Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 326 del 08/10/2014
Azioni disponibili
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Anitori, Bubbico, Cassano, Ciampi, Della Vedova, De Pin, De Poli, D'Onghia, Minniti, Monti, Nencini, Olivero, Piano, Pizzetti, Quagliariello, Serra, Stucchi e Vicari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo; Panizza, per partecipare ad incontri internazionali.
Governo, trasmissione di documenti
Il Ministro della salute e il Ministro della giustizia, con lettera in data 30 settembre 2014, hanno inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 2-bis, del decreto-legge 31 marzo 2014, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 maggio 2014, n. 81, la prima relazione sullo stato di attuazione delle iniziative per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, aggiornata al 30 settembre 2014.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 12a Commissione permanente (Doc. CCXVII, n. 1).
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per le politiche e gli affari europei, con lettera in data 30 settembre 2014, ha inviato, ai sensi dell'articolo 54, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234, la prima relazione sull'attività svolta dal Comitato per la lotta contro le frodi (COLAF) nei confronti dell'Unione europea, riferita all'anno 2013.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 6a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente (Doc. CCXVIII, n. 1).
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Pagliari ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01257 della senatrice Valentini ed altri.
Il senatore Giarrusso ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-02780 del senatore Scibona ed altri.
Mozioni
CENTINAIO, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CANDIANI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI - Il Senato,
premesso che:
rispetto al parametro della pressione fiscale complessiva su cittadini ed imprese, il nostro Paese si colloca ai livelli più alti su scala mondiale: i dati statistici più aggiornati registrano per l'Italia una pressione fiscale pari al 47,6 per cento del Pil contro una media mondiale del 30,3 per cento; lo stesso parametro è invece al 33,7 per cento in Svizzera, al 22 negli USA, al 37,1 in Spagna, al 34,7 in Giappone, al 10,3 per cento in India, al 45,3 in Germania e al 33,2 per cento in Australia;
ad un'alta pressione complessiva si accompagna un altrettanto deleterio primato riguardante la complessità degli adempimenti fiscali, che costituiscono a loro volta, e di per sé, un costo ed un aggravio per le persone e le attività economiche, con il corollario di contenziosi: 150.000 liti pendenti, con costi e tempi di contenzioso che spesso scoraggiano e ledono il diritto al ricorso da parte del contribuente; si registrano peraltro percentuali elevate (circa il 40 per cento) di contenziosi fiscali nei quali il contribuente risulta alla fine avere ragione;
tutto ciò comporta un costo per i contribuenti ma anche un guadagno ed un ruolo determinante per CAF di varia estrazione;
l'altra caratteristica negativa e purtroppo tipica del nostro sistema fiscale è l'elevato tasso di elusione ed evasione, basti pensare che il reddito medio dichiarato è di 19.000 euro lordi. Solo lo 0,2 per cento dei contribuenti dichiara più di 200.000 euro lordi, e si tratta esclusivamente di lavoratori dipendenti e pensionati; la quota maggiore del gettito Irpef viene pagata da chi dichiara da 35 a 70.000 euro; secondo le rilevazioni si tratta in larga maggioranza di lavoratori dipendenti residenti nel Nord del Paese vista la disparità delle dichiarazioni medie fra (ad esempio) la Lombardia con oltre 23.000 euro e la Calabria con circa 14.000;
il combinato disposto dell'alta pressione fiscale, dell'alta burocratizzazione e della complessità del prelievo disegna un fisco complesso, inefficace, visto con diffidenza e timore dal contribuente, che fallisce completamente le sue finalità di equità ed equilibrio, e dove spesso il contribuente onesto non riesce comunque ad evitare sanzioni errate o pretestuose;
un simile sistema finisce con il rendere conveniente per i percettori di redditi alti e per le società altamente profittevoli la delocalizzazione sia assoluta, con trasferimento, che relativa, per mezzo della costituzione di veicoli societari esteri. La complessità consente quindi a chi può permettersi comportamenti elusivi di sfuggire all'imposizione relativa alle fasce più alte di reddito, posizionando un enorme onere fiscale sulle spalle del ceto medio;
è oggi urgente una diversa distribuzione del carico fiscale, con un aumento della base imponibile e una riduzione delle aliquote, in modo tale da sgravare chi finora ha sopportato il peso maggiore e aumentare la contribuzione di chi finora si è sottratto al versamento delle imposte con elusione ed evasione;
allo stesso modo occorre eliminare la tassazione slegata dal reddito perché, oltre ad essere profondamente iniqua, il rischio è che per mantenere irrealistici impegni europei si pensi di compensare la sparizione della figura del lavoratore dipendente, causata dalla crisi, con un'aggressione a risparmi e imprese, con conseguente rischio di distruzione di un valore più che proporzionale al gettito;
la "flat tax", pensata da Milton Friedman, teorizzata compiutamente dagli economisti americani Hall e Rabushka negli anni '80 e ormai messa in pratica da circa 40 Stati in tutto il mondo, appare come la soluzione più efficace per rivoluzionare il sistema fiscale italiano;
la flat tax costituisce una semplificazione shock del sistema fiscale, tale da determinare una sorta di "punto zero" che non si riscontrerebbe in nessuna modifica non radicale del metodo al momento in vigore;
la progressività della tassa potrebbe essere in ogni caso garantita da una deduzione fissa su base familiare in modo di agevolare comunque le fasce a minore reddito,
impegna il Governo a disegnare nel quadro della legge di stabilità per il 2015 un sistema fiscale radicalmente nuovo per cittadini e imprese, basato su un'unica aliquota fiscale non superiore al 20 per cento, corretta (per le persone fisiche) da una deduzione fissa su base familiare che ne garantisca la progressività.
(1-00318)
CENTINAIO, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CANDIANI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, STUCCHI, TOSATO, VOLPI - Il Senato,
premesso che:
gli studi di settore consistono in elaborazioni statistiche, economiche e matematiche sulla base dei quali l'Agenzia delle entrate stima un ammontare di ricavi delle imprese per ciascun settore economico;
nel corso degli ultimi anni, in particolare dall'inizio della crisi economica e finanziaria, l'applicazione pedissequa da parte delle agenzie fiscali degli studi di settore come strumento per decidere automaticamente l'adeguatezza delle dichiarazioni dei redditi anziché come mero parametro di statistico di analisi ha portato a distorsioni evidenti;
le difficoltà economiche peculiari di molte aziende non sono in alcun modo considerate né considerabili nello strumento dello studio di settore, che è diventato dunque, da strumento di semplificazione fiscale, un elemento di rigidità ed una fonte di ulteriori aggravi negli adempimenti fiscali delle aziende;
il crollo della redditività delle imprese durante l'attuale crisi economica rende di fatto oggi gli studi di settore inutilizzabili e non aderenti alla realtà, tanto che dal 2009 in avanti si è assistito ad una contrazione crescente delle dichiarazioni che decidono di adeguarsi ai parametri degli studi di settore;
già nel 2009 la Corte di cassazione ha stabilito che la forza probatoria degli studi di settore può considerarsi mera "presunzione semplice", per cui essi non potrebbero essere utilizzato a fini di accertamento;
la stessa Corte dei conti, nella sua relazione sul rendiconto dello Stato per l'anno 2013, ha testimoniato la perdita di efficacia di questo strumento,
impegna il Governo a sospendere dal 1° gennaio 2015 l'applicazione degli studi di settore.
(1-00319)
Interpellanze
FILIPPI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, per quanto risulta all'interpellante:
a partire dall'agosto del 2006, il dottor Pietro Ciucci è a capo dell'ANAS SpA, società a totale partecipazione pubblica e prima stazione appaltante del Paese nei lavori pubblici infrastrutturali;
fino al 1° settembre 2013, il dottor Ciucci ha ricoperto in tale società la triplice carica di presidente, amministratore delegato e direttore generale;
il 9 agosto 2013, l'assemblea degli azionisti ha rieletto il dottor Pietro Ciucci presidente ed amministratore delegato dell'ANAS SpA per un ulteriore triennio e successivamente alla sua rielezione egli è andato volontariamente in pensione, a decorrere dal 1° settembre 2013, percependo una liquidazione di 1.805.000 euro. Tale scelta è stata presa in ragione del divieto di cumulo delle cariche previsto per le società pubbliche, che impedisce di svolgere alla medesima persona il ruolo di amministratore delegato e di direttore generale;
successivamente, in data 31 agosto 2014, sono stati corrisposti dall'ANAS SpA al dottor Ciucci, in qualità di ex direttore generale in pensione, ulteriori 779.000 euro come indennità di mancato preavviso, richiamando a tal fine l'articolo 23, comma 8, del contratto ANAS;
dal 1° settembre 2013, non è stato nominato nessun nuovo direttore generale di ANAS e le relative deleghe sono in capo al dottor Pietro Ciucci, come amministratore delegato e nulla è variato nell'organizzazione aziendale, che fin dal 2006 prevede anche le figure di 3 condirettori generali: tecnico, legale ed amministrativo-finanziario;
tale organizzazione, varata a seguito della prima nomina in ANAS del dottor Pietro Ciucci, ha portato, inoltre, ad una proliferazione di nomine di direttori centrali per proposta dei condirettori generali. Il risultato è una struttura organizzativa mastodontica ed ingessata dalle strutture afferenti alle 3 condirezioni, a loro volta controllate dal dottor Ciucci;
nei fatti, l'organizzazione aziendale che si è creata all'interno di ANAS SpA ha permesso al dottor Ciucci di aumentare nel tempo il proprio trattamento economico e di percepire laute indennità e liquidazioni;
considerato che:
ANAS SpA, nel rispetto della direttiva del Ministero dell'economia e delle finanze, ha introdotto nel proprio statuto i nuovi criteri e i requisiti di onorabilità degli amministratori pubblici. Nel testo si legge che: "gli amministratori che nel corso del mandato dovessero ricevere la notifica del decreto che dispone il giudizio o di una sentenza di condanna definitiva che accerti la commissione dolosa di un danno erariale, devono darne immediata comunicazione all'organo di amministrazione", che sarà poi chiamato a deliberare sulla permanenza in carica dell'amministratore incriminato;
nel 2013 la Corte dei conti ha citato a comparire innanzi alla sezione giurisdizionale per il Lazio il dottor Pietro Ciucci ed i 3 condirettori generali, ingegner Alfredo Bajo, avvocato Leopoldo Conforti ed il dottor Stefano Granati, insieme ad altri dirigenti, per ivi sentirsi condannare al pagamento in favore di ANAS SpA, e per essa delle pubbliche finanze, della somma complessiva di 38.500.687,62 euro in ragione della sottoscrizione di un "accordo bonario" con la società Comeri (Astaldi), contraente generale di un macrolotto di lavori sulla strada statale 106 Jonica in Calabria;
la Procura regionale, nella memoria redatta in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2014 dal magistrato De Dominicis, ha ritenuto che dai comportamenti di ANAS "sia derivato un danno alle finanze pubbliche, sotto forma di riconoscimento al contraente generale Comeri di somme non dovute";
il dottor Ciucci ed i suoi 3 condirettori hanno presentato ricorso alla Corte di cassazione sostenendo che la Corte dei conti non aveva alcun potere di controllo e giurisdizione sull'ANAS;
la Corte suprema di cassazione, con la sentenza n. 16240/14 del 1° luglio 2014 depositata il 16 luglio 2014, ha stabilito la piena "giurisdizione" della Corte dei conti sull'ANAS e "che compete alla Corte dei conti la giurisdizione in ordine all'azione promossa nei confronti" dei suddetti soggetti;
rilevato che:
preoccupanti notizie in merito all'operato dei vertici di ANAS SpA provengono anche dall'estero, ed è forte il rischio di compromettere il prestigio e l'operatività della società nei mercati esteri;
la società ANAS international enterprise SpA, partecipata al 100 per cento da ANAS SpA, con presidente il dottor Pietro Ciucci ed amministratore delegato l'ingegner Alfredo Bajo, gestisce appalti di importanti opere infrastrutturali in diversi Paesi esteri, spesso in associazione con altre società italiane;
ad oggi non sono noti i criteri e le modalità di scelta dei funzionari e dei dirigenti della società in questione e come vengono scelti i consulenti e come vengono determinate le rispettive retribuzioni;
in data 10 luglio 2014, la "Agencia de noticias de la Republica del Paraguay - Nova Paraguay" ha riportato la notizia relativa ad un presunto atto illecito che vi fu nel 2012 tra l'ex Ministro dei lavori pubblici Salyn Buzarquis ed il presidente dottor Ciucci di ANAS international enterprise SpA. "La agente fiscal de la Unidad especializada en delitos economicos y anticorrupcion, Victoria Acuna", ha formulato un'imputazione contro l'ex Ministro Enrique Salyn Buzarquis Caceres per un contratto diretto con ANAS international dove si stima un presunto pregiudizio di 500.000 dollari per il Ministero pubblico paraguayano ed altri 100.000 dollari per la "Entidad Binacional Yacyreta,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e quali siano le loro valutazioni in merito;
se intendano procedere, a seguito di adeguata verifica e in ragione dei gravi fatti descritti, all'immediato ricambio dei vertici di ANAS SpA, vista l'importanza che tale Società pubblica riveste nel campo dei lavori pubblici e nel possibile rilancio delle infrastrutture in Italia;
se non ritengano che, sulla base degli elementi riportati, i vertici di ANAS SpA abbiano prodotto nel corso degli ultimi anni ingenti danni all'erario e quali iniziative di competenza intendano eventualmente adottare per recuperare tali risorse;
si intendano accertare come sia stata calcolata nel 2013 la liquidazione riconosciuta al direttore generale di ANAS SpA e se ritengano fondata e congrua la successiva indennità riconosciuta allo stesso per mancato preavviso;
se ritengano che la posizione del dottor Pietro Ciucci, pensionato dal 1° settembre 2013, sia compatibile con l'attuale posizione dirigenziale di presidente ed amministratore delegato di ANAS SpA, tenendo anche conto dell'entrata in vigore delle disposizioni di cui al decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114;
se intendano verificare che l'organo di amministrazione, deputato al controllo ed alla sorveglianza sull'ANAS, abbia posto in essere, nel rispetto delle previsioni dello statuto della società, iniziative nei confronti dell'attuale vertice di ANAS in relazione alla citazione in giudizio per danno erariale da parte della Corte dei conti;
quali iniziative intendano adottare affinché sia data piena attuazione alle previsioni di legge e dello statuto di ANAS SpA.
(2-00210)
MANCONI - Ai Ministri della giustizia, per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il sistema penitenziario è da tempo interessato da un grave stato di emergenza, non ancora risolto, nonostante la positiva valutazione data dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dell'evoluzione della normativa e delle condizioni di detenzione nelle nostre carceri;
nonostante la gravità della situazione, il personale penitenziario non è stato escluso esplicitamente dalla spending review delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni prevista dal comma 1 dell'art. 2 del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, rientrando evidentemente l'amministrazione penitenziaria nel suo complesso nell'esclusione già prevista dal comma 7 del citato art. 2 per "le strutture e il personale del comparto sicurezza";
il Sindacato direttori penitenziari ha più volte espresso la forte preoccupazione per le disastrose conseguenze che discenderebbero per il sistema penitenziario nel caso di applicazione all'amministrazione penitenziaria della "riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni" prevista dal citato comma 1;
le preoccupazioni del sindacato e dei dirigenti penitenziari erano state autorevolmente avallate anche dalla 2a Commissione permanente (Giustizia) del Senato, che aveva espresso parere favorevole all'art. 2 del decreto-legge n. 95 del 2012 solo a condizione che si fosse escluso il personale dell'amministrazione penitenziaria dalle ulteriori riduzioni delle dotazioni organiche;
il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, inoltre, sottolineando che l'esecuzione della pena e delle misure cautelari detentive contribuisce ad assicurare l'ordine e la sicurezza pubblica e che, quindi, costituendo un'articolazione della complessiva struttura di sicurezza dello Stato, essa deve ritenersi implicitamente inserita tra quelle destinatarie dell'esclusione di cui citato comma 7, aveva segnalato agli organi competenti che l'applicazione dei tagli di organico derivanti da una diversa interpretazione del decreto-legge n. 95, se applicati alla generalità del personale penitenziario, avrebbero prodotti gravi conseguenze sull'organizzazione dell'amministrazione e sulla tenuta del sistema penitenziario;
al riguardo è intervenuto anche l'ordine del giorno 9/5389/53, approvato, nella XVI Legislatura, dalla Camera dei deputati il 7 agosto 2012, che impegnava il Governo "a interpretare l'articolo 2, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, nel senso che sono esclusi dalla riduzione di cui al comma 1 del medesimo articolo anche i dirigenti penitenziari ed in tal senso interpretare anche la deroga prevista per le forze di polizia già dal precedente provvedimento normativo (articolo 1, comma 5, decreto-legge 13 agosto 2011 n. 138, convertito con legge 14 settembre n. 148)";
per l'attuazione di tale impegno, in risposta a specifiche interrogazioni parlamentari il Ministero della giustizia si espresse nel senso "che il sistema penitenziario costituisce nel suo insieme una struttura dello Stato deputata a contribuire al mantenimento della sicurezza pubblica ed è, quindi, parte integrante delle strutture di sicurezza della Repubblica", rendendo noto che il 4 ottobre 2012 il Ministro aveva chiesto al Ministero per la pubblica amministrazione e semplificazione un'interpretazione che escludesse il personale penitenziario dalle nuove riduzioni di organico, come si vede nell'intervento del 29 novembre 2012 del sottosegretario di Stato per la giustizia relativo all'interrogazione a risposta immediata in II Commissione permanente (Giustizia) 5-08488 del 21 novembre 2012;
il Gabinetto del Ministro della giustizia Andrea Orlando, con nota prot. n. 0031709.PU (Pos.60367) del 23 settembre 2014, ha inviato alle organizzazioni sindacali il documento contenente la sintesi delle proposte redatte dai gruppi di lavoro da lui istituiti per l'approfondimento dei principali temi rilevanti ai fini della predisposizione del regolamento di riorganizzazione del Ministero;
il documento dei gruppi di lavoro non fa alcun riferimento al personale dirigenziale non generale, da cui le organizzazioni sindacali deducono che questo personale sarà ridotto nella misura già indicata nello schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del luglio 2014 sulla riorganizzazione del Ministero;
secondo la tabella 2.B di cui alla relazione tecnica del precedente schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono previsti ben 2 tagli di dirigenti penitenziari non generali (n. 41, ex decreto-legge n. 138 del 2011, e n. 12, ex decreto-legge n. 95 del 2012) per un totale di ben 53 posti di funzione, che vanno ad aggiungersi alle riduzioni precedenti di ben 127 posti. Complessivamente, tali riduzioni porterebbero la dotazione organica dei dirigenti penitenziari non generali da una situazione iniziale, prevista dal decreto legislativo n. 63 del 2006, di 543 dirigenti, a 363 dirigenti, con la cancellazione di complessivi 180 posti dirigenziali; tali dati, peraltro, contrastano con l'annotazione apposta alla tabella B di cui alla relazione illustrativa del citato schema di decreto, secondo la quale "La riduzione di 1 unità, pari al 10 per cento del personale dirigenziale non generale, è stata calcolata sul solo personale dell'amministrazione centrale (9 unità), essendo escluso dalla riduzione il personale di cui all'articolo 2, comma 7, del decreto-legge n. 95/2012";
la riduzione ulteriore dei dirigenti penitenziari finirebbe con il privare ulteriormente molte carceri del direttore in sede, situazione questa gravissima perché il direttore è il primo garante dei principi di legalità nell'esecuzione penale, essendo armonizzatore delle esigenze di sicurezza e di quelle di trattamento in quanto responsabile dell'ordine e della sicurezza penitenziaria ma anche del trattamento rieducativo dei detenuti;
infine, notizie di stampa riferiscono delle proposte di un gruppo di lavoro attivo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e coordinato dal dottor Nicola Gratteri, che avrebbe prospettato la soppressione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, la trasformazione del Corpo di Polizia penitenziaria in una "polizia della giustizia" presente oltre che in carcere anche sul territorio, il reclutamento dei dirigenti direttamente tra gli attuali commissari della polizia e il collocamento degli attuali direttori in un ruolo ad esaurimento;
viceversa, la raccomandazione R(2006)2 del Comitato dei ministri agli Stati membri del Consiglio d'Europa sulle regole penitenziarie europee (adottata dal Consiglio dei ministri l'11 gennaio 2006, in occasione della 952esima riunione dei delegati dei Ministri) nella parte V "Direzione e Personale - Il servizio penitenziario come servizio pubblico", al punto 71, stabilisce che "Gli istituti penitenziari devono essere posti sotto la responsabilità di autorità pubbliche ed essere separati dall'esercito, dalla polizia e dai servizi di indagine penale",
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano, pertanto, di rivedere lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e di applicare al personale penitenziario l'esclusione dalla riduzione delle dotazioni organiche, ai sensi dell'articolo 2, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, e di smentire le notizie che accreditano ipotesi di riforme per la collocazione in un ruolo ad esaurimento del personale della carriera dirigenziale penitenziaria di cui al decreto legislativo n. 63 del 2006 e per l'attribuzione degli incarichi di direzione delle carceri a personale di polizia.
(2-00211)
Interrogazioni
PUPPATO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
come riportato da alcuni quotidiani, tra cui "Il Sole-24 ore", e riviste di divulgazione scientifica quali "Il Foglietto della ricerca" e "Quotidiano Energia", dal verbale della riunione del collegio dei revisori dei conti dell'Istituto nazionale geofisica e vulcanologia (INGV), trasmesso al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca con protocollo INGV n. 0015303 del 9 settembre 2014, risulterebbe che, stanti le note del responsabile del piano anticorruzione, "la quasi totalità dei membri del CdA sia incompatibile";
risulta all'interrogante che alla divulgazione del verbale ha fatto seguito un comunicato dell'Associazione nazionale professionale per la ricerca (ANPRI), a firma della dottoressa Fedora Quattrocchi (rappresentante dell'associazione presso l'INGV) che segnala anomalie e poca trasparenza nei criteri di scorrimento delle graduatorie per l'assunzione di nuovo personale a stralcio del piano assunzioni previste dal decreto-legge n. 104 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 128 del 2013, e recante "Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca";
in particolare, ANPRI denuncia, a proprio avviso, che si vogliano utilizzare criteri diversi per ciascuna graduatoria al fine di selezionare a monte taluni candidati, senza invece prevedere una strategia complessiva per l'istituto;
considerato inoltre che:
l'istituto è di primaria importanza per la sicurezza del Paese, vista la situazione sismica e vulcanologica della penisola soggetta a frequenti movimenti tellurici e a fenomeni vulcanici che hanno già prodotto una perdita netta di risorse e, soprattutto, di vite umane;
l'INGV è in una fase di ampliamento e potenziamento delle competenze, come previsto dal disegno di legge recante "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali" (Atto Camera 2093 collegato alla legge di stabilità 2014) in discussione alla Camera, nonché del personale, vista la previsione di stabilizzazione di 200 dipendenti precari entro il 2018 stabilita dalla citata legge n. 128 del 2013,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti con particolare riferimento ai contenuti del verbale del collegio dei revisori del 9 settembre 2014;
se non ritengano, per i rispettivi ambiti di competenza, di dover prontamente intervenire per chiarire i criteri di assunzione e stabilizzazione, nonché di scorrimento delle graduatorie, garantendo procedure trasparenti a tutti gli aspiranti;
se non ritengano altresì di valutare l'ipotesi di commissariare l'INGV, previo confronto con ANPRI e con le altre parti interessate, al fine di garantire una gestione fondata su criteri di trasparenza ed efficienza.
(3-01267)
NUGNES, MORONESE, CIOFFI, PUGLIA, PAGLINI, AIROLA, PETROCELLI, SERRA, CAPPELLETTI, GIROTTO, MANGILI, BERTOROTTA, CATALFO, LUCIDI, MORRA, SCIBONA, LEZZI, BUCCARELLA, FATTORI, BULGARELLI, CASTALDI - Ai Ministri dell'interno e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
in data 5 febbraio 2014 veniva definitivamente approvata dal Senato la legge n. 6 del 2014 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'8 febbraio 2014, n. 32), di conversione del decreto-legge n. 136 del 2013, recante "Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate";
tale decreto veniva annunciato dal Governo quale misura concreta e risolutiva per i gravi problemi che da oltre 30 anni devastano il territorio compreso tra Napoli e Caserta, contemplando le risorse per le bonifiche, lo screening sanitario, la mappatura dei suoli in funzione dell'interdizione alla produzione e commercializzazione di prodotti alimentari a rischio, la repressione delle opere di devastazione, disponendo all'uopo il dispiego di 800 unità di personale delle forze armate, atte ad impedire il perpetuarsi del fenomeno dei roghi tossici;
sul sito internet della Regione Campania dal novembre 2013 è attiva una sezione dove vengono raccolti i dati inerenti all'attività fino ad ora condotta nell'area. La sezione avrebbe lo scopo di dare trasparenza, più volte enunciata solo a parole, alle attività condotte, ma gli ultimi dati rinvenuti risalgono al lontano febbraio e marzo 2014;
sul portale "Prometeo" (il portale della lotta agli incendi dei rifiuti in Campania) della Prefettura di Napoli vi è un resoconto dettagliato delle attività di controllo svolte fino ad ora. Tuttavia la maggioranza dei dati raccolti riguarda cumuli di rifiuti per strada, pochi o nulli i controlli nelle aziende e quasi nessuna attività investigativa atta a rintracciare la filiera di smaltimento illecito di rifiuti post industriali, e quindi i responsabili, anche economicamente, della devastazione tuttora in atto su quei territori;
manca, inoltre, qualsiasi riferimento in merito a quali siano state le iniziative intraprese dopo l'identificazione dei luoghi degli illeciti, in particolare relativamente alla caratterizzazione, alla bonifica e al recupero delle spese di gestione a carico dei responsabili;
in data 11 marzo 2014 veniva pubblicato il primo decreto interministeriale con la classificazione dei terreni analizzati in 5 categorie di rischio. Si evidenziava, comunque, la necessità di effettuare ulteriori indagini analitiche dirette (suolo, matrici vegetali), con riferimento ai siti classificati ai livelli di rischio da 5 a 2;
a commento dei primi dati sullo stato dell'inquinamento dell'area, nella relazione scientifica elaborata da agenzie governative, università, enti scientifici si legge: "Allo stato dei risultati attuali e delle informazioni complessivamente disponibili non esistono elementi per definire a rischio il 98 per cento dei terreni sottoposti a mappatura nei 57 comuni identificati nella direttiva";
a giudizio degli interroganti tale affermazione tradisce la fallacia del dato annunciato. Non si afferma infatti che il 98 per cento delle aree sia sicuro, ma semplicemente che non esistono elementi per definire a rischio quel 98 per cento delle aree. Ancor più ingannevole appare il dato se si considera che il controllo è stato limitato solamente alle aree agricole, mentre è noto che il problema riguarda tutto il territorio e che il danno spesso, attraverso le falde acquifere ad esempio, si estende anche ad altre aree;
ad oggi agli interroganti non risulta condotta alcuna indagine sulle aree non agricole, ma potenzialmente a rischio, ad esclusione di quelle disposte negli anni dalla magistratura;
in data 11 marzo 2014 il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Martina dichiarava: "Grazie ai risultati della mappatura dei siti nei territori indicati dalla Direttiva interministeriale dello scorso 23 dicembre, abbiamo individuato le aree su cui dobbiamo intervenire. Con il decreto di oggi possiamo mettere in campo azioni incisive e nei prossimi 90 giorni provvederemo ad ulteriori accertamenti. Da subito bloccheremo la vendita dei prodotti ortofrutticoli dei terreni dei 51 siti che sono stati classificati a rischio. La nostra attenzione per questa terra rimane altissima e per questo giovedì sarò a Castel Volturno insieme al Corpo forestale dello Stato";
sebbene i cittadini campani avessero già dapprima denunciato insieme al Movimento 5 Stelle l'inefficienza del decreto all'atto dell'emanazione hanno avuto modo, in seguito, di constatare personalmente l'inefficacia delle azioni previste dal citato decreto-legge n. 136 sia sul fronte della prevenzione dei roghi tossici, numerosi e visibili ogni giorno, specialmente di notte (si ricorda che già dal novembre 2013 esiste in Campania un apposito commissario ai roghi tossici), sia per quanto riguarda il controllo del territorio, assolutamente insufficiente, considerato che si combatte contro interessi legati allo smaltimento illecito dei rifiuti che contano ingenti guadagni di diverse centinaia di milioni di euro;
in data 24 settembre 2014 è andata in onda una puntata della trasmissione "Le Iene" di Italia 1 sulla "Terra dei fuochi". In particolare l'inviata ha documentato la mancanza di ogni controllo sui terreni sequestrati, dove la coltivazione dei prodotti dovrebbe essere stata interdetta, ma in realtà continua insieme alla commercializzazione degli stessi; il divampare dei roghi tossici, che continuano indisturbati; l'assenza di una squadra investigativa che abbia portato alla luce la filiera criminale cui imputare il danno e su cui agire per fermare il disastro ancora in atto;
durante la trasmissione è stato detto testualmente che "non è stato fatto niente, la risposta politica è sempre insufficiente. Come la promessa di 850 militari per pattugliare le zone, ne sono arrivati solo 100 per controllare 96 Km quadrati. Gli addetti allo sversamento dei rifiuti hanno ormai capito che le ore notturne sono ideali per sversare, impossibili da individuare e con modalità diverse, non più con grossi e visibili camion. Le risposte sono state insufficienti: in sei mesi gli arresti in flagranza sono stati soltanto tre a fronte di 20 incendi al giorno",
si chiede di sapere:
se ai Ministri in indirizzo risulti quali corpi di polizia investigativa siano stati preposti alle indagini volte a rintracciare e bloccare la filiera di smaltimento illegale di rifiuti post industriali con l'obiettivo inderogabile di mettere fine agli sversamenti illeciti e ai roghi, e quanti uomini siano stati impiegati in tali azioni, quale sia il loro monte ore di attività e quali le attribuzioni di competenza;
quanti tecnici stiano operando al controllo del territorio, per quante ore e che tipo di controlli svolgano;
quanti siano i militari delle Forze armate impiegati sul territorio e che tipo di controllo stiano svolgendo ed abbiano svolto fino ad oggi, tenuto conto delle funzioni di agente di pubblica sicurezza loro attribuite dalla legge n. 6 del 2014;
se risulti che siano state ultimate le indagini dirette disposte con il decreto interministeriale dell'11 marzo 2014 la cui conclusione doveva avvenire entro i successivi 120 giorni ex art. 1, comma 6, del decreto-legge n. 136 del 2013;
per quale ragione, nonostante i roghi continuino ad essere un fenomeno quotidiano, gli arresti effettuati dalle forze dell'ordine per il reato di combustione illecita di rifiuti, di cui all'art. 3 del decreto-legge, siano stati, in quasi un anno, soltanto 2 nella provincia di Caserta e 2 nella provincia di Napoli, nonostante il dispiego di 800 unità di personale delle forze armate;
quali siano i successivi provvedimenti amministrativi e penali adottati verso i responsabili e quante procedure di bonifica siano state avviate fino ad oggi;
se risulti quali siano i motivi per cui non è stato ancora emanato il decreto ministeriale di cui all'art. 2-bis, comma 2, del decreto-legge n. 136 del 2013, che il Ministro dell'interno, in sede di presentazione della relazione sulle attività dell'alto comitato di vigilanza sulle grandi opere, in data 7 luglio 2014, affermava essere in fase di predisposizione, decreto che avrebbe dovuto provvedere all'istituzione del GIMBAI (gruppo interforze per il monitoraggio e le bonifiche delle aree inquinate), che dovrà operare in stretto raccordo con la sezione specializzata coordinando gli uffici già esistenti;
se ritengano la proposta, contenuta nella legge delega sul riordino della pubblica amministrazione, di riorganizzazione delle forze ambientali con suddivisione del Corpo forestale dello Stato nella Polizia ordinaria, una misura opportuna, tenuto conto della comune esigenza espressa dalla popolazione, dagli operatori tecnici, dalle forze dell'ordine e dalla magistratura di rafforzamento del controllo ambientale specializzato;
se ritengano che tale proposta sia in contrasto con il rafforzamento ed il riconoscimento più volte ribadito, anche nello stesso decreto-legge n. 136 del 2013 (art. 1, comma 6-septies), del ruolo fondamentale che attualmente sta svolgendo il Corpo forestale dello Stato nell'intercettazione dei reati ambientali essendo attribuibile a tale Corpo la scoperta del 50 per cento del totale dei reati ambientali sul territorio nazionale;
se, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano attivarsi presso la Regione Campania affinché siano accertate le iniziative assunte dalla stessa al riguardo, tenuto conto che il sito istituzionale è molto carente in informazione e che ai sensi dell'art. 4 del citato decreto-legge i reati riscontrati, anche in sede giudiziaria, devono essere comunicati alle amministrazioni locali per i provvedimenti opportuni a tutela della salute e dell'ambiente.
(3-01269)
CARDIELLO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il minore gettito a favore dei Corpi di polizia è stato negli ultimi 5 anni pari a 4 miliardi di euro, e il comparto sicurezza ha perso, nel suo insieme, 32.000 lavoratori negli ultimi 3 anni;
la revisione della spesa pubblica è necessaria ma non deve comportare una diminuzione dei servizi per la collettività o causare disservizi, e, ad invarianza delle risorse pubbliche disponibili, deve permettere un'allocazione intelligente delle medesime sottraendole dove si verifichino sprechi;
un settore di particolare importanza per le ricadute che ha sull'intera collettività in termini sociali ed economici è l'amministrazione della giustizia, un settore della pubblica amministrazione dove un'eventuale diminuzione di risorse finanziarie per il funzionamento deve essere attentamente valutata per evitare il prodursi di disservizi, anche pericolosi per la sicurezza del Paese;
è notizia di sabato 4 ottobre 2014 che la revisione della spesa ha causato una situazione particolarmente grave all'amministrazione della giustizia nella provincia di Salerno: nello specifico ha provocato un ritardo di 4 ore, per mancanza di mezzi blindati, della traduzione di imputati e detenuti al Tribunale di Salerno per le previste udienze. Infatti, dei 20 mezzi in dotazione all'istituto penitenziario, soggetti peraltro a continue manutenzioni e revisioni, solo 4 risultano funzionanti;
se non sarà risolta tale situazione produrrà, inevitabilmente, un continuo ed inaccettabile rallentamento dei processi,
si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per garantire l'efficienza del sistema carcerario in provincia di Salerno, con particolare riguardo all'autoparco dell'istituto penitenziario funzionale alle traduzioni di imputati e detenuti al Tribunale di Salerno.
(3-01270)
MARTON, SANTANGELO - Al Ministro della difesa - Premesso che la 132a brigata corazzata "Ariete" è una delle più rappresentative delle forze armate della Repubblica italiana; ha partecipato infatti a diverse missioni internazionali: 1992 in Somalia; 1998-1999 in Bosnia; 1999-2002 in Kosovo; 2003-2005 in Iraq; 2007-2010 in Libano; 2011 in Iraq, dove tra l'altro a Baku, nel luglio dello stesso anno, ha perso la vita il caporal maggiore Gaetano Tuccillo;
considerato che:
il destino del battaglione logistico "Ariete", formato da circa 400 militari di stanza a Maniago (Pordenone), attualmente alloggiato insieme al 132° reggimento artiglieria "Ariete" all'interno della caserma Ettore Baldassare, risulta ancora incerto;
la chiusura del battaglione è stata annunciata già da un anno. Il Dipartimento impiego del personale dello Stato maggiore dell'esercito ha assicurato verbalmente la chiusura entro il mese di giugno 2014, per cui i militari si sono organizzati con le famiglie per il trasferimento e per alcuni si parla di trasferimento in caserme a 400 chilometri di distanza. Numerose sono le famiglie con minori che hanno esigenza di avere al più presto la certezza del trasferimento, in modo da poter iscrivere i propri figli a scuola;
considerato inoltre che nella risposta all'atto di sindacato ispettivo 5-02403 presentato alla Camera il 19 marzo 2014, fornita in IV Commissione permanente (Difesa) il 20 marzo 2014, il sottosegretario di Stato per la difesa Gioacchino Alfano aveva specificato che la legge delega n. 244 del 2012 spinge ad attuare una «revisione in senso incisivamente riduttivo delle dimensioni strutturali e organiche dello strumento militare nazionale, resa indispensabile dalla congiuntura di finanza pubblica». In particolare evidenzia che «il trasferimento, dal battaglione logistico all'8° reggimento logistico di Orzano di Remanzacco, delle funzioni di supporto logistico alla Brigata "Ariete" e alle sue unità, non ha ripercussioni sulla distanza delle unità da supportare, in quanto il nuovo concetto di supporto logistico dell'Esercito prevede il conferimento di: maggiori capacità d'intervento manutentivo in autonomia ai singoli reggimenti». Inoltre sottolineava che «Il trasferimento soddisfa, tra l'altro, anche l'esigenza di razionalizzare le infrastrutture di Maniago - che ospita attualmente il 132° reggimento artiglieria e il battaglione logistico - e di Orzano di Remanzacco, dove ha sede l'8° reggimento logistico. In particolare, la caserma "Baldassarre" di Maniago, grazie ai lavori effettuati negli ultimi anni, è più rispondente alle esigenze del 132° reggimento artiglieria (che, per carenza di spazi è costretto ad avvalersi, oggi, di un'ulteriore infrastruttura in Sequals - a 13 chilometri da Maniago - per allocarvi parte dei mezzi in dotazione) e più funzionale, pertanto, all'accentramento dell'unità nella stessa caserma»;
considerato altresì che la citata legge delega ha trovato attuazione nel decreto legislativo n. 7 del 2014 "Disposizioni in materia di revisione in senso riduttivo dell'assetto strutturale e organizzativo delle Forze armate ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettere a), b) e d), della legge 31 dicembre 2012, n. 244" e nel decreto legislativo n. 8 del 2014, recante "Disposizioni in materia di personale militare e civile del Ministero della difesa, nonché misure per la funzionalità della medesima amministrazione, a norma degli articoli 2, comma 1, lettere c) ed e), 3, commi 1 e 2, e 4, comma 1, lettera e), della legge 31 dicembre 2012, n. 244";
considerato infine che gli interroganti non condividono la posizione del Ministero, espressa in sede di risposta all'atto di sindacato ispettivo citato, relativamente alle esigenze di ottimizzazione delle risorse in forza ai battaglioni in oggetto e al loro dislocamento sul territorio,
si chiede di sapere:
quali siano i motivi per cui il trasferimento ad oggi non sia stato portato a compimento e non risulti ultimata la prevista chiusura del battaglione logistico "Ariete", presso la caserma Baldassarre di Maniago, nonostante fosse stato esplicitato che si sarebbe provveduto a movimentare i militari interessati dal mese di dicembre 2013;
se il Ministro in indirizzo non ritenga sia necessario diramare con urgenza informazioni precise e dettagliate ai militari interessati relativamente ai tempi previsti, affinché possano approntare con la dovuta serenità il previsto il trasferimento ad altra sede.
(3-01272)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
GRANAIOLA, MUCCHETTI, FABBRI, TOMASELLI, COLLINA, PIGNEDOLI, AMATI, VALENTINI, ALBANO, FAVERO, CALEO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che:
il settore turistico balneare è un settore in cui sono impegnate oltre 30.000 imprese che, con un indotto di 300.000 addetti, costituiscono un asse portante dell'apparato produttivo italiano e un settore strategico per il turismo;
nel 2008 la Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione n. 2008/4908, nei confronti dell'Italia ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per il mancato rispetto della direttiva 2006/123/CE, nota come direttiva servizi, a causa delle criticità sollevate in relazione al meccanismo del rinnovo automatico delle concessioni demaniali e alla preferenza accordata al concessionario uscente;
tale procedura d'infrazione è stata archiviata con l'approvazione della legge comunitaria 2010 (legge n. 217 del 2011) e in particolare con la previsione di cui all'art. 11. Tale disposizione infatti, oltre a dettare disposizioni necessarie a sanare la procedura di infrazione sulle concessioni demaniali marittime, prevede una delega al Governo per l'adozione, entro 15 mesi dalla data di entrata in vigore, di un decreto legislativo di riordino della materia;
il termine per il riordino complessivo della materia delle concessioni demaniali marittime è stato prorogato più volte e da ultimo al 15 ottobre 2014 con il comma 732 dell'articolo 1 della legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013), come modificato dall'articolo 12-bis , comma 2, del decreto-legge n. 66 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 89 del 2014;
la scadenza del 15 ottobre 2014 prevista per il riordino complessivo della materia è ormai alle porte e sembra non esistere attualmente un percorso condiviso con le associazioni di settore per risolvere le annose problematiche,
si chiede di sapere quale sia lo stato attuale dei lavori per il riordino della materia di cui in premessa e se non sia necessario convocare urgentemente un tavolo con la partecipazione delle Regioni e delle organizzazioni di settore maggiormente rappresentative a livello nazionale con la finalità di regolamentare in modo organico, chiaro e definitivo la materia delle concessioni demaniali marittime e discutere i principi e i criteri del relativo riordino in vista della scadenza del 15 ottobre 2014.
(3-01268)
DE PETRIS - Al Ministro della salute - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:
il Ministro in indirizzo il 24 luglio 2014 ha attivato 2 procedure di interpello dirette al personale dirigente di seconda fascia appartenente alle direzioni generali del Ministero, per verificare eventuali disponibilità a ricoprire 2 ruoli, quello di direttore generale della prevenzione sanitaria, e quello di direttore generale della programmazione sanitaria;
a questi 2 interpelli per dirigenti interni hanno risposto anche professionalità esterne;
malgrado l'interpello fosse diretto a dirigenti interni, risulta all'interrogante che il Ministro ha preso in esame le poche professionalità pervenute dall'esterno, senza prima effettuare una più ampia ricerca di disponibilità attraverso una procedura di evidenza pubblica, prevista dalla normativa vigente, che ha evidentemente limitato la possibilità di selezionare validi candidati in un ampio ventaglio, sia all'interno del Ministero, sia eventualmente all'esterno, in violazione dei principi dell'imparzialità e della correttezza dell'azione amministrativa;
pertanto le disponibilità sono pervenute in numero ristretto, per entrambe le posizioni, a causa della mancata pubblicità, e la scelta è stata effettuata a giudizio dell'interrogante in modo ristretto e parziale;
il Ministro ha affermato in diverse sedi che le professionalità individuate corrispondevano ai requisiti richiesti, non specificando che gli stessi requisiti sono stati scelti appositamente e che, nel caso del direttore della programmazione sanitaria, è stato inserito un requisito inedito, cioè il possesso della laurea in Economia, rispetto alla storia delle professionalità che in passato hanno retto la Direzione della programmazione sanitaria, in generale mediche o giuridiche con forti esperienze gestionali in sanità pubblica;
in passato non sono state considerate necessarie al Ministero della salute professionalità dotate di laurea in Economia, non essendo previste nel recente decreto di ristrutturazione del Ministero;
il requisito della laurea in Economia, più che un elemento di innovazione, potrebbe costituire un fattore per limitare la scelta a determinati concorrenti, dotati di quel particolare titolo di studio, escludendone altri, laureati in Medicina o in Scienze giuridiche;
un giornalista de "il Fatto Quotidiano", sulla base dei requisiti curriculari richiesti, ha previsto in entrambi i casi il risultato delle procedure selettive, individuando in anticipo di 2 mesi i nominativi dei professionisti che sono stati poi incaricati;
sono stati attribuiti gli incarichi, senza aver provveduto prima ad un'ulteriore ricerca di disponibilità all'interno della pubblica amministrazione, considerando la procedura avviata valida anche per gli esterni, che a differenza dei dirigenti pubblici, ne erano venuti a conoscenza;
nel caso del direttore della prevenzione sanitaria la qualifica posseduta di dirigente tecnologo del comparto ricerca non corrisponde alla qualifica necessaria per accedere all'incarico di dirigente di seconda fascia, comparto ministeri, essendo stato ritenuto erroneamente proveniente dall'interno dell'amministrazione;
risulta all'interrogante che il direttore della programmazione sanitaria abbia diretto strutture sanitarie private andate in dissesto economico, e ciò renderebbe non opportuna la sua nomina, proprio in considerazione della difficile situazione economica del Paese, e della necessità di mantenere in equilibrio finanziario il servizio sanitario pubblico,
si chiede di sapere:
per quali motivi, nel caso del dirigente generale della programmazione sanitaria, il Ministro in indirizzo abbia limitato il requisito della laurea a coloro che fossero laureati in Economia, escludendo professionalità mediche ed amministrative, facendo poi un interpello ai dirigenti di seconda fascia del Ministero della salute, pur sapendo che non esiste il profilo di dirigente economista di seconda fascia;
se non ritenga inquietante il fatto che un giornalista conosca in anticipo di 2 mesi il risultato di una procedura selettiva, che avrebbe dovuto essere estesa su tutto il territorio nazionale, e che avrebbe riguardato quindi centinaia di possibili concorrenti ed in base a quali elementi ritenga che questo risultato possa essere previsto in anticipo;
se, inoltre, ritenga che tutto ciò e le notizie giornalistiche successive, connesse a questi fatti, possano indurre stima e considerazione nei confronti della classe dirigente politica, e possano aumentare la credibilità delle istituzioni presso i cittadini, soprattutto in questi momenti difficili per la società italiana;
se fosse a conoscenza che le procedure di interpello fossero dirette ai dirigenti di seconda fascia appartenenti alle direzioni generali del Ministero della salute, e che si sarebbe dovuto di conseguenza procedere ad un successivo interpello, diretto all'esterno, con evidenza pubblica, come previsto dalla normativa vigente;
quali iniziative ritenga di dover prendere per evitare il possibile intervento della magistratura ordinaria, oltre che di quella contabile, considerato, in quest'ultima possibilità, l'indubbio maggior onere finanziario derivante dall'aver nominato personale esterno all'amministrazione, pur in presenza di personale interno in possesso dei titoli di laurea e curriculari ritenuti finora idonei a guidare le direzioni generali ministeriali.
(3-01271)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
DI BIAGIO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - Premesso che:
il Servizio per i voli di Stato, di Governo e umanitari presso la Presidenza del Consiglio dei ministri nella sua precedente gestione dirigenziale è stato più volte oggetto di atti di sindacato ispettivo e di interventi parlamentari, nonché di interventi da parte degli organi di stampa in virtù delle presunte ambiguità operative e degli sprechi nella gestione dello stesso;
la precedente gestione ha lasciato in eredità una fondamentale penuria di regole chiare e stringenti in materia di funzionamento dell'ufficio;
con particolare riferimento all'organizzazione dei trasferimenti aerei del Presidente del Consiglio dei ministri, risulta all'interrogante come i voli vengano operati, senza che vi siano particolari misure di sicurezza o direttive in tal senso, dal 2004 continuativamente dallo stesso equipaggio composto da 15 elementi, in origine in servizio presso il 31° stormo dell'Aeronautica militare;
successivamente, su indicazione del precedente direttore generale dell'ufficio, Raffaele Di Loreto, i 15 membri dell'equipaggio, a differenza degli altri componenti del 31° stormo, sono stati assegnati al Raggruppamento unità difesa (RUD) dello Stato maggiore della difesa;
tale nuova assegnazione non consente, di fatto, al comandante del 31° stormo (al cui comando sono stati sottratti) di usufruire del loro servizio, di impartire loro ordini ed impedisce sostanzialmente che siano impiegati, come gli altri equipaggi, per assolvere servizi di volo necessari per gli altri componenti del Governo e autorità istituzionali;
è opportuno evidenziare che i componenti del citato equipaggio, proprio in virtù dell'assegnazione al RUD, percepiscono un'indennità superiore rispetto agli altri componenti del 31° stormo che operano lo stesso tipo di servizio e ciò comporta una disparità di trattamento non giustificabile a parere dell'interrogante, anche alla luce delle esigenze di trasparenza resesi necessarie in seguito alla discutibile gestione precedente;
considerando, inoltre, l'importanza e la delicatezza delle situazioni e operazioni curate dall'equipaggio in servizio per i voli di Stato del Presidente del Consiglio dei ministri, sarebbe opportuno un giusto avvicendamento del personale per una miglior tutela della sicurezza stessa delle persone interessate e delle operazioni effettuate, nonché per assolvere alle esigenze di riservatezza e tutela delle informazioni che un servizio di tale rilevanza dovrebbe garantire;
alla luce di tali aspetti a giudizio dell'interrogante sarebbe opportuna una riorganizzazione della struttura che, nell'interessare anche il personale militare impiegato per i voli del Presidente del Consiglio dei ministri, garantisca e potenzi quell'imprescindibile funzione di direzione strategica, coordinamento e controllo del trasporto aereo di Stato assegnato dalla normativa vigente alla Presidenza del Consiglio dei ministri, quale vertice politico-amministrativo, e ribadito nella direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 23 settembre 2011 e nel decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno, in virtù di quanto evidenziato e nell'ottica di una maggiore trasparenza, valutare una riorganizzazione della struttura che, nel ribadire la centralità di quel ruolo di direzione strategica, di coordinamento e controllo che la normativa vigente assegna alla Presidenza del Consiglio dei ministri, sia improntata ad una valorizzazione delle sue peculiarità e ad un'esigenza di sobrietà gestionale,
quali iniziative intenda predisporre al fine di garantire che sia rispettato un dovuto avvicendamento per il personale dedicato al trasporto aereo di Stato del Presidente del Consiglio dei ministri, attività di fondamentale supporto allo svolgimento dei compiti istituzionali delle autorità di Governo, al fine di garantire l'effettiva tutela della sicurezza.
(4-02794)
CASALETTO, ORELLANA, GAMBARO, CAMPANELLA, BIGNAMI, BOCCHINO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per la semplificazione e la pubblica amministrazione, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 6 marzo 2014 veniva adottato il decreto-legge n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 68 del 2014, recante "Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche" (Gazzetta Ufficiale n. 54 DEL 6 marzo 2014) al cui interno è previsto il "piano di riequilibrio" (articolo 16, comma 2, lettera c), rubricato "Disposizioni concernenti Roma Capitale");
nel piano di riequilibrio, concordato tra la Giunta di Roma capitale ed il Governo, per quanto concerne il capitolo delle società partecipate e l'attuale assetto tra partecipazioni "dirette" ed "indirette", la proposta inerente alla società Roma multiservizi SpA recita quanto segue: «dismissione totale, coerentemente con le modalità di legge e l'attenzione rivolta alla "salvaguardia dei livelli occupazionali", della partecipazione detenuta in Roma Multiservizi (q.p. 51%, restiduo 49% detenuto da Manutencoop Scarl)»;
considerato che, a quanto risulta agli interroganti:
in virtù della suddetta "partecipazione" la società Roma Multiservizi (di seguito RMS) ha spesso beneficiato di affidamenti diretti o attraverso gare o in subappalto da AMA SpA arrivando ad avere una forza lavoro di più di 3.000 dipendenti, indiscriminatamente sulle diverse commesse che hanno reso l'azienda leader nei servizi integrati per la città: pulizia, igiene, manutenzione, sicurezza e agibilità di scuole comunali e statali, asili nido, aree verdi, monumentali e archeologiche, spiagge ed edifici e spazi ad uso pubblico;
in data 7 febbraio 2014 la RMS ha avviato una procedura di mobilità ex artt. 4 e 24 della legge n. 223 del 1991, avente ad oggetto 52 dipendenti addetti alla manutenzione delle aree verdi degli edifici ad uso scolastico-educativo siti sul territorio di Roma, a seguito di un presunto esubero attribuito alla perdita dell'affidamento del servizio (scaduto il 30 giugno 2013, prorogato fino 28 febbraio 2014, nelle more dell'espletamento di una gara pubblica nel cui bando non è stata prevista alcuna clausola sociale di salvaguardia);
la RMS in data 13 marzo 2014 ha incontrato le organizzazioni sindacali per discutere tale procedura di licenziamento collettivo senza raggiungere esiti;
in data 30 giugno, a seguito di un incontro presso la Regione Lazio, veniva redatto e sottoscritto da tutte le parti intervenute nella procedura un verbale di mancato accordo;
a seguito della stipula del verbale, la RMS ha manifestato l'intenzione di procedere alla chiusura dell'avviata procedura di mobilità mediante licenziamento dei lavoratori, a detta di RMS, "coinvolti" ed alla loro conseguente messa in mobilità;
in data 26 agosto le organizzazioni sindacali ricevute da RMS (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti) hanno redatto un ulteriore verbale di mancato accordo per "l'irricevibiilità" dell'offerta in peius delle condizioni lavorative tradotta in una riduzione del monte ore a 15 ore settimanali per 8 mesi all'anno (a fronte, in alcuni casi, delle 40 ore contrattuali full time);
in data 2 settembre i lavoratori "coinvolti" hanno iniziato a ricevere le lettere di licenziamento, dopo un inusuale preavviso tramite messaggio di testo sui propri telefoni cellulari;
ciononostante, attualmente, sul territorio comunale e suburbano di Roma, alcune lavorazioni inerenti a cimiteri e verde pubblico comunale vengono fatte effettuare sotto organico (verificabile dal numero di ore di straordinario che RMS fa effettuare alla propria forza lavoro), o, addirittura, in regime di subappalto con relativi aggravi economici (come l'affidamento in subappalto alla cooperativa "Le Tamerici");
a seguito delle sedute delle commissioni consiliari "Controllo, garanzia e trasparenza" e "Commercio, ambiente, botteghe storiche" che si sono tenute su questa drammatica situazione, i responsabili della RMS ancora non hanno prodotto alcuna risposta alle sollecitazioni mosse dalle organizzazioni sindacali USI (Unione sindacale italiana) e USB (Unione sindacale di base) e dagli stessi lavoratori in merito le modalità con cui si è arrivati da 32 lavoratori (quelli previsti nel bando di gara poi perduta da RMS) agli attuali 52 licenziamenti, ridottisi poi a 48, ed in merito alle modalità di redazione della lista stessa dei licenziati, poiché alcuni di loro non sono mai stati assegnati alla commessa citata, ovvero tutti hanno lavorato sempre su tutte le commesse in essere,
si chiede di sapere:
quali siano le misure di tutela che il Governo intende intraprendere a difesa dell'applicazione del dettato del piano di riequilibrio concordato tra Governo stesso e Giunta di Roma capitale in merito alla "salvaguardia dei livelli occupazionali" del personale licenziato dalla Roma Multiservizi SpA;
se intenda attivarsi per sanzionare la Giunta di Roma capitale per non aver rispettato il dettato provocando, oltre a drammi umani, anche un danno economico alla cittadinanza, essendo gli stessi lavoratori e lavoratrici impegnati in servizi essenziali di manutenzione del verde pubblico, non vigilando sull'operato della RMS e lasciando utilizzare alla società il meccanismo di "subappalto", noto per essere un meccanismo non conforme ai requisiti di massima economicità ed efficacia entro i quali le pubbliche amministrazioni devono operare.
(4-02795)
SANTANGELO, BOTTICI, MANGILI, PUGLIA, MARTON, DONNO, FUCKSIA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
nel 2010 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha emanato il bando "Bike Sharing e fonti rinnovabili", con il fine di diffondere sempre più la bicicletta quale mezzo di spostamento sistematico, rivolto ai Comuni, agli enti gestori dei parchi nazionali e regionali, finalizzato al cofinanziamento di investimenti per la realizzazione di progetti di bike sharing associati a sistemi di alimentazione mediante energie rinnovabili, in particolare pensiline fotovoltaiche;
il Ministero con decreto n. SEC-DEC-2011-38 dell'8 febbraio 2011 ha pubblicato la graduatoria dei progetti, e nello specifico, ha reso noti i primi 57 progetti ammessi al cofinanziamento, con la disponibilità finanziaria prevista dal bando pari a 14.000.000 euro purché siano portati a compimento gli interventi;
tra i progetti ammessi al cofinanziamento vi era quello del Comune di Erice (Trapani) "Lavori di realizzazione di un sistema di piste ciclabili completo di stazioni per il bike sharing alimentate con fonti rinnovabili" identificato con il codice 255 che, come da graduatoria, ha ottenuto il quindicesimo posto e l'importo di 340.956,85 euro;
l'importo complessivo dei lavori oggetto del contratto d'appalto è di 605.000 euro, e visto il DEC-2011-38 dell'8 febbraio 2011 del Ministero dell'ambiente di 340.956,85 euro, la rimanente somma di 264.043,15 euro veniva finanziata con fondi del bilancio del Comune di Erice (determinazione settoriale n. 72 del 29 febbraio 2012);
successivamente l'amministrazione comunale di Erice procedeva alla pubblicazione del bando di gara con procedura aperta con il titolo "Lavori di realizzazione di un sistema di piste ciclabili completo di stazioni per il bike sharing alimentate con fonti rinnovabili", ai sensi dell'art. 9 della legge regionale n. 12/2011, comunicando che detta gara sarebbe stata espletata dall'Ufficio regionale per l'espletamento di gare per l'appalto di lavori (UREGA), sezione provinciale di Trapani, codice cig (3940449162), codice cup (e51b11000400005);
a seguito di detta gara espletata dall'UREGA di Trapani, i lavori vennero appaltati dalla ditta Cantieri Edili Srl, con sede a Favara (Agrigento), per l'importo complessivo di 605.000 euro di cui 425.482,88 a base d'asta;
considerato che:
tali "Lavori di realizzazione di un sistema di piste ciclabili completo di stazioni per il bike sharing alimentate con fonti rinnovabili" sono stati avviati con una prima fase che ha visto la realizzazione del primo tratto della pista ciclabile ubicato ad Erice sul lungomare Dante Alighieri, sotto la direzione ed il coordinamento in fase di esecuzione di un tecnico abilitato, per incarico disposto con determina sindacale n. 22 del 7 maggio 2012. Lo stesso tecnico veniva revocato dall'incarico come da determina n. 818 del 6 giugno 2014 dal responsabile unico del procedimento (RUP), perché non aveva adempiuto alla produzione e trasmissione della documentazione tecnica-amministrativa;
i lavori ripresi nel settembre 2014, sotto la direzione dello stesso RUP del Comune di Erice, hanno determinato l'avvio della seconda fase esecutiva delle opere della pista ciclabile nel reticolo urbano, previa approvazione di una perizia di variante, che sembra aver modificato l'originario progetto in termini di viabilità della stessa pista ciclabile;
i lavori ripresi con il tracciamento dei tratti urbani della pista ciclabile (stesura di vernice rossa e strisce di colore giallo per la delimitazione della carreggiata) sono stati oggetto di contestazione da parte dei cittadini ericini anche per la colorazione degli attraversamenti sui marciapiedi e sulla sede stradale, che la connotano come poco sicura per la circolazione dei ciclisti stessi, come riportato dagli organi di stampa, tra cui "la Repubblica", edizione di Palermo del 2 ottobre 2014;
il sindaco pro tempore di Erice, dopo le numerose segnalazioni e contestazioni, ha disposto la revoca dell'incarico di direzione dei lavori interna al responsabile unico del procedimento, e la contestuale contestazione della mancata esecuzione dei lavori a "regola d'arte" all'impresa appaltatrice da parte dello stesso RUP, come da verbale del 26 settembre 2014 prot. gen. n. 35698,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non intenda accertare con urgenza se il progetto autorizzato con decreto n. SEC-DEC-2011-38 dell'8 febbraio 2011, finanziato con l'importo di 340.956,85 euro, sia conforme alle opere ad oggi in esecuzione come da bando appaltato dal Comune di Erice e, pertanto, se non siano state attuate delle procedure tecnico-amministrative non conformi alle vigenti norme sugli appalti pubblici;
se l'esecuzione dei lavori per la realizzazione del sistema di piste ciclabili completo di stazioni per il bike sharing alimentate con fonti rinnovabili, sia conforme al regolamento che definisce le caratteristiche tecniche delle piste ciclabili, cioè al decreto ministeriale 30 novembre 1999, n. 557, nonché al vigente codice della strada (di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992 e successive modificazioni e integrazioni) e, nella fattispecie, se vengano rispettate le disposizioni di sicurezza stradale;
se i materiali utilizzati per la realizzazione della segnaletica orizzontale siano conformi ai parametri qualitativi minimi stabiliti dalla norma UNI EN 1436/1998, e se rispettino la normativa vigente relativa all'impatto sull'ambiente circostante.
(4-02796)
CERVELLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
l'art. 22 della legge n. 110 del 1975, così come modificato dal decreto legislativo n. 204 del 2010, e successive modifiche ed integrazioni, che recepisce la direttiva europea 2008/51/CE relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi, fornisce la seguente definizione di armi per uso scenico: "Per armi da fuoco per uso scenico si intendono le armi alle quali, con semplici accorgimenti tecnici, venga occlusa parzialmente la canna al solo scopo di impedire che possa espellere un proiettile ed il cui impiego avvenga costantemente sotto il controllo dell'armaiolo che le ha in carico";
non essendo definiti, nel testo, gli interventi tecnici necessari per rendere l'arma idonea all'uso scenico, l'Ufficio per l'amministrazione generale del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno ha emanato la circolare n. 50. 302/10.C.N.C.77 del 19 agosto 1977, nella quale, oltre alla definizione degli adempimenti amministrativi per la legittima detenzione, vengono descritti gli interventi tecnici di modifica della canna delle armi tramite alesatura della stessa e di inserimento di dispositivi idonei a impedire la fuoriuscita di frammenti solidi durante l'uso dell'arma con munizionamento a salve. La stessa circolare prescrive inoltre che tali operazioni devono essere effettuate da soggetti idonei, titolari di licenza ex art. 28 o 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto n. 773 del 1931, e successive modificazioni e integrazioni, a seconda della tipologia di arma da modificare, e abilitati alla riparazione dell'arma, i quali devono preventivamente valutare che gli interventi tecnici da eseguire non comportino l'introduzione di criticità strutturali e resistenziali alla canna e rilasciare, al termine degli interventi, apposita dichiarazione di idoneità dell'arma all'uso scenico;
per l'arma resa idonea all'uso scenico è comunque obbligatorio l'invio presso il banco nazionale di prova di Gardone Val Trompia (Brescia) per la verifica delle operazioni effettuate, l'apposizione su ogni parte essenziale dell'arma di specifico punzone, di matricola sulle armi che ne risultassero sprovviste e infine la catalogazione delle stesse armi in schede, corredate da fotografie, redatte a cura dello stesso banco e comunicate al Ministero;
considerato che:
risulta all'interrogante che gli operatori di questo settore, che in Italia sono solamente 4, si sono trovati nell'impossibilità di adempiere agli obblighi derivanti dalla circolare a causa del rifiuto opposto dagli armieri abilitati alle modifiche, motivato dall'onerosità e dalla difficoltà tecnica di eseguire gli interventi richiesti a meno di provocare danni irreparabili alle armi stesse e, tramite l'AIAT-SFX (associazione del settore) si sono rivolti al Ministro in indirizzo per chiedere se vi sia la possibilità di adottare interventi tecnici diversi da quelli espressamente indicati nella circolare, senza però ottenere alcuna risposta;
il 5 novembre 2014 scade il termine ultimo previsto per l'adempimento degli obblighi e la prosecuzione dell'attività degli attuali detentori delle armi sceniche a salve appare quindi seriamente compromessa;
il settore delle produzioni cinematografiche in Italia, ma soprattutto a Roma, soffre già grandi problemi di concorrenza e competitività con le produzioni straniere e da tempo l'Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive) cerca di sensibilizzare anche le amministrazioni locali sulle criticità del settore che comportano aumenti dei costi e dei tempi "burocratici" che si traducono in una perdita stimata dell'80 per cento del lavoro,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire con una proroga dei termini, al fine di consentire la convocazione, presso l'ufficio competente del Ministero, di un tavolo con gli operatori del settore, periti e armieri autorizzati, per individuare quali interventi tecnici possano essere effettuati realmente e in tempi brevi sulle armi sceniche a salve, consentendo agli attuali detentori di tali armi la prosecuzione della loro attività.
(4-02797)
PUPPATO, SIMEONI, PAGLIARI, TOCCI, ALBANO, IDEM, CONTE, LO GIUDICE, AMATI, BOCCHINO, RUTA, PEZZOPANE, ANITORI, SPILABOTTE, CAMPANELLA, ORRU', BIGNAMI, Maurizio ROMANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la riforma pensionistica cosiddetta riforma Fornero introdotta con il decreto-legge n. 201 del 2011, "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici", convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ha prodotto effetti negativi soprattutto su circa 4.000 lavoratori del comparto scuola tra docenti e personale ATA nati nel 1951 e 1952, detti "quota 96";
a giudizio degli interroganti, la riforma varata dal Governo "tecnico" contiene in particolare un "errore tecnico" ammesso dallo stesso estensore della riforma, che esclude dal diritto maturato di andare in pensione tali lavoratori nonostante nel dicembre 2012 ne avessero i requisiti, obbligandoli in tal modo ad un'ulteriore permanenza in servizio per un periodo che va dai 2 ai 7 anni;
in conseguenza della specificità della scuola che distingue l'anno scolastico da quello solare, per lavoratori appartenenti al comparto scuola è possibile andare in pensione esclusivamente nel giorno del 1° settembre, pur avendo maturato i requisiti in precedenza;
considerato che:
sulla questione hanno assunto più volte posizione sia il Governo che numerosi parlamentari, con l'impegno di addivenire ad un rapida soluzione del problema che a tutt'oggi non è pervenuta;
uno Stato che si dica affidabile e credibile agli occhi dei cittadini non può non provvedere alla correzione di errori che pesano sulla vita delle persone;
l'ammontare delle risorse necessarie per garantire il diritto alla pensione ai lavoratori vittime dell'"errore tecnico" calcolato dalla Ragioneria dello Stato è stato calcolato in 400 milioni di euro, distribuibili su più annualità da spendere in più anni;
considerato inoltre che:
il nuovo sistema di calcolo del PIL, detto Sec2010, realizzato in accordo dai diversi sistemi statistici europei, secondo il quale l'ISTAT sta rivedendo i conti italiani, provocherebbe un miglioramento del rapporto tra deficit e PIL di 0,2 punti percentuali, passando dall'attuale 3 per cento al 2,8 per cento;
ciò libererebbe risorse, comunque da reperire sul mercato, per un minimo di 1,5 miliardi di euro e fino a 3 miliardi, in ogni caso ben superiori alle necessità per risolvere l'errore "quota 96",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover investire parte delle risorse liberate dal nuovo sistema di conteggio del PIL per correggere l'errore e sancire dunque con forza il principio per cui il diritto acquisito del singolo non è ritrattabile dallo Stato senza il consenso dello stesso.
(4-02798)
ZIZZA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dell'interno - Premesso che:
da notizie di stampa del 3 ottobre 2014, riportate sulla rivista on line "Brindisi oggi", si apprende che il 30 settembre, la dottoressa Maria Lisco, direttrice sanitaria dell'azienda speciale "Pio istituto Caterina Scazzeri", struttura comunale di residenza sociosanitaria assistenziale per anziani ubicata a Latiano (Brindisi), ha rassegnato le dimissioni;
già in passato, l'istituto è stato coinvolto in scandali con presunte spese aumentate per cene, rimborsi per carburante e acquisto di gadget tecnologici e gioielli, tutto a carico dell'azienda speciale che gestisce la struttura, che hanno portato alle dimissioni di 3 presidenti e 2 direttori amministrativi e a diversi esposti alla Procura della Repubblica;
le motivazioni delle dimissioni della dottoressa Lisco sarebbero riconducibili ai 10 decreti ingiuntivi, il primo notificato proprio il 30 settembre 2014, presentati dalla Cisl FP provinciale di Brindisi nei confronti dell'azienda speciale comunale, per il mancato pagamento delle somme dovute ai dipendenti della stessa per 13 mensilità e per non aver saldato da 2 anni i diversi fornitori,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;
se non ritengano opportuno, ciascuno per la propria competenza, assumere iniziative volte a dare risposte certe alle richieste dei lavoratori e dei fornitori dell'azienda comunale di Latiano in merito al pagamento delle mensilità spettanti e dei servizi erogati.
(4-02799)
CARDIELLO - Al Ministro dell'interno -
(4-02800)
(Già 3-01241)
MANCONI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
da notizie di stampa (il sito internet "Quicosenza") si apprende che in data 15 settembre 2014 un uomo pakistano di 46 anni sarebbe morto all'interno del centro di accoglienza "S. Anna" di Isola Capo Rizzuto (Crotone) il 12 settembre 2014;
l'uomo avrebbe denunciato il suo malessere al personale sanitario già il giorno prima del decesso senza che però venisse ricoverato;
l'ente gestore, la confraternita della misericordia, non ha per ora fornito alcuna informazione sull'accaduto,
si chiede di sapere:
se i fatti riportati dal quotidiano online corrispondano al vero;
se si sia proceduto ad accertare le cause della morte attraverso un esame autoptico;
se si possa escludere che il decesso derivi da negligenze mediche o da precarie condizioni sanitarie e di vita all'interno della struttura.
(4-02801)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
1a Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):
3-01269, del senatore Nugnes ed altri, sul contrasto alla criminalità ambientale nella "Terra dei fuochi";
2a Commissione permanente(Giustizia):
3-01270, del senatore Cardiello, su alcuni disservizi dell'amministrazione carceraria in provincia di Salerno;
4a Commissione permanente(Difesa):
3-01272, dei senatori Marton e Santangelo, sul destino del battaglione logistico "Ariete" di Maniago (Pordenone);
13a Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-01267, della senatrice Puppato, sulla gestione dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV).
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 3-01245, della senatrice Puppato ed altri.
È stata ritirata l'interrogazione 4-02785, del senatore Santangelo ed altri.