Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 24/09/2014
Azioni disponibili
Discussione dei disegni di legge:
(1428) Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro
(24) ZELLER E BERGER. - Disposizioni in favore delle madri lavoratrici in materia di età pensionabile
(103) GATTI ed altri. - Disciplina delle modalità di sottoscrizione della lettera di dimissioni volontarie e della lettera di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro
(165) BIANCONI. - Disposizioni in materia di agevolazioni per la conciliazione dei tempi delle lavoratrici autonome appartenenti al settore dell'imprenditoria, del commercio, dell'artigianato e dell'agricoltura
(180) GHEDINI Rita ed altri. - Misure a sostegno della genitorialità, della condivisione e della conciliazione familiare
(183) GHEDINI Rita ed altri. - Norme applicative dell'articolo 4, commi da 16 a 23, della legge 28 giugno 2012, n. 92, in materia di contrasto al fenomeno delle dimissioni in bianco
(199) ICHINO ed altri. - Misure per favorire l'invecchiamento attivo, il pensionamento flessibile, l'occupazione degli anziani e dei giovani e per l'incremento della domanda di lavoro
(203) DE PETRIS ed altri. - Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie della lavoratrice, del lavoratore, nonché del prestatore d'opera e della prestatrice d'opera
(219) COMAROLI ed altri. - Disposizioni temporanee in materia di contratti di lavoro, concernenti l'introduzione di clausole di flessibilità oraria e di modificazione delle mansioni del lavoratore con l'applicazione di misure indennitarie e l'attuazione di programmi di formazione professionale
(263) SANGALLI ed altri. - Agevolazioni fiscali per l'assunzione di manager e consulenti di direzione nelle piccole e medie imprese
(349) DE POLI. - Modifica all'articolo 8 della legge 23 luglio 1991, n. 223, concernente l'applicazione, in caso di trasferimento d'azienda, dei benefici economici previsti per i datori di lavoro che assumono lavoratori in mobilità
(482) DE POLI. - Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di rafforzamento dell'istituto del congedo parentale a sostegno dei genitori di bambini nati prematuri o gravemente immaturi ovvero portatori di gravi handicap
(500) DE POLI. - Modifica all'articolo 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e all'articolo 4 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, in materia di agevolazioni per la ricollocazione di lavoratori licenziati da privati datori di lavoro non imprenditori
(555) ICHINO ed altri. - Misure sperimentali per la promozione dell'occupazione e il superamento del dualismo fra lavoratori protetti e non protetti. Modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92, in materia di contratto a termine, di lavoro intermittente e di associazione in partecipazione
(571) BITONCI. - Disciplina del documento unico di regolarità contributiva
(625) BERGER ed altri. - Modifica all'articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, in materia di semplificazione della disciplina del lavoro occasionale in agricoltura
(716) NENCINI. - Disposizioni per favorire il reinserimento dei lavoratori espulsi precocemente dal mondo del lavoro e per il sostegno ai disoccupati di lunga durata, non più ricollocabili, prossimi alla pensione in ragione dell'età e del monte contributi versati
(727) BAROZZINO ed altri. - Ripristino delle disposizioni in materia di reintegrazione nel posto di lavoro di cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300
(893) PAGLINI ed altri. - Ripristino delle disposizioni in materia di reintegrazione del posto di lavoro di cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300
(936) DI MAGGIO ed altri. - Disposizioni per promuovere la conservazione e la valorizzazione del capitale umano nelle imprese attraverso progetti di riqualificazione che possono includere attività produttiva connessa all'apprendimento
(1100) FRAVEZZI ed altri. - Modifica all'articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, in materia di semplificazione della normativa relativa alle prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio nel settore agricolo
(1152) DE PETRIS ed altri. - Istituzione del reddito minimo garantito
(1221) ICHINO ed altri. - Disposizioni volte a favorire l'utilizzazione in attività di utilità pubblica delle competenze e capacità delle persone sospese dalla prestazione lavorativa contrattuale con intervento della cassa integrazione guadagni
(1279) SACCONI ed altri. - Delega per la predisposizione di uno Statuto dei lavori e disposizioni urgenti in materia di lavoro
(1312) ROSSI Mariarosaria ed altri. - Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, in materia di apprendistato di riqualificazione
(1409) Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione consensuale del contratto di lavoro per dimissioni volontarie(Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Vendola ed altri; Bellanova ed altri)
(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 18,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1428, 24, 103, 165, 180, 183, 199, 203, 219, 263, 349, 482, 500, 555, 571, 625, 716, 727, 893, 936, 1100, 1152, 1221, 1279, 1312 e 1409.
Il relatore, senatore Sacconi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
SACCONI, relatore. Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghe e colleghi, nonostante o proprio in ragione della mia non breve esperienza parlamentare largamente concentrata sui temi riconducibili alla vita attiva della persona, mi accingo a svolgere la relazione al disegno di legge-delega di riforma del mercato del lavoro con la sincera emozione di chi auspica si concluda con questo atto un faticoso e contraddittorio percorso, avviato nel 1997 con la prima legge consigliata da Marco Biagi e più conosciuta come legge Treu. Iniziava allora, contestualmente ad analoghe iniziative in molti Paesi europei sollecitate dalla stessa Commissione, un processo di rinnovamento dei mercati del lavoro nel segno della combinazione tra le esigenze di flessibilità organizzativa delle imprese e quelle di migliore sicurezza delle persone rispetto alla continua occupazione e al reddito da lavoro nel contesto della globalizzazione delle economie.
Questa prima legge ebbe il merito di aprire una strada, di spezzare alcuni pregiudizi ideologici come quello del monopolio del collocamento pubblico, di consentire anche in Italia in particolare l'impiego del lavoro interinale anche se, a mio avviso, il trasferimento dei centri per l'impiego dallo Stato alle Province non si rivelò una soluzione felice e ha reso difficile fino ad oggi ogni loro effettiva rivalutazione.
Pochi anni dopo, nel 2001, Marco Biagi coordinò con me la redazione di un Libro bianco che descriveva le fragilità di un mercato del lavoro opaco e poco inclusivo, nel quale da un lato le imprese avevano persistentemente, anche in tempi di crescita tumultuosa, contenuto il livello della forza lavoro e la propria stessa dimensione mentre, dall'altro, le persone risultavano lasciate a se stesse nella ricerca di un'occupazione con forti divari di genere, di età e di territorio.
Egli indicava in conseguenza la soluzione, per un verso, nelle flessibilità regolatorie - in entrata e in uscita - del singolo rapporto di lavoro e, per l'altro, in una forte azione pubblica di orientamento, di agevole incontro tra domanda e offerta di lavoro, di investimento nelle competenze.
Se una cifra prevalente nella lezione di Marco Biagi mi permetto di individuare, questa si trova nell'importazione del concetto di occupabilità ovvero della continua autosufficienza della persona nel mercato del lavoro. Ciò implica il passaggio dalle tutele rigide e passive ad una sorta di post-moderno articolo 18, consistente nel diritto del lavoratore di accedere alle conoscenze e alle competenze che egli liberamente, anche se utilmente consigliato, ritiene corrispondenti alle sue vocazioni e alle possibilità di occupazione.
Non a caso la cosiddetta "legge Biagi" viene concepita in parallelo ad un'impegnativa riforma del sistema educativo che per prima introduceva la possibilità di opzioni di tipo duale in quanto integranti l'apprendimento teorico con i saperi pratici.
Il ridisegno dei contratti di apprendistato fu realizzato in conseguenza, così come si pensò di spezzare l'autoreferenzialità di molte istituzioni educative attraverso l'introduzione nelle università e nelle scuole superiori di uffici di placement, ovvero di orientamento e di collocamento fino alla co-progettazione con le imprese di specifici percorsi di apprendimento.
Iniziava in quel tempo, peraltro, anche il processo di connessione in rete dei servizi pubblici e privati di accompagnamento al lavoro anche se si presentarono presto gli ostacoli determinati dalla frammentazione istituzionale delle competenze - Province e Regioni - e dalle resistenze a rendere interoperabili i sistemi informativi. Negli anni successivi, Governi sostenuti da opposti schieramenti si pongono di fatto in continuità con le leggi Treu e Biagi, continuando ad operare per una più efficiente organizzazione del mercato del lavoro e delle politiche attive, sempre oggettivamente ostacolata dalla frammentazione istituzionale e per garantire una pluralità di canali d'accesso a partire da una giusta enfasi sul contratto di apprendistato. A quest'ultima, tuttavia, non è mai corrisposta un'altrettanto efficace disponibilità delle Regioni, ove più, ove meno, a semplificare modalità e controlli dell'attività formativa.
Particolare rilievo assume nel contempo l'attitudine dei datori di lavoro e delle rappresentanze sindacali a dialogare nella dimensione aziendale, a condividere obiettivi, salario aggiuntivo ad essi correlato, servizi di protezione sociale integrativi. Non a caso una norma di legge dà forza alla contrattazione aziendale o territoriale, consentendo ad essa anche l'adattamento di discipline disposte dalle leggi o dai contratti nazionali.
Questo percorso si interrompe con la legge n. 92 del 28 giugno 2012 che irrigidisce le modalità d'ingresso nel mercato nel lavoro elevando a norma i criteri di vigilanza, senza dare certezza, al contempo, dei modi di risolvere i rapporti di lavoro, rimessi alla discrezionalità di una giustizia che, come ha osservato il presidente del Consiglio Renzi, si rivela imprevedibile negli esiti e fortemente differenziata nei territori.
Nel tempo della grande crisi si irrobustiscono straordinariamente le forme di sostegno al reddito ma non migliorano le politiche attive di accompagnamento ad un lavoro anche se certamente non tutte le Regioni sono uguali.
Crescono fortunatamente servizi privati, ma anche privato-sociali, mentre rimangono segmentati e poco attivi i centri pubblici. Per non parlare della formazione, che appare diffusamente viziata dalla prevalenza dell'offerta sulla domanda, in quanto il finanziamento regionale e comunitario alimenta la sopravvivenza degli operatori invece di determinare virtuosi percorsi di concorrenza nella soddisfazione dei bisogni dei lavoratori.
A questo punto potremmo dire che il presente disegno di legge di delega vuol fare tesoro dell'esperienza di questi anni, delle intuizioni e delle azioni rivelatesi positive, come delle asimmetrie e delle contraddizioni che si sono prodotte, per portare ora a compimento ciò che non si è definito con l'equilibrio necessario. Mi riferisco ancora a quella doverosa combinazione di flessibilità e sicurezza, tra legittima adattabilità dell'impresa alle pressioni competitive e ai cambiamenti tecnologici da un lato e il dovere pubblico di non lasciare mai solo chi cerca un lavoro, incoraggiandolo ad essere parte attiva sulla base dell'offerta di insistite opportunità, dall'altro.
Per questa ragione il disegno di legge è ambizioso ed opera su uno spettro ampio che comprende la tendenziale universalizzazione dei cosiddetti ammortizzatori sociali su base assicurativa, una virtuale infrastrutturazione del mercato del lavoro attraverso gli strumenti della rete oltre a quella fisica, con l'Agenzia nazionale, l'affermazione della centralità della persona mediante il fascicolo elettronico e la sua libera scelta dei servizi che il pubblico poi sostiene a risultato, l'affermazione della rilevanza della famiglia e della maternità, con le conseguenti esigenze di conciliazione tra tempi di vita, la riforma di tutto lo Statuto dei lavoratori, tranne la parte dedicata ai diritti sindacali, la semplificazione della gestione dei rapporti di lavoro, l'ulteriore razionalizzazione delle attività di controllo ispettivo.
Altro che «solo» articolo 18, sul quale ancora una volta tanta attenzione si concentra! Con questo atto possiamo rinnovare tutto e sarebbe invece paradossale se fosse tutto, tranne l'articolo 18.
La Commissione ha svolto un lavoro intensivo pur nei limiti di deleghe che siamo chiamati ad esaminare solo in termini di principi e di criteri di attuazione che hanno quindi impedito la valutazione di misure dettagliate. Avverto il dovere ora di rinnovare all'Assemblea l'invito ad un confronto sincero e utile, nella misura in cui si colloca nella logica delle deleghe. Dobbiamo ricordare a noi stessi che avremo modo di apprezzare i decreti delegati tanto per il profilo di merito quanto per quello della necessaria copertura finanziaria, quando - mi auguro subito dopo la legge delega -saranno consegnati al Parlamento. Non si sottovalutino in questo contesto anche gli ordini del giorno, perché ove accolti dal Governo, concorrono ad impegnarne i modi di esercizio della decretazione delegata.
Vorrei dire all'Assemblea che nella Commissione, peraltro, l'accoglimento di significativi emendamenti dell'opposizione, oltre che della maggioranza, ha consentito almeno così mi è parso, un clima di condivisione degli obiettivi, con la sola eccezione della riforma dello Statuto dei lavoratori. Eppure, tutto si tiene.
Comprensibilmente, da parte di molti, si è lungamente invocata la contestualità delle azioni dedicate ad organizzare un mercato del lavoro più inclusivo e più protettivo nelle cosiddette "fasi di transizione", con l'adeguamento delle regole inerenti il singolo rapporto di lavoro. Ora questa possibilità è di fronte a noi. La tendenziale universalizzazione degli ammortizzatori sociali viene qui declinata anche in favore delle collaborazioni, senza per questo disancorarla dalla responsabilità delle persone. La logica rimane infatti assicurativa, come è giusto che sia, e i sussidi sono condizionati all'accettazione delle opportunità lavorative o formative offerte. Certo, non viene qui compiuta la scelta di un reddito garantito, tutto a carico del bilancio dello Stato e tale da prescindere dalla responsabilità della persona. Sarebbe a mio avviso una trappola della povertà mentre la prima risposta all'indigenza deve rimanere il lavoro.
In altra sede il Governo si è impegnato all'ulteriore potenziamento degli strumenti di prevenzione e di contrasto della povertà che devono agire in termini di ultima istanza e di prossimità.
Davvero rilevanti sono diventati gli strumenti individuati anche nel lavoro di Commissione per rendere il mercato del lavoro efficiente e trasparente. La infelice segmentazione su base regionale e provinciale delle competenze dovrebbe trovare finalmente soluzione attraverso l'istituzione dell'agenzia nazionale per l'occupazione e l'integrazione dei sistemi informativi, alla cui base - lo ribadisco - dovrebbe collocarsi un fascicolo elettronico comprensivo di tutti gli elementi riferibili alla vita attiva della persona, dai percorsi educativi e formativi, a quelli lavorativi, alle transizioni e ai relativi sussidi, fino al conto corrente previdenziale. Di rilievo è anche la ribadita volontà di favorire il conferimento al sistema nazionale per l'impiego delle informazioni relative ai posti di lavoro vacanti.
È stata resa ancor più esplicita la scelta della collaborazione-competizione tra servizi pubblici e privati nella gestione delle politiche attive quale può essere sollecitata dalla scelta di dotare il disoccupato, attraverso un contratto di ricollocazione, di un voucher spendibile presso un ente da lui stesso liberamente individuato e poi remunerato solo a risultato. A questo proposito, devo richiamare il Governo a varare tempestivamente il regolamento cui fa rinvio la norma di legge che già ha introdotto l'istituto del contratto di ricollocazione.
Non a caso poi, in questo ambito delle politiche attive, la Commissione ha voluto indicare l'obiettivo di valorizzare le esperienze bilaterali ovvero quelle forme di collaborazione tra rappresentanze dei lavoratori e degli imprenditori che possono concorrere ad ampliare la diffusione, ancora largamente insufficiente, dei servizi al lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno e in quei segmenti del mercato del lavoro più esposti alle patologie, come l'agricoltura ed il turismo.
Con la delega di cui all'articolo 3, si vogliono poi semplificare procedure e adempimenti relativi alla gestione dei rapporti di lavoro e a tutta la complessa materia dell'igiene e della sicurezza nel lavoro, con un obiettivo dichiarato dalla proposta di Governo già addirittura di dimezzamento degli atti.
In questo ambito si collocano le modalità più semplici di prevenzione delle cosiddette «dimissioni in bianco» affinché assicurino la certezza della cessazione del rapporto quando il lavoratore ha comportamenti in questo senso concludenti.
La Commissione ha qui riaffermato un principio rilevante: quello del divieto per le Pubbliche amministrazioni di richiedere dati dei quali esse sono già in possesso. Lo stesso regime sanzionatorio dovrebbe risultare semplificato con particolare riguardo alle violazioni formali e agli istituti di tipo premiale.
Alla luce degli obiettivi già declinati si spiega a questo punto la volontà, di cui al nuovo articolo 4, di produrre un Testo unico semplificato delle tipologie contrattuali e del contenuto dei rapporti di lavoro con stretta aderenza al diritto comunitario affinché ci si possa avvicinare ad un mercato del lavoro europeo e non si producano effetti di spiazzamento del nostro Paese nei confronti di altri territori dell'Unione.
Il Governo è delegato ad analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, valutandone la coerenza con la qualità dell'occupazione e le esigenze della produzione.
Ricordo che i modelli contrattuali sono essenzialmente quello a tempo determinato, quello a tempo indeterminato, quelli a tempo modulato, l'apprendistato, il lavoro accessorio e le collaborazioni coordinate e continuative o a progetto. Parliamo quindi di cinque o sei modelli contrattuali e poi ci sono milioni di contratti di lavoro perché in ciascuno di essi si può rinvenire uno specifico elemento distintivo.
È bene ricordare e ricordarci che le collaborazioni coordinate e continuative o a progetto nascono e si sviluppano smodatamente nella seconda metà degli anni Novanta sulla base di una semplice circolare fiscale e Biagi, su esplicita richiesta di una parte del sindacato, non farà altro che darvi regole e tutele divenendone, paradossalmente, secondo certo immaginario disinformato, il padre fondatore. E della cosa, devo dirvi, soffriva.
L'iniziale vantaggio della minore contribuzione sta oltretutto venendo meno, per cui a questo punto vale la pena riflettere in particolare sulla persistente utilità delle stesse collaborazioni.
Anche le modalità contrattuali possono in ogni modo concorrere - com'è accaduto, ricordiamocelo - all'emersione del lavoro irregolare. Non a caso, il Governo ha chiesto una delega rivolta a diffondere maggiormente il lavoro accessorio regolabile con buoni prepagati, in modo da intercettare quella grande quantità di spezzoni lavorativi che ancora rimangono sommersi. I cosiddetti voucher sono stati significativamente utilizzati in agricoltura, ma ben poco al di fuori dell'agricoltura; quasi esclusivamente nella parte settentrionale del Paese, ma, sotto la linea Gotica, sfumano e scompaiono rapidamente. Preoccupiamoci quindi non di quelli che ci sono, ma dei molti che non ci sono.
Il cuore del testo unico rimane inevitabilmente la riforma del contratto a tempo indeterminato, perché credo tutti lo vogliamo quanto più utilizzato, non solo - si badi bene - in percentuale su un basso numero di occupati, com'è oggi, ma soprattutto in valori assoluti. I datori di lavoro invocano norme semplici e certe nell'epoca della massima incertezza. Lo statuto fu invece redatto nel 1970 - come ricordo bene - sulla base di atti e contratti degli anni '50 e '60, nel tempo in cui si presumeva uno sviluppo irreversibile e sostanzialmente continuo, secondo modalità produttive tendenzialmente seriali. Questa esigenza delle imprese in termini di semplicità e certezza si deve ora conciliare con il diritto del lavoratore, nel caso di licenziamento ingiustificato, ma non discriminatorio (nel qual caso sarebbe nullo, come cioè non vi fosse proprio stato), alla tutela rappresentata da sanzioni adeguate. Quindi il diritto è alla sanzione, non la sanzione o, meglio, una specifica sanzione; occorre una sanzione. Già oggi, nel nostro ordinamento, questa tutela (la sanzione) è variamente definita e modulata. Il diritto è universale, la sanzione è modulata e modulabile.
Il criterio delle tutele crescenti corrisponde, nel contratto a tempo indeterminato, ad un'idea di protezione omogenea, ma che si incrementa nel tempo per dare valore all'anzianità di servizio. Insisto: parliamo del contratto a tempo indeterminato, che, a differenza dei contratti di inserimento (come tipicamente l'apprendistato), non è segmentabile in due fasi, una con minori tutele e salario, perché caratterizzata da graduale ingresso nella compiuta capacità produttiva e nell'ambiente di lavoro (fase caratterizzata da apprendimento, da inserimento, da integrazione), l'altra, la seconda fase, a regime. Qui no. Come dicevo, nel contratto a tempo indeterminato il rapporto di lavoro ha una caratteristica continua, e in essa rileva e non può che rilevare l'anzianità di servizio.
I criteri di delega relativi poi agli articoli 4 e 13 dello Statuto dei lavoratori vogliono più generalmente rendere la regolazione delle mansioni e delle tecnologie di controllo più coerenti con i nuovi processi di produzione.
Non si tratta tanto di incoraggiare il cosiddetto demansionamento quanto piuttosto di consentire mansioni flessibili in relazione ai nuovi modi di lavorare che richiedono comportamenti più duttili, più autonomi, più responsabili. Allo stesso modo, la doverosa tutela della dignità del lavoratore dal controllo a distanza non deve diventare motivo di inibizione per il migliore impiego delle nuove tecnologie, incluse le opportunità di telelavoro fin qui trascurate.
Il nuovo testo unico dovrà in ogni caso porsi in coerenza con la vigente legislazione che riconosce all'imprenditore e alle rappresentanze dei lavoratori, come abbiamo già ricordato, la capacità - entro i principi dell'ordinamento - di adattare la regolazione alle concrete circostanze di tempo, di luogo, di merceologia dell'impresa, attraverso accordi sottoscritti nei termini di cui alle intese interconfederali. Semplicità, certezza, sussidiarietà possono essere quindi considerate le linee metodologiche di redazione del testo organico citato dall'articolo 4.
Non meno rilevanti sono infine - ultimi ma non ultimi - i contenuti di delega di cui all'articolo 5, perché intendono sostenere la famiglia e la maternità attraverso l'estensione delle prestazioni sociali a tutte le lavoratrici madri, l'introduzione del tax credit per le donne lavoratrici con figli minori o disabili, la flessibilità dell'orario lavorativo, il dono solidale di una parte del periodo feriale, la diffusione dei servizi di cura e i congedi parentali.
Concludendo, vorrei ringraziare tutte le commissarie e i commissari. Come ho detto, con l'eccezione dell'articolo 4, la collaborazione è stata intensa e intensiva, perché si è svolta in un ristretto tempo, ma ha consentito, a mio avviso, di migliorare il testo raccogliendo per molta parte emendamenti anche dell'opposizione, che ha concorso non poco a definire meglio i modi con cui organizzare soprattutto la dimensione virtuale del mercato del lavoro, che è quella tuttavia attraverso la quale noi contiamo di far incontrare agevolmente domanda e offerta di lavoro.
Devo ringraziare gli Uffici e la loro pazienza e devo confermare la loro assoluta professionalità e dedizione, e non lo faccio retoricamente. Voglio ringraziare la collega Bellanova, sottosegretario al lavoro, che ha con attenzione partecipato a tutti i lavori concorrendovi con intelligente apporto.
Il mio auspicio conclusivo è che i tempi di esame da parte di questa Assemblea possano essere quanto più tempestivi, e così coerenti con il tempo straordinario che viviamo. Un tempo nel quale a problemi straordinariamente nuovi possono legittimamente corrispondere un rinnovamento delle tradizionali culture politiche e il pragmatico incontro tra riformismi che pure discendono da diverse matrici. Fatelo dire a un vecchio socialista come me. Per dirla con Tony Blair: «Values don't change. But times do!». I valori non cambiano, ma i tempi sì! (Applausi dai Gruppi NCD, PD, PI e SCpI).
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate due questioni pregiudiziali.
Ha chiesto di intervenire il senatore Endrizzi per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.
ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, distinti colleghi, questo disegno di legge delega è stato cinicamente ordito con precise tecniche di propaganda. Per mesi si è pronunciata solo questa parola in inglese similpelle: jobs act. Solo questo! Nulla di concreto oltre lo slogan
Ma veniva pronunciato e ripetuto con enfasi e clamore: «Venghino, signori e signore, a scoprire le maraviglie di questo rimedio portentoso dei maghi d'Oriente»! È il metodo antico dei ciarlatani solo molto, molto più sofisticato.
Si è abilmente creata curiosità e attesa speculando sulla crisi: più i dati economici erano tragici, più cresceva la speranza che questa parola straniera contenesse davvero delle soluzioni.
Ora si inizia a scoprire a cosa puntava il Governo: toccare le tutele dei lavoratori, far sì che la precarietà diventi la regola e non l'eccezione, come ci raccomanda l'Unione europea. A pagare sarà una generazione intera, perché un precario non può sposarsi, non fa figli, non compra casa e ritarda pure la manutenzione dell'auto. Pagherà lui e tutta l'economia.
Si verrà a creare una disparità inaccettabile. Le imprese avranno interesse a licenziare i giovani prima che maturino le garanzie. Chi entra oggi nel mercato del lavoro sarà un lavoratore di serie b.
Questo il presidente Renzi lo sa, perché nell'azienda di suo padre tutti erano lavoratori a tempo determinato tranne lui, il figlio Matteo. Ora il titolare di quell'impresa è indagato per bancarotta fraudolenta e il figlio vorrebbe affidato dagli italiani il loro futuro, senza rilasciare ricevuta.
Ma chi vive nel dolore si abbandona più facilmente a guaritori e cartomanti e si lega al miraggio, specie se mancano contorni precisi. Molti perciò continuano a credere agli slogan del Governo, anzi più è amaro l'elisir fasullo del dottor Renzi più si crede che la medicina sia buona.
Ci sarà tempo per discutere nel merito queste bugie. Oggi siamo qui per decidere se il disegno di legge delega sul lavoro rispetti la Costituzione o sia un abuso del Governo, perché anche questo accade. Articolo 76 della Costituzione: «L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti». In altre parole, il Governo può elaborare un progetto, ma lo deve fare secondo precise e stringenti indicazioni del Parlamento.
Il Governo esige invece una delega in bianco su temi che sono come nervi scoperti, sensibilissimi per la coesione sociale in tempo di crisi, sprecando tempo e il lavoro delle Commissioni che su diversi temi si erano già attivate.
Pretende un testo con principi e criteri di delega legislativa fumosi e indeterminati. Gli stessi ambiti oggettivi della delega restano vaghi determinando nei fatti una violazione dell'articolo 76 della Costituzione.
Non so se mi capite: il Governo detta al Parlamento gli ordini che vuole ricevere. Anzi, fa peggio. Sui temi più delicati esige un mandato vago e generico, poi liberi tutti. E quando il Governo presenterà il testo finale, la Commissione non potrà nemmeno valutare se ha rispettato le indicazioni perché erano generiche.
La responsabilità normativa spettante al Parlamento viene svuotata, ma il tutto viene mascherato da un posticcio passaggio parlamentare. Come a dire che di queste sciagurate norme saremo pure responsabili.
Ma responsabili di che, se la delega il Governo se l'è data da solo? Se da solo si è fatto pure l'emendamento ipocrita per toccare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori senza nemmeno nominarlo? Come a dire: firma qui! Ma che c'è scritto? Firma e taci. Responsabili di che, se la maggioranza vota a comando, se solo nel voto segreto si riesce ad avere un voto libero in coscienza? (Applausi dal Gruppo M5S).
Altre voci fuori dal coro si sono levate negli ultimi mesi e ora prendono vigore. Fermare l'ipocrisia è un comune dovere. Voglia il cielo che queste voci si moltiplichino, e alla fine anche la stampa lo scriva: il principino è nudo.
Il Governo aveva promesso un minore abuso dei decreti-legge. Adesso chiede direttamente carta bianca. Delega sul lavoro, delega su pubblica amministrazione, su giustizia e anticorruzione: così potrà trascrivere in formato legge la bella copia del patto del Nazareno. (Applausi dal Gruppo M5S).
«E se non mi accontentate - minacciano dal Governo - tornate a beccarvi il decreto-legge». Non accettiamo ricatti; perché non accada ancora che la Corte costituzionale abbia a distanza di anni a cancellare norme a causa dell'eccesso di delega; leggi che nel frattempo avranno prodotto tragici effetti, quanto tragico sarebbe il vuoto che si verrebbe a creare dopo, come abbiamo visto per la legge sugli stupefacenti.
Nessuna delega in bianco sugli ammortizzatori sociali, sui servizi per il lavoro e politiche attive, nella disciplina dei rapporti di lavoro, delle forme contrattuali e dell'attività ispettiva, sulla tutela delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.
«Allora si va al voto!», sibila acido Matteo Renzi. Perché questo sotto sotto vuole: scappare dalle responsabilità del suo fallimento, facendo però figurare che la colpa sia di presunti frenatori nel suo partito.
Renzi, su una cosa ha ragione e lo vogliamo aiutare. Sì, l'Italia ha bisogno di una cura da cavallo e subito; deve rispettare le raccomandazioni europee e fare delle riforme vere. Allora, subito, portiamo in Aula il disegno di legge per la vera abolizione delle Province: in Commissione abbiamo già fatto tutto e siamo tutti d'accordo; possiamo farla in meno di una settimana. Approviamo una legge vera contro la corruzione che ci mangia decine di miliardi l'anno. (Applausi dal Gruppo M5S).
Mettiamo un limite ai mandati parlamentari e rinnoviamo davvero la classe politica; magari senza riciclarla nelle poltrone d'oro delle partecipate. Ripristiniamo il reato di falso in bilancio, perché - lo dico per i cittadini, in quanto sono certo che ben altri lo hanno già spiegato al presidente Renzi - il falso in bilancio è la pratica che consente alle aziende di costituire i fondi neri per pagare le mazzette a politici e partiti. Anche qui abbiamo proposte pronte.
Aboliamo l'IRAP per le piccole e piccolissime imprese, come avevamo proposto, con coperture finanziarie corrette, fin dallo scorso anno. Poi, per tornare alla materia di oggi, introduciamo il reddito di cittadinanza: era anche nel programma di Matteo Renzi. (Applausi dal Gruppo M5S).
Finora le proposte concrete, con coperture finanziarie regolari, le abbiamo presentate noi. Ma non importa, facciamolo e vedrà Matteo Renzi che poi, rivedere il mercato del lavoro sarà molto, molto più semplice e lineare. Prima sicurezza, poi flessibilità. (Applausi dal Gruppo M5S).
Queste sono riforme che l'Unione europea ci chiede: loro sono avanti, noi cosa aspettiamo?
Il Governo è, invece, tutto proteso a precarizzare il lavoro con le tutele crescenti: la foglia di fico per nascondere l'abolizione delle tutele. Il dogma della flessibilità, in assenza di sicurezza nelle politiche per il reddito, ha già prodotto i suoi velenosi frutti a partire dal pacchetto Treu. Il lavoro non si crea togliendo le tutele. È una politica da camerieri, che spostano le posate, ma nel piatto non mettono niente.
Devono essere ritirati gli investimenti in grandi opere inutili e abbattere gli sprechi clientelari delle società partecipate. Le risorse che si liberano vanno indirizzate a sostenere i settori ad alto assorbimento di manodopera, dove operano tantissime imprese artigiane, prime fra tutte quelle della green economy. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatore, per favore, concluda.
ENDRIZZI (M5S). Concludo. Lo ha appena detto anche Matteo Renzi: green economy. Ma non lo fa. Il suo interesse è provocare una rottura e andare al voto prima che la verità sulla sua pochezza emerga.
Non per questo possiamo tacere. Questa legge delega viola gli articoli 1, 3, 24, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 76, 117 e 119 della Costituzione repubblicana. Rinvio all'illustrazione tecnica dettagliata della questione pregiudiziale, il cui testo risulta nel Resoconto della seduta, e vi invito a votare con coscienza a favore di questa questione pregiudiziale. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Uras per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.
URAS (Misto-SEL). Signora Presidente, signori del Governo, colleghi, per quanto attenga necessariamente ad aspetti di legittimità costituzionale, prevalentemente connessi alla natura ed alla sostanza della delega che questo provvedimento fa al Governo, la questione pregiudiziale QP2 è certamente condizionata fortemente dal fatto che la Carta costituzionale considera, promuove, sostiene, difende il lavoro come valore fondamentale per la Costituzione della Repubblica e i lavoratori quali uomini e donne impegnati nell'esercizio pieno della cittadinanza, fatta di diritti e conseguenti doveri, cioè i soggetti costitutivi del patto politico di convivenza civile nella società italiana di solidarietà patriottica concreta. È l'articolo 4 della Costituzione, che fa discendere dal diritto al lavoro il dovere ad un'attività o ad una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.
Il lavoro non è una materia che possa essere trattata come qualunque altra materia su cui si esercita il potere di legiferare del Parlamento e su cui tale potere può essere fatto oggetto di delega al Governo, proprio perché la nostra Repubblica e la Carta costituzionale che ne esprime i valori guardano al lavoro con la particolarità che prima osservavo.
Presentiamo la questione pregiudiziale QP2 perché a noi appare inequivocabile la presenza nel testo prospettato di gravi violazioni della Costituzione, l'esercizio di un sistematico abuso nel potere di legiferare da parte del Governo, non solo in questo caso e non solo da parte di questo Governo: il ricorso sistematico alla decretazione d'urgenza senza che ve ne siano chiaramente i presupposti e i requisiti, l'attribuzione da parte del Parlamento, sulla base di un ragionamento esclusivamente politico di parte, di un potere di legiferare senza tracciare quei confini che invece sono obbligatori.
È per questo che interveniamo: proprio per sottolineare la gravità della violazione che si compie all'articolo 76 della Costituzione, che prevede che il Parlamento possa delegare il Governo, ma una legge delega che manca di principi e criteri direttivi stringenti è una legge che consente al Governo un esercizio che non può essere dallo stesso Parlamento delegato.
Mi pare che in questo caso i contenuti di questo provvedimento abbiano in sé un'evidente vaghezza e genericità, che riguarda partite significative, come quella, ad esempio, del contrasto alla condizione di bisogno del cittadino, o come quella relativa agli ammortizzatori sociali, ma ancora di più la qualità del rapporto che deve essere instaurato tra lo Stato e il cittadino quando si tratta di garantire un diritto fondamentale che è tutelato dalla Parte I della Costituzione in più articoli, come quello sul lavoro, che è un diritto che, come abbiamo visto, è un diritto che promuove e realizza anche un dovere.
Il disegno di legge contiene più deleghe che appaiono generiche, indeterminate, non soddisfano i criteri dell'articolo 76 della Costituzione, perché mancano di indicazioni di contenuto sufficienti a circoscrivere la discrezionalità del legislatore delegato. In tal modo all'Esecutivo viene concessa una eccessivamente ampia discrezionalità in merito a strumentazione di dettaglio e modo di costruire gli istituti, lasciando impregiudicata la direzione politica da scegliere e la compiuta e coerente individuazione degli obiettivi. Sostanzialmente si priva il Parlamento della decisione che gli compete in ragione del mandato popolare che ha ricevuto.
Vale altresì osservare - lo facciamo perché in queste ore abbiamo approvato i disegni di legge di rendiconto e assestamento del bilancio dello Stato - che si violano anche i principi dell'articolo 81 della Costituzione, quando si dice che questo provvedimento non contiene in se elementi che variano, e in modo sensibile, la condizione della finanza pubblica. Si dice una palese falsità. Basterebbe citare l'agenzia unica, che è uno strumento aggiuntivo diverso, modificativo di quello esistente, che sicuramente produce costi. Basterebbe pensare al regime di tutele che vuole cancellare il sistema degli ammortizzatori sociali: o è troppo caro oppure non è efficace. Questi sono i dati.
Ogni parola del provvedimento in esame nasconde in se una violazione profonda della Costituzione. Ed è per questo che noi presentiamo una pregiudiziale, e non perché non vogliamo discutere dei temi del lavoro e assumerci una responsabilità vera per riformare in positivo. Riformare vuol dire far partecipare i lavoratori, i cittadini, così come dice la Costituzione, non relegarli ad un soggetto di mercato, ad una merce, così come si fa da decenni da parte di chi ne ha la responsabilità. E prima ha parlato chi ne ha la responsabilità. Decenni di politiche hanno portato in rovina questo Paese e, oggi, di nuovo e ancora di più, si ripropongono le stesse questioni, le stesse false soluzioni. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Paglini).
Per questa ragione, Presidente, per tutti i contenuti di questo provvedimento, noi faremo una battaglia: una battaglia assoluta e significativa sotto il profilo del merito; una battaglia impegnativa in Parlamento e nel Paese; una battaglia vera che vuole essere di civiltà, una battaglia che sollecita partecipazione e coinvolge gli uomini e le donne di questo Paese nella ricostruzione, nella rinascita dell'Italia, della sua economia e della sua società.
Noi non vogliamo che qualcuno si senta escluso. Non vogliamo vedere lavoratori in cassa integrazione, che mettono nel cassetto la loro speranza di essere reinseriti in una attività occupazionale produttiva. Non vogliamo relegare il lavoro a una elargizione di questa o di quella impresa. Vogliamo che il lavoro sia il protagonista della ricostruzione del Paese e, per essere così, è dal lavoro che deve nascere la nuova impresa, quella veramente innovativa, quella che richiede qualità, capacità di invenzione ed impegno assoluto. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Bencini).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice De Petris per illustrare una questione sospensiva. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, intervengo non solo per evidenziare le questioni di violazione palese e assoluta dell'articolo 76 della Costituzione, in merito alle quali abbiamo poco fa illustrato la nostra pregiudiziale, ma anche per aggiungere un elemento ulteriore che segnalo a quest'Aula. Esso, a nostro avviso, rappresenta una irregolarità nella procedura che si è seguita nei lavori della Commissione e che ha determinato una distorsione dell'esame del provvedimento nella Commissione stessa.
In tale sede infatti, signora Presidente, si è deliberatamente omesso di esaminare tutti gli emendamenti sui quali la 5a Commissione aveva espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Infatti, come viene riportato nel Resoconto della seduta di Commissione, è la stessa Presidenza a preannunciare che tali emendamenti non sarebbero stati posti in votazione, come poi di fatto è avvenuto. Si tratta di una deviazione dal Regolamento, che impone che su tutti gli emendamenti vi sia sempre un esame e un corrispondente esito. Non è invece possibile in nessuno modo...
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, chiedo al Presidente della Commissione di prestare attenzione a quanto viene detto, anche perché poi c'è una risposta. Prego, senatrice De Petris, continui pure.
DE PETRIS (Misto-SEL). Dicevo, signora Presidente, che si tratta di una deviazione dal Regolamento, che impone che su tutti gli emendamenti vi sia sempre un esame e un corrispondente esito, come lei sa presiedendo quest'Aula. Non è invece possibile in nessun modo conoscere quale sia l'esito di questi emendamenti, in quanto essi non sono stati né approvati, né respinti, né ritirati, né sono decaduti. Non si sa che fine hanno fatto. Dal sito del Senato risulta soltanto l'espressione: 5a Commissione permanente, parere contrario (ex articolo 81 della Costituzione).
Questo effetto risulta ancora più incomprensibile se pensiamo che in Assemblea il parere contrario comporta, ovviamente, l'improcedibilità, come sperimentiamo quasi tutti i giorni. Tuttavia in questo caso, come è noto, è il Regolamento a prevederla espressamente, ed è comunque fatta salva la possibilità di votarli se la richiesta è appoggiata da 15 senatori, come avviene molto frequentemente. Una conseguenza di questo tipo potrebbe al limite valere solo per i collegati, ma in questo caso è sempre il Regolamento a prevedere espressamente che il parere contrario della 5° Commissione ne determina l'inammissibilità. Nel corso dell'esame in Commissione, invece, non è stato rispettato il diritto di tutti i senatori, e in particolare dei presentatori, di vedere esaminati e posti in votazione tutti gli emendamenti presentati, determinandosi in tale modo una palese e grave irregolarità nel procedimento in sede referente.
È quindi evidente la violazione delle procedure previste dalla disciplina costituzionale e regolamentare, poiché l'errore è denunciato espressamente nel Resoconto della Commissione, perché è proprio la Commissione a predisporre il testo che forma oggetto del successivo esame dell'Aula. Alla luce di tutto questo, noi riteniamo necessario sanare tale irregolarità attraverso un rinvio in Commissione, anche se solo formale e limitato a quegli emendamenti, che consenta di esaminare nel merito anche tutti gli emendamenti che ingiustificatamente non sono stati votati. Chiediamo pertanto che per quella parte si ritorni in Commissione. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
PRESIDENTE. Presidente Sacconi, immagino che lei sia in grado di rispondere al rilievo della senatrice De Petris.
SACCONI, relatore. Mi perdoni, ma considero abbastanza atipico tutto questo. Perché dovrei in questo momento rispondere a questi rilievi?
PRESIDENTE. Perché la senatrice ha fatto un'eccezione procedurale sugli andamenti dei pareri in sede di Commissione. (Applausi dal Gruppo M5S). Noi non c'eravamo in Commissione, comunque immagino che non sia vero.
SACCONI, relatore. Come lei sa, tutti gli atti di questo Senato sono trasparenti e codificati.
PRESIDENTE. Esatto. Volevo la conferma.
SACCONI, relatore. La Commissione bilancio ha esaminato gli emendamenti sulla base di pareri del relatore e del Governo in quella sede e li ha trasmessi alla Commissione di merito, che ne ha preso atto. Conseguentemente si è comportata la Commissione di merito.
Certamente, per quanto riguarda la Commissione che io presiedo, tutto è agli atti e tutto è verificabile, ma mi risulta non di meno anche per la Commissione bilancio, che quotidianamente svolge il lavoro di espressione dei pareri e cerca disperatamente di difendere il nostro equilibrio di finanza pubblica.
PRESIDENTE. È chiaro, nel senso che voi avete votato e la procedura e stata formalmente corretta.
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, non è in discussione la regolarità delle procedure di esame degli emendamenti in Commissione bilancio. Il fatto è che, anche se la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, così come avviene regolarmente anche in quest'Aula, si può chiedere di non votare tali emendamenti, ma non si può far finta che non esistano e non ci siano stati. Quindi è diritto di ogni singolo senatore, anche se è stato espresso parere contrario, poterne chiedere la votazione. In questo caso non sono stati né bocciati né resi improcedibili, ma si è solo messo agli atti il parere contrario della Commissione. Questo, come lei sa, non è una procedura regolare.
PRESIDENTE. La ringrazio per l'ulteriore chiarimento.
Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali e sospensive presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.
CRIMI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRIMI (M5S). Signora Presidente, vorrei presentare un'ulteriore questione sospensiva, e voglio farlo ora per evitare che poi mi venga detto che è stata presentata in una fase non adatta.
Mi richiamo all'articolo 98 del Regolamento, che prevede il parere del CNEL. Fermo restando che il CNEL è ancora esistente e che, stando al suo stesso nome che fa riferimento all'economia e al lavoro, mi sembra che intervenire sulle politiche economiche, sociali, del lavoro sia materia di sua competenza, non vedo perché in questo specifico caso non possa, anzi non debba, essere richiesto un parere specifico al CNEL su questo tipo di disegno di legge. Pertanto chiedo che sia richiesto il parere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e ne siano fissati i termini. (Applausi dal Gruppo M5S).
*ICHINO (SCpI). Domando di parlare. (Commenti). Perché non dovrei parlare?
PRESIDENTE. Senatore Ichino, come lei sa, l'Aula viene presieduta dal Presidente di turno.
Ne ha facoltà.
ICHINO (SCpI). Chiedevo solo un chiarimento ai colleghi.
Signora Presidente, intervengo sulle questioni pregiudiziali per osservare molto brevemente che se fosse contrario alla Costituzione istituire una forma di assicurazione contro la disoccupazione davvero universale, che supera differenze gravi di trattamento tra categorie di lavoratori; se fosse contrario alla Costituzione ricondurre la cassa integrazione guadagni alla sua funzione essenziale e originaria, ossia quella di sostegno del reddito dei lavoratori nelle crisi temporanee di impresa, impedendo che essa venga usata per nascondere le situazioni di reale disoccupazione, imponendo che le crisi occupazionali aziendali vengano affrontate col mettere i lavoratori in freezer per anni e anni, come è stato purtroppo il modo in cui abbiamo affrontato le crisi occupazionali nei decenni passati; se fosse realmente contrario alla Costituzione superare una forma di protezione della sicurezza economica e professionale dei lavoratori costruita interamente sull'ingessatura del loro rapporto di lavoro, ma di fatto applicata a meno di metà dei lavoratori stessi, e sostituirla con una forma di protezione che costruisce la sicurezza economica e professionale dei lavoratori garantendo loro l'effettiva possibilità di trovare un nuovo lavoro quando perdono il vecchio, e far questo offrendo ai lavoratori la possibilità di scegliere il meglio dei servizi nel mercato del lavoro che si offrono oggi, cioè di scegliere l'agenzia specializzata che preferiscono pagandola con un voucher pubblico che rende contendibile la funzione, e che essendo pagabile solo a risultato ottenuto determina un'automatica riqualificazione della spesa pubblica in questo campo, se davvero tutto questo fosse contrario agli articoli 3 e 4 della Costituzione, queste norme della Costituzione andrebbero evidentemente cambiate.
Noi siamo però convinti che tutto questo è molto più conforme proprio a quei principi costituzionali che avete richiamato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). È più conforme all'articolo 3 sull'eguaglianza, all'articolo 4 sul diritto al lavoro. È molto più conforme a questi principi delegare al Governo l'emanazione di questo nuovo sistema di protezione e l'adozione di questa nuova tecnica di protezione dei lavoratori, che non continuare con il regime che abbiamo fin qui seguito.
D'altra parte, proprio l'organicità e nettezza di questa svolta che vogliamo imprimere al nostro ordinamento è tale che la critica di insufficiente precisione della delega appare con tutta evidenza infondata.
Per queste ragioni Scelta Civica, ma credo anche la maggioranza di quest'Aula, respingerà con molta convinzione le pregiudiziali qui in esame. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Maran).
BERNINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, a nome del mio Gruppo vorrei ricordare all'Aula e sottolineare anche al Governo come in occasione di questioni pregiudiziali di costituzionalità su provvedimenti che fanno parte del cosiddetto programma di Governo dei cento giorni, divenuto programma di Governo dei mille giorni, noi non abbiamo mai fatto sconti. Abbiamo posto questioni fondamentali di costituzionalità, che ritenevamo non potessero essere disattese sia sotto il profilo della violazione dell'articolo 77, mentre ora stiamo parlando dell'articolo 76 e di parte dell'articolo 77, sia sotto il profilo dell'articolo 81, ovvero delle coperture.
Ho ascoltato con molta attenzione il contenuto, insieme di merito (per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle) e di legittimità e merito insieme (per quanto riguarda Sinistra Ecologia e Libertà), delle questioni pregiudiziali di costituzionalità poste oggi a quest'Aula. Dando una valutazione tecnica e politica insieme, ritengo che non esistano i presupposti né costituzionali né di opportunità politica per non discutere questo provvedimento in Aula. Ritengo che questo provvedimento sia stato ampiamente modificato in Commissione rispetto alla delega primigenia originaria posta dal Governo, attraverso una collaborazione che riteniamo non ancora sufficiente tra i Gruppi parlamentari. Abbiamo posto istanze che non sono state ancora soddisfatte; rispetto a questo testo abbiamo una visione che la nostra storia politica e la nostra visione del mercato del lavoro testimoniano e rispetto alla quale abbiamo pagato prezzi politici altissimi negli anni passati durante i Governi che abbiamo connotato, anche attraverso la riforma del mercato del lavoro, secondo la nostra visione.
Tutto ciò premesso, riteniamo che non sia possibile non affrontare il dibattito in Parlamento; noi tutti, colleghi, che tante volte come Gruppi parlamentari abbiamo invocato ed evocato il dibattito democratico quando questo era strangolato da un uso eccessivo di decreti-legge.
Abbiamo chiesto tante volte di confrontarci in Aula, ma - posto che riteniamo che il confronto sia indispensabile, soprattutto su questo provvedimento, su cui vogliamo portare le nostre istanze e rispetto al quale vogliamo che i miglioramenti che riteniamo essenziali vengano recepiti - tutto questo non può essere oggetto di una questione pregiudiziale che taglia il dibattito, il confronto democratico e 700 emendamenti che sono stati democraticamente e legittimamente proposti da tutti noi.
Tutto ciò premesso e ritenendo che non esistano - e parlo al nome del Gruppo parlamentare che rappresento - i presupposti tecnici e di merito per la presentazione di una questione pregiudiziale di costituzionalità, ribadisco il voto contrario del Gruppo parlamentare di Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
GAETTI (M5S). Signora Presidente, chiediamo la verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
1428, 24, 103, 165, 180, 183, 199, 203, 219, 263, 349, 482, 500, 555,
571, 625, 716, 727, 893, 936, 1100, 1152, 1221, 1279, 1312 e 1409
PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Catalfo e da altri senatori (QP1), e dalla senatrice De Petris e da altri senatori (QP2).
Non è approvata.
Metto ai voti la questione sospensiva con rinvio in Commissione, avanzata dalla senatrice De Petris.
Non è approvata.
Metto ai voti la richiesta di acquisire il parere formale del CNEL, avanzata dal senatore Crimi.
Non è approvata.
Onorevoli colleghi, per quanto riguarda la Presidenza del Senato fa fede l'intervento del Presidente della Commissione, senatore Sacconi, e pertanto il Resoconto dei lavori della Commissione, richiamato dalla senatrice De Petris, appare impreciso, potendo presumersi che gli emendamenti non siano stati posti in votazione in quanto implicitamente ritirati. Questo è quanto dichiarato dalla Presidenza.
Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.