Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 24/09/2014
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MANDELLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANDELLI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, onorevoli senatori, quest'anno ci troviamo ad esaminare il bilancio interno del Senato dopo aver votato la riforma costituzionale che ridisegna le funzioni dell'attuale Camera alta nell'ambito di un bicameralismo non paritario.
È ovvio che la riforma in itinere non impatta sui conti del 2014, né sul rendiconto per il 2013, ma il percorso intrapreso dal Consiglio di Presidenza è quello di una riduzione generale dei costi che potrà avere delle utili ricadute anche laddove, come auspichiamo, la riforma costituzionale dovesse entrare in vigore.
I primi ad affrontare il sacrificio sono stati i senatori che, al centro di una campagna mediatica senza precedenti che vedeva il Senato essere la causa di tutti i mali, la casta delle caste, hanno affrontato con coraggio i tagli richiesti dal buonsenso, prima che dalla pubblica opinione.
Va ricordato, però, che le spese complessive affrontate per il Senato della Repubblica rappresentano solo lo 0,066 per cento del totale della spesa dello Stato.
Per avere un'idea delle grandezze in campo, l'ipotesi di revisione della spesa pubblica prospettata dal presidente del Consiglio dei ministri Renzi e stimata in 20 miliardi di euro, rappresenta circa il 2,5 per cento della spesa pubblica. Lo ripeto: lo 0,066 rispetto al 2,5 per cento.
Per assurdo, abolendo completamente questo ramo del Parlamento si sarebbe tagliato, per l'appunto, lo «zero virgola» del bilancio del nostro Paese senza che ciò comportasse un impatto significativo sui conti pubblici. Tanto per chiarire a tutti gli italiani che i capitoli ove tagliare sono altri, perché altrove c'è la «ciccia», tanto per richiamare un'espressione usata dal presidente Renzi.
A titolo di esempio, basti sapere che il bilancio interno del Senato, ove siedono i rappresentanti di tutta la Nazione, è di circa 541 milioni di euro e che la cifra che lo Stato trasferisce al Comune di Roma (che ha peraltro beneficiato di 300 milioni di euro nella gestione commissariale per rientrare del debito accumulato da varie amministrazioni) è pari a 540 milioni di euro.
La spending review, cui pure il Senato partecipa, va fatta sopratutto nell'area grigia che è costituita dagli oltre 130 miliardi di spesa per i consumi intermedi dello Stato. Questo, sempre, per avere un'idea delle grandezze e dei numeri in campo.
Per quanto riguarda noi senatori, in particolare, tengo a sottolineare che nel gennaio 2012 si era provveduto a ridurre di 1.300 euro mensili l'indennità parlamentare. Questo taglio è stato prorogato sino alla fine del 2015. Tale riduzione è la più recente di una serie cui i parlamentari si sono sottoposti a partire dalla legge finanziaria del 2006 che prevedeva una riduzione del 10 per cento confermata, poi, dalla legge finanziaria del 2008.
L'attuale trattamento economico di ciascun senatore è di circa 5.000 euro netti al mese, poco più, poco meno, a seconda delle addizionali regionali e comunali. Una cifra lontanissima da quel «dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate» previsto dalla legge del 1965.
Chi grida ancora alla casta deve sapere che il costo direttamente imputabile ai senatori è pari a meno del 15 per cento dell'intero bilancio del Senato, costo che include anche le differenti voci di rimborso per le spese effettivamente sostenute. Gli ex senatori costano meno del 4 per cento.
Bisogna prendere atto che quasi il 52 per cento dei costi è relativo a spese per il personale di ruolo e a tempo determinato e per il personale in quiescenza. Va, infatti, ricordato che gli ex dipendenti di questa amministrazione ricevono la pensione direttamente dal Senato. La riduzione dei costi per il personale di ruolo è, grosso modo, compensata dall'aumento per quella dei pensionati del Senato.
Su queste cifre, così come su quelle della Camera dei deputati, bisognerà che i Consigli di Presidenza avviino un'ulteriore responsabile riflessione continuando, quindi, questo cammino virtuoso di cui dicevo all'inizio.
Innanzitutto, si potrebbe accorpare una serie di Servizi che non ha più alcun senso che costituiscano degli esatti doppioni. Ad esempio, bisognerebbe accorpare le due Biblioteche, ma anche i due Servizi studi e i due Servizi del bilancio, pur preservandone l'autonomia rispetto all'Ufficio parlamentare di bilancio, di cui ancora non abbiamo capito la necessità (anche se voluto dalla Comunità europea), considerati anche i costi ulteriori che comporterà a carico delle Camere. Ma anche diversi altri Servizi amministrativi di interesse comune che possono essere gestiti congiuntamente, con evidenti economie per entrambe le amministrazioni, dovrebbero essere considerati.
Poi, con la consulenza degli istituti di previdenza pubblici - coi quali, se non ricordo male, si era ragionato anche in passato - occorre procedere alla razionalizzazione sia dei vitalizi dei parlamentari, che del trattamento di quiescenza del personale delle Camere.
I margini per operare ulteriori risparmi a noi sembra, quindi, che ci siano, senza lasciare indietro nessuno, senza stravolgere diritti acquisiti, ma semplicemente ottimizzando il modello di organizzazione di questa e dell'altra Camera, come si farebbe in una azienda. Noi abbiamo la fortuna di sedere in una «azienda» che offre un servizio fondamentale per il Paese, quello della democrazia rappresentativa. È forse il servizio più alto e più importante. Questo servizio ha un costo, come in tutte le democrazie.
La lettura del bilancio del Senato e delle azioni intraprese convincono che il Senato è una casa di vetro. L'azione intrapresa per la riduzione della spesa e per la restituzione allo Stato di una parte delle somme già destinate al bilancio del Senato - ben evidenziata dai senatori Questori - dimostra, a nostro avviso, che il Collegio dei Questori, il Consiglio di Presidenza, a partire dal presidente Grasso, hanno dato dei segnali incontrovertibili della volontà di non essere e di non voler apparire come una casta.
Per concludere, vorrei esprimere un sentito, e non ridondante, ringraziamento al personale del Senato e, consentitemelo, perché non viene mai ricordato, al personale che lavora con dedizione presso i Gruppi parlamentari.
Annuncio, quindi, il voto favorevole del Gruppo Forza Italia sul bilancio 2014 e sul rendiconto 2013, apprezzando gli sforzi di razionalizzazione dei Servizi e dei conti del Senato sinora compiuti, nell'auspicio di ulteriori interventi di ottimizzazione che, - siamo certi - verranno affrontati a partire dal prossimo bilancio previsionale. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e NCD).