Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 326 del 08/10/2014

FABBRI (PD). Signor Presidente, colleghi, ci apprestiamo ad approvare la legge delega sulla riforma del mercato del lavoro in una versione che, come dichiarato, terrà conto dell' ampio dibattito sviluppatosi in questi mesi. Una riforma che, come le altre, il Paese ed i lavoratori si aspettano da questo Governo e da questo Parlamento; un argomento che ha sempre legittimamente diviso le forze politiche e gli schieramenti ma che noi, dopo anni di crisi, con la responsabilità che portiamo e sentiamo nei confronti di chi ha diritto al lavoro, vogliamo affrontare con la tensione di chi non si limita a rivendicare, senatore Tosato, ma ha il coraggio e la determinazione per cambiare. Sono convinta, infatti, che alla fine riusciremo a trovare la giusta dimensione per una riforma che servirà da stimolo anche a far ripartire l'occupazione.

Si tratta di un dibattito affrontato al di là degli steccati ideologici, con l'obiettivo comune di aprire e rendere accessibile il mercato del lavoro a chi oggi non ha occupazione e a chi oggi non ha nessun tipo di garanzie: penso ai giovani disoccupati, al popolo delle partite IVA, ma anche a chi un posto di lavoro lo ha perduto in questi anni. Inoltre, la norma dovrà essere da stimolo ai tanti imprenditori che non si sono arresi alla crisi e continuano ad investire nel capitale umano; un provvedimento rivolto alle aziende straniere perché possano decidere di impegnare risorse nel nostro territorio; un provvedimento che renda i lavoratori uguali nelle tutele e nelle difese.

Questa determinazione è anche un modo per restituire credibilità alla classe dirigente di questo Paese. Questo significa sedere in Parlamento, consapevoli del proprio ruolo, per ridare dignità a tanti lavoratori e lavoratrici che nel corso di questi anni, complice la situazione economica, da precari, hanno perso la speranza verso il futuro.

Sono di ieri i dati del rapporto della fondazione Migrantes: rispetto agli stessi mesi del 2012, il numero delle partenze dall'Italia, cioè di quanti decidono di andare all'estero, ha superato del 16,1 per cento il numero di chi guarda all'Italia come un luogo dove provare a creare occupazione, una vita, un futuro. Complici di ciò sono la recessione economica e la disoccupazione.

A questa premessa aggiungo la riflessione su un tema che ritengo imprescindibile, legato alla riforma del mercato del lavoro: la sicurezza sui luoghi di lavoro. Colleghi, come sapete, da poco si è insediata la Commissione d'inchiesta sulle cosiddette morti bianche, gli infortuni e le malattie professionali che mi onoro di presiedere. È un onore sì, ma anche una grande responsabilità. Provengo dal mondo delle piccole e medie imprese e so molto bene come, purtroppo, il tema della sicurezza tocchi non solo tutte le Regioni in Italia, ma trasversalmente quasi tutti i settori economici e produttivi, e come, soprattutto in questo momento, sia forte il rischio che gli infortuni e le morti sul luogo di lavoro aumentino.

I dati del 2013 parlano di un lieve calo. Non so se anche nel 2014 si confermerà il trend discendente di questi anni, è un auspicio. Certo è che da quando presiedo la Commissione, cioè dal 7 luglio scorso, ho rilevato quasi 100 casi di morti sul lavoro, senza contare gli infortuni e purtroppo i casi di incidenti in itinere. Parliamo di quasi cento 100 vittime in tre mesi di lavoro, senza contare che nel mese di agosto molte imprese e molti lavoratori si sono fermati per la pausa estiva: una media drammatica e non accettabile per un Paese civile, una vera e propria piaga per la Nazione.

È un'emergenza che toglie dignità al lavoro e al lavoratore; un'emergenza nazionale che la politica non può ignorare limitandosi a commentare le statistiche. Per questo credo sia necessario provare a riflettere e sia doveroso affrontare il tema nel suo complesso, unitamente alla riforma del mercato del lavoro.

La questione che riguarda in particolare il nostro Paese è l'educazione e la cultura della prevenzione sui posti di lavoro. Sono stata recentemente ad Adria, vicino Rovigo, dove qualche settimana fa ci sono stati i funerali delle quattro vittime morte in uno stabilimento situato in quel Comune. Al di là del dolore delle famiglie delle quattro vittime, una delle cose che più mi ha colpito è stato l'imbarazzo e lo stupore di un maresciallo dei Carabinieri, quando mi ha raccontato che in uno stabilimento di una multinazionale americana situato poco distante dal luogo dell'incidente nemmeno alle forze di polizia è possibile entrare se non rispettano tutte le norme di sicurezza.

Credo sia un esempio di come nel nostro Paese a mancare siano proprio la cultura e l'educazione al rispetto delle regole per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Tale passaggio impone alle istituzioni tutte una priorità: la salute e la sicurezza sono il valore aggiunto del nostro sistema economico.

Per questo, colleghi, credo sia fondamentale il fatto che il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro non possa e non debba diventare terreno di scontro politico. Tale tema non può essere oggetto di strumentalizzazione all'interno del dibattito politico sulla riforma del mercato del lavoro, e mi riferisco ad alcuni interventi che ho ascoltato in questa Aula la scorsa settimana.

Non possiamo permettere che alcuno schieramento speculi sulla dignità e sulla salute dei lavoratori. I dati allarmanti che ci arrivano, in particolare quelli relativi allo scorso mese di settembre con il perdurare della crisi, devono imporre alle istituzioni e alle forze politiche di interrogarsi e trovare insieme una soluzione.

Abbiamo visto che le regole e le sanzioni non bastano: servono obiettivi da raggiungere anche attraverso la formazione e l'informazione.

Molto fanno gli istituti preposti, un lavoro fondamentale sempre in sinergia con le istituzioni. Molto c'è ancora da fare: c'è il nodo controlli. Ed è dall'INAIL, un ente che ha in sé molte potenzialità, che arriva infatti il monito di migliorare il coordinamento di controlli e riorganizzazione, sul riordino e sul coordinamento delle competenze, confermando la valenza strategica della tematica inerente la razionalizzazione dei controlli pubblici.

Chiedo dunque il contributo di tutti, Presidente. L'articolo 1 della nostra Costituzione sancisce il diritto al lavoro, che non può prescindere dal diritto alla salute e all'incolumità del lavoratore e delle lavoratrici. Il fenomeno degli infortuni sul lavoro conserva in Italia dimensioni inaccettabili; in un Paese civile, non possiamo abbassare i livelli di sicurezza in un'ottica di risparmio. Chiediamo in tal senso il contributo di tutti: il lavoro della Commissione d'inchiesta sarà, da questo punto di vista, serrato. Diverse sono le informative che abbiamo chiesto alle prefetture competenti nei luoghi in cui sono accaduti gli incidenti e sono già calendarizzate le audizioni sia con il Ministro del lavoro e che con i rappresentanti dell'INAIL nazionale.

Un altro tema su cui provare a modificare l'approccio di chi, come noi, deve interessarsene, è la questione dei grandi appalti. Se è vero che investire è la parola chiave per rilanciare il nostro Paese e renderlo competitivo a livello globale, aggiungo che è fondamentale investire con attenzione al tema della sicurezza, punto qualificante per chi vuole giocare un ruolo da protagonista, ragione per cui ci recheremo anche nei cantieri di Expo 2015.

Come pure provare a dare il nostro contributo in siti come Taranto, non solo sul piano morale o investigativo, ma come pungolo perché il tema della sicurezza sia o diventi, per quel complesso industriale, una performance qualificante alla stregua della qualità produttiva.

Non possiamo permettere che nei momenti di difficoltà il sistema imprenditoriale, per mantenersi competitivo, tagli i costi sulla sicurezza ritenuti a torto differibili e, a volte, eccessivi.

Ragionare di riforma del mercato del lavoro significa ragionare anche di un nuovo modello di sviluppo. Ragionare di semplificazione del quadro normativo, di razionalizzazione dei soggetti deputati al controllo, di provvedimenti capaci di sostenere la ripresa economica, significa ragionare di futuro. Da qui dobbiamo partire per restituire dignità al lavoro e per chi non ha alcun tipo di tutela e garanzia.

Per queste ragioni, lancio un appello in quest'Aula: non strumentalizziamo il futuro e la speranza dei lavoratori e delle lavoratrici di questo Paese; non lasciamoli soli nella loro insicurezza; iniziamo restituendo loro fiducia e dignità; ragioniamo di come invertire le politiche anticicliche di questi anni restituendo garanzie a chi oggi non le ha. Da qui si riparte con l'educazione al lavoro e alla cultura della sicurezza, perché, permettetemi di dire, casi come quelli avvenuti ad Adria, a Ravenna e in tante altre parti del nostro Paese non debbano più succedere. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.