Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 24/09/2014

CIOFFI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIOFFI (M5S). Signora Presidente, il Movimento 5 Stelle si asterrà dalla votazione di questo bilancio di previsione 2014, esattamente come ha fatto l'anno passato ed esattamente com'è stato fatto dalla collega Bottici in sede di Collegio dei Questori. Lo faremo perché non vogliamo essere vostri complici nell'ennesima presa in giro a danno dei cittadini italiani. Lo faremo per banalissime ragioni di coerenza, ben consapevoli del fatto che alla maggioranza di voi questo termine risulti leggermente sconosciuto.

A nostro avviso, infatti, questo bilancio prosegue la mistificazione della realtà iniziata con il bilancio di previsione 2013, allorché, mediante un mero artificio contabile, vennero spostati tra le partite di giro capitoli di spesa e di entrata che prima di allora, in tutti i bilanci precedenti, erano sempre stati allocati in poste diverse del bilancio. Questo spostamento, che vorrebbe apparire come una questione solamente formale, in realtà è stato essenziale per consentire al bilancio 2013 di raggiungere gli obiettivi di risparmio di spesa previsti dall'ordine del giorno G100 approvato al Senato nel 2011. Quello spostamento di capitoli di bilancio, in poche parole, fu fatto al solo scopo di far comparire una diminuzione della spesa di 20 milioni e 300.000 euro che in realtà non c'era.

Anche con il bilancio di previsione 2014 si prosegue il gioco delle tre carte e si continua ad inserire tra le partite di giro i contributi a favore del fondo di previdenza del personale del Senato e i contributi a favore del fondo di solidarietà dei senatori. Se queste voci fossero state lasciate lì dove sono sempre state fino al 2012, il risultato di questo bilancio sarebbe stato molto, ma molto diverso. Avremmo avuto, infatti, un totale spese pari a oltre 561 milioni di euro, anziché i 541 milioni che vengono dichiarati. Per inciso ricordiamoci quale è la spesa del funzionamento degli eletti di questo Senato: 78 milioni di euro su 561. Quindi, sapete che, quando abbiamo fatto le riforme, chi ha detto che ci sono dei risparmi abolendo il Senato ha mentito ai cittadini. Noi ricordiamo quali sono i numeri reali. E, quindi, anche quest'anno non sarebbero stati raggiunti gli obiettivi di risparmio che lo stesso Senato aveva stabilito con l'ordine del giorno G100.

Ma anche a voler considerare come reali i dati riportati nel bilancio di previsione 2014, se paragoniamo la spesa totale a quella dell'anno precedente salta subito agli occhi che i risparmi di spesa di questo bilancio ammontano appena a 500.000 euro, cioè solo lo 0,09 per cento in meno rispetto al 2013, che significa poco meno dell'1 per mille. Mi sembra che abbiamo fatto un risparmio molto considerevole.

Altro elemento singolare di questo bilancio di previsione è la bizzarra movimentazione dei fondi di riserva rispetto all'anno precedente. Infatti, nonostante il bilancio di previsione sia sostanzialmente uguale per ammontare totale di spesa rispetto a quello dell'anno precedente, i fondi di riserva sono più che raddoppiati e, infatti, passano da 1.460.000 euro a 3.850.000 euro. Come ben sapete, ai sensi dell'articolo 7 del Regolamento di amministrazione e contabilità del Senato, i fondi di riserva sono iscritti in bilancio per far fronte a spese impreviste. In sostanza, con l'aumento sproporzionato dei fondi di riserva avete operato un altro escamotage contabile perché da una parte (e cioè nella relazione approvata dal Consiglio di Presidenza) vengono affermate la virtù e la sobrietà dell'amministrazione del Senato, che sarebbe riuscita a ridurre gli stanziamenti dei capitoli di spesa, e dall'altra parte l'aumento dei fondi di riserva vi consente di costituire quel cuscinetto di sicurezza a cui attingere per ripristinare le dotazioni di spesa solo apparentemente ridotte. In sostanza, l'aumento di tali fondi ha consentito di affermare che i capitoli di spesa sono stati ridotti, ma in realtà non è così perché le somme sono state spostate nei fondi di riserva pronte ad essere utilizzate all'occorrenza.

Infine, un ultimo aspetto, che sentiamo il dovere di stigmatizzare, è relativo al sistematico prodursi di avanzi d'esercizio considerevoli. Come tutti voi sapete, l'avanzo di esercizio si forma in virtù di minori spese o di maggiori entrate rispetto a quelle preventivate, nonché per la cancellazione di residui passivi di esercizi precedenti. L'avanzo di esercizio viene accertato con l'approvazione del rendiconto e, ai sensi dell'articolo 29, comma 5, del Regolamento di amministrazione e contabilità, viene iscritto tra le entrate del bilancio di previsione dell'esercizio finanziario immediatamente successivo. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano e l'avanzo di esercizio sarebbe la naturale conseguenza della natura finanziaria del bilancio di previsione. Tuttavia, la singolarità dei bilanci di previsione del Senato è data dal fatto che ogni anno tra le previsioni del bilancio e i dati finali del rendiconto si formano degli avanzi di esercizio rilevanti, certo non tanto quanto quelli della Camera, che risultano molto rilevanti.

Va riconosciuto agli Uffici di Ragioneria il merito di aver ridotto negli ultimi anni l'importo degli avanzi d'esercizio. Il loro ammontare è ancora considerevole e basti pensare che quello del Rendiconto 2013 ammonta a ben 17.942.0000 euro. Questi avanzi d'esercizio così consistenti sono indice di un rilevante e incomprensibile scostamento tra l'ammontare delle previsioni di spesa e l'ammontare delle spese a consuntivo e sono la chiara manifestazione del fatto che, in realtà, vi sono ulteriori significativi margini per la riduzione della spesa del bilancio preventivo e, quindi, della dotazione che il Senato riceve dallo Stato. Forse avremmo potuto operare per ridurre realmente questi costi, se l'avessimo voluto veramente.

La consuetudine di stimare spese notevolmente superiori a quelle effettive, nonostante i dati storici consentano ormai previsioni sempre più accurate, si traduce nell'ipocrisia politica di poter affermare la sobrietà e l'efficienza dell'amministrazione.

Pertanto, alla luce di tutte le suddette motivazioni, poiché il Movimento 5 Stelle non intende essere vostro complice nell'ennesima presa in giro ai danni dei cittadini, non possiamo che astenerci da questa votazione.

In altri momenti probabilmente avremmo fatto questa dichiarazione di voto condendola con maggiore indignazione. Ora l'indignazione ce la teniamo dentro, ma ve la restituiremo anche perché dopo aver visto come avete violentato la Costituzione - era appena la fine di luglio, gli inizi di agosto, come ricorderete - anche il nostro sdegno deve essere riparametrato perché non meritate neanche quello. Potete essere orgogliosi di aver perso anche la dignità necessaria per ricevere il nostro sdegno. Au revoir. (Applausi dal Gruppo M5S).