Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 326 del 08/10/2014
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PARENTE (PD). Signora Presidente, siamo arrivati al momento finale del percorso del disegno di legge delega, avviato in Commissione lavoro nel mese di aprile. Vorrei richiamare la vostra attenzione sul valore delle riforme e quindi sulla necessità delle riforme per l'Europa, non solo perché il momento è difficilissimo economicamente, ma per il valore delle riforme in sé.
Riformare un sistema presuppone orecchie e occhi attenti alla realtà per capirla, intercettarla e farla propria, avvicinandosi ad essa senza categorie preconcette o ideologismi. Nello stesso tempo è necessario partire dalla realtà per disegnare nuovi modelli, nuove politiche e nuove visioni. Riformare significa accogliere i cambiamenti e costruire soluzioni per il presente ed il futuro, sulla base di bisogni ed esigenze veri delle persone e della società. È il nostro compito in quest'Aula, signora Presidente, nell'approvare il disegno di legge di delega sul lavoro.
Quando ci avviciniamo alla realtà del lavoro, ci rendiamo conto che essa è composta da tre momenti: per l'inserimento nel mondo del lavoro, l'attività lavorativa e la perdita del lavoro. Questi tre momenti sono cambiati strutturalmente perché è cambiato il sistema economico, sociale e politico di riferimento. Il primo elemento fondamentale è che si entra nel mondo del lavoro tardi, con modalità discontinue, e si vive più a lungo; il secondo è che non vi è un mestiere, ma un universo di lavori; il terzo è che nessuna impresa, negli ultimi trent'anni, è rimasta uguale a se stessa dal punto di vista organizzativo, competitivo e di business.
Di fronte a tali mutamenti non possiamo più ragionare di processi statici del lavoro: è una sfida per noi, per il sindacato e per l'organizzazione delle imprese. Il modo migliore di proteggere il lavoro e di mantenere l'occupazione è costruire strumenti che vadano incontro ad esigenze diverse: questa è la delega con l'allargamento degli ammortizzatori sociali, l'istituzione dell'Agenzia per l'impiego, politiche attive per il lavoro e il sostegno alla maternità ed alla conciliazione tra lavoro e famiglia.
In questi giorni si è parlato tanto di diritti, ma io penso - e lo dico anche alla mia parte politica - che sia arrivato il momento di costruire una nuova stagione di diritti, correlata ad una nuova stagione di doveri e ad una comune etica del lavoro tra imprese, lavoratori e lavoratrici. Mi riferisco al diritto al sostegno al reddito, per i periodi di non lavoro, correlato però al dovere del lavoratore e delle lavoratrici di rendersi disponibili ad una nuova offerta di occupazione e formazione. Mi riferisco anche al diritto all'orientamento ed alla formazione continua, ma anche a quello di avere la stessa qualità di servizi al lavoro in tutto il territorio nazionale. Mi riferisco poi al diritto alla riqualificazione professionale perché molte innovazioni attraversano il lavoro, a partire dalla digitalizzazione. Altro che lavori di serie A e B. Questa è la nuova impalcatura dei diritti che dobbiamo costruire. D'altra parte, è dovere delle aziende riprendere una responsabilità sociale di impresa ed è per questo che lo Statuto dei lavoratori va adeguato alle nuove esigenze organizzative e tecnologiche. Nella delega c'è. Questo va rafforzato con riferimento alla contrattazione nazionale di secondo livello, perché è lì che le parti discutono di innovazione e cambiamenti.
Con le norme previste da questa delega mai più una ragazza e un ragazzo dovranno sentirsi soli nella ricerca di lavoro. Una società libera ed aperta deve garantire pari opportunità di accesso al lavoro e - voglio dirlo a parte dell'opposizione - non solo per chi ha reti familiari e amicali. È questa costruzione giustizia? È questa riduzione dei diritti? Su questo va costruito il merito.
Mai più, con questa delega, chi perde lavoro a cinquanta anni rimarrà senza la possibilità di essere inserito e ricollocato al lavoro e magari senza il sostegno al reddito perché ha partita IVA.
Signor Ministro, la delega va all'allargamento degli ammortizzatori sociali, ma noi dobbiamo andare verso l'universalizzazione dei diritti e anche l'allocazione delle risorse deve sostenere questa politica.
Mai più non prendersi cura delle disoccupate e dei disoccupati. Scriveva Ezio Tarantelli un articolo, nel 1985, «Disoccupati per l'eternità?», declinando le sue proposte, pagando con la vita il coraggio delle sue idee.
Il percorso che abbiamo compiuto in questi mesi in Commissione lavoro, onorevoli senatori, è stato positivo. Lo hanno ricordato molti dei miei colleghi e il relatore stesso, con la collaborazione costruttiva anche delle opposizioni, soprattutto in tema di politiche del lavoro.
Ma per me c'è di più. Ci sono delle questioni che vanno affrontate per risolvere problemi di debolezza strutturale italiana che non hanno colore politico, come il tema delle semplificazioni (articolo 3 della delega). La semplificazione non rientra in un programma di parte. Esercita un richiamo ampio, soprattutto in periodi di difficoltà economiche, in cui la riduzione delle complessità dei lacci burocratici è importante per le aziende in generale, per quelle piccole in particolare e per molti di noi nella vita quotidiana.
Presidenza del presidente GRASSO(ore 12,31)
(Segue PARENTE). Con una disoccupazione del 12,3 per cento, giovanile al 44,2, con le crisi aziendali sempre più frequenti, con l'espulsione di ultracinquantenni, il lavoro in Italia non può essere argomento ancora così divisivo e intriso di ideologia. Troppa è l'attenzione - a mio parere - e forse eccessiva in queste ultime settimane, dell'opinione pubblica sull'articolo 18. La delega è molto altro. Certo, introducendo un contratto a tutele crescenti significa intervenire sulla normativa dell'articolo 18. Ma lo spirito della delega è stato sempre quello di rendere il contratto a tempo indeterminato come la forma comune di contratto di lavoro, disboscando anche tutte quelle tipologie diverse che producono precarietà. In questo il testo uscito dalla Commissione va rafforzato. Concordo con chi l'ha detto in quest'Aula.
Per agevolare l'occupazione e il contratto a tempo indeterminato, occorrono incentivi contributivi e fiscali, riordinando e razionalizzando quelli esistenti, come previsto dalla delega. Serve certezza e stabilità delle regole sui licenziamenti per gli imprenditori. Se la legge n. 92 ha prodotto troppo contenzioso, questo va rivisto. Di questo parliamo.
La delega non è un provvedimento concluso. Ci saranno i decreti attuativi. Tante questioni saranno risolte.
Certo, da sola la delega non può rilanciare il lavoro in Italia. Occorre un pacchetto di riforme come quelle già messe in campo dal Governo Renzi, dalla pubblica amministrazione alla giustizia, ad una attenzione alle risorse europee, alla promozione del made in Italy, ad azioni per incentivare investimenti. C'è poi da affrontare in maniera seria il tema della scarsa produttività nel Paese, sicuramente insieme ai sindacati, dando spazio alla contrattazione decentrata.
Concludo, signor Ministro: noi parlamentari stiamo delegando la funzione legislativa al Governo. Il Parlamento avrà la possibilità di dare un parere sui decreti delegati. La storia legislativa italiana è piena di deleghe non attuate e di riforme mancate. Questa è la volta buona. Noi confidiamo che questa sia la volta buona per attuare una riforma strutturale e di sistema.
Abbiamo fiducia in lei e nel suo Governo come i cittadini e le cittadine dovranno avere fiducia nel Parlamento, in quello che stiamo approvando oggi, perché le condizioni reali del lavoro le abbiamo in casa. Sono quelle delle nostre e dei nostri figli. A loro una politica che costruisce il futuro deve guardare. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Sacconi).