Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014
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Integrazione all'intervento del ministro Poletti in sede di replica sui disegni di legge nn. 1428, 24, 103, 165, 180, 183, 199, 203, 219, 263, 349, 482, 500, 555, 571, 625, 716, 727, 893, 936, 1100, 1152, 1221, 1279, 1312 e 1409
Controllate, prendete in mano una qualsiasi disposizione e vi renderete conto che è costellata di limiti, divieti, obblighi, controlli, permessi e autorizzazioni.
Dobbiamo cambiare radicalmente ottica: l'impresa è una infrastruttura sociale, nella quale le diverse componenti del sapere, del lavoro, del capitale coagiscono al fine di produrre nuovo valore!
Conseguentemente la relazione tra lavoro e impresa non sono più interpretabili dal binomio novecentesco conflitto-contratto.
Oggi il lavoro è sempre di più intelligenza, conoscenza, responsabilità, apporto creativo; per questo abbiamo bisogno di nuovi concetti: collaborazione, cooperazione, corresponsabilità, coimprenditorialità.
Quando dico queste cose qualcuno mi accusa di avere una idea "romantica" tutta "buonista" dell'impresa e mi accusa di voler abolire i "contratti" che sono lo strumento che ha storicamente consentito ai lavoratori di esercitare un peso e conquistarsi decenti condizioni di vita.
Non vengo da Marte, vengo da più vicino, vengo da Imola, non ho mai sostenuto e non sostengo il superamento dei contratti, ma di un loro radicale cambiamento di logica sì.
C'è una sfida per il lavoro e c'è una sfida per l'impresa e l'imprenditore!
Vogliono continuare a difendere ciò che c'è?
Perderemo impresa e lavoro.
La delega parte anche da qui e cerca di farlo in modo organico e coerente.
Non ho intenzione di illustrare la delega, la conoscete certamente molto bene.
Ma ne ripercorrerò alcuni tratti essenziali che ne segnalano la logica ed il valore e ne sottolineano i tratti di innovazione e collegamento tra le parti.
Lungo tutto il testo una logica di pensiero. Semplificare e rendere certo e prevedibile il percorso lavorativo e la relazione tra impresa e lavoro.
Tutti ripetiamo che il lavoro non si fa con i decreti o le leggi ma con la crescita! D'accordo, ma la crescita si fa se le aziende investono e per farlo hanno bisogno di un contesto "definito".
Se vogliamo che l'Italia torni ad essere un Paese amico delle imprese, capace di stimolare gli investimenti interni ed attrarre quelli internazionali dobbiamo produrre una situazione che limiti il quadro delle incertezze e del rischio per gli investitori a quelli fisiologici. L'imprenditore ha come funzione essenziale prevedere, valutare e agire tenendo conto di ciò che è e ciò che sarà.
In Italia all'imprenditore aggiungiamo all'incertezza tipica della propria funzione molte altre incertezze che alla fine scoraggiano l'investimento e distruggono opportunità di lavoro.
Quindi semplicità e certezza per l'impresa, ma anche per il lavoro.
È al tema della semplicità e certezza che si connette il tema della reintegrazione prevista dall'articolo 18 su cui tornerò più avanti.
Guardiamo al mercato del lavoro italiano.
Se su 100 lavoratori occupati in Italia più dell'80 per cento hanno un contratto a tempo indeterminato, verrebbe da dire "beh dov'è tutta questa precarietà"?
Ma se guardiamo, al Flusso cioè ai contratti stipulati negli ultimi anni scopriamo che i numeri si invertono, i contratti a tempo indeterminato sono meno del 20 per cento mentre gli altri sono più dell'80 per cento.
E questi non sono dati degli ultimi mesi, ma degli ultimi anni.
E questo è accaduto mentre tutti insieme si recitava la filastrocca del contratto a tempo indeterminato come il più desiderabile, quello che andava sviluppato, quello con le migliori tutele!
Quindi? Il tema che si propone in questo momento è di un drastico cambio di direzione, attraverso l'attivazione di un contratto a tempo indeterminato che abbia le caratteristiche di attrattività normativa ed economica in grado di invertire la tendenza in atto, facendo sì che il rapporto tra contratto a tempo indeterminato e altri contratti cominci a riequilibrarsi.
Per questa ragione nella delega si propone l'attivazione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, si dichiara esplicitamente l'intenzione di renderlo più conveniente in termini di oneri diretti ed indiretti.
La nostra scelta fondamentale per ridurre la precarietà per i lavoratori e dare certezza alle imprese è un drastico riordino delle tipologie contrattuali con l'abolizione delle forme più permeabili agli abusi e più precarizzanti, come i contratti di collaborazione a progetto. Contemporaneamente vogliamo attivare il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che avrà caratteristiche di attrattività normativa ed economica in grado di invertire la tendenza in atto in questi anni e che ha visto aumentare i contratti precari e ridursi a meno del 20 per cento i contratti a tempo indeterminato.
In questo contesto per semplificare, superare elementi di incertezza e discrezionalità, per ridurre il ricorso ai procedimenti giudiziari, nella predisposizione del decreto delegato relativo a questo contratto a tutele crescenti e quindi per le nuove assunzioni, il Governo intende modificare il regime del reintegro così come previsto dall'articolo 18 modificato dalla legge 92/2012 eliminandolo per i licenziamenti economici e sostituendolo con un indennizzo economico certo e crescente con l'anzianità.
Contestualmente sarà prevista la possibilità del reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare particolarmente gravi, previa qualificazione specifica della fattispecie.
Per le situazioni diverse sarà previsto un indennizzo economico definito e certo.
Il nostro obiettivo è avere un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che costi meno, e che sia più attrattivo e contenga meno incertezze e quindi, incentivi d'imprenditore a investire di più, o assumere di più e non utilizzare altre tipologie contrattuali meno tutelanti.
Se c'è una discussione sulla modifica dell'articolo 18 e sul reintegro che è del tutto non ideologica è questa
Noi non ci limitiamo a lamentarci del fatto che ci sono pochi contratti a tempo indeterminato e troppi precari; noi agiamo per modificare questa situazione!
Semplificazione delle procedure.
Definizione di un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro.
Quando parliamo di burocrazia spesso parliamo di norme complesse, farraginose, contorte e l'Italia moderna ha bisogno di questo lavoro.
Con la stessa finalità la delega prevede una azione di analisi e valutazione delle forme contrattuali esistenti con lo scopo di semplificarle, modificarle o superarle.
Per questa via, è nostro obiettivo semplificare e ridurre le tipologie contrattuali, a partire dalle forme meno utili e più precarizzanti quali il contratto di collaborazione a progetto. Naturalmente questa azione che va estesa a tutte le forme contrattuali dovrà tenere conto delle diverse finalità di ogni forma contrattuale anche in relazione alle effettive opzioni alternative che la nuova disciplina renderà disponibili.
A valle delle nuove forme contrattuali, in coerenza con le stesse la delega propone una significativa riforma degli ammortizzatori sociali e in combinazione con gli stessi di una radicale ridefinizione degli strumenti per le politiche attive per il lavoro anche attraverso la costituzione dell'Agenzia nazionale per l'occupazione.
Questo passaggio è assolutamente essenziale per la piena realizzazione del disegno previsto dalla delega. Storicamente il nostro Paese ha agito a fronte delle crisi e dei problemi occupazionali attraverso strumenti di sostegno al reddito, passivi e senza condizionalità.
Noi vogliamo ribaltare questa situazione. Vogliamo estendere le tutele a quei lavoratori subordinati e parasubordinati che attualmente non ne usufruiscono o lo fanno in misura sostanzialmente insignificante.
Vogliamo produrre una logica di condizionalità per cui chi ha diritto ad un sussidio sia contemporaneamente vincolato ad obblighi e condizioni e vogliamo fare in modo che i servizi per l'impiego pubblici, privati o del privato sociale prendano in carico questi soggetti e li accompagnino con progetti individualizzati in un percorso teso a superare lo stato di problematicità in cui si trovino e possano partecipare ad attività utili alla collettività.
Apparirà banale, ma noi pensiamo che nessuno debba restare a casa ad aspettare, noi vorremmo che ogni cittadino italiano ogni mattina abbia una buona ragione per uscire di casa.
Naturalmente buone politiche per il lavoro e buoni servizi sono indispensabili anche per l'inserimento lavorativo dei nostri giovani che sono la prima preoccupazione e il primo obiettivo per il nostro Governo.
È necessario costruire l'opportunità di una reale alternanza squadra-lavoro e rendere più efficiente ed efficace il sistema della formazione affrontando il tema della sua governance della definizione delle competenze attribuite allo Stato e alle Regioni per una unificazione delle politiche ed una leale collaborazione per definire standard qualitativi omogenei su tutto il territorio nazionale.
L'osservazione che viene fatta a questo impianto è che servono molte risorse e molto tempo. Banalmente mi verrebbe da dire che per chi vuole cambiare il giorno è sempre quello giusto. Se non si parte è certo che non si arriva.
Per le risorse, è vero, ne servirebbero di più. Intanto il Governo assume l'impegno a finanziare per 1,5 miliardi i nuovi ammortizzatori; insieme a questo dovranno essere meglio utilizzate le risorse attualmente disponibili e si dovranno verificare le dinamiche innescate dalla legge n. 92 (cosiddetta Fornero).
Inoltre le risorse risparmiate nella riorganizzazione saranno mantenute per le finalità della riforma.
Il testo della delega si conclude con una importante scelta a favore della genitorialità. E con una precisa descrizione di principi e criteri volti a superare uno dei gap storici dell'occupazione del nostro Paese che vede un tasso di attività tra le donne particolarmente basso ed una rilevantissima casistica di abbandono del lavoro a seguito della maternità.
Questa situazione va superata e la delega pone le basi per farlo.
Il Governo italiano assegna all'approvazione della legge delega in materia di lavoro una importanza essenziale.
Siamo convinti e consapevoli che su questo terreno si misura la effettiva possibilità di questo Governo e di questa maggioranza di produrre quel cambiamento che i cittadini italiani si aspettano.
È un passaggio difficile, ma sappiamo che sulla quasi totalità dei contenuti di questa legge c'è pieno consenso e condivisione.
• Estensione degli ammortizzatori sociali e loro riforme;
• Politiche attive per il lavoro e l'occupabilità;
• Revisione e semplificazione delle norme;
• Revisione delle tipologie contrattuali;
• Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti;
• Tutela della genitorialità e politiche per l'occupazione femminile;
• Coordinamento delle attività ispettive o agenzia unica.
Certo c'è un punto su cui non c'è piena condivisione tra tutti, anche nella maggioranza, nel Partito Democratico: il tema del reintegro, l'articolo 18.
Non credo che queste diversità, apertamente affermate e discusse possano portare a mettere in discussione un passaggio così importante ed essenziale.
Il Governo nella stesura dei decreti saprà tenere nella giusta considerazione il lavoro fatto e le posizione espresse.
Ieri il Presidente del Consiglio insieme ad una parte del Governo ha incontrato i sindacati dei lavoratori e successivamente le rappresentanze imprenditoriali.
Credo di poter affermare che si è trattato di un confronto utile, che non ha modificato ovviamente le rispettive posizioni, ma che ha consentito un confronto chiaro ed ha messo le basi per una riflessione ulteriore intorno ad alcuni elementi che non sono presenti tra le materie ricomprese nella delega, come la rappresentanza e le sue regole nonché il tema della contrattazione aziendale o di secondo livello, citato dal senatore Berger anche con riferimento alle caratteristiche locali peculiari.
Così come con le associazioni imprenditoriali si sono affrontate le tematiche legate alla crescita e delle azioni utili ad un rilancio della stessa.
C'è bisogno di un grande ripensamento: vale per la politica, vale per il Governo, vale anche per imprenditori e sindacati.
Nel lavoro gigantesco di cambiamento del nostro Paese c'è lavoro per tutti!
Ognuno per la parte propria, ma non c'è nessuno che possa, onestamente, sostenere di essere a posto, di avere già dato!
Ho aperto il mio intervento a partire dalla drammatica consapevolezza della gravità e centralità del lavoro per il nostro Paese, per i nostri giovani, per noi tutti ed in primo luogo per il Governo.
Cambiare questa situazione è il nostro obiettivo.
La piena realizzazione della legge delega è uno degli strumenti fondamentali per raggiungerlo!
L'Italia ci chiede il coraggio di cambiare.