Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 326 del 08/10/2014
Azioni disponibili
STEFANI (LN-Aut). Signora Presidente, a parte il fatto che, a quanto ci risulta, il tempo a noi concesso è ben diverso, ma forse c'è stato un equivoco. In questo breve intervento - e penso possano bastare anche cinque minuti - è denunciare ciò che è contenuto in questo atto e denunciare il fatto che chiamare riforma del lavoro un atto del genere è come parlare di riforma della giustizia ed andare a celebrare i matrimoni davanti agli ufficiali di stato civile. Siamo di fronte veramente ad un Governo fatto di proclami, improntato da chi cerca di fare politica semplicemente facendo il tribuno o il capopopolo.
Lo aveva ricordato anche il mio collega Candiani: dobbiamo anche imparare a dire che la politica forse è un vero mestiere e bisogna anche imparare a farla. Statisti non si nasce e chi non lo è deve avere anche l'umiltà di rassegnarsi a non farlo.
Noi della Lega Nord vogliamo denunciare, come abbiamo fatto in tutti i nostri interventi, il fatto che chiamare una riforma jobs act sembra quasi volere dare maggiore ridondanza e valore a ciò che non ha valore; chiamare riforma un intervento come questo per noi non significa assolutamente nulla.
I veri problemi del lavoro, i problemi dell'Italia non si risolvono certo con questo tipo di interventi che poi non sappiamo nemmeno quali siano effettivamente visto che il famoso maxiemendamento resta soltanto nelle oscure stanze e non viene messo di certo a disposizione dell'opposizione per poter magari protestare, come stiamo facendo adesso.
Parlare dell'articolo 18, dello Statuto dei lavoratori ovvero di importanti discussioni che hanno alimentato le Aule, dato la possibilità a molti di scrivere libri, e farne questioni ideologiche forse diventa sterile al giorno d'oggi.
Dal 2008 al 2013 sono stati oltre un milione i licenziamenti individuali e collettivi; se guardiamo a coloro che hanno ottenuto il reintegro nel posto di lavoro o il risarcimento del danno risultano essere circa 2.500. Quindi di cosa stiamo parlando? Dobbiamo capire effettivamente cosa vuole dire mercato del lavoro in Italia. Stiamo parlando di oltre il 44 per cento di disoccupazione giovanile; stiamo parlando di problemi assolutamente seri e gravissimi, che vanno risolti con riforme strutturali e serie, con vere politiche del lavoro, attraverso vere politiche economiche e non con interventi spot che non fanno nulla se non riempire la bocca di un parolaio per cercare di recuperare consensi. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Io credo che tutti i cittadini se ne renderanno conto, come si sono resi conto con la legge Fornero di quello che hanno fatto.
La soluzione non è facile e deve essere affrontata con grande serietà, ma la serietà è quella di questo Governo, che di fronte ad un problema del lavoro serio, contingente e drammatico - se la gente non lavora, signori, l'Italia non va avanti - stanzia 130 milioni nel decreto stadi per rifinanziare l'operazione «Mare nostrum». (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questi soldi non risolvono i problemi dell'Italia, dei giovani e del lavoro, ma alimentano un problema che ha visto l'Italia lasciata sola. Il Governo attuale non ha nemmeno la forza e il coraggio di dire che questo è un problema europeo e non italiano o non solo italiano. (Applausi del senatore Marin). Pensiamo alla gravità della scelta di spendere 10 milioni al mese per affrontare il problema dell'immigrazione col risultato di vedere le caserme di Polizia piene di profughi, sottraendo alla stessa Polizia il compito di tutela del territorio e della sicurezza. Cominciamo ad essere seri, è ora. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Taverna).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagano. Ne ha facoltà.