Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014

D'ANNA (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ANNA (GAL). Signora Presidente, ho ascoltato l'intervento del collega che mi ha preceduto, che trovo ineccepibile. Nell'ascoltarlo però - chissà perché, se per vezzo o per abitudine - mi è venuto in mente un racconto della trilogia di Calvino, quella de «Il visconte dimezzato» che, se non sbaglio, si chiamava Medardo di Terralba, il quale, essendo stato reciso da un fendente nella crociata contro i turchi, ritornò in patria solo per la metà cattiva e la metà buona rimase lontano.

Voi state parlando di merito, di capacità, di produttività, di etica del lavoro, ma siete sul versante sbagliato. Nel privato questa etica sostiene e mantiene l'impresa, perché senza queste regole le imprese falliscono. C'è un altro versante, quello della burocrazia parassitaria di 2 milioni e mezzo di dipendenti, che sono i veri privilegiati. Pertanto questa discussione andrebbe collocata in un'opera di risanamento vera e non «chiacchierologica», perché anche Renzi fa come Medardo di Terralba, va a prendere uno spicchio dei problemi perché questo lo deve portare alla ribalta della notorietà.

E, allora, voi volete codificare ancora meglio, liberando gli imprenditori da quelle forme di ostracismo e di indisciplina. Ricordo gli operai che avevano fatto sabotaggio alla catena di Pomigliano d'Arco e che si dovettero riassumere. Questo va bene, ma quand'è che il Presidente del Consiglio viene in quest'Aula a dirci cosa ne vuol fare del criterio di produttività, di concorrenza, di competizione, di efficienza, di competenza e di qualità dei servizi gestiti dallo Stato, onnipresente, onnipotente, pauperistico e inefficiente?

Noi continuiamo a pagare quelle persone per la sola giornata di presenza e, nel mentre, c'è questo mare magno di sperpero del pubblico denaro e gli stipendi sono la seconda voce di spesa dopo le pensioni, noi andiamo lì a rompere le reni alla Grecia, andando a disciplinare a favore della grande industria. Tutta questa storia infatti sarebbe potuta finire innalzando il numero dei dipendenti da 15 a 50 e favorendo le piccole e medie imprese laddove questo problema può incidere sulla vita stessa delle imprese.

Voi state facendo sul versante sbagliato un regalo a Marchionne, un regalo a quei potentati economici, a quel capitalismo di Stato che già vive di cassa integrazione; in questo momento gli state dando l'opportunità di dare un calcio nel sedere a chi dà fastidio. (Applausi dei senatori Divina e Puglia). Se qua dentro non regna sovrana l'ipocrisia, noi le cose ce le dobbiamo dire.

Io annuncio il voto contrario, almeno il mio, poi quello dei senatori Ferrara, Barani e di tanti altri del Gruppo Grandi Autonomie e Libertà che è bene ricordare è un Gruppo misto... Vorrei dirvi che non mi interessa stare qui a guardare una delega che, come ricordava il collega che mi ha preceduto, è ancora evanescente. Si parla di tutele crescenti; ma in che modo? Per chi? Quando? Molti altri aspetti della delega sulla riforma del lavoro restano evanescenti, indistinti e indeterminati affinché il potere legislativo conferisce al potere esecutivo attraverso deleghe che trattano non di quisquilie, ma di complessa materia, qual è quella degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e le politiche attive, la semplificazione delle procedure degli adempimenti, il riordino delle forme contrattuali, la materia della maternità, fino ad arrivare alle attività ispettive. Come facciamo noi questo? Credo che questo Governo abbia un'idea sbrigativa della democrazia. Questo non è un areopago di perditempo; questo è il consesso a cui la Costituzione assegna il diritto-dovere di legiferare.

Ci troviamo di fronte ad una legge delega indeterminata ed indistinta. Vorrei rileggere l'articolo 76 di questa Costituzione che alcune volte diventa sacra e intoccabile e altre diventa come la barba del francescano che da bambino, quando veniva a chiedere l'elemosina che cortesemente mi faceva tirare: l'articolo 76 della Costituzione recita che: «L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per un tempo limitato per oggetti definiti». Esiste questa condizione? Allora facciamo una cosa molto semplice: Vi faccio grazia di quanto fatto in precedenza e che ho detto nell'intervento sul calendario. Se un Governo di centro‑destra o un Governo presieduto da Silvio Berlusconi avesse solamente accennato a fare questo, avremmo dovuto mettere le camionette della celere agli angoli delle strada. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questa è la storia. Non voglio difendere e non sono il più indicato a difenderlo. Non appartengo né ai cortigiani né ai reggicoda, ma la verità è che vi state mettendo sotto ai piedi appresso a un Tartarino di Tarascona (Applausi dal Gruppo M5S)che viene qua a fare il bullo e ad annunciare riforme che non fa.

Noi possiamo dire tutto, possiamo dire di volere le riforme, ma se le riforme sono come la legge elettorale, l'Italicum, i potentati restano tali e sapete che se non leccate i piedi nessuno vi metterà in lista se non siete deficienti e obbedienti al tempo stesso. (Applausi dal Gruppo M5S).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 22,35)

(Segue D'ANNA). Se la riforma è quella della Costituzione, abbiamo fatto la grande scoperta che nel Paese abbiamo circa 45.000 componenti dei Consigli di amministrazione nelle 12.000 partecipate degli Enti locali, ed abbiamo spezzato le reni alla Grecia. Ma ce ne andremo noi. Ce ne possiamo andare pure stasera per un moto di dignità visto che siamo ormai un orpello con la delega al Governo. Però ci preoccupiamo di ridurre di 300 il numero dei senatori e di privare il popolo italiano di quell'ammennicolo che si chiama diritto di voto. (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut).

Siamo alla riforma del lavoro. E cosa facciamo? Mica ci mettiamo a discutere. Il giovanotto è baldanzoso e va di fretta. Al consesso europeo deve portare risultati; altrimenti la Merkel lo mette dietro alla lavagna. (Applausi dal Gruppo M5S). Si può piegare il Parlamento ad una procedura così baldanzosa e inutilmente tracontante? Vannino Chiti, persona perbene e seria che stimo, chiedeva perché stiamo facendo tutto questo ostruzionismo: Renzi va di fretta perché sta chiedendo cose per l'Italia come la posticipazione del pareggio di bilancio al 2017. Se c'è fretta non è perché deve portare un cadeau; lo fa perché ha premura per le sorti nazionali: Vannino, hai ragione, però prima c'è la democrazia o non c'è niente. (Applausi dai Gruppi M5S e LN-Aut).

Voglio concludere per fare un omaggio al mio amico Sposetti; da liberale vi ricordo che il liberalismo è l'uguaglianza delle opportunità, mentre il socialismo è l'uguaglianza degli esiti. Fino a quando non darete nel pubblico impiego le stesse norme e pseudotutele che volete diminuire nel comparto privato non vi comporterete da liberali. Carlo Marx, signor Presidente diceva: la politica è il Governo degli uomini camuffato attraverso il governo delle cose. Voi state piegando a minori tutele nei confronti del capitalismo italiano assistito e beneficiato dallo Stato migliaia di lavoratori la cui vita cambierà, ed in peggio, attraverso questo atto, che è il governo delle cose, ma che determinerà il Governo degli uomini. (Applausi dai Gruppi GAL, LN-Aut e M5S. Congratulazioni).