Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 502 del 10/09/2015
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Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1964) Adesione della Repubblica italiana alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia, fatta a New York il 30 agosto 1961 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 11,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1964, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relatrice, senatrice Fattorini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
FATTORINI, relatrice. Il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, reca l'adesione dell'Italia alla Convenzione delle Nazioni Unite del 1961 sulla riduzione dei casi di apolidia, a cui finora hanno aderito 63 Paesi, tra i quali 20 Stati membri dell'Unione europea, inclusi Regno Unito, Francia e Germania.
L'apolidia, ovvero la condizione di un individuo privo di nazionalità e che nessuno Stato considera come proprio cittadino, è un fenomeno spesso sottovalutato, ma che esclude ancora oggi molte persone dal poter beneficiare di diritti elementari fondamentali.
Nonostante il diritto della persona umana alla nazionalità sia riconosciuto come fondamentale dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione europea sulla nazionalità del 1997, si stima che in Europa vi siano circa 600.000 casi di apolidia, mentre in Italia sarebbero almeno 15.000 le persone apolidi o a rischio di apolidia, per la maggior parte giovani, nati e cresciuti in Italia, spesso appartenenti alle comunità rom e sinti provenienti dalla ex Jugoslavia.
La Convenzione in esame prevede che gli Stati parte garantiscano l'acquisizione della cittadinanza in modo automatico al momento della nascita, attraverso previsione di legge o tramite istanza dell'interessato.
L'ordinamento italiano, riconoscendo ex lege la cittadinanza ai bambini nati nel proprio territorio, che sarebbero altrimenti apolidi, è già in linea con quanto previsto da una delle opzioni indicate dalla Convenzione e non necessita di disposizioni di adeguamento. Tuttavia, il nostro Paese ha finora provveduto a ratificare solo la Convenzione sullo status degli apolidi del 1954, e non anche la Convenzione del 1961.
Un'eventuale adesione consentirebbe di introdurrebbe nell'ordinamento italiano un ulteriore obbligo giuridico di rilevanza internazionale, rafforzando la trasparenza giuridica e la prevedibilità delle garanzie e delle procedure poste in essere dall'Italia in materia di prevenzione dell'apolidia, dando seguito ad impegni assunti a livello internazionale.
La Convenzione, composta di 21 articoli, ha per obiettivo quello di assicurare il diritto di ogni persona ad avere una cittadinanza, ivi compreso il diritto di ogni bambino ad acquisirne una. Essa stabilisce norme sull'acquisizione, sulla rinuncia, sulla perdita e sulla privazione della cittadinanza e prevede una serie di misure cui gli Stati aderenti devono dare applicazione, che illustro.
Più in dettaglio, gli articoli da 1 al 4 introducono misure per evitare l'apolidia dei minori, in particolare attraverso l'attribuzione iure soli della cittadinanza ai nati da genitori apolidi o cittadini di Stati che non applicano lo ius sanguinis, e attraverso l'attribuzione iure sanguinis della cittadinanza ai nati all'estero.
Gli articoli 5, 6 e 7 fissano una serie di misure per evitare l'apolidia dovuta a perdita o a rinuncia della propria nazionalità, condizionando la perdita della cittadinanza al possesso di un'altra cittadinanza.
Gli articoli 8 e 9 dettano norme per evitare l'apolidia dovuta alla privazione della nazionalità, mentre l'articolo 10 introduce alcune disposizioni volte ad evitare l'apolidia nel contesto della successione degli Stati, prevedendo l'obbligo di regolare la cittadinanza delle persone coinvolte in trasferimenti di territorio da uno Stato a un altro.
L'articolo 13 dispone che non venga pregiudicata l'applicazione di disposizioni nazionali più favorevoli in materia, mentre i successivi articoli dal 14 al 17 dettano norme in materia di controversie e di applicazione delle disposizioni ai territori statuali.
Il disegno di legge di ratifica si compone di 4 articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione, alla clausola di invarianza di finanza ed all'entrata in vigore. L'accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese, risultando peraltro in linea con quanto già previsto dalle convenzioni del Consiglio d'Europa sulla nazionalità del 1997 e sulla prevenzione dei casi di apolidia in relazione alla successione degli Stati del 2006.
In conclusione, si propone l'approvazione da parte dell'Assemblea del provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica, comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
BONFRISCO (CoR). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, è con particolare piacere che accolgo il fatto che il mio primo intervento in Aula da componente della Commissione affari esteri si svolga su questo tema.
Dopo la relazione della relatrice Fattorini, così ampia e molto chiara, vorrei ricordare che, ai sensi dell'articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, il principio cardine su cui si basa l'acquisizione della cittadinanza italiana è - come tutti sappiamo - fondamentalmente quello dello ius sanguinis, cioè della trasmissione della cittadinanza per discendenza.
L'adesione alla Convenzione comporterà per l'Italia l'ulteriore obbligo giuridico di rilevanza internazionale, di cui si è dibattuto molto nella passata legislatura, di prevedere l'attribuzione iure soli della cittadinanza ai nati da genitori apolidi o cittadini di Stati che non applicano il principio dello ius sanguinis, e l'attribuzione iure sanguinis della cittadinanza ai nati all'estero.
Si tratta, di conseguenza, dell'introduzione nel nostro ordinamento giuridico di un principio che oggi costituisce un'eccezione a quello della unicità della cittadinanza, poiché applicabile solamente in determinati casi specifici, come quello di stranieri discendenti da avo italiano emigrati in Paesi in cui vige il principio dello ius soli. In questo modo si garantirebbe ai figli dei nostri emigrati il mantenimento del legame con il Paese di origine degli ascendenti, con ciò dovendosi considerare la misura anche in un'ottica di rispetto e di salvaguardia dei diritti dell'infanzia, che - penso ai bambini e agli adolescenti - sono particolarmente cari all'attività del nostro Gruppo.
I bambini e gli adolescenti costituiscono l'anello più debole di una catena che abbiamo visto dispiegarsi in tutta la sua drammaticità in questi giorni che definiamo di emergenza, mentre rappresentano probabilmente una nuova frontiera con cui dovremo rapportarci nello scambio, che non è solo culturale o sociale, ma fondamentalmente geopolitico, con masse di persone che provengono da Paesi con forti turbolenze e che richiamano l'Europa al proprio dovere principale, in quanto nata e costituita per mantenere la pace. Infatti, è proprio questo che ci ricorda l'applicazione di numerosi trattati, tra cui ricordiamo la Dichiarazione di Ginevra dei diritti del fanciullo del 1924 e la più recente Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1989.
Il nostro Gruppo ha più volte concretamente sollecitato l'adozione di misure volte alla tutela dei soggetti deboli e vulnerabili, e in particolare attraverso mozioni. Una di queste, che affronteremo nelle prossime settimane in quest'Aula, è dedicata alla tragedia in atto di Boko Haram e a quella (che sembra meno tragica, ma non lo è affatto) oggetto del grande ed accorato appello lanciato dal presidente della Tunisia Essebsi, che dichiara lo stato emergenza del Paese e chiede l'aiuto per contrastare forme di terrorismo che minacciano la Tunisia ed altri Paesi, tra cui il nostro.
Attraverso lo strumento della mozione richiamiamo altresì l'attenzione del Governo e dei partner europei ed internazionali, nonché delle organizzazioni non governative, data la notevole pressione che queste hanno per poter esercitare a livello mondiale, sulle informazioni relative ad alcune pratiche brutali attuate ormai in troppe aree del pianeta nei confronti di minori.
Come sempre accade, sono le minoranze, le donne, i bambini e i disabili ad essere più facilmente e brutalmente sfruttate, in Paesi dove l'intensità del conflitto armato ha raggiunto livelli estremi, con un impatto sproporzionato e intollerabile su queste categorie.
In particolare, nella sua campagna di espansione l'ISIS non si fa scrupolo di addestrare, utilizzare e, in casi di necessità, uccidere anche i bambini, reclutati dai predicatori e attirati dal martirio che la jihad offre. Negli ultimi mesi detto fenomeno ha assunto dimensioni particolarmente drammatiche. Tra le righe di queste drammatiche atrocità diventa impossibile non riconoscere un lucido e complesso programma di radicalizzazione rivolto alle menti più giovani e fragili, perciò proiettato al futuro per forgiare la prossima generazione di terroristi jihadisti. Questo è il punto.
Nell'avanzare su tale terreno, noi mettiamo in atto una clausola di salvaguardia possibile rispetto al reclutamento di giovani, perché il fenomeno che affrontiamo approvando l'atto del Senato in esame è legato soprattutto alla potenziale fornitura - consentitemi questo brutto termine - in quel segmento di possibili giovani che possono abbracciare la causa del terrorismo islamico o del terrorismo tout court.
In tale contesto appare per noi fondamentale creare le condizioni per favorire una reale integrazione nel tessuto sociale del Paese in cui questi giovani sono nati e di quei minori che, altrimenti, potrebbero trovarsi nella triste condizione di non essere riconosciuti come propri cittadini da nessuno Stato. Tuttavia, non nascondiamo ed è nostro dovere evidenziare possibili risvolti che traviserebbero lo scopo primario della Convenzione, e da questi noi dobbiamo fuggire. Non vorremmo, infatti, che con questa ratifica si stia preparando il terreno alla concessione indiscriminata della cittadinanza italiana anche a quelle minoranze che non hanno la concreta, a volte neanche minima, intenzione di inserirsi produttivamente nella realtà sociale ed economica del nostro Paese, e che pertanto - secondo noi - non dovrebbero legittimamente ambire all'acquisizione dello status di cittadino italiano.
Ma oggi, nel vivere e nell'affrontare questa emergenza, noi dobbiamo togliere innanzitutto linfa vitale al possibile reclutamento nel nostro Paese che un'immigrazione incontrollata può favorire e sanare una condizione legale e giuridica. Il nostro Gruppo voterà a favore dell'approvazione di questo atto, e tutti insieme ci apprestiamo ad approvare un testo che escluda almeno il rischio che da tale versante possa arrivare un fenomeno assai pericoloso per la sicurezza dei cittadini italiani.
STEFANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LN-Aut). Signor Presidente, per quanto nel merito questo provvedimento ci pare anche teoricamente condivisibile, perché la condizione di apolidia, quando non derivi dalla risposta ad un crimine, è veramente una inaccettabile violazione dei diritti dell'uomo, proprio la scelta dei tempi ingenera in noi qualche dubbio e qualche sospetto. Nella relazione illustrativa è, infatti, scritto a chiare lettere che il problema della apolidia nel nostro Paese si identifica soprattutto con i rom. Non vorremmo, quindi, che con questa affermazione si stia ora preparando il terreno alla concessione indiscriminata della cittadinanza italiana a tutti i rom che si muovono sui nostri territori. Speriamo, invece, che si stia creando il presupposto per una politica che miri a chiedere a tutti i nostri partner di identificare, come loro cittadini, i rom originari del proprio Paese.
C'è però un altro e ulteriore delicato aspetto della questione che riteniamo meritevole di menzione. Sul tappeto, infatti, non c'è solo la questione dei rom, che la Romania ha unilateralmente europeizzato nel 2007. Il problema della apolidia riguarda, infatti, anche alcuni Stati membri della stessa Unione europea, in particolar modo le Repubbliche baltiche di Lettonia ed Estonia, che negano dal 1991 la cittadinanza agli elementi delle minoranze russofone che non abbiano accettato di apprendere la lingua ufficiale e la storia dello Stato. Tale situazione è evidentemente incompatibile con le norme fondamentali del diritto dell'Unione europea e dovrebbe essere in qualche modo corretta.
Quindi, pur essendo teoricamente favorevoli alla ratifica della Convenzione, la Lega voterà ugualmente contro, dal momento che siamo fortemente preoccupati per i passi che potranno farvi seguito, per le ragioni che ho espresso prima. Temiamo, in particolare, la prospettiva che da questo provvedimento possa un giorno discendere un'indiscriminata concessione della cittadinanza del nostro Paese ai rom, che non possiamo e non vogliamo accettare. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del nostro Gruppo al provvedimento.
LUCIDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIDI (M5S). Signor Presidente, annuncio il voto di astensione del Gruppo Movimento 5 Stelle e sottolineo il fatto, già evidenziato da altri, che stiamo ratificando l'adesione ad un accordo ormai datato.
È quasi un paradosso: sembrerebbe che il primo apolide sia proprio questa Convenzione che, dopo oltre cinquant'anni, trova finalmente la nostra attenzione. In realtà, noi avremmo preferito una revisione delle leggi già vigenti in Italia, che di fatto impediscono il riconoscimento della cittadinanza, e, tra queste, anche del testo unico sull'immigrazione.
Confermo, quindi, il voto di astensione del nostro Gruppo.
D'ALI' (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALI' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, diverse motivazioni avrebbero dovuto portare sia la Commissione che il Parlamento a soprassedere sull'approvazione di questo disegno di legge.
La prima motivazione è certamente relativa alle cifre: andiamo a ratificare una Convenzione sottoscritta nel 1961. È chiaro che, dal 1961 ad oggi (che poi forse è anche l'età media dei componenti dell'Aula nella quale ci troviamo), sono di molto cambiate le condizioni internazionali e quelle per poter valutare se questa Convenzione debba essere ratificata, così come dice l'articolato, sic et simpliciter. Tra l'altro, nell'articolato stesso mancano alcune indicazioni riguardo a facoltà o a discrezionalità che la Convenzione stessa affida agli Stati contraenti. Quindi, non sappiamo, nel ratificare la Convenzione, quale sarà l'atteggiamento dello Stato italiano riguardo a queste discrezionalità. Sarebbe stato invece opportuno, e vorrei dire corretto, indicare all'Assemblea l'intenzione di esercitare alcune attività previste dalla Convenzione.
Detto questo, è chiaro che quella in esame è una Convenzione del 1961 e oggi le condizioni sono completamente cambiate. Sarebbe stato, quindi, più opportuno che questa ratifica, oltre ad essere meglio specificata nel dettato normativo, fosse stata discussa nell'ambito di un dibattito che è già preannunciato nelle nostre Aule parlamentari e che riguarda tutta la materia, molto delicata, della cittadinanza, dello ius sanguinis e dello ius soli. Quindi, trovo assolutamente fuor di luogo la proposizione, dopo cinquantaquattro anni, della ratifica di una Convenzione che può impegnare anche il Parlamento rispetto ad un dibattito che ancora si deve svolgere.
Per queste motivazioni, senza voler con ciò nulla togliere ai diritti di alcuni soggetti, e soprattutto dei più deboli quali possono essere i bambini, noi ci asterremo sulla ratifica di questa Convenzione, che tra l'altro non risulta ancora ratificata da importanti Stati, quali gli Stati Uniti d'America e la Spagna. Ci saranno dei motivi per cui, in 54 anni, la Convenzione non è stata da noi ratificata, come d'altronde ancora non hanno fatto alcuni Stati importanti. Evidentemente le Nazioni Unite dovrebbero aggiornare il testo della Convenzione alla realtà odierna. Soprattutto noi, che siamo molto esposti su questo fronte, dovremmo fare una più adeguata riflessione, piuttosto che veicolare nel nostro ordinamento, come spesso accade, sotto forma di ratifica, norme sulle quali magari qualcuno potrebbe non essere d'accordo o potrebbe proporre delle modifiche. Mi sembra veramente un modo di operare molto superficiale, per cui noi ci asterremo. (Applausi del senatore Alicata).
MARAN (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARAN (PD). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del mio Gruppo.
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
Si tratta di un voto assolutamente importante, perché dopo cinquantaquattro anni aderiamo ad una Convenzione: mi chiedo se non vi sia una prescrizione per i trattati. La Convenzione, là dove approvata, è entrata in vigore nel 1975.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).