Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 24/09/2014
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PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate due questioni pregiudiziali.
Ha chiesto di intervenire il senatore Endrizzi per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.
ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, distinti colleghi, questo disegno di legge delega è stato cinicamente ordito con precise tecniche di propaganda. Per mesi si è pronunciata solo questa parola in inglese similpelle: jobs act. Solo questo! Nulla di concreto oltre lo slogan
Ma veniva pronunciato e ripetuto con enfasi e clamore: «Venghino, signori e signore, a scoprire le maraviglie di questo rimedio portentoso dei maghi d'Oriente»! È il metodo antico dei ciarlatani solo molto, molto più sofisticato.
Si è abilmente creata curiosità e attesa speculando sulla crisi: più i dati economici erano tragici, più cresceva la speranza che questa parola straniera contenesse davvero delle soluzioni.
Ora si inizia a scoprire a cosa puntava il Governo: toccare le tutele dei lavoratori, far sì che la precarietà diventi la regola e non l'eccezione, come ci raccomanda l'Unione europea. A pagare sarà una generazione intera, perché un precario non può sposarsi, non fa figli, non compra casa e ritarda pure la manutenzione dell'auto. Pagherà lui e tutta l'economia.
Si verrà a creare una disparità inaccettabile. Le imprese avranno interesse a licenziare i giovani prima che maturino le garanzie. Chi entra oggi nel mercato del lavoro sarà un lavoratore di serie b.
Questo il presidente Renzi lo sa, perché nell'azienda di suo padre tutti erano lavoratori a tempo determinato tranne lui, il figlio Matteo. Ora il titolare di quell'impresa è indagato per bancarotta fraudolenta e il figlio vorrebbe affidato dagli italiani il loro futuro, senza rilasciare ricevuta.
Ma chi vive nel dolore si abbandona più facilmente a guaritori e cartomanti e si lega al miraggio, specie se mancano contorni precisi. Molti perciò continuano a credere agli slogan del Governo, anzi più è amaro l'elisir fasullo del dottor Renzi più si crede che la medicina sia buona.
Ci sarà tempo per discutere nel merito queste bugie. Oggi siamo qui per decidere se il disegno di legge delega sul lavoro rispetti la Costituzione o sia un abuso del Governo, perché anche questo accade. Articolo 76 della Costituzione: «L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti». In altre parole, il Governo può elaborare un progetto, ma lo deve fare secondo precise e stringenti indicazioni del Parlamento.
Il Governo esige invece una delega in bianco su temi che sono come nervi scoperti, sensibilissimi per la coesione sociale in tempo di crisi, sprecando tempo e il lavoro delle Commissioni che su diversi temi si erano già attivate.
Pretende un testo con principi e criteri di delega legislativa fumosi e indeterminati. Gli stessi ambiti oggettivi della delega restano vaghi determinando nei fatti una violazione dell'articolo 76 della Costituzione.
Non so se mi capite: il Governo detta al Parlamento gli ordini che vuole ricevere. Anzi, fa peggio. Sui temi più delicati esige un mandato vago e generico, poi liberi tutti. E quando il Governo presenterà il testo finale, la Commissione non potrà nemmeno valutare se ha rispettato le indicazioni perché erano generiche.
La responsabilità normativa spettante al Parlamento viene svuotata, ma il tutto viene mascherato da un posticcio passaggio parlamentare. Come a dire che di queste sciagurate norme saremo pure responsabili.
Ma responsabili di che, se la delega il Governo se l'è data da solo? Se da solo si è fatto pure l'emendamento ipocrita per toccare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori senza nemmeno nominarlo? Come a dire: firma qui! Ma che c'è scritto? Firma e taci. Responsabili di che, se la maggioranza vota a comando, se solo nel voto segreto si riesce ad avere un voto libero in coscienza? (Applausi dal Gruppo M5S).
Altre voci fuori dal coro si sono levate negli ultimi mesi e ora prendono vigore. Fermare l'ipocrisia è un comune dovere. Voglia il cielo che queste voci si moltiplichino, e alla fine anche la stampa lo scriva: il principino è nudo.
Il Governo aveva promesso un minore abuso dei decreti-legge. Adesso chiede direttamente carta bianca. Delega sul lavoro, delega su pubblica amministrazione, su giustizia e anticorruzione: così potrà trascrivere in formato legge la bella copia del patto del Nazareno. (Applausi dal Gruppo M5S).
«E se non mi accontentate - minacciano dal Governo - tornate a beccarvi il decreto-legge». Non accettiamo ricatti; perché non accada ancora che la Corte costituzionale abbia a distanza di anni a cancellare norme a causa dell'eccesso di delega; leggi che nel frattempo avranno prodotto tragici effetti, quanto tragico sarebbe il vuoto che si verrebbe a creare dopo, come abbiamo visto per la legge sugli stupefacenti.
Nessuna delega in bianco sugli ammortizzatori sociali, sui servizi per il lavoro e politiche attive, nella disciplina dei rapporti di lavoro, delle forme contrattuali e dell'attività ispettiva, sulla tutela delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.
«Allora si va al voto!», sibila acido Matteo Renzi. Perché questo sotto sotto vuole: scappare dalle responsabilità del suo fallimento, facendo però figurare che la colpa sia di presunti frenatori nel suo partito.
Renzi, su una cosa ha ragione e lo vogliamo aiutare. Sì, l'Italia ha bisogno di una cura da cavallo e subito; deve rispettare le raccomandazioni europee e fare delle riforme vere. Allora, subito, portiamo in Aula il disegno di legge per la vera abolizione delle Province: in Commissione abbiamo già fatto tutto e siamo tutti d'accordo; possiamo farla in meno di una settimana. Approviamo una legge vera contro la corruzione che ci mangia decine di miliardi l'anno. (Applausi dal Gruppo M5S).
Mettiamo un limite ai mandati parlamentari e rinnoviamo davvero la classe politica; magari senza riciclarla nelle poltrone d'oro delle partecipate. Ripristiniamo il reato di falso in bilancio, perché - lo dico per i cittadini, in quanto sono certo che ben altri lo hanno già spiegato al presidente Renzi - il falso in bilancio è la pratica che consente alle aziende di costituire i fondi neri per pagare le mazzette a politici e partiti. Anche qui abbiamo proposte pronte.
Aboliamo l'IRAP per le piccole e piccolissime imprese, come avevamo proposto, con coperture finanziarie corrette, fin dallo scorso anno. Poi, per tornare alla materia di oggi, introduciamo il reddito di cittadinanza: era anche nel programma di Matteo Renzi. (Applausi dal Gruppo M5S).
Finora le proposte concrete, con coperture finanziarie regolari, le abbiamo presentate noi. Ma non importa, facciamolo e vedrà Matteo Renzi che poi, rivedere il mercato del lavoro sarà molto, molto più semplice e lineare. Prima sicurezza, poi flessibilità. (Applausi dal Gruppo M5S).
Queste sono riforme che l'Unione europea ci chiede: loro sono avanti, noi cosa aspettiamo?
Il Governo è, invece, tutto proteso a precarizzare il lavoro con le tutele crescenti: la foglia di fico per nascondere l'abolizione delle tutele. Il dogma della flessibilità, in assenza di sicurezza nelle politiche per il reddito, ha già prodotto i suoi velenosi frutti a partire dal pacchetto Treu. Il lavoro non si crea togliendo le tutele. È una politica da camerieri, che spostano le posate, ma nel piatto non mettono niente.
Devono essere ritirati gli investimenti in grandi opere inutili e abbattere gli sprechi clientelari delle società partecipate. Le risorse che si liberano vanno indirizzate a sostenere i settori ad alto assorbimento di manodopera, dove operano tantissime imprese artigiane, prime fra tutte quelle della green economy. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatore, per favore, concluda.
ENDRIZZI (M5S). Concludo. Lo ha appena detto anche Matteo Renzi: green economy. Ma non lo fa. Il suo interesse è provocare una rottura e andare al voto prima che la verità sulla sua pochezza emerga.
Non per questo possiamo tacere. Questa legge delega viola gli articoli 1, 3, 24, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 76, 117 e 119 della Costituzione repubblicana. Rinvio all'illustrazione tecnica dettagliata della questione pregiudiziale, il cui testo risulta nel Resoconto della seduta, e vi invito a votare con coscienza a favore di questa questione pregiudiziale. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Uras per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.
URAS (Misto-SEL). Signora Presidente, signori del Governo, colleghi, per quanto attenga necessariamente ad aspetti di legittimità costituzionale, prevalentemente connessi alla natura ed alla sostanza della delega che questo provvedimento fa al Governo, la questione pregiudiziale QP2 è certamente condizionata fortemente dal fatto che la Carta costituzionale considera, promuove, sostiene, difende il lavoro come valore fondamentale per la Costituzione della Repubblica e i lavoratori quali uomini e donne impegnati nell'esercizio pieno della cittadinanza, fatta di diritti e conseguenti doveri, cioè i soggetti costitutivi del patto politico di convivenza civile nella società italiana di solidarietà patriottica concreta. È l'articolo 4 della Costituzione, che fa discendere dal diritto al lavoro il dovere ad un'attività o ad una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.
Il lavoro non è una materia che possa essere trattata come qualunque altra materia su cui si esercita il potere di legiferare del Parlamento e su cui tale potere può essere fatto oggetto di delega al Governo, proprio perché la nostra Repubblica e la Carta costituzionale che ne esprime i valori guardano al lavoro con la particolarità che prima osservavo.
Presentiamo la questione pregiudiziale QP2 perché a noi appare inequivocabile la presenza nel testo prospettato di gravi violazioni della Costituzione, l'esercizio di un sistematico abuso nel potere di legiferare da parte del Governo, non solo in questo caso e non solo da parte di questo Governo: il ricorso sistematico alla decretazione d'urgenza senza che ve ne siano chiaramente i presupposti e i requisiti, l'attribuzione da parte del Parlamento, sulla base di un ragionamento esclusivamente politico di parte, di un potere di legiferare senza tracciare quei confini che invece sono obbligatori.
È per questo che interveniamo: proprio per sottolineare la gravità della violazione che si compie all'articolo 76 della Costituzione, che prevede che il Parlamento possa delegare il Governo, ma una legge delega che manca di principi e criteri direttivi stringenti è una legge che consente al Governo un esercizio che non può essere dallo stesso Parlamento delegato.
Mi pare che in questo caso i contenuti di questo provvedimento abbiano in sé un'evidente vaghezza e genericità, che riguarda partite significative, come quella, ad esempio, del contrasto alla condizione di bisogno del cittadino, o come quella relativa agli ammortizzatori sociali, ma ancora di più la qualità del rapporto che deve essere instaurato tra lo Stato e il cittadino quando si tratta di garantire un diritto fondamentale che è tutelato dalla Parte I della Costituzione in più articoli, come quello sul lavoro, che è un diritto che, come abbiamo visto, è un diritto che promuove e realizza anche un dovere.
Il disegno di legge contiene più deleghe che appaiono generiche, indeterminate, non soddisfano i criteri dell'articolo 76 della Costituzione, perché mancano di indicazioni di contenuto sufficienti a circoscrivere la discrezionalità del legislatore delegato. In tal modo all'Esecutivo viene concessa una eccessivamente ampia discrezionalità in merito a strumentazione di dettaglio e modo di costruire gli istituti, lasciando impregiudicata la direzione politica da scegliere e la compiuta e coerente individuazione degli obiettivi. Sostanzialmente si priva il Parlamento della decisione che gli compete in ragione del mandato popolare che ha ricevuto.
Vale altresì osservare - lo facciamo perché in queste ore abbiamo approvato i disegni di legge di rendiconto e assestamento del bilancio dello Stato - che si violano anche i principi dell'articolo 81 della Costituzione, quando si dice che questo provvedimento non contiene in se elementi che variano, e in modo sensibile, la condizione della finanza pubblica. Si dice una palese falsità. Basterebbe citare l'agenzia unica, che è uno strumento aggiuntivo diverso, modificativo di quello esistente, che sicuramente produce costi. Basterebbe pensare al regime di tutele che vuole cancellare il sistema degli ammortizzatori sociali: o è troppo caro oppure non è efficace. Questi sono i dati.
Ogni parola del provvedimento in esame nasconde in se una violazione profonda della Costituzione. Ed è per questo che noi presentiamo una pregiudiziale, e non perché non vogliamo discutere dei temi del lavoro e assumerci una responsabilità vera per riformare in positivo. Riformare vuol dire far partecipare i lavoratori, i cittadini, così come dice la Costituzione, non relegarli ad un soggetto di mercato, ad una merce, così come si fa da decenni da parte di chi ne ha la responsabilità. E prima ha parlato chi ne ha la responsabilità. Decenni di politiche hanno portato in rovina questo Paese e, oggi, di nuovo e ancora di più, si ripropongono le stesse questioni, le stesse false soluzioni. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Paglini).
Per questa ragione, Presidente, per tutti i contenuti di questo provvedimento, noi faremo una battaglia: una battaglia assoluta e significativa sotto il profilo del merito; una battaglia impegnativa in Parlamento e nel Paese; una battaglia vera che vuole essere di civiltà, una battaglia che sollecita partecipazione e coinvolge gli uomini e le donne di questo Paese nella ricostruzione, nella rinascita dell'Italia, della sua economia e della sua società.
Noi non vogliamo che qualcuno si senta escluso. Non vogliamo vedere lavoratori in cassa integrazione, che mettono nel cassetto la loro speranza di essere reinseriti in una attività occupazionale produttiva. Non vogliamo relegare il lavoro a una elargizione di questa o di quella impresa. Vogliamo che il lavoro sia il protagonista della ricostruzione del Paese e, per essere così, è dal lavoro che deve nascere la nuova impresa, quella veramente innovativa, quella che richiede qualità, capacità di invenzione ed impegno assoluto. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Bencini).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice De Petris per illustrare una questione sospensiva. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, intervengo non solo per evidenziare le questioni di violazione palese e assoluta dell'articolo 76 della Costituzione, in merito alle quali abbiamo poco fa illustrato la nostra pregiudiziale, ma anche per aggiungere un elemento ulteriore che segnalo a quest'Aula. Esso, a nostro avviso, rappresenta una irregolarità nella procedura che si è seguita nei lavori della Commissione e che ha determinato una distorsione dell'esame del provvedimento nella Commissione stessa.
In tale sede infatti, signora Presidente, si è deliberatamente omesso di esaminare tutti gli emendamenti sui quali la 5a Commissione aveva espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Infatti, come viene riportato nel Resoconto della seduta di Commissione, è la stessa Presidenza a preannunciare che tali emendamenti non sarebbero stati posti in votazione, come poi di fatto è avvenuto. Si tratta di una deviazione dal Regolamento, che impone che su tutti gli emendamenti vi sia sempre un esame e un corrispondente esito. Non è invece possibile in nessuno modo...
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, chiedo al Presidente della Commissione di prestare attenzione a quanto viene detto, anche perché poi c'è una risposta. Prego, senatrice De Petris, continui pure.
DE PETRIS (Misto-SEL). Dicevo, signora Presidente, che si tratta di una deviazione dal Regolamento, che impone che su tutti gli emendamenti vi sia sempre un esame e un corrispondente esito, come lei sa presiedendo quest'Aula. Non è invece possibile in nessun modo conoscere quale sia l'esito di questi emendamenti, in quanto essi non sono stati né approvati, né respinti, né ritirati, né sono decaduti. Non si sa che fine hanno fatto. Dal sito del Senato risulta soltanto l'espressione: 5a Commissione permanente, parere contrario (ex articolo 81 della Costituzione).
Questo effetto risulta ancora più incomprensibile se pensiamo che in Assemblea il parere contrario comporta, ovviamente, l'improcedibilità, come sperimentiamo quasi tutti i giorni. Tuttavia in questo caso, come è noto, è il Regolamento a prevederla espressamente, ed è comunque fatta salva la possibilità di votarli se la richiesta è appoggiata da 15 senatori, come avviene molto frequentemente. Una conseguenza di questo tipo potrebbe al limite valere solo per i collegati, ma in questo caso è sempre il Regolamento a prevedere espressamente che il parere contrario della 5° Commissione ne determina l'inammissibilità. Nel corso dell'esame in Commissione, invece, non è stato rispettato il diritto di tutti i senatori, e in particolare dei presentatori, di vedere esaminati e posti in votazione tutti gli emendamenti presentati, determinandosi in tale modo una palese e grave irregolarità nel procedimento in sede referente.
È quindi evidente la violazione delle procedure previste dalla disciplina costituzionale e regolamentare, poiché l'errore è denunciato espressamente nel Resoconto della Commissione, perché è proprio la Commissione a predisporre il testo che forma oggetto del successivo esame dell'Aula. Alla luce di tutto questo, noi riteniamo necessario sanare tale irregolarità attraverso un rinvio in Commissione, anche se solo formale e limitato a quegli emendamenti, che consenta di esaminare nel merito anche tutti gli emendamenti che ingiustificatamente non sono stati votati. Chiediamo pertanto che per quella parte si ritorni in Commissione. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
PRESIDENTE. Presidente Sacconi, immagino che lei sia in grado di rispondere al rilievo della senatrice De Petris.
SACCONI, relatore. Mi perdoni, ma considero abbastanza atipico tutto questo. Perché dovrei in questo momento rispondere a questi rilievi?
PRESIDENTE. Perché la senatrice ha fatto un'eccezione procedurale sugli andamenti dei pareri in sede di Commissione. (Applausi dal Gruppo M5S). Noi non c'eravamo in Commissione, comunque immagino che non sia vero.
SACCONI, relatore. Come lei sa, tutti gli atti di questo Senato sono trasparenti e codificati.
PRESIDENTE. Esatto. Volevo la conferma.
SACCONI, relatore. La Commissione bilancio ha esaminato gli emendamenti sulla base di pareri del relatore e del Governo in quella sede e li ha trasmessi alla Commissione di merito, che ne ha preso atto. Conseguentemente si è comportata la Commissione di merito.
Certamente, per quanto riguarda la Commissione che io presiedo, tutto è agli atti e tutto è verificabile, ma mi risulta non di meno anche per la Commissione bilancio, che quotidianamente svolge il lavoro di espressione dei pareri e cerca disperatamente di difendere il nostro equilibrio di finanza pubblica.
PRESIDENTE. È chiaro, nel senso che voi avete votato e la procedura e stata formalmente corretta.
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, non è in discussione la regolarità delle procedure di esame degli emendamenti in Commissione bilancio. Il fatto è che, anche se la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, così come avviene regolarmente anche in quest'Aula, si può chiedere di non votare tali emendamenti, ma non si può far finta che non esistano e non ci siano stati. Quindi è diritto di ogni singolo senatore, anche se è stato espresso parere contrario, poterne chiedere la votazione. In questo caso non sono stati né bocciati né resi improcedibili, ma si è solo messo agli atti il parere contrario della Commissione. Questo, come lei sa, non è una procedura regolare.
PRESIDENTE. La ringrazio per l'ulteriore chiarimento.
Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali e sospensive presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.
CRIMI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRIMI (M5S). Signora Presidente, vorrei presentare un'ulteriore questione sospensiva, e voglio farlo ora per evitare che poi mi venga detto che è stata presentata in una fase non adatta.
Mi richiamo all'articolo 98 del Regolamento, che prevede il parere del CNEL. Fermo restando che il CNEL è ancora esistente e che, stando al suo stesso nome che fa riferimento all'economia e al lavoro, mi sembra che intervenire sulle politiche economiche, sociali, del lavoro sia materia di sua competenza, non vedo perché in questo specifico caso non possa, anzi non debba, essere richiesto un parere specifico al CNEL su questo tipo di disegno di legge. Pertanto chiedo che sia richiesto il parere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e ne siano fissati i termini. (Applausi dal Gruppo M5S).
*ICHINO (SCpI). Domando di parlare. (Commenti). Perché non dovrei parlare?
PRESIDENTE. Senatore Ichino, come lei sa, l'Aula viene presieduta dal Presidente di turno.
Ne ha facoltà.
ICHINO (SCpI). Chiedevo solo un chiarimento ai colleghi.
Signora Presidente, intervengo sulle questioni pregiudiziali per osservare molto brevemente che se fosse contrario alla Costituzione istituire una forma di assicurazione contro la disoccupazione davvero universale, che supera differenze gravi di trattamento tra categorie di lavoratori; se fosse contrario alla Costituzione ricondurre la cassa integrazione guadagni alla sua funzione essenziale e originaria, ossia quella di sostegno del reddito dei lavoratori nelle crisi temporanee di impresa, impedendo che essa venga usata per nascondere le situazioni di reale disoccupazione, imponendo che le crisi occupazionali aziendali vengano affrontate col mettere i lavoratori in freezer per anni e anni, come è stato purtroppo il modo in cui abbiamo affrontato le crisi occupazionali nei decenni passati; se fosse realmente contrario alla Costituzione superare una forma di protezione della sicurezza economica e professionale dei lavoratori costruita interamente sull'ingessatura del loro rapporto di lavoro, ma di fatto applicata a meno di metà dei lavoratori stessi, e sostituirla con una forma di protezione che costruisce la sicurezza economica e professionale dei lavoratori garantendo loro l'effettiva possibilità di trovare un nuovo lavoro quando perdono il vecchio, e far questo offrendo ai lavoratori la possibilità di scegliere il meglio dei servizi nel mercato del lavoro che si offrono oggi, cioè di scegliere l'agenzia specializzata che preferiscono pagandola con un voucher pubblico che rende contendibile la funzione, e che essendo pagabile solo a risultato ottenuto determina un'automatica riqualificazione della spesa pubblica in questo campo, se davvero tutto questo fosse contrario agli articoli 3 e 4 della Costituzione, queste norme della Costituzione andrebbero evidentemente cambiate.
Noi siamo però convinti che tutto questo è molto più conforme proprio a quei principi costituzionali che avete richiamato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). È più conforme all'articolo 3 sull'eguaglianza, all'articolo 4 sul diritto al lavoro. È molto più conforme a questi principi delegare al Governo l'emanazione di questo nuovo sistema di protezione e l'adozione di questa nuova tecnica di protezione dei lavoratori, che non continuare con il regime che abbiamo fin qui seguito.
D'altra parte, proprio l'organicità e nettezza di questa svolta che vogliamo imprimere al nostro ordinamento è tale che la critica di insufficiente precisione della delega appare con tutta evidenza infondata.
Per queste ragioni Scelta Civica, ma credo anche la maggioranza di quest'Aula, respingerà con molta convinzione le pregiudiziali qui in esame. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Maran).
BERNINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, a nome del mio Gruppo vorrei ricordare all'Aula e sottolineare anche al Governo come in occasione di questioni pregiudiziali di costituzionalità su provvedimenti che fanno parte del cosiddetto programma di Governo dei cento giorni, divenuto programma di Governo dei mille giorni, noi non abbiamo mai fatto sconti. Abbiamo posto questioni fondamentali di costituzionalità, che ritenevamo non potessero essere disattese sia sotto il profilo della violazione dell'articolo 77, mentre ora stiamo parlando dell'articolo 76 e di parte dell'articolo 77, sia sotto il profilo dell'articolo 81, ovvero delle coperture.
Ho ascoltato con molta attenzione il contenuto, insieme di merito (per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle) e di legittimità e merito insieme (per quanto riguarda Sinistra Ecologia e Libertà), delle questioni pregiudiziali di costituzionalità poste oggi a quest'Aula. Dando una valutazione tecnica e politica insieme, ritengo che non esistano i presupposti né costituzionali né di opportunità politica per non discutere questo provvedimento in Aula. Ritengo che questo provvedimento sia stato ampiamente modificato in Commissione rispetto alla delega primigenia originaria posta dal Governo, attraverso una collaborazione che riteniamo non ancora sufficiente tra i Gruppi parlamentari. Abbiamo posto istanze che non sono state ancora soddisfatte; rispetto a questo testo abbiamo una visione che la nostra storia politica e la nostra visione del mercato del lavoro testimoniano e rispetto alla quale abbiamo pagato prezzi politici altissimi negli anni passati durante i Governi che abbiamo connotato, anche attraverso la riforma del mercato del lavoro, secondo la nostra visione.
Tutto ciò premesso, riteniamo che non sia possibile non affrontare il dibattito in Parlamento; noi tutti, colleghi, che tante volte come Gruppi parlamentari abbiamo invocato ed evocato il dibattito democratico quando questo era strangolato da un uso eccessivo di decreti-legge.
Abbiamo chiesto tante volte di confrontarci in Aula, ma - posto che riteniamo che il confronto sia indispensabile, soprattutto su questo provvedimento, su cui vogliamo portare le nostre istanze e rispetto al quale vogliamo che i miglioramenti che riteniamo essenziali vengano recepiti - tutto questo non può essere oggetto di una questione pregiudiziale che taglia il dibattito, il confronto democratico e 700 emendamenti che sono stati democraticamente e legittimamente proposti da tutti noi.
Tutto ciò premesso e ritenendo che non esistano - e parlo al nome del Gruppo parlamentare che rappresento - i presupposti tecnici e di merito per la presentazione di una questione pregiudiziale di costituzionalità, ribadisco il voto contrario del Gruppo parlamentare di Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
GAETTI (M5S). Signora Presidente, chiediamo la verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
1428, 24, 103, 165, 180, 183, 199, 203, 219, 263, 349, 482, 500, 555,
571, 625, 716, 727, 893, 936, 1100, 1152, 1221, 1279, 1312 e 1409
PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Catalfo e da altri senatori (QP1), e dalla senatrice De Petris e da altri senatori (QP2).
Non è approvata.
Metto ai voti la questione sospensiva con rinvio in Commissione, avanzata dalla senatrice De Petris.
Non è approvata.
Metto ai voti la richiesta di acquisire il parere formale del CNEL, avanzata dal senatore Crimi.
Non è approvata.
Onorevoli colleghi, per quanto riguarda la Presidenza del Senato fa fede l'intervento del Presidente della Commissione, senatore Sacconi, e pertanto il Resoconto dei lavori della Commissione, richiamato dalla senatrice De Petris, appare impreciso, potendo presumersi che gli emendamenti non siano stati posti in votazione in quanto implicitamente ritirati. Questo è quanto dichiarato dalla Presidenza.
Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.