Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014
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FERRARA Mario (GAL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERRARA Mario (GAL). Signor Presidente, onde evitare di essere frainteso rispetto al ragionamento che cercherò di formulare, premetto che, se non avessimo - o meglio, se il Governo non avesse - posto la questione di fiducia sul maxiemendamento che descrive la delega sul lavoro, probabilmente avrei espresso voto favorevole al provvedimento in esame. Il ragionamento che mi accingo a fare è quindi più di metodo, che di merito.
Il motivo per cui tante volte in Parlamento si finisce per programmare i lavori in modo da votare la questione di fiducia non all'interno dei normali tempi che scandiscono il lavoro d'Aula è dettato da necessità e da eccezionalità. In passato, questo lo si è sempre registrato quando si sono votati i provvedimenti finanziari, quando è stata posta la questione di fiducia sulla legge di stabilità. Altrimenti si è operato così quando la fiducia è stata posta su provvedimenti di tipo diverso, di cambiamento di disposizioni ordinamentali e quant'altro. In ispecie, credo che questa possa essere una necessità visto che la fiducia viene chiesta su una legge delega, quindi su una legge che non soltanto cambia, sconvolge disposizioni in tema di diritti sul lavoro, ma tende a cambiare la cultura, la mentalità.
Altro ragionamento insiste, nel dibattito che stiamo tenendo, sul fatto che tante volte le decisioni vengono prese per ordinare la comunicazione su di esse. È famoso l'aneddoto riferito a una riunione di capicorrente democristiani riunita attorno agli anni Ottanta per prendere una decisione: uno dei capicorrente, protraendosi la discussione oltre le ore 20, si fermò e disse: «Accendiamo il televisore e vediamo cosa abbiamo deciso». Questo per dire che, se la necessità di votare stasera è dettata dal fatto che nella riunione in corso a Milano c'è la massima attenzione su quello che sta avvenendo qui a Roma, con i tempi preannunziati dalla Presidenza si voterà soltanto dopo il telegiornale e tutta questa fatica sarà assolutamente inutile.
Lei, signor Presidente, ha detto che l'organizzazione prevede due ore per la discussione generale; vi saranno otto interventi di dieci minuti in dichiarazione di voto, con durata presumibile di un'ora e venti minuti; la chiama dovrebbe quindi iniziare verso le 21,20; ci vorrà poi un'ora o poco più per la chiama e avremo finito alle 22,30. La notizia dell'approvazione della legge delega verrà quindi diffusa dai telegiornali della notte, che non sono così importanti come quelli delle ore 20 e dell'ora di pranzo. Allora, come detto dai colleghi intervenuti in precedenza, perché questo muro contro muro? Perché non organizzare i lavori non sul merito, ma con un'osservanza al metodo?
È stato osservato, ad esempio, dalla senatrice De Petris, con la sua esperienza, che siamo un po' straniti per il fatto che del maxiemendamento ne argomentassero tutte le televisioni, mentre non mi risulta che fosse a disposizione del capogruppo del PD, senatore Zanda, altrimenti il senatore Zanda l'avrebbe messo a disposizione dei suoi colleghi. Ho domandato al senatore Paolo Romani e neanche il senatore Romani ne ha avuto notizia. Si è mutuata un'abitudine: quello che avviene nelle aule di giustizia, quando i cancellieri danno delle indiscrezioni su notizie riguardanti la procedura, è avvenuto anche con gli uscieri di Palazzo Chigi. Ma è un problema di metodo e non di merito.
Se invece il Governo, come si faceva nel passato, avesse proceduto ad inviarci il maxiemendamento, quello a cui siamo andati incontro non sarebbe successo. Sarebbe stato preferibile organizzare i lavori così come sono stati organizzati in precedenza, con una quantità di tempo maggiormente congrua e limitatamente sufficiente, come osservato dal Movimento 5 Stelle e dal presidente Centinaio della Lega, quindi non soltanto due ore. Non stiamo trattando di una fiducia su un provvedimento urgente ma di minima portata, bensì di una fiducia sulla delega sul lavoro. Il presidente Zanda ha sacrificato i tempi a disposizione del PD, e in questo modo neanche quella voce interna al PD che abbiamo visto in dissidenza potrà trovare spazio nel dibattito d'Aula. Se invece organizzassimo i lavori con un tempo maggiore e quindi sufficiente, attorno alle tre ore, ed effettuassimo la votazione ordinatamente per le 9,30 di domani mattina, tutto potrebbe procedere molto più tranquillamente e forse - mi sia permesso l'uso di questo avverbio - anche più elegantemente.