Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, noi abbiamo contestato le modalità con cui è stata gestita questa vicenda: la delega con fiducia, l'emendamento che dopo molta discussione è arrivato all'ultimo momento. È vero, sono stati citati alcuni precedenti, ma francamente riteniamo che, al di là dei precedenti che si possono sempre trovare, questo modo di agire sia stato discutibile e sbagliato. Lo stesso vale anche per questa sorta di maratona fallita: sappiamo tutti che oggi l'esigenza scenografica del Presidente del Consiglio, specializzato in annunci, era quella di poter dire, nel contesto del vertice di un'Europa, ahimè un po' crepuscolare e piena di problemi e di Paesi inadempienti rispetto alle regole che l'Europa stessa si è data, che si era approvato questo provvedimento al Senato. Si approverà forse a tarda notte, ma la Merkel è partita, altri se ne sono andati, gli amici sono andati via e le luci sono spente - così diceva una canzone, o qualcosa del genere - e l'annuncio non c'è stato. Qualcun altro si preoccupava del fatto che domani i giornali non avrebbero riportato questo roboante successo. Credo che anche questo modo di procedere, l'accanimento anche sull'ora e sul minuto non sia utile al Governo, accresca le tensioni, renda più aspro il confronto e alimenti ogni confusione.

Mi rivolgo anche al relatore Sacconi, che da molto tempo fa una battaglia che condivido, nobile e alta, essendo stato impegnato a suo tempo con la riforma dedicata a Marco Biagi, e che oggi è impegnato in un dibattito alto e importante sull'articolo 18 e non per licenziare la gente. Riteniamo in tanti che una maggiore flessibilità e una minore rigidità delle norme del lavoro incoraggino le imprese, frenino la delocalizzazione, favoriscano la creazione di occupazione. Ciò è il contrario della precarizzazione, perché è la disoccupazione la vera precarietà. Caro ministro Sacconi, l'articolo 18 è rimasto e, del resto, credo che nella sinistra del PD alcuni siano d'accordo con Renzi. Ad esempio Civati, che fa tutto questo macello, mi pare sia proprio quello che serve a Renzi per poter dire: «Vedete, nel mio partito si arrabbiano, perché ho fatto una riforma vera e ho cancellato l'articolo 18». Mi sembra dunque che sia un po' una spalla: del resto Renzi e Civati partirono insieme, a Firenze, nei primi convegni: poi si sono un po' distaccati, ma forse meno di quello che pensiamo.

Invece Cuperlo, che è un po' più attento, pur essendo in dissenso, oggi ha chiaramente detto in una sua dichiarazione che non si potrà cambiare l'articolo 18 e non si potranno cambiare le norme sul licenziamento, perché su questo punto la delega non contiene una sola parola. Poi, come tutte le deleghe, c'è molta ambiguità e ognuno potrà dire che si potrà fare una cosa o che si potrà fare il contrario. Lo dico dunque al senatore Sacconi, con un'amicizia e una stima, che ribadisco pubblicamente: questa cancellazione dell'articolo 18 non c'è. I licenziamenti disciplinari e le affermazioni del ministro Poletti, secondo cui poi si faranno le specifiche, lasciano aperto un contenzioso, che in molti casi è proprio quello che avvelena la vita delle aziende. Mi riferisco ai reintegri imposti proprio di chi, magari, ha sabotato il lavoro nelle aziende o ha impedito ad un'attività produttiva di proseguire. Non si tratta di volere una punizione o di elevare la cattiveria a legge, ma si tratta di non consentire l'arbitrio e la prepotenza. Forse, anche in altre vicende del passato, un'applicazione più ristretta di alcune norme avrebbe impedito di allontanare persone che si erano schierate con il partito armato all'interno fabbriche.

Credo dunque che la cancellazione dell'articolo 18 non ci sia: qualcuno dirà il contrario, ma ha ragione Cuperlo. Quindi, anche a sinistra i dissidenti stiano sereni. (Ilarità).

Gli osservatori internazionali sappiano che questa legge deve passare alla Camera dei deputati, e che poi, una volta approvata anche dall'altro ramo del Parlamento, tra mille mal di pancia e dissensi, sebbene l'articolo 18 rimanga, dovranno essere emanati i provvedimenti delegati. Ci vorranno mesi di tempo e quindi per l'economia, per le aziende, per gli imprenditori, per chi vuole creare lavoro, per chi vuole rimanere in Italia e non vuole andarsene altrove, da domani non cambia nulla. Quindi, avremo approvato a mezzanotte il provvedimento, la Merkel sarà partita e le telefoneranno di notte per tranquillizzarla, ma da domani non cambia assolutamente niente.

Concludendo, signor Presidente, i dati fondamentali dell'economia sono quelli che sono. Noi abbiamo collaborato e collaboreremo sulle riforme istituzionali o sulla legge elettorale, ma sull'economia e sulle misure concrete abbiamo un'altra visione delle cose. Renzi, alcuni giorni fa ha detto che cinque anni fa il tasso di disoccupazione era la metà. Certo: era al Governo Berlusconi, c'era ancora il retaggio della legge Biagi e c'era un' altra politica economica. Dopo i Governi Monti e Letta e dopo il Governo Renzi - che c'è da poco tempo, ma ormai i mesi passano - la disoccupazione è raddoppiata e non è che cinque anni fa l'economia fosse florida e ci fosse chissà quale possibilità di crescita; erano anni difficili, ma il tasso di disoccupazione è passato dall'8 al 13 per cento. Qualcuno si deve dunque interrogare, anche i famosi Governi tecnici.

Quindi, signor Presidente, concludendo, i fondamentali sono quelli che sono: il Prodotto interno lordo è diminuito dello 0,2 per cento, la disoccupazione viaggia verso il 13 per cento, il rapporto tra deficit e PIL si attesta faticosamente intorno al 3 per cento, il debito pubblico è cresciuto ulteriormente.

Quindi credo che le ricette, prima dei tecnici, poi dei Governi Letta e Renzi, abbiano peggiorato le cose. Siamo di fronte a un bluff, all'ennesimo annuncio. L'articolo 18 rimane, le aziende non hanno messaggi positivi e quindi il nostro voto sarà convintamente contrario, non solo perché è stata posta la fiducia, che non voteremo, ma anche nel merito del provvedimento.

Ben altro serve all'economia e ai disoccupati italiani. (Applausi dal GruppoFI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.