Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 24/09/2014
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PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dei Documenti.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghi, intervenire in una discussione sul bilancio interno del Senato è particolarmente complesso, perché ci sono implicazioni di vario tipo che riguardano noi, i nostri colleghi con situazioni pregresse, il personale e le situazioni future.
Questa complessità deriva dal fatto che i bilanci delle due Camere sono singolarmente eccentrici rispetto alla metodica con cui sono redatti i bilanci degli enti pubblici, ma anche perché a questa discussione, durante tutto l'anno, la Presidenza rinvia tutta una serie di iniziative che, nel suo insindacabile giudizio, ritiene estranee al procedimento legislativo o ispettivo.
Così una mia interrogazione sull'autodichia parlamentare, nella primavera scorsa, fu fermata e non pubblicata perché mi si disse che sfuggiva al rapporto tra Parlamento e Governo, e atteneva agli atti interni del Senato. Non ne ero convinto, a dire il vero, visto che il Governo Renzi aveva ritenuto di costituirsi in giudizio a Palazzo della Consulta a favore dell'autodichia. Secondo me, era giusto chiamarlo a rispondere pubblicamente, visto che il Governo aveva deciso di opporsi all'interpretazione che io ritengo più corretta, chiedendone le ragioni. Ma, tant'è, accettai la situazione, come mi venne suggerito, e ne feci oggetto di un intervento in sede di bilancio interno con apposito strumento impegnativo verso il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza. Apprendo invece che in sede di ammissibilità del mio ordine del giorno al bilancio interno, la Presidenza ha ritenuto di espungere tutta la parte che dimostra con citazioni testuali l'irrazionalità, la contraddittorietà e l'abnormità delle sentenze dei cosiddetti giudizi domestici. Mi si dice che sono atti coperti da segreto, anche se mi sono limitato a citare la parte in diritto e mai ho inserito note o riferimenti personali alle parti private dei giudizi. In definitiva, la Presidenza non mi offre neppure il magro privilegio della stampa del documento in originale, come avviene sempre quando dichiara inammissibili parti di testi comunque pubblicati.
Troppo grande è il timore che queste cosiddette sentenze siano rese note alla collettività esterna a questi palazzi? Si tratta - lasciatemelo dire - di un atto di debolezza. Se veramente credete nell'assurdità secondo cui la legge dello Stato non entra a Palazzo appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale, dovreste produrre voi queste sentenze che lo affermano, in totale solitudine da quando anche la Corte costituzionale vi ha abbandonato con la sentenza n. 120 del 2014. Del resto, la pubblicità delle sentenze non è un vezzo o un capriccio: uscire dalle sentenze segrete fu, nel Settecento, uno dei primi atti dello Stato di diritto, per sollecitare il giudizio dell'opinione pubblica sull'operato di una delle massime funzioni dello Stato.
Non ho prodotto né sentenze sugli affitti di Scarpellini, né sui pensionamenti concessi prima del blocco retributivo. Mi sono limitato a motivare con atti le tesi dell'abbandono dell'autodichia, come già fatto con l'ordine del giorno Schullian approvato a luglio nella discussione sul bilancio della Camera. Ma vedo che qui si preferisce opacità in un luogo in cui invece dovrebbe esserci trasparenza assoluta: è la riprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che dietro il mantenimento dell'autodichia si celano interessi oscuri.
Colleghi, concludendo, a voi impugnare la mannaia per recidere quanto in questi anni ha consentito comportamenti, favori e atteggiamenti poco trasparenti che hanno creato nell'opinione pubblica - e ciò riguarda tutti noi - l'idea che qui non ci fosse un'Assemblea di servitori dello Stato e della democrazia del nostro Paese, ma di cospiratori o di conservatori di privilegi che devono essere rimossi non perché il Paese è in crisi, ma perché sono ingiusti.
Da questo punto di vista, signor Presidente, sono veramente rammaricato che non ci sia la volontà di affrontare una volta per tutte la questione che l'autonomia organizzativa delle Assemblee di Camera e Senato, necessaria per procedere in assoluta libertà e per attuare il procedimento legislativo senza condizionamento alcuno è un conto, mentre cosa diversa è mantenere privilegi e atteggiamenti di compromissione con quelli che sono i trattamenti che si differenziano in maniera inaccettabile rispetto a tutti gli altri servitori dello Stato.
COMAROLI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMAROLI (LN-Aut). Signor Presidente, molto è stato fatto - non c'è dubbio - e mi permetta di ringraziare il Collegio dei Questori, i dipendenti, i dipendenti dell'Ufficio di Presidenza, gli assistenti parlamentari e tutti i funzionari delle Commissioni, che ci aiutano moltissimo.
Invece, Presidente, moltissimo - e questa è una certezza - dobbiamo ancora fare. Negli ordini del giorno che abbiamo presentato ci sono molte proposte articolate, tante delle quali - e questa è una nota positiva di cui ringrazio il Collegio dei Questori - sono state accettate.
L'auspicio è che diventino presto una piattaforma su cui fare, costruire quello che dovrà essere il Senato, un'istituzione che costi molto di meno, alla luce anche della riforma costituzionale che abbiamo recentemente approvato.
Le preoccupazioni del nostro Gruppo, dopo una prima fase importante di tagli, sono che non vi sia una vera riorganizzazione di tutto l'impianto di spesa. Per tale ragione era importante approvare il nostro ordine del giorno che andava ad individuare i centri di costo. Infatti, proprio sulla base di quell'ordine del giorno, si sarebbe potuto procedere ad una vera riorganizzazione di tutta la spesa del Senato, dalla quale riteniamo occorra ripartire. Per qualcuno, infatti, è facile proporre d'intervenire sui dipendenti, ma è molto, molto più difficile farlo sull'organizzazione, sulla razionalizzazione, sull'ottimizzazione, sull'appropriatezza delle funzioni e, soprattutto, sulla loro efficacia ed economicità.
Questo è l'appello che continuiamo a fare. Vede, signor Presidente, non vogliamo che succeda quello che sta accadendo all'Ufficio parlamentare di bilancio - oggi, per la prima volta, abbiamo sentito quello sta facendo - il cui costo ci sembra un po' elevato, visto che si aggira sui 6 milioni di euro l'anno e ha a disposizione quaranta dipendenti. Ci sembra un'altra authority, come quelle presenti nella nostra amministrazione pubblica (e delle quali tutti conosciamo l'efficacia e l'importanza!).
Un nostro intervento si rende necessario, non soltanto per non lasciare il campo a chi cerca di attirare consensi e approvazione con facili esercizi di propaganda politica, contribuendo in questo modo ad alimentare ancora di più la falsa argomentazione secondo la quale ogni male del nostro Paese verrebbe dalla politica, soprattutto da quella dei grandi Palazzi di potere, ma perché è nostra responsabilità e nostro dovere nei confronti dei cittadini.
Il lume che deve guidarci in quest'opera di revisione e rinnovamento, da compiere nella direzione del risparmio, della trasparenza e della funzionalità, non dev'essere soltanto la volontà di operare una semplice spending review, imposta ora dalla grave congiuntura economica, ma il recupero della nostra responsabilità politica e anche morale, al fine di restituire ai cittadini quella fiducia nelle istituzioni politiche di rappresentanza che da troppo tempo ormai sono affette da una generale crisi di legittimazione. La pubblica amministrazione e gli enti locali e territoriali, infatti, sono tenuti da tempo al rispetto dell'obbligo della trasparenza, determinato anche dalla legislazione comunitaria.
Ora è il turno proprio delle istituzioni centrali: rivolgo a lei, signor Presidente, la richiesta di iniziare da qui, da quest'autorevole sede, un'opera di razionalizzazione della spesa pubblica. Alcuni interventi sono già stati posti in essere, ma quanti ne rimangono ancora da pianificare?
Vorrei sottolineare un aspetto rilevante: è sicuramente importante la riduzione della spesa pubblica, di cui tutti parlano con tanta enfasi, ma alla fine - lo ribadisco - dobbiamo essere proprio noi a dare l'esempio. L'obiettivo che ci chiedono di perseguire i cittadini e, prima ancora, la nostra coscienza deve consistere proprio nel recupero di quegli sprechi dell'intera macchina statale pubblica. Il fine che ci deve guidare è la razionalizzazione e la migliore allocazione possibile delle risorse, seguendo quindi uno schema quantitativo diverso, indirizzato nel senso di quell'ottimizzazione ed efficacia che citavo prima. Una logica, questa, che sicuramente non è stata seguita dalla vecchia mentalità tecnicista dei tagli lineari e indiscriminati che ha fatto il Governo: al posto di offrire un servizio utile ad un migliore andamento della pubblica amministrazione di tutto il Paese, ha creato e continua a creare soltanto inefficienza, ingorghi burocratici e - aspetto più importante di tutti - una disfunzione della macchina pubblica, che inevitabilmente si ripercuote sui servizi offerti - anzi, non offerti - al cittadino.
Posso fare un esempio eclatante che agli occhi dell'opinione pubblica potrebbe essere forse di maggiore evidenza ed impatto: risparmiare in maniera intelligente e mirata potrebbe aiutare a superare, ad esempio, l'impasse del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, in particolar modo di quelli delle Forze dell'ordine, che, come tutti ben sanno, offrono un servizio insostituibile alla cittadinanza, che di sicuro non potrebbe trarne che benefici. La logica quantitativa del risparmio, spostata ad una logica qualitativa delle modalità e del settore d'intervento, lo ribadisco, si impone come linea guida della nostra opera, che non deve risparmiare nessuna istituzione.
Non deve risparmiare nessuna istituzione - lo ripeto - non deve proteggere interessi e privilegi di nessuna classe o lobby, non deve creare nessuna zona franca. Affinché il Senato possa dare esempio ed essere un modello di spending review intelligente, anche per corrispondere ad un impegno che lei, signor Presidente, prese il giorno stesso del suo insediamento, ma che anche tante forze politiche - tra cui, per prima, la Lega Nord - hanno preso in carico, con senso di doverosa necessità. La necessità di ridurre le spese in maniera razionale, in tempo di crisi, la necessità di aumentare l'efficienza della macchina statale per offrire, quanto più possibile, un servizio ottimale ai nostri cittadini, la necessità di restituire fiducia e di recuperare il consenso di un'opinione pubblica ormai troppo maldisposta, nei confronti non soltanto della classe politica, ma anche di tutte le istituzioni. Le stesse istituzioni il cui primo obiettivo deve essere l'amministrazione della democrazia orientata al bene comune.
Con l'auspicio che le mie parole possano presto tramutarsi in fatti e con la convinzione che le mie opinioni trovino il maggior consenso possibile, la Lega Nord voterà a favore del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno 2013 e del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).
PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, rispetto allo scorso anno, quando approvammo il bilancio preventivo per l'anno 2014 a fine novembre, perché eravamo al'inizio della legislatura, quest'anno registriamo un passo in avanti, con l'allineamento della discussione del bilancio preventivo e del consuntivo. Come è stato detto già nella seduta antimeridiana, il ritardo con cui oggi discutiamo il bilancio è dovuto alla nostra organizzazione dei lavori. Lo dico per il lavoro compiuto dal Collegio dei Questori e dai funzionari del Senato: eravamo pronti un po' di tempo fa per discutere il bilancio.
Vorrei evidenziare alcuni aspetti del bilancio, che sono stati ben segnalati dalla relazione di accompagnamento, ma vorrei soffermarmi su quanto la parte di funzionamento ordinario del bilancio sia quella più ridimensionata e, in generale, sul fatto che i costi del Senato, negli ultimi anni, siano scesi, in media, quanto o più di quelli delle amministrazioni pubbliche. Le spese di funzionamento sono state ridotte, passando da 57 milioni di euro a 49 milioni di euro, con una diminuzione del 14 per cento in un anno e, come la relazione dei Questori ci ha detto, tutte o quasi le voci sono in diminuzione. Tuttavia crediamo che questa discussione debba essere utile per una riflessione onesta tra noi tutti.
Prima della pausa estiva, siamo stati impegnati giorno e notte nell'approvazione della riforma costituzionale, che cambierà il Senato sostanzialmente, facendolo passare, ad un'Assemblea di secondo livello, formata da 100 senatori non eleggibili da parte dei cittadini. Una delle più forti motivazioni a sostegno di questa riforma, da parte del Governo, è stata proprio la riduzione dei costi della politica e l'aspirazione che l'abolizione del Senato eletto dai cittadini produrrà un enorme risparmio per il Paese. Allora, per noi, l'analisi del bilancio del Senato assume un interesse particolare, perché ci permette di fare un'operazione di verità nei confronti dei cittadini. C'è stato detto che le competenze dei senatori rappresentano 42 milioni di euro, a cui si sommano 36 milioni di euro di natura indennitaria e 21 milioni di euro di trasferimento ai Gruppi parlamentari. Nel Senato dei 100, quanti sarebbero i rimborsi ai consiglieri regionali o ai sindaci? È ipotizzabile che siano almeno 12 milioni di euro?
Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 17,58)
(Segue PETRAGLIA). E cosa accade alla voce «Gruppi parlamentari»? Continueranno ad esserci i Gruppi parlamentari? La corrispondente voce «Trasferimento ai Gruppi parlamentari» sarà diminuita di due terzi, fino ad essere di soli 7 milioni di euro? Quindi, se la matematica non è un' opinione, si avrà un risparmio massimo stimabile di 80 milioni di euro. Si tratta di una cifra senza dubbio importantissima su un bilancio di 525,5 milioni di euro. Parliamo infatti del 15,2 per cento di risparmio nel caso in cui i nuovi senatori svolgeranno a costo zero il loro mandato. Poi diventerà particolarmente interessante leggere la voce «rimborsi spese ai senatori».
Non siamo quindi dinanzi ad un azzeramento come ci è stato detto. Ed è grave che il Governo, invece di mettere mano a stimoli seri ed urgenti all'economia, abbia preferito distogliere l'opinione pubblica e bloccare le attività istituzionali per lunghissime settimane, per approvare una riforma che fa risparmiare il 15 per cento, sottraendo spazi alla democrazia ed il potere democratico dei cittadini di scegliere chi li rappresenta.
Credo che abbiamo il dovere di raccontare a gran voce ai cittadini che abbiamo approvato una pessima riforma costituzionale solo per parlare alla pancia della gente, gente che pensa che i politici siano tutti uguali e tutti rubino. Ma questo non è oggetto della discussione di oggi.
Naturalmente, il risparmio massimo del 15 per cento vale sempre se i nuovi senatori non avranno alcuna indennità e se tutta la voce «trasferimento ai Gruppi parlamentari» si azzererà.
Siamo pronti a vedere cosa succederà nella realtà. Certo, se dovessimo avere come punto di riferimento la realtà di questi giorni rispetto alle elezioni provinciali dopo una lunga campagna elettorale, una delle tante campagne demagogiche per l'abolizione della politica, l'esperienza ci dice che le Province non sono state abolite e quindi non vi è stato alcun azzeramento.
Abbiamo ascoltato con attenzione alcuni interventi della maggioranza che ci hanno spiegato la necessità, in nome della spending review o razionalizzazione (ma vorrei precisare che si tratta di due concetti profondamente diversi), di unificare e riorganizzare le strutture dei due rami del Parlamento. Impegno che, tra l'altro, avevamo preso già lo scorso anno, ancora prima della proposta di riforma costituzionale dell'attuale Governo. Ma evidentemente c'era preterintezione e le ingenuità in politica non sono ammesse, nemmeno le nostre.
Nel dibattito sui costi c'è stata una grande ambiguità su quello che succederà delle strutture del Senato, dei lavoratori e delle lavoratrici. Nemmeno oggi ci sono stati segnali chiari. Abbiamo letto, nelle scorse settimane, affermazioni del Governo che a volte hanno annunciato la chiusura, altre la riduzione, ma credo che dovremo dire cosa avverrà a tutti coloro che lavorano al Senato, sopratutto quali strumenti mettiamo in campo per tutelare tutto il personale: quello del Senato, quello dei Gruppi, quello della famosa delibera del 1993 e i precari in attesa di stabilizzazione. Insomma, a tutti coloro che quotidianamente fanno funzionare, egregiamente come tutti hanno ampiamente detto, la seconda istituzione dello Stato. Personale di grande professionalità, che dovremmo saper valorizzare meglio e non rappresentare all'esterno come parte della casta. Vorrei ricordare che il personale è diminuito perché è in vigore il blocco del turn over e che vige il blocco dell'adeguamento automatico delle retribuzioni.
È stato ricordato che è in corso una difficile trattativa sindacale per un taglio alle retribuzioni più alte. Noi ci sentiamo in dovere di dire di utilizzare accortezza e pieno coinvolgimento, di evitare pessime rappresentazioni all'esterno, il cui unico effetto è il discredito di tutti noi, nonché di evitare che in nome di una giustizia sociale si effettuino tagli anche sulle retribuzioni più basse.
Condividiamo la proposta di proporre soluzioni per dare certezza contrattuale ed economica anche ai collaboratori parlamentari.
In questi anni, abbiamo assistito alla caduta di credibilità delle nostre più alte istituzioni, considerate come luoghi irriformabili, luoghi dello spreco e dei privilegi, in nome del principio «tanto sono tutti uguali».
La presentazione del bilancio del Senato potrebbe dunque essere l'occasione e l'opportunità per un'operazione di trasparenza e chiarezza nei confronti dei cittadini.
Tutti condividiamo la necessità di razionalizzare le spese del Senato, di proseguire sulla strada di scelte importanti come il taglio delle competenze dei senatori e i vitalizi. Crediamo che dovremo aprire una seria riflessione sulla riduzione delle nostre indennità, ma non perché qui si lavora solo due giorni e mezzo alla settimana. Faccio un appello a tutti noi: lasciamo questo facile populismo alla Rete e a qualche Ministro. Noi dobbiamo essere in sintonia con il Paese e con la situazione del Paese e dobbiamo imparare noi stessi a saper raccontare il nostro lavoro, che non è fatto solo di Aula e Commissione, ma anche di confronti pubblici, incontri diretti con i cittadini e con i territori che rappresentiamo. I Questori hanno lavorato insieme con gli Uffici - e li ringraziamo - per garantire una rendicontazione reale e trasparente di tutte le spese relative all'indennità di mandato. La trasparenza assoluta deve rimanere un impegno primario per noi e per tutte le amministrazioni pubbliche dinanzi ai cittadini, che hanno il diritto di sapere come vengono utilizzati i fondi pubblici fino all'ultimo centesimo.
Ma questo a volte non sembra neanche più interessare, perché, in un clima di crescente antipolitica e populismo, un clima che la politica degli ultimi mesi ha costruito rappresentando le istituzioni stesse come una spesa improduttiva, l'approvazione del bilancio del Senato non è una notizia. Peccato, perché sarebbe stata l'occasione giusta per spiegare al Paese che le istituzioni democratiche stanno facendo la loro parte seriamente per il risanamento dei conti, spiegare che i compensi dei senatori sono stati ridotti, come sono stati tagliati i vitalizi e i privilegi, spiegare che l'attività delle istituzioni e l'attività politica hanno dei costi reali, perché la democrazia è un investimento per il futuro del Paese e non una voce di costo del bilancio. Spiegare questo sarebbe stato serio, responsabile ed europeo; ma anche su questo il nostro Paese è in piena controtendenza.
Ad ogni modo, sulla base di queste considerazioni, Sinistra, Ecologia e Libertà e tutto il Gruppo Misto voteranno a favore del bilancio del Senato.
COLUCCI (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLUCCI (NCD). Signora Presidente, ringrazio il Questore Malan per la risposta esauriente che, a nome dei Questori, ha testé dato. Confermo, a nome del mio Gruppo, il voto favorevole al bilancio presentato dai senatori Questori a nome del Consiglio di Presidenza. Richiamo ancora l'attenzione dei Questori e dei membri del Consiglio di Presidenza del Senato sulle considerazioni che stamani ho evidenziato nel mio intervento, in modo particolare per quanto attiene alle prospettive che il Senato dovrà affrontare per le nuove funzioni che sarà chiamato a svolgere nel prossimo futuro, in riferimento alla riforma già all'esame dei due rami del Parlamento.
Sottolineo ancora l'attenzione che si dovrà rivolgere alla decisione che gli Uffici di Presidenza della Camera e del Senato si apprestano ad approvare sulla legittimità, anche costituzionale, del trattamento economico dei dipendenti delle due Camere, a cui ha fatto riferimento anche il Questore Malan.
Confermo quindi il voto favorevole del Gruppo NCD. (Applausi dal Gruppo NCD).
CIOFFI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIOFFI (M5S). Signora Presidente, il Movimento 5 Stelle si asterrà dalla votazione di questo bilancio di previsione 2014, esattamente come ha fatto l'anno passato ed esattamente com'è stato fatto dalla collega Bottici in sede di Collegio dei Questori. Lo faremo perché non vogliamo essere vostri complici nell'ennesima presa in giro a danno dei cittadini italiani. Lo faremo per banalissime ragioni di coerenza, ben consapevoli del fatto che alla maggioranza di voi questo termine risulti leggermente sconosciuto.
A nostro avviso, infatti, questo bilancio prosegue la mistificazione della realtà iniziata con il bilancio di previsione 2013, allorché, mediante un mero artificio contabile, vennero spostati tra le partite di giro capitoli di spesa e di entrata che prima di allora, in tutti i bilanci precedenti, erano sempre stati allocati in poste diverse del bilancio. Questo spostamento, che vorrebbe apparire come una questione solamente formale, in realtà è stato essenziale per consentire al bilancio 2013 di raggiungere gli obiettivi di risparmio di spesa previsti dall'ordine del giorno G100 approvato al Senato nel 2011. Quello spostamento di capitoli di bilancio, in poche parole, fu fatto al solo scopo di far comparire una diminuzione della spesa di 20 milioni e 300.000 euro che in realtà non c'era.
Anche con il bilancio di previsione 2014 si prosegue il gioco delle tre carte e si continua ad inserire tra le partite di giro i contributi a favore del fondo di previdenza del personale del Senato e i contributi a favore del fondo di solidarietà dei senatori. Se queste voci fossero state lasciate lì dove sono sempre state fino al 2012, il risultato di questo bilancio sarebbe stato molto, ma molto diverso. Avremmo avuto, infatti, un totale spese pari a oltre 561 milioni di euro, anziché i 541 milioni che vengono dichiarati. Per inciso ricordiamoci quale è la spesa del funzionamento degli eletti di questo Senato: 78 milioni di euro su 561. Quindi, sapete che, quando abbiamo fatto le riforme, chi ha detto che ci sono dei risparmi abolendo il Senato ha mentito ai cittadini. Noi ricordiamo quali sono i numeri reali. E, quindi, anche quest'anno non sarebbero stati raggiunti gli obiettivi di risparmio che lo stesso Senato aveva stabilito con l'ordine del giorno G100.
Ma anche a voler considerare come reali i dati riportati nel bilancio di previsione 2014, se paragoniamo la spesa totale a quella dell'anno precedente salta subito agli occhi che i risparmi di spesa di questo bilancio ammontano appena a 500.000 euro, cioè solo lo 0,09 per cento in meno rispetto al 2013, che significa poco meno dell'1 per mille. Mi sembra che abbiamo fatto un risparmio molto considerevole.
Altro elemento singolare di questo bilancio di previsione è la bizzarra movimentazione dei fondi di riserva rispetto all'anno precedente. Infatti, nonostante il bilancio di previsione sia sostanzialmente uguale per ammontare totale di spesa rispetto a quello dell'anno precedente, i fondi di riserva sono più che raddoppiati e, infatti, passano da 1.460.000 euro a 3.850.000 euro. Come ben sapete, ai sensi dell'articolo 7 del Regolamento di amministrazione e contabilità del Senato, i fondi di riserva sono iscritti in bilancio per far fronte a spese impreviste. In sostanza, con l'aumento sproporzionato dei fondi di riserva avete operato un altro escamotage contabile perché da una parte (e cioè nella relazione approvata dal Consiglio di Presidenza) vengono affermate la virtù e la sobrietà dell'amministrazione del Senato, che sarebbe riuscita a ridurre gli stanziamenti dei capitoli di spesa, e dall'altra parte l'aumento dei fondi di riserva vi consente di costituire quel cuscinetto di sicurezza a cui attingere per ripristinare le dotazioni di spesa solo apparentemente ridotte. In sostanza, l'aumento di tali fondi ha consentito di affermare che i capitoli di spesa sono stati ridotti, ma in realtà non è così perché le somme sono state spostate nei fondi di riserva pronte ad essere utilizzate all'occorrenza.
Infine, un ultimo aspetto, che sentiamo il dovere di stigmatizzare, è relativo al sistematico prodursi di avanzi d'esercizio considerevoli. Come tutti voi sapete, l'avanzo di esercizio si forma in virtù di minori spese o di maggiori entrate rispetto a quelle preventivate, nonché per la cancellazione di residui passivi di esercizi precedenti. L'avanzo di esercizio viene accertato con l'approvazione del rendiconto e, ai sensi dell'articolo 29, comma 5, del Regolamento di amministrazione e contabilità, viene iscritto tra le entrate del bilancio di previsione dell'esercizio finanziario immediatamente successivo. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano e l'avanzo di esercizio sarebbe la naturale conseguenza della natura finanziaria del bilancio di previsione. Tuttavia, la singolarità dei bilanci di previsione del Senato è data dal fatto che ogni anno tra le previsioni del bilancio e i dati finali del rendiconto si formano degli avanzi di esercizio rilevanti, certo non tanto quanto quelli della Camera, che risultano molto rilevanti.
Va riconosciuto agli Uffici di Ragioneria il merito di aver ridotto negli ultimi anni l'importo degli avanzi d'esercizio. Il loro ammontare è ancora considerevole e basti pensare che quello del Rendiconto 2013 ammonta a ben 17.942.0000 euro. Questi avanzi d'esercizio così consistenti sono indice di un rilevante e incomprensibile scostamento tra l'ammontare delle previsioni di spesa e l'ammontare delle spese a consuntivo e sono la chiara manifestazione del fatto che, in realtà, vi sono ulteriori significativi margini per la riduzione della spesa del bilancio preventivo e, quindi, della dotazione che il Senato riceve dallo Stato. Forse avremmo potuto operare per ridurre realmente questi costi, se l'avessimo voluto veramente.
La consuetudine di stimare spese notevolmente superiori a quelle effettive, nonostante i dati storici consentano ormai previsioni sempre più accurate, si traduce nell'ipocrisia politica di poter affermare la sobrietà e l'efficienza dell'amministrazione.
Pertanto, alla luce di tutte le suddette motivazioni, poiché il Movimento 5 Stelle non intende essere vostro complice nell'ennesima presa in giro ai danni dei cittadini, non possiamo che astenerci da questa votazione.
In altri momenti probabilmente avremmo fatto questa dichiarazione di voto condendola con maggiore indignazione. Ora l'indignazione ce la teniamo dentro, ma ve la restituiremo anche perché dopo aver visto come avete violentato la Costituzione - era appena la fine di luglio, gli inizi di agosto, come ricorderete - anche il nostro sdegno deve essere riparametrato perché non meritate neanche quello. Potete essere orgogliosi di aver perso anche la dignità necessaria per ricevere il nostro sdegno. Au revoir. (Applausi dal Gruppo M5S).
MANDELLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANDELLI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, onorevoli senatori, quest'anno ci troviamo ad esaminare il bilancio interno del Senato dopo aver votato la riforma costituzionale che ridisegna le funzioni dell'attuale Camera alta nell'ambito di un bicameralismo non paritario.
È ovvio che la riforma in itinere non impatta sui conti del 2014, né sul rendiconto per il 2013, ma il percorso intrapreso dal Consiglio di Presidenza è quello di una riduzione generale dei costi che potrà avere delle utili ricadute anche laddove, come auspichiamo, la riforma costituzionale dovesse entrare in vigore.
I primi ad affrontare il sacrificio sono stati i senatori che, al centro di una campagna mediatica senza precedenti che vedeva il Senato essere la causa di tutti i mali, la casta delle caste, hanno affrontato con coraggio i tagli richiesti dal buonsenso, prima che dalla pubblica opinione.
Va ricordato, però, che le spese complessive affrontate per il Senato della Repubblica rappresentano solo lo 0,066 per cento del totale della spesa dello Stato.
Per avere un'idea delle grandezze in campo, l'ipotesi di revisione della spesa pubblica prospettata dal presidente del Consiglio dei ministri Renzi e stimata in 20 miliardi di euro, rappresenta circa il 2,5 per cento della spesa pubblica. Lo ripeto: lo 0,066 rispetto al 2,5 per cento.
Per assurdo, abolendo completamente questo ramo del Parlamento si sarebbe tagliato, per l'appunto, lo «zero virgola» del bilancio del nostro Paese senza che ciò comportasse un impatto significativo sui conti pubblici. Tanto per chiarire a tutti gli italiani che i capitoli ove tagliare sono altri, perché altrove c'è la «ciccia», tanto per richiamare un'espressione usata dal presidente Renzi.
A titolo di esempio, basti sapere che il bilancio interno del Senato, ove siedono i rappresentanti di tutta la Nazione, è di circa 541 milioni di euro e che la cifra che lo Stato trasferisce al Comune di Roma (che ha peraltro beneficiato di 300 milioni di euro nella gestione commissariale per rientrare del debito accumulato da varie amministrazioni) è pari a 540 milioni di euro.
La spending review, cui pure il Senato partecipa, va fatta sopratutto nell'area grigia che è costituita dagli oltre 130 miliardi di spesa per i consumi intermedi dello Stato. Questo, sempre, per avere un'idea delle grandezze e dei numeri in campo.
Per quanto riguarda noi senatori, in particolare, tengo a sottolineare che nel gennaio 2012 si era provveduto a ridurre di 1.300 euro mensili l'indennità parlamentare. Questo taglio è stato prorogato sino alla fine del 2015. Tale riduzione è la più recente di una serie cui i parlamentari si sono sottoposti a partire dalla legge finanziaria del 2006 che prevedeva una riduzione del 10 per cento confermata, poi, dalla legge finanziaria del 2008.
L'attuale trattamento economico di ciascun senatore è di circa 5.000 euro netti al mese, poco più, poco meno, a seconda delle addizionali regionali e comunali. Una cifra lontanissima da quel «dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate» previsto dalla legge del 1965.
Chi grida ancora alla casta deve sapere che il costo direttamente imputabile ai senatori è pari a meno del 15 per cento dell'intero bilancio del Senato, costo che include anche le differenti voci di rimborso per le spese effettivamente sostenute. Gli ex senatori costano meno del 4 per cento.
Bisogna prendere atto che quasi il 52 per cento dei costi è relativo a spese per il personale di ruolo e a tempo determinato e per il personale in quiescenza. Va, infatti, ricordato che gli ex dipendenti di questa amministrazione ricevono la pensione direttamente dal Senato. La riduzione dei costi per il personale di ruolo è, grosso modo, compensata dall'aumento per quella dei pensionati del Senato.
Su queste cifre, così come su quelle della Camera dei deputati, bisognerà che i Consigli di Presidenza avviino un'ulteriore responsabile riflessione continuando, quindi, questo cammino virtuoso di cui dicevo all'inizio.
Innanzitutto, si potrebbe accorpare una serie di Servizi che non ha più alcun senso che costituiscano degli esatti doppioni. Ad esempio, bisognerebbe accorpare le due Biblioteche, ma anche i due Servizi studi e i due Servizi del bilancio, pur preservandone l'autonomia rispetto all'Ufficio parlamentare di bilancio, di cui ancora non abbiamo capito la necessità (anche se voluto dalla Comunità europea), considerati anche i costi ulteriori che comporterà a carico delle Camere. Ma anche diversi altri Servizi amministrativi di interesse comune che possono essere gestiti congiuntamente, con evidenti economie per entrambe le amministrazioni, dovrebbero essere considerati.
Poi, con la consulenza degli istituti di previdenza pubblici - coi quali, se non ricordo male, si era ragionato anche in passato - occorre procedere alla razionalizzazione sia dei vitalizi dei parlamentari, che del trattamento di quiescenza del personale delle Camere.
I margini per operare ulteriori risparmi a noi sembra, quindi, che ci siano, senza lasciare indietro nessuno, senza stravolgere diritti acquisiti, ma semplicemente ottimizzando il modello di organizzazione di questa e dell'altra Camera, come si farebbe in una azienda. Noi abbiamo la fortuna di sedere in una «azienda» che offre un servizio fondamentale per il Paese, quello della democrazia rappresentativa. È forse il servizio più alto e più importante. Questo servizio ha un costo, come in tutte le democrazie.
La lettura del bilancio del Senato e delle azioni intraprese convincono che il Senato è una casa di vetro. L'azione intrapresa per la riduzione della spesa e per la restituzione allo Stato di una parte delle somme già destinate al bilancio del Senato - ben evidenziata dai senatori Questori - dimostra, a nostro avviso, che il Collegio dei Questori, il Consiglio di Presidenza, a partire dal presidente Grasso, hanno dato dei segnali incontrovertibili della volontà di non essere e di non voler apparire come una casta.
Per concludere, vorrei esprimere un sentito, e non ridondante, ringraziamento al personale del Senato e, consentitemelo, perché non viene mai ricordato, al personale che lavora con dedizione presso i Gruppi parlamentari.
Annuncio, quindi, il voto favorevole del Gruppo Forza Italia sul bilancio 2014 e sul rendiconto 2013, apprezzando gli sforzi di razionalizzazione dei Servizi e dei conti del Senato sinora compiuti, nell'auspicio di ulteriori interventi di ottimizzazione che, - siamo certi - verranno affrontati a partire dal prossimo bilancio previsionale. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e NCD).
DEL BARBA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL BARBA (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, il bilancio consuntivo per l'anno 2013 e il bilancio di previsione per l'anno 2014 al nostro esame evidenziano l'apprezzabile raggiungimento, in termini sia nominali che reali, degli obiettivi contenuti nell'ordine del giorno G100, approvato in data 3 agosto 2011 dall'Assemblea del Senato, in occasione della discussione del bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2011. In quell'ordine del giorno, fortemente voluto e sostenuto nella scorsa legislatura dal Gruppo del Partito Democratico, il Senato si impegnava, in linea con quanto già previsto per le altre istituzioni e amministrazioni dello Stato, ad avviare un percorso di spending review interna e di razionalizzazione dei Servizi, con l'obiettivo di ridurre la spesa complessiva di un ammontare pari al -1,5 per cento, al -3,5 per cento e al -6 per cento rispettivamente negli anni 2012, 2013 e 2014, con riferimento ai valori del 2010.
A seguito di un percorso rigoroso e virtuoso di razionalizzazione e contenimento della spesa, al quale hanno contribuito tutte le parti interessate, e che ha riguardato tutti i capitoli e le voci di spesa del bilancio interno del Senato, quegli obiettivi, come detto, oggi sono stati sostanzialmente raggiunti. È il caso di sottolineare che in tale operazione di riduzione complessiva della spesa del Senato un contributo significativo è stato conseguito dal lato delle spese di funzionamento e dal lato della spesa per i senatori, in particolare attraverso l'abolizione del vitalizio e l'adozione di un sistema pensionistico contributivo pro rata.
Nel confronto con le amministrazioni centrali, il contenimento delle spese complessive del Senato risulta sostanzialmente in linea. Su tale dato influiscono tuttavia in misura significativa proprio la spesa per il personale cessato dal servizio e le spese per i vitalizi, al netto delle quali l'aggregato del Senato si assesterebbe a livelli decisamente migliori.
Il bilancio consuntivo per l'anno 2013 e il bilancio preventivo per l'anno 2014 danno evidenza numerica a tale percorso, confermando quindi una riduzione di natura permanente della spesa interna anche per gli anni a venire. Nel merito, i documenti al nostro esame evidenziano, per quanto riguarda il bilancio consuntivo per l'anno 2013, una spesa complessiva effettiva pari a 525 milioni di euro, più bassa di 28,5 milioni di euro rispetto allo stanziamento preventivato. Dal lato delle entrate, il consuntivo 2013 registra entrate effettive pari a 534 milioni di euro a fronte di 554 milioni di euro di entrate preventivate; pertanto l'avanzo di esercizio 2013 si attesta a 17,942 milioni di euro.
Il contributo alle economie di spesa si registrano in tutti i macroaggregati. Non ripeto quanto ho qui appuntato sulle principali voci che contribuiscono a queste riduzioni, in quanto già ripercorse nell'intervento apprezzato del senatore questore De Poli e riprese ulteriormente da altri colleghi nel corso della discussione generale.
Passando al bilancio preventivo per l'anno 2014, la previsione di spesa è stata fissata, al netto dei risparmi da versare a bilancio del Senato e al lordo dei trasferimenti al Fondo di previdenza del personale maturati e non effettuati, in 541 milioni di euro. Rispetto al 2010, il preventivo 2014 evidenzia una riduzione della spesa complessiva in misura pari al 9 per cento; circa 53,5 milioni di euro in meno rispetto al 2010. Anche in questo caso, non entro nei dettagli già ricordati.
Sulla gestione delle spese relative al 2014, pertanto, grava l'onere di eguagliare, se non migliorare le performance registrate a consuntivo nel 2013 ed il raggiungimento di adeguate economie di spesa che certifichino in via definitiva il trend di riduzione permanente della spesa.
I dati di bilancio preventivo evidenziano ad una prima sommaria analisi un miglioramento generale dell'andamento della spesa, su cui tuttavia grava il peso dei trattamenti del personale in quiescenza, che cresce in misura più accentuata (+4,08 per cento) della variazione in diminuzione del costo del personale in servizio (-3,25 per cento).
Proprio su questo punto, così come sulla crescita della spesa per gli ex senatori, occorre effettuare nei prossimi mesi una verifica approfondita su cause e linee di tendenza per individuare i possibili interventi correttivi.
Per quanto riguarda le spese per servizi e forniture, si prevede per il 2014 una riduzione del 2,47 per cento rispetto al 2013; dato a cui contribuiscono tutte le voci di spesa, fatta eccezione per la voce «Studi, ricerche e informazioni» che è prevista in aumento del 6,26 per cento. Le spese in conto capitale sono previste rimanere inalterate nel 2014 rispetto a quanto preventivato nel 2013.
Dato atto dei risultati positivi raggiunti in questi ultimi tre esercizi, ci troviamo oggi di fronte a nuove sfide, forse più ambiziose e con un respiro di lungo periodo, almeno di legislatura.
Gran parte del lavoro che poteva essere fatto sulla base dell'ordine del giorno G100 è stato realizzato; il trend di riduzione e stabilizzazione della spesa è noto anche per i prossimi anni. Potremmo ritenerci soddisfatti, ma proprio da questi risultati il Partito Democratico ritiene di dover ripartire per migliorare e allineare le spese del Senato a quelle delle altre amministrazioni dello Stato. In buona sostanza, si tratta di riprendere e rilanciare, con maggiore determinazione e con nuovi contenuti, lo spirito e le finalità del già citato ordine del giorno, dando al Senato, ma non solo ad esso nuovi traguardi di efficienza ed innovazione.
Conclusa la fase più semplice dei cosiddetti "tagli lineari" alla spesa interna, a nostro giudizio risultano ancora aperti diversi fronti su cui lavorare per migliorare il processo di revisione della spesa stessa. In tale contesto, come è emerso nel corso della discussione generale, si potrebbe lavorare in sinergia con la Camera dei deputati, in direzione di una nuova e diversa modalità di erogazione dei servizi di natura identica, oggi erogati in modo separato dalle due Camere.
Alcune iniziative in tal senso sono state già adottate, e più volte ricordate nella giornata di oggi. Ma sul tema dell'unificazione dei servizi di Camera e Senato molto può essere ancora fatto, ottenendo per tale via maggiore efficienza e qualità nell'erogazione dei servizi stessi e minori centri di spesa. Penso ad esempio che sarebbe utile in prima battuta unificare la gestione dei servizi informatici, creare un polo bibliotecario unico del Parlamento. Gli ordini del giorno di oggi sono andati esattamente in questa direzione e, tra l'altro, le biblioteche di Camera e Senato sono tra loro contigue, e soprattutto unificare e rafforzare alcuni servizi centrali per entrambe le Camere.
Non mi dilungo nella puntuale individuazione delle prossime sinergie, nella consapevolezza che il dibattito odierno ha pienamente illustrato questa volontà, consegnandola al puntuale lavoro di questa amministrazione.
Anche il complesso del trattamento per i senatori meriterà particolare attenzione con riferimento alla parte accessoria; all'assistenza sanitaria integrativa; alla fruizione dei servizi per lo svolgimento dell'attività politica; alla figura del collaboratore parlamentare; temi già affrontati sempre negli ordini del giorno di oggi che richiedono, comunque, il giusto equilibrio tra la spinta all'innovazione e l'europeizzazione delle funzioni politiche, la corretta valutazione delle peculiarità nazionali, la necessaria volontà del permanere degli equilibri finanziari.
Altro tema rilevante di futuro impegno sarà quello di rendere quanto più trasparente e coerente il meccanismo del sistema contributivo pro rata per i senatori in carica, andando nel contempo ad esaminare i futuri equilibri del sistema pensionistico e contributivo interno, avvertendo in questo modo la responsabilità di non lasciare in sospeso un tema tanto delicato e complesso, in vista dei cambiamenti costituzionali già approvati in prima lettura da questo ramo del Parlamento.
Ai dovuti interventi di revisione e razionalizzazione dei trattamenti dei senatori e degli ex senatori, occorre agganciare altri interventi sulle spese di funzionamento.
Per quanto riguarda il personale, non posso che concordare con quanto affermato oggi dalla collega senatrice Di Giorgi che ha ricordato, con parole certamente condivise da tutti, la straordinaria qualità, peraltro necessaria per i nostri lavori e l'altezza del compito che ci viene affidato, del personale interno del Senato e la pur doverosa necessità di allineare gli stipendi a quanto previsto per il personale delle amministrazioni centrali dello Stato. Credo vada sottolineata anche da quest'Aula la particolare attenzione e condivisione del delicato lavoro in fase di svolgimento assunto dagli Uffici di Presidenza di Camera e Senato.
Occorre poi lavorare per rafforzare ulteriormente i meccanismi di trasparenza delle istituzioni, e anche di questo abbiamo parlato. Su tale aspetto il Gruppo del Partito Democratico del Senato rivendica un ruolo primario. Siamo stati i primi a pubblicare il nostro bilancio approvato dalla società di revisione esterna. Rendere quanto più trasparenti le modalità di svolgimento delle gare e delle relative assegnazioni di servizi, dando evidenza pubblica anche degli esiti, non potrà che concorrere a migliorare la qualità degli stessi e favorire un'ulteriore riduzione dei costi, senza considerare che ciò incontrerà la necessità di rendere trasparente, e dunque più prossimi, gli effetti finanziari del nostro operare quotidiano.
Concludo perché quelli delineati sono soltanto alcuni dei possibili interventi per revisionare e migliorare con continuità la spesa del Senato. È un campo d'azione oltremodo necessario, tenuto conto della lunga crisi in atto e dei numerosi sforzi e sacrifici che tutta la collettività nazionale è chiamata a mettere in atto, e ai quali non può certamente sottrarsi l'istituzione Senato, nell'ottica di una consistente e progressiva riduzione della spesa pubblica.
L'insieme degli interventi descritti dovrà essere strettamente correlato ai nuovi e più ambiziosi obiettivi di risparmio di spesa da conseguire in ogni esercizio, nei prossimi anni, in misura tale da consentire la progressiva riduzione dell'apporto di risorse per il funzionamento del Senato a carico del bilancio dello Stato, senza tralasciare l'opportunità che questi efficientamenti dovranno offrire in termini di innovazione e rafforzamento complessivo per un migliore funzionamento.
Credo che la discussione di oggi sia stata molto costruttiva e prolifica e me ne rallegro.
Vorrei solo aggiungere che in questo clima di piena collaborazione mi rammarico per alcune agenzie che in questi minuti stanno strumentalizzando una posizione che oggi quest'Assemblea ha assunto pienamente con consapevolezza rispetto all'ordine del giorno G1, lettera f). Questo Senato, questa Aula si è impegnata anche su un tema così delicato e scottante, come è quello dei vitalizi per i senatori non più in carica e colpevoli di reati particolarmente gravi (Applausi ironici del senatore Giarrusso), e credo non sia corretto trasferire all'esterno una comunicazione di segno differente. Proprio oggi abbiamo ribadito un impegno comune e proprio oggi su di esso dovremmo fare fronte comune.
Mi accingo allora alla conclusione. Al Collegio dei senatori Questori, anche sulla spinta delle determinazioni che assumerà l'Assemblea del Senato, spetterà nei prossimi giorni e comunque prima del prossimo anno formulare le proposte che illustrino il percorso e le iniziative per proseguire nel contenimento delle spese e per la complessiva riorganizzazione ed efficientamento del Senato della Repubblica. Per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD).
DE POLI, senatore Questore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE POLI, senatore Questore. Signora Presidente, vorrei solo ringraziare tutti i colleghi intervenuti, anche con diverse opinioni, nella discussione sul bilancio, perché credo che tutti abbiano concordato su un percorso fatto dai Questori e dal Consiglio di Presidenza volto a ridurre le spese, ma anche a migliorare i percorsi e i servizi all'interno del Senato della Repubblica.
Dall'altra parte, un ringraziamento va al presidente della 5a Commissione Azzollini, con cui in questi giorni abbiamo condiviso il percorso del bilancio interno del Senato assieme ai senatori Questori Bottici e Malan. Altrettanto vorrei ringraziare in modo particolare il Presidente del Senato e il Segretario generale per averci seguito e per aver compiuto assieme a noi in questi due anni di legislatura questo percorso non facile, improntato a ridurre le spese e ad avere da una parte attenzione verso i cittadini e dall'altra verso i senatori presenti.
In particolare, vorrei però ringraziare tutto il personale del Senato, proprio perché in un momento di grande difficoltà e di discussione è qui assieme a noi che ci assiste e lavora con grande professionalità e ancora una volta dimostra di essere all'altezza del compito che gli è stato assegnato. Questo ringraziamento va dagli assistenti qui in Aula, a tutti gli altri dipendenti e ai nostri collaboratori. (Applausi). Credo che questo sia un aspetto veramente fondamentale, perché non sempre ci si ricorda che anche loro, come ognuno di noi, ha una famiglia e a questo credo che dobbiamo rispondere tutti. Questi sono gli aspetti che ho voluto sottolineare: un netto ringraziamento a tutti.
PRESIDENTE. La Presidenza si associa.
AZZOLLINI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AZZOLLINI, relatore. Signora Presidente, anche io vorrei associarmi ai ringraziamenti e pregherò lei e il Segretario generale di estenderli a tutti i Servizi e a tutti gli Uffici. Le professionalità del Senato costituiscono una forza e un giacimento per il Paese ed è giusto che vengano conservate. Per questo esprimo i miei ringraziamenti, che prego lei e la signora Segretario generale di far pervenire a tutti. Un ringraziamento sincero va ai senatori Questori. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza se ne farà carico.
Procediamo alla votazione del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 3).
GAETTI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 3).
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014 (Doc. VIII, n. 4).
GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014 (Doc. VIII, n. 4).
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).