Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 326 del 08/10/2014

BISINELLA (LN-Aut). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, trovo veramente surreale dover discutere di una riforma che dovrebbe essere la madre forse di tutte le riforme, la riforma delle riforme, quella sul lavoro, che riguarda o dovrebbe riguardare il problema principale del Paese, con un modo di procedere come quello che il Governo Renzi ha messo in campo.

Ci troviamo con un testo all'esame dell'Aula, che è passato per le Commissioni, sul quale quindi c'è stato un dibattito, che verrà stravolto, o comunque riscritto - non si sa bene in che modo e in quale forma - con un maxiemendamento su cui il Governo intende mettere la fiducia. Tra l'altro, si tratta di un disegno di legge delega, lo ha detto bene anche il collega che mi ha preceduto: è un fatto gravissimo che creerà anche precedenti pericolosi, e tutto questo avviene in un clima surreale in quest'Aula, con i banchi pressoché vuoti, sia a destra che a sinistra al contrario di noi della Lega Nord che siamo sempre presenti a dibattere su un tema fortemente sentito dal Paese e dai cittadini. Mi riferisco soprattutto ai banchi del PD, tristemente lasciati vuoti ieri, nell'indifferenza generale. (Applausi della senatrice Taverna). Questo sta a significare quanto il tema del lavoro interessa davvero a voi, cari colleghi, che - vedo - mi state ascoltando con grandissimo entusiasmo, con i banchi del Governo anch'essi tristemente vuoti.

Mi spiace, ministro Poletti, che lei sia lì da solo; ogni tanto esce e poi rientra, probabilmente per discutere di questo maxiemendamento di cui noi non abbiamo ancora traccia, ma sul quale - lo ribadisco - chiederete la fiducia. Una fiducia in bianco su un testo che non si sa bene cosa conterrà, anche se una cosa di sicuro la sappiamo: non contiene nulla che va davvero a risolvere il dramma del lavoro che manca in questo Paese.

Il dramma del Paese è che non c'è occupazione; l'emergenza del Paese è che abbiamo quasi sei milioni di persone che non hanno reddito di lavoro, più di tre milioni di disoccupati; tre milioni di persone che hanno perso il lavoro e non riescono a reinserirsi nel mercato del lavoro (per non parlare del caso di persone che magari l'hanno perso a cinquant'anni e certamente non trovano facilmente porte aperte nelle imprese) e quel 44,2 per cento, certificato la scorsa settimana, di disoccupazione giovanile.

Di fronte a tutto questo il Governo Renzi pensa di mettere la fiducia su un testo di legge delega, che quindi contiene principi e criteri direttivi. Questo diciamo ai cittadini e ai lavoratori, che stanno aspettando di vedere che il Governo metta in campo per loro misure serie e vere, che contrastino il dramma sociale che stanno vivendo, per aiutarli a capire come fare ad arrivare alla fine del mese; questo diciamo alle imprese, strozzate e soffocate da un fisco che impedisce loro di poter investire e produrre e quindi di assumere. Di fronte a tutto questo, si indicano dei principi, che andranno a sistemare la problematica forse dell'articolo 18 dello Statuto, forse delle tipologie contrattuali da applicare, cercando certamente di dare tutele ai lavoratori. Ma di cosa si parla sempre? Di lavoratori già occupati e di imprese che hanno già del personale impiegato. Non si fa nulla e non si dice nulla di cosa si vuole mettere in campo per creare opportunità e occasioni di lavoro.

Sono principi e criteri direttivi che vanno ad indicare in realtà solo una cosa: stiamo dibattendo del nulla. Quello sull'articolo 18 è un falso problema. Si sono aperte grandi discussioni e grandi chiacchiere, sindacati da una parte e sindacati dall'altra, che però, guarda caso, un po' fanno l'occhiolino a Renzi e un po' no. In realtà, si tratta di un provvedimento che riguarda ben poche imprese nel nostro Paese, cioè solo le grandi imprese per cui si applica l'articolo 18. Non si vuol ricordare che la stragrande maggioranza delle imprese che alimentano il nostro tessuto produttivo sono le piccole imprese, per le quali l'articolo 18 non trova applicazione e per le quali comunque, nel caso di licenziamenti illegittimi, esistono già le tutele. Parlo della mia Regione, del mio Veneto: l'articolo 18 riguarda soltanto il 2 per cento (più o meno) delle imprese, perché il tessuto produttivo è fatto da artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, che dell'articolo 18 non se ne fanno nulla.

Ma vorrei anche dire che dell'articolo 18 coloro che non hanno reddito da lavoro e coloro che non hanno lavoro oggi non se ne fanno assolutamente nulla. Dell'articolo 18 non sanno neanche porsi il problema, perché il lavoro non ce l'hanno, non hanno opportunità di lavoro. Con l'articolo 18, in sostanza, non si mangia. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Altra questione: è una vergogna il modo di procedere. Si nascondono in realtà le magagne che il provvedimento contiene. Siccome noi i testi li leggiamo, cari colleghi, che voterete una fiducia in bianco su un testo di cui non sapete nulla (Applausi della senatrice Nugnes), il testo che almeno ci è arrivato noi l'abbiamo letto. Esistono delle grosse magagne, ad esempio la pericolosa abrogazione della detrazione per il coniuge a carico. Nel testo iniziale era prevista espressamente l'abrogazione; poi si è capito che era stata fatta una grandissima cavolata - per non dire altro - e il testo è stato cambiato. Ora si utilizza un fumoso ed ambiguo termine «armonizzazione del regime delle detrazioni». Peccato però poi che l'abrogazione vera e tout court delle detrazioni per il coniuge a carico sia rientrata dalla finestra nel DEF, perché il DEF parla proprio di abrogazione.

Vorrei richiamare questo aspetto, su cui credo che valga la pena fare una riflessione. Mi auguro che i colleghi così attenti e presenti tra i banchi del PD, ma anche del Nuovo Centrodestra, che sul tema del lavoro fanno una loro battaglia (che però qui non vediamo presenti), svolgano una riflessione. L'intenzione del Governo Renzi è di abolire lo sgravio per creare una sorta di credito di imposta per favorire l'occupazione femminile. Benissimo. Peccato, però, che la marcia indietro di cui ho parlato (prima abrogazione e poi armonizzazione) sia rientrata, in maniera ambigua, occulta ed oscura (come sempre fa questo Governo), nel DEF, dove (per chi si è posto la briga di leggerlo), con riguardo alla conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali, si afferma espressamente: abolire la detrazione per il coniuge a carico quale formula di credito di imposta per incentivo al lavoro femminile. Allora noi chiediamo: questa detrazione per il coniuge a carico c'è o non c'è, ci sarà o non ci sarà?

Faccio notare - questo è il dato vero che va ricordato ai cittadini - un aspetto relativo a questa balla continua degli 80 euro al mese. Alle stesse categorie cui Renzi ha promesso gli 80 euro si tolgono le detrazioni per il coniuge a carico, che valgono ben 700-800 euro all'anno, 65 euro al mese. Quindi Renzi finge di darne 80, che poi scompaiono, perché con tutte le tasse e le imposte che sono state aumentate (sempre in maniera occulta) quegli 80 euro svaniscono nel nulla, ma soprattutto si tolgono ulteriori 65 euro al mese per il coniuge a carico.

Allora, di cosa stiamo parlando? È una continua presa in giro dei cittadini italiani! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). È come se adesso Renzi dicesse che non dà più gli 80 euro - che, guarda caso, sono stati dati in campagna elettorale, per pura propaganda - perché ne toglie 65 e quindi sostanzialmente vi è uno scambio di 15 euro. È sempre e solo il classico voto di scambio, per chiamarlo con la giusta espressione.

Nel testo della delega (perché sempre di principi si parla) si fa riferimento alle tipologie contrattuali. Anche in questo caso si deve sottolineare che va benissimo ed è giusto discutere delle migliori e maggiori tutele da riconoscere ai lavoratori, ma stiamo sempre parlando dei lavoratori già occupati.

Non si può agire su una riforma seria del lavoro e degli ammortizzatori sociali a costo zero. La realtà è che non viene dato un euro in più per il tema lavoro. Per il lavoro non viene stanziato nulla; ripeto non c'è un euro in più. Questa è la verità contenuta in questo famoso provvedimento sul quale verrà posta la questione di fiducia. Quindi, cambia zero per i disoccupati; cambia zero per gli imprenditori, piccoli e medi, che non hanno la possibilità di investire e di creare lavoro.

È questo il modo di affrontare il problema? Avremmo voluto - e sinceramente siamo anche un po' sbigottiti per il modo di procedere - che, appena insediato, il Governo Renzi, di fronte alle emergenze del Paese, avesse messo subito in campo, come prima cosa, misure per contrastare questo problema, questa emergenza, quindi intervenendo sul lato economico e fiscale, riducendo la tassazione a carico di cittadini, famiglie e imprese, riducendo il cuneo fiscale, cercando di lasciare alle imprese la possibilità di investire, garantendo loro la facoltà di ricorrere al credito. Questo favorirebbe l'occupazione! Per fare ciò, oggi è possibile reperire risorse - noi lo affermiamo continuamente, tutti i giorni - aggredendo in modo drastico e reale la spesa pubblica improduttiva. La macchina statale centrale ci costa circa 840 miliardi di euro all'anno; di questi più di 200 sono aggredibili subito. Su questo fronte, però, nelle Aule parlamentari non abbiamo visto nulla, non abbiamo visto passare davvero niente.

Allora, se lì si possono reperire risorse, queste dovrebbero essere subito girate al mondo del lavoro. Questo è quanto ripetiamo continuamente. Un modo per agire sulla tassazione, come è stato ricordato anche dai colleghi, si potrebbe individuare. Ad esempio, si potrebbe introdurre - come fanno molti altri Paesi europei - un'aliquota fissa fiscale unica, uguale per tutti; noi l'abbiamo proposta al 20 per cento. Ciò aiuterebbe a contrastare anche il fenomeno dell'evasione fiscale. Ma anche su questo fronte non si è aperto alcun tavolo, non c'è discussione, vi sono sempre e solo enunciazioni di principio.

Il problema riguarda - ripeto - i lavoratori che purtroppo non hanno il lavoro. Occorre ricordare anche le stime, perché forse vale la pena svolgere riflessioni reali. Il 2013 è stato un anno tragico per il boom di imprenditori che purtroppo si sono tolti la vita per l'impossibilità ad andare avanti. L'anno scorso è stata quasi raggiunta la cifra di 150 persone (che purtroppo sono solo quelle rimbalzate alla cronaca come casi noti), tra piccoli imprenditori e artigiani, che strozzate dal peso esoso delle tasse si sono addirittura tolte la vita. Ci rendiamo conto di quale dramma sociale stiamo vivendo, di quale sia l'impatto per le famiglie e le nostre comunità?

Di fronte a tutto ciò, continuiamo a registrare anche nel 2014 un incremento di disperazione vera. In Veneto è stato attivato addirittura un numero verde per le chiamate di persone che vivono situazioni di allarme così drammatiche affinché almeno possano trovare un sistema di aiuto nella società e nelle istituzioni. Ebbene, vi sono già state 1.140 chiamate nei primi mesi del 2014.

Noi continuiamo a parlare di grandi principi, di tipologie contrattuali, dell'articolo 18 sì o no. Non ci rendiamo conto che non viene fatto nulla per investire davvero su quello che sarebbe necessario per favorire la ripresa economica, l'incremento della domanda interna e quindi la possibilità per le imprese di assumere.

Abbiamo assistito invece in questi ultimi giorni ad un altro annuncio, quello del TFR. Come hanno sottolineato il collega che mi ha preceduto e i colleghi del mio Gruppo nella seduta di ieri, è un modo di procedere pericolosissimo e su questo tema bisogna procedere con molta cautela. Si tratta del salario dei lavoratori; è stipendio di cui in parte potrebbero già disporre se ne fanno richiesta. Peraltro non ha il peso della tassazione che sarebbe invece prevista per il salario, e non si sa bene se l'intento del Governo sia quello prelevarlo e metterlo in busta paga per poi tassarlo; non lo sappiamo, su questo nulla si dice e nulla risulta scritto.

Qual è l'intento reale del Governo? Aggredire il risparmio dei cittadini italiani e delle famiglie, perché del TFR avranno bisogno nel momento difficile di crisi in cui usciranno dal lavoro. È un modo pericoloso di agire anche nei confronti delle imprese e delle aziende, perché per queste ultime quella somma è molto difficile da tradurre e liberare in termini di liquidità, perché su di essa hanno investito; è una somma della quale non hanno disponibilità, tenendo anche conto che non possono accedere al credito degli istituti bancari; quindi si crea un circolo vizioso pericolosissimo e si danneggiano le imprese: è stato stimato da studi già effettuati che questo comporterebbe un danno di 10-12 miliardi di euro.

Si agisce pertanto aggredendo i risparmi dei lavoratori e delle famiglie, ancora una volta. Il dato vero è che il Governo sta facendo raschiare il barile alle famiglie e ai cittadini italiani (Applausi dal Gruppo LN-Aut) introducendo tasse nuove in modo subdolo e surrettizio, facendole imporre alle comunità locali e ai Comuni. Guardiamo quello che sta succedendo con la TASI, la TARI, l'IMU, la IUC: non si capisce più quante tipologie di tasse locali i sindaci sono costretti ad imporre ai propri cittadini come esattori per conto dello Stato.

Con questo modo subdolo di aumentare l'imposizione fiscale, il Governo sta già aggredendo i pochi risparmi rimasti delle famiglie, perché se non c'è lavoro, un salario garantito, un reddito da lavoro garantito, devono attingere ai risparmi di una vita. Lo stanno facendo anche i pensionati, mangiando la loro pensione per aiutare i figli che non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro. In più adesso c'è anche la preoccupazione di vedere che si arriva a raschiare fino in fondo il barile perché probabilmente si agirà anche sul loro TFR.

Questo è un modo davvero sconsiderato e vergognoso di procedere. Di fronte a tutto ciò, continuiamo a fare proposte di buon senso, che purtroppo rimangono inascoltate. Abbiamo parlato ad esempio della possibilità di ridurre il cuneo fiscale agendo subito sulla spesa pubblica improduttiva, applicando i famosi costi standard, che se venissero estesi per tutti i servizi dello Stato in tutte le Regioni consentirebbero già di incrementare le casse dello Stato di 30 miliardi di euro. Ma su questo tema vi sono sempre e soltanto annunci di principio, e poi non si vede nulla.

Abbiamo proposto di applicare un'aliquota fiscale unica, un sistema che permetterebbe alle famiglie di essere alleggerite dal peso delle tasse, e consentirebbe di recuperare molto dal contrasto all'evasione fiscale, perché pagherebbero tutti di più.

Abbiamo parlato della necessità immediata di abolire la legge Fornero, ma anche su questo il Governo non ascolta ed è silente in un modo vergognoso. La legge Fornero ha ingessato il mercato del lavoro. Ha detto bene la collega Munerato intervenendo ieri: abbiamo nelle fabbriche i nonni e a casa i giovani disoccupati. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).Ripeto, la legge Fornero ha ingessato il mondo del lavoro, lasciando migliaia di persone senza reddito e senza tutele, perché il tema degli esodati è sul tavolo da anni e non viene risolto.

Di fronte a tutto ciò, i cittadini hanno dato una risposta sottoscrivendo il nostro referendum; sono stati milioni a farlo. Abbiamo depositato questa richiesta ma il Governo continua ancora a non portare avanti un'iniziativa voluta dai cittadini su un tema fortemente avvertito facendo finta di nulla, fingendo di non vedere il problema. Abbiamo anche detto che è un falso problema la discussione sui principi: non si può fare una riforma del lavoro seria e introdurre degli ammortizzatori sociali a costo zero, senza investire un euro per i giovani.

Ma c'è di più perché in realtà, in maniera sempre subdola ed occulta, il Governo fa di peggio e va detto ai nostri concittadini che ci ascoltano. Ad esempio, per l'occupazione giovanile non solo non si fa nulla, ma si creano danni enormi: nel decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014, detto sblocca Italia, è stato inserito un taglio di oltre 11,757 milioni di euro dal fondo per gli interventi a favore dell'incremento dell'occupazione giovanile. È contenuto in maniera occulta nel comma di un articolo del decreto-legge sblocca Italia, quindi una mossa meschina, che in realtà va a sottrarre risorse proprio a quel settore, e a quella fascia di popolazione che più ne hanno bisogno; per non parlare di tutte le risorse che vengono sprecate in mille altri modi.

Di fronte a tutto questo, allora, continuiamo a dire basta con le finzioni, i proclami e gli annunci, ma iniziamo davvero ad occuparci di quello che serve al Paese, diamo ascolto alla voce ed al grido di allarme che vengono dal mondo delle imprese e dai nostri concittadini e mettiamo in campo misure vere, perché su questo ci siamo. E invece, continuiamo ad assistere, mese dopo mese, semplicemente ad una rappresentazione scenica messa in campo da Renzi, che nasconde e occulta la realtà ai suoi concittadini. Così non si può andare avanti, e su questo faremo sempre le barricate. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 11,30)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fucksia. Ne ha facoltà.