Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014
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D'ANNA (GAL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANNA (GAL). Signor Presidente, il senatore Mario Ferrara è intervenuto a mia insaputa; altrimenti non mi sarei permesso di proferire parola dopo il mio Capogruppo. Credo, però, che il mio intervento esuli un po' dall'appartenenza.
Intendo evidenziare ai colleghi che noi non ci accingiamo ad esprimere un voto di fiducia, ma ci accingiamo a fare un atto di fede. Infatti, dobbiamo dare una delega al Governo che fino ad un'ora fa era completamente evanescente e della quale non si conoscevano i contorni né i limiti, con buona pace dell'articolo 76 della Costituzione. Per coloro che sono appassionati di statistica, ricordo che l'unico disegno di legge delega al Governo su cui è stata apposta la questione di fiducia è stato con il Governo Amato. Allora, vivaddio, questo è il gioco delle parti, che la politica comporta: c'è la critica dell'opposizione, quando svolge il suo «mestiere» e non si distrae («Et Homerus aliquando dormit», come diceva qualcuno), e c'è la maggioranza che spinge. Si pone la questione di fiducia su un disegno di legge delega il cui testo (mi rivolgo ai giornalisti, se la stampa ha ancora un minimo di spina dorsale per dire le cose come stanno, e mi rivolgo agli astanti), che contiene tutto lo scibile in materia di lavoro, è stato reso noto ai senatori non prima di venti-trenta minuti fa.
Signor Presidente, forse dobbiamo istituire il «giorno della maledizione», cioè il giorno 8: infatti, entro l'8 agosto abbiamo dovuto approvare la riforma costituzionale perché altrimenti l'Italia sarebbe andata alla deriva; oggi è l'8 ottobre e, poiché sono riuniti in pompa magna in quel di Milano i maggiorenti dell'Unione europea, noi dobbiamo offrire questo cadeau. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Consiglio).
PRESIDENTE. Senatore D'Anna, come lei ha ricordato, il suo Capogruppo è già intervenuto. La prego di avanzare la proposta di variazione del calendario.
D'ANNA (GAL). Concludo. Se mi consente, signor Presidente, in tutta questa fretta vorrei sapere se il signor Presidente della Repubblica, al quale io mi inchino deferente, che per anni, durante i Governi di centrodestra, ha corretto finanche gli aggettivi, si è distratto in questo periodo. (Applausi dal Gruppo LN-Aute del senatore Giarrusso). In questo momento, alla ventunesima fiducia apposta su un disegno di legge delega i cui contorni non sono noti, perché l'amico e mio conterraneo presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non eleva la sua voce a tutela dei diritti del Parlamento? Qui infatti stiamo delegando «in bianco» il potere legislativo al potere esecutivo! (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut e del senatore Campanella. Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore D'Anna, la prego di avanzare la proposta di variazione del calendario.
D'ANNA (GAL). La mia proposta è che si recuperi un minimo di senso delle cose e si lasci almeno spazio ad un minimo di dibattito affinché questo non debba avvenire con la clessidra, contando il minuto in più o in meno. (Applausi del senatore Campanella). Già si è fatto scempio sia della prassi che della Costituzione.