Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 502 del 10/09/2015
Azioni disponibili
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1963
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1750
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1829
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1964
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1660
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere di nulla osta condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione, all'articolo 3, comma 2, delle parole "della missione «Istruzione universitaria»", con le seguenti: "della missione «Istruzione universitaria e formazione post-universitaria»".
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1659
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Anitori, Battista, Bubbico, Buccarella, Casaletto, Cassano, Casson, Cattaneo, Ciampi, Consiglio, Crosio, Della Vedova, De Pin, De Poli, Divina, D'Onghia, Esposito Stefano, Gotor Facello, Marino Luigi, Messina, Minniti, Mirabelli, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Quagliariello, Rizzotti, Rubbia, Saggese, Silvestro, Stucchi, Susta, Torrisi, Vattuone, Verducci e Vicari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti, per attività della 14ª Commissione permanente; Fabbri, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, con particolare riguardo al sistema della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; Fazzone e Gambaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro aff. esteri e coop.
Ministro difesa
(Governo Renzi-I)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla cooperazione militare e di difesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica gabonese, fatto a Roma il 19 maggio 2011 (2051)
(presentato in data 10/9/2015);
Ministro aff. esteri e coop.
Ministro difesa
(Governo Renzi-I)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo complementare del Trattato di cooperazione generale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica della Colombia relativo alla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 29 luglio 2010 e a Bogotà il 5 agosto 2010 (2052)
(presentato in data 10/9/2015).
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 6 agosto al 9 settembre 2015)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 96
AMORUSO: sull'affidamento diretto di appalti pubblici per lo svolgimento del semestre di presidenza italiana della UE (4-03823) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
BERGER: sulla dichiarazione sulla produzione e utilizzo di gas fluorurati da parte delle imprese (4-00198) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
BLUNDO ed altri: sull'incentivazione dell'energia pulita da biomasse (4-00477) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
CASALETTO: su iniziative per il voto per corrispondenza (4-01906) (risp. BOCCI, sottosegretario di Stato per l'interno)
sul raggiungimento dell'obiettivo europeo della buona qualità delle acque superficiali nel 2015 in Italia (4-02752) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
CASALETTO ed altri: sull'affidamento del servizio idrico integrato della provincia di Monza e Brianza a Brianzacque Srl (4-00190) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
CASSON ed altri: sull'importazione illegale di amianto (4-03340) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
CENTINAIO: sulla bonifica integrale del sito di interesse nazionale di Broni (Pavia) (4-02721) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
sulla bonifica integrale del sito di interesse nazionale di Broni (Pavia) (4-03889) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
DI MAGGIO: su una presunta truffa denunciata in un programma televisivo (4-03590) (risp. PINOTTI, ministro della difesa)
GATTI, PIZZETTI: sulla tutela previdenziale dei dipendenti di Poste italiane con invalidità non inferiore all'80 per cento (4-04357) (risp. CASSANO, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)
GIROTTO, CASTALDI: sulla regolamentazione della politica energetica volta al conseguimento dell'efficienza energetica (4-03607) (risp. GUIDI, ministro dello sviluppo economico)
PICCOLI ed altri: per la gratuità degli esami sanitari per l'assunzione di vigili del fuoco volontari (4-02321) (risp. BOCCI, sottosegretario di Stato per l'interno)
PUPPATO ed altri: sulla condanna del blogger saudita Raif Badawi per reati di opinione (4-04171) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
TOCCI: sulla pubblicazione del Rapporto rifiuti speciali dell'Ispra (4-03067) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
TOSATO, STEFANI: sull'accoglienza di 100 immigrati in un piccolo comune in provincia di Treviso (4-04312) (risp. MANZIONE, sottosegretario di Stato per l'interno)
Interrogazioni
ORELLANA, VACCIANO, BENCINI, Maurizio ROMANI, MOLINARI, MUSSINI, BIGNAMI, BOCCHINO, SIMEONI, MASTRANGELI - Ai Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che, in base a quanto stabilito dall'art. 11 della Costituzione della Repubblica, l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa verso altri popoli e come strumento di risoluzione dei conflitti;
considerato che:
l'articolo 1, comma 6, della legge 9 luglio 1990, n. 185, stabilisce che: "L'esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento sono altresì vietati: a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere; b) verso Paesi la cui politica contrasti con i princìpi dell'articolo 11 della Costituzione; c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l'embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell'Unione europea (UE) o da parte dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'UE o del Consiglio d'Europa; e) verso i Paesi che, ricevendo dall'Italia aiuti (...), destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali";
il successivo l'articolo 5, comma 1, prevede inoltre che: "Il Presidente del Consiglio dei ministri invia al Parlamento una relazione entro il 31 marzo di ciascun anno in ordine alle operazioni autorizzate e svolte entro il 31 dicembre dell'anno precedente, anche con riguardo alle operazioni svolte nel quadro di programmi intergovernativi o a seguito di concessione di licenza globale di progetto, di autorizzazione globale di trasferimento e di autorizzazione generale o in relazione ad esse, fermo l'obbligo governativo di riferire analiticamente alle Commissioni parlamentari circa i contenuti della relazione entro 30 giorni dalla sua trasmissione";
la decisione 2010/336/PESC del Consiglio, del 14 giugno 2010, relativa alle attività dell'Unione europea a sostegno del trattato sul commercio di armi nell'ambito della strategia europea in materia di sicurezza, mira, tra l'altro, a migliorare e a rendere sempre più trasparente la regolamentazione del commercio di armi;
giova inoltre ricordare che l'articolo 6 del testo finale dell'Arms trade treaty votato all'Assemblea generale dell'ONU 2 aprile 2013, A/CONF. 217/2013/L.3, impone numerosi limiti al commercio internazionale di armi;
tenuto conto del fatto che:
la coalizione guidata dall'Arabia saudita (con l'appoggio di altri Paesi sunniti della regione), per contrastare l'avanzata del movimento sciita "zaydita Houthi", sta bombardando lo Yemen da 5 mesi senza alcun mandato o giustificazione internazionale;
tale conflitto ha finora causato più di 4.000 morti e 20.000 feriti (di cui circa la metà tra la popolazione civile), provocando una "catastrofe umanitaria" con oltre un milione di sfollati e 21 milioni di persone che necessitano di urgenti aiuti. In tutta la penisola araba la popolazione sta subendo una grave scarsità di cibo, che mette a repentaglio la sopravvivenza dei più vulnerabili;
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international Italia, ha più volte ribadito che il conflitto in corso in Yemen si svolge nel completo disprezzo del diritto internazionale umanitario, ricordando come gli attacchi da terra degli Houti e delle milizie loro alleate e, soprattutto, gli attacchi aerei della coalizione a guida saudita, spesso indiscriminati e diretti contro centri abitati e obiettivi privi d'interesse militare, costituiscano crimini di guerra su cui è necessario che le Nazioni Unite istituiscano al più presto una commissione internazionale d'inchiesta;
come riportato nelle settimane scorse anche da diverse organizzazioni umanitarie, come l'Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di difesa e sicurezza (OPAL) di Brescia, Amnesty international Italia e la Rete italiana per il disarmo (RID), tra gli ordigni utilizzati in questo conflitto è possibile che vi siano anche delle partite prodotte in Italia;
il dottor Giorgio Beretta, analista dell'osservatorio OPAL di Brescia, ha condotto una specifica ricerca sulle recenti spedizioni dall'Italia di bombe prodotte dalla RWM Italia alla coalizione saudita, nella quale è emerso come, nonostante l'aggravarsi del conflitto, non risulta che il Governo italiano abbia sospeso l'invio di sistemi militari alla colazione saudita. Appare, per contro evidente, che, ne gli ultimi mesi, dal nostro Paese sono continuate ad essere inviate bombe e forniture militari per le forze armate dell'Arabia saudita e degli Emirati arabi uniti;
l'analisi evidenzia come ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall'Italia, come le bombe MK84 e Blu109, sono stati ritrovati in diverse città bombardate dalla coalizione saudita ed è quindi altamente probabile che la coalizione stia impiegando anche ordigni inviati dal nostro Paese;
l'ipotesi concreta che ordigni forniti dall'Italia all'Arabia saudita e utilizzati in attacchi aerei della coalizione guidata dalle forze armate di Riad causino perdite di vite umane tra la popolazione civile yemenita deve essere motivo di profonda preoccupazione e reazione da parte delle istituzioni italiane,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno dare piena attuazione a quanto disposto dalla citata legge n. 185 del 1990, imponendo il blocco immediato ed esplicito di qualsiasi ulteriore consegna di armamenti verso i Paesi coinvolti in questo conflitto;
se ritengano di avviare tempestivamente un'indagine chiarificatrice dei passaggi ed autorizzazioni che hanno permesso l'arrivo in Arabia saudita di bombe a partire dai porti italiani;
se intendano adoperarsi nelle opportune sedi internazionali, al fine di compiere e far compiere passi di distensione e di blocco dei bombardamenti.
(3-02176)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
ICHINO, DALLA ZUANNA, DI GIORGI, FAVERO, Elena FERRARA, LANZILLOTTA, MARAN, PUGLISI, SUSTA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Considerato che:
l'istituto musicale pareggiato della Valle D'Aosta rientra, a norma della legge n. 508 del 1999, tra le istituzioni italiane di alta cultura, alle quali l'articolo 33 della Costituzione riconosce il diritto di dotarsi di ordinamenti autonomi;
l'istituto stesso, con la sua pianta organica (approvata dalla Giunta regionale) di 38 docenti e con i suoi oltre 400 studenti iscritti, si colloca tra gli istituti di media grandezza nel panorama italiano degli istituti superiori di studi musicali ed è l'unica istituzione di alta formazione musicale della Regione Valle d'Aosta;
esso svolge inoltre la funzione di polo di coordinamento di una rete scolastica che coinvolge le scuole medie a indirizzo musicale e il liceo musicale;
esso si caratterizza per l'alta qualità ed efficacia della propria didattica: oltre il 70 per cento degli studenti che escono dall'istituto fa della musica la propria professione in qualità di insegnante o di professore d'orchestra; il restante 30 per cento è comunque per la quasi totalità inserito all'interno del sistema "musica" valdostano rappresentato dall'attività di bande, cantorie, biblioteche, scuole amatoriali capillarmente distribuite su tutto il territorio;
nei mesi di aprile e maggio 2015, due studenti dell'istituto hanno vinto il premio Abbado e altri due sono stati convocati nell'orchestra nazionale dei conservatori;
il 19 giugno 2015 l'assessore per l'istruzione Emily Rini ha scritto all'istituto e agli studenti per complimentarsi per il "livello di eccellenza raggiunto dal nostro Istituto musicale pareggiato (…) e per l'ottimo lavoro svolto dagli insegnanti", asserendo che questo rappresenta anche un premio "per l'impegno che l'Assessorato ha messo nel sostenere l'Istituto";
il decreto legislativo n. 136 del 2007, recante "Norme di attuazione dello statuto speciale della Valle d'Aosta - Vallée d'Aoste", trasferisce dallo Stato alla Regione le funzioni amministrative in materia di istituzioni di alta formazione artistica e musicale; alla Valle d'Aosta viene pertanto affidato il compito di applicare le disposizioni di cui alla legge n. 508 del 1999, e dei regolamenti di cui all'articolo 2, comma 7, di tale legge (con i suoi decreti attuativi decreto del Presidente della Repubblica n. 132 del 2003 e decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005);
nel 2012 la Regione ha provveduto a dare corpo a tali norme di attuazione promulgando la legge regionale n. 22 del 2012, che disciplina gli "Interventi regionali in materia di promozione e sviluppo della formazione e cultura musicale in Valle d'Aosta e di valorizzazione e divulgazione del patrimonio musicale tradizionale", e costituendo, invece di uno, due enti differenti: 1) l'istituto musicale pareggiato della Valle d'Aosta, a norma della legge n. 508 e del decreto legislativo n. 136 del 2007 stabilendo (art. 9) un finanziamento di 2.660.000 euro per l'anno 2013 e un finanziamento di 2.650.000 euro a decorrere dall'anno 2014; 2) la "Fondazione M. Ida Viglino per la cultura musicale" (ente di diritto privato), che comprende al suo interno una scuola amatoriale denominata SFOM, dal bacino di utenza quasi completamente locale, con 26 docenti a tempo indeterminato e una decina di docenti con contratti a tempo determinato di vario genere, e che riceve un finanziamento annuo non descritto in legge ma che grava sul bilancio regionale per un importo che va da 1.300.000 a 1.500.000 euro annui;
nel 2014 il contributo per l'istituto musicale pareggiato è sceso a 2.510.000 euro;
il bilancio di previsione per il 2015 della Regione Valle d'Aosta gli assegna un contributo di 2.200.000 euro, a fronte di un costo complessivo di 2.300.000 euro solo per il personale, poi integrato a luglio 2014, in sede di assestamento, con ulteriori 440.000 euro;
a gennaio 2015 il presidente del consiglio di amministrazione ha comunicato al personale e alle organizzazioni sindacali di non essere in grado di coprire i costi di tutto il personale assunto a tempo indeterminato, e ha conseguentemente informato l'assessore regionale per l'istruzione di poter garantire l'offerta formativa soltanto fino al mese di ottobre 2014, offerta di cui la Regione, attraverso il "pareggiamento delle cattedre", si era a suo tempo fatta garante nei confronti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (del pareggiamento, negli altri istituti musicali pareggiati, è stato invece competente il Ministero);
l'assessore regionale il 13 febbraio 2015 ha convocato direttore, rappresentanze sindacali unitarie e organizzazioni sindacali e ha autorizzato ufficialmente il direttore ad aprire le iscrizioni per l'anno accademico 2015/2016, assicurando che l'offerta formativa dell'istituto sta a cuore all'amministrazione regionale, ma aggiungendo che occorre istituire entro la fine del mese un tavolo tecnico per razionalizzare i costi tra conservatorio e scuola amatoriale;
in realtà il tavolo tecnico non è mai stato istituito;
a partire dal mese di marzo 2015, invece, sono incominciate ad arrivare alla segreteria dell'istituto richieste di dati da parte dell'amministrazione regionale riguardo al numero di allievi iscritti e di docenti in organico, dati peraltro già annualmente inviati dall'istituto sia alla Regione sia al Ministero attraverso la relazione del nucleo di valutazione;
in particolare, dall'amministrazione regionale si domandava che venisse specificato il numero degli studenti e dei docenti residenti in Valle d'Aosta;
il 10 giugno, nel corso della discussione di un'interpellanza in Consiglio regionale, l'assessore per l'istruzione Emily Rini ha dichiarato che l'intenzione dell'amministrazione regionale era di concedere all'istituto le risorse necessarie per l'attivazione dei corsi previsti per l'anno 2015/2016; in tal senso, con delibera n. 753 del 29 maggio 2015, la Giunta aveva approvato la proposta al Consiglio regionale dell'attribuzione, nell'ambito della legge regionale di assestamento di futura emanazione, della somma di 440.000 euro quali ulteriori risorse per coprire l'intera richiesta dell'istituto: questa somma, sentito anche il presidente dell'istituto, sarebbe stata sufficiente a garantire l'attivazione dei corsi;
in questo modo si è garantito, prima della scadenza del termine delle iscrizioni, il mantenimento dell'apertura dell'istituto di alta formazione artistica e musicale; si è assicurato inoltre, per il futuro, che "questo Governo si impegnerà a far sì che i corsi si svolgano con regolarità, coerentemente con l'entità della domanda";
nonostante tutto ciò,
lunedì 24 agosto 2015 il presidente della Regione Augusto Rollandin ha convocato, alla presenza del sovrintendente agli studi Fabrizio Gentile, i componenti del consiglio di amministrazione della scuola amatoriale SFOM insieme al presidente e al direttore dell'istituto musicale pareggiato, e ha comunicato loro formalmente che per il 2016 il contributo regionale ad entrambe le istituzioni subirà allo stesso modo un brusco taglio: quello della fondazione amatoriale passerà da 1.500.000 a 800.000 euro, e quello del conservatorio da 2.600.000 ad 1.200.000; e un ulteriore taglio è annunciato per il 2017;
queste comunicazioni sono state formalizzate in una lettera del 31 agosto a firma dell'assessore Rini e del presidente Rollandin, che fa presente "la necessità che codesto Istituto proceda ad una razionalizzazione dell'Offerta Formativa";
un taglio di questa entità comporterebbe per l'istituto il licenziamento da 12 a 15 docenti a tempo indeterminato, titolari dei settori artistico-disciplinari dell'alta formazione;
la chiusura in così pochi mesi di un numero così elevato di cattedre, oltre a distruggere l'impianto didattico del conservatorio di cui la Valle d'Aosta dovrebbe essere garante verso lo Stato, non permetterà agli studenti di completare il proprio percorso formativo e conseguire il titolo di studio, oltre a dare loro il serio problema di trasferirsi in un altro conservatorio a termini di iscrizione ormai scaduti (i trasferimenti tra conservatori si devono compiere entro il 31 luglio);
dopo quella comunicazione formale, il consiglio di amministrazione si è riunito (il 3 settembre) e, recependo alcuni indirizzi concordati d'urgenza con il consiglio accademico, ha predisposto un piano di risparmi da 500.000 euro, che prevede la chiusura di 2 cattedre vacanti, più una serie di tagli che azzerano completamente l'attività artistica, di produzione e di ricerca (orchestra, concerti, stage, seminari con esperti esterni);
il 4 settembre il presidente Rollandin non ha giudicato sufficiente il piano di risparmi proposto e ha chiesto un risparmio di ulteriori 200.000 euro, in particolare esigendo che vengano immediatamente dismesse 5 cattedre coi relativi titolari per il 2016; per il 2017 poi l'avvertimento è nel senso che si dovranno ipotizzare ulteriori tagli;
il consiglio di amministrazione dell'8 settembre ha dunque approvato, suo malgrado, e trasmesso alla Regione un nuovo piano di tagli che prevede, oltre a quanto compreso nel primo risparmio di 500.000, un ulteriore taglio di circa 200.000 euro, corrispondente al licenziamento di 5 docenti a tempo interminato titolari ciascuno di settori artistico-disciplinari dell'alta formazione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo consideri accettabile che, nonostante tutti gli impegni assunti nei confronti dello Stato, degli studenti e delle loro famiglie, la Regione Valle D'Aosta ridimensioni drasticamente, così minacciando di arrivare a una sostanziale soppressione, il proprio conservatorio musicale (poiché a ben vedere la sua sopravvivenza non può essere garantita dopo una drastica ed improvvisa riduzione degli insegnamenti e di tutte le attività di produzione e ricerca, connesse con la sua stessa essenza statutaria) e quali provvedimenti di competenza intenda adottare per impedire che questo avvenga.
(4-04481)
DE POLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
si apprende da fonti di stampa di questi ultimi giorni l'inquietante caso del carcere di Rovigo la cui costruzione è completata da 2 anni e che sembra che sia costato alle casse dell'erario ben 29 milioni di euro: tale moderna struttura non sarà ancora messa in funzione, almeno nel breve periodo;
sempre dalle stesse fonti si apprende che, per portare a compimento il tutto, mancherebbero ancora 20 milioni di euro e che l'organico è ancora carente;
la prima pietra era stata posta nel 2007 dal Ministro pro tempore della giustizia Clemente Mastella e, dopo tutto questo tempo, suona paradossale se si pensa che l'Italia l'8 gennaio 2013 è stata condannata a pagare risarcimenti milionari ai detenuti che avevano presentato ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per il sovraffollamento delle carceri;
i dati aggiornati al 30 aprile 2015 dicono che l'attuale vecchia casa circondariale di via Giuseppe Verdi ospita più detenuti di quanti ne possa contenere nonostante il nuovo carcere sia già pronto. Per la sua realizzazione occorrevano 40 milioni di euro: 20 milioni per i lavori strutturali e gli altri 20 per l'arredamento degli alloggi dei detenuti. Al momento sono stati spesi 29 milioni di euro e fra questi dovrebbero rientrare nel budget anche i costi dei 90 appartamenti per gli agenti e dei 2 superattici da 160 metri quadri destinati al capo o comandanti della Polizia penitenziaria;
sono state utilizzate quindi più risorse del necessario per i primi interventi (29 milioni di euro invece di 20), i costi della struttura sembrerebbero dunque essere lievitati passando da 40 a circa 50 milioni di euro: nel frattempo la sezione femminile è stata chiusa e le detenute sono tuttora ospitate a Venezia;
alla luce di tutto ciò le parole del prefetto Francesco Provolo, che si dice pessimista su una prossima apertura della nuova casa circondariale cittadina, destano perplessità perché non si capisce come mai non sia possibile utilizzare la nuova struttura,
si chiede di sapere quali misure siano allo studio e come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per porre fine a questa paradossale situazione e per non sprecare le risorse erariali impiegate, anche in considerazione del fatto che l'Unione europea continua a richiamare l'Italia per l'insostenibile sovraffollamento nelle carceri.
(4-04482)
LUMIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
nei giorni scorsi la stampa locale e nazionale ha dato notizia della nascita di una facoltà di Medicina ad Enna. Si tratterebbe di una succursale dell'università rumena "Dunarea de Jos din Galati", con insegnanti madrelingua e corsi in rumeno rivolta apparentemente, come si annuncia, ai tanti giovani rumeni che vivono in Italia, ma naturalmente e principalmente agli Italiani che vogliono inserirsi in tali corsi di laurea. Gli aspiranti medici ed infermieri italiani, addirittura, dopo aver studiato sui libri rumeni, sostenuto esami in rumeno e scritto la tesi in rumeno potranno esercitare la professione nel nostro Paese e nell'Unione europea;
regista della tanto "fantasiosa" quanto preoccupante operazione è un famoso politico locale, ex senatore, che richiama pubblicamente il suo ruolo nell'università "Kore" e che adesso vuole spingersi oltre nel campo delle professioni sanitarie. A giudizio dell'interrogante sembra, questo, un goffo tentativo di recuperare il proprio potere locale, scalfito dalla sconfitta alle ultime elezioni comunali, allargando la propria influenza in un settore universitario molto ambito dagli studenti italiani e, pertanto, estremamente interessante sia in termini economici che di consenso nel territorio;
per riuscire nell'intento il politico ennese sembrerebbe disposto a tutto, pure a scendere a compromessi sulla qualità dell'offerta formativa. Senza mettere in discussione il prestigio dell'università rumena, appare del tutto evidente che affrontare in Italia un percorso di studio in lingua rumena non è certo l'ideale, soprattutto per chi poi avrà il delicato compito di prendersi cura della salute dei cittadini italiani;
lo stratagemma utilizzato appare quello di una fondazione, nella fattispecie denominata "Proserpina", presieduta dall'ex preside della facoltà di Medicina di Palermo, di cui il politico locale è amministratore delegato;
viene data informazione che le iscrizioni partiranno già nelle prossime settimane. Per accedere agli ambitissimi posti in palio i candidati alla Dunarea di Enna dovranno sostenere un test di ammissione seguendo i criteri delle università statali della Romania. La selezione, ovviamente, sarà in rumeno e sarà preceduta da un corso intensivo di 10 settimane di lingua rumena organizzato dalla stessa succursale ennese;
tuttavia, come ha dichiarato lo stesso ex senatore, i locali che ospiteranno la facoltà non sono ancora pronti. Addirittura alcune aule dovranno essere costruite con i fondi derivanti dalle rette, 10.000 euro per il corso in Medicina e chirurgia e 5.000 per quello in Professioni sanitarie. I posti disponibili sono 120, cioè 60 per ogni corso di laurea. Un numero molto generoso se si considera che i posti nelle facoltà di Medicina degli atenei siciliani sono 750;
nel frattempo l'Assessorato per la salute della Regione Siciliana e l'Assessorato regionale istruzione e formazione professionale hanno già stipulato una sorta di convenzione con l'università degli studi di Enna "Kore" e la fondazione "Proserpina" di Enna esclusivamente per mettere a disposizione le proprie strutture sanitarie locali e le proprie risorse umane e professionali necessarie allo svolgimento dei corsi, a differenza di quanto sostenuto sulla stampa dall'ex senatore. La Regione, infatti, sostiene che tale convenzione sia stata concepita solo per sostenere la struttura universitaria, previa autorizzazione del Ministero. Il politico locale in questione, da come emerge dalle sue stesse parole riportate dalla stampa, dà ben altro significato a questo protocollo, dando il via libera, senza alcun vincolo, a questo presunto accordo ed escludendo il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
questo singolare disegno ha suscitato l'indignazione del rettore dell'università di Catania, il quale chiede chiarezza ai Governi regionale e nazionale. Inoltre, il rettore etneo, al di là degli aspetti burocratici, mette in guardia tutti: "quando si parla di facoltà di medicina occorre stare molto attenti e lo voglio dire chiaramente alla famiglie siciliane". E anche l'ex rettore dell'università di Palermo è deciso a portare la questione alla Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui),
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di una procedura di autorizzazione in corso per la nascita ad Enna di una facoltà straniera di Medicina e professioni sanitarie, succursale dell'università rumena "Dunarea de Jos din Galati" al fine di aprire corsi di studi in medicina, senza alcuna autorizzazione del Ministero, come è previsto chiaramente dalla Convenzione di Lisbona;
quali siano i contenuti della diffida del Ministero dell'istruzione alla Regione Siciliana e la risposta della Regione stessa a tale atto e se non ritenga opportuno intraprendere un'iniziativa ispettiva sull'università Kore per verificare le autorizzazioni e i rapporti con l'università rumena;
se non ritenga opportuno verificare i rapporti tra l'università Kore e la fondazione Proserpina di Enna e sull'eventuale trasferimento di risorse e ruoli assegnati;
se ritenga opportuno valutare tale richiesta alla luce delle criticità esposte, della delicatezza dell'ambito formativo ed in considerazione delle perplessità dichiarate dal rettore dell'università di Catania e dall'ex rettore dell'università di Palermo.
(4-04483)
CENTINAIO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
al centro di Pavia, accanto al ponte della Libertà, l'imbarcadero della ditta Ravizza ha recentemente modificato le proprie strutture sul fiume Ticino, antecedentemente costituite da strutture mobili;
la ditta ha infatti realizzato un ricovero per le barche, scavando un bacino artificiale nella sponda sulla sinistra idraulica del fiume e riversando la sabbia all'interno del corso idrico, addirittura creando un'intera isola artificiale;
sotto gli occhi di tutti, una ruspa continua periodicamente le escavazioni e il versamento al largo della sabbia, arrivando ad ostruire completamente il corso del fiume sotto un'intera arcata del ponte della Libertà;
tale situazione, oltre ad aver modificato l'ecosistema e i fondali del Ticino, crea un danno ambientale irreversibile anche a valle del fiume, in quanto, restringendo la sezione del corpo idrico, ha provocato un incremento della velocità della corrente che sta causando l'erosione sulla sponda sinistra del fiume all'altezza del ponte coperto, mettendo anche a rischio le strutture di tale ponte storico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda appurare, anche attraverso i Nuclei operativi ecologici (NOE) dei Carabinieri, quanto descritto e controllare la sussistenza delle regolari autorizzazioni per i lavori effettuati dalla ditta Ravizza, relativamente all'escavazione dei fondali del fiume Ticino e lo sversamento dei sedimenti come sbarramento di un'arcata del ponte della Libertà;
se risulti se l'ente parco del Ticino sia al corrente della situazione e/o abbia rilasciato il proprio parere favorevole per l'esecuzione di tali lavori, anche verificando eventuali responsabilità da parte delle autorità locali per i danni ambientali arrecati al fiume.
(4-04484)
TOSATO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
stando a quanto si è letto sulla stampa locale, dalla fine del 2014 la squadra nautica dei vigili del fuoco di Bardolino (Verona) opera sul lago di Garda, senza imbarcazioni dotate di strumentazione antincendio;
a determinare la perdita di questa essenziale capacità operativa è stata la scelta di trasferire alle dipendenze del comando di Savona la motovedetta "Raff 06", lunga 13 metri e larga 4, idonea anche all'impiego notturno ed espressamente concepita in vista del suo utilizzo da parte dei vigili del fuoco;
a sostituire la "Raff 06" sono arrivati soltanto 3 gommoni privi dei necessari equipaggiamenti, 2 dei quali rimasti in riparazione durante la stagione turistica per gravi avarie;
gli amministratori locali chiedono che ai vigili del fuoco di Bardolino vengano rapidamente restituite le capacità di intervento antincendio in acqua, sottolineando che soltanto la fortuna ha permesso di evitare perdite umane il 9 agosto 2015, quando un traghetto di "Navigarda" ha preso fuoco al largo del porto di Peschiera. L'equipaggio dell'imbarcazione è infatti riuscito a prevalere sulle fiamme valendosi delle sole dotazioni di bordo;
una richiesta volta ad ottenere la reintegrazione delle capacità d'intervento in acqua dei vigili del fuoco di Bardolino, sottoscritta dagli amministratori locali della zona, dovrebbe presto essere formalizzata ed indirizzata al Ministero dell'interno,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda reintegrare le capacità antincendio del nucleo navale dei vigili del fuoco di Bardolino sul Garda, azzerate dalla fine del 2014, con grande pregiudizio della sicurezza della navigazione lacustre.
(4-04485)
LAI, CALEO, ALBANO, ANGIONI, CUCCA - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
l'Unione europea ha aumentato per il triennio 2015-2017 le quote di pesca del tonno rosso per gli Stati membri, in seguito a valutazioni ambientali che hanno consentito di considerare la specie come in crescita rispetto ai rischi di estinzione paventati negli anni 2009-2010;
per il triennio 2015-2017 gli Stati membri hanno avuto un aumento di circa il 20 per cento all'anno; in particolare, la Spagna passa da 2.504,45 tonnellate per il 2014 alle 2.956,52 tonnellate per il 2015 sino a raggiungere le circa 4.000 per il 2017; l'Italia passa da 1.950,42 tonnellate per il 2014 a 2.302,80 tonnellate per 2015 sino alle 3.304,50 per 2017;
la pesca del tonno avviene attraverso 3 modalità, quella a circuizione con enormi reti, quella a palangaro, con gli ami e, infine, quella tramite l'utilizzo delle tonnare fisse;
rilevato che, a quanto risulta agli interroganti:
mentre in Spagna si è passati dai 131 pescherecci del 2014 ai 218 del 2015, compresa la quota regionale per le isole Canarie, in Italia le barche autorizzate nel 2014 erano 42 e tali sono rimaste anche nel 2015 senza alcun incremento;
in particolare, per ciò che concerne le imbarcazioni di pesca in Spagna per l'anno 2015 sono autorizzate 6 pescherecci con reti da circuizione, 58 barche per la pesca a palangaro, 70 barche con lenze a canna, 84 altre imbarcazioni polivalenti che utilizzano più attrezzi, per un totale di 218 imbarcazioni autorizzate, oltre a 5 tonnare fisse;
in Italia, invece, per l'anno 2015 sono autorizzati 12 pescherecci con reti da circuizione, 30 pescherecci con palangari, per un totale di 42 imbarcazioni, oltre a 6 tonnare fisse;
la Regione Liguria, priva di barche autorizzate alla pesca del tonno rosso, ha richiesto nell'ottobre 2015, dopo la decisione UE-ICCAT (International commission for the conservation of Atlantic tunas) di aumento delle quote assunta nel settembre 2015 a Genova, alcuni permessi di pesca, anche per contrastare una condizione di squilibrio ambientale marino data dall'eccesso di esemplari di tonno rosso che sovrastano le altre specie; tale richiesta è stata supportata anche da un'approfondita e articolata indagine scientifica a sostegno delle problematiche ambientali;
la Regione Sardegna nel mese di novembre 2014 ha fatto analoga richiesta, per gli stessi motivi ambientali, richiedendo due permessi di pesca con il sistema a palangaro;
la stessa Regione Sardegna ha poi richiesto l'integrazione delle quote per le tonnare fisse per ottenere il break even economico ed evitarne la chiusura, attribuendo una quota sufficiente per ogni tonnara così come avviene per le licenze dei singoli pescherecci;
rilevato che:
il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha emanato nel mese di aprile 2015 il decreto che ripartisce le quote di pesca per il tonno rosso;
il decreto è stato emanato mentre in XIII Commissione permanente (Agricoltura) alla Camera si svolgeva un dibattito sugli indirizzi che il Parlamento intendeva dare al Governo senza tuttavia giungere ad alcuna conclusione;
considerato che il citato decreto:
non solo non recepisce ma non tiene in alcuna considerazione le richieste avanzate dalla Regione Sardegna e dalla Regione Liguria;
concede il 75 per cento dell'intero aumento delle quote esclusivamente alle 12 barche che attualmente praticano la pesca a circuizione, nonostante questa sia definita non solo dalle associazioni ambientaliste, ma dalla stessa ICATT, come "particolarmente violenta";
introduce il principio dell'equilibrio economico nella concessione di una quota minima di 5 tonnellate alle barche che praticano la pesca a palangaro;
non concede nuove licenze di pesca nonostante le richieste avanzate dalle istituzioni come anche dalle singole imbarcazioni che chiedevano di essere inserite alla luce dell'aumento del 20 per cento della quota nazionale; a seguito di tale richiesta il Ministero comunicava l'impossibilità di concedere nuove licenze invocando genericamente "la legge";
non prevede alcuna norma che impedisce la concessione di nuove licenze, tanto è vero che esse sono state comunicate dallo stesso Ministero all'Unione europea nel gennaio 2015, trattandosi di un semplice atto amministrativo nella disponibilità dello Stato membro e che, nello stesso periodo, sia la Francia che la Spagna hanno aumentato le licenze di pesca (7 licenze la Francia che passa da 206 a 213 e ben 87 in più per la Spagna che passa da 131 a 213);
prevede, peraltro, l'aumento da 3 a 6 delle tonnare autorizzate, pur se oggi inserite solo per l'attività turistica, vincolo che può essere eliminato con atto amministrativo in qualunque momento;
non prende in considerazione la richiesta avanzata dalla Regione Sardegna, come anche dalla Regione Liguria, di avere almeno una o due barche autorizzate, anche per motivi di carattere ambientale, in considerazione dello squilibrio che l'eccessiva presenza di esemplari di tonno rosso sta arrecando alle specie ittiche;
non tiene affatto conto dell'importante e corposo studio scientifico ambientale allegato dalla Liguria che supporta tali valutazioni;
rifiutando la concessione di nuove autorizzazioni per ulteriori imbarcazioni in tutta Italia, concentra sulle poche imbarcazioni esistenti un'importante attività economica che dovrebbe, invece, essere distribuita come avviene in altri Paesi, come la Spagna o la Francia, che oggi contano rispettivamente 218 e 213 imbarcazioni contro le 42 presenti nel nostro Paese;
impedisce di fatto a 2 regioni come la Sardegna e la Liguria, entrambe con tradizioni, flotte e chilometri di costa, di poter accedere alla pesca del tonno rosso, con ciò provocando notevoli danni ambientali ed economici determinati;
rilevato che mentre sulle barche a palangaro già autorizzate si è proceduto con l'aumento delle quote sino a 5 tonnellate (con l'obiettivo dichiarato di far raggiungere il break even delle barche con un tonnellaggio minimo), tale principio non è stato utilizzato per le tonnare fisse; inoltre, mentre sulle altre barche non si sono aumentate le licenze, sulle tonnare si è proceduto con l'autorizzazione di tre nuove licenze, giustificando tale iniziativa con il fatto che l'autorizzazione è stata rilasciata ai soli fini turistici;
considerato, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti:
a seguito della pubblicazione del citato decreto la Regione Siciliana ha manifestato la volontà di impugnarlo, iniziativa che sta per essere assunta anche da altre Regioni;
l'impugnativa si baserebbe sulla concentrazione da parte del Governo su poche imbarcazioni presenti in 3 regioni (Campania, Sicilia e Marche) e sull'esclusione delle altre regioni che si affacciano sul Mediterraneo;
in diverse occasioni il Sottosegretario di Stato per le politiche agricole con delega alla pesca ha comunicato l'impossibilità ex lege di concedere nuove licenze, fatto questo smentito dalle scelte di altri Paesi;
le determinazioni sono state assunte dal Governo e inviate dal Ministero alla Commissione europea ancor prima che il Parlamento esprimesse le linee di indirizzo su tale materia;
lo stesso Ministero, in fase di approvazione al Senato del collegato agricolo, ha espresso parere negativo ad un emendamento finalizzato a creare una quota temporanea destinata ad una singola regione, ritenendola una modalità non prevista e irregolare, fatto peraltro ampiamente smentito dalle norme applicate da altri Paesi membri, tra cui la Spagna che ha previsto la quota regionale dedicata alle isole Canarie;
valutato, infine, che:
la concentrazione del 75 per cento dell'intero pescato di tonno rosso esclusivamente su 12 barche costituisce un'inaccettabile concentrazione di un sistema-mercato economicamente rilevante, considerato che il prezzo a tonnellata del tonno rosso è di decine di migliaia euro;
nel nostro Paese non esistono allo stato impedimenti tali da non consentire la concessione di nuove licenze di pesca, anche solo a valere sulle nuove quote, lasciando inalterate le quote 2014 senza ledere eventuali "diritti acquisiti" che pure non rientrerebbero in un modello di mercato sia pure regolato da concessioni;
sono, invece, evidenti i danni ambientali provocati dall'impedimento della pesca del tonno rosso soprattutto in quelle regioni come la Sardegna e la Liguria che il tonno rosso incontra per prime lungo il suo percorso nelle acque nazionali,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sia a conoscenza delle ripercussioni, dei danni e dell'alterazione dei rapporti tra le specie marine che l'eccessiva presenza di esemplari di tonno rosso sta arrecando ai mari sardi e liguri, come dimostrato da diverse ricerche scientifiche;
quali siano motivi per cui il 75 per cento delle nuove quote siano state attribuite alla modalità di pesca considerata la più violenta tra quelle disponibili e non siano state distribuite agli operatori con altra tipologia, oltre al permanere di 1.500 tonnellate su 1.900 di questa tipologia di pesca;
se il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali sia a conoscenza dei motivi che hanno impedito il recepimento delle richieste avanzate dalle Regioni Sardegna e Liguria, nonché di quelle avanzate dalla Sicilia, in merito all'aumento del numero di barche per la pesca al tonno rosso autorizzate a valere sulle nuove quote;
quali siano i motivi per cui il Ministero abbia comunicato all'Unione europea il numero di barche autorizzate prima di concludere le consultazioni e prima di consentire al Parlamento di concludere il suo dibattito e dare indirizzi politici in merito;
quali siano le motivazioni per cui si è ritenuto di dover concentrare su poche imbarcazioni la quota autorizzata nazionale, simile a quella di altri Paesi, come la Spagna e la Francia, che invece autorizzano rispettivamente oltre 218 e 213 imbarcazioni;
quali siano i motivi per i quali sulle tonnare fisse non sia stato applicato il principio dell'equilibrio economico utilizzato per concedere sino a 5 tonnellate alle piccole barche già autorizzate, attribuendo peraltro l'aumento del tonnellaggio in modo indistinto al sistema tonnare, piuttosto che alle singole tonnare, impedendo, in tal modo, il consolidamento della lavorazione del tonno in loco;
se, alla luce dei fatti esposti, non si ritenga necessario bloccare in autotutela o rivedere la decisione adottata che, peraltro, appare condizionata anche da conflitti di interesse tra i soggetti beneficiari e i decisori del Ministero;
che cosa si intenda fare per riprendere il dialogo con le Regioni e gli operatori della piccola pesca, evitando uno scontro anche sul piano giuridico che pregiudicherebbe l'immagine del Paese in Europa, per l'eccesso di chiusura sul mercato e il protezionismo che emerge in modo evidente dalle decisioni adottate nel decreto.
(4-04486)