Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 502 del 10/09/2015
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
502a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 2015
(Antimeridiana)
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Presidenza del presidente GRASSO,
indi del vice presidente CALDEROLI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Liberalpopolare-Autonomie: AL-A; Area Popolare (NCD-UDC): AP (NCD-UDC); Conservatori e Riformisti: CoR; Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l'Italia, Federazione dei Verdi, Moderati): GAL (GS, PpI, FV, M); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-L'Altra Europa con Tsipras: Misto-AEcT; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente GRASSO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,36).
Si dia lettura del processo verbale.
VOLPI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
Sul processo verbale
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione sul processo verbale
PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.
È approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,40).
Commemorazione di Luigi De Sena
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, lo scorso 31 agosto è venuto a mancare l'ex senatore Luigi De Sena, componente di quest'Assemblea nella XVI legislatura.
Nato a Nola, entrò in Polizia nel 1968 con incarichi direttivi presso la squadra mobile di Treviso, per poi passare alla questura di Roma dove ha guidato, a partire dal 1981, la squadra mobile della Capitale.
Dal 1985 al 1992 svolse la propria attività professionale presso il SISDE come direttore dell'unità centrale informativa, per collaborare successivamente con la Criminalpol, coordinando diverse operazioni antimafia in Sicilia e occupandosi del progetto di sicurezza per il Giubileo del 2000.
Nel 2000 divenne direttore centrale dei servizi tecnico-logistici del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, per poi essere nominato, nel dicembre 2003, vice capo della Polizia di Stato e direttore centrale della Criminalpol. Ricoprì tali incarichi fino al 2005, quando, all'indomani dell'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno, venne nominato prefetto e assegnato a Reggio Calabria, con il compito di coordinarne le attività di sicurezza pubblica e di contrasto alla criminalità organizzata.
Eletto senatore nel 2008, si è distinto nel corso della legislatura per l'impegno profuso come Vice Presidente della Commissione parlamentare antimafia, nonché come componente delle Commissioni affari costituzionali e industria. Durante il suo mandato ha messo al servizio dell'attività legislativa la competenza acquisita nei precedenti incarichi istituzionali, fornendo un pregevole contributo ai dibattiti delle Commissioni e dell'Assemblea sulle tematiche relative alla sicurezza pubblica e al contrasto della criminalità.
Con la morte di Luigi De Sena, scompare dunque un servitore dello Stato, sempre in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata, che, anche in virtù delle eccellenti qualità investigative e di una notevole esperienza maturata sul campo, ha rappresentato un prezioso punto di riferimento per le istituzioni repubblicane. La profonda conoscenza del fenomeno mafioso e degli strumenti per combatterlo, il rigore morale, insieme al senso dell'etica pubblica e della legalità hanno costantemente caratterizzato il suo operato nelle vesti di dirigente di Polizia, di prefetto e, da ultimo, nell'esercizio del mandato parlamentare.
La sua limpida coerenza è sempre stata il senso dello Stato, coscienza e sentimento che venivano prima e superavano la stessa appartenenza politica e la logica delle contingenze o delle mediazioni, poiché per lui era proprio il senso dello Stato l'unico punto di equilibrio accettabile.
Nel rinnovare il sentimento di affettuosa vicinanza alla moglie e alla famiglia, invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio e di raccoglimento. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).
Riprendiamo la seduta, rinnovando ancora una volta il sentimento di vicinanza ai familiari. (Applausi).
*ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, mi permetta innanzitutto di salutare con affetto e con amicizia la signora De Sena, i figli di Luigi e i parenti che oggi con noi ricordano la scomparsa di un uomo che ha avuto una lunga e ricca vita pubblica, una vita pubblica che, assieme ai numerosi incarichi di responsabilità che ha ricoperto, dicono molto del suo duro impegno professionale e dei suoi ripetuti successi. Spesso accade, però, che il curriculum non riveli tutto delle persone. Anche questa volta è così, non bastando il curriculum ad illustrare una personalità con un'umanità molto complessa e profonda e a dirci come Luigi De Sena veramente fosse, con tutta la sua sensibilità, la sua morale e i suoi ideali.
Il suo curriculum vitae illustra il percorso di un vero servitore dello Stato, come ricordava adesso il presidente Grasso, e ci dice anche che ha svolto il suo lavoro in un modo non ordinario, non banale, non di routine, ma con un ingegno e un'abnegazione rari in un Paese come il nostro, purtroppo tuttora profondamente e gravemente ammalato di tran tran burocratico.
La carriera di De Sena è stata densa di avanzamenti e di traguardi raggiunti. Il suo lavoro lo ha portato ai vertici più alti della Polizia di Stato, sino alla prefettura di Reggio Calabria.
È stato proprio l'insieme delle sue qualità professionali e delle doti di saggezza e di equilibrio con cui ha combattuto la mafia e ha esercitato le sue responsabilità di prefetto nella difficilissima realtà calabrese che lo ha portato in Parlamento, per scelta felice del Partito Democratico.
In Calabria De Sena ha rappresentato con coerenza e serietà lo Stato, con tutti i sacrifici e i rischi che questa missione comportava in una terra tanto difficile.
Uomo di Stato - come lei ha ricordato, presidente Grasso - con un tratto personale e una profondità culturale propri di un gentiluomo napoletano, Luigi era un uomo sereno, allegro, molto sicuro delle sue idee, ma nello stesso tempo era umanamente malinconico, pensieroso, ricco di memorie e di ricordi.
Intellettuale e aristocratico nella visione politica, aveva contemporaneamente anche un animo popolare e una grandissima sensibilità sociale. Insomma, Luigi era un vero figlio di quella straordinaria borghesia meridionale che per centocinquant'anni di storia unitaria tanto ha dato alla nostra Patria in termini di classe dirigente, di finezza di pensiero e di solidità culturale.
Chi sia stato Luigi De Sena, quanto grandi siano stati l'affetto e la stima di chi l'ha conosciuto era palpabile nel pomeriggio in cui si è celebrata, nella sua parrocchia, la cerimonia funebre. Raramente ho visto una così sincera partecipazione, tanta generale e vasta commozione, tanto rimpianto sincero di colleghi, amici, della sua famiglia, dei tanti parenti con i quali, numerosi, a lui piaceva molto trascorrere ad Amalfi il poco tempo del suo riposo.
Luigi De Sena non aveva granché del cliché tradizionale del funzionario di Polizia. Come altri suoi colleghi, come gli uomini migliori della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di finanza, anche Luigi De Sena era profondamente innamorato della sua professione. Ma la interpretava con uno stile e con una cultura della sicurezza - espressione che lui usava molto spesso - tutta sua. Io ero amico personale, oltre che collega di Luigi De Sena da molti anni, e parlavo con lui molto spesso e so che credeva in modo assolutamente prioritario alla funzione sociale dello Stato. Riteneva che fosse proprio una buona politica sociale a costituire il migliore, più efficace e più sollecito metodo di lotta alla criminalità e a ogni altra forma di violazione della legalità. In una parola, Luigi De Sena era un poliziotto vigile, attento, severo, che aveva ben chiaro come, a difesa della legge, l'arma più efficace dello Stato fosse la prevenzione. De Sena credeva veramente, con il cuore, che la Polizia dovesse agire non in contrapposizione ai cittadini, ma al loro servizio.
Se oggi fosse qui e se noi potessimo chiedergli di aiutarci a capire come fronteggiare il gigantesco fenomeno delle migrazioni di massa, Luigi ci scongiurerebbe di non ridurlo ad una questione di polizia, ad un fatto di ordine pubblico. Lui, poliziotto democratico sino in fondo all'anima, ci spiegherebbe il valore civile e politico per l'Italia e per l'Europa di una buona politica di solidarietà e di accoglienza; ci direbbe della necessità di aiutare i rifugiati che scappano dalla violenza; ci ricorderebbe la necessità di prevenire le guerre; ci metterebbe in guardia dai pericoli del debito pubblico delle più povere tra le Nazioni africane; ci direbbe di investire risorse nella scuola e nell'educazione civile delle persone che l'Italia è in grado di accogliere. Questa era, per Luigi De Sena, la cifra della cultura della sicurezza.
Faccio un'ultima notazione. Pur essendo un uomo di valore e di profonda e vasta esperienza, pur essendo una persona molto colta e matura, Luigi De Sena, appena entrato in Senato, mostrò di avere molto chiaro di essere stato chiamato a esercitare un alto ruolo per lui assolutamente nuovo. Da gran signore qual era, faceva il senatore con grande modestia e grande dignità. Come tutte le grandi personalità, voleva ascoltare, era curioso di conoscere, di osservare. Quella dell'ascolto è una dote rara nella politica del nostro tempo.
Presidente, oggi voglio ricordarlo non soltanto con il rispetto dovuto a chi è stato senatore, a chi ha aiutato il Senato a svolgere per un'intera legislatura il suo ruolo, ma lo voglio ricordare con amicizia e con affetto. A nome di tutto il Gruppo del Partito Democratico voglio anche ringraziarlo, con il cuore, per l'insegnamento di vita che ci ha lasciato. (Applausi).
D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO LETTIERI (CoR). Signor Presidente, colleghe e colleghi, considero un privilegio tributare l'estremo saluto a Gigi De Sena. Farlo qui, in quest'Aula, ne ravviva il ricordo: è come se lo vedessi ancora lì, seduto di fronte a me, nell'esercizio delle sue funzioni. Per quel che mi riguarda, infatti, la partecipazione ai lavori del Senato si arricchì della sua frequentazione, mediata dalla presenza di comuni amici, con i quali spesso avevamo l'abitudine di intrattenerci, a margine dell'attività parlamentare. Come è stato ricordato da lei, signor Presidente, l'autorevolezza e il prestigio dei ruoli ricoperti ha disvelato la grandezza e lo spessore morale di una persona, che di quegli incarichi e di quel prestigioso percorso professionale non fece mai un uso diverso da quello di un civil servant, di un servitore dello Stato, solerte e tenace nell'azione, pacato nei modi, rassicurante nel pensiero.
Ha detto bene il presidente Zanda: era umanamente malinconico, ma di quella malinconia che non apriva la porta alla tristezza. La sua era una malinconia rassicurante, una modalità pacata di rapportarsi ai problemi.
Credo che la testimonianza più bella del suo prestigioso percorso professionale, dopo aver svolto l'attività nell'ambito della Polizia di Stato, salendone tutti i gradini, come direttore centrale della Criminalpol e come vice capo della Polizia, fu l'incarico che l'allora ministro Pisanu gli affidò, in Calabria, come prefetto di Reggio. In un suo intervento, in questa Assemblea, Luigi De Sena disse: «L'incarico di vice capo della Polizia» lo lasciai «per assumere le funzioni di prefetto di Reggio Calabria, pochi giorni dopo l'inquietante omicidio del presidente del Consiglio regionale della Calabria, onorevole Francesco Fortugno. Non ebbi alcuna esitazione» ad accettare quell'incarico, tanto che «dopo poche ore ero in quel territorio. Un territorio ossessionato da una mafia violenta ed implacabile, potente, impermeabile e sanguinosa, ma anche un territorio la cui popolazione, nella maggior parte costituita da persone per bene, ma forse da troppo tempo maltrattate e quindi ormai incredule, mi poneva una sola» irrinunciabile «richiesta: la libertà di essere, la libertà di lavorare».
Credo che Luigi De Sena abbia servito lo Stato nel senso più autentico del termine, nel momento in cui si è levato da quel territorio, che non era la sua terra natia, ma era la terra che ha servito, un unanime senso di cordoglio e di dolore per la sua scomparsa, perché in quella Regione, Luigi De Sena, con tenacia e determinazione, ma anche con umiltà e pacatezza, riportò lo Stato, la credibilità e la fiducia nelle istituzioni e riaccese la fiammella della speranza in quella popolazione, che era stata per così lungo tempo privata della cultura della legalità.
Condivido pienamente le puntuali parole del presidente Zanda riferite alla qualità del suo impegno dentro e fuori dal Senato, allorquando ne ricorda la valenza che andò ben oltre l'attività di contrasto ad ogni forma di criminalità, così come si evince non solo dal suo prestigioso curriculum, ma anche nei suoi discorsi e nei suoi impegni svolti, sia in quest'Aula che nella Commissione antimafia, sulla sicurezza pubblica, sui temi dell'usura e dell'immigrazione clandestina.
Credo che Luigi De Sena offrì contributi preziosi per individuare e circoscrivere gli antidoti migliori per consentire al nostro Paese di fare un sostanziale passo in avanti verso la cultura della legalità e una più piena declinazione dei principi della democrazia.
Luigi De Sena è andato via, ma lascia a tutti noi che abbiamo avuto l'onore e il privilegio di conoscerlo e al Paese intero l'esempio di una vita spesa al servizio del Paese e il modo migliore per onorarne la memoria è quello di non dimenticare il senso del suo impegno. La lezione di vita che ci lascia anche come legislatori è quella di proseguirne, per quel che sapremo, il suo impegno in tutte le sedi nelle quali esso potrà trasformarsi in operosa attività per la cultura della democrazia. Con questo pensiero, a nome dei Conservatori e Riformisti, formulo alla famiglia il senso profondo del cordoglio e della nostra vicinanza, che estendo volentieri agli amici del Partito Democratico. (Applausi).
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, anche i senatori di Area Popolare ricordano con grande affetto la figura del senatore De Sena, che abbiamo conosciuto e frequentato nella scorsa legislatura. Per me era qualcosa più di un amico, quasi un fratello maggiore, benché proveniente da una carriera del tipo di quella che è stata ricordata: prestigiosissima, motivo di onore e di vanto per l'amministrazione dell'interno che aveva servito con tanta dedizione.
Luigi De Sena era anche un uomo straordinariamente colto: con me amava conversare dei classici della questione meridionale. Aveva letto gli scritti di mio padre, di Manlio Rossi Doria, di Pasquale Saraceno. Siccome si è detto del suo senso dello Stato, nella storia della questione meridionale De Sena era uno di quelli che rubricava come termine di riferimento irrinunciabile Giustino Fortunato e la sua opera «Il Mezzogiorno e lo Stato italiano». Come nelle ultime pagine della «Storia del Regno di Napoli» di Benedetto Croce, il "Regno sabaudo" era stato un momento di grande passione, di grande generosità per l'élite civile del Mezzogiorno. Pertanto, De Sena era affezionatissimo alla statualità. Non gli sfuggiva mai, come capita a noi di lasciarci sfuggire: prima la società civile e poi lo Stato. No! Per De Sena, lo Stato di Fortunato veniva prima, ed era molto più importante della società civile di Gramsci, con tutto il rispetto che si deve a una esperienza civile, politica ed intellettuale come quella di Gramsci.
Con De Sena, con quella composta ironia, ci facevamo compagnia in Commissione antimafia dove ebbi l'onore negli ultimi due anni di subentrare al collega Gentile chiamato al Governo. Ci sedevamo vicini io e De Sena, scambiando commenti molto garbati e malinconici. Egli diceva sempre che antimafia era una espressione che non esisteva, perché non è che il codice dovesse essere contro la mafia, contro la corruzione e contro la criminalità.
Poi, siccome alcune sedute si svolgevano di sera, ci capitava di parlare di calcio e di parlare del Napoli, perché le sedute si svolgevano in contemporanea con qualche partita. In quella Commissione, ironia delle vicende della vita, De Sena aveva ritrovato Pisanu, quello che era stato il suo Ministro. De Sena fu di Pisanu un esemplare Vice Presidente.
Tutt'altro che appariscente, interpretava il suo ruolo di Vice Presidente di una Commissione parlamentare nel modo più degno e nel modo meno narcisistico. Gli piaceva presiedere per dare tempo a Pisanu di fare una telefonata e esaminare un documento.
Come ha ricordato con moltissimo affetto il collega Zanda, De Sena era venuto in Parlamento con molti titoli di competenza, ma fin dal primo giorno aveva capito che questa non è (o perlomeno non é soprattutto) Aula di competenza, ma è Aula di rappresentanza.
Per essere liberi bisogna amare la libertà di chi la pensa diversamente. Bisogna sapere ascoltare. Bisogna avere quel senso dell'ironia un po' malinconica che c'è nelle nostre tradizioni. Visto che ho citato Giustino Fortunato, credo che a De Sena farebbe piacere essere ricordato con il senso dell'ironia, apparentemente malinconico, ma forte di una sua serenità: quello di Benedetto Croce e quello di Eduardo De Filippo, un autore che amava tantissimo.
Di qui la nostra partecipazione sentita al lutto dei familiari e il nostro sforzo, per quanto possibile, di compostezza di comportamenti per onorarne la memoria. (Applausi).
CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, io ho conosciuto Luigi quando eravamo adolescenti. Il nostro rapporto si è consolidato nel corso degli anni, anche quando riuscivamo solo a sentirci per telefono, vivendo in città diverse per i reciproci impegni professionali.
Quando ieri il mio Capigruppo mi ha chiesto di commemorare Luigi, ho avuto un moto di fastidio e quasi di rifiuto, perché non avrei mai immaginato di dover commemorare Luigi.
Poi, però, ho accettato volentieri, perché spero di essere in grado di tratteggiarne, in pochi minuti, i tratti salienti, facilitato dal rapporto di amicizia, ma anche da una profonda conoscenza del suo carattere riflessivo, attento, anche ai particolari, e che qualcuno, non attento, scambiava per supponenza.
Luigi è stato un uomo dello Stato, con grandi qualità professionali, che sono state ricordate, e rappresentava certamente una figura importante, una risorsa per le istituzioni democratiche, tanto da affidargli, per citare solo due esempi, il coordinamento del progetto di sicurezza del Giubileo del 2000, a cui lui teneva molto, e successivamente, dopo l'omicidio di Francesco Fortugno, l'incarico di prefetto di Reggio Calabria. Allo stesso tempo, gli è stato affidato il coordinamento di tutte le attività di sicurezza pubblica e di contrasto alla 'ndrangheta e la responsabilità dell'attuazione del programma straordinario per la Calabria.
Grande investigatore, come ha ricordato il presidente Grasso, ma anche attento osservatore dei mutamenti sociali, in grado comunque di suggerire interventi appropriati per una corretta convivenza civile, in un quadro di massimo rigore che gli ha consentito di riaffermare l'autorità di governo in un territorio difficile per la presenza di una forte, radicata criminalità organizzata.
Luigi era sempre disponibile al dialogo; amava discutere e confrontare le proprie idee con pacatezza, in una spasmodica ricerca della migliore soluzione per l'affermazione del principio di legalità che ha sempre perseguito.
Ricordo le volte, nel corso della XVI legislatura, in cui mi indicava possibili correttivi, sia a testi del Governo che rappresentavo, sia a testi delle opposizioni, anche se del suo Gruppo di appartenenza, senza alcuna volontà compromissoria, ma solo perché la norma fosse funzionale alla sua ratio e perché potesse dispiegare appieno i suoi effetti. Le sue indicazioni sfociavano in confronti che si protraevano anche nei giorni successivi, perché non erano finalizzate ad imporre il proprio punto di vista, ma piuttosto si rivelavano come strumenti di ricerca. Certo, tra noi era più facile, ma ho assistito a discussioni anche con altri colleghi improntate allo stesso metodo.
Aveva idee ben precise e radicate sulle istituzioni repubblicane e le esplicitava senza tenere conto della compatibilità o della convenienza politica. Basti pensare a quando, nel 2010, presentò l'emendamento che così recitava: «Il Presidente della Repubblica, durante il suo mandato, non può essere perseguito per violazione della legge penale»; o a quando presentò la proposta di legge per l'introduzione del reddito minimo come strumento di controllo della 'ndrangheta. Quel reddito minimo a cui oggi il Movimento 5 Stelle si aggrappa, senza ricordarne l'origine, ovvero chi ha avuto per primo l'idea in questo Parlamento, in quest'Aula, presentando una specifica proposta di legge. Luigi per carattere tendeva all'approfondimento di qualsiasi aspetto della vita sociale.
Presidente Grasso, io ricordo anche un altro episodio che riguarda la nostra vita, quando insieme con Luigi ci siamo trovati a Palermo e siamo andati a pranzo con Giovanni Falcone. Giovanni e Luigi erano molto simili, per quella ricerca di perfezionamento della norma indipendentemente dal fatto che fosse stata proposta dal Gruppo di appartenenza o da un Gruppo avversario; l'importante era che la norma avesse una sua funzionalità. Questo aspetto ci legava molto, perché da ragazzi abbiamo sempre ragionato sul fatto che lo Stato è qualcosa in cui dobbiamo credere. E quando Luigi entrò in Polizia lo desiderava molto. Aveva scelto la sua attività e, dal momento che il fratello del padre era il Capo di Stato maggiore dell'Arma dei carabinieri, aveva il terrore che qualcuno potesse pensare che era un raccomandato. Luigi ha messo tutta la sua vita a disposizione dello Stato in quelle forme di attività che credeva utili per la lotta alla criminalità: una lotta che si basava sul rispetto delle garanzie costituzionali e da attuarsi attraverso la vera ricerca di strumenti che possano creare consenso nell'opinione pubblica.
È con questo spirito che, ricordando anche il suo sorriso, abbraccio i suoi familiari - dai figli, alla moglie, ai fratelli - insieme a tutto il Gruppo di Forza Italia. (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo, vice ministro Bubbico. Ne ha facoltà.
BUBBICO, vice ministro dell'interno. Signor Presidente, intervengo a nome del Governo per rendere omaggio a Luigi De Sena, che è stato un grande servitore dello Stato, e per esprimere vicinanza alla sua famiglia.
I vari interventi svolti hanno ricordato la figura di quest'uomo, segnalandone l'alta competenza, il senso del dovere e l'efficacia nella gestione degli incarichi che gli sono stati attribuiti, da vice capo della Polizia a prefetto antimafia a Reggio Calabria.
Luigi De Sena è stato un uomo straordinario, che ha saputo continuamente esprimere grande competenza, grande sensibilità e grande umanità. È stato portatore di una visione alta della politica e delle funzioni pubbliche.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo e mi ritrovo in tutto quanto è stato detto dai colleghi in questa circostanza. Luigi è stato un grande uomo, che ha saputo sempre distinguere la funzione di rappresentanza di una parte politica dalla funzione di tutela e di difesa degli interessi generali. Non è mai stato un uomo di parte. Mi sono giovato spesso dei suoi consigli e delle sue valutazioni nella breve e comune esperienza in Commissione industria.
Per questo motivo, voglio testimoniare alla famiglia tutto l'affetto e l'ammirazione, tributando un riconoscimento all'uomo e al servitore dello Stato. (Applausi).
PRESIDENTE. Nel rinnovare i sentimenti di vicinanza e di cordoglio alla famiglia da parte di tutta l'Assemblea, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 10,18, è ripresa alle ore 10,27).
Sulla seduta di ieri della Giunta delle elezioni
e delle immunità parlamentari
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, ho il dovere di segnalarle quanto accaduto ieri sera nella seduta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Si tratta di un fatto gravissimo, che mette in discussione la possibilità di un libero esercizio dell'azione parlamentare da parte dei colleghi, cioè di noi parlamentari e membri di quest'Assemblea.
Durante la trattazione delle questioni riguardanti il collega Bilardi, di cui penso si parlerà prossimamente nella seduta già programmata riguardante l'autorizzazione all'arresto del collega su richiesta del tribunale competente, è avvenuto un gravissimo episodio di intimidazione da parte del collega Giarrusso nei confronti della collega Fucksia. Avendo la collega Fucksia manifestato, durante la relazione della collega Pezzopane, dissenso esplicito ed evidente (e nessun intervento successivo può modificare quello che è stato visto e rilevato dai membri della Giunta durante la seduta), il collega Giarrusso si è alzato dal suo banco, è andato dalla collega Fucksia e, con azione intimidatoria, ha cercato di modificare le sue opinioni circa la questione riguardante il collega Bilardi.
Ora, noi siamo chiamati ad esprimerci in particolare su questioni di grande delicatezza, come la privazione della libertà dei colleghi (sebbene su richiesta della magistratura). Siamo chiamati a decisioni delicatissime, che non possono essere influenzate né dall'esterno né dall'interno del Senato. Che il collega Giarrusso si avvicini alla collega Fucksia, la quale manifesta dissenso su alcune questioni, e, intimidendola a voce alta, le dica «vieni fuori», volendo modificare il suo atteggiamento, è un fatto gravissimo che non posso sottacere e che sottopongo alla sua attenzione, perché questa azione intimidatoria ha modificato i rapporti all'interno della Giunta sulla decisione prima richiamata.
Signor Presidente, se questo fatto accade su questioni di rilevanza politica (è già accaduto in quest'Aula: ci sono state azioni intimidatorie di impedimento dell'esercizio della funzione parlamentare, in particolare per il voto di fiducia, come lei ricorderà) può essere anche, in qualche misura, accettato; ma non può essere accettato in una funzione delicata come quella svolta dai membri della Giunta.
Mi permetto di sottoporre alla sua attenzione tale questione perché è evidente che c'è bisogno di una messa a punto dei comportamenti ed eventualmente non è da trascurare la competenza per azioni sanzionatorie che devono essere prese in considerazione o da parte della istituzione parlamentare che lei rappresenta al massimo livello oppure da parte della magistratura esterna.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto di quanto lei ha rappresentato e chiederà una relazione su questi fatti al Presidente della Giunta.
Chi vuole prendere la parola lo può fare, tenendo però conto che aprirei un'eventuale discussione e un dibattito sulla relazione che il Presidente della Giunta farà alla Presidenza. Questa è la mia intenzione, per stigmatizzare i fatti. Per me, come Presidente, la relazione è la base da cui partire. Chi vuole intervenire può farlo, chiaramente, ma tenendo presente quanto ho già manifestato come intenzione circa la procedura da seguire.
GIOVANARDI (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANARDI (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, vista la gravità dell'accaduto, mi limito a confermare quanto segnalato dal senatore Buemi, visto che siamo stati tutti testimoni oculari di questo episodio (con l'aggravante che parlava un autorevole collega, Nico D'Ascola, da par suo): in maniera continuativa, il collega Giarrusso impediva alla senatrice Fucksia anche di sentire ciò che si diceva, alzando la voce fino a minacciarla dicendo «vieni fuori».
Abbiamo sollevato subito il problema, non è che ce ne siamo accorti a posteriori, quando la senatrice ha cambiato il voto; abbiamo protestato subito chiedendo al Presidente di intervenire perché non è possibile che un membro della Giunta, mentre parla un altro collega, venga intimidito in questa maniera. Immagino che, se ciò accadesse in un tribunale, porterebbe all'arresto di chi compie questa azione intimidatoria.
Intervengo, quindi, semplicemente per dire che ciò che il senatore Buemi denuncia è esattamente quello che è accaduto, fino al cambiamento dell'atteggiamento di voto, dopo una riunione drammatica. Mi risulta che, dopo le dichiarazioni di voto, ognuno si esprime liberamente rispetto agli orientamenti, tra l'altro su una questione che, quando verrà esaminata in Aula, interpellerà ognuno di noi. Stiamo, infatti, parlando di una questione che può coinvolgere ogni senatore, cioè della rendicontazione di quello che viene dato ai collaboratori: secondo l'interpretazione della collega Pezzopane, quei 2000 euro rendicontati potrebbero essere un'ingente somma pubblica su cui può essere chiesto l'arresto, perché su quello ogni senatore potrebbe fare del peculato.
PRESIDENTE. Il merito della questione lo lasciamo, poi, al dibattito successivo.
MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, raccogliendo il suo invito, insieme alla decisione, che io ritengo opportuna di chiedere una relazione al Presidente della Giunta sulla base della quale poi esprimerci in modo più ampio, vorrei confermare quanto detto dai colleghi Buemi e Giovanardi. Aggiungo che un organo che svolge una funzione così delicata e particolare come la Giunta per le elezioni e le immunità deve essere libero anche da qualsiasi apparenza di intimidazione e coercizione del voto. È pertanto opportuno un approfondimento dell'increscioso episodio.
BONFRISCO (CoR). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, non posso confermare quanto detto, perché non ero presente, in quanto il mio Gruppo non è rappresentato in quella Giunta.
Sono qua ad apprezzare con il mio intervento la sua decisione di far svolgere al Presidente della Giunta un'ampia e particolareggiata relazione in Aula, che metta in evidenza quanto realmente accaduto e anche lo spirito di una Giunta delle elezioni che, oltre il merito delle questioni e oltre la forma da rispettare, deve mantenere una propria serenità di giudizio, perché questo è garanzia delle istituzioni.
Se è accaduto un fatto così grave - e attendiamo di averne la conferma dalla relazione del Presidente - sono certa che lei poi vorrà affrontare il modo in cui le istituzioni democratiche possono rispondervi.
CASTALDI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTALDI (M5S). Signor Presidente, desidero intervenire brevemente, convinto che il senatore Giarrusso non abbia bisogno della difesa del Presidente del Gruppo Movimento 5 Stelle, solo per dire che mi fa molto piacere il modo in cui lei ha recepito questa situazione.
Voglio solo far notare che forse certe accuse vengono da chi è abituato a tali pratiche. Noi siamo cittadini semplici e chi ci ascolta e ci osserva sa come ci comportiamo; quindi respingo tutto al mittente. Fa piacere anche a noi che lei farà attenzione alla relazione, perché probabilmente quell'accusa verrà ribaltata.
PRESIDENTE. Va bene, ma non creiamo comunque anticipazioni.
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1963) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di associazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra, fatto a Bruxelles il 27 giugno 2014 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 10,36)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1963, già approvato dalla Camera dei deputati.
Il relatore, senatore Verducci, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 10,36)
VERDUCCI, relatore. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, l'oggetto che abbiamo di fronte è la ratifica del disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, che riguarda l'accordo di associazione del giugno 2014 tra l'Unione europea, i suoi Stati membri, e l'Ucraina.
Sappiamo che l'Ucraina è uno dei Paesi chiave del partenariato orientale e che quest'accordo di associazione ha un significativo rilievo nel percorso di avvicinamento di questi Paesi all'Unione europea. Questi accordi di associazione sono strumenti fondamentali, che consentono di superare un approccio minimale, di mera cooperazione, puntando invece ad un graduale rapporto di associazione politica e d'integrazione economica.
Quest'accordo rientra in un contesto assai difficile, dai risvolti drammatici: quello della crisi dei rapporti fra l'Unione europea e la Federazione Russa, che è assolutamente necessario seguire con grande attenzione. Dobbiamo fare pressione perché si compia ogni sforzo per la ripresa del dialogo e del confronto politico con Mosca, con l'obiettivo di superare le conflittualità e la rottura di quell'ordine internazionale che è stato segnato dai fatti di Crimea e che, ancora oggi, è segnato da una gravissima instabilità nella regione del Donbass.
Voglio anche ricordare un aspetto certamente importante nei nostri lavori: la Commissione esteri del Senato ha recentemente dedicato grande attenzione proprio al tema del partenariato orientale, approvando un documento, un'apposita risoluzione, sulla nuova politica europea di vicinato. La politica europea di vicinato è un documento dell'Unione di grande importanza, che è soggetto ad una consultazione. La nostra Commissione esteri, su input e volontà del presidente Casini, nella risoluzione approvata, ha voluto unanimemente chiedere una profonda revisione di questa politica europea di vicinato, intanto sottolineando proprio come imprescindibile - cito testualmente - l'oggetto di questa mattina, ossia quel confronto ravvicinato e sistematico con la Russia che non sempre si è dispiegato pienamente, come nel caso dell'accordo di partenariato con l'Ucraina, concluso senza considerazione delle legittime preoccupazioni della Federazione Russa.
È proprio in questo senso che la stessa risoluzione risponde ad una sollecitazione della Commissione europea e, in particolare, dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Mogherini.
Nella nostra risoluzione sulla politica europea di vicinato abbiamo inoltre voluto chiedere che ci sia un cambiamento molto forte, un riequilibrio nei confronti del Mediterraneo, un'attenzione sulle politiche del Mediterraneo di fronte alla crisi internazionale in atto. Abbiamo chiesto, dunque, con forza il superamento del regolamento di Dublino e l'integrazione della politica europea di vicinato con le politiche di sicurezza estere e con l'agenda sull'immigrazione.
Questo è il contesto all'interno del quale chiediamo l'approvazione di questo accordo di associazione, che fa parte degli accordi di nuova generazione per una graduale integrazione dell'Ucraina nel mercato interno dell'Unione, per una più stretta cooperazione in materia di dialogo politico in tema di diritti umani, di giustizia, di sicurezza, di sviluppo sostenibile, di finanza pubblica e di energia, con l'obiettivo di incrementare l'area di libero scambio fino all'inserimento dell'Ucraina nel mercato unico europeo.
Voglio sottolineare che si tratta di un accordo che, nel rafforzamento delle relazioni bilaterali, chiede all'Ucraina una vera e propria agenda per le riforme, insistendo su ambiti di collaborazione, non solo tra i Parlamenti, ma anche tra le rispettive società civili e sulla riforma delle pubbliche amministrazioni, sulle politiche industriali, marittime, della pesca, dell'agricoltura. Tutto questo avrà risvolti economici molto importanti, innanzitutto per l'Ucraina, che si stima trarrà considerevoli benefici, con un incremento significativo del prodotto interno lordo superiore al 6 per cento e delle esportazioni per un miliardo di euro. Questi benefici si produrranno analogamente anche per il sistema economico, manifatturiero ed industriale dei Paesi dell'Unione europea.
Concludo rilevando che nel disegno di legge si fa molta attenzione all'approfondimento del dialogo politico per una convergenza graduale e significativa delle aree della politica estera, della politica comune di sicurezza e di difesa, insistendo sulla prevenzione dei crimini internazionali, sul tema della giustizia, della libertà e della sicurezza: un atto importante dunque che, con questo spirito, chiediamo all'Aula di approvare. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica, comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
STEFANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo brevemente per dichiarare il voto contrario della Lega Nord a questa ratifica ricordando quanto successo durante la sua approvazione alla Camera. In quella occasione, l'11 giugno di quest'anno, si decise con una scelta tempisticamente sbagliata, che aveva il forte sapore della provocazione politica, di calendarizzare l'esame dell'accordo proprio mentre il nostro Paese veniva visitato dal Presidente della Federazione Russa. Ci rendiamo conto che alla fine questo accordo si sarebbe dovuto comunque approvare nell'Aula della Camera, ma è stato votato proprio nei giorni in cui si faceva pubblicamente professione di voler distendere gli animi. Questo contribuì a confermare quell'aura di doppiezza che viene spesso associata alla nostra condotta politica in campo internazionale. Quel voto calendarizzato proprio in quei giorni venne, infatti, interpretato da alcuni osservatori russi come uno sgarbo diplomatico e complicò ulteriormente il tentativo di ricucire.
Siamo, inoltre, preoccupati per i costi diretti che questa operazione potrà avere sull'economia europea e, in particolare, su quella italiana, considerate le condizioni precarie in cui si trovano le finanze ucraine e l'apparato produttivo di quel Paese.
Per queste motivazioni il Gruppo della Lega Nord voterà contro questa ratifica. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del Gruppo di Area Popolare.
DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo per dire che su questa ratifica la componente SEL del Gruppo Misto si asterrà.
Su un tema delicato come quello in esame - lo abbiamo già detto alla Camera, dove è già stata approvata questa ratifica, come è stato ricordato dal collega Verducci, alcuni mesi fa - avremmo preferito una discussione un po' meno precipitosa e un po' più compiuta, perché ci preoccupano molto la fragilità del quadro politico ucraino, la difficoltà delle istituzioni di quel Paese di produrre effettivamente una transizione democratica compiuta. Nel corso di tutti questi mesi abbiamo sempre detto, e continuiamo a pensare anche adesso, che l'Ucraina debba avere un ruolo di cerniera e non debba invece rappresentare una faglia ancora più profonda che si scava tra una parte dell'Europa e l'Oriente. Pensiamo che l'Europa avrebbe dovuto facilitare questo tipo di percorso. Pensiamo che bisogna fare di tutto affinché si evitino, anche nel corso dei mesi che verranno, ritorni e ipotesi belliche promuovendo tutte le soluzioni diplomatiche possibili. Per queste ragioni avremmo preferito un percorso meno rapido e meno precipitoso e, quindi, pensiamo che sia corretto da parte nostra esprimere un voto di astensione su questa ratifica.
LUCIDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIDI (M5S). Signor Presidente, condivido parte delle dichiarazioni del senatore De Cristofaro in quanto - a nostro giudizio - il tempo dedicato a questa importante ratifica nella nostra Commissione è stato davvero poco. Ricordo - ho anche un appunto - che abbiamo dedicato circa trenta minuti di discussione al testo in due sedute (la prima il 7 luglio, in cui si è proceduto alla relazione, e un'altra il 23 luglio, in cui ci sono state delle comunicazioni del Presidente).
Ripeto in quest'Aula quello che ho già detto in Commissione. A me è saltato agli occhi il fatto che in un trattato del genere venissero citati benefici per lo Stato di Kiev come un aumento del PIL, che verrà a valle del trattato stesso, di circa sei punti percentuali. E tutto ciò avviene alla luce di una situazione politica e militare, in quell'area, abbastanza preoccupante. Abbiamo chiesto spiegazioni, ma di fatto un chiarimento non c'è stato.
È chiaro che - a nostro avviso - il trattato in esame presenta molte più ombre che luci e per questo motivo dichiaro il voto contrario del Gruppo.
AMORUSO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMORUSO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo per annunciare, a nome del Gruppo di Forza Italia, il voto favorevole al provvedimento in esame, con una brevissima dichiarazione di voto, perché ritengo che questa Assemblea non debba votare in funzione del lavoro svolto dalla Camera dei deputati. Abbiamo la nostra autonomia, facciamo le nostre valutazioni, esaminiamo il testo che stiamo votando e riteniamo che le problematiche, espresse anche dai colleghi che mi hanno preceduto, siano tuttora valide.
Quello in esame rappresenta però, per noi, un atto di attenzione nei confronti di un Paese che deve capire che la strada intrapresa non è certamente quella corretta. La strada da intraprendere è quella volta all'apertura del dialogo, alla soluzione dei problemi, mentre, per l'Unione europea, è quella di considerare la Repubblica federale russa come un partner importante, per la politica europea, in tutti gli scenari internazionali. Nel preambolo stesso del provvedimento in esame è scritto, tra l'altro, che l'Ucraina deve attuare le riforme politiche, socio-economiche, giuridiche e istituzionali necessarie per dare efficacia all'attuazione del presente accordo, ma l'Ucraina è deficitaria dal punto di vista del processo che deve intraprendere.
Vogliamo dunque dare un segnale di attenzione e, al tempo stesso, rimanere fermi sulle posizioni di un corretto rapporto con la Federazione russa, che consideriamo un partner essenziale e fondante per l'Unione europea e l'Italia.
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1750) Ratifica ed esecuzione dell'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Mongolia, dall'altra, fatto a Ulan-Bator il 30 aprile 2013 (Relazione orale) (ore 10,52)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1750.
Il relatore, senatore Corsini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
CORSINI, relatore. Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata ad esaminare l'accordo quadro di partenariato e cooperazione sottoscritto nel 2013 tra l'Unione europea, i suoi Stati membri e la Mongolia. L'intesa - già ratificata dalla Mongolia - è finalizzata a consolidare le relazioni ed il dialogo politico con il Paese asiatico attraverso un partenariato di ampia portata strategica, con particolare riferimento ai comparti del commercio e degli investimenti, dello sviluppo sostenibile, dell'istruzione e della giustizia.
Frutto di un negoziato piuttosto rapido, l'accordo, che si affianca a quello già vigente in materia di scambi e cooperazione economica, costituirà la cornice giuridica per il rafforzamento della cooperazione settoriale con un Paese dalle considerevoli potenzialità strategiche, stanti anche i suoi rapporti con la Cina e la Russia, destinato altresì ad essere maggiormente integrato nell'economia mondiale e nella cooperazione regionale ed internazionale.
Il testo, che si compone di 65 articoli, suddivisi in nove titoli, definisce preliminarmente la natura e l'ambito di applicazione dell'intesa, prevedendo fra l'altro un impegno contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, per la piena operatività della Corte penale internazionale e in materia di lotta al terrorismo.
I titoli II e III dettano norme rispettivamente in materia di cooperazione bilaterale, regionale e internazionale e di sviluppo sostenibile, prevedendo fra l'altro l'introduzione in Mongolia di norme e standard comuni europei, l'impegno per approfondire la collaborazione nel quadro delle organizzazioni regionali ed internazionali, nonché strategie per promuovere lo sviluppo umano, sociale e la tutela dell'ambiente.
II titolo IV è finalizzato ad intensificare le relazioni commerciali, a migliorare il sistema degli scambi multilaterali e a consentire migliori condizioni di accesso ai rispettivi mercati. Alcuni articoli sono dedicati alla collaborazione doganale, alla incentivazione ai flussi di investimento, all'applicazione delle norme sulla concorrenza e all'apertura dei mercati degli appalti.
Nel quadro della cooperazione in materia di giustizia, libertà e sicurezza, il titolo V si occupa di migrazione, lotta agli stupefacenti, contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione e al finanziamento del terrorismo.
Il titolo VI disciplina la cooperazione in altri settori, fra cui i servizi finanziari, la politica industriale, la cooperazione scientifica e tecnologica, l'energia e l'ambiente. Seguono poi norme sugli strumenti di cooperazione finanziaria, prevedendo anche un impegno della Banca europea degli investimenti.
Da ultimo, il titolo IX reca le disposizioni finali dell'accordo, prevedendo una clausola evolutiva per il possibile ampliamento dell'ambito di applicazione dell'intesa, norme per l'adempimento degli obblighi, per l'applicazione territoriale e per l'entrata in vigore e la durata del testo stesso.
Il disegno di legge di ratifica dell'accordo si compone di quattro articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione, all'entrata in vigore ed alla clausola di invarianza finanziaria. Va sottolineato che l'accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese.
In conclusione, si propone l'approvazione da parte dell'Assemblea del provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica, comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Alleanza Popolare al disegno di legge in esame.
LUCIDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIDI (M5S). Signor Presidente, dichiaro il voto contrario del Gruppo M5S.
MARAN (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARAN (PD). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo PD al disegno di legge in esame.
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1829) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay riguardante lo svolgimento di attività lavorativa da parte dei familiari conviventi del personale diplomatico, consolare e tecnico-amministrativo, fatto a Roma il 26 agosto 2014 (Relazione orale) (ore 10,59)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1829.
Il relatore, senatore Zin, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
ZIN, relatore. Signor Presidente, l'Assemblea è chiamata ad esaminare il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell'accordo sottoscritto nell'agosto 2014 fra Italia e la Repubblica orientale dell'Uruguay, volto a consentire l'esercizio di attività lavorative ai familiari conviventi del personale delle rispettive missioni diplomatiche e rappresentanze consolari, nonché delle delegazioni presso la Santa Sede.
L'accordo è elaborato sulla base di un modello standard e ricalca quelli approvati recentemente con Brasile, Argentina e Cile. Il testo è finalizzato a rafforzare le relazioni diplomatiche fra Italia ed Uruguay, facilitando la partecipazione dei familiari dei diplomatici alla vita sociale del Paese che li ospita, senza con ciò venire meno al ruolo istituzionale che sono chiamati a svolgere in qualità di familiari del personale accreditato.
L'intesa, composta di 8 articoli, si estende anche ai familiari delle rappresentanze accreditate presso la Santa Sede. Si applica ai consorti non separati e ai figli a carico di età compresa fra i diciotto e i ventisei anni e ai figli diversamente abili, a prescindere dall'età.
Gli articoli 2 e 3 definiscono le procedure autorizzative in Italia ed in Uruguay, con modalità pressoché analoghe. Gli articoli 4, 5 e 6 stabiliscono, rispettivamente, l'applicabilità della normativa locale in materia tributaria, di sicurezza sociale e del lavoro e la non applicabilità delle immunità civili, amministrative e penali per l'esercizio dell'attività lavorativa. Gli articoli 7 e 8 regolamentano la modalità di soluzione delle eventuali controversie nell'interpretazione o applicazione del testo; l'entrata in vigore; la durata e la possibilità di denuncia dell'accordo medesimo.
Il disegno di legge di ratifica si compone di 3 articoli che dispongono: l'autorizzazione alla ratifica, l'ordine di esecuzione, l'entrata in vigore. Dall'applicazione del provvedimento non derivano oneri o minori entrate a carico del bilancio dello Stato.
In conclusione, signor Presidente, si propone l'approvazione da parte dell'Assemblea del provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica, comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Area Popolare.
AIROLA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, annuncio l'astensione del Gruppo Movimento 5 Stelle.
MARAN (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARAN (PD). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo PD.
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione del disegno di legge:
(1964) Adesione della Repubblica italiana alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia, fatta a New York il 30 agosto 1961 (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 11,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1964, già approvato dalla Camera dei deputati.
La relatrice, senatrice Fattorini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.
FATTORINI, relatrice. Il disegno di legge, già approvato dalla Camera dei deputati, reca l'adesione dell'Italia alla Convenzione delle Nazioni Unite del 1961 sulla riduzione dei casi di apolidia, a cui finora hanno aderito 63 Paesi, tra i quali 20 Stati membri dell'Unione europea, inclusi Regno Unito, Francia e Germania.
L'apolidia, ovvero la condizione di un individuo privo di nazionalità e che nessuno Stato considera come proprio cittadino, è un fenomeno spesso sottovalutato, ma che esclude ancora oggi molte persone dal poter beneficiare di diritti elementari fondamentali.
Nonostante il diritto della persona umana alla nazionalità sia riconosciuto come fondamentale dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione europea sulla nazionalità del 1997, si stima che in Europa vi siano circa 600.000 casi di apolidia, mentre in Italia sarebbero almeno 15.000 le persone apolidi o a rischio di apolidia, per la maggior parte giovani, nati e cresciuti in Italia, spesso appartenenti alle comunità rom e sinti provenienti dalla ex Jugoslavia.
La Convenzione in esame prevede che gli Stati parte garantiscano l'acquisizione della cittadinanza in modo automatico al momento della nascita, attraverso previsione di legge o tramite istanza dell'interessato.
L'ordinamento italiano, riconoscendo ex lege la cittadinanza ai bambini nati nel proprio territorio, che sarebbero altrimenti apolidi, è già in linea con quanto previsto da una delle opzioni indicate dalla Convenzione e non necessita di disposizioni di adeguamento. Tuttavia, il nostro Paese ha finora provveduto a ratificare solo la Convenzione sullo status degli apolidi del 1954, e non anche la Convenzione del 1961.
Un'eventuale adesione consentirebbe di introdurrebbe nell'ordinamento italiano un ulteriore obbligo giuridico di rilevanza internazionale, rafforzando la trasparenza giuridica e la prevedibilità delle garanzie e delle procedure poste in essere dall'Italia in materia di prevenzione dell'apolidia, dando seguito ad impegni assunti a livello internazionale.
La Convenzione, composta di 21 articoli, ha per obiettivo quello di assicurare il diritto di ogni persona ad avere una cittadinanza, ivi compreso il diritto di ogni bambino ad acquisirne una. Essa stabilisce norme sull'acquisizione, sulla rinuncia, sulla perdita e sulla privazione della cittadinanza e prevede una serie di misure cui gli Stati aderenti devono dare applicazione, che illustro.
Più in dettaglio, gli articoli da 1 al 4 introducono misure per evitare l'apolidia dei minori, in particolare attraverso l'attribuzione iure soli della cittadinanza ai nati da genitori apolidi o cittadini di Stati che non applicano lo ius sanguinis, e attraverso l'attribuzione iure sanguinis della cittadinanza ai nati all'estero.
Gli articoli 5, 6 e 7 fissano una serie di misure per evitare l'apolidia dovuta a perdita o a rinuncia della propria nazionalità, condizionando la perdita della cittadinanza al possesso di un'altra cittadinanza.
Gli articoli 8 e 9 dettano norme per evitare l'apolidia dovuta alla privazione della nazionalità, mentre l'articolo 10 introduce alcune disposizioni volte ad evitare l'apolidia nel contesto della successione degli Stati, prevedendo l'obbligo di regolare la cittadinanza delle persone coinvolte in trasferimenti di territorio da uno Stato a un altro.
L'articolo 13 dispone che non venga pregiudicata l'applicazione di disposizioni nazionali più favorevoli in materia, mentre i successivi articoli dal 14 al 17 dettano norme in materia di controversie e di applicazione delle disposizioni ai territori statuali.
Il disegno di legge di ratifica si compone di 4 articoli che dispongono, rispettivamente, in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione, alla clausola di invarianza di finanza ed all'entrata in vigore. L'accordo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese, risultando peraltro in linea con quanto già previsto dalle convenzioni del Consiglio d'Europa sulla nazionalità del 1997 e sulla prevenzione dei casi di apolidia in relazione alla successione degli Stati del 2006.
In conclusione, si propone l'approvazione da parte dell'Assemblea del provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica, comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
BONFRISCO (CoR). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONFRISCO (CoR). Signor Presidente, è con particolare piacere che accolgo il fatto che il mio primo intervento in Aula da componente della Commissione affari esteri si svolga su questo tema.
Dopo la relazione della relatrice Fattorini, così ampia e molto chiara, vorrei ricordare che, ai sensi dell'articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, il principio cardine su cui si basa l'acquisizione della cittadinanza italiana è - come tutti sappiamo - fondamentalmente quello dello ius sanguinis, cioè della trasmissione della cittadinanza per discendenza.
L'adesione alla Convenzione comporterà per l'Italia l'ulteriore obbligo giuridico di rilevanza internazionale, di cui si è dibattuto molto nella passata legislatura, di prevedere l'attribuzione iure soli della cittadinanza ai nati da genitori apolidi o cittadini di Stati che non applicano il principio dello ius sanguinis, e l'attribuzione iure sanguinis della cittadinanza ai nati all'estero.
Si tratta, di conseguenza, dell'introduzione nel nostro ordinamento giuridico di un principio che oggi costituisce un'eccezione a quello della unicità della cittadinanza, poiché applicabile solamente in determinati casi specifici, come quello di stranieri discendenti da avo italiano emigrati in Paesi in cui vige il principio dello ius soli. In questo modo si garantirebbe ai figli dei nostri emigrati il mantenimento del legame con il Paese di origine degli ascendenti, con ciò dovendosi considerare la misura anche in un'ottica di rispetto e di salvaguardia dei diritti dell'infanzia, che - penso ai bambini e agli adolescenti - sono particolarmente cari all'attività del nostro Gruppo.
I bambini e gli adolescenti costituiscono l'anello più debole di una catena che abbiamo visto dispiegarsi in tutta la sua drammaticità in questi giorni che definiamo di emergenza, mentre rappresentano probabilmente una nuova frontiera con cui dovremo rapportarci nello scambio, che non è solo culturale o sociale, ma fondamentalmente geopolitico, con masse di persone che provengono da Paesi con forti turbolenze e che richiamano l'Europa al proprio dovere principale, in quanto nata e costituita per mantenere la pace. Infatti, è proprio questo che ci ricorda l'applicazione di numerosi trattati, tra cui ricordiamo la Dichiarazione di Ginevra dei diritti del fanciullo del 1924 e la più recente Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1989.
Il nostro Gruppo ha più volte concretamente sollecitato l'adozione di misure volte alla tutela dei soggetti deboli e vulnerabili, e in particolare attraverso mozioni. Una di queste, che affronteremo nelle prossime settimane in quest'Aula, è dedicata alla tragedia in atto di Boko Haram e a quella (che sembra meno tragica, ma non lo è affatto) oggetto del grande ed accorato appello lanciato dal presidente della Tunisia Essebsi, che dichiara lo stato emergenza del Paese e chiede l'aiuto per contrastare forme di terrorismo che minacciano la Tunisia ed altri Paesi, tra cui il nostro.
Attraverso lo strumento della mozione richiamiamo altresì l'attenzione del Governo e dei partner europei ed internazionali, nonché delle organizzazioni non governative, data la notevole pressione che queste hanno per poter esercitare a livello mondiale, sulle informazioni relative ad alcune pratiche brutali attuate ormai in troppe aree del pianeta nei confronti di minori.
Come sempre accade, sono le minoranze, le donne, i bambini e i disabili ad essere più facilmente e brutalmente sfruttate, in Paesi dove l'intensità del conflitto armato ha raggiunto livelli estremi, con un impatto sproporzionato e intollerabile su queste categorie.
In particolare, nella sua campagna di espansione l'ISIS non si fa scrupolo di addestrare, utilizzare e, in casi di necessità, uccidere anche i bambini, reclutati dai predicatori e attirati dal martirio che la jihad offre. Negli ultimi mesi detto fenomeno ha assunto dimensioni particolarmente drammatiche. Tra le righe di queste drammatiche atrocità diventa impossibile non riconoscere un lucido e complesso programma di radicalizzazione rivolto alle menti più giovani e fragili, perciò proiettato al futuro per forgiare la prossima generazione di terroristi jihadisti. Questo è il punto.
Nell'avanzare su tale terreno, noi mettiamo in atto una clausola di salvaguardia possibile rispetto al reclutamento di giovani, perché il fenomeno che affrontiamo approvando l'atto del Senato in esame è legato soprattutto alla potenziale fornitura - consentitemi questo brutto termine - in quel segmento di possibili giovani che possono abbracciare la causa del terrorismo islamico o del terrorismo tout court.
In tale contesto appare per noi fondamentale creare le condizioni per favorire una reale integrazione nel tessuto sociale del Paese in cui questi giovani sono nati e di quei minori che, altrimenti, potrebbero trovarsi nella triste condizione di non essere riconosciuti come propri cittadini da nessuno Stato. Tuttavia, non nascondiamo ed è nostro dovere evidenziare possibili risvolti che traviserebbero lo scopo primario della Convenzione, e da questi noi dobbiamo fuggire. Non vorremmo, infatti, che con questa ratifica si stia preparando il terreno alla concessione indiscriminata della cittadinanza italiana anche a quelle minoranze che non hanno la concreta, a volte neanche minima, intenzione di inserirsi produttivamente nella realtà sociale ed economica del nostro Paese, e che pertanto - secondo noi - non dovrebbero legittimamente ambire all'acquisizione dello status di cittadino italiano.
Ma oggi, nel vivere e nell'affrontare questa emergenza, noi dobbiamo togliere innanzitutto linfa vitale al possibile reclutamento nel nostro Paese che un'immigrazione incontrollata può favorire e sanare una condizione legale e giuridica. Il nostro Gruppo voterà a favore dell'approvazione di questo atto, e tutti insieme ci apprestiamo ad approvare un testo che escluda almeno il rischio che da tale versante possa arrivare un fenomeno assai pericoloso per la sicurezza dei cittadini italiani.
STEFANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANI (LN-Aut). Signor Presidente, per quanto nel merito questo provvedimento ci pare anche teoricamente condivisibile, perché la condizione di apolidia, quando non derivi dalla risposta ad un crimine, è veramente una inaccettabile violazione dei diritti dell'uomo, proprio la scelta dei tempi ingenera in noi qualche dubbio e qualche sospetto. Nella relazione illustrativa è, infatti, scritto a chiare lettere che il problema della apolidia nel nostro Paese si identifica soprattutto con i rom. Non vorremmo, quindi, che con questa affermazione si stia ora preparando il terreno alla concessione indiscriminata della cittadinanza italiana a tutti i rom che si muovono sui nostri territori. Speriamo, invece, che si stia creando il presupposto per una politica che miri a chiedere a tutti i nostri partner di identificare, come loro cittadini, i rom originari del proprio Paese.
C'è però un altro e ulteriore delicato aspetto della questione che riteniamo meritevole di menzione. Sul tappeto, infatti, non c'è solo la questione dei rom, che la Romania ha unilateralmente europeizzato nel 2007. Il problema della apolidia riguarda, infatti, anche alcuni Stati membri della stessa Unione europea, in particolar modo le Repubbliche baltiche di Lettonia ed Estonia, che negano dal 1991 la cittadinanza agli elementi delle minoranze russofone che non abbiano accettato di apprendere la lingua ufficiale e la storia dello Stato. Tale situazione è evidentemente incompatibile con le norme fondamentali del diritto dell'Unione europea e dovrebbe essere in qualche modo corretta.
Quindi, pur essendo teoricamente favorevoli alla ratifica della Convenzione, la Lega voterà ugualmente contro, dal momento che siamo fortemente preoccupati per i passi che potranno farvi seguito, per le ragioni che ho espresso prima. Temiamo, in particolare, la prospettiva che da questo provvedimento possa un giorno discendere un'indiscriminata concessione della cittadinanza del nostro Paese ai rom, che non possiamo e non vogliamo accettare. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMPAGNA (AP (NCD-UDC)). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del nostro Gruppo al provvedimento.
LUCIDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIDI (M5S). Signor Presidente, annuncio il voto di astensione del Gruppo Movimento 5 Stelle e sottolineo il fatto, già evidenziato da altri, che stiamo ratificando l'adesione ad un accordo ormai datato.
È quasi un paradosso: sembrerebbe che il primo apolide sia proprio questa Convenzione che, dopo oltre cinquant'anni, trova finalmente la nostra attenzione. In realtà, noi avremmo preferito una revisione delle leggi già vigenti in Italia, che di fatto impediscono il riconoscimento della cittadinanza, e, tra queste, anche del testo unico sull'immigrazione.
Confermo, quindi, il voto di astensione del nostro Gruppo.
D'ALI' (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALI' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, diverse motivazioni avrebbero dovuto portare sia la Commissione che il Parlamento a soprassedere sull'approvazione di questo disegno di legge.
La prima motivazione è certamente relativa alle cifre: andiamo a ratificare una Convenzione sottoscritta nel 1961. È chiaro che, dal 1961 ad oggi (che poi forse è anche l'età media dei componenti dell'Aula nella quale ci troviamo), sono di molto cambiate le condizioni internazionali e quelle per poter valutare se questa Convenzione debba essere ratificata, così come dice l'articolato, sic et simpliciter. Tra l'altro, nell'articolato stesso mancano alcune indicazioni riguardo a facoltà o a discrezionalità che la Convenzione stessa affida agli Stati contraenti. Quindi, non sappiamo, nel ratificare la Convenzione, quale sarà l'atteggiamento dello Stato italiano riguardo a queste discrezionalità. Sarebbe stato invece opportuno, e vorrei dire corretto, indicare all'Assemblea l'intenzione di esercitare alcune attività previste dalla Convenzione.
Detto questo, è chiaro che quella in esame è una Convenzione del 1961 e oggi le condizioni sono completamente cambiate. Sarebbe stato, quindi, più opportuno che questa ratifica, oltre ad essere meglio specificata nel dettato normativo, fosse stata discussa nell'ambito di un dibattito che è già preannunciato nelle nostre Aule parlamentari e che riguarda tutta la materia, molto delicata, della cittadinanza, dello ius sanguinis e dello ius soli. Quindi, trovo assolutamente fuor di luogo la proposizione, dopo cinquantaquattro anni, della ratifica di una Convenzione che può impegnare anche il Parlamento rispetto ad un dibattito che ancora si deve svolgere.
Per queste motivazioni, senza voler con ciò nulla togliere ai diritti di alcuni soggetti, e soprattutto dei più deboli quali possono essere i bambini, noi ci asterremo sulla ratifica di questa Convenzione, che tra l'altro non risulta ancora ratificata da importanti Stati, quali gli Stati Uniti d'America e la Spagna. Ci saranno dei motivi per cui, in 54 anni, la Convenzione non è stata da noi ratificata, come d'altronde ancora non hanno fatto alcuni Stati importanti. Evidentemente le Nazioni Unite dovrebbero aggiornare il testo della Convenzione alla realtà odierna. Soprattutto noi, che siamo molto esposti su questo fronte, dovremmo fare una più adeguata riflessione, piuttosto che veicolare nel nostro ordinamento, come spesso accade, sotto forma di ratifica, norme sulle quali magari qualcuno potrebbe non essere d'accordo o potrebbe proporre delle modifiche. Mi sembra veramente un modo di operare molto superficiale, per cui noi ci asterremo. (Applausi del senatore Alicata).
MARAN (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARAN (PD). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del mio Gruppo.
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
Si tratta di un voto assolutamente importante, perché dopo cinquantaquattro anni aderiamo ad una Convenzione: mi chiedo se non vi sia una prescrizione per i trattati. La Convenzione, là dove approvata, è entrata in vigore nel 1975.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(1660) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli attestanti studi universitari o di livello universitario rilasciati nella Repubblica italiana e nella Repubblica popolare cinese, con Allegati, firmato a Pechino il 4 luglio 2005 (Relazione orale) (ore 11,25)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1660.
Ilrelatore, senatore Compagna, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
COMPAGNA, relatore. Signor Presidente, l'accordo intende favorire la collaborazione fra i due Paesi nel settore dell'istruzione. L'accordo in tema di istruzione era necessario perché i rapporti fra l'Italia e la Cina riscontrano una grave lacuna nella mancanza di equiparazione dei titoli di studio. Tranne alcuni accordi bilaterali sottoscritti fra singole università italiane e cinesi, non vi è stato - ed è una lacuna, essendo l'università italiana prevalentemente statale e lo stesso quella cinese - un accordo tra Stati.
L'accordo si compone di un preambolo e di nove articoli.
L'articolo 1 individua l'ambito di validità, stabilendo che i destinatari siano le università, i politecnici e le istituzioni di alta formazione artistica e musicale. Da questo punto di vista anticipo che proporrò un emendamento di coordinamento, perché l'espressione "universitaria" comprenda anche i titoli di studio rilasciati dopo il perfezionamento universitario, quindi quelli post-universitari.
L'elenco delle istituzioni accademiche coinvolte è espressamente indicato in due Allegati, quello A per la parte italiana e quello B per la parte cinese.
Ai sensi dell'articolo 3, gli studenti in possesso del titolo finale di studi secondari superiori possono essere ammessi presso un'istituzione universitaria di uno dei due Paesi secondo le disposizioni vigenti nel Paese di accoglienza e in base alla disponibilità dei posti. Il medesimo articolo prevede altresì che siano esonerati dalle prove per l'accertamento della competenza linguistica, nonché dal contingentamento dei posti riservati agli studenti stranieri, i diplomati presso scuole secondarie nel cui programma di insegnamento sia stato inserito almeno per un triennio l'insegnamento della lingua del Paese ospite. Era il problema che ha sempre turbato la nostra università per stranieri di Perugia.
Gli articoli da 4 a 6 disciplinano il riconoscimento dei titoli rilasciati dalle istituzioni universitarie cinesi in Italia, disponendo che tali certificati consentano l'iscrizione ai corsi universitari di primo livello, dei livelli successivi ed al dottorato di ricerca presso gli atenei italiani. La competenza ad esprimere una valutazione sull'equivalenza dei certificati e degli esami sostenuti spetta in ogni caso all'istituzione universitaria di accoglienza.
L'articolo 7 riconosce ai possessori di un titolo universitario conseguito presso un'istituzione di uno dei due Paesi il diritto a fregiarsi di tale qualificazione nell'altro Paese.
Il successivo articolo 8 prevede la creazione di una commissione mista permanente di esperti per l'attuazione dell'intesa.
Il disegno di legge di ratifica si compone di quattro articoli, che dispongono in merito all'autorizzazione alla ratifica, all'ordine di esecuzione, alla copertura finanziaria ed all'entrata in vigore. Gli oneri economici sono stati quantificati in 2180 euro ad anni alterni, a decorrere dal 2015. Ho già segnalato che in Commissione è stato approvato un emendamento tecnico di coordinamento.
L'accordo non presenta alcun profilo di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese. Di qui, il mio suggerimento all'Assemblea di approvare il provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica, comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale è stato presentato un emendamento, che si intende illustrato, sul quale invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
GIRO, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signor Presidente, esprimo parere favorevole.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.100.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100, presentato dal relatore.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
LUCIDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIDI (M5S). Signor Presidente, annuncio il voto contrario del Gruppo Movimento 5 Stelle.
MARAN (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARAN (PD). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del mio Gruppo.
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:
(1659) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Azerbaijan sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 6 novembre 2012 (Relazione orale) (ore 11,32)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1659.
Ilrelatore, senatore Compagna, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
COMPAGNA, relatore. Signor Presidente, l'intesa ha lo scopo di assicurare un rapporto tra le Forze armate dei due Paesi, sviluppandone e disciplinandone la cooperazione bilaterale, con l'intento di consolidare le rispettive capacità difensive. Non mancano possibili ricadute in alcuni settori produttivi importanti e vengono rafforzate le relazioni bilaterali in ambito culturale, scientifico e commerciale.
Si ricorda che l'Azerbaijan è Paese membro del partenariato euro-atlantico, ovvero di quel forum di consultazione e dialogo tra la NATO e alcuni suoi partner esterni, nonché sottoscrittore dal 1994 del programma della NATO partenariato per la pace. È inoltre un Paese che occupa un'area di grande importanza strategica e politica, ed è uno dei principali esportatori di idrocarburi, con forti ricadute sui rapporti economici con l'Italia.
L'accordo si compone di un breve preambolo e di nove articoli. L'articolo 1 precisa che la cooperazione bilaterale verrà regolata da principi di reciprocità, uguaglianza e reciproco interesse, in conformità con gli ordinamenti giuridici dei due Paesi e con gli impegni internazionali da essi assunti.
L'articolo 2 individua le aree di intervento e le modalità della cooperazione, precisando che essa si svolgerà sulla base di piani annuali e pluriennali, che l'organizzazione delle attività sarà di pertinenza dei rispettivi Ministeri della difesa e che sarà possibile organizzare eventuali consultazioni dei rappresentanti delle parti, da tenersi alternativamente a Baku - dove si trova la delegazione guidata dal collega Divina, che forse ne parlerà in questi giorni - e a Roma.
Tra gli ambiti di cooperazione ci sono la cooperazione politico-militare, la ricerca e lo sviluppo di prodotti e servizi per la difesa, le operazioni umanitarie, la formazione e la sanità militare. Sono anche previste visite reciproche di delegazioni e di personale di formazione, nonché la partecipazione ad esercitazioni militari.
L'articolo 4 affronta il tema della giurisdizione e stabilisce il diritto per il Paese ospitante di giudicare il personale ospitato per eventuali reati commessi sul proprio territorio, salvo reati commessi contro la sicurezza interna, il suo patrimonio o commessi in relazione al servizio. È previsto altresì che si addivenga ad un'intesa che salvaguardi il personale interessato nel caso di sanzioni previste nel Paese ospitante in contrasto con i princìpi fondamentali dello Stato di origine.
Gli articoli successivi disciplinano casi di eventuali risarcimenti per danni provocati dal personale in relazione al servizio reso.
L'articolo 8, infine, indica le modalità attraverso le quali si potrà emendare o rivedere il testo dell'accordo.
Il disegno di legge di ratifica si compone rispetto a questi nove articoli soltanto di cinque articoli, che riassumono rispettivamente l'autorizzazione alla ratifica, l'ordine di esecuzione, la copertura finanziaria, la clausola di invarianza di spesa per la finanza pubblica e l'entrata in vigore.
Gli oneri economici riguardano eventuali visite ufficiali ed incontri operativi tra le rispettive delegazioni.
In Commissione è stato approvato un emendamento tecnico che sposta al 2015 le coperture inizialmente previste per il 2014. Non sono stati ravvisati profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l'ordinamento comunitario e altri obblighi internazionali. Da qui la proposta della Commissione all'Assemblea di approvare il provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare nella discussione generale e poiché il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica, comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.
Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Procediamo alla votazione dell'articolo 1.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 4.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'articolo 5.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione finale.
AIROLA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AIROLA (M5S). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario del mio Gruppo.
MARAN (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARAN (PD). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del mio Gruppo.
SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
ALBANO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBANO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, 5 settembre 2010‑5 settembre 2015: sono trascorsi cinque anni dall'omicidio di Angelo Vassallo, conosciuto anche come il sindaco pescatore di Pollica.
Vorrei ricordare insieme a voi la sua figura di amministratore coraggioso, caparbio ed incorruttibile. Ha pagato con la vita il suo impegno contro le ecomafie e i responsabili della sua uccisione devono ancora essere consegnati alla giustizia. Proprio il coraggio, l'amore per le istituzioni e il territorio di Vassallo devono essere un esempio per tutti i cittadini e gli amministratori, un esempio quanto mai necessario di buona politica.
Con questo Governo abbiamo approvato finalmente pene aspre contro gli ecoreati, ma solo un'opera di capillare educazione presso la popolazione potrà mettere un freno alle ecomafie che uccidono sia in modo cruento - come è successo al sindaco pescatore - sia in modo subdolo e lento, causando tumori e malattie degenerative. Ad Angelo Vassallo dobbiamo anche il riconoscimento dell'UNESCO della dieta mediterranea tra i patrimoni orali e immateriali dell'umanità, una medaglia per la nostra Italia, che ha l'onore di ospitare questo anno l'Expo internazionale dedicata proprio all'alimentazione.
Il nostro Paese ha bisogno di tanti Angelo Vassallo, cittadini, amministratori e politici con la schiena dritta, in grado di affrontare con forza e onestà morale le sfide che la lotta alla legalità ci impone per un'Italia migliore, un'Italia più giusta, un'Italia che ama e rispetta il suo territorio e la salute degli italiani. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. La Presidenza si unisce al ricordo e la ringrazia.
BOTTICI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOTTICI (M5S). Signor Presidente, chiederei un attimo di attenzione. (Brusio).
PRESIDENTE. Colleghi, la seduta sta proseguendo. L'emiciclo non è il circolo ricreativo dei senatori o degli ex senatori. Chi vuole può uscire. (Brusio). Continuano imperterriti. Colleghi!
BOTTICI (M5S). Mi piacerebbe che si ponesse un po' di attenzione, perché quanto sto per evidenziare si manifesta quotidianamente in queste Aule.
L'anno scorso abbiamo votato una delega fiscale su cui il Governo ha chiesto ulteriore tempo, perché non aveva ancora fatto tutti i decreti legislativi. Su alcuni decreti ha esercitato un abuso di delega che nessuno gli ha dato e di altri si è dimenticato. Ieri sono arrivati cinque decreti legislativi in seconda lettura.
Vi faccio solo un esempio: sul decreto legislativo n. 183, che è quello che riforma il sistema sanzionatorio, sono state scritte sedici pagine di parere dalla Commissione giustizia e dalla Commissione finanze perché quel testo è scritto con i piedi. Il Governo lo ha trasmesso alle Camere il 9 settembre e abbiamo solo dieci giorni di tempo a disposizione. Se noi consideriamo che oggi pomeriggio ci sarà una seduta breve e che venerdì, sabato, domenica e lunedì non si lavora, ci rimarranno pochissimi giorni per valutare questo decreto legislativo assieme agli altri.
Chiedo allora che, quando vengono presentati i decreti legislativi, ci sia l'obbligo di lavorare in Commissione per dieci giorni, ossia per il tempo massimo a disposizione delle Commissioni, altrimenti si fa un lavoro inutile e si continua con la presa in giro del lavoro dei parlamentari. Non è possibile: il parere non è vincolante, il testo viene consegnato l'ultimo giorno, non si sa se il dossier è pronto o no! Il Governo faccia allora ciò che vuole, ma si assuma le proprie responsabilità. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatrice Bottici, per ottenere un risultato le suggerisco di svolgere le medesime considerazioni anche in Commissione, che è la sede propria in cui farlo.
PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, giorni fa, durante la puntata della trasmissione televisiva «Porta a Porta», il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo prossimo viaggio negli Stati Uniti, sottoporrà all'attenzione del presidente Obama la vicenda del nostro connazionale, il trentino Chico Forti, attualmente in carcere a vita negli Stati Uniti.
Da più parti, in questi anni e soprattutto negli ultimi mesi, si è alzata forte da parte dell'opinione pubblica la richiesta di revisione di un processo che ha molti lati oscuri circa il modo con cui si è giunti alla sentenza di condanna. Come ha sottolineato lo stesso presidente Renzi, stante il nostro sistema giuridico, ci sarebbero stati sicuramente tutti gli estremi per una revisione di un processo che, invece, nel caso di Forti non è mai stato accordato.
Vorrei sottolineare inoltre la straordinaria dignità e la piena fiducia che Forti ha sempre dimostrato nei confronti della giustizia americana, un atteggiamento che gli fa onore e che costituisce una ragione in più per tentare tutte le strade necessarie per ottenere la revisione del processo. Ricordo inoltre che, alcuni mesi fa, è stata depositata in Senato una mozione presentata da me e sottoscritta da diversi colleghi - che invito tutti i colleghi a sottofirmare - in questo simile a una, approvata a larghissima maggioranza dalla Camera dei deputati (che unificava i testi degli onorevoli Ottobre, Corda e altri), con cui si impegnava il Governo ad assumere, in ogni sede, qualsiasi iniziativa di competenza, volta a tutelare il concittadino Enrico Forti, come più volte in precedenza il Governo italiano ha ritenuto di dover fare, in difesa di altri concittadini condannati e detenuti all'estero, considerato anche il fatto che lo Stato italiano intrattiene con il Governo degli Stati Uniti ottimi rapporti diplomatici, che hanno portato, anche di recente, alla soluzione di casi giudiziari controversi.
Pertanto, signor Presidente, credo che sarebbe un fatto istituzionalmente significativo che anche questo ramo del Parlamento esaminasse e approvasse quanto prima la mozione che è stata depositata, perché si darebbe ulteriore forza a una vicenda probabilmente di civiltà giuridica e di tutela di un nostro connazionale, sulla quale non credo debbano esistere diversità politiche, ma l'intero forte sostegno di tutte le figure e di tutte le articolazioni istituzionali, proprio come la sensibilità mostrata al riguardo Presidente della Repubblica è lì a sottolineare.
PRESIDENTE Senatore Panizza, credo che sia anche utile che, attraverso il suo Capogruppo, venga sollecitata la calendarizzazione della citata mozione, nella Conferenza dei Capigruppo.
Per lo svolgimento in Commissione e la risposta scritta ad interrogazioni
BLUNDO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BLUNDO (M5S). Signor Presidente, dal giorno in cui è stata istituita, la Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza sta portando avanti molte indagini conoscitive sul complesso e delicato universo dei minori, alcune delle quali - come quella sul diritto dei minori a fruire del patrimonio artistico e culturale e sulla prostituzione minorile - sono ancora in corso di svolgimento, con i cicli di audizioni che continuano regolarmente, nonostante i problemi organizzativi che si sono riscontrati. Altre si sono concluse, come quella sulla povertà minorile, con una relazione finale, che è stata presentata lo scorso 30 giugno.
Altre, però, sono state recentemente deliberate, ma per motivi apparentemente inspiegabili si sono arenate dopo la prima audizione. Mi riferisco all'indagine conoscitiva sui minori fuori famiglia, che ho proposto in qualità di Vice Presidente della Commissione, per la quale, dopo la prima audizione a maggio, si è rinviata la seconda audizione al 23 ottobre. Si tratta di un ritardo inaccettabile, per un'indagine conoscitiva che ha il nobile obiettivo di acquisire dati certi sul numero dei minori presenti nelle case famiglia e avere contezza delle modalità utilizzate nelle operazioni di collocamento.
Su quest'ultima vicenda ho anche indirizzato al ministro Orlando l'interrogazione a risposta orale in Commissione giustizia 3-01932, per la quale oggi sollecito una risposta che ancora tarda ad arrivare.
Allo stesso modo chiedo riscontro a un'altra mia interrogazione a risposta scritta, la 4-04295, su Airone ONLUS, un ente che sembra continui a operare ancora nel settore, pur essendo direttamente coinvolto nello scandalo adozioni internazionali in Kazakhstan, su cui molti di noi (anche il Gruppo della Lega Nord) hanno presentato interrogazioni che ancora non hanno ottenuto risposta. Auspico pertanto di avere presto queste risposte. (Applausi dal Gruppo M5S).
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.
La seduta è tolta (ore 11,50).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di associazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra, fatto a Bruxelles il 27 giugno 2014 (1963)
ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo di associazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra, fatto a Bruxelles il 27 giugno 2014.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 486 dell'Accordo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Copertura finanziaria)
1. All'onere derivante dall'articolo 7, paragrafi 3 e 4, e dall'articolo 11 del protocollo II allegato all'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, valutato in 9.680 euro annui a decorrere dall'anno 2016, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2016 e 2017, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2015, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri di cui alla presente legge. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1 del presente articolo, il Ministro dell'economia e delle finanze provvede mediante riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente aventi la natura di spese rimodulabili ai sensi dell'articolo 21, comma 5, lettera b), della citata legge n. 196 del 2009, destinate alle spese di missione nell'ambito del programma «Regolazione giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalità» e, comunque, della missione «Politiche economico-finanziarie e di bilancio» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze. Si intende corrispondentemente ridotto, per il medesimo anno, di un ammontare pari all'importo dello scostamento, il limite di cui all'articolo 6, comma 12, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione dell'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Mongolia, dall'altra, fatto a Ulan-Bator il 30 aprile 2013 (1750)
ARTICOLI DA 1 A 4
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Mongolia, dall'altra, fatto a Ulan-Bator il 30 aprile 2013.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 63 dell'accordo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni interessate svolgono le attività previste dalla presente legge con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo fra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay riguardante lo svolgimento di attività lavorativa da parte dei familiari conviventi del personale diplomatico, consolare e tecnico-amministrativo, fatto a Roma il 26 agosto 2014 (1829)
ARTICOLI 1, 2 E 3
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo fra la Repubblica italiana e la Repubblica orientale dell'Uruguay riguardante lo svolgimento di attività lavorativa da parte dei familiari conviventi del personale diplomatico, consolare e tecnico-amministrativo, fatto a Roma il 26 agosto 2014.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 8 dell'Accordo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE
Adesione della Repubblica italiana alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia, fatta a New York il 30 agosto 1961 (1964)
ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato ad aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia, fatta a New York il 30 agosto 1961.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione di cui all'articolo 1 della presente legge, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 18 della Convenzione stessa.
2. Al momento del deposito dello strumento di adesione, il Governo si avvale della facoltà di cui all'articolo 8, paragrafo 3, della Convenzione di cui all'articolo 1 della presente legge.
Art. 3.
Approvato
(Clausola di invarianza finanziaria)
1. All'attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge le amministrazioni interessate provvedono nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli attestanti studi universitari o di livello universitario rilasciati nella Repubblica italiana e nella Repubblica popolare cinese, con Allegati, firmato a Pechino il 4 luglio 2005 (1660)
ARTICOLI 1, 2 E 3 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli attestanti studi universitari o di livello universitario rilasciati nella Repubblica italiana e nella Repubblica popolare cinese, con Allegati, firmato a Pechino il 4 luglio 2005.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 9 dell'Accordo stesso.
Art. 3.
Approvato nel testo emendato
(Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dalla presente legge, valutati in euro 2.180 annui ad anni alterni a decorrere dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2015, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca provvede al monitoraggio degli oneri di cui al comma 1 e riferisce in merito al Ministro dell'economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, provvede mediante riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente aventi la natura di spese rimodulabili ai sensi dell'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, destinate alle spese di missione nell'ambito del programma di spesa «Sistema universitario e formazione post-universitaria» della missione «Istruzione universitaria». Si intendono corrispondentemente ridotti, per il medesimo anno, di un ammontare pari all'importo dello scostamento, i limiti di cui all'articolo 6, commi 12 e 13, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
EMENDAMENTO
Il Relatore
Approvato
Al comma 2, dopo le parole: «Istruzione universitaria», inserire le seguenti: «e formazione post-universitaria».
ARTICOLO 4 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 4.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Azerbaijan sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 6 novembre 2012 (1659)
ARTICOLI DA 1 A 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
Approvato
(Autorizzazione alla ratifica)
1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Azerbaijan sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 6 novembre 2012.
Art. 2.
Approvato
(Ordine di esecuzione)
1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 9 dell'Accordo stesso.
Art. 3.
Approvato
(Copertura finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dall'articolo 2, paragrafo 1, punto 4), dell'Accordo di cui all'articolo 1, valutati in euro 4.736 ad anni alterni a decorrere dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2015, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
2. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, il Ministro della difesa provvede al monitoraggio degli oneri di cui alla presente legge e riferisce in merito al Ministro dell'economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro della difesa, provvede con proprio decreto alla riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie destinate alle spese di missione nell'ambito del programma «Pianificazione generale delle Forze Armate e approvvigionamenti militari» e, comunque, della missione «Difesa e sicurezza del territorio» dello stato di previsione del Ministero della difesa. Si intende corrispondentemente ridotto, per il medesimo anno, di un ammontare pari all'importo dello scostamento, il limite di cui all'articolo 6, comma 12, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.
3. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 2.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 4.
Approvato
(Clausola di invarianza)
1. Dalle disposizioni dell'Accordo di cui all'articolo 1 della presente legge, ad esclusione dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 4), del medesimo Accordo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 5.
Approvato
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale .
Allegato B
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1963
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1750
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1829
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1964
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1660
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere di nulla osta condizionato, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, alla sostituzione, all'articolo 3, comma 2, delle parole "della missione «Istruzione universitaria»", con le seguenti: "della missione «Istruzione universitaria e formazione post-universitaria»".
Parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge n. 1659
La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Anitori, Battista, Bubbico, Buccarella, Casaletto, Cassano, Casson, Cattaneo, Ciampi, Consiglio, Crosio, Della Vedova, De Pin, De Poli, Divina, D'Onghia, Esposito Stefano, Gotor Facello, Marino Luigi, Messina, Minniti, Mirabelli, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Quagliariello, Rizzotti, Rubbia, Saggese, Silvestro, Stucchi, Susta, Torrisi, Vattuone, Verducci e Vicari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti, per attività della 14ª Commissione permanente; Fabbri, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, con particolare riguardo al sistema della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; Fazzone e Gambaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro aff. esteri e coop.
Ministro difesa
(Governo Renzi-I)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla cooperazione militare e di difesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica gabonese, fatto a Roma il 19 maggio 2011 (2051)
(presentato in data 10/9/2015);
Ministro aff. esteri e coop.
Ministro difesa
(Governo Renzi-I)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo complementare del Trattato di cooperazione generale tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica della Colombia relativo alla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 29 luglio 2010 e a Bogotà il 5 agosto 2010 (2052)
(presentato in data 10/9/2015).
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 6 agosto al 9 settembre 2015)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 96
AMORUSO: sull'affidamento diretto di appalti pubblici per lo svolgimento del semestre di presidenza italiana della UE (4-03823) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
BERGER: sulla dichiarazione sulla produzione e utilizzo di gas fluorurati da parte delle imprese (4-00198) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
BLUNDO ed altri: sull'incentivazione dell'energia pulita da biomasse (4-00477) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
CASALETTO: su iniziative per il voto per corrispondenza (4-01906) (risp. BOCCI, sottosegretario di Stato per l'interno)
sul raggiungimento dell'obiettivo europeo della buona qualità delle acque superficiali nel 2015 in Italia (4-02752) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
CASALETTO ed altri: sull'affidamento del servizio idrico integrato della provincia di Monza e Brianza a Brianzacque Srl (4-00190) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
CASSON ed altri: sull'importazione illegale di amianto (4-03340) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
CENTINAIO: sulla bonifica integrale del sito di interesse nazionale di Broni (Pavia) (4-02721) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
sulla bonifica integrale del sito di interesse nazionale di Broni (Pavia) (4-03889) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
DI MAGGIO: su una presunta truffa denunciata in un programma televisivo (4-03590) (risp. PINOTTI, ministro della difesa)
GATTI, PIZZETTI: sulla tutela previdenziale dei dipendenti di Poste italiane con invalidità non inferiore all'80 per cento (4-04357) (risp. CASSANO, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)
GIROTTO, CASTALDI: sulla regolamentazione della politica energetica volta al conseguimento dell'efficienza energetica (4-03607) (risp. GUIDI, ministro dello sviluppo economico)
PICCOLI ed altri: per la gratuità degli esami sanitari per l'assunzione di vigili del fuoco volontari (4-02321) (risp. BOCCI, sottosegretario di Stato per l'interno)
PUPPATO ed altri: sulla condanna del blogger saudita Raif Badawi per reati di opinione (4-04171) (risp. DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale)
TOCCI: sulla pubblicazione del Rapporto rifiuti speciali dell'Ispra (4-03067) (risp. GALLETTI, ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare)
TOSATO, STEFANI: sull'accoglienza di 100 immigrati in un piccolo comune in provincia di Treviso (4-04312) (risp. MANZIONE, sottosegretario di Stato per l'interno)
Interrogazioni
ORELLANA, VACCIANO, BENCINI, Maurizio ROMANI, MOLINARI, MUSSINI, BIGNAMI, BOCCHINO, SIMEONI, MASTRANGELI - Ai Ministri della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che, in base a quanto stabilito dall'art. 11 della Costituzione della Repubblica, l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa verso altri popoli e come strumento di risoluzione dei conflitti;
considerato che:
l'articolo 1, comma 6, della legge 9 luglio 1990, n. 185, stabilisce che: "L'esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento sono altresì vietati: a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere; b) verso Paesi la cui politica contrasti con i princìpi dell'articolo 11 della Costituzione; c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l'embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell'Unione europea (UE) o da parte dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'UE o del Consiglio d'Europa; e) verso i Paesi che, ricevendo dall'Italia aiuti (...), destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali";
il successivo l'articolo 5, comma 1, prevede inoltre che: "Il Presidente del Consiglio dei ministri invia al Parlamento una relazione entro il 31 marzo di ciascun anno in ordine alle operazioni autorizzate e svolte entro il 31 dicembre dell'anno precedente, anche con riguardo alle operazioni svolte nel quadro di programmi intergovernativi o a seguito di concessione di licenza globale di progetto, di autorizzazione globale di trasferimento e di autorizzazione generale o in relazione ad esse, fermo l'obbligo governativo di riferire analiticamente alle Commissioni parlamentari circa i contenuti della relazione entro 30 giorni dalla sua trasmissione";
la decisione 2010/336/PESC del Consiglio, del 14 giugno 2010, relativa alle attività dell'Unione europea a sostegno del trattato sul commercio di armi nell'ambito della strategia europea in materia di sicurezza, mira, tra l'altro, a migliorare e a rendere sempre più trasparente la regolamentazione del commercio di armi;
giova inoltre ricordare che l'articolo 6 del testo finale dell'Arms trade treaty votato all'Assemblea generale dell'ONU 2 aprile 2013, A/CONF. 217/2013/L.3, impone numerosi limiti al commercio internazionale di armi;
tenuto conto del fatto che:
la coalizione guidata dall'Arabia saudita (con l'appoggio di altri Paesi sunniti della regione), per contrastare l'avanzata del movimento sciita "zaydita Houthi", sta bombardando lo Yemen da 5 mesi senza alcun mandato o giustificazione internazionale;
tale conflitto ha finora causato più di 4.000 morti e 20.000 feriti (di cui circa la metà tra la popolazione civile), provocando una "catastrofe umanitaria" con oltre un milione di sfollati e 21 milioni di persone che necessitano di urgenti aiuti. In tutta la penisola araba la popolazione sta subendo una grave scarsità di cibo, che mette a repentaglio la sopravvivenza dei più vulnerabili;
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international Italia, ha più volte ribadito che il conflitto in corso in Yemen si svolge nel completo disprezzo del diritto internazionale umanitario, ricordando come gli attacchi da terra degli Houti e delle milizie loro alleate e, soprattutto, gli attacchi aerei della coalizione a guida saudita, spesso indiscriminati e diretti contro centri abitati e obiettivi privi d'interesse militare, costituiscano crimini di guerra su cui è necessario che le Nazioni Unite istituiscano al più presto una commissione internazionale d'inchiesta;
come riportato nelle settimane scorse anche da diverse organizzazioni umanitarie, come l'Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di difesa e sicurezza (OPAL) di Brescia, Amnesty international Italia e la Rete italiana per il disarmo (RID), tra gli ordigni utilizzati in questo conflitto è possibile che vi siano anche delle partite prodotte in Italia;
il dottor Giorgio Beretta, analista dell'osservatorio OPAL di Brescia, ha condotto una specifica ricerca sulle recenti spedizioni dall'Italia di bombe prodotte dalla RWM Italia alla coalizione saudita, nella quale è emerso come, nonostante l'aggravarsi del conflitto, non risulta che il Governo italiano abbia sospeso l'invio di sistemi militari alla colazione saudita. Appare, per contro evidente, che, ne gli ultimi mesi, dal nostro Paese sono continuate ad essere inviate bombe e forniture militari per le forze armate dell'Arabia saudita e degli Emirati arabi uniti;
l'analisi evidenzia come ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall'Italia, come le bombe MK84 e Blu109, sono stati ritrovati in diverse città bombardate dalla coalizione saudita ed è quindi altamente probabile che la coalizione stia impiegando anche ordigni inviati dal nostro Paese;
l'ipotesi concreta che ordigni forniti dall'Italia all'Arabia saudita e utilizzati in attacchi aerei della coalizione guidata dalle forze armate di Riad causino perdite di vite umane tra la popolazione civile yemenita deve essere motivo di profonda preoccupazione e reazione da parte delle istituzioni italiane,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno dare piena attuazione a quanto disposto dalla citata legge n. 185 del 1990, imponendo il blocco immediato ed esplicito di qualsiasi ulteriore consegna di armamenti verso i Paesi coinvolti in questo conflitto;
se ritengano di avviare tempestivamente un'indagine chiarificatrice dei passaggi ed autorizzazioni che hanno permesso l'arrivo in Arabia saudita di bombe a partire dai porti italiani;
se intendano adoperarsi nelle opportune sedi internazionali, al fine di compiere e far compiere passi di distensione e di blocco dei bombardamenti.
(3-02176)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
ICHINO, DALLA ZUANNA, DI GIORGI, FAVERO, Elena FERRARA, LANZILLOTTA, MARAN, PUGLISI, SUSTA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Considerato che:
l'istituto musicale pareggiato della Valle D'Aosta rientra, a norma della legge n. 508 del 1999, tra le istituzioni italiane di alta cultura, alle quali l'articolo 33 della Costituzione riconosce il diritto di dotarsi di ordinamenti autonomi;
l'istituto stesso, con la sua pianta organica (approvata dalla Giunta regionale) di 38 docenti e con i suoi oltre 400 studenti iscritti, si colloca tra gli istituti di media grandezza nel panorama italiano degli istituti superiori di studi musicali ed è l'unica istituzione di alta formazione musicale della Regione Valle d'Aosta;
esso svolge inoltre la funzione di polo di coordinamento di una rete scolastica che coinvolge le scuole medie a indirizzo musicale e il liceo musicale;
esso si caratterizza per l'alta qualità ed efficacia della propria didattica: oltre il 70 per cento degli studenti che escono dall'istituto fa della musica la propria professione in qualità di insegnante o di professore d'orchestra; il restante 30 per cento è comunque per la quasi totalità inserito all'interno del sistema "musica" valdostano rappresentato dall'attività di bande, cantorie, biblioteche, scuole amatoriali capillarmente distribuite su tutto il territorio;
nei mesi di aprile e maggio 2015, due studenti dell'istituto hanno vinto il premio Abbado e altri due sono stati convocati nell'orchestra nazionale dei conservatori;
il 19 giugno 2015 l'assessore per l'istruzione Emily Rini ha scritto all'istituto e agli studenti per complimentarsi per il "livello di eccellenza raggiunto dal nostro Istituto musicale pareggiato (…) e per l'ottimo lavoro svolto dagli insegnanti", asserendo che questo rappresenta anche un premio "per l'impegno che l'Assessorato ha messo nel sostenere l'Istituto";
il decreto legislativo n. 136 del 2007, recante "Norme di attuazione dello statuto speciale della Valle d'Aosta - Vallée d'Aoste", trasferisce dallo Stato alla Regione le funzioni amministrative in materia di istituzioni di alta formazione artistica e musicale; alla Valle d'Aosta viene pertanto affidato il compito di applicare le disposizioni di cui alla legge n. 508 del 1999, e dei regolamenti di cui all'articolo 2, comma 7, di tale legge (con i suoi decreti attuativi decreto del Presidente della Repubblica n. 132 del 2003 e decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005);
nel 2012 la Regione ha provveduto a dare corpo a tali norme di attuazione promulgando la legge regionale n. 22 del 2012, che disciplina gli "Interventi regionali in materia di promozione e sviluppo della formazione e cultura musicale in Valle d'Aosta e di valorizzazione e divulgazione del patrimonio musicale tradizionale", e costituendo, invece di uno, due enti differenti: 1) l'istituto musicale pareggiato della Valle d'Aosta, a norma della legge n. 508 e del decreto legislativo n. 136 del 2007 stabilendo (art. 9) un finanziamento di 2.660.000 euro per l'anno 2013 e un finanziamento di 2.650.000 euro a decorrere dall'anno 2014; 2) la "Fondazione M. Ida Viglino per la cultura musicale" (ente di diritto privato), che comprende al suo interno una scuola amatoriale denominata SFOM, dal bacino di utenza quasi completamente locale, con 26 docenti a tempo indeterminato e una decina di docenti con contratti a tempo determinato di vario genere, e che riceve un finanziamento annuo non descritto in legge ma che grava sul bilancio regionale per un importo che va da 1.300.000 a 1.500.000 euro annui;
nel 2014 il contributo per l'istituto musicale pareggiato è sceso a 2.510.000 euro;
il bilancio di previsione per il 2015 della Regione Valle d'Aosta gli assegna un contributo di 2.200.000 euro, a fronte di un costo complessivo di 2.300.000 euro solo per il personale, poi integrato a luglio 2014, in sede di assestamento, con ulteriori 440.000 euro;
a gennaio 2015 il presidente del consiglio di amministrazione ha comunicato al personale e alle organizzazioni sindacali di non essere in grado di coprire i costi di tutto il personale assunto a tempo indeterminato, e ha conseguentemente informato l'assessore regionale per l'istruzione di poter garantire l'offerta formativa soltanto fino al mese di ottobre 2014, offerta di cui la Regione, attraverso il "pareggiamento delle cattedre", si era a suo tempo fatta garante nei confronti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (del pareggiamento, negli altri istituti musicali pareggiati, è stato invece competente il Ministero);
l'assessore regionale il 13 febbraio 2015 ha convocato direttore, rappresentanze sindacali unitarie e organizzazioni sindacali e ha autorizzato ufficialmente il direttore ad aprire le iscrizioni per l'anno accademico 2015/2016, assicurando che l'offerta formativa dell'istituto sta a cuore all'amministrazione regionale, ma aggiungendo che occorre istituire entro la fine del mese un tavolo tecnico per razionalizzare i costi tra conservatorio e scuola amatoriale;
in realtà il tavolo tecnico non è mai stato istituito;
a partire dal mese di marzo 2015, invece, sono incominciate ad arrivare alla segreteria dell'istituto richieste di dati da parte dell'amministrazione regionale riguardo al numero di allievi iscritti e di docenti in organico, dati peraltro già annualmente inviati dall'istituto sia alla Regione sia al Ministero attraverso la relazione del nucleo di valutazione;
in particolare, dall'amministrazione regionale si domandava che venisse specificato il numero degli studenti e dei docenti residenti in Valle d'Aosta;
il 10 giugno, nel corso della discussione di un'interpellanza in Consiglio regionale, l'assessore per l'istruzione Emily Rini ha dichiarato che l'intenzione dell'amministrazione regionale era di concedere all'istituto le risorse necessarie per l'attivazione dei corsi previsti per l'anno 2015/2016; in tal senso, con delibera n. 753 del 29 maggio 2015, la Giunta aveva approvato la proposta al Consiglio regionale dell'attribuzione, nell'ambito della legge regionale di assestamento di futura emanazione, della somma di 440.000 euro quali ulteriori risorse per coprire l'intera richiesta dell'istituto: questa somma, sentito anche il presidente dell'istituto, sarebbe stata sufficiente a garantire l'attivazione dei corsi;
in questo modo si è garantito, prima della scadenza del termine delle iscrizioni, il mantenimento dell'apertura dell'istituto di alta formazione artistica e musicale; si è assicurato inoltre, per il futuro, che "questo Governo si impegnerà a far sì che i corsi si svolgano con regolarità, coerentemente con l'entità della domanda";
nonostante tutto ciò,
lunedì 24 agosto 2015 il presidente della Regione Augusto Rollandin ha convocato, alla presenza del sovrintendente agli studi Fabrizio Gentile, i componenti del consiglio di amministrazione della scuola amatoriale SFOM insieme al presidente e al direttore dell'istituto musicale pareggiato, e ha comunicato loro formalmente che per il 2016 il contributo regionale ad entrambe le istituzioni subirà allo stesso modo un brusco taglio: quello della fondazione amatoriale passerà da 1.500.000 a 800.000 euro, e quello del conservatorio da 2.600.000 ad 1.200.000; e un ulteriore taglio è annunciato per il 2017;
queste comunicazioni sono state formalizzate in una lettera del 31 agosto a firma dell'assessore Rini e del presidente Rollandin, che fa presente "la necessità che codesto Istituto proceda ad una razionalizzazione dell'Offerta Formativa";
un taglio di questa entità comporterebbe per l'istituto il licenziamento da 12 a 15 docenti a tempo indeterminato, titolari dei settori artistico-disciplinari dell'alta formazione;
la chiusura in così pochi mesi di un numero così elevato di cattedre, oltre a distruggere l'impianto didattico del conservatorio di cui la Valle d'Aosta dovrebbe essere garante verso lo Stato, non permetterà agli studenti di completare il proprio percorso formativo e conseguire il titolo di studio, oltre a dare loro il serio problema di trasferirsi in un altro conservatorio a termini di iscrizione ormai scaduti (i trasferimenti tra conservatori si devono compiere entro il 31 luglio);
dopo quella comunicazione formale, il consiglio di amministrazione si è riunito (il 3 settembre) e, recependo alcuni indirizzi concordati d'urgenza con il consiglio accademico, ha predisposto un piano di risparmi da 500.000 euro, che prevede la chiusura di 2 cattedre vacanti, più una serie di tagli che azzerano completamente l'attività artistica, di produzione e di ricerca (orchestra, concerti, stage, seminari con esperti esterni);
il 4 settembre il presidente Rollandin non ha giudicato sufficiente il piano di risparmi proposto e ha chiesto un risparmio di ulteriori 200.000 euro, in particolare esigendo che vengano immediatamente dismesse 5 cattedre coi relativi titolari per il 2016; per il 2017 poi l'avvertimento è nel senso che si dovranno ipotizzare ulteriori tagli;
il consiglio di amministrazione dell'8 settembre ha dunque approvato, suo malgrado, e trasmesso alla Regione un nuovo piano di tagli che prevede, oltre a quanto compreso nel primo risparmio di 500.000, un ulteriore taglio di circa 200.000 euro, corrispondente al licenziamento di 5 docenti a tempo interminato titolari ciascuno di settori artistico-disciplinari dell'alta formazione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo consideri accettabile che, nonostante tutti gli impegni assunti nei confronti dello Stato, degli studenti e delle loro famiglie, la Regione Valle D'Aosta ridimensioni drasticamente, così minacciando di arrivare a una sostanziale soppressione, il proprio conservatorio musicale (poiché a ben vedere la sua sopravvivenza non può essere garantita dopo una drastica ed improvvisa riduzione degli insegnamenti e di tutte le attività di produzione e ricerca, connesse con la sua stessa essenza statutaria) e quali provvedimenti di competenza intenda adottare per impedire che questo avvenga.
(4-04481)
DE POLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
si apprende da fonti di stampa di questi ultimi giorni l'inquietante caso del carcere di Rovigo la cui costruzione è completata da 2 anni e che sembra che sia costato alle casse dell'erario ben 29 milioni di euro: tale moderna struttura non sarà ancora messa in funzione, almeno nel breve periodo;
sempre dalle stesse fonti si apprende che, per portare a compimento il tutto, mancherebbero ancora 20 milioni di euro e che l'organico è ancora carente;
la prima pietra era stata posta nel 2007 dal Ministro pro tempore della giustizia Clemente Mastella e, dopo tutto questo tempo, suona paradossale se si pensa che l'Italia l'8 gennaio 2013 è stata condannata a pagare risarcimenti milionari ai detenuti che avevano presentato ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per il sovraffollamento delle carceri;
i dati aggiornati al 30 aprile 2015 dicono che l'attuale vecchia casa circondariale di via Giuseppe Verdi ospita più detenuti di quanti ne possa contenere nonostante il nuovo carcere sia già pronto. Per la sua realizzazione occorrevano 40 milioni di euro: 20 milioni per i lavori strutturali e gli altri 20 per l'arredamento degli alloggi dei detenuti. Al momento sono stati spesi 29 milioni di euro e fra questi dovrebbero rientrare nel budget anche i costi dei 90 appartamenti per gli agenti e dei 2 superattici da 160 metri quadri destinati al capo o comandanti della Polizia penitenziaria;
sono state utilizzate quindi più risorse del necessario per i primi interventi (29 milioni di euro invece di 20), i costi della struttura sembrerebbero dunque essere lievitati passando da 40 a circa 50 milioni di euro: nel frattempo la sezione femminile è stata chiusa e le detenute sono tuttora ospitate a Venezia;
alla luce di tutto ciò le parole del prefetto Francesco Provolo, che si dice pessimista su una prossima apertura della nuova casa circondariale cittadina, destano perplessità perché non si capisce come mai non sia possibile utilizzare la nuova struttura,
si chiede di sapere quali misure siano allo studio e come il Ministro in indirizzo intenda intervenire per porre fine a questa paradossale situazione e per non sprecare le risorse erariali impiegate, anche in considerazione del fatto che l'Unione europea continua a richiamare l'Italia per l'insostenibile sovraffollamento nelle carceri.
(4-04482)
LUMIA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
nei giorni scorsi la stampa locale e nazionale ha dato notizia della nascita di una facoltà di Medicina ad Enna. Si tratterebbe di una succursale dell'università rumena "Dunarea de Jos din Galati", con insegnanti madrelingua e corsi in rumeno rivolta apparentemente, come si annuncia, ai tanti giovani rumeni che vivono in Italia, ma naturalmente e principalmente agli Italiani che vogliono inserirsi in tali corsi di laurea. Gli aspiranti medici ed infermieri italiani, addirittura, dopo aver studiato sui libri rumeni, sostenuto esami in rumeno e scritto la tesi in rumeno potranno esercitare la professione nel nostro Paese e nell'Unione europea;
regista della tanto "fantasiosa" quanto preoccupante operazione è un famoso politico locale, ex senatore, che richiama pubblicamente il suo ruolo nell'università "Kore" e che adesso vuole spingersi oltre nel campo delle professioni sanitarie. A giudizio dell'interrogante sembra, questo, un goffo tentativo di recuperare il proprio potere locale, scalfito dalla sconfitta alle ultime elezioni comunali, allargando la propria influenza in un settore universitario molto ambito dagli studenti italiani e, pertanto, estremamente interessante sia in termini economici che di consenso nel territorio;
per riuscire nell'intento il politico ennese sembrerebbe disposto a tutto, pure a scendere a compromessi sulla qualità dell'offerta formativa. Senza mettere in discussione il prestigio dell'università rumena, appare del tutto evidente che affrontare in Italia un percorso di studio in lingua rumena non è certo l'ideale, soprattutto per chi poi avrà il delicato compito di prendersi cura della salute dei cittadini italiani;
lo stratagemma utilizzato appare quello di una fondazione, nella fattispecie denominata "Proserpina", presieduta dall'ex preside della facoltà di Medicina di Palermo, di cui il politico locale è amministratore delegato;
viene data informazione che le iscrizioni partiranno già nelle prossime settimane. Per accedere agli ambitissimi posti in palio i candidati alla Dunarea di Enna dovranno sostenere un test di ammissione seguendo i criteri delle università statali della Romania. La selezione, ovviamente, sarà in rumeno e sarà preceduta da un corso intensivo di 10 settimane di lingua rumena organizzato dalla stessa succursale ennese;
tuttavia, come ha dichiarato lo stesso ex senatore, i locali che ospiteranno la facoltà non sono ancora pronti. Addirittura alcune aule dovranno essere costruite con i fondi derivanti dalle rette, 10.000 euro per il corso in Medicina e chirurgia e 5.000 per quello in Professioni sanitarie. I posti disponibili sono 120, cioè 60 per ogni corso di laurea. Un numero molto generoso se si considera che i posti nelle facoltà di Medicina degli atenei siciliani sono 750;
nel frattempo l'Assessorato per la salute della Regione Siciliana e l'Assessorato regionale istruzione e formazione professionale hanno già stipulato una sorta di convenzione con l'università degli studi di Enna "Kore" e la fondazione "Proserpina" di Enna esclusivamente per mettere a disposizione le proprie strutture sanitarie locali e le proprie risorse umane e professionali necessarie allo svolgimento dei corsi, a differenza di quanto sostenuto sulla stampa dall'ex senatore. La Regione, infatti, sostiene che tale convenzione sia stata concepita solo per sostenere la struttura universitaria, previa autorizzazione del Ministero. Il politico locale in questione, da come emerge dalle sue stesse parole riportate dalla stampa, dà ben altro significato a questo protocollo, dando il via libera, senza alcun vincolo, a questo presunto accordo ed escludendo il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
questo singolare disegno ha suscitato l'indignazione del rettore dell'università di Catania, il quale chiede chiarezza ai Governi regionale e nazionale. Inoltre, il rettore etneo, al di là degli aspetti burocratici, mette in guardia tutti: "quando si parla di facoltà di medicina occorre stare molto attenti e lo voglio dire chiaramente alla famiglie siciliane". E anche l'ex rettore dell'università di Palermo è deciso a portare la questione alla Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui),
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di una procedura di autorizzazione in corso per la nascita ad Enna di una facoltà straniera di Medicina e professioni sanitarie, succursale dell'università rumena "Dunarea de Jos din Galati" al fine di aprire corsi di studi in medicina, senza alcuna autorizzazione del Ministero, come è previsto chiaramente dalla Convenzione di Lisbona;
quali siano i contenuti della diffida del Ministero dell'istruzione alla Regione Siciliana e la risposta della Regione stessa a tale atto e se non ritenga opportuno intraprendere un'iniziativa ispettiva sull'università Kore per verificare le autorizzazioni e i rapporti con l'università rumena;
se non ritenga opportuno verificare i rapporti tra l'università Kore e la fondazione Proserpina di Enna e sull'eventuale trasferimento di risorse e ruoli assegnati;
se ritenga opportuno valutare tale richiesta alla luce delle criticità esposte, della delicatezza dell'ambito formativo ed in considerazione delle perplessità dichiarate dal rettore dell'università di Catania e dall'ex rettore dell'università di Palermo.
(4-04483)
CENTINAIO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
al centro di Pavia, accanto al ponte della Libertà, l'imbarcadero della ditta Ravizza ha recentemente modificato le proprie strutture sul fiume Ticino, antecedentemente costituite da strutture mobili;
la ditta ha infatti realizzato un ricovero per le barche, scavando un bacino artificiale nella sponda sulla sinistra idraulica del fiume e riversando la sabbia all'interno del corso idrico, addirittura creando un'intera isola artificiale;
sotto gli occhi di tutti, una ruspa continua periodicamente le escavazioni e il versamento al largo della sabbia, arrivando ad ostruire completamente il corso del fiume sotto un'intera arcata del ponte della Libertà;
tale situazione, oltre ad aver modificato l'ecosistema e i fondali del Ticino, crea un danno ambientale irreversibile anche a valle del fiume, in quanto, restringendo la sezione del corpo idrico, ha provocato un incremento della velocità della corrente che sta causando l'erosione sulla sponda sinistra del fiume all'altezza del ponte coperto, mettendo anche a rischio le strutture di tale ponte storico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda appurare, anche attraverso i Nuclei operativi ecologici (NOE) dei Carabinieri, quanto descritto e controllare la sussistenza delle regolari autorizzazioni per i lavori effettuati dalla ditta Ravizza, relativamente all'escavazione dei fondali del fiume Ticino e lo sversamento dei sedimenti come sbarramento di un'arcata del ponte della Libertà;
se risulti se l'ente parco del Ticino sia al corrente della situazione e/o abbia rilasciato il proprio parere favorevole per l'esecuzione di tali lavori, anche verificando eventuali responsabilità da parte delle autorità locali per i danni ambientali arrecati al fiume.
(4-04484)
TOSATO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
stando a quanto si è letto sulla stampa locale, dalla fine del 2014 la squadra nautica dei vigili del fuoco di Bardolino (Verona) opera sul lago di Garda, senza imbarcazioni dotate di strumentazione antincendio;
a determinare la perdita di questa essenziale capacità operativa è stata la scelta di trasferire alle dipendenze del comando di Savona la motovedetta "Raff 06", lunga 13 metri e larga 4, idonea anche all'impiego notturno ed espressamente concepita in vista del suo utilizzo da parte dei vigili del fuoco;
a sostituire la "Raff 06" sono arrivati soltanto 3 gommoni privi dei necessari equipaggiamenti, 2 dei quali rimasti in riparazione durante la stagione turistica per gravi avarie;
gli amministratori locali chiedono che ai vigili del fuoco di Bardolino vengano rapidamente restituite le capacità di intervento antincendio in acqua, sottolineando che soltanto la fortuna ha permesso di evitare perdite umane il 9 agosto 2015, quando un traghetto di "Navigarda" ha preso fuoco al largo del porto di Peschiera. L'equipaggio dell'imbarcazione è infatti riuscito a prevalere sulle fiamme valendosi delle sole dotazioni di bordo;
una richiesta volta ad ottenere la reintegrazione delle capacità d'intervento in acqua dei vigili del fuoco di Bardolino, sottoscritta dagli amministratori locali della zona, dovrebbe presto essere formalizzata ed indirizzata al Ministero dell'interno,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda reintegrare le capacità antincendio del nucleo navale dei vigili del fuoco di Bardolino sul Garda, azzerate dalla fine del 2014, con grande pregiudizio della sicurezza della navigazione lacustre.
(4-04485)
LAI, CALEO, ALBANO, ANGIONI, CUCCA - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
l'Unione europea ha aumentato per il triennio 2015-2017 le quote di pesca del tonno rosso per gli Stati membri, in seguito a valutazioni ambientali che hanno consentito di considerare la specie come in crescita rispetto ai rischi di estinzione paventati negli anni 2009-2010;
per il triennio 2015-2017 gli Stati membri hanno avuto un aumento di circa il 20 per cento all'anno; in particolare, la Spagna passa da 2.504,45 tonnellate per il 2014 alle 2.956,52 tonnellate per il 2015 sino a raggiungere le circa 4.000 per il 2017; l'Italia passa da 1.950,42 tonnellate per il 2014 a 2.302,80 tonnellate per 2015 sino alle 3.304,50 per 2017;
la pesca del tonno avviene attraverso 3 modalità, quella a circuizione con enormi reti, quella a palangaro, con gli ami e, infine, quella tramite l'utilizzo delle tonnare fisse;
rilevato che, a quanto risulta agli interroganti:
mentre in Spagna si è passati dai 131 pescherecci del 2014 ai 218 del 2015, compresa la quota regionale per le isole Canarie, in Italia le barche autorizzate nel 2014 erano 42 e tali sono rimaste anche nel 2015 senza alcun incremento;
in particolare, per ciò che concerne le imbarcazioni di pesca in Spagna per l'anno 2015 sono autorizzate 6 pescherecci con reti da circuizione, 58 barche per la pesca a palangaro, 70 barche con lenze a canna, 84 altre imbarcazioni polivalenti che utilizzano più attrezzi, per un totale di 218 imbarcazioni autorizzate, oltre a 5 tonnare fisse;
in Italia, invece, per l'anno 2015 sono autorizzati 12 pescherecci con reti da circuizione, 30 pescherecci con palangari, per un totale di 42 imbarcazioni, oltre a 6 tonnare fisse;
la Regione Liguria, priva di barche autorizzate alla pesca del tonno rosso, ha richiesto nell'ottobre 2015, dopo la decisione UE-ICCAT (International commission for the conservation of Atlantic tunas) di aumento delle quote assunta nel settembre 2015 a Genova, alcuni permessi di pesca, anche per contrastare una condizione di squilibrio ambientale marino data dall'eccesso di esemplari di tonno rosso che sovrastano le altre specie; tale richiesta è stata supportata anche da un'approfondita e articolata indagine scientifica a sostegno delle problematiche ambientali;
la Regione Sardegna nel mese di novembre 2014 ha fatto analoga richiesta, per gli stessi motivi ambientali, richiedendo due permessi di pesca con il sistema a palangaro;
la stessa Regione Sardegna ha poi richiesto l'integrazione delle quote per le tonnare fisse per ottenere il break even economico ed evitarne la chiusura, attribuendo una quota sufficiente per ogni tonnara così come avviene per le licenze dei singoli pescherecci;
rilevato che:
il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha emanato nel mese di aprile 2015 il decreto che ripartisce le quote di pesca per il tonno rosso;
il decreto è stato emanato mentre in XIII Commissione permanente (Agricoltura) alla Camera si svolgeva un dibattito sugli indirizzi che il Parlamento intendeva dare al Governo senza tuttavia giungere ad alcuna conclusione;
considerato che il citato decreto:
non solo non recepisce ma non tiene in alcuna considerazione le richieste avanzate dalla Regione Sardegna e dalla Regione Liguria;
concede il 75 per cento dell'intero aumento delle quote esclusivamente alle 12 barche che attualmente praticano la pesca a circuizione, nonostante questa sia definita non solo dalle associazioni ambientaliste, ma dalla stessa ICATT, come "particolarmente violenta";
introduce il principio dell'equilibrio economico nella concessione di una quota minima di 5 tonnellate alle barche che praticano la pesca a palangaro;
non concede nuove licenze di pesca nonostante le richieste avanzate dalle istituzioni come anche dalle singole imbarcazioni che chiedevano di essere inserite alla luce dell'aumento del 20 per cento della quota nazionale; a seguito di tale richiesta il Ministero comunicava l'impossibilità di concedere nuove licenze invocando genericamente "la legge";
non prevede alcuna norma che impedisce la concessione di nuove licenze, tanto è vero che esse sono state comunicate dallo stesso Ministero all'Unione europea nel gennaio 2015, trattandosi di un semplice atto amministrativo nella disponibilità dello Stato membro e che, nello stesso periodo, sia la Francia che la Spagna hanno aumentato le licenze di pesca (7 licenze la Francia che passa da 206 a 213 e ben 87 in più per la Spagna che passa da 131 a 213);
prevede, peraltro, l'aumento da 3 a 6 delle tonnare autorizzate, pur se oggi inserite solo per l'attività turistica, vincolo che può essere eliminato con atto amministrativo in qualunque momento;
non prende in considerazione la richiesta avanzata dalla Regione Sardegna, come anche dalla Regione Liguria, di avere almeno una o due barche autorizzate, anche per motivi di carattere ambientale, in considerazione dello squilibrio che l'eccessiva presenza di esemplari di tonno rosso sta arrecando alle specie ittiche;
non tiene affatto conto dell'importante e corposo studio scientifico ambientale allegato dalla Liguria che supporta tali valutazioni;
rifiutando la concessione di nuove autorizzazioni per ulteriori imbarcazioni in tutta Italia, concentra sulle poche imbarcazioni esistenti un'importante attività economica che dovrebbe, invece, essere distribuita come avviene in altri Paesi, come la Spagna o la Francia, che oggi contano rispettivamente 218 e 213 imbarcazioni contro le 42 presenti nel nostro Paese;
impedisce di fatto a 2 regioni come la Sardegna e la Liguria, entrambe con tradizioni, flotte e chilometri di costa, di poter accedere alla pesca del tonno rosso, con ciò provocando notevoli danni ambientali ed economici determinati;
rilevato che mentre sulle barche a palangaro già autorizzate si è proceduto con l'aumento delle quote sino a 5 tonnellate (con l'obiettivo dichiarato di far raggiungere il break even delle barche con un tonnellaggio minimo), tale principio non è stato utilizzato per le tonnare fisse; inoltre, mentre sulle altre barche non si sono aumentate le licenze, sulle tonnare si è proceduto con l'autorizzazione di tre nuove licenze, giustificando tale iniziativa con il fatto che l'autorizzazione è stata rilasciata ai soli fini turistici;
considerato, inoltre, che, a quanto risulta agli interroganti:
a seguito della pubblicazione del citato decreto la Regione Siciliana ha manifestato la volontà di impugnarlo, iniziativa che sta per essere assunta anche da altre Regioni;
l'impugnativa si baserebbe sulla concentrazione da parte del Governo su poche imbarcazioni presenti in 3 regioni (Campania, Sicilia e Marche) e sull'esclusione delle altre regioni che si affacciano sul Mediterraneo;
in diverse occasioni il Sottosegretario di Stato per le politiche agricole con delega alla pesca ha comunicato l'impossibilità ex lege di concedere nuove licenze, fatto questo smentito dalle scelte di altri Paesi;
le determinazioni sono state assunte dal Governo e inviate dal Ministero alla Commissione europea ancor prima che il Parlamento esprimesse le linee di indirizzo su tale materia;
lo stesso Ministero, in fase di approvazione al Senato del collegato agricolo, ha espresso parere negativo ad un emendamento finalizzato a creare una quota temporanea destinata ad una singola regione, ritenendola una modalità non prevista e irregolare, fatto peraltro ampiamente smentito dalle norme applicate da altri Paesi membri, tra cui la Spagna che ha previsto la quota regionale dedicata alle isole Canarie;
valutato, infine, che:
la concentrazione del 75 per cento dell'intero pescato di tonno rosso esclusivamente su 12 barche costituisce un'inaccettabile concentrazione di un sistema-mercato economicamente rilevante, considerato che il prezzo a tonnellata del tonno rosso è di decine di migliaia euro;
nel nostro Paese non esistono allo stato impedimenti tali da non consentire la concessione di nuove licenze di pesca, anche solo a valere sulle nuove quote, lasciando inalterate le quote 2014 senza ledere eventuali "diritti acquisiti" che pure non rientrerebbero in un modello di mercato sia pure regolato da concessioni;
sono, invece, evidenti i danni ambientali provocati dall'impedimento della pesca del tonno rosso soprattutto in quelle regioni come la Sardegna e la Liguria che il tonno rosso incontra per prime lungo il suo percorso nelle acque nazionali,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sia a conoscenza delle ripercussioni, dei danni e dell'alterazione dei rapporti tra le specie marine che l'eccessiva presenza di esemplari di tonno rosso sta arrecando ai mari sardi e liguri, come dimostrato da diverse ricerche scientifiche;
quali siano motivi per cui il 75 per cento delle nuove quote siano state attribuite alla modalità di pesca considerata la più violenta tra quelle disponibili e non siano state distribuite agli operatori con altra tipologia, oltre al permanere di 1.500 tonnellate su 1.900 di questa tipologia di pesca;
se il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali sia a conoscenza dei motivi che hanno impedito il recepimento delle richieste avanzate dalle Regioni Sardegna e Liguria, nonché di quelle avanzate dalla Sicilia, in merito all'aumento del numero di barche per la pesca al tonno rosso autorizzate a valere sulle nuove quote;
quali siano i motivi per cui il Ministero abbia comunicato all'Unione europea il numero di barche autorizzate prima di concludere le consultazioni e prima di consentire al Parlamento di concludere il suo dibattito e dare indirizzi politici in merito;
quali siano le motivazioni per cui si è ritenuto di dover concentrare su poche imbarcazioni la quota autorizzata nazionale, simile a quella di altri Paesi, come la Spagna e la Francia, che invece autorizzano rispettivamente oltre 218 e 213 imbarcazioni;
quali siano i motivi per i quali sulle tonnare fisse non sia stato applicato il principio dell'equilibrio economico utilizzato per concedere sino a 5 tonnellate alle piccole barche già autorizzate, attribuendo peraltro l'aumento del tonnellaggio in modo indistinto al sistema tonnare, piuttosto che alle singole tonnare, impedendo, in tal modo, il consolidamento della lavorazione del tonno in loco;
se, alla luce dei fatti esposti, non si ritenga necessario bloccare in autotutela o rivedere la decisione adottata che, peraltro, appare condizionata anche da conflitti di interesse tra i soggetti beneficiari e i decisori del Ministero;
che cosa si intenda fare per riprendere il dialogo con le Regioni e gli operatori della piccola pesca, evitando uno scontro anche sul piano giuridico che pregiudicherebbe l'immagine del Paese in Europa, per l'eccesso di chiusura sul mercato e il protezionismo che emerge in modo evidente dalle decisioni adottate nel decreto.
(4-04486)