Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, lei è garante di quest'Assemblea, ma oltre che del nostro Regolamento dovrebbe essere garante anche della Costituzione. Qui il Regolamento è stato calpestato innumerevoli volte e, ce lo lasci dire, forzature ne abbiamo viste tante, però c'è un limite alla decenza, Presidente.

Anche il provvedimento di cui parliamo - vorrei sentire in proposito qualche costituzionalista - non credo sia sul crinale della legalità costituzionale, credo lo abbia superato. Parliamo di facoltà di legiferare del Governo che nel nostro sistema, basato sulla tripartizione dei poteri, è del tutto straordinaria. Il Governo può legiferare in casi di necessità ed urgenza, per cui emana un decreto-legge, ma le Camere lo devono accogliere, convertire, eventualmente modificare. Il Governo, per materie tecniche, è autorizzato, delegato dalle Camere ad esercitare una potestà, quella legislativa, che non spetta all'Esecutivo. Viene infatti autorizzato su delega del Parlamento.

Ebbene, qui è stato stravolto il sistema costituzionale: il delegato (Governo) viene in quest'Aula, prepara la sua delega, mette esso stesso le condizioni, che invece dovrebbe mettere il Parlamento, e pone una questione di fiducia ovvero prendere o lasciare, altrimenti salta il banco. La sfiducia al Governo significa infatti chiudere una legislatura. Abbiamo stravolto il sistema costituzionale.

Andiamo a vedere come questo Governo può esercitare la funzione legislativa in base all'articolo 76 della Costituzione in tema di legge delega. Leggo tre passi della Costituzione: «L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo, se non con determinazione di principi, criteri direttivi e soltanto per un tempo limitato e per oggetti definiti». Ma l'articolo inizia con la specificazione che la funzione legislativa non può essere delegata. Il Parlamento è obbligato a mettere paletti stretti entro i quali poi il Governo esercita la funzione legislativa in base alla delega.

Con riferimento agli oggetti definiti, secondo il comma 6, lettera a), del maxiemendamento, il Governo chiede la delega per la semplificazione delle procedure e degli adempimenti, anche mediante abrogazione di norme, connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro. Mi spiace contraddire il collega Gasparri, del quale condivido molto di quanto ha detto, quasi tutto. Egli afferma che non c'è la previsione specifica dell'abrogazione dell'articolo 18. Peggio. Si concede una delega ad abrogare norme, senza fissare quali ed entro quali limiti. Il Governo può abrogare non l'articolo 18, ma tutto lo Statuto dei lavoratori con questo tipo di delega.

Noi la leggiamo in un altro modo: questa è una delega in bianco, senza paletti, senza condizioni, senza limitazioni. Nel 1923 ci fu un altro Presidente del Consiglio che arrivò in quest'Aula a chiedere più o meno la stessa cosa: i pieni poteri. Si chiamava Benito Mussolini. Quello che è accaduto nel ventennio successivo credo che non serva ricordarlo, ed era perfettamente rispondente alla legge. Era tutto legale. Ottenne i pieni poteri con una delega del Parlamento.

Leggiamola meglio. Il presidente Renzi non chiede solo questa delega parziale, ma di riformare la legge elettorale (liste chiuse, non si elegge più, non ci saranno più preferenze, perché sarà il partito a fare le liste, quindi lui stesso in quanto capo di partito); di riformare il Senato, che non conterà più niente perché non darà la fiducia; chiede il premio di maggioranza, che gli consentirà di nominare le alte cariche dello Stato, gli organi di controllo, compreso il Presidente della Repubblica. Volgarmente da noi si dice «asso pigliatutto». Però è un modo per semplificare le partite.

Ho chiuso, signor Presidente. Un messaggio al presidente Renzi: presidente Renzi, stiamo prendendo un brutto percorso. A questo punto, citando la collega Bignami, credo che ci stiamo avviando verso una Repubblica «prenzidenziale». (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barozzino. Ne ha facoltà.