Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014

MUNERATO (LN-Aut). Signor Presidente, il presidente del Consiglio Renzi, che oggi non è in Aula, prima di essere un politico, è una persona. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Bignami).

Una persona che ha il dono di saper mentire come poche altre persone al mondo! Aveva detto che non avrebbe mai fatto il Presidente del Consiglio senza il voto del popolo. Ha fatto fuori il suo amico Letta con un Twitter e un golpe di partito.

Diventato Presidente, a capo chino ha messo in atto tutte le alchimie comunicative, come il migliore dei televenditori, per imbonire i cittadini e fargli credere che la sua smisurata ambizione fosse orientata al bene comune. Ha preso il 40 per cento alle elezioni europee grazie all'elemosina degli 80 euro in busta paga. E ora, viste le difficoltà del suo Esecutivo, si sta preparando per la prossima campagna elettorale ingannando nuovamente i cittadini, promettendogli di gonfiare ulteriormente gli stipendi, anticipando una parte del TFR, senza del resto considerare quali ripercussioni ci saranno per i piccoli imprenditori che si vedranno sottrarre parte delle risorse destinate agli investimenti.

Come uno strozzino, prima fa gioire il malcapitato per il denaro ottenuto e poi lo prende per la gola. I cittadini, infatti, vessati dalla crisi, accoglieranno positivamente l'aumento in busta paga, per poi trovarsi nel momento del bisogno - licenziamento o vecchiaia - privi di quel sostentamento necessario.

Grazie proprio a quell'episodico risultato elettorale, egli ricatta tutti i molluschi del suo partito, obbligandoli ad approvare le riforme che piacciono più agli ultraliberisti come Sacconi e Cicchitto che a chi in teoria dovrebbe votarle. (Applausi dal Gruppo LN-Aute del senatore Castaldi).

È una persona che ci spaventa, una persona senza scrupoli, un feticista del potere. Mettere 80 euro in busta a chi lo stipendio ce l'ha, mentre il 44 per cento dei giovani è senza lavoro e senza un reddito è l'operazione politico-elettorale più spregiudicata e umiliante della storia di questo Paese. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Castaldi).

E adesso, ci presenta questa vergognosa riforma, il jobs act, che sono sicura ha chiamato così per sentirsi un po' Tony Blair. Del resto, lo sappiamo che la sua ambizione è smisurata.

Una riforma la cui stesura è stata affidata ad uno dei suoi parlamentari: il meno in vista tra i suoi sodali, ma il cui operato gode della sua piena fiducia. Non citerò il nome di questo onorevole del PD, anche perché difficilissimo da pronunciare, ma dirò soltanto che nella sua vita professionale è stato uno dei consulenti della più famosa società multinazionale in strategia aziendale: la McKinsey. Il futuro dei nostri giovani, per essere chiari, è stato affidato ad un ex consulente McKinsey, abituato a consigliare ai mega imprenditori, quale primo intervento per aumentare i profitti, quello di tagliare il personale, senza alcuno scrupolo.

Lei, presidente Renzi, è il Paperinik del Berlusconi Paperino, al quale tutto è permesso, anche stuprare la Costituzione, senza che nessuno, tra i prezzolati giornalisti o i benpensanti professori dica nulla. Quando i dati dell'economia saranno ancora più disastrosi darà la colpa agli alleati e ci porterà al voto. Tanto è solo il potere che le interessa.

Ma torniamo a parlare di questa «riformicchia» del lavoro.

Le politiche del lavoro non passano solamente dalla riforma dell'articolo 18, ultima bandierina ideologica della CGIL che utilizza strumentalmente ad arte per far credere ai suoi tesserati che il sindacato esiste ancora e che si sta facendo un cambiamento epocale, quando il jobs act contiene solo spot.

Diciamocelo chiaramente: l'articolo 18, così come è stato modificato dalla Fornero, è soltanto uno strumento nelle mani dei soliti sindacalisti politicizzati, che da sempre indossano la tuta quando parlano con i lavoratori e la cravatta quando trattano con i datori di lavoro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Puglia).

Non bisognava essere dei geni strapagati dalle multinazionali, esperti di strategia aziendale, per capire che sarebbe stato sufficiente cancellare la legge Fornero, cancellare gli studi di settore ed operare la scelta coraggiosa di fare quanto fanno altri 40 Paesi al mondo, cioè dimezzare le tasse, con un'aliquota fiscale del 20 per cento uguale per tutti.

Il vero cancro del mondo del lavoro, soprattutto in questi momenti di crisi, è quella legge che voi avete partorito, che voi avete appoggiato e che voi avete votato, la legge della signora «lacrime di coccodrillo», meglio conosciuta come legge Fornero.

Anche oggi, come al solito, le vostre riforme, le vostre ricette per curare questo male della società saranno inutili. Non ascoltate, non vi confrontate ma, come al solito, agite senza alcun rispetto della volontà popolare. Non siete stati capaci di recepire il segnale che, come Lega, vi abbiamo fatto arrivare, raccogliendo in pochi mesi più di 500.000 firme per indire un referendum abrogativo della legge Fornero. Solo abrogandola si ripristina l'equità sociale. È una legge frutto di chi non ha mai lavorato un giorno in una fabbrica; una legge che, nei fatti, danneggia le donne, aumentando l'età pensionabile, senza tenere conto del carico di lavoro familiare e sociale che da sempre si assumono. È una legge che non affronta il tema dei lavori usuranti e fa ricadere sui pensionati i costi della crisi; una riforma, nata sotto il Governo Monti, che ha creato la piaga sociale del nuovo millennio: gli esodati. Ha tolto la serenità di vecchiaia a molti pensionati ed ha ammazzato qualunque futuro lavorativo e pensionistico alle nuove generazioni. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Ci fa paura questo vostro modo di procedere alla cieca, senza una visione lungimirante a 180 gradi. Con la riforma Fornero voi della sinistra vi siete preoccupati di riequilibrare i conti nell'immediato e non avete valutato le conseguenze negative che, senza un intervento drastico, si trascineranno nel tempo.

Altrettanto state facendo ora con questo disegno di legge che, a noi della Lega, risuona più come un regolamento di conti all'interno del PD. Vi state accingendo a revisionare gli ammortizzatori sociali, scaricandone il costo sulle imprese, e ad introdurre i mini jobs alla tedesca, creando una «contrattazione al ribasso». Vi state accingendo a rivedere le detrazione familiari, abolendo quelle per coniuge a carico, senza calcolare lo scenario che si aprirà: ulteriori aziende ammazzate dall'aggravio dei costi; ulteriore precariato caratterizzato da un forte dumping salariale ed ulteriori famiglie, quelle monoreddito, a rischio di povertà.

Questa vostra ostinata cecità ci inquieta, ci spaventa. E neanche a dire che fate

tesoro degli errori del passato. Non si è ancora spenta la polemica sull'articolo 18 che ne avete già innescata un'altra: quella del TFR in busta paga. Anche in questo caso sembra abbiate deciso di procedere senza calcolarne le conseguenze. Avete pensato a quante aziende di piccole e medie dimensioni chiuderanno per mancanza di liquidità? Avete pensato alle maggiori tasse che i lavoratori andranno a pagare con il TFR in busta paga? Avete pensato ai maggiori costi sociali che le famiglie andranno a sostenere per quello che, di fatto, sarà considerato dal fisco un'elevazione del reddito?

No, non li avete calcolati! Siete degli elefanti che si muovono in una cristalleria. Ma attenzione: la cristalleria è il Paese Italia, fatto dai suoi lavoratori, dai suoi imprenditori, dalle sue famiglie, i cui cocci rischiano di non essere più ricomponibili.

State trasformando l'Italia in un Paese di non italiani, di immigrati clandestini pronti a delinquere (Applausi dal Gruppo LN-Aut) e i vostri cittadini, gli italiani, a loro volta in emigranti dell'Europa. Se questo è il futuro che volete per i vostri figli e i vostri nipoti, complimenti! Noi no! Non è quello che vogliamo offrire alla nostra gente.

Noi, consapevoli dell'importanza storica che riveste in questa fase di congiuntura una nuova politica del lavoro, abbiamo avanzato proposte sensate e concrete che, però, con il voto di fiducia che avete chiesto, ci avete impedito di illustrare e di porre democraticamente in votazione.

Il Premier parla di creare 85.000 posti di lavoro, ma il dato di fatto è che con questa riforma vi preoccupate solo di come facilitare i licenziamenti e, come sempre, massacrate le imprese e spalleggiate le banche.

Non avete il coraggio di condizionare le ricapitalizzazioni bancarie, obbligandole ad aprire il credito agli imprenditori. Non avete il coraggio di condizionare gli aiuti alle banche, obbligandole a garantire l'accesso al mutuo anche alle giovani coppie con contratti atipici. Se la vostra idea di mercato del lavoro è quella di un precariato stabile fate in modo che siano potenziati i servizi sociali di aiuto alle famiglie.

PRESIDENTE. Si avvii alla conclusione.

MUNERATO (LN-Aut). Avviandomi alla conclusione, voglio ribadire che questa legge delega è solo una presa in giro; una vera riforma del lavoro e degli ammortizzatori sociali non può attuarsi a costo zero. E non veniteci a raccontare la storia della coperta corta perché quando si hanno pochi soldi bisogna amministrarli oculatamente. È una questione di priorità. Questo Esecutivo ha voluto pavoneggiare sullo scenario internazionale, mettendo in atto una scellerata politica di accoglienza per tutti i migranti del mondo, sostenendo una spesa di oltre 10 miliardi di euro. Solo nell'ultimo decreto stadi è stato previsto un ulteriore stanziamento per l'operazione Mare nostrum di ben 130 milioni di euro. Noi della Lega Nord organizzeremo non soltanto un'opposizione vera nelle Aule del Parlamento, ma una vera e propria resistenza contro questa deriva antidemocratica, a cominciare dalla manifestazione che faremo il 18 ottobre prossimo a Milano. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bencini. Ne ha facoltà.