Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014

BAROZZINO (Misto-SEL). Signor Presidente, devo dire con rammarico che noto sempre di più tanta ipocrisia qui dentro. La cosa che mi disturba maggiormente è che questa ipocrisia viene da persone che non hanno mai visto una giornata di lavoro in vita loro. Non mi stancherò mai di dirlo.

Far credere che licenziare a prescindere, alzando un dito, spiare a vista i lavoratori con telecamere, demansionarli, fare praticamente un massacro sociale sia una cosa di sinistra è qualcosa di veramente... non trovo un aggettivo, ma credo sul serio che la parola migliore sia vergognoso.

È un capolavoro di malafede, che cerca di nascondere la vostra nullità politica e la vostra pochezza umana. Prendendo in prestito una frase dal grande Totò, direi: «In questo manicomio succedono cose da pazzi». Ma succedono veramente cose da pazzi.

Vi informo - perché magari tanti del Partito Democratico non lo sanno - che non è che Renzi fa cose di destra: Renzi è di destra. (Applausi dal Gruppo M5S). E, come esempio, padre spirituale e politico, prende Berlusconi. Altro che Berlinguer, signor Presidente, di cui non è degno! Lo fa così tanto bene che ha seguito anche l'ultimo consiglio: in effetti, Berlusconi ha sempre detto che l'unico sbaglio politico che ha fatto è stato quello di non essersi finto di sinistra. Ebbene, Renzi c'è riuscito benissimo, finge benissimo di essere di sinistra, perché un massacro sociale di questa natura poteva passare solo sotto le spoglie - mentite - della sinistra.

Signor Presidente, desidero un po' di attenzione dai pochi intimi che siamo rimasti, siccome parliamo dello Statuto dei lavoratori, una legge dello Stato che dicono essere vecchia (non si capisce bene perché). Se qualcuno mi ascolta, voglio leggere un passaggio della Carta del lavoro del 1927 (1927, e non voglio fare nessuna allusione), al punto XVII: «Nelle imprese a lavoro continuo il lavoratore ha diritto, in caso di cessazione dei rapporti di lavoro per licenziamento senza sua colpa, ad un'indennità proporzionata agli anni di servizio». Anzi, il testo, se mi permette, signor Presidente, è anche migliorativo, e sa perché? Perché prevede che tale indennità sia dovuta anche in caso di morte del lavoratore.

Sul serio, rispediamo al mittente, signor Presidente, queste fantomatiche innovazioni sui mercati inclusivi. Non voglio nemmeno entrare nel merito (lo abbiamo già fatto tantissimo e penso che sia chiarissimo), ma voglio fare un altro paio di passaggi, per far capire di cosa stiamo parlando. Evidentemente, infatti, qualcuno sa di cosa stiamo parlando, e fa finta di niente, ma tanti forse non lo sanno.

Negli altri Stati europei in cui c'è l'articolo 18 - Stati all'avanguardia in tecnologia e in tutto il resto - non solo ci sono le tutele (non crescenti, naturalmente: tutele e basta), ma si decide anche che le politiche sul lavoro devono andare nella direzione di ridurre l'orario lavorativo, perché lavorare meno è lavorare tutti, in una crisi così devastante come quella che sta affrontando l'Europa. In Italia, invece, abbiamo deciso - e tanti di voi non lo sanno - di detassare lo straordinario.

Capite bene: un'azienda invece di assumere detassa lo straordinario perché le costa di meno del lavoro ordinario. Questa è lucida follia di chi è in malafede! Solo chi è in malafede può pensare queste cose e scaricare le proprie nefandezze sui lavoratori.

Dovete sapere che la Germania, sempre perché si investe in tecnologia, entro il 2020, quindi a breve, produrrà un milione di vetture elettriche. Noi nemmeno sappiamo dove siano le vetture elettriche, e questi pensano a togliere i diritti ai lavoratori, come se per andare a lavorare un lavoratore non deve più recarsi in un luogo di lavoro, ma in un carcere e deve accettare qualsiasi condizione. E questo con il benestare della politica! Non voglio neanche più usare l'espressione «siete vergognosi», perché penso non vi faccia alcun effetto, e nemmeno vi voglio invitare a fare un esame di coscienza, perché dovreste averla la coscienza, per farne un esame! (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Centinaio).Sul serio, signor Presidente, faccio fatica, mi deve scusare.

Ai lavoratori sa cosa resterà, signor Presidente? Voglio usare una frase di Di Vittorio (la volevo usare per il Partito Democratico, ma mi sembra che neanche conoscano Di Vittorio), il quale diceva una cosa importante: a me non preoccupano mai le critiche dei compagni, anzi le voglio capire; mi preoccupano gli elogi del padrone. Ma evidentemente a voi questo non è chiaro.

Ai lavoratori resteranno le tutele crescenti, e sa che tutele resteranno, signor Presidente? È molto semplice: le uniche tutele che rimarranno ai lavoratori saranno la supplica e la preghiera. (Applausi dal Gruppo M5S).

Per conservare il proprio posto di lavoro, infatti, egli dovrà supplicare il proprio padrone di concedergli qualche giorno di lavoro.

E con chi avete scritto queste riforme? Con Sacconi e Ichino. Non ho nulla contro di loro, perché conosco benissimo le loro politiche antioperaie. L'unica cosa che non mi è chiara - altrimenti non ho capito niente (e ci sta anche) - è che siccome, come ben vediamo, loro adottano politiche da 1927, mentre lo Statuto dei lavoratori è entrato a regime nel 1971 (quindi è più giovane di quarantaquattro anni del jobs act che volete approvare oggi), dove sta l'innovazione? Dove sta il mercato inclusivo? E soprattutto: avete mai chiesto ai lavoratori cosa vogliono? O i lavoratori non devono mai contare a prescindere, perché lo decide chi sta qui dentro da quarant'anni?

Ecco, questa è la mia riflessione, ed io concludo così, signor Presidente: è una vergogna vergognosa! (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S).

SIMEONI (M5S). Schiavi cinesi, non lavoratori!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giarrusso. Ne ha facoltà.