremmo, infatti, che con questa ratifica si stia preparando il terreno alla concessione indiscriminata della cittadinanza italiana anche a quelle minoranze che non hanno la concreta, a volte neanche minima, intenzione di inserirsi produttivamente nella realtà sociale ed economica del nostro Paese, e che pertanto - secondo noi - non dovrebbero legittimamente ambire all'acquisizione dello status di cittadino italiano.
Ma oggi, nel vivere e nell'affrontare questa emergenza, noi dobbiamo togliere innanzitutto linfa vitale al possibile reclutamento nel nostro Paese che un'immigrazione incontrollata può favorire e sanare una condizione legale e giuridica. Il nostro Gruppo voterà a favore dell'approvazione di questo atto, e tutti insieme ci apprestiamo ad approvare un testo che escluda almeno il rischio che da tale versante possa arrivare un fenomeno assai pericoloso per la sicurezza dei cittadini italiani.