Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 326 del 08/10/2014
Azioni disponibili
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DI BIAGIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - Premesso che:
il Servizio per i voli di Stato, di Governo e umanitari presso la Presidenza del Consiglio dei ministri nella sua precedente gestione dirigenziale è stato più volte oggetto di atti di sindacato ispettivo e di interventi parlamentari, nonché di interventi da parte degli organi di stampa in virtù delle presunte ambiguità operative e degli sprechi nella gestione dello stesso;
la precedente gestione ha lasciato in eredità una fondamentale penuria di regole chiare e stringenti in materia di funzionamento dell'ufficio;
con particolare riferimento all'organizzazione dei trasferimenti aerei del Presidente del Consiglio dei ministri, risulta all'interrogante come i voli vengano operati, senza che vi siano particolari misure di sicurezza o direttive in tal senso, dal 2004 continuativamente dallo stesso equipaggio composto da 15 elementi, in origine in servizio presso il 31° stormo dell'Aeronautica militare;
successivamente, su indicazione del precedente direttore generale dell'ufficio, Raffaele Di Loreto, i 15 membri dell'equipaggio, a differenza degli altri componenti del 31° stormo, sono stati assegnati al Raggruppamento unità difesa (RUD) dello Stato maggiore della difesa;
tale nuova assegnazione non consente, di fatto, al comandante del 31° stormo (al cui comando sono stati sottratti) di usufruire del loro servizio, di impartire loro ordini ed impedisce sostanzialmente che siano impiegati, come gli altri equipaggi, per assolvere servizi di volo necessari per gli altri componenti del Governo e autorità istituzionali;
è opportuno evidenziare che i componenti del citato equipaggio, proprio in virtù dell'assegnazione al RUD, percepiscono un'indennità superiore rispetto agli altri componenti del 31° stormo che operano lo stesso tipo di servizio e ciò comporta una disparità di trattamento non giustificabile a parere dell'interrogante, anche alla luce delle esigenze di trasparenza resesi necessarie in seguito alla discutibile gestione precedente;
considerando, inoltre, l'importanza e la delicatezza delle situazioni e operazioni curate dall'equipaggio in servizio per i voli di Stato del Presidente del Consiglio dei ministri, sarebbe opportuno un giusto avvicendamento del personale per una miglior tutela della sicurezza stessa delle persone interessate e delle operazioni effettuate, nonché per assolvere alle esigenze di riservatezza e tutela delle informazioni che un servizio di tale rilevanza dovrebbe garantire;
alla luce di tali aspetti a giudizio dell'interrogante sarebbe opportuna una riorganizzazione della struttura che, nell'interessare anche il personale militare impiegato per i voli del Presidente del Consiglio dei ministri, garantisca e potenzi quell'imprescindibile funzione di direzione strategica, coordinamento e controllo del trasporto aereo di Stato assegnato dalla normativa vigente alla Presidenza del Consiglio dei ministri, quale vertice politico-amministrativo, e ribadito nella direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 23 settembre 2011 e nel decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno, in virtù di quanto evidenziato e nell'ottica di una maggiore trasparenza, valutare una riorganizzazione della struttura che, nel ribadire la centralità di quel ruolo di direzione strategica, di coordinamento e controllo che la normativa vigente assegna alla Presidenza del Consiglio dei ministri, sia improntata ad una valorizzazione delle sue peculiarità e ad un'esigenza di sobrietà gestionale,
quali iniziative intenda predisporre al fine di garantire che sia rispettato un dovuto avvicendamento per il personale dedicato al trasporto aereo di Stato del Presidente del Consiglio dei ministri, attività di fondamentale supporto allo svolgimento dei compiti istituzionali delle autorità di Governo, al fine di garantire l'effettiva tutela della sicurezza.
(4-02794)
CASALETTO, ORELLANA, GAMBARO, CAMPANELLA, BIGNAMI, BOCCHINO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per la semplificazione e la pubblica amministrazione, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 6 marzo 2014 veniva adottato il decreto-legge n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 68 del 2014, recante "Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche" (Gazzetta Ufficiale n. 54 DEL 6 marzo 2014) al cui interno è previsto il "piano di riequilibrio" (articolo 16, comma 2, lettera c), rubricato "Disposizioni concernenti Roma Capitale");
nel piano di riequilibrio, concordato tra la Giunta di Roma capitale ed il Governo, per quanto concerne il capitolo delle società partecipate e l'attuale assetto tra partecipazioni "dirette" ed "indirette", la proposta inerente alla società Roma multiservizi SpA recita quanto segue: «dismissione totale, coerentemente con le modalità di legge e l'attenzione rivolta alla "salvaguardia dei livelli occupazionali", della partecipazione detenuta in Roma Multiservizi (q.p. 51%, restiduo 49% detenuto da Manutencoop Scarl)»;
considerato che, a quanto risulta agli interroganti:
in virtù della suddetta "partecipazione" la società Roma Multiservizi (di seguito RMS) ha spesso beneficiato di affidamenti diretti o attraverso gare o in subappalto da AMA SpA arrivando ad avere una forza lavoro di più di 3.000 dipendenti, indiscriminatamente sulle diverse commesse che hanno reso l'azienda leader nei servizi integrati per la città: pulizia, igiene, manutenzione, sicurezza e agibilità di scuole comunali e statali, asili nido, aree verdi, monumentali e archeologiche, spiagge ed edifici e spazi ad uso pubblico;
in data 7 febbraio 2014 la RMS ha avviato una procedura di mobilità ex artt. 4 e 24 della legge n. 223 del 1991, avente ad oggetto 52 dipendenti addetti alla manutenzione delle aree verdi degli edifici ad uso scolastico-educativo siti sul territorio di Roma, a seguito di un presunto esubero attribuito alla perdita dell'affidamento del servizio (scaduto il 30 giugno 2013, prorogato fino 28 febbraio 2014, nelle more dell'espletamento di una gara pubblica nel cui bando non è stata prevista alcuna clausola sociale di salvaguardia);
la RMS in data 13 marzo 2014 ha incontrato le organizzazioni sindacali per discutere tale procedura di licenziamento collettivo senza raggiungere esiti;
in data 30 giugno, a seguito di un incontro presso la Regione Lazio, veniva redatto e sottoscritto da tutte le parti intervenute nella procedura un verbale di mancato accordo;
a seguito della stipula del verbale, la RMS ha manifestato l'intenzione di procedere alla chiusura dell'avviata procedura di mobilità mediante licenziamento dei lavoratori, a detta di RMS, "coinvolti" ed alla loro conseguente messa in mobilità;
in data 26 agosto le organizzazioni sindacali ricevute da RMS (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti) hanno redatto un ulteriore verbale di mancato accordo per "l'irricevibiilità" dell'offerta in peius delle condizioni lavorative tradotta in una riduzione del monte ore a 15 ore settimanali per 8 mesi all'anno (a fronte, in alcuni casi, delle 40 ore contrattuali full time);
in data 2 settembre i lavoratori "coinvolti" hanno iniziato a ricevere le lettere di licenziamento, dopo un inusuale preavviso tramite messaggio di testo sui propri telefoni cellulari;
ciononostante, attualmente, sul territorio comunale e suburbano di Roma, alcune lavorazioni inerenti a cimiteri e verde pubblico comunale vengono fatte effettuare sotto organico (verificabile dal numero di ore di straordinario che RMS fa effettuare alla propria forza lavoro), o, addirittura, in regime di subappalto con relativi aggravi economici (come l'affidamento in subappalto alla cooperativa "Le Tamerici");
a seguito delle sedute delle commissioni consiliari "Controllo, garanzia e trasparenza" e "Commercio, ambiente, botteghe storiche" che si sono tenute su questa drammatica situazione, i responsabili della RMS ancora non hanno prodotto alcuna risposta alle sollecitazioni mosse dalle organizzazioni sindacali USI (Unione sindacale italiana) e USB (Unione sindacale di base) e dagli stessi lavoratori in merito le modalità con cui si è arrivati da 32 lavoratori (quelli previsti nel bando di gara poi perduta da RMS) agli attuali 52 licenziamenti, ridottisi poi a 48, ed in merito alle modalità di redazione della lista stessa dei licenziati, poiché alcuni di loro non sono mai stati assegnati alla commessa citata, ovvero tutti hanno lavorato sempre su tutte le commesse in essere,
si chiede di sapere:
quali siano le misure di tutela che il Governo intende intraprendere a difesa dell'applicazione del dettato del piano di riequilibrio concordato tra Governo stesso e Giunta di Roma capitale in merito alla "salvaguardia dei livelli occupazionali" del personale licenziato dalla Roma Multiservizi SpA;
se intenda attivarsi per sanzionare la Giunta di Roma capitale per non aver rispettato il dettato provocando, oltre a drammi umani, anche un danno economico alla cittadinanza, essendo gli stessi lavoratori e lavoratrici impegnati in servizi essenziali di manutenzione del verde pubblico, non vigilando sull'operato della RMS e lasciando utilizzare alla società il meccanismo di "subappalto", noto per essere un meccanismo non conforme ai requisiti di massima economicità ed efficacia entro i quali le pubbliche amministrazioni devono operare.
(4-02795)
SANTANGELO, BOTTICI, MANGILI, PUGLIA, MARTON, DONNO, FUCKSIA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
nel 2010 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha emanato il bando "Bike Sharing e fonti rinnovabili", con il fine di diffondere sempre più la bicicletta quale mezzo di spostamento sistematico, rivolto ai Comuni, agli enti gestori dei parchi nazionali e regionali, finalizzato al cofinanziamento di investimenti per la realizzazione di progetti di bike sharing associati a sistemi di alimentazione mediante energie rinnovabili, in particolare pensiline fotovoltaiche;
il Ministero con decreto n. SEC-DEC-2011-38 dell'8 febbraio 2011 ha pubblicato la graduatoria dei progetti, e nello specifico, ha reso noti i primi 57 progetti ammessi al cofinanziamento, con la disponibilità finanziaria prevista dal bando pari a 14.000.000 euro purché siano portati a compimento gli interventi;
tra i progetti ammessi al cofinanziamento vi era quello del Comune di Erice (Trapani) "Lavori di realizzazione di un sistema di piste ciclabili completo di stazioni per il bike sharing alimentate con fonti rinnovabili" identificato con il codice 255 che, come da graduatoria, ha ottenuto il quindicesimo posto e l'importo di 340.956,85 euro;
l'importo complessivo dei lavori oggetto del contratto d'appalto è di 605.000 euro, e visto il DEC-2011-38 dell'8 febbraio 2011 del Ministero dell'ambiente di 340.956,85 euro, la rimanente somma di 264.043,15 euro veniva finanziata con fondi del bilancio del Comune di Erice (determinazione settoriale n. 72 del 29 febbraio 2012);
successivamente l'amministrazione comunale di Erice procedeva alla pubblicazione del bando di gara con procedura aperta con il titolo "Lavori di realizzazione di un sistema di piste ciclabili completo di stazioni per il bike sharing alimentate con fonti rinnovabili", ai sensi dell'art. 9 della legge regionale n. 12/2011, comunicando che detta gara sarebbe stata espletata dall'Ufficio regionale per l'espletamento di gare per l'appalto di lavori (UREGA), sezione provinciale di Trapani, codice cig (3940449162), codice cup (e51b11000400005);
a seguito di detta gara espletata dall'UREGA di Trapani, i lavori vennero appaltati dalla ditta Cantieri Edili Srl, con sede a Favara (Agrigento), per l'importo complessivo di 605.000 euro di cui 425.482,88 a base d'asta;
considerato che:
tali "Lavori di realizzazione di un sistema di piste ciclabili completo di stazioni per il bike sharing alimentate con fonti rinnovabili" sono stati avviati con una prima fase che ha visto la realizzazione del primo tratto della pista ciclabile ubicato ad Erice sul lungomare Dante Alighieri, sotto la direzione ed il coordinamento in fase di esecuzione di un tecnico abilitato, per incarico disposto con determina sindacale n. 22 del 7 maggio 2012. Lo stesso tecnico veniva revocato dall'incarico come da determina n. 818 del 6 giugno 2014 dal responsabile unico del procedimento (RUP), perché non aveva adempiuto alla produzione e trasmissione della documentazione tecnica-amministrativa;
i lavori ripresi nel settembre 2014, sotto la direzione dello stesso RUP del Comune di Erice, hanno determinato l'avvio della seconda fase esecutiva delle opere della pista ciclabile nel reticolo urbano, previa approvazione di una perizia di variante, che sembra aver modificato l'originario progetto in termini di viabilità della stessa pista ciclabile;
i lavori ripresi con il tracciamento dei tratti urbani della pista ciclabile (stesura di vernice rossa e strisce di colore giallo per la delimitazione della carreggiata) sono stati oggetto di contestazione da parte dei cittadini ericini anche per la colorazione degli attraversamenti sui marciapiedi e sulla sede stradale, che la connotano come poco sicura per la circolazione dei ciclisti stessi, come riportato dagli organi di stampa, tra cui "la Repubblica", edizione di Palermo del 2 ottobre 2014;
il sindaco pro tempore di Erice, dopo le numerose segnalazioni e contestazioni, ha disposto la revoca dell'incarico di direzione dei lavori interna al responsabile unico del procedimento, e la contestuale contestazione della mancata esecuzione dei lavori a "regola d'arte" all'impresa appaltatrice da parte dello stesso RUP, come da verbale del 26 settembre 2014 prot. gen. n. 35698,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non intenda accertare con urgenza se il progetto autorizzato con decreto n. SEC-DEC-2011-38 dell'8 febbraio 2011, finanziato con l'importo di 340.956,85 euro, sia conforme alle opere ad oggi in esecuzione come da bando appaltato dal Comune di Erice e, pertanto, se non siano state attuate delle procedure tecnico-amministrative non conformi alle vigenti norme sugli appalti pubblici;
se l'esecuzione dei lavori per la realizzazione del sistema di piste ciclabili completo di stazioni per il bike sharing alimentate con fonti rinnovabili, sia conforme al regolamento che definisce le caratteristiche tecniche delle piste ciclabili, cioè al decreto ministeriale 30 novembre 1999, n. 557, nonché al vigente codice della strada (di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992 e successive modificazioni e integrazioni) e, nella fattispecie, se vengano rispettate le disposizioni di sicurezza stradale;
se i materiali utilizzati per la realizzazione della segnaletica orizzontale siano conformi ai parametri qualitativi minimi stabiliti dalla norma UNI EN 1436/1998, e se rispettino la normativa vigente relativa all'impatto sull'ambiente circostante.
(4-02796)
CERVELLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
l'art. 22 della legge n. 110 del 1975, così come modificato dal decreto legislativo n. 204 del 2010, e successive modifiche ed integrazioni, che recepisce la direttiva europea 2008/51/CE relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi, fornisce la seguente definizione di armi per uso scenico: "Per armi da fuoco per uso scenico si intendono le armi alle quali, con semplici accorgimenti tecnici, venga occlusa parzialmente la canna al solo scopo di impedire che possa espellere un proiettile ed il cui impiego avvenga costantemente sotto il controllo dell'armaiolo che le ha in carico";
non essendo definiti, nel testo, gli interventi tecnici necessari per rendere l'arma idonea all'uso scenico, l'Ufficio per l'amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno ha emanato la circolare n. 50. 302/10.C.N.C.77 del 19 agosto 1977, nella quale, oltre alla definizione degli adempimenti amministrativi per la legittima detenzione, vengono descritti gli interventi tecnici di modifica della canna delle armi tramite alesatura della stessa e di inserimento di dispositivi idonei a impedire la fuoriuscita di frammenti solidi durante l'uso dell'arma con munizionamento a salve. La stessa circolare prescrive inoltre che tali operazioni devono essere effettuate da soggetti idonei, titolari di licenza ex art. 28 o 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni e integrazioni, a seconda della tipologia di arma da modificare, e abilitati alla riparazione dell'arma, i quali devono preventivamente valutare che gli interventi tecnici da eseguire non comportino l'introduzione di criticità strutturali e resistenziali alla canna e rilasciare, al termine degli interventi, apposita dichiarazione di idoneità dell'arma all'uso scenico;
per l'arma resa idonea all'uso scenico è comunque obbligatorio l'invio presso il banco nazionale di prova di Gardone Val Trompia (Brescia) per la verifica delle operazioni effettuate, l'apposizione su ogni parte essenziale dell'arma di specifico punzone, di matricola sulle armi che ne risultassero sprovviste e infine la catalogazione delle stesse armi in schede, corredate da fotografie, redatte a cura dello stesso banco e comunicate al Ministero;
considerato che:
risulta all'interrogante che gli operatori di questo settore, che in Italia sono solamente 4, si sono trovati nell'impossibilità di adempiere agli obblighi derivanti dalla circolare a causa del rifiuto opposto dagli armieri abilitati alle modifiche, motivato dall'onerosità e dalla difficoltà tecnica di eseguire gli interventi richiesti a meno di provocare danni irreparabili alle armi stesse e, tramite l'AIAT-SFX (associazione del settore) si sono rivolti al Ministro in indirizzo per chiedere se vi sia la possibilità di adottare interventi tecnici diversi da quelli espressamente indicati nella circolare, senza però ottenere alcuna risposta;
il 5 novembre 2014 scade il termine ultimo previsto per l'adempimento degli obblighi e la prosecuzione dell'attività degli attuali detentori delle armi sceniche a salve appare quindi seriamente compromessa;
il settore delle produzioni cinematografiche in Italia, ma soprattutto a Roma, soffre già grandi problemi di concorrenza e competitività con le produzioni straniere e da tempo l'Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive) cerca di sensibilizzare anche le amministrazioni locali sulle criticità del settore che comportano aumenti dei costi e dei tempi "burocratici" che si traducono in una perdita stimata dell'80 per cento del lavoro,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire con una proroga dei termini, al fine di consentire la convocazione, presso l'ufficio competente del Ministero, di un tavolo con gli operatori del settore, periti e armieri autorizzati, per individuare quali interventi tecnici possano essere effettuati realmente e in tempi brevi sulle armi sceniche a salve, consentendo agli attuali detentori di tali armi la prosecuzione della loro attività.
(4-02797)
PUPPATO, SIMEONI, PAGLIARI, TOCCI, ALBANO, IDEM, CONTE, LO GIUDICE, AMATI, BOCCHINO, RUTA, PEZZOPANE, ANITORI, SPILABOTTE, CAMPANELLA, ORRU', BIGNAMI, Maurizio ROMANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la riforma pensionistica cosiddetta riforma Fornero introdotta con il decreto-legge n. 201 del 2011, "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ha prodotto effetti negativi soprattutto su circa 4.000 lavoratori del comparto scuola tra docenti e personale ATA nati nel 1951 e 1952, detti "quota 96";
a giudizio degli interroganti, la riforma varata dal Governo "tecnico" contiene in particolare un "errore tecnico" ammesso dallo stesso estensore della riforma, che esclude dal diritto maturato di andare in pensione tali lavoratori nonostante nel dicembre 2012 ne avessero i requisiti, obbligandoli in tal modo ad un'ulteriore permanenza in servizio per un periodo che va dai 2 ai 7 anni;
in conseguenza della specificità della scuola che distingue l'anno scolastico da quello solare, per lavoratori appartenenti al comparto scuola è possibile andare in pensione esclusivamente nel giorno del 1° settembre, pur avendo maturato i requisiti in precedenza;
considerato che:
sulla questione hanno assunto più volte posizione sia il Governo che numerosi parlamentari, con l'impegno di addivenire ad un rapida soluzione del problema che a tutt'oggi non è pervenuta;
uno Stato che si dica affidabile e credibile agli occhi dei cittadini non può non provvedere alla correzione di errori che pesano sulla vita delle persone;
l'ammontare delle risorse necessarie per garantire il diritto alla pensione ai lavoratori vittime dell'"errore tecnico" calcolato dalla Ragioneria dello Stato è stato calcolato in 400 milioni di euro, distribuibili su più annualità da spendere in più anni;
considerato inoltre che:
il nuovo sistema di calcolo del PIL, detto Sec2010, realizzato in accordo dai diversi sistemi statistici europei, secondo il quale l'ISTAT sta rivedendo i conti italiani, provocherebbe un miglioramento del rapporto tra deficit e PIL di 0,2 punti percentuali, passando dall'attuale 3 per cento al 2,8 per cento;
ciò libererebbe risorse, comunque da reperire sul mercato, per un minimo di 1,5 miliardi di euro e fino a 3 miliardi, in ogni caso ben superiori alle necessità per risolvere l'errore "quota 96",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover investire parte delle risorse liberate dal nuovo sistema di conteggio del PIL per correggere l'errore e sancire dunque con forza il principio per cui il diritto acquisito del singolo non è ritrattabile dallo Stato senza il consenso dello stesso.
(4-02798)
ZIZZA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dell'interno - Premesso che:
da notizie di stampa del 3 ottobre 2014, riportate sulla rivista on line "Brindisi oggi", si apprende che il 30 settembre, la dottoressa Maria Lisco, direttrice sanitaria dell'azienda speciale "Pio istituto Caterina Scazzeri", struttura comunale di residenza sociosanitaria assistenziale per anziani ubicata a Latiano (Brindisi), ha rassegnato le dimissioni;
già in passato, l'istituto è stato coinvolto in scandali con presunte spese aumentate per cene, rimborsi per carburante e acquisto di gadget tecnologici e gioielli, tutto a carico dell'azienda speciale che gestisce la struttura, che hanno portato alle dimissioni di 3 presidenti e 2 direttori amministrativi e a diversi esposti alla Procura della Repubblica;
le motivazioni delle dimissioni della dottoressa Lisco sarebbero riconducibili ai 10 decreti ingiuntivi, il primo notificato proprio il 30 settembre 2014, presentati dalla Cisl FP provinciale di Brindisi nei confronti dell'azienda speciale comunale, per il mancato pagamento delle somme dovute ai dipendenti della stessa per 13 mensilità e per non aver saldato da 2 anni i diversi fornitori,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;
se non ritengano opportuno, ciascuno per la propria competenza, assumere iniziative volte a dare risposte certe alle richieste dei lavoratori e dei fornitori dell'azienda comunale di Latiano in merito al pagamento delle mensilità spettanti e dei servizi erogati.
(4-02799)
CARDIELLO - Al Ministro dell'interno -
(4-02800)
(Già 3-01241)
MANCONI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
da notizie di stampa (il sito internet "Quicosenza") si apprende che in data 15 settembre 2014 un uomo pakistano di 46 anni sarebbe morto all'interno del centro di accoglienza "S. Anna" di Isola Capo Rizzuto (Crotone) il 12 settembre 2014;
l'uomo avrebbe denunciato il suo malessere al personale sanitario già il giorno prima del decesso senza che però venisse ricoverato;
l'ente gestore, la confraternita della misericordia, non ha per ora fornito alcuna informazione sull'accaduto,
si chiede di sapere:
se i fatti riportati dal quotidiano online corrispondano al vero;
se si sia proceduto ad accertare le cause della morte attraverso un esame autoptico;
se si possa escludere che il decesso derivi da negligenze mediche o da precarie condizioni sanitarie e di vita all'interno della struttura.
(4-02801)