Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 326 del 08/10/2014

TOSATO (LN-Aut). Signor Presidente, innanzitutto è giusto sottolineare che stiamo affrontando una discussione surreale: stiamo infatti terminando la discussione generale su questo provvedimento e di fatto non abbiamo ancora potuto esaminare il testo sul quale dovremo esprimerci con un voto che dovrebbe essere consapevole e conscio dei contenuti che faranno parte di questa legge. È stato annunciato un maxiemendamento che in pochi credo abbiano letto, non certamente i senatori intervenuti finora e non certo i senatori che fanno parte della minoranza e dell'opposizione. È un testo che appartiene a pochi, che è stato scritto nella sede del Partito Democratico e che credo poi sia stato riscritto più volte durante la giornata di ieri e durante la notte, e che oggi verrà approvato con la fiducia senza che il Senato della Repubblica abbia potuto visionarlo, approfondirlo ed emendarlo. Se questa è democrazia, credo che la democrazia di oggi sia ben lontana da quel potere assegnato al popolo e ai suoi rappresentanti di cui abbiamo memoria, che abbiamo studiato e in cui noi tutti credevamo. Siamo di fronte a una nuova democrazia che è il potere di pochi, addirittura di una sola persona che impone le sue scelte ogni volta che ritiene necessario non tanto per il Paese, ma per la sua ambizione, la sua carriera politica e le sue visioni del mondo e della società.

Per questi motivi è paradossale la discussione che stiamo affrontando. Una legge delega è una legge che dà poteri a un Esecutivo senza contenuti certi, che dà una sorta di fiducia al Governo perché inquadri dei provvedimenti puntuali su un disegno generale. Già questo è un atto di fiducia. Il secondo atto di fiducia è quello di votare un provvedimento senza conoscerne i contenuti. Il terzo è addirittura arrivare a chiedere al Parlamento la fiducia nella giornata di oggi senza una discussione consapevole e utile al Parlamento e al Paese.

Insomma, la situazione in cui stiamo affrontando questo argomento sicuramente non è delle migliori, ma posso anche dire: passino tutte queste considerazioni, mettiamole da parte se effettivamente il provvedimento in discussione è utile e rappresenta la soluzione dei mali dei cittadini italiani che si trovano in una situazione drammatica. Ma, analizzando i contenuti, osserviamo che c'è poco o nulla. Si può essere favorevoli o contrari alla revisione dell'articolo 18, ma una cosa è certa: che si approvi questo provvedimento o che non lo si approvi, nulla cambierà rispetto al numero degli occupati e alla possibilità delle imprese di dare lavoro, di creare ricchezza e di risollevare un'economia che ormai è allo stremo. Quindi, sicuramente tutte queste forzature non servono a creare occupazione e a risolvere i problemi.

Leggendo poi gli articoli del provvedimento notiamo che ci sono delle scelte e delle deleghe al Governo discutibili: ad esempio, la previsione di una maggiore compartecipazione da parte delle imprese nel finanziare gli ammortizzatori sociali. A delle imprese che già sono ipertassate, che non riescono a pagare tutte le tasse che lo Stato ogni anno continuamente aumenta, si chiede di utilizzare più risorse per gli ammortizzatori, in modo che lo Stato si liberi da questo impaccio che deve sostenere e che sarebbe suo dovere portare avanti.

Un altro articolo parla della necessità di individuare e analizzare le forme contrattuali esistenti. Serve una legge delega perché si faccia questa analisi? È un contenuto talmente importante da meritare un articolo di un provvedimento di legge?

Poi c'è un articolo che chiede la creazione di un'agenzia per il lavoro. Un'altra agenzia? È questa la soluzione dei mali del Paesi? Ulteriori passaggi burocratici e un'armonizzazione degli uffici del lavoro e di tutti coloro che si occupano di queste materie sul territorio che porteranno via tempo, energie e risorse inutilmente.

Vi è poi un altro passaggio molto preoccupante, che è stato citato da molti colleghi, dove si dà delega al Governo di rivedere una materia importante come quella delle detrazioni del coniuge a carico. A nostro avviso, si tratta di un passaggio molto pericoloso, perché abbiamo il timore che vi sia un'abolizione di tali detrazioni, non certo un ampliamento di quelle tutele.

Per questi motivi, anche di contenuto, manifestiamo dunque le nostre preoccupazioni e abbiamo comunque già espresso la nostra certezza di fondo, nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un Governo che non affronta le priorità né i temi realmente importanti, ma trova il tempo di dichiarare che la soluzione di tutti i mali saranno la riforma della legge elettorale e quella del Senato, nonché questa fantomatica riforma del lavoro - jobs act, o come la si voglia chiamare - che non creerà un posto di lavoro in più rispetto a quanti ce ne siano attualmente. Questo Governo ogni anno pone fra le proprie priorità quella di finanziare per centinaia di milioni di euro una politica non dell'immigrazione o del contenimento degli sbarchi, ma addirittura dell'invasione e dell'assistenzialismo puro e semplice nei confronti di centinaia di migliaia di disperati. Costoro sono evidentemente attratti dal nostro Paese perché si sa che non vi è alcun blocco, anzi, li si va addirittura a prendere sulle coste libiche, nelle acque internazionali o in Paesi dell'Unione europea come Malta e Cipro, e che i soldi per questi disperati vi sono, e in abbondanza (mentre per le necessità dei cittadini le porte sono chiuse: non vi sono disponibilità, anzi, con i tagli subiti, i Comuni non riescono più ad affrontare le richieste di assistenza sociale da parte degli italiani e di tutti i cittadini che si trovano in difficoltà sempre maggiori).

Queste politiche sono assurde, ma il Presidente del Consiglio si guarda bene dall'intervenire sul tema: in tutte le sue dichiarazioni ed in tutti i suoi interventi alla stampa o presso le sedi istituzionali, parla di tanti argomenti e, in tono trionfalistico, parla di tutti i successi raggiunti, nonché di tutti i problemi che ha risolto, mentre si guarda bene dal parlare della politica dell'invasione che il suo Governo sta attuando e di tutti i soldi che sta spendendo per ospitare queste persone che arrivano in massa nel nostro Paese.

Si guarda bene inoltre dal dire che tutti i dati economici sono assolutamente negativi e preoccupanti e che non è vero che l'occupazione sta aumentando, anzi, è arrivato al paradosso di dire che in agosto vi è stato un aumento dell'occupazione di 86.000 unità. A me sembra invece che le cose non stiano in questi termini: vedo sul nostro territorio - come credo lo vedano tutti i senatori - che la situazione sta peggiorando sempre più, che sono sempre più numerose le aziende e le attività che chiudono e che è sempre maggiore il numero dei dipendenti che viene lasciato a casa. Abbiamo quindi la sensazione che il nostro Presidente del Consiglio, che è il Presidente del Consiglio d'Italia, sia fuori dalla realtà. Questo è molto preoccupante, perché egli è ostaggio esclusivamente del suo consenso, raggiunto in occasione delle elezioni europee, e la necessità di conservarlo è l'unica stella polare che ha di fronte a sé, mentre tutto il resto non conta, neppure la realtà. Continua ad ingannare tutti noi con promesse e quadri rosei, che sono però ben lontani dalla verità, e purtroppo continua ad avere un consenso comunque ampio da parte della cittadinanza: finché lo avrà, continuerà con queste scelte.

Siamo quindi molto preoccupati per la situazione e anche per il fatto che uno dei prossimi provvedimenti che il Governo vorrà portare avanti sia legato al TFR, che, com'è stato annunciato, si vuole mettere in busta paga. Evidentemente, dopo il successo degli 80 euro, che l'hanno portato a risultati elettorali sicuramente molto elevati, ha deciso che nel 2015, per ottenere nuovamente il consenso, dovrà mettere in busta paga qualche altro denaro e qualche altra cifra utile e necessaria a conservare il suo consenso. Peccato che queste risorse non siano aggiuntive rispetto a quelle di cui potrebbero aver bisogno i cittadini ed i lavoratori italiani: queste somme sono già di loro proprietà, ma lui riuscirà nell'inganno di dare l'impressione che siano risorse nuove ed aggiuntive rispetto a quelle della busta paga che ogni lavoratore riceve mensilmente.

Riuscirà nell'ennesimo inganno, ma facendo ulteriori danni: danni alle piccole imprese che gestivano queste risorse e che utilizzavano per mantenersi in piedi, visto che le banche di fatto ormai non erogano più ad esse contributi e prestiti, ma acquistano esclusivamente i buoni del Tesoro, il debito pubblico dello Stato italiano. Anche in questo grande è la responsabilità non solo delle banche ma dello Stato che, pur di mantenere se stesso, il proprio apparato, il proprio carrozzone, i propri sprechi e tutte le spese, in molti casi inutili, ha di fatto congelato la libera circolazione dei prestiti nei confronti di chi veramente invece ne avrebbe bisogno, ossia le nostre imprese e le nostre attività.

Come dicevo, un TFR che se messo in busta paga priverà di liquidità le aziende facendone chiudere altre, ormai allo stremo e che probabilmente alzerà di poco il reddito di molti lavoratori, portandoli quindi a dover pagare tasse più alte e, di fatto, a perdere anche le sicurezze del futuro. E tutto questo perché viene fatto? Per la ricerca del consenso del Presidente del Consiglio, ma anche con un unico scopo: permettere a molte famiglie di pagare tutte quelle tasse statali alle quali ormai non riescono più a far fronte. Ci si è chiesto perché gli ottanta euro non hanno riavviato i consumi e non hanno portato ad un aumento della produttività e delle vendite; è semplice: sono stati utilizzati per pagare le tasse che lo Stato ha imposto in questi anni, e tra poco, in questi giorni, si dovrà pagare una nuova tassa, la TASI, che subito il Presidente del Consiglio ha disconosciuto in quanto da lui non proposta ed approvata, ma che di fatto è figlia del partito di cui è segretario nazionale, il Partito Democratico. É questa un'ulteriore tassa sugli immobili che è stata approvata dal Governo Letta e che toglierà nuove risorse dalle tasche dei cittadini.

Quindi, sui temi scomodi il Presidente del Consiglio si tira fuori, cercando esclusivamente la popolarità ed il consenso. Ma anche questa tassa è figlia di un modo di governare che è iniziato alla fine del 2011 prima con il Governo tecnico Monti, poi con il Governo Letta e ora con il Governo Renzi, fatto di politiche sbagliate. Due erano, infatti, le cose che doveva fare questo Governo: in primo luogo, diminuire le tasse e, secondariamente, ridurre la spesa pubblica. Non sta facendo né l'una né l'altra e non ci venga a dire che la riduzione della spesa pubblica passa esclusivamente attraverso la messa all'asta di 100 auto blu: quello è fumo negli occhi, come lo è questa riforma del lavoro. È fumo negli occhi che serve esclusivamente a tirare a campare, a permettergli di arrivare all'anno prossimo ancora con un consenso più o meno intatto, ad andare alle elezioni e a poter, nella sua visione delle cose, governare per i prossimi cinque anni liberamente (Applausi dal Gruppo LN-Aut)e senza opposizioni interne al suo partito e in Parlamento.

Questa non è la politica necessaria. La politica necessaria sarebbe quella di ridurre drasticamente le tasse, anche a costo di avere nei primi anni un gettito inferiore, ma con la prospettiva che le attività esistenti possano recuperare mercato e diventare di nuovo competitive; possano nuovamente assumere dipendenti; possano produrre quel gettito fiscale ormai ridotto ai minimi termini e, quindi, risollevare le sorti di questo Paese. Bisogna fare questa scelta coraggiosa, senza guardare gli effetti nell'immediato, che potrebbero portare ad una riduzione delle entrate. Ricordo che ormai la soglia della tassazione è talmente alta che siamo arrivati al paradosso che più si aumentano le tasse meno aumenta il gettito, semplicemente perché la platea di chi sta in piedi, di chi riesce ancora a lavorare, sta diminuendo sempre di più, mentre il numero degli assistiti, di chi è nelle condizioni di non poter più lavorare e di doversi rivolgere ai servizi sociali, piuttosto che utilizzare la cassa integrazione, aumenta sempre di più.

Nulla si fa per invertire questo stato di cose. Si va avanti esclusivamente con provvedimenti definiti epocali e straordinari dal Presidente del Consiglio, ma che non stanno cambiando di una sola virgola la qualità della vita della nostra gente.

E quando finirà questo inganno, questa grande illusione - e ciò accadrà inevitabilmente molto presto - ci troveremo di fronte ad un Paese ormai allo stremo, in cui ci saranno solo macerie. Nei nostri territori i capannoni industriali sono vuoti, dismessi e molti imprenditori, costretti a pagare tasse inverosimili su tali capannoni, stanno scoperchiando i tetti pur di ridurre la tassazione a loro carico. Questo è il futuro del nostro Paese se non si cambia veramente e non è questo un provvedimento utile per giungere a questo risultato.

L'altro aspetto necessario per risollevare una situazione ormai disperata è legato alla riduzione della spesa pubblica, ma una riduzione vera, coraggiosa, che purtroppo non appartiene a questo Presidente del Consiglio. Sarebbe sicuramente una scelta difficile, perché ridurre la spesa significa anche fare scelte impopolari, sollevare obiezioni di alcune categorie che campano su questa spesa, che dietro questa spesa esagerata costruiscono la propria vita. Ma è un'economia drogata da una spesa insostenibile. Si è costruito un Paese basato su una spesa eccessiva. La ricchezza prodotta nei cinquant'anni passati è stata utilizzata malamente per creare un debito pubblico abnorme e posti di lavoro che non sono realmente utili e necessari nel pubblico ma sono esclusivamente degli ammortizzatori sociali. Questo tipo di sistema non regge più. Questo sistema ormai mette in crisi quei pochi soggetti che continuano a lavorare in proprio e cercano di dare occupazione ai propri dipendenti.

Di fronte a questa realtà anche questo Governo - probabilmente con più responsabilità dei precedenti - non sta facendo nulla, non sta intervenendo e lascia che le cose continuino così all'infinito, fino all'esaurimento di tutte le risorse.

Questo Paese vive una situazione in cui le imprese chiudono per eccesso di tassazione e non fa nulla per rimediare.

Quindi noi siamo molto preoccupati. Non c'è da augurarsi che il Governo faccia male: chi ha un minimo di responsabilità auspica che questo Governo riesca a migliorare le cose perché è nell'interesse di tutti, dei cittadini che rappresentiamo, e invece si va esattamente nella direzione opposta.

Lo Stato italiano di fatto ha fallito, ed è guidato da un Presidente del Consiglio populista e irresponsabile che non ha a cuore il destino del Paese e dei suoi cittadini ma esclusivamente la sua ambizione e la carriera di Primo Ministro. Questa è la realtà in cui oggi viviamo, questa è la realtà di questa seduta in cui dovremo votare un testo di legge che non conosciamo, che non risolve uno solo dei problemi che il nostro Paese ha di fronte e che purtroppo porterà esclusivamente nuovi conflitti senza alcuna soluzione e senza alcuna speranza. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fabbri. Ne ha facoltà.