Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 326 del 08/10/2014
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PAGANO (NCD). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il disegno di legge al nostro esame rappresenta il frutto di una interlocuzione preziosa tra il Parlamento e il Governo che ha consentito, grazie al senso di responsabilità di tutte le forze politiche presenti in Commissione lavoro ed alla franca e leale collaborazione tra i componenti di essa, di portare all'esame dell'Assemblea del Senato un testo di valenza storica.
Un plauso particolare va al presidente Maurizio Sacconi, che come relatore del provvedimento ha saputo imprimergli vigore valutando, con spirito aperto e disponibile, le modifiche proposte dall'opposizione sostenendone alcune, che infatti hanno trovato il consenso della Commissione.
Nella sua qualità di Presidente della Commissione stessa, egli ha svolto una paziente, tenace ed efficace opera di mediazione e di conduzione dei lavori. E un ringraziamento, oltre che al ministro Poletti, va alla sottosegretaria, onorevole Bellanova, per la costante e preziosa presenza in Commissione, a partire dalla primissima fase istruttoria, corroborata da audizioni delle parti interessate, fino alla conclusione dell'esame.
La Commissione ha svolto un lavoro assai complesso. Desidero pertanto associarmi alle parole di ringraziamento del presidente e relatore Sacconi e rivolgere anch'io un ringraziamento non formale al segretario della Commissione, dottoressa Abagnale, all'Ufficio di segreteria tutto e al Servizio studi, per l'impegno e la professionalità mostrati nel supportare l'attività della Commissione stessa.
Dicevo della complessità del lavoro svolto dalla Commissione, nelle sedi formali ed informali. Proprio questo intenso lavoro ha precisato ed arricchito il testo originariamente proposto, introducendo nuovi criteri direttivi o meglio precisando quelli già presenti, e così delineando con maggiore efficacia i binari entro i quali il Governo dovrà esercitare le singole deleghe. Sarà poi compito del Parlamento valutare la rispondenza dei decreti delegati a quei principi e a quei criteri. In questo senso, posso anticipare che l'esame della Commissione lavoro, anche grazie agli approfondimenti già svolti in questa fase, sarà anche in quella vigile ed attento.
Non voglio in questa sede soffermarmi sulle singole modifiche introdotte, che già sono state oggetto di disamina da parte del relatore e che sono adesso rimesse alla valutazione dell'intera Assemblea del Senato.
Vorrei però ribadire che con questo disegno di legge delega abbiamo scritto una pagina storica, che segna finalmente l'uscita del nostro Paese dal lungo Novecento e l'affaccio sul XXI secolo. Si tratta infatti di un testo che cambierà il verso ad una visione che per cinquant'anni, salvo brevi ma intense parentesi di riformismo, ha tenuto il mercato del lavoro italiano incollato ad una politica di tutela sempre e comunque dei lavoratori e di pregiudizio nei confronti degli imprenditori.
Tutto il Dopoguerra italiano è stato infatti influenzato, più che altrove, da una sinistra politica e sociale che ha esercitato un potere di condizionamento specifico sulla regolazione del lavoro.
Eppure proprio in Italia, e dunque nel Paese in cui il sindacato ha svolto un ruolo di attore principale nella gestione dei rapporti lavorativi, si sono prodotti contemporaneamente fenomeni di bassa occupazione, bassi salari, bassa produttività e bassa dimensione d'impresa. Ribaltare questo pregiudizio significa quindi restituire la dovuta dignità a chi produce occupazione, fa lavoro e lo tutela, perché conosce il valore di chi presta lavoro.
In questa delega, onorevoli colleghe e colleghi, sono contenute norme che assicurano da una parte più flessibilità nei rapporti di lavoro e dall'altra più tutela nei confronti dei lavoratori; norme che miglioreranno le protezioni contro la disoccupazione, che aggiorneranno le regole del rapporto di lavoro alla nostra epoca di incertezza, che garantiranno più diritti a tutti e non solo ad alcuni e comunque a pochi, che renderanno il mercato del lavoro più equo, ma anche più snello e in grado di assorbire con velocità i cambiamenti sempre più imprevedibili e repentini ai quali, da quasi un decennio, siamo posti di fronte.
E non si tratta solo del famigerato articolo 4, che ha l'ambizione di riformare lo Statuto dei lavoratori riscrivendolo in maniera più semplice.
Il testo licenziato dalla Commissione lavoro per quest'Aula contiene infatti anche altri aspetti, sui quali vorrei richiamare l'attenzione di tutti voi. Tra questi vi è anzitutto la riproposizione della filosofia del Libro bianco sul lavoro in Italia, firmato da Marco Biagi e Maurizio Sacconi nel 2001, secondo la quale è necessario combinare una regolazione più flessibile del singolo rapporto di lavoro con una maggiore capacità del sistema educativo e degli istituti del mercato del lavoro di rendere continuamente occupabili le persone. In questo contesto, è necessario essere convinti che le regole per incoraggiare i datori di lavoro devono essere semplici, certe e certamente applicate, onde evitare errori di un passato, anche recente, quali una flessibilità in uscita che, se rimessa alla discrezionalità del magistrato, priva i datori di lavoro delle necessarie certezze o anche una maggiore rigidità in entrata, che in realtà contrae i lavori già attivi.
In questo senso appaiono pienamente condivisibili le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, che intende ridurre i margini di discrezionalità del giudice e fornire certezze al datore di lavoro.
Un secondo aspetto destinato ad avere grande impatto sull'assetto del mercato del lavoro è rappresentato dall'ampliamento e dalla generalizzazione degli strumenti di integrazione del reddito su base assicurativa (ASPI e cassa integrazione), che sono disposti in questo provvedimento e che permetteranno il superamento delle forme di sostegno in deroga, che pure hanno svolto una funzione rilevante negli anni della crisi, ponendo fine all'utilizzo confuso di questi strumenti.
In terzo luogo, il testo segna il rafforzamento dei servizi di accompagnamento di coloro che cercano un lavoro, mettendo in competizione tra loro operatori pubblici e privati, in quanto verrebbero liberamente scelti dal cittadino e remunerati a risultato, vale a dire all'atto del conseguimento di un'effettiva occupazione.
La delega di cui all'articolo 4, poi, estende l'eventuale introduzione del compenso orario minimo, previsto per i rapporti di lavoro subordinato, ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, limitandola ai settori non regolati da contratti collettivi ma soprattutto, nell'introdurre il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, apre ad un nuovo Statuto dei lavoratori.
Questa delega consentirà infatti la redazione di un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro e, pertanto, la riscrittura di quella parte dello Statuto che non riguarda i diritti sindacali, con particolare attenzione all'articolo 4, all'articolo 13 e all'articolo 18 e, dunque, alla revisione della disciplina delle mansioni, che deve contemperare l'interesse dell'impresa in fase di riorganizzazione e l'interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro e della professionalità; alla revisione dei controlli a distanza, che deve tener conto dell'evoluzione tecnologica, delle esigenze produttive dell'impresa e della dignità e riservatezza del lavoratore; al licenziamento.
L'obiettivo del Governo - lo hanno ribadito nei giorni scorsi sia lo stesso Presidente del Consiglio sia il presidente del Nuovo Centrodestra e ministro dell'interno Angelino Alfano - è spronare l'utilizzo del contratto a tempo indeterminato, da una parte facendolo costare di meno di ogni altro e dall'altra, però, eliminando quei vincoli e quelle incertezze che fino ad oggi hanno bloccato le intenzioni di assumere degli imprenditori, italiani e internazionali.
Si tratta di un obiettivo fondamentale, che consentirà finalmente nel nostro Paese la nuova partenza del mercato del lavoro e dell'intera economia. In questo senso, è bene chiarire una volta per tutte che la riforma del lavoro rende il contratto a tempo indeterminato più conveniente solo se prelude a norme semplici, certe e certamente applicate. Come giustamente affermato nei giorni scorsi dal presidente Sacconi, non sono accettabili pastrocchi, frutto di contorsionismi che scontentano tutti, riformisti e conservatori. L'imprenditore chiede infatti di conoscere con certezza cosa succederà nel caso di rottura del rapporto di fiducia con il collaboratore; e a questa richiesta occorre che il legislatore risponda ponendo norme certe.
Proprio sulla base di tali considerazioni, mi auguro che quest'Aula esamini il testo con celerità e che si possa varare al più presto una riforma destinata ad avere ricadute trainanti sull'intera nostra economia. Mi pare infatti opportuno sottolineare, e al tempo stesso ricordare, che la via maestra per il cambiamento è nella riforma costituzionale, che riporta il lavoro e la formazione sotto la competenza dello Stato, superando l'attuale negativa segmentazione istituzionale della materia tra Province e Regioni, le quali dovranno accettare, come proposto da questo disegno di legge delega, meccanismi di convergenza e di controllo.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, i cittadini ci chiedono di superare gli steccati puramente ideologici e di guardare alle necessità dell'oggi; a noi parlamentari il compito di raccogliere questa richiesta e di tradurla con senso di responsabilità e con coraggio in quelle misure nuove e coraggiose per la crescita e l'occupazione, dirette soprattutto e più efficacemente ai giovani, cui ha fatto qualche giorno fa riferimento anche il presidente Napolitano. Consentiremo così al Paese di lasciarsi alle spalle corporativismi ed ingiustizie, garanzie riservate a pochi, assenza di prospettive per le nuove generazioni, affacciandosi con fiducia sul futuro. (Applausi dal Gruppo NCD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giarrusso. Ne ha facoltà.