Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 327 del 08/10/2014

Allegato B

Integrazione all'intervento del ministro Poletti in sede di replica sui disegni di legge nn. 1428, 24, 103, 165, 180, 183, 199, 203, 219, 263, 349, 482, 500, 555, 571, 625, 716, 727, 893, 936, 1100, 1152, 1221, 1279, 1312 e 1409

Controllate, prendete in mano una qualsiasi disposizione e vi renderete conto che è costellata di limiti, divieti, obblighi, controlli, permessi e autorizzazioni.

Dobbiamo cambiare radicalmente ottica: l'impresa è una infrastruttura sociale, nella quale le diverse componenti del sapere, del lavoro, del capitale coagiscono al fine di produrre nuovo valore!

Conseguentemente la relazione tra lavoro e impresa non sono più interpretabili dal binomio novecentesco conflitto-contratto.

Oggi il lavoro è sempre di più intelligenza, conoscenza, responsabilità, apporto creativo; per questo abbiamo bisogno di nuovi concetti: collaborazione, cooperazione, corresponsabilità, coimprenditorialità.

Quando dico queste cose qualcuno mi accusa di avere una idea "romantica" tutta "buonista" dell'impresa e mi accusa di voler abolire i "contratti" che sono lo strumento che ha storicamente consentito ai lavoratori di esercitare un peso e conquistarsi decenti condizioni di vita.

Non vengo da Marte, vengo da più vicino, vengo da Imola, non ho mai sostenuto e non sostengo il superamento dei contratti, ma di un loro radicale cambiamento di logica sì.

C'è una sfida per il lavoro e c'è una sfida per l'impresa e l'imprenditore!

Vogliono continuare a difendere ciò che c'è?

Perderemo impresa e lavoro.

La delega parte anche da qui e cerca di farlo in modo organico e coerente.

Non ho intenzione di illustrare la delega, la conoscete certamente molto bene.

Ma ne ripercorrerò alcuni tratti essenziali che ne segnalano la logica ed il valore e ne sottolineano i tratti di innovazione e collegamento tra le parti.

Lungo tutto il testo una logica di pensiero. Semplificare e rendere certo e prevedibile il percorso lavorativo e la relazione tra impresa e lavoro.

Tutti ripetiamo che il lavoro non si fa con i decreti o le leggi ma con la crescita! D'accordo, ma la crescita si fa se le aziende investono e per farlo hanno bisogno di un contesto "definito".

Se vogliamo che l'Italia torni ad essere un Paese amico delle imprese, capace di stimolare gli investimenti interni ed attrarre quelli internazionali dobbiamo produrre una situazione che limiti il quadro delle incertezze e del rischio per gli investitori a quelli fisiologici. L'imprenditore ha come funzione essenziale prevedere, valutare e agire tenendo conto di ciò che è e ciò che sarà.

In Italia all'imprenditore aggiungiamo all'incertezza tipica della propria funzione molte altre incertezze che alla fine scoraggiano l'investimento e distruggono opportunità di lavoro.

Quindi semplicità e certezza per l'impresa, ma anche per il lavoro.

È al tema della semplicità e certezza che si connette il tema della reintegrazione prevista dall'articolo 18 su cui tornerò più avanti.

Guardiamo al mercato del lavoro italiano.

Se su 100 lavoratori occupati in Italia più dell'80 per cento hanno un contratto a tempo indeterminato, verrebbe da dire "beh dov'è tutta questa precarietà"?

Ma se guardiamo, al Flusso cioè ai contratti stipulati negli ultimi anni scopriamo che i numeri si invertono, i contratti a tempo indeterminato sono meno del 20 per cento mentre gli altri sono più dell'80 per cento.

E questi non sono dati degli ultimi mesi, ma degli ultimi anni.

E questo è accaduto mentre tutti insieme si recitava la filastrocca del contratto a tempo indeterminato come il più desiderabile, quello che andava sviluppato, quello con le migliori tutele!

Quindi? Il tema che si propone in questo momento è di un drastico cambio di direzione, attraverso l'attivazione di un contratto a tempo indeterminato che abbia le caratteristiche di attrattività normativa ed economica in grado di invertire la tendenza in atto, facendo sì che il rapporto tra contratto a tempo indeterminato e altri contratti cominci a riequilibrarsi.

Per questa ragione nella delega si propone l'attivazione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, si dichiara esplicitamente l'intenzione di renderlo più conveniente in termini di oneri diretti ed indiretti.

La nostra scelta fondamentale per ridurre la precarietà per i lavoratori e dare certezza alle imprese è un drastico riordino delle tipologie contrattuali con l'abolizione delle forme più permeabili agli abusi e più precarizzanti, come i contratti di collaborazione a progetto. Contemporaneamente vogliamo attivare il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che avrà caratteristiche di attrattività normativa ed economica in grado di invertire la tendenza in atto in questi anni e che ha visto aumentare i contratti precari e ridursi a meno del 20 per cento i contratti a tempo indeterminato.

In questo contesto per semplificare, superare elementi di incertezza e discrezionalità, per ridurre il ricorso ai procedimenti giudiziari, nella predisposizione del decreto delegato relativo a questo contratto a tutele crescenti e quindi per le nuove assunzioni, il Governo intende modificare il regime del reintegro così come previsto dall'articolo 18 modificato dalla legge 92/2012 eliminandolo per i licenziamenti economici e sostituendolo con un indennizzo economico certo e crescente con l'anzianità.

Contestualmente sarà prevista la possibilità del reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare particolarmente gravi, previa qualificazione specifica della fattispecie.

Per le situazioni diverse sarà previsto un indennizzo economico definito e certo.

Il nostro obiettivo è avere un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che costi meno, e che sia più attrattivo e contenga meno incertezze e quindi, incentivi d'imprenditore a investire di più, o assumere di più e non utilizzare altre tipologie contrattuali meno tutelanti.

Se c'è una discussione sulla modifica dell'articolo 18 e sul reintegro che è del tutto non ideologica è questa

Noi non ci limitiamo a lamentarci del fatto che ci sono pochi contratti a tempo indeterminato e troppi precari; noi agiamo per modificare questa situazione!

Semplificazione delle procedure.

Definizione di un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro.

Quando parliamo di burocrazia spesso parliamo di norme complesse, farraginose, contorte e l'Italia moderna ha bisogno di questo lavoro.

Con la stessa finalità la delega prevede una azione di analisi e valutazione delle forme contrattuali esistenti con lo scopo di semplificarle, modificarle o superarle.

Per questa via, è nostro obiettivo semplificare e ridurre le tipologie contrattuali, a partire dalle forme meno utili e più precarizzanti quali il contratto di collaborazione a progetto. Naturalmente questa azione che va estesa a tutte le forme contrattuali dovrà tenere conto delle diverse finalità di ogni forma contrattuale anche in relazione alle effettive opzioni alternative che la nuova disciplina renderà disponibili.

A valle delle nuove forme contrattuali, in coerenza con le stesse la delega propone una significativa riforma degli ammortizzatori sociali e in combinazione con gli stessi di una radicale ridefinizione degli strumenti per le politiche attive per il lavoro anche attraverso la costituzione dell'Agenzia nazionale per l'occupazione.

Questo passaggio è assolutamente essenziale per la piena realizzazione del disegno previsto dalla delega. Storicamente il nostro Paese ha agito a fronte delle crisi e dei problemi occupazionali attraverso strumenti di sostegno al reddito, passivi e senza condizionalità.

Noi vogliamo ribaltare questa situazione. Vogliamo estendere le tutele a quei lavoratori subordinati e parasubordinati che attualmente non ne usufruiscono o lo fanno in misura sostanzialmente insignificante.

Vogliamo produrre una logica di condizionalità per cui chi ha diritto ad un sussidio sia contemporaneamente vincolato ad obblighi e condizioni e vogliamo fare in modo che i servizi per l'impiego pubblici, privati o del privato sociale prendano in carico questi soggetti e li accompagnino con progetti individualizzati in un percorso teso a superare lo stato di problematicità in cui si trovino e possano partecipare ad attività utili alla collettività.

Apparirà banale, ma noi pensiamo che nessuno debba restare a casa ad aspettare, noi vorremmo che ogni cittadino italiano ogni mattina abbia una buona ragione per uscire di casa.

Naturalmente buone politiche per il lavoro e buoni servizi sono indispensabili anche per l'inserimento lavorativo dei nostri giovani che sono la prima preoccupazione e il primo obiettivo per il nostro Governo.

È necessario costruire l'opportunità di una reale alternanza squadra-lavoro e rendere più efficiente ed efficace il sistema della formazione affrontando il tema della sua governance della definizione delle competenze attribuite allo Stato e alle Regioni per una unificazione delle politiche ed una leale collaborazione per definire standard qualitativi omogenei su tutto il territorio nazionale.

L'osservazione che viene fatta a questo impianto è che servono molte risorse e molto tempo. Banalmente mi verrebbe da dire che per chi vuole cambiare il giorno è sempre quello giusto. Se non si parte è certo che non si arriva.

Per le risorse, è vero, ne servirebbero di più. Intanto il Governo assume l'impegno a finanziare per 1,5 miliardi i nuovi ammortizzatori; insieme a questo dovranno essere meglio utilizzate le risorse attualmente disponibili e si dovranno verificare le dinamiche innescate dalla legge n. 92 (cosiddetta Fornero).

Inoltre le risorse risparmiate nella riorganizzazione saranno mantenute per le finalità della riforma.

Il testo della delega si conclude con una importante scelta a favore della genitorialità. E con una precisa descrizione di principi e criteri volti a superare uno dei gap storici dell'occupazione del nostro Paese che vede un tasso di attività tra le donne particolarmente basso ed una rilevantissima casistica di abbandono del lavoro a seguito della maternità.

Questa situazione va superata e la delega pone le basi per farlo.

Il Governo italiano assegna all'approvazione della legge delega in materia di lavoro una importanza essenziale.

Siamo convinti e consapevoli che su questo terreno si misura la effettiva possibilità di questo Governo e di questa maggioranza di produrre quel cambiamento che i cittadini italiani si aspettano.

È un passaggio difficile, ma sappiamo che sulla quasi totalità dei contenuti di questa legge c'è pieno consenso e condivisione.

• Estensione degli ammortizzatori sociali e loro riforme;

• Politiche attive per il lavoro e l'occupabilità;

• Revisione e semplificazione delle norme;

• Revisione delle tipologie contrattuali;

• Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti;

• Tutela della genitorialità e politiche per l'occupazione femminile;

• Coordinamento delle attività ispettive o agenzia unica.

Certo c'è un punto su cui non c'è piena condivisione tra tutti, anche nella maggioranza, nel Partito Democratico: il tema del reintegro, l'articolo 18.

Non credo che queste diversità, apertamente affermate e discusse possano portare a mettere in discussione un passaggio così importante ed essenziale.

Il Governo nella stesura dei decreti saprà tenere nella giusta considerazione il lavoro fatto e le posizione espresse.

Ieri il Presidente del Consiglio insieme ad una parte del Governo ha incontrato i sindacati dei lavoratori e successivamente le rappresentanze imprenditoriali.

Credo di poter affermare che si è trattato di un confronto utile, che non ha modificato ovviamente le rispettive posizioni, ma che ha consentito un confronto chiaro ed ha messo le basi per una riflessione ulteriore intorno ad alcuni elementi che non sono presenti tra le materie ricomprese nella delega, come la rappresentanza e le sue regole nonché il tema della contrattazione aziendale o di secondo livello, citato dal senatore Berger anche con riferimento alle caratteristiche locali peculiari.

Così come con le associazioni imprenditoriali si sono affrontate le tematiche legate alla crescita e delle azioni utili ad un rilancio della stessa.

C'è bisogno di un grande ripensamento: vale per la politica, vale per il Governo, vale anche per imprenditori e sindacati.

Nel lavoro gigantesco di cambiamento del nostro Paese c'è lavoro per tutti!

Ognuno per la parte propria, ma non c'è nessuno che possa, onestamente, sostenere di essere a posto, di avere già dato!

Ho aperto il mio intervento a partire dalla drammatica consapevolezza della gravità e centralità del lavoro per il nostro Paese, per i nostri giovani, per noi tutti ed in primo luogo per il Governo.

Cambiare questa situazione è il nostro obiettivo.

La piena realizzazione della legge delega è uno degli strumenti fondamentali per raggiungerlo!

L'Italia ci chiede il coraggio di cambiare.

Integrazione alla dichiarazione di voto della senatrice Catalfo nella discussione della questione di fiducia posta sull'emendamento 1.800, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 1428, nel testo proposto dalla Commissione

Sapete bene che con questa legge, renderete l'annosa questione del precariato da problema contingente a strutturale, e a farne le spese di tutto questo saranno i soggetti deboli del nostro mercato del lavoro su cui la scure della riforma si abbatte in maniera più pesante. Innanzitutto i disoccupati di lunga durata. L'OCSE nel rapporto sull'occupazione spiega come il grande problema dell'Italia sia la forte percentuale di precarietà (boccia il decreto Poletti che la porta al 70 per cento), il grande numero di disoccupati di lunga durata che spesso diventano inattivi (57 per cento del totale, con un picco del 61,5 per cento tra gli over 55) e il lavoro di bassa qualità. Spiega inoltre come non vi è correlazione tra flessibilità (ampiamente utilizzata dai cosiddetti riformisti italiani) e occupazione. Non basta poi abbassare il costo di reclutamento di un disoccupato di lunga durata per renderlo appetibile. Occorre invece investire in efficienti politiche di formazione, orientamento e reinserimento nelle imprese, il tutto associato a un sistema adeguato di welfare che tuteli il lavoratore e ne sostenga il reddito. La scure si abbatte anche sui giovani, il cui tasso di disoccupazione è passato negli ultimi dieci anni dal 17 per cento alla mostruosa cifra del 45 per cento (dati ISTAT 2014), e il cui tasso di precarietà è pari al 52,5 per cento.

E non dite che la soluzione a tutti i mali è il programma europeo e nazionale Youth guarantee perché gli italiani ne potrebbero sentire delle belle, compresa la totale non attuazione in talune Regioni, per citare un esempio: la Sicilia di Crocetta, del PD e di Faraone! E di Genovese!

Siamo tutti bravi a tagliare sui diritti!

A questo Governo e alle promesse di modernità e di rottamazione gli italiani forse chiedevano ben altro che la riproposizione del vecchio teatrino trito e ritrito sull'articolo 18.

Il problema, ribadito dalle imprese più volte, per ridare competitività e incentivare le nuove assunzioni, non é l'articolo 18, il problema reale è il costo del lavoro che in Italia è uno dei più alti al mondo; togliendo diritti ai lavoratori non si produrrà nessun posto di lavoro aggiuntivo, si produrrà solo precarietà e una contrazione dei consumi.

Come può un soggetto investire senza un futuro certo di fronte a lui? Con i consumi che caleranno si andrà solo ad aggravare la situazione attuale; meno consumi vuol dire meno spesa e di conseguenza meno gettito fiscale e meno ricavi alle imprese italiane con il conseguente impoverimento dei ceto medio e la definitiva morte della piccola e media impresa, fiore all'occhiello e traino dell'economia italiana negli anni '70 e '80. A loro l'articolo 18 non gioverà per niente, date le ridotte dimensioni delle unità produttive; alle imprese italiane servono sgravi sugli oneri tributari e contributivi, un fisco più efficiente ed una semplificazione della burocrazia.

E il progetto di demolizione dello Statuto dei lavoratori non finisce qui, immolati sull'altare delle volontà dei poteri forti rientrano pure gli articoli 4 e 13.

Non si è intervenuto invece sul vero problema del mercato del lavoro italiano, il mancato raccordo tra le politiche attive e passive; è proprio questo legame a garantire negli altri Stati dell'Unione a cui noi assurgiamo come modello, la concreta possibilità per il lavoratore fuoriuscito dal mercato del lavoro di ricollocarsi in tempi ragionevoli.

Senza accorgimenti adeguati di sostegno al reddito il sistema che uscirà fuori da questa delega sarà un sistema non di flex security, cioè di flessibilità abbinata a tutele ma un sistema basato su flessibilità in uscita ed assenza di tutele nei mercato del lavoro, rischio che aveva previsto anche Marco Biagi. Si configura una «flex precarity», un sistema tutto italiano, perché noi come sempre riusciamo a distinguerci in Europa ma in negativo!

Noi del M5S Abbiamo proposto e proponiamo misure concrete per la gestione del mercato del lavoro italiano. Noi proponiamo la sicurezza coniugata ad una flessibilità legata all'innovazione di processo e di prodotto, basata sugli investimenti tecnologici e di ricerca e sugli investimenti in termini di formazione del lavoratore che si tende a lasciare in azienda e che grazie al life long learning o formazione continua, potrà nel corso della sua carriera ricoprire diversi ruoli potenziando la capacità lavorativa e le competenze, e aumentando, la produttività. In questo tipo di flex security viene garantito al lavoratore non solo la riqualificazione costante soprattutto in azienda, ma anche il sostegno al reddito in caso di perdita di lavoro e un serio accompagnamento al reinserimento lavorativo e sostegno al reddito per i meno abbienti (il nostro reddito di cittadinanza). Ciò porta maggiore produttività dell'impresa in termini sia qualitativi che quantitativi, sicurezza del lavoratore in termini di reddito costante e proficuo impatto sull'economia sia interna che esterna.

Questo è il tipo di riforma a cui tende il Movimento Cinque Stelle!

Noi voteremo no alla riforma non solo perché siamo contro l'abolizione dell'articolo 18 ma soprattutto per lo stillicidio sistematico dei diritti dei lavoratori che il Governo con questa delega vuole portare avanti, per la mancanza di tutele per i disoccupati gli inoccupati e i precari, per l'assenza di investimenti che favoriscano nuove assunzioni, per la carenza di politiche che riportino nel nostro Paese il 16 per cento dei nostri giovani espatriati e per la mancanza di un disegno organico di riforma del mercato dei lavoro che dovrebbe necessariamente passare per un potenziamento e una rimodulazione dei servizi pubblici per l'impiego.

Con questi, chiamiamoli, «difetti» il Jobs act diviene totalmente inutile per raggiungere l'obiettivo principale prefissato, ovvero quello di garantire maggiore occupazione: una riforma miope asservita ai poteri forti e senza un orizzonte temporale dì lungo periodo.

Per questo il Movimento 5 Stelle dice no!

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Anitori, Bubbico, Cassano, Ciampi, Della Vedova, De Pin, De Poli, D'Onghia, Minniti, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Rizzotti, Serra, Stucchi e Vicari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Panizza, per partecipare ad incontri internazionali; Palermo e Zeller, per attività della Commissione Paritetica.

Commissione parlamentare d'inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, Ufficio di Presidenza

La Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro ha proceduto nella seduta odierna all'elezione dei Vice Presidenti e dei Segretari.

Sono risultati eletti:

Vice Presidenti: deputato Gaetano PIEPOLI e senatore Lucio Rosario Filippo Tarquinio;

Segretari: senatore Federico FORNARO e deputato Florian Kronbichler.

Domande di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, trasmissione e deferimento

La Procura della Repubblica presso il tribunale di Venezia, con lettera in data 3 ottobre 2014, pervenuta il successivo 7 ottobre, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, gli atti di un procedimento penale pendente nei confronti del senatore Altero Matteoli - nella sua qualità di Ministro del'ambiente e della tutela del territorio pro tempore dall'11 giugno 2001 al 17 maggio 2006 e di Ministro delle infrastrutture e dei trasporti pro tempore dall'8 maggio 2008 al 15 novembre 2011 - più altri, unitamente alla richiesta di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione, formulata nella relazione del Collegio per i reati ministeriali presso il tribunale di Venezia (Doc. IV-bis, n. 1).

In data odierna, la predetta richiesta di autorizzazione a procedere è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi dell'articolo 9, comma 1, della citata legge costituzionale e dell'articolo 135-bis, comma 1, del Regolamento.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 30 settembre 2014, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204 - lo schema di decreto ministeriale concernente il riparto del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca per l'anno 2014 (n. 114).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 7a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 7 novembre 2014.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Divina ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02651 della senatrice Bisinella ed altri.

Interrogazioni

CATALFO, PUGLIA, PAGLINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

Aviation services SpA è una società a carattere nazionale di assistenza a terra per compagnie aeree;

la società ha usufruito di un primo provvedimento di cassa integrazione straordinaria dal periodo marzo 2011-marzo 2013 a causa di una riduzione dei voli operati su Catania da parte della compagnia aerea Meridiana, che in quel momento rappresentava circa l'80 per cento dei voli gestiti proprio su Catania;

l'operativo dei voli Meridiana è conseguentemente passato dai 10-11 voli al giorno a circa 4-5. Tale riduzione si è evidenziata nell'ottobre 2011; Aviation services ha però avviato la cassa integrazione a marzo dello stesso anno. Inoltre, nel mese di agosto 2012, a causa della cessazione delle attività da parte della compagnia aerea Wind Jet, Meridiana ha ripristinato l'intero piano operativo dei voli precedente aumentandolo fino a raggiungere 15-16 voli giornalieri;

contemporaneamente Aviation services utilizzava i finanziamenti della cassa integrazione, pur avendo avuto un incremento dei voli in gestione, fino alla scadenza del primo accordo ministeriale del marzo 2013;

nel corso del 2013 Meridiana decideva di cambiare società di handling (assistenza a terra) e firmava un contratto sull'intero territorio nazionale col gruppo GH, che a Catania opera tramite la controllata Katane handling e che a partire dal mese di luglio 2013 ha iniziato a gestire i voli Meridiana;

a causa della perdita del contratto con Meridiana, Aviation services avviava la procedura per licenziamenti collettivi ultimata con l'accordo in sede ministeriale, come da verbale di accordo del 28 ottobre 2013 presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali tra i rappresentanti dell'Aviation services SpA ed i rappresentanti sindacali. L'accordo concedeva la cassa integrazione per il periodo novembre 2013-ottobre 2014 per 119 unità lavorative impiegate presso le sedi di Napoli "Capodichino" e di Catania "Fontanarossa". Inoltre, in applicazione della clausola sociale di salvaguardia dell'occupazione prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro, in data 3 agosto 2013 20 lavoratori passavano da Aviation services a Katane handling;

in data 18 dicembre 2013 Ryanair, gestita da Aviation services, decideva di aprire una base a Catania con 10-11 voli al giorno. Nel mese di maggio 2014 anche la compagnia aerea Vueling, pure gestita da Aviation services, decideva di dare avvio ad una base a Catania operando con circa 7-8 voli al giorno. Nonostante il grande incremento di ore lavorate, ancora oggi Aviation services usufruisce dei fondi pubblici derivanti dalla cassa integrazione;

in entrambi i periodi di cassa integrazione straordinaria, Aviation services ha utilizzato personale con contratto a tempo determinato in sostituzione dei lavoratori, assunti con contratto a tempo indeterminato, posti in cassa integrazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo consideri l'atteggiamento della società Aviation services rispettoso della normativa vigente relativamente all'utilizzo di lavoratori a tempo determinato in sostituzione di lavoratori posti in cassa integrazione straordinaria;

quali azioni di competenza intenda intraprendere in merito;

quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di scongiurare il licenziamento dei 119 lavoratori della società Aviation services.

(3-01273)

PEZZOPANE, MASTRANGELI, MORGONI, VALENTINI - Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:

sulla Gazzetta Ufficiale n. 71 dell'11 settembre 2012 (IV serie speciale, Concorsi) veniva pubblicato il bando di concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di 300 unità di personale, da assegnare a enti e strutture per scopi inerenti alla ricostruzione del territorio abruzzese colpito dal sisma del 6 aprile 2009;

il concorso è stato gestito dalla commissione interministeriale RIPAM (Commissione per l'attuazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni) composta da rappresentanti dei Ministeri dell'economia e delle finanze, dell'interno e del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione con il compito di adottare i provvedimenti necessari al fine di bandire un concorso e garantire la successiva assunzione negli enti locali delle unità di personale da selezionare e formare con gli appositi corsi di reclutamento;

rilevato che il numero delle domande per l'ammissione alle procedure di selezione del concorso RIPAM Abruzzo è stato particolarmente elevato (36.000); al termine del concorso sono stati dichiarati idonei 1.034 partecipanti, di cui 300 sono risultati vincitori;

considerato che:

l'articolo 2 del bando definisce gli idonei presenti nelle graduatorie come una risorsa disponibile per l'intero territorio nazionale; nel medesimo bando si prevede inoltre la possibilità per tutte le amministrazioni di attingere dalle graduatorie degli idonei non vincitori;

l'articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2013, dispone che: "Per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici e gli enti di ricerca, l'autorizzazione all'avvio di nuove procedure concorsuali, ai sensi dell'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, è subordinata alla verifica: a) dell'avvenuta immissione in servizio, nella stessa amministrazione, di tutti i vincitori collocati nelle proprie graduatorie vigenti di concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato per qualsiasi qualifica, salve comprovate non temporanee necessità organizzative adeguatamente motivate; b) dell'assenza, nella stessa amministrazione, di idonei collocati nelle proprie graduatorie vigenti e approvate a partire dal 1° gennaio 2007, relative alle professionalità necessarie anche secondo un criterio di equivalenza";

nonostante tali disposizioni e la presenza di idonei nelle graduatorie del concorso RIPAM Abruzzo, si apprende che diversi Comuni hanno avviato nuove procedure di selezione per il reclutamento di personale con profili analoghi ovvero equivalenti a quelli dei 1034 dichiarati idonei al concorso RIPAM;

in particolare, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il 22 novembre 2013, ha bandito un concorso pubblico, per titoli ed esami, per l'assunzione di 32 unità di personale da inquadrare a tempo pieno ed indeterminato nel profilo professionale ingegnere-architetto;

tale iniziativa veniva così giustificata nella premessa del bando in tal modo: «Ritenuto che per le esigenze sopraindicate non è possibile attingere a graduatorie in corso di validità, essendo tuttora valida la sola graduatoria del concorso speciale "RIPAM Abruzzo", bandito con avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'11 settembre 2012, che prevede, per il profilo professionale predetto, requisiti di ammissione e titoli di studio diversi da quelli richiesti dal presente bando nonché prove selettive su materie non attinenti alla professionalità, qui richiesta per lo svolgimento delle mansioni da svolgere». In realtà, i requisiti diversi, come si legge, attengono al fatto che il bando ha inquadrato nella categoria funzionario ingegnere-architetto anche persone in possesso di laurea triennale non abilitati né iscritti all'albo. Anche se il nuovo bando richiede la laurea quinquennale ed iscrizione all'ordine professionale, si poteva, ragionevolmente, operare la selezione degli idonei RIPAM in possesso di tali requisiti. I vincitori di RIPAM Abruzzo sono stati assunti nonostante il bando di concorso non richiedesse pedissequamente i requisiti riportati nel contratto collettivo nazionale di lavoro del Ministero delle infrastrutture;

il 12 marzo 2014, inoltre, la Regione Puglia, di concerto con il Formez, ha bandito un concorso pubblico per titoli ed esami per l'assunzione di 200 unità per la selezione di 200 funzionari da inserire a tempo indeterminato come nuovo personale negli uffici della Regione;

non è chiaro il motivo per il quale il Ministero delle infrastrutture sia andato oltre la lettera dell'art. 4 del decreto-legge n. 101 del 2013, bandendo un nuovo concorso anche in presenza di proprie graduatorie valide, giustificando tale decisione con l'esigenza di reperire professionalità diverse da quelle già dichiarate idonee dal concorso RIPAM Abruzzo; si tratta, infatti, dello stesso profilo giuridico, ovvero quello di funzionario ingegnere-architetto, area funzionale terza F1, profilo disciplinato dallo stesso contratto nazionale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritenga necessario assumere iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, al fine di incentivare gli accordi tra le amministrazioni circa la possibilità di utilizzare, prima di indire nuovi concorsi, le graduatorie relative ai concorsi approvate da altre amministrazioni per i profili analoghi o equivalenti ex articolo 3, comma 61, terzo periodo, della legge n. 350 del 2003, e del citato articolo 4, comma 3-ter, del decreto-legge n. 101 del 2013.

(3-01274)

COLLINA, GINETTI, FATTORINI, PADUA, BERTUZZI, PUGLISI, SOLLO, FABBRI, FAVERO, Elena FERRARA, PAGLIARI - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

è crescente il fenomeno di minori, prevalentemente di origine albanese, che si trovano nel territorio di Faenza (Ravenna), apparentemente senza avere il riferimento di un parente maggiorenne che li assista e li rappresenti;

come risulta anche da indagini condotte dal commissariato di Polizia di Faenza, si è spesso in presenza di comportamenti opportunistici, che possono configurare una truffa ai danni del Comune nella richiesta di servizi assistenziali, in cui sono coinvolti i minori e le stesse famiglie di origine, i quali sono soliti recarsi presso i commissariati di zona privi di qualsiasi documento attestante la loro identità in cerca di accoglienza. Nei confronti di questi minori viene così attivata la procedura prevista dalle normative vigenti che prevede la loro presa in carico da parte dei servizi sociali del Comune i quali, a loro volta, li affidano ad una struttura socio-assistenziale convenzionata presente sul territorio;

tale comportamento è stato recentemente confermato dal provvedimento del Tribunale di Ravenna del 16 ottobre 2012 che ha disposto la fissazione dell'udienza preliminare per il rinvio a giudizio di 2 cittadini albanesi indagati per reato di truffa aggravata ai danni dello Stato;

il fenomeno è stato riscontrato anche nei territori dei comuni di Lugo e di Ravenna con i quali il comune di Faenza sta cercando di elaborare una strategia unitaria che tenga conto della tutela dei minori, ma che possa contrastare abusi e comportamenti illegali, considerato anche il forte impegno economico dei Comuni per l'accoglienza in struttura di tali minori per i quali lo stesso Tribunale per i minorenni ha escluso una situazione di abbandono;

considerato che:

tale fenomeno, sotto il profilo formale, appare riconducibile a quanto previsto dall'art. 33 del decreto legislativo n. 286 del 1998, e successive modifiche e integrazioni, recante "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero", che disciplina le funzioni del comitato per i minori stranieri non accompagnati (CMS), tenuto conto che l'art. 19 dispone il divieto di espulsione degli stranieri minori di 18 anni, salvo il diritto a seguire il genitore o l'affidatario espulsi;

la soppressione del CMS insieme agli altri organismi collegiali di concertazione prevista dall'art. 12, comma 20, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, non ha determinato un'interruzione dei meccanismi di tutela e protezione dei minori stranieri non accompagnati in quanto le funzioni del comitato sono state trasferite alla Direzione generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel quale era incardinato;

gli obblighi dei Comuni e degli altri enti istituzionali che a vario titolo si occupano di minori stranieri non accompagnati rimangono pertanto gli stessi in ottemperanza alla segnalazione della presenza del minore sul territorio italiano, all'invio della scheda censimentaria, alla richiesta delle indagini familiari nel Paese di origine, alla richiesta di rimpatrio assistito volontario e alla richiesta di parere alla permanenza in Italia da effettuare poco prima del raggiungimento della maggiore età ai sensi del decreto legislativo n. 286 del 1998, art. 32, comma 1-bis, come modificato dal decreto-legge n. 89 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 129 del 2011;

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 535 del 1999 definisce «minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato» il minorenne non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell'Unione europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell'ordinamento italiano;

in presenza di minori che si trovino in tali condizioni, i pubblici ufficiali, gli incaricati di un pubblico servizio, gli Enti sanitari e assistenziali che vengano a conoscenza dell'ingresso o della presenza di un minore straniero non accompagnato sono tenuti a darne comunicazione al comitato per i minori stranieri non accompagnati (ora Direzione generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione);

oltre a tale adempimento, occorre segnalare la presenza del minore non accompagnato al giudice tutelare per la nomina del tutore (generalmente il dirigente dei servizi sociali, in assenza di parenti che si dichiarino disponibili a farsi carico degli obblighi di assistenza e mantenimento), al procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni per le iniziative di competenza, nonché al Tribunale per i minorenni;

considerato poi che:

si assiste nel territorio del comune di Faenza, analogamente a quello di altre zone sociali limitrofe, ad un fenomeno che sfugge a criteri di ragionevolezza statistica, considerati i trend riscontrati nel 2011 e negli anni precedenti e che pare non aver eguali in altre parti dello stesso territorio regionale;

a ciò si aggiunge la considerazione che i minori provengono per la quasi totalità dal territorio albanese, che, ad oggi, non è interessato da eventi bellici o da altre estreme contingenze sociali che possano giustificare fenomeni migratori di minori di tale intensità;

recentemente una nota dell'Associazione nazionale Comuni italiani ha portato all'attenzione delle competenti amministrazioni statali la presenza di minori non accompagnati a seguito dell'emergenza profughi provenienti dal nord Africa quale importante criticità di cui devono farsi carico gli enti locali italiani. Almeno per i territori della provincia di Ravenna, in ogni caso, la presenza di minori stranieri non accompagnati, ad oggi, non appare legata a fenomeni migratori connessi ad emergenze umanitarie, anzi non trova alcun riscontro un'ipotesi secondo cui tale presenza sarebbe giustificata dalle vicende belliche e dalle forti tensioni sociali che interessano vari Paesi, soprattutto nel nord Africa;

difficilmente per tali minori si viene ad aprire il procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità in quanto ben pochi minori, definiti "minori stranieri non accompagnati", si trovano in condizione definibile come di abbandono, essendo invece, nella maggioranza dei casi, adolescenti espatriati con il consenso o l'aiuto dei genitori per cercare lavoro. Tale prospettazione trova conferma nella costante giurisprudenza del Tribunale per i minorenni dell'Emilia-Romagna che, proprio con specifico riferimento ai minori di cui il Comune di Faenza si sta facendo carico degli oneri di assistenza, ha costantemente rigettato i ricorsi presentati dalla competente Procura minorile volti a dichiarare l'accertamento dello stato di abbandono;

appare evidente il rischio che una normativa di civiltà, volta a proteggere i minori che si trovino privi di assistenza e rappresentanza nel territorio italiano, sia prestata ad utilizzo improprio che pare configurare gli estremi del reato di truffa ai danni dei Comuni, quale quello di Faenza, che è chiamato a farsi carico degli oneri di assistenza in struttura, con una previsione di costi per l'anno in corso di 545.000 euro mentre il costo sostenuto dallo stesso Comune di Faenza ha abbondantemente superato 600.000 euro per l'anno 2013, con un incremento significativo rispetto al 2012, anno in cui il costo complessivo era per tale esigenza già molto elevato, in quanto già superiore a 400.000 euro;

come precisato nel V rapporto relativo ai minori non accompagnati in Italia recentemente presentato dall'Associazione nazionale Comuni italiani, risulta più che mai necessario un ripensamento delle politiche di accoglienza nel quadro di strategie complessive, che, nel rispetto delle diverse responsabilità istituzionali, scongiuri il rischio di scaricare sugli enti locali la gestione dell'accoglienza dei minori stranieri soli,

si chiede di sapere quali provvedimenti emergenziali il Governo intenda adottare a sostegno dell'importante sforzo economico che gli enti locali stanno compiendo, superiore ai 2 milioni di euro nel solo territorio della provincia di Ravenna, e se intenda definire al più presto strategie per attuare programmi di rimpatrio assistito che consentano la tutela del minore e il ripristino della legalità.

(3-01275)

MALAN - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali -

(3-01276)

(Già 4-01292)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

VACCIANO, SIMEONI, FATTORI, TAVERNA, MORONESE, NUGNES - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che nel tratto di mare di pertinenza del Comune di Terracina (Latina), nelle date comprese tra il 16 e il 19 ottobre 2014 e per il secondo anno consecutivo, si svolgerà la Tappa mondiale dei bolidi offshore "Uim class -1 Powerboat Championship", edizione 2014. Tale competizione insisterà su uno specchio d'acqua riconosciuto come SIC (sito interesse comunitario), poiché nei fondali sottostanti sono presenti "praterie di Posidonia", pianta acquatica che dà origine ad una tipologia di habitat (codice 1120) meritevole di protezione e salvaguardia, come specificato nell'allegato I della direttiva 92/43/CE, nota anche come "direttiva Habitat";

considerato che:

nella decisione di esecuzione della Commissione europea del 7 novembre 2013, relativa alla direttiva 92/43/CE, questo sito al largo delle coste pontine viene annoverato nella lista dei SIC con codice univoco IT6000013. Inoltre, per questo fondale in particolare, la Regione Lazio nel 2007 ha stanziato 900.000 euro tramite il progetto regionale "Marenostrum", pianificato secondo gli obiettivi di rete Natura 2000, principale strumento della politica dell'Unione europea per la conservazione della biodiversità, col fine di favorire la protezione ed il ripopolamento delle specie ittiche e vegetali;

la valutazione di incidenza è il procedimento di carattere preventivo introdotto dall'articolo 6, comma 3, della "direttiva Habitat" e ha come obiettivo la salvaguardia dell'integrità dei SIC attraverso il vaglio delle interferenze di eventuali piani e progetti non direttamente connessi alla conservazione, ma in grado di condizionarne l'equilibrio ambientale;

per la gara di bolidi acquatici la competenza spetta alla Regione Lazio e risulta agli interroganti che non sia stata aperta alcuna istruttoria relativa ad una valutazione di incidenza. Inoltre, da parte degli organizzatori della gara non è stato intrapreso alcuno studio "volto ad individuare e valutare, secondo gli indirizzi espressi nell'allegato G, i principali effetti che detti interventi possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi" come ricorda l'art. 5, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, recante il regolamento attuativo della direttiva Habitat;

in aggiunta e per completezza d'indagine su più livelli amministrativi, sono stati inoltrati sia un esposto denuncia alla Capitaneria di porto di Gaeta (Latina) che un'interrogazione indirizzata al presidente del Consiglio regionale del Lazio, il quale ha, peraltro, concesso il patrocinio al concorso acquatico pur in assenza della valutazione di incidenza;

considerato inoltre che:

le praterie di Posidonia ricadono tra gli habitat di importanza prioritaria, come meglio precisato al comma 4 dell'art. 6 della direttiva Habitat: "Qualora il sito in causa sia un sito in cui si trovano un tipo di habitat naturale e/o una specie prioritari, possono essere addotte soltanto considerazioni connesse con la salute dell'uomo e la sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive di primaria importanza per l'ambiente ovvero, previo parere della Commissione, altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico", e ribadisce l'estrema opportunità della valutazione di incidenza, dettata dal carattere prioritario della tipologia di habitat;

il decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, all'art. 15 recita: "Il Corpo forestale dello Stato, nell'ambito delle attribuzioni ad esso assegnate dall'articolo 8, comma 4, della legge 8 luglio 1986, n. 349, e dall'articolo 21 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, i corpi forestali regionali, ove istituiti, e gli altri soggetti cui è affidata normativamente la vigilanza ambientale, esercitano le azioni di sorveglianza connesse all'applicazione del presente regolamento". Dunque, a parere degli interroganti, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è l'organo competente in materia di vigilanza, sorveglianza, prevenzione e repressione delle violazioni compiute in danno dell'ambiente e la Capitaneria di porto, in particolare il Reparto ambientale marino (RAM), posto alle dirette dipendenze del Ministero dell'ambiente, costituisce il braccio operativo che svolge compiti tecnici operativi nel contesto delle aree marine protette;

considerato altresì che la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 10 giugno 2010, C-491/08, condanna l'Italia per non aver rispettato un SIC in Sardegna spianando, così, la strada alla procedura di infrazione, già aperta in precedenza dalla Commissione sotto la spinta di associazioni ambientaliste. In occasione di questa sentenza, la Corte ha anche chiarito che gli Stati hanno l'obbligo di applicare le misure di salvaguardia di cui agli artt. 4 e 6 della direttiva, compresa la valutazione di incidenza, fin dal momento in cui il sito è proposto come SIC. Il fatto che, a distanza di 18 anni, la Corte ancora si pronunci nei confronti del nostro Paese, a parere degli interroganti, dimostra che i principi e la metodologia di tutela dettati dalla direttiva non sono stati completamente assorbiti nella prassi nazionale e regionale. Inoltre, è opinione degli interroganti che un modello di sviluppo responsabile e sostenibile non possa prescindere da investimenti economici produttivi, i quali, però, devono essere regolati da parametri di rigore scientifico, evitando di decidere in base alla convenienza economica o ad altro tipo di pressioni. Uscire fuori dal seminato normativo garantisce, se non altro, l'apertura di una certa ed ennesima procedura di infrazione,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di verificare se siano state rispettate le procedure richieste, anche in considerazione del fatto che il tratto di mare prescelto per lo svolgimento della gara offshore rientra nel SIC;

se non intenda attivarsi presso l'amministrazione competente affinché venga appurato il rispetto dell'iter autorizzativo dettato dalla direttiva Habitat, in primis la valutazione di incidenza, e dalle relative leggi nazionali e regionali e, in caso di eventuali violazioni accertate, se ritenga di avvalersi dei poteri sostitutivi al fine di impedire lo svolgimento della manifestazione che, a parere degli interroganti, potrebbe comportare l'ennesima apertura di procedura di infrazione.

(4-02802)

CASALETTO - Ai Ministri della salute e degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che l'epidemia del virus Ebola, iniziata già dal mese di aprile 2014, al momento appare grave, la sua diffusione preoccupa le autorità sanitarie mondiali ed anche in Italia si teme che prima o poi possa arrivare;

considerato che:

Ebola è una malattia molto infettiva molto virulenta che provoca una serie di sintomi, dalle febbri emorragiche al dolore ai muscoli e agli arti e numerosi problemi al sistema nervoso centrale;

il periodo di incubazione va da 2 a 21 giorni e quando colpisce si diffonde con estrema rapidità (ora è arrivata anche in Spagna). La morte è fulminante e sopraggiunge nello stesso periodo; poiché l'infezione è estremamente veloce, se un virus di questo tipo "raggiunge" una città potrebbe colpire la popolazione molto rapidamente, prima che le autorità siano in grado di fermarlo;

rilevato che:

nei villaggi o nelle zone più remote il contatto frequente tra gli ammalati e i parenti aiuta la trasmissione del virus;

è probabile che la trasmissione possa avvenire anche attraverso rapporti sessuali;

cittadini infetti provenienti dai Paesi africani potrebbero arrivare in Europa;

cittadini europei che operano nelle nazioni interessate potrebbero infettarsi;

il trasporto delle persone in tutto il mondo potrebbe creare problemi;

ritenuto che:

in caso di gravi epidemie come questa è importantissimo un intervento pronto e coordinato dei diversi Stati indipendentemente dal luogo in cui le stesse si verificano;

reti di servizi interconnesse, a livello sovranazionale, se ben funzionanti, possono limitare i danni e salvare vite umane;

a parere dell'interrogante è opportuno indire un vertice europeo, promuovendo strategie di cooperazione, agevolando le procedure, potenziando meccanismi e strutture;

devono essere rafforzati i controlli a bordo delle navi, negli aeroporti e nei confronti degli immigrati che sbarcano in Italia,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, non ritengano opportuno promuovere strategie di cooperazione europea, agevolando le procedure, potenziando meccanismi e strutture;

se intendano sensibilizzare le istituzioni europee perché si sviluppi interesse e partecipazione comune fra gli Stati membri, promuovendo politiche atte a sostenere anche i costi qualora si dovessero verificare casi di questa grave epidemia;

se abbiano previsto, per quanto di competenza, sistemi di monitoraggio, di sicurezza e misure di controllo per le navi merci che provengono dai Paesi infetti e negli aeroporti;

se il Governo abbia previsto lo stanziamento di fondi per iniziative di contrasto all'epidemia.

(4-02803)

BIGNAMI, MUSSINI - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:

il Ministero degli affari esteri con decreto n. 5015/169/BIS del 4 aprile 2014 ha bandito un concorso per titoli ed esami a 35 posti di segretario di legazione in prova;

il decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2013, all'articolo 4, comma 3, lettera b), stabilisce che: «Per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici e gli enti di ricerca, l'autorizzazione all'avvio di nuove procedure concorsuali, ai sensi dell'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, è subordinata alla verifica dell'assenza, nella stessa amministrazione, di idonei collocati nelle proprie graduatorie vigenti e approvate a partire dal 1° gennaio 2007, relative alle professionalità necessarie anche secondo un criterio di equivalenza»;

la circolare del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione del 21 novembre 2013, n. 5, recante "Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni", richiama all'osservanza di quanto sopra esposto tutte le pubbliche amministrazioni; al punto 3.1 precisa infatti che: «Sullo scorrimento delle graduatorie degli idonei, vigenti e approvate dal 1° gennaio 2007, c'è un vincolo, previsto dal legislatore, allo scorrimento delle stesse rispetto all'avvio di nuove procedure concorsuali. Sulle graduatorie vigenti ma anteriori alla predetta data il vincolo non è previsto e, quindi, la scelta dello scorrimento o dell'avvio di una nuova procedura concorsuale è rimessa alla discrezionalità dell'amministrazione»;

con la sentenza n. 10375 del 3 dicembre 2013, il Tar del Lazio ha stabilito che tale disposizione può essere applicata a tutte le amministrazioni, senza limitazioni di carattere soggettivo ed oggettivo;

ciò premesso, anche il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, prima di indire nuovi concorsi, avrebbe preliminarmente a parere degli interroganti dovuto scorrere le vigenti graduatorie e inquadrare gli idonei del concorso bandito con decreto ministeriale n. 5015/169/BIS l'8 aprile 2014, prima di avviare una nuova procedura selettiva, come invece è accaduto ad aprile 2014;

a parere degli interroganti non può essere considerato un impedimento allo scorrimento delle graduatorie il decreto-legge del 1° gennaio 2010, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2010, n. 30, che autorizzava il Ministero degli affari esteri, in deroga alle vigenti disposizioni sul blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, nei 5 anni 2010-2014 a bandire annualmente un concorso di accesso alla carriera diplomatica e ad assumere un contingente annuo non superiore a 35 segretari di legazione in prova;

constatato che a quanto risulta agli interroganti:

negli anni tra il 2008 ed il 2010 il Ministero ha proceduto allo scorrimento parziale delle graduatorie del concorso diplomatico, procedura che invece non ha seguito per gli idonei del concorso del 2013, seppur in presenza di una disposizione di legge che vincolasse in tal senso;

considerando la normativa di settore della carriera diplomatica, l'art. 15 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008, n. 72, stabilisce che: «Per tutto quanto non previsto dal presente regolamento si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni generali sullo svolgimento dei concorsi contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e nel decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, e loro successive modificazioni ed integrazioni, nonché le disposizioni sul reclutamento del personale contenute nell'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni ed integrazioni», pertanto l'ordinamento del concorso diplomatico non può essere considerato lex specialis rispetto alle disposizioni generali dello Stato, in quanto lo stesso regolamento rinvia ad esse;

il concorso per la carriera diplomatica negli ultimi anni è stato oggetto di numerose vertenze giudiziarie, non soltanto per la questione dello scorrimento delle graduatorie, ma anche a causa di altre irregolarità,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

se non ritengano opportuno stabilizzare gli idonei del concorso diplomatico del 2013, nel rispetto della normativa vigente.

(4-02804)

LUCHERINI, FEDELI, FISSORE, PARENTE, PEZZOPANE, SOLLO, SCALIA, VALENTINI, AMATI, SPILABOTTE, ORRU', PAGLIARI, MORGONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

esercitando la delega contenuta nella legge 6 agosto 2013, n 96 (legge di delegazione europea 2013), con decreto legislativo 21 febbraio 2014, n. 21, è stata data attuazione alla direttiva europea 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, recante modifica delle direttive 93/13/CEE e 1999/44/CE e che abroga le direttive 85/577/CEE e 97/7/CE;

il decreto legislativo recante modifiche relative alle sezioni I, II, III, e IV, parte III, titolo III, capo I (articoli da 47 a 65), del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (codice del consumo), ha aggiornato la disciplina riguardante la tutela del consumatore introducendo significative novità normative, tra cui si segnalano: l'introduzione di nuovi e più dettagliati obblighi di informazione precontrattuale a carico del professionista; l'ampliamento del termine, sino a 14 giorni, per l'esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore; l'eliminazione, negli acquisti on line, delle caselle preselezionate sui siti web; una maggiore trasparenza dei prezzi; maggiori diritti di rimborso; l'eliminazione di sovrattasse per l'uso di carte di credito e di servizi di assistenza telefonica; un'informazione più chiara circa il soggetto su cui gravano le spese di restituzione delle merci; l'affermazione del principio di unitarietà nella tutela dei consumatori, con la competenza unica dell'Autorità garante per la concorrenza e il mercato, alla quale i consumatori possono rivolgersi per far valere le proprie ragioni;

a margine del convegno "Le nuove frontiere della tutela del consumatore dopo il recepimento della direttiva consumer rights" promosso dal Senato della Repubblica il 28 marzo 2014, anche il vertice dell'Istituzione nel suo intervento ha salutato favorevolmente l'aggiornamento della normativa a livello sia europeo che dei singoli Stati membri. Una maggiore tutela dei diritti del consumatore ha il beneficio, da un lato, di porre al centro del mercato unico il consumatore, quindi la persona umana, garantendo ad essa l'effettivo esercizio dei diritti individuali e collettivi, dall'altro, di favorire la ripresa economica fortemente connessa con la fiducia dei consumatori;

l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ospitato, nei giorni 7 e 8 luglio 2014, un evento dedicato alla direttiva "consumer rights" al quale hanno partecipato i maggiori esperti del settore, nonché esponenti dell'Esecutivo. Nell'ambito del nuovo contesto normativo, è emersa la necessità di una più intensa e proficua cooperazione tra le autorità antitrust dei Paesi membri al fine di rendere più efficaci le tutele previste dalla direttiva europea. Invero, se da un canto appaiono innegabili i vantaggi, per i consumatori e per le imprese, derivanti da una maggiore fiducia nel commercio elettronico, dall'altro non si possono negare i rischi da esso derivanti e relativi alla diffusione di pratiche commerciali scorrette e sleali a danno dei consumatori e della concorrenza;

considerato che:

sussiste una correlazione positiva tra crescita economica e tutela diritti dei consumatori. Questa correlazione è particolarmente evidente in un settore, come l'e-commerce, che può rivestire un ruolo cruciale per la ripresa economica;

autorevoli osservatori, quali l'Ocse e la Commissione europea, hanno rilevato come il commercio elettronico, che si inserisce nel più ampio quadro dell'economia digitale, rappresenti uno straordinario volano per la crescita del Pil e dell'occupazione. L'economia digitale nei Paesi del G8 ha contribuito per oltre un quinto alla crescita del prodotto interno lordo negli ultimi 5 anni;

secondo stime della Commissione europea, se l'e-commerce dovesse crescere fino a rappresentare il 15 per cento dell'intero commercio al dettaglio, i guadagni in termini di risparmi per i consumatori arriverebbero a circa 200 miliardi di euro, ossia pari all'1,7 per cento del Pil dell'Unione. Inoltre, sempre secondo studi della Commissione europea l'economia di internet crea 2,6 posti di lavoro per ogni posto che, a causa del suo sviluppo, viene a mancare;

in Italia, in ragione di una maggiore diffidenza da parte dei consumatori, la penetrazione del commercio elettronico è tra le più basse a livello europeo. Il freno allo sviluppo dell'economia digitale in Italia è dovuto principalmente alla poca consapevolezza dei diritti dei consumatori, dalla quale deriva il timore, da parte di questi ultimi, di essere esposti, senza tutele, a raggiri e pratiche scorrette,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno accompagnare la campagna informativa televisiva e radiofonica già avviata con una campagna di sensibilizzazione effettuata sulweb e negli ambienti pubblici, come le scuole e le università, ma anche mediante il ricorso, a livello nazionale, alla cartellonistica informativa, al fine di rendere più informati e consapevoli i consumatori dei diritti ad essi riconosciuti e garantiti dalla nuova normativa in materia.

(4-02805)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-01274, della senatrice Pezzopane ed altri, sullo scorrimento delle graduatorie degli idonei nei concorsi per l'accesso alla pubblica amministrazione;

3-01275, del senatore Collina ed altri, sulla gestione dell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, con particolare riguardo alla provincia di Ravenna;

11a Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):

3-01273, della senatrice Catalfo ed altri, sulla tutela dei lavoratori della Aviation services SpA a Catania.