Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014
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BARANI (GAL). Signor Presidente, credo di aver sentito in questo dibattito delle cose che non avrei mai pensato di ascoltare. Mi rivolgo anche al collega Sacconi, che è stato definito nemico dei lavoratori: un uomo che ha una cultura riformista e socialista come la mia; credo che siamo rimasti, come mostra il fiore che ostento, i pochi rappresentanti con quel DNA. È una cultura che nel 1970 ha fatto approvare lo Statuto dei lavoratori, a un anno dalla morte del padre dello Statuto, Giacomo Brodolini, a cui è subentrato come ministro Donat Cattin, il quale ha avuto il pregio di approvare sic et simpliciter lo Statuto.
Ebbene, quei socialisti che votarono lo Statuto dei lavoratori avevano un'opposizione dura, tra le più dure: era quella del Partito Comunista di Berlinguer, che non voleva quello statuto né quell'articolo 18, voluto invece dai socialisti, perché in quel momento serviva, perché i lavoratori dovevano essere tutelati.
Che uso ne è stato fatto in questi quarantaquattro anni? Che uso ne hanno fatto i sindacalisti? (Applausi della senatrice Fucksia). È possibile che abbiano degenerato per portare avanti gli interessi dei vagabondi e di chi non si meritava tutela? Hanno voluto in modo pletorico assumere chi non aveva meriti né bisogni, all'opposto della filosofia dei socialisti che con l'articolo 18 volevano premiare i meriti e i bisogni, sfoltendo la burocrazia. Questo era il volere dei socialisti. Hanno voluto inoltre dare una mano a quei sindacalisti che da sempre tutelano il lavoro di chi ce l'ha, e non certo di chi non ce l'ha. La festa del 1° maggio è quella dei lavoratori, di chi ha il lavoro, cioè ormai di una piccola e ristretta cerchia. La maggioranza è costituita dai disoccupati, ma nessuno tutela i disoccupati. (Commenti della senatrice Simeoni).
A tutelare i disoccupati è stato soltanto un Governo che ha avuto l'enorme coraggio di avviare una grande riforma: il giorno di San Valentino, il 14 febbraio 1984, è stata fatta la vera riforma; sono andati in piazza i comunisti ed è stato svolto anche un referendum, ma il popolo italiano ha dato ragione a Bettino Craxi. Così l'inflazione è andata al 4 per cento e la disoccupazione è scesa sotto il 6 per cento e vi è stato un grande boom economico: eravamo la quarta potenza economica del mondo! È questo il coraggio che occorre. (Commenti del senatore Morra). Noi abbiamo bisogno di questo coraggio che adesso non c'è. Ripeto, abbiamo bisogno di questo.
Come ha ben evidenziato poc'anzi il collega Gasparri, nel 2011 la disoccupazione era arrivata all'8 per cento: sì, perché vi era un Governo che faceva le riforme, che ne aveva il coraggio, ma che poi è stato «buttato» giù da una trama internazionale. Allo stesso modo, vi è stata una trama internazionale nel 1992: cari colleghi, Tangentopoli è stata fatta proprio per portare il capitale straniero ad occupare l'Italia da un punto di vista economico!
Ho sentito che poco fa il collega Barozzino ha ricordato il 1927, dove c'erano leggi e riforme all'altezza. Non dimentichiamo che in quel periodo, ancorché deviato dopo il 1930 dall'infiltrazione metastatica del capitale italiano, c'era uno di cultura socialista che ha fatto le riforme: eccome se le ha fatte in un primo momento! Ovviamente noi siamo stati sempre contro, da Turati e Nenni a Pertini, e siamo stati addirittura incarcerati, ma abbiamo riconosciuto che certe riforme sono state fatte, come la riforma Gentile, il codice Rocco, quelle dell'IRI, della previdenza sociale e della maternità. Ricordo che, quando in Inghilterra le donne morivano di parto, in Italia erano tutelate. (Commenti del senatore Fornaro).
Questo dobbiamo dirlo! Ci vuole coraggio per fare le riforme. Per tale motivo, credo che in questa riforma alla maggioranza e all'Esecutivo manchi quel coraggio che avevano i socialisti per un'azione riformista che incida profondamente sull'assetto istituzionale in un'ottica di snellimento concreto della macchina statale. Come ho già evidenziato, manca il coraggio che ebbe Bettino Craxi (ce lo hanno ammazzato per questo!).
È importante scommettere sulle medie, piccole e microimprese, eliminando ulteriori oneri e adempimenti a loro carico e facilitando una maggiore flessibilità dei rapporti di lavoro, così da favorire una maggiore occupazione.
Oltre ai sindacati, a distruggere l'articolo 18 è stata la giustizia: il giudice del lavoro sempre e comunque ha dato ragione ai lavoratori anche quando questi non ce l'avevano. La mala giustizia in Italia ci costa il 2 per cento del prodotto interno lordo (32 miliardi di euro), ma nessuno vuole fare la riforma perché, appena qualcuno afferma di volerla avviare, gli viene inviato un avviso di garanzia, a Padre, Figlio e Spirito Santo. Non è possibile!
Bisogna domare queste belve inferocite, che stanno distruggendo l'Italia e l'economia. Nessuno viene più a investire in Italia, perché ha paura di questa belva che è la mala giustizia, perché ha paura della burocrazia e ha paura di passare dieci-quindici ispezioni una dopo l'altra. (Commenti dal Gruppo M5S).
Dante avrebbe detto: non ti curar di loro, ma guarda e passa.
Signor Presidente, è importante scommettere sulla flessibilità, sulla modifica vera dell'articolo 18. E ve lo dice chi lo ha fatto: adesso è obsoleto. È passato, e va ammodernato. Cosa ha fatto invece questo Governo? Ha dato gli 80 euro, ma nulla ha previsto per chi è disoccupato o per chi percepisce uno stipendio che non consente un sostentamento minimo.
Adesso si propone addirittura il TFR in busta paga. Bene: ma si tratta di una ulteriore misura immaginata, proprio come gli 80 euro, per chi un lavoro ce l'ha. Il nostro dramma, che ci rende fanalino di coda in Europa è invece la disoccupazione. E francamente non si capisce cosa questo Governo proponga per rilanciare il lavoro.
Su questo dobbiamo batterci, anche per cambiare quella legge Fornero (Fornero che Dante avrebbe messo nel girone dei dannati «piagnoni»), dove, ad esempio, manca il turnover in campo sanitario e il personale medico ed infermieristico in uscita non viene rimpiazzato proporzionalmente. Allo stesso tempo, i deficit di bilancio, sempre nel settore sanitario, stanno diventando dei casi sempre meno sporadici e sempre più macroscopici nelle varie Regioni.
Per una vera riforma del lavoro serve più coraggio, Bisogna avere il coraggio di prendere le misure idonee, come hanno fatto i grandi Paesi europei e anglosassoni, dove la mobilità non è un tabù e dove le tutele sono i salari e gli stipendi più alti, con un fisco meno sanguisuga. Qui, invece, con una spending review senza né capo né coda si tagliano i servizi e, per di più, al contempo, si aumentano le tasse, come da storica tradizione di una certa sinistra. Agli amici del Partito Comunista di un tempo devo ricordare che per non diventare socialisti stanno morendo democristiani.
Al contempo, si consente ai sindacati di imporsi sulla quasi totalità delle categorie lavoratrici attraverso i vari contratti nazionali di lavoro, imposti a tutti, a prescindere dall'adesione o meno alle varie sigle sindacali, mentre quelle stesse categorie di lavoratori non sanno più se e quando e con quanto andranno in pensione. Allora, se la riunione di ieri mattina con i sindacati è durata un'ora sola, mentre qualche anni fa durava quaranta ore o quaranta giorni, è perché i sindacati hanno ottenuto in un'ora tutto quanto volevano. (Applausi dei senatori D'Anna e Messina).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fornaro. Ne ha facoltà.