Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 24/09/2014

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).

Si dia lettura del processo verbale.

DI GIORGI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,36).

Seguito della discussione congiunta e approvazione dei documenti:

(Doc. VIII, n. 3) Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013

(Doc. VIII, n. 4) Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014

(Relazione orale) (ore 16,36)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta dei documenti VIII, n. 3 (Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013) e VIII, n. 4 (Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014).

Ricordo che nella seduta antimeridiana si è conclusa la discussione congiunta.

GAETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAETTI (M5S). Signor Presidente, per mia colpa, nella seduta antimeridiana non abbiamo illustrato l'ordine del giorno G40. Visto che lei è stato molto magnanimo nei confronti del senatore Giarrusso, chiedo di potere allegare agli atti il mio intervento sull'ordine del giorno G40.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Ha facoltà di parlare il senatore Questore Malan, che invito anche ad esprimere il parere sugli ordini del giorno in esame.

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, colleghi, ringrazio quanti sono intervenuti nel corso della discussione generale congiunta. In gran parte i colleghi intervenuti hanno presentato ordini del giorno; pertanto, nel formulare i pareri risponderò a coloro che si sono soffermati su questi argomenti.

Ringrazio anche coloro che hanno fatto considerazioni di carattere generale, come la senatrice Bertorotta, alla quale mi permetto di ricordare che, a parte il fatto che i lavori del Senato, di Commissione e d'Aula, come abbiamo visto poche settimane fa, si protraggono ben al di là del lasso di tempo martedì-giovedì, il lavoro dei senatori non si svolge certamente solo in quest'Aula, altrimenti rappresenteremmo solo noi stessi. Credo che quasi tutti i senatori abbiano una serie di impegni sul territorio, nell'ambito dei partiti o dei movimenti di cui fanno parte, per contattare le categorie e gli amministratori del territorio, perché se siamo sempre qua non è strano che ci si accusi di essere chiusi nel Palazzo; invece, i giorni liberi dai lavori del Parlamento, oltre che per studiare, preparare documenti, emendamenti, ordini del giorno e disegni di legge, si devono usare per avere contatti con il mondo che mi permetterei di definire reale.

Ringrazio il senatore Pegorer per le parole positive sul percorso fin qui svolto nell'ambito della razionalizzazione e della migliore amministrazione del Senato. Dobbiamo proseguire su questa strada con il lavoro che abbiamo svolto in questo anno e mezzo dell'attuale legislatura e che intendiamo continuare.

Ringrazio il senatore Colucci, che ha fatto un ampio esame non soltanto delle questioni contenute nel bilancio, ma in generale delle funzioni che deve avere l'organizzazione interna delle Camere parlamentari, di cui egli ha grande e lunga esperienza e a cui ha dato un apporto positivo. Tra i tanti punti toccati, mi permetto di sottolineare il suo richiamo al pericolo di fare dei provvedimenti, specialmente quando riguardano dipendenti o ex dipendenti, che poi vengono dichiarati illegittimi in qualche sede; provvedimenti che possono avere una fiammata di rilievo subito, ma che alla fine si scopre che non realizzano alcun risparmio e che, anzi, magari si spende qualcosa in più, perché certe norme fatte in modo troppo affrettato vengono annullate da organi giurisdizionali.

Al senatore Candiani, che ha proposto una questione specifica non formulata nell'ordine del giorno, rispondo informalmente, quindi non con la formalità dell'ordine del giorno, che solleciteremo certamente la ditta che attualmente gestisce i servizi di ristorazione ad utilizzare il più possibile cibi italiani, tenendo presente che attualmente tali servizi sono stati affidati con una gara d'appalto e pertanto non possiamo fare altro che sollecitarli. Quando si tratterà di rinnovare l'appalto, credo che potremo senz'altro chiedere a coloro che hanno la titolarità di redigere materialmente il capitolato d'appalto l'utilizzo di cibi italiani, condividendo pienamente le considerazioni che ha fatto.

Ringrazio anche la senatrice Di Giorgi per il contributo alla discussione e per l'approfondimento delle tematiche che stiamo affrontando insieme.

Vengo ai pareri. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1 (testo 2) che, se approvato, come suppongo, assorbe gli ordini del giorno G19, G20, G22, G23 e G37, che vertono sugli stessi argomenti proponendo soluzioni lievemente diverse o addirittura identiche.

Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G2. Già si sta lavorando, attraverso una serie di incontri con i colleghi Questori, nonché tra gli organismi di Presidenza e i vertici delle strutture di entrambe le Camere per andare nella direzione del ruolo unico e dello statuto unico del personale dipendente del Parlamento.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G3, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, esprimo parere favorevole di accoglimento, a condizione che siano apportate alcune modifiche. In primo luogo, si propone la soppressione del primo capoverso del dispositivo, perché affronta argomenti già toccati in altri ordini del giorno. Quanto al secondo capoverso del dispositivo, si propone, per rendere possibile l'attuazione dell'ordine del giorno, di trasmettere i documenti ai membri del Consiglio di Presidenza con «7 giorni di anticipo» (anziché 30), che risultano sufficienti a un esame dei documenti medesimi. Si chiede inoltre di sostituire l'espressione «in formato Excel» con le generiche parole «in formato di foglio elettronico», in quanto Excel è un marchio registrato. Con queste modifiche, esprimo parere di accoglimento di questo ordine del giorno.

Per gli ordini del giorno G4 e G5, presentati dalla senatrice Comaroli, proponiamo una riformulazione dei dispositivi di entrambi, perché entrambi vanno nella stessa direzione e, in parte, addirittura si sovrappongono. La riformulazione dell'impegno è la seguente: «a valutare l'opportunità di concludere l'esame del rendiconto e del bilancio di previsione entro il termine previsto dal RAC» - il Regolamento amministrativo contabile - «, compatibilmente con i tempi tecnici di chiusura dell'esercizio precedente, sulla base delle decisioni di competenza della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari». Ricordo infatti che una cosa è l'approvazione da parte del Collegio dei Questori e un'altra è quella da parte del Consiglio di Presidenza, che, nel caso di quest'anno, è avvenuta a fine luglio. Ci sono poi naturalmente le esigenze di Aula, ed è la Conferenza dei Capigruppo che stabilisce quando il singolo argomento viene posto all'ordine del giorno. Questo vale per gli ordinari lavori parlamentari e anche per la discussione del rendiconto e del bilancio del Senato.

L'ordine del giorno G6, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, è accolto a condizione che siano soppressi tre capoversi delle premesse che esprimono valutazioni negative nei confronti dell'attuale conduzione dell'amministrazione del Senato e che, ovviamente, non possiamo condividere. Per il resto sarebbe accolto. I capoversi sono il quarto, il quinto e il sesto, dalle parole «vi è tuttavia da sottolineare» fino alle parole «trasparenza del bilancio del Senato». Si tratta quindi degli ultimi tre capoversi delle premesse.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G7, presentato dalla senatrice Comaroli, lo accoglieremo come raccomandazione, nel senso di studiare il sistema IPSAS che prevede la suddivisione per centri di costo. Questo sistema può indubbiamente andare bene in un Ministero o in altri settori, ma nel Senato che, sostanzialmente, ha quasi solamente un centro di costo, diventa anomalo. Si è tuttavia ritenuto utile studiare il sistema.

Lo stesso parere, e quindi un accoglimento come raccomandazione al fine di studiare il sistema, vale per la richiesta, di cui all'ordine del giorno G8, di applicare il sistema SIOPE, usato in vari enti pubblici. Ciò principalmente per consentire alla Tesoreria dello Stato, che è unica per tutti questi enti, di misurare i fabbisogni e fare le operazioni conseguenti. Il Senato funziona in modo diverso; c'è una dotazione che è sempre stata sufficiente, perché non ci sono mai stati sforamenti - tanto meno in questi ultimi anni - e pertanto la Tesoreria dello Stato sa perfettamente qual è l'ammontare e, da parte nostra, non ha sorprese, semmai ha sorprese positive.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G9, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, esprimo parere contrario. Esprimo altresì parere contrario su alcuni ordini del giorno seguenti, ricordando che il trattamento economico dei senatori ha già subito una riduzione in termini reali di circa il 30 per cento negli ultimi sette anni. Questo livello, che per di più è bloccato ancora per diversi anni, si ritiene adeguato ed è certamente inferiore a quello dei parlamentari degli altri grandi Paesi europei. Esprimo pertanto parere contrario sugli ordini del giorno G9, G10, G11, G12, G13 e G14.

L'ordine del giorno G15 viene accolto come raccomandazione a condizione che il dispositivo sia riformulato nei termini seguenti: «invita, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza ed il Collegio dei Questori, al fine di una razionalizzazione dei costi e degli spazi, a rivedere il tipo di trattamento erogato ai Presidenti del Senato non in carica, anche in relazione alla riforma costituzionale del bicameralismo perfetto».

L'ordine del giorno G16, presentato dal senatore Battista e da altri senatori, viene accolto come raccomandazione a condizione che il dispositivo sia riformulato nei termini seguenti: «invita (...) ad approfondire, attraverso uno studio congiunto con la Camera dei deputati, la possibilità di realizzazione di una diversa gestione del trattamento previdenziale dei parlamentari, anche nella prospettiva del loro status unico».

Passo ora all'ordine G17, presentato dal senatore Gaetti e da altri senatori, scusandomi, signor Presidente, per la lunghezza del mio intervento, dovuta all'elevato numero di ordini del giorno da esaminare. Su di esso esprimo parere contrario, perché propone un ampliamento del contributo di solidarietà a carico degli assegni vitalizi - ovvero pensione, per quanto riguarda l'ultima parte - dei senatori cessati dal mandato, perché al Senato vengono applicate le medesime norme vigenti per ogni altro tipo di trattamento previdenziale. Ci sembra pertanto congruo l'attuale tipo di contributo di solidarietà che, lo ribadisco, che già è stato introdotto in totale adesione alla disciplina generale.

Esprimo parere contrario anche sull'ordine del giorno G18, presentato dal senatore Gaetti e da altri senatori, per le stesse motivazioni formulate in precedenza. Ricordo che l'assegno di fine mandato è il frutto di un accantonamento che viene fatto a carico dell'indennità, ovviamente lorda, dei senatori, pertanto non si potrebbe davvero fare una sorta di confisca di quanto già è di pertinenza del singolo senatore.

Gli ordini del giorno G19 e G20 propongono di affrontare in modo diverso, anche se nella medesima direzione, il tema trattato dalla lettera f) dell'ordine del giorno G1 (testo 2), per quanto riguarda la cessazione dell'erogazione degli assegni vitalizi per i senatori cessati dalla carica che abbiano riportato condanne per reati particolarmente gravi.

L'ordine del giorno G21 è stato ritirato, altrimenti avrei invitato a farlo.

Gli ordini del giorno G22 e G23 sono assorbiti dal G1 (testo 2).

Esprimo un invito al ritiro dell'ordine del giorno G24, perché non sono ben chiare le finalità di questa classificazione. Questa comporterebbe sicuramente un aggravio burocratico nella gestione dei Gruppi parlamentari, che hanno diritto ad avere la loro autonomia, nell'ambito di quella trasparenza introdotta con la modifica regolamentare approvata due anni fa. Rischierebbe per altro di dare adito ad ulteriori richieste di sanatorie e inclusioni nei ruoli come quelle che vennero compiute più di vent'anni fa, sia alla Camera, sia al Senato, che hanno creato problemi e incertezze anche nei confronti dei beneficiari.

Quella trattata dall'ordine del giorno G25 è sicuramente una questione da affrontare: ne propongo l'accoglimento come raccomandazione, al fine di effettuare uno studio in materia per applicare al Senato, con le sue particolarità, una norma che è generale. Sottolineo comunque che l'accoglimento come raccomandazione non vuol dire che le cose non si fanno, ma che non siamo certissimi di farlo oppure che, come in questo caso, dobbiamo accertare il modo per applicarlo, proprio perché sia un provvedimento efficace e reale. Si tratta pertanto di una raccomandazione a fare e in quanto tale la recepiamo.

L'ordine del giorno G26, che contiene la proposta del senatore Buemi di formare un ente previdenziale unico per gli organi costituzionali, viene accolto al fine di effettuare uno studio in tale direzione. È chiaro che si tratta di un problema complesso, che però è sicuramente da affrontare e questa potrebbe essere una soluzione interessante.

Sull'ordine del giorno G27, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, esprimo parere contrario, perché si tratterebbe di introdurre un limite che la legge ordinaria non prevede e non si vede perché penalizzare i dipendenti del Senato - in questo caso gli ex dipendenti - in modo particolare rispetto ai dipendenti pubblici o, comunque, rispetto ai pensionati in generale.

La proposta contenuta nell'ordine del giorno G28, che condivido pienamente, prevede che il personale del Senato chiamato a svolgere la sua opera in altre amministrazioni, e che attualmente è pagato dal Senato stesso per i primi tre anni, venga pagato dall'amministrazione che li chiama. Naturalmente si tratta sempre di amministrazione pubbliche. Lo accogliamo come raccomandazione, perché è una previsione da studiare nei dettagli, considerato che sono già in atto rapporti di questo genere e si tratta dunque di capire come risolvere la questione. Ci sembra pienamente condivisibile che chi si avvale dell'opera molto valente del nostro personale - si tratta di un fatto che il Senato ha sempre considerato, giustamente, come un riconoscimento dell'importanza del ruolo del personale e dei consiglieri del Senato, che sono così preziosi da essere spesso contesi da altre amministrazioni - sia chiamato a pagarli, perché poi a ciascun ente vengono imputate le spese. Paradossalmente ci sono persone che lavorano in alcuni Ministeri e che vengono però pagate dal Senato.

Passiamo agli ordini del giorno, sostanzialmente uguali, G29, presentato dal senatore Mucchetti, G30, presentato dalla senatrice Saggese, G31, presentato dalla senatrice Pelino, G32, presentato dal senatore Marinello, G33, presentato dal senatore Consiglio, e G34, presentato dal senatore Di Biagio. Tali ordini del giorno prevedono il recepimento della legge Frattini, che consente ai dirigenti pubblici, per determinati periodi, di poter lasciare temporaneamente l'incarico che hanno presso la pubblica amministrazione - in questo caso presso il Senato - per lavorare presso realtà private o internazionali. Si tratta di una norma interessante, e non essendo mai stata cambiata dopo tredici anni dalla sua introduzione è vista evidentemente come un'esperienza positiva. Bisogna però sottolineare le problematiche specifiche del Senato, in cui non soltanto si applicano delle leggi, magari in modo importante, come avviene ad esempio nei Ministeri nel caso dell'erogazione dei contributi, ma addirittura si fanno le leggi. Pertanto bisogna evitare problemi di conflitto di interesse: qualora ad esempio un consigliere del Senato sia andato a prestare la sua opera in un ente privato, potrebbero poi emergere problemi per quanto riguarda la sua attività, una volta che sia tornato a lavorare in Senato, dal momento che qualcuno potrebbe temere che non ci sia più quella terzietà che è invece richiesta al nostro personale. È sicuramente una problematica interessante, che va affrontata con serietà, allo scopo di trovare la sua applicazione, nel modo più equilibrato ed efficace possibile. Pertanto, sono favorevole all'accoglimento a condizione che il dispositivo sia riformulato, inserendo dopo le parole «impegna il Consiglio di Presidenza» le altre: «ad intraprendere un percorso volto».

Esprimo parere contrario all'ordine del giorno G35, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, che prevede un limite temporale alla durata in carica del Segretario generale. Riteniamo che questa sia una considerazione che non può essere affidata a rigidi limiti di tempo: ci sono professionalità altissime che, analogamente a simili cariche presso altri organi costituzionali, può essere prezioso poter avere per periodi molto più lunghi di quelli indicati nell'ordine del giorno.

Sull'ordine del giorno G36, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, esprimo parere contrario: si tratta della richiesta di nominare un solo Vice Segretario generale. In questo momento non c'è nessun Vice Segretario generale, perché tutti quelli che c'erano in precedenza sono andati in pensione. Può darsi che si scelga questa soluzione, ma ricordo che quello di Vice Segretario, a differenza della Camera, al Senato è soltanto un incarico e non una qualifica. In quanto tale, con apposita delibera del Collegio dei Questori abbiamo già stabilito che in ogni caso per il futuro - ripeto che in questo momento non ci sono Vice Segretari generali - non comporterà un incremento della retribuzione, per cui non c'è un risparmio. Può essere comunque una soluzione di tipo organizzativo, quella di proporre un solo Vice Segretario, ma noi preferiamo lasciare questa considerazione ad una futura elaborazione anche alla luce della riforma costituzionale.

L'ordine del giorno G37 è assorbito dall'ordine del giorno G1 (testo 2). Esso è condivisibile nella sostanza, trattandosi di una razionalizzazione e del miglioramento della amministrazione.

L'ordine del giorno G38 è analogo a quello, sempre della senatrice Comaroli, che riguardava l'applicazione del criterio IPSAS per l'amministrazione del Senato, con gli stessi problemi perché, come si è detto, qui in Senato i centri di costo sono sostanzialmente uno solo, dato che la missione del Senato è una sola, ossia quella di approvare le leggi e svolgere le altre sue funzioni, dove, per di più, è estremamente difficile separarle una dall'altra, ad esempio l'attività di controllo che svolge il Senato sull'operato del Governo e della pubblica amministrazione in generale rispetto alla sede legislativa. Pertanto, si propone l'accoglimento dell'ordine del giorno G38 come raccomandazione.

L'ordine del giorno G39, che chiede l'integrazione e l'unificazione dell'attività amministrativa del Senato e della Camera, è accolto. In parte già si fa, e naturalmente si sta lavorando con successivi incontri per avere l'accorpamento di alcuni uffici e una gestione unitaria, con appalti unici e tutto unificato laddove è possibile. Naturalmente, è una collaborazione che deve essere attuata da entrambi i rami del Parlamento e non sempre è facile. Noi siamo stati sempre estremamente disponibili, posso dire forse persino più dell'altro ramo del Parlamento.

L'ordine del giorno G40, della senatrice Bertorotta e altri senatori, è accolto se apportata una piccola modifica, nel senso di togliere le parole «anche al fine di evitare fenomeni di distrazione di tali somme a favore di altre destinazioni», e non perché non si intenda applicarle, ma perché si tratta di rispettare la legge: la distrazione di fondi è anche un reato, e ci mancherebbe che la si facesse! Basta quindi la parte assertiva del dispositivo che «impegna il Collegio dei Questori a dare un impiego alle somme in parola congruente con la destinazione normativa», parte che condividiamo pienamente, tant'è vero che lo accogliamo.

L'ordine del giorno G41, del senatore Petrocelli e altri senatori, chiede l'attivazione di tirocini formativi. Un tempo al Senato si svolgevano i tirocini formativi, poi furono sospesi perché rappresentavano un costo. Riteniamo di accogliere come raccomandazione questo ordine del giorno, nel quadro di una compatibilità finanziaria perché, come ritengo estremamente giusto, recentemente la legge ha chiesto che il tirocinio sia sempre retribuito ed ovviamente il Senato non potrebbe sottrarsi a tale disciplina. Ciò comporta un costo, ma ritengo che il Senato non possa sottrarsi ad un'esperienza molto utile per la formazione dei giovani e che dobbiamo essere certamente aperti anche a questa funzione. Pertanto, è accolto come raccomandazione.

L'ordine del giorno G42, del senatore Petrocelli e altri, è accolto come raccomandazione. Si tratta della richiesta di potenziamento della struttura del Senato a Bruxelles. «Struttura» è una parola grossa, perché in questo momento indica una sola persona, e si chiede il potenziamento di questa struttura perché è estremamente importante avere il contatto con le istituzioni europee. Naturalmente, accogliamo l'ordine del giorno come raccomandazione nell'ambito della sua sostenibilità economica. Certamente, la necessità di avere un forte legame e un collegamento con gli uffici centrali dell'Unione è importante e può essere studiato di risparmiare da qualche altra parte ed avere qualche risorsa in più per Bruxelles.

L'ordine del giorno G43 della senatrice Comaroli è accolto. Già si sta attuando l'uso della centrale CONSIP e pertanto siamo ben contenti di accoglierlo.

L'ordine del giorno G44 è accolto come raccomandazione, con una richiesta di riformulazione. Esso chiede la razionalizzazione degli eventi in calendario nelle varie sale del Senato. Ricordo che già oggi gli eventi che si tengono al Senato sono attinenti all'attività del Senato, perché sono richiesti generalmente dai Gruppi oppure dalla Presidenza e naturalmente i criteri sono questi. Ricordo che gli esterni o anche gli interni del Senato, che però non abbiano questo avallo di attinenza da parte dei Gruppi o della Presidenza, devono pagare una somma di un certo rilievo per avere queste sale. Pertanto non limiteremo questi eventi, perché rappresentano un'entrata per il Senato (sia pur piccola), fermo restando il fatto che non basta pagare per venire a svolgere qualunque attività in una sala del Senato. Ecco perché noi vorremmo togliere dal dispositivo le parole «previsti esclusivamente quelli strettamente». Il testo che noi accoglieremmo sarebbe dunque il seguente: «invita (...) a valutare l'opportunità di attuare una razionalizzazione degli eventi in calendario affinché siano attinenti alle finalità istituzionali del Senato». Forse potremmo anche accogliere la parola «strettamente» e potremmo essere più larghi, ma preferiamo essere letterali e non rinunciare a qualche decina di migliaia di euro che incassiamo grazie ad eventi che si svolgono in Senato, purché siano compatibili con il prestigio di questa istituzione.

Esprimo poi parere contrario sull'ordine del giorno G45, perché il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori sono organi a tutti gli effetti paragonabili al Consiglio dei Ministri o ad una Giunta regionale, provinciale o comunale, dei quali naturalmente si conoscono le deliberazioni, ma non esistono i verbali e, se per caso esistessero, non si pubblicherebbero per ovvie ragioni.

L'ordine del giorno G46, a firma del senatore Petrocelli ed altri, è accolto. Con esso si chiede la gestione unitaria del Polo bibliotecario parlamentare fra i due rami del Parlamento.

Sull'ordine del giorno G47 formulo un invito al ritiro, perché c'è una gara che si sta svolgendo (sono già state avviate le procedure) proprio per garantire quanto viene qui richiesto, cioè rendere possibile la ripresa televisiva dei lavori che si svolgono nelle varie aule dove i diversi organi si riuniscono, in modo da poterli trasmettere, ove questo sia compatibile con il Regolamento. Naturalmente, per trasmettere televisivamente i lavori ordinari delle Commissioni occorrerebbe una modifica del Regolamento, che non è argomento di questa discussione.

L'ordine del giorno G48, della senatrice Comaroli, è accolto. Esso chiede di considerare l'utilizzo di software libero, cosa che già viene fatta in alcune realtà (non in tutte). Più in generale, siamo pienamente dell'idea che dobbiamo fare quello che è più conveniente per il Senato e, in molti casi, è più conveniente l'utilizzo di software libero. Questo già lo facciamo e sicuramente lo faremo in futuro, anche a seguito di questo ordine del giorno.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G49, a firma del senatore Petrocelli ed altri, proponiamo la seguente riformulazione del dispositivo: «invita, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a valutare l'opportunità di recepire all'interno dell'ordinamento del Senato in analogia con la Camera dei deputati, l'articolo 15 del decreto legislativo n. 33 del 2013 e, in particolare, a pubblicare sul sito web del Senato l'elenco dei consulenti e destinatari di incarichi». Dobbiamo ammettere che in questo la Camera è più avanti di noi (non succede spesso) e già lo fa. Dobbiamo farlo anche noi e lo faremo, in analogia a quanto fa la Camera dei deputati da pochissime settimane.

L'ordine del giorno G50, a firma del senatore Petrocelli e altri, propone di istituire una sezione del sito web per lo stato di attuazione degli ordini del giorno al bilancio interno. Io credo che sia più normale svolgere questa funzione attraverso i normali controlli, tanto qui ci si vede tutti i giorni, il bilancio si discute tutti gli anni e tutti i Gruppi sono rappresentati nel Consiglio di Presidenza; pertanto, è più logico non burocratizzare la rendicontazione.

Con l'ordine del giorno G51 i presentatori propongono di fare una convenzione con qualche ente, sia esso il Comune di Roma o soggetti privati, per istituire un posto di car sharing nelle vicinanze del Senato che sia disponibile anche ai senatori, ma senza nessuna prelazione rispetto agli altri. Invito a ritirare l'ordine del giorno, altrimenti il parere sarà contrario, perché innanzitutto il Senato non ha la totale disponibilità degli spazi esterni - è più il Comune di Roma che gestisce gli spazi esterni al Senato, inclusa la questione parcheggi - e, in secondo luogo, perché il car sharing deve farlo l'individuo che li usa. Non potremmo farlo per i senatori perché è poi il singolo senatore che dovrebbe lasciare la sua carta di credito per garantire la ditta o il Comune che mette a disposizione le auto. In terzo luogo, si attiverebbe tale servizio per poi lasciarlo nella disponibilità di tutti; sarebbe molto anomalo che il Senato si intestasse un posto di car sharing e lo gestisse in quanto verosimilmente verrebbe usato dai passanti e turisti, che giustamente devono poter trovare soddisfacimento alle loro richieste come utenti, ma il Senato non dovrebbe occuparsi di questo.

Sull'ordine del giorno G52 avanziamo una richiesta di riformulazione. Si tratta di una proposta del senatore Girotto e di altri senatori per prendere misure volte a ridurre i consumi energetici nei palazzi del Senato. Noi proponiamo una diversa formulazione e, anziché prevedere di «predisporre un piano», preferiamo l'espressione «misure volte a ridurre», perché altrimenti il piano richiederebbe l'utilizzo di molta carta e una burocratizzazione. Cerchiamo di prendere le misure necessarie anche senza avere un piano. Come l'ordine del giorno stesso riconosce, parecchie cose sono state fatte e intendiamo andare avanti per il risparmio energetico.

Sull'ordine del giorno G53 esprimo un invito al ritiro perché è giusto non tenere aperto il Senato quando non serve: già lo si fa la domenica e il sabato solo alcuni palazzi sono aperti al mattino, però estendere la cosa a tutti i prefestivi ci sembra eccessivo, per non parlare del lunedì e nei giorni in cui non si svolge attività. L'attività parlamentare, nel senso di sedute di Commissioni e Aula, si svolge prevalentemente in alcuni giorni, ma l'attività del parlamentare, di studio, di lavoro e di ricevimento nel suo ufficio deve certamente potersi svolgere nei giorni feriali indipendentemente dal fatto che c'è il 1° maggio o il 25 aprile o altre festività mobile, nel senso di non domenicale.

Dell'ordine del giorno G54, che chiede di non rinnovare gli abbonamenti in formato cartaceo, proponiamo l'accoglimento come raccomandazione. Si è già andati in questa direzione; possiamo fare di più e faremo di più, ma abolire totalmente il cartaceo sembra eccessivo: ci sono casi in cui è ancora necessario e comunque richiesto da alcuni.

L'ordine del giorno G55 chiede l'aumento della quota della carta riciclata. Siamo per l'accoglimento con una riformulazione del dispositivo in tal senso: «invita a valutare l'opportunità di incrementare, nel rispetto dei contratti in essere e senza maggiori oneri, la quota di carta riciclata». L'espressione «senza maggiori oneri» è riferita alle molte macchine stampanti e fotocopiatrici che hanno difficoltà o, addirittura, si bloccano con l'uso della carta riciclata. Per cui, ove possibile e questo non risulti oneroso per il Senato, ben venga la carta riciclata.

Sull'ordine del giorno G56 il parere è contrario: non si possono ridurre questi contributi. Ci sono, per esempio, 420.000 euro che derivano dalla partecipazione ad organismi internazionali che non fanno sconti: sono quote stabilite sulla base di parametri nazionali. Poi ci sono, per esempio, delle somme che figurano appunto nella voce «contributi» che riguardano il magazzino che abbiamo fuori dal centro abitato e che risultano come tali perché è di proprietà di un altro ente pubblico. Pertanto queste non sono voci che si possono dimezzare dall'oggi al domani. Inoltre, a proposito di questo magazzino, abbiamo già ridotto di molto le spese.

Il senatore Buemi ha presentato un informatissimo ordine del giorno G57 che, nella sostanza, propone il superamento dell'autodichia. È un problema molto importante, probabilmente da affrontare, e la proposta è per certi versi desiderabile, perché l'autodichia rappresenta per un verso un privilegio e per un altro un onere, un gravame, perché i giudizi politici espressi da organismi del Senato sono soggetti ad un certo scetticismo e raccolgono anche obiezioni. Non credo però che un tema così ampio si possa affrontare con un ordine del giorno. Ringraziamo quindi il senatore Buemi per aver posto il problema che è davvero da esaminare ed approfondire, ma forse più nell'ambito di una riforma costituzionale che non con un ordine del giorno presentato al progetto di bilancio giacché noi, come Collegio dei Questori, non abbiamo il potere di andare in questa direzione.

Chiedo scusa per essermi dilungato, ma volevo rispondere nel merito su ogni ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo NCD, dei senatori Questori Bottici e De Poli e del senatore Gaetti).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Azzollini.

AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, per quel che riguarda il parere, esso è naturalmente conforme a quello espresso dal senatore Questore.

Per quel che riguarda le due questioni che sono emerse nel dibattito, una era una simpatica annotazione al collega, Cappelletti che questa mattina mi rimproverava di aver votato una cosa che invece notoriamente non ho votato, la seconda invece riguarda un aspetto generale che ho già proposto in alcuni anni e che ripropongo. La mia memoria corta non mi porta a ricordare cosa accadrà a questo Senato della Repubblica, ma qualsiasi cosa dovesse accadere, quando dovesse accadere, chiedo ai senatori Questori, specificando meglio una questione detta questa mattina, di tenere conto bene che, semmai il back office e tutto quello che riguarda i servizi (come leggo anche negli ordini del giorno) verrà ridotto e accorpato (sempre salvaguardando l'enorme professionalità che contraddistingue i Servizi del Senato e anche della Camera, un giacimento di competenze che non si può in nessun caso depotenziare), occorrerà favorire in questo contesto il front office.

I Servizi di Assemblea e di Commissione devono mantenere non soltanto la qualità (come tutti i servizi), ma anche la quantità. Chi lavora in Commissioni come quella che presiedo o in Assemblea sa che in alcuni momenti c'è seriamente bisogno di funzionari che non solo siano molto competenti e quindi siano stati sottoposti alla selezione che vi è sempre stata, ma che siano anche in un certo numero. Risparmiare su questo è risparmiare su quel che ho detto, sulle cose su cui non si può risparmiare. Il rovello che ho sempre è che c'è un modo simpatico per eliminare tutti i costi della democrazia, ed è quello di avere un solo tiranno. Chiederei al signor Presidente del Senato in quel caso di candidare me come tiranno perché per tutti gli altri le cose andrebbero molto peggio. (Applausi del senatore Questore De Poli). Preferisco invece - mi permetterete churchillianamente di dire - la democrazia, che è il peggiore di tutti i sistemi, com'è noto, tranne tutti gli altri però. In queste piccole discussioni è utile che questi principi vengano riaffermati. Signor Presidente, li affido alle sue mani, che so perfettamente, nelle varie contingenze, essere buone mani. (Applausi dei senatori Questori).

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G1 (testo 2) non verrà posto in votazione. Gli ordini del giorno G19, G20, G22, G23 e G37 risultano pertanto assorbiti.

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, intervengo per precisare che l'ordine del giorno G20 non può essere assorbito dall'ordine del giorno G1 (testo 2), per un semplice motivo. Ho ascoltato bene il collega Malan, e ci deve essere stato, forse, un errore nell'esame. L'ordine del giorno G20 tratta di senatori in carica, non cessati dalla carica, e della sospensione del trattamento economico nelle more della custodia cautelare, che è un istituto diverso dalla revoca del trattamento economico di un senatore non più in carica, condannato per gravi reati. Si tratta, quindi, di una misura che equipara i senatori al resto del pubblico impiego rispetto a quanto succede durante le misure cautelari. L'ordine del giorno G20 non può essere assorbito, perché nell'ordine del giorno G1 (testo 2) si parla di senatori cessati dalla carica. In ogni caso, quindi, l'ordine del giorno G20 deve essere messo ai voti.

Anche per quanto riguarda l'ordine del giorno G19, chiediamo che sia comunque messo ai voti, poiché non riteniamo che sia assorbito. La nostra è semplicemente un'esortazione alla Presidenza.

PRESIDENTE. Rispetto agli ordini del giorno G19 e G20 vi è la richiesta che siano messi ai voti. I senatori Questori intendono intervenire?

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, spetta alla Presidenza la determinazione dell'assorbimento. In casi analoghi, quando un problema è già affrontato in un modo - in questo caso l'ordine del giorno G1 (testo 2), alla lettera f), chiede di affrontarlo in un certo modo - diventa impossibile affrontarlo in un modo diverso (come nel caso dell'ordine del giorno G19). Pertanto, dato che l'ordine del giorno G1 (testo 2) è stato accolto, mi pare che l'ordine del giorno G19 debba ritenersi assorbito.

Quanto all'ordine del giorno G20, ho ascoltato la considerazione del senatore Giarrusso: ribadisco che a mio parere anche questo è assorbito, perché il più contiene il meno; ove tale ordine del giorno fosse messo in votazione, il parere sarebbe contrario, perché si tratterebbe addirittura di una sanzione in assenza di qualsiasi tipo di condanna. La custodia cautelare, come sappiamo benissimo, è dettata da considerazioni del tutto diverse da quelle di una condanna. (Commenti del senatore Crimi). In ogni caso, riteniamo che la via migliore sia quella di affrontare tale tema parallelamente all'altra richiesta, quella che riguarda i senatori condannati in via definitiva.

PRESIDENTE. Senatore Giarrusso, per quanto riguarda l'ordine del giorno G19, alla luce di quanto contenuto nell'ordine del giorno G1 (testo 2), alla lettera f), ritengo che possa ritenersi assorbito.

Sull'ordine del giorno G20 il parere del Questore è contrario e procederemo alla votazione.

Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G2 non verrà posto ai voti.

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, ho una richiesta a nome del Gruppo: l'ordine del giorno G1 (testo 2) può essere votato per parti separate?

PRESIDENTE. La richiesta è tardiva in quanto l'ordine del giorno G1 (testo 2) è già stato accolto.

Chiedo ai presentatori dell'ordine del giorno G3 se intendono accogliere le modifiche proposte.

VACCIANO (M5S). Signor Presidente, accogliamo le modifiche, ribadendo comunque la necessità, con gli strumenti che i Questori e il Consiglio di Presidenza riterranno più opportuni, di mettere a disposizione dell'utenza esterna quanti più dati possibili riguardo alle nostre spese, con un maggior livello di dettaglio nell'azione continuativa del Consiglio di Presidenza.

Per quanto riguarda la questione dei trenta giorni, questo era un termine che ritenevamo congruo, in considerazione del fatto che chi svolge i compiti in seno al Consiglio di Presidenza non svolge solo quelli, ma è diviso tra altre mansioni. Ritenevamo che quello fosse un tempo congruo per poter, con compiutezza, affrontare la delicatezza di un bilancio, che comunque rappresenta un momento molto importante. Laddove si ritenga che sette giorni siano un termine congruo, non abbiamo obiezioni particolari, quindi accogliamo la richiesta di riformulazione.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G3 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Rispetto agli ordini del giorno G4 e G5 sono state formulate richieste di modifica. Senatrice Comaroli, le accoglie?

COMAROLI (LN-Aut). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G4 (testo 2) e G5 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Senatore Gaetti, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G6?

GAETTI (M5S). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G6 (testo 2) non verrà posti ai voti.

Gli ordini del giorno G7 e G8 sono stati accolti come raccomandazione. I presentatori insistono per la votazione?

COMAROLI (LN-Aut). No, signor Presidente.

GAETTI (M5S). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, gli ordini del giorno G7 e G8 sono accolti come raccomandazione.

Passiamo alla votazione all'ordine del giorno G9.

GAETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Senatore Gaetti, sarei del parere che la sua richiesta possa valere per tutti gli ordini del giorno da votare, visto che non si tratta di articoli, se siete d'accordo.

GAETTI (M5S). D'accordo, Presidente.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di sentori.

(La richiesta risulta appoggiata)

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G9, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G10, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G11, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G12, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G13, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G14.

BATTISTA. (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BATTISTA. (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, ritiro l'ordine del giorno G14.

PRESIDENTE. Senatrice Comaroli, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G15?

COMAROLI (LN-Aut). Sì, signor Presidente, e non insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Pertanto, l'ordine del giorno G15 (testo 2) è accolto come raccomandazione.

Senatore Battista, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G16?

BATTISTA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Sì, signor Presidente, e non insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Pertanto, l'ordine del giorno G16 (testo 2) è accolto come raccomandazione.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G17, presentato dal senatore Gaetti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G18, presentato dal senatore Gaetti e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento G19 è assorbito dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2).

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Su cosa chiede di intervenire, senatore Giarrusso? Sull'assorbimento?

GIARRUSSO (M5S). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARRUSSO (M5S). La nostra proposta è più ampia di quella in discussione presso il Consiglio di Presidenza: riguarda un numero di reati maggiore e una pena inferiore, quindi riteniamo che non sia assorbita dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2). Chiediamo pertanto che l'ordine del giorno G19 venga messo ai voti.

PRESIDENTE. La decisione spetta alla Presidenza, che ritiene che l'ordine del giorno G19 sia assorbito dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2).

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Se intende intervenire sullo stesso tema, è già intervenuto il senatore Giarrusso.

CRIMI (M5S). Allora intervengo in dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Potrebbe intervenire in dichiarazione di voto qualora l'ordine del giorno fosse ammesso al voto, ma è stato dichiarato assorbito in fase di valutazione.

Posso dare lettura della lettera f) dell'ordine del giorno G1 (testo 2): «a concludere nel minor tempo possibile l'esame della proposta - che il Consiglio di Presidenza ha avviato lo scorso 25 luglio - concernente la cessazione dell'erogazione dell'assegno vitalizio ai senatori cessati dal mandato (...)»

CRIMI (M5S). Ce l'ho davanti, l'ho letta! Devo solo sapere se abbiamo i tempi contingentati o no.

PRESIDENTE. Senatore Crimi, lei non può darmi sulla voce mentre sto leggendo qualcosa. Cerchiamo di ristabilire qualche regola.

AIROLA (M5S). Ha detto bene: ristabilire! (Commenti dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Lei ha chiesto la parola sullo stesso argomento su cui è stata già presa una decisione.

Senatore Crimi, ha comunque facoltà di parlare.

CRIMI (M5S). Si tratta dell'assorbimento di questo ordine del giorno, ma per un altro motivo.

Purtroppo, in più di una occasione - lei ne dovrebbe essere consapevole - abbiamo assistito che, ogniqualvolta si è arrivati al dunque e quindi a votare un qualcosa di essenziale, nel contrasto in particolare di determinati fenomeni (mi riferisco anche alla legge anticorruzione, per dirne una), c'è sempre un motivo per dire che ci si rifà ad un'altra decisione, che si riprenderà dopo, perché nel frattempo arriverà un decreto o sarà presa un'altra decisione dal Consiglio di Presidenza e chissà quando arriverà.

Ogniqualvolta siamo al dunque e bisogna votare e dire se siamo con i criminali o con gli innocenti, c'è sempre una scusa per non votare!

Questo è il problema, Presidente, e lei dovrebbe saperlo. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Senatore Crimi, si tratta di una deliberazione del Consiglio di Presidenza, come lei sa benissimo. Dal momento che alcuni senatori sono stati in passato deputati, il vitalizio potrebbe incidere anche sulla qualifica precedente e sui contributi versati. Esiste, quindi, un problema tra Camera e Senato che deve essere prima risolto. Dopodiché è già agli atti del Consiglio di Presidenza...

CRIMI (M5S). Vedremo.

PRESIDENTE. ...e quindi valuteremo in questo senso.

CRIMI (M5S). Lo sappiamo già.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G20.

BLUNDO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BLUNDO (M5S). Vorrei semplicemente far notare che nella votazione dell'ordine del giorno G18 non è stato registrato il mio voto e mi dispiace molto, perché avrei voluto esprimerlo favorevole.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, abbiamo proposto l'ordine del giorno G20 per un motivo preciso: per equiparare il nostro trattamento a quello generale del pubblico impiego.

La sospensione del trattamento economico - di questo si tratta - è un istituto generale di tutto il pubblico impiego, ad eccezione degli eletti nelle due Camere, peraltro con la massima garanzia possibile in caso di proscioglimento del soggetto ristretto in misure cautelari che, ove dovesse avvenire, comporta la restituzione integrale di quanto non erogato. Si tratta semplicemente di una misura di equità, che prevede la sospensione del trattamento economico per la durata della misura cautelare. In caso di proscioglimento si ha la restituzione in integrum, con gli interessi, come accade di norma in tutto il pubblico impiego.

Ripeto che si tratta di una norma a garanzia nostra, perché fuori da questi palazzi non viene compresa questa situazione. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G20, presentato dal senatore Giarrusso e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'ordine del giorno G21 è stato ritirato.

Gli ordini del giorno G22 e G23 sono assorbiti dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2).

Senatore Di Biagio, le è stato rivolto l'invito a ritirare l'ordine del giorno G24.

DI BIAGIO (PI). Lo ritiro, signor Presidente.

PRESIDENTE. I presentatori dell'ordine del giorno G25 insistono per la votazione?

GAETTI (M5S). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Pertanto, l'ordine del giorno G25 è accolto come raccomandazione.

Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G26 non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G27, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Senatore Gaetti, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G28?

GAETTI (M5S). No, Presidente.

PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G28 è accolto come raccomandazione.

L'ordine del giorno G29, sostanzialmente identico agli ordini del giorno G30, G31, G32, G33 e G34, può essere accolto, ove accettata la riformulazione proposta. Poiché non vedo il senatore Mucchetti, chiedo alla senatrice Saggese se l'accetta.

SAGGESE (PD). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G29 (testo 2), G30 (testo 2), G31 (testo 2), G32 (testo 2), G33 (testo 2) e G34 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G35, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G36, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'ordine del giorno G37 è assorbito dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2).

Senatrice Comaroli, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G38?

COMAROLI (LN-Aut). No, Presidente.

PRESIDENTE. Poiché la presentatrice non insiste per la votazione, l'ordine del giorno G38 è accolto come raccomandazione.

Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G39 non verrà posto ai voti.

Senatrice Bertorotta, accetta la riformulazione proposta all'ordine del giorno G40?

BERTOROTTA (M5S). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G40 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Senatore Gaetti, insiste per la votazione degli ordini del giorno G41 e G42?

GAETTI (M5S). No, Presidente.

PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, gli ordini del giorno G41 e G42 sono accolti come raccomandazione.

Essendo stato accolto, in quanto già attuato, l'ordine del giorno G43 non verrà posto ai voti.

L'ordine del giorno G44 può essere accolto come raccomandazione, ove accettata la riformulazione proposta. Senatrice Comaroli, è d'accordo?

COMAROLI (LN-Aut). Sì.

PRESIDENTE. Poiché la presentatrice non insiste per la votazione, l'ordine del giorno G44 (testo 2) è accolto come raccomandazione.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G45, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G46 non verrà posto ai voti.

Senatore Gaetti, accoglie l'invito al ritiro che è stato formulato rispetto all'ordine del giorno G47?

GAETTI (M5S). Signor Presidente, visto che il senatore Questore Malan ha detto che è in atto una gara e che la questione sollevata dall'ordine del giorno è in via di risoluzione, lo ritiriamo.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G48 non verrà posto ai voti.

Senatore Gaetti, accetta la riformulazione proposta all'ordine del giorno G49?

GAETTI (M5S). L'accettiamo.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G49 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G50, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Sull'ordine del giorno G51 è stato avanzato un invito al ritiro. Senatore Gaetti, lo accoglie?

GAETTI (M5S). Signor Presidente, considerate le osservazioni fatte e visto che non dipende esclusivamente da noi, lo ritiriamo.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno G51 è dunque ritirato.

Senatore Girotto, accetta la riformulazione proposta all'ordine del giorno G52?

GIROTTO (M5S). L'accetto.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G52 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Senatrice Comaroli, accetta l'invito al ritiro che è stato proposto rispetto all'ordine del giorno G53?

COMAROLI (LN-Aut). Lo ritiro, signor Presidente.

PRESIDENTE. Senatore Gaetti, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G54?

GAETTI (M5S). No, Presidente.

PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G54 è accolto come raccomandazione.

Senatore Gaetti, accoglie la riformulazione proposta per l'ordine del giorno G55?

GAETTI (M5S). L'accetto, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G55 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G56, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

È stata presentata una proposta di invito al ritiro dell'ordine del giorno G57. Senatore Buemi, l'accetta?

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, prendo atto con rammarico dell'invito al ritiro, perché, avendo posto questioni di rilevante interesse per la prospettiva dell'Assemblea del Senato in termini di gestione degli eventuali futuri contenziosi, il fatto di invitare la Presidenza del Senato a valutare l'opportunità, in sinergia con l'altro ramo del Parlamento, su quali potrebbero essere i percorsi non mi sembra sia qualcosa di particolarmente rilevante, se non per il fatto di non voler prendere atto che la prospettiva deve essere quella del superamento dell'autodichia delle Assemblee parlamentari per quanto riguarda i trattamenti economici del personale.

Accetto l'invito al ritiro perché è evidente che è inutile fare la figura dei «Pierini», ma voglio che resti agli atti, signor Presidente, che tale questione rimane all'ordine del giorno, e lo ribadirò nella mia dichiarazione di voto. Non si può far finta di niente e non si può mettere la testa sotto la sabbia.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dei Documenti.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghi, intervenire in una discussione sul bilancio interno del Senato è particolarmente complesso, perché ci sono implicazioni di vario tipo che riguardano noi, i nostri colleghi con situazioni pregresse, il personale e le situazioni future.

Questa complessità deriva dal fatto che i bilanci delle due Camere sono singolarmente eccentrici rispetto alla metodica con cui sono redatti i bilanci degli enti pubblici, ma anche perché a questa discussione, durante tutto l'anno, la Presidenza rinvia tutta una serie di iniziative che, nel suo insindacabile giudizio, ritiene estranee al procedimento legislativo o ispettivo.

Così una mia interrogazione sull'autodichia parlamentare, nella primavera scorsa, fu fermata e non pubblicata perché mi si disse che sfuggiva al rapporto tra Parlamento e Governo, e atteneva agli atti interni del Senato. Non ne ero convinto, a dire il vero, visto che il Governo Renzi aveva ritenuto di costituirsi in giudizio a Palazzo della Consulta a favore dell'autodichia. Secondo me, era giusto chiamarlo a rispondere pubblicamente, visto che il Governo aveva deciso di opporsi all'interpretazione che io ritengo più corretta, chiedendone le ragioni. Ma, tant'è, accettai la situazione, come mi venne suggerito, e ne feci oggetto di un intervento in sede di bilancio interno con apposito strumento impegnativo verso il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza. Apprendo invece che in sede di ammissibilità del mio ordine del giorno al bilancio interno, la Presidenza ha ritenuto di espungere tutta la parte che dimostra con citazioni testuali l'irrazionalità, la contraddittorietà e l'abnormità delle sentenze dei cosiddetti giudizi domestici. Mi si dice che sono atti coperti da segreto, anche se mi sono limitato a citare la parte in diritto e mai ho inserito note o riferimenti personali alle parti private dei giudizi. In definitiva, la Presidenza non mi offre neppure il magro privilegio della stampa del documento in originale, come avviene sempre quando dichiara inammissibili parti di testi comunque pubblicati.

Troppo grande è il timore che queste cosiddette sentenze siano rese note alla collettività esterna a questi palazzi? Si tratta - lasciatemelo dire - di un atto di debolezza. Se veramente credete nell'assurdità secondo cui la legge dello Stato non entra a Palazzo appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale, dovreste produrre voi queste sentenze che lo affermano, in totale solitudine da quando anche la Corte costituzionale vi ha abbandonato con la sentenza n. 120 del 2014. Del resto, la pubblicità delle sentenze non è un vezzo o un capriccio: uscire dalle sentenze segrete fu, nel Settecento, uno dei primi atti dello Stato di diritto, per sollecitare il giudizio dell'opinione pubblica sull'operato di una delle massime funzioni dello Stato.

Non ho prodotto né sentenze sugli affitti di Scarpellini, né sui pensionamenti concessi prima del blocco retributivo. Mi sono limitato a motivare con atti le tesi dell'abbandono dell'autodichia, come già fatto con l'ordine del giorno Schullian approvato a luglio nella discussione sul bilancio della Camera. Ma vedo che qui si preferisce opacità in un luogo in cui invece dovrebbe esserci trasparenza assoluta: è la riprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che dietro il mantenimento dell'autodichia si celano interessi oscuri.

Colleghi, concludendo, a voi impugnare la mannaia per recidere quanto in questi anni ha consentito comportamenti, favori e atteggiamenti poco trasparenti che hanno creato nell'opinione pubblica - e ciò riguarda tutti noi - l'idea che qui non ci fosse un'Assemblea di servitori dello Stato e della democrazia del nostro Paese, ma di cospiratori o di conservatori di privilegi che devono essere rimossi non perché il Paese è in crisi, ma perché sono ingiusti.

Da questo punto di vista, signor Presidente, sono veramente rammaricato che non ci sia la volontà di affrontare una volta per tutte la questione che l'autonomia organizzativa delle Assemblee di Camera e Senato, necessaria per procedere in assoluta libertà e per attuare il procedimento legislativo senza condizionamento alcuno è un conto, mentre cosa diversa è mantenere privilegi e atteggiamenti di compromissione con quelli che sono i trattamenti che si differenziano in maniera inaccettabile rispetto a tutti gli altri servitori dello Stato.

COMAROLI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMAROLI (LN-Aut). Signor Presidente, molto è stato fatto - non c'è dubbio - e mi permetta di ringraziare il Collegio dei Questori, i dipendenti, i dipendenti dell'Ufficio di Presidenza, gli assistenti parlamentari e tutti i funzionari delle Commissioni, che ci aiutano moltissimo.

Invece, Presidente, moltissimo - e questa è una certezza - dobbiamo ancora fare. Negli ordini del giorno che abbiamo presentato ci sono molte proposte articolate, tante delle quali - e questa è una nota positiva di cui ringrazio il Collegio dei Questori - sono state accettate.

L'auspicio è che diventino presto una piattaforma su cui fare, costruire quello che dovrà essere il Senato, un'istituzione che costi molto di meno, alla luce anche della riforma costituzionale che abbiamo recentemente approvato.

Le preoccupazioni del nostro Gruppo, dopo una prima fase importante di tagli, sono che non vi sia una vera riorganizzazione di tutto l'impianto di spesa. Per tale ragione era importante approvare il nostro ordine del giorno che andava ad individuare i centri di costo. Infatti, proprio sulla base di quell'ordine del giorno, si sarebbe potuto procedere ad una vera riorganizzazione di tutta la spesa del Senato, dalla quale riteniamo occorra ripartire. Per qualcuno, infatti, è facile proporre d'intervenire sui dipendenti, ma è molto, molto più difficile farlo sull'organizzazione, sulla razionalizzazione, sull'ottimizzazione, sull'appropriatezza delle funzioni e, soprattutto, sulla loro efficacia ed economicità.

Questo è l'appello che continuiamo a fare. Vede, signor Presidente, non vogliamo che succeda quello che sta accadendo all'Ufficio parlamentare di bilancio - oggi, per la prima volta, abbiamo sentito quello sta facendo - il cui costo ci sembra un po' elevato, visto che si aggira sui 6 milioni di euro l'anno e ha a disposizione quaranta dipendenti. Ci sembra un'altra authority, come quelle presenti nella nostra amministrazione pubblica (e delle quali tutti conosciamo l'efficacia e l'importanza!).

Un nostro intervento si rende necessario, non soltanto per non lasciare il campo a chi cerca di attirare consensi e approvazione con facili esercizi di propaganda politica, contribuendo in questo modo ad alimentare ancora di più la falsa argomentazione secondo la quale ogni male del nostro Paese verrebbe dalla politica, soprattutto da quella dei grandi Palazzi di potere, ma perché è nostra responsabilità e nostro dovere nei confronti dei cittadini.

Il lume che deve guidarci in quest'opera di revisione e rinnovamento, da compiere nella direzione del risparmio, della trasparenza e della funzionalità, non dev'essere soltanto la volontà di operare una semplice spending review, imposta ora dalla grave congiuntura economica, ma il recupero della nostra responsabilità politica e anche morale, al fine di restituire ai cittadini quella fiducia nelle istituzioni politiche di rappresentanza che da troppo tempo ormai sono affette da una generale crisi di legittimazione. La pubblica amministrazione e gli enti locali e territoriali, infatti, sono tenuti da tempo al rispetto dell'obbligo della trasparenza, determinato anche dalla legislazione comunitaria.

Ora è il turno proprio delle istituzioni centrali: rivolgo a lei, signor Presidente, la richiesta di iniziare da qui, da quest'autorevole sede, un'opera di razionalizzazione della spesa pubblica. Alcuni interventi sono già stati posti in essere, ma quanti ne rimangono ancora da pianificare?

Vorrei sottolineare un aspetto rilevante: è sicuramente importante la riduzione della spesa pubblica, di cui tutti parlano con tanta enfasi, ma alla fine - lo ribadisco - dobbiamo essere proprio noi a dare l'esempio. L'obiettivo che ci chiedono di perseguire i cittadini e, prima ancora, la nostra coscienza deve consistere proprio nel recupero di quegli sprechi dell'intera macchina statale pubblica. Il fine che ci deve guidare è la razionalizzazione e la migliore allocazione possibile delle risorse, seguendo quindi uno schema quantitativo diverso, indirizzato nel senso di quell'ottimizzazione ed efficacia che citavo prima. Una logica, questa, che sicuramente non è stata seguita dalla vecchia mentalità tecnicista dei tagli lineari e indiscriminati che ha fatto il Governo: al posto di offrire un servizio utile ad un migliore andamento della pubblica amministrazione di tutto il Paese, ha creato e continua a creare soltanto inefficienza, ingorghi burocratici e - aspetto più importante di tutti - una disfunzione della macchina pubblica, che inevitabilmente si ripercuote sui servizi offerti - anzi, non offerti - al cittadino.

Posso fare un esempio eclatante che agli occhi dell'opinione pubblica potrebbe essere forse di maggiore evidenza ed impatto: risparmiare in maniera intelligente e mirata potrebbe aiutare a superare, ad esempio, l'impasse del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, in particolar modo di quelli delle Forze dell'ordine, che, come tutti ben sanno, offrono un servizio insostituibile alla cittadinanza, che di sicuro non potrebbe trarne che benefici. La logica quantitativa del risparmio, spostata ad una logica qualitativa delle modalità e del settore d'intervento, lo ribadisco, si impone come linea guida della nostra opera, che non deve risparmiare nessuna istituzione.

Non deve risparmiare nessuna istituzione - lo ripeto - non deve proteggere interessi e privilegi di nessuna classe o lobby, non deve creare nessuna zona franca. Affinché il Senato possa dare esempio ed essere un modello di spending review intelligente, anche per corrispondere ad un impegno che lei, signor Presidente, prese il giorno stesso del suo insediamento, ma che anche tante forze politiche - tra cui, per prima, la Lega Nord - hanno preso in carico, con senso di doverosa necessità. La necessità di ridurre le spese in maniera razionale, in tempo di crisi, la necessità di aumentare l'efficienza della macchina statale per offrire, quanto più possibile, un servizio ottimale ai nostri cittadini, la necessità di restituire fiducia e di recuperare il consenso di un'opinione pubblica ormai troppo maldisposta, nei confronti non soltanto della classe politica, ma anche di tutte le istituzioni. Le stesse istituzioni il cui primo obiettivo deve essere l'amministrazione della democrazia orientata al bene comune.

Con l'auspicio che le mie parole possano presto tramutarsi in fatti e con la convinzione che le mie opinioni trovino il maggior consenso possibile, la Lega Nord voterà a favore del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno 2013 e del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, rispetto allo scorso anno, quando approvammo il bilancio preventivo per l'anno 2014 a fine novembre, perché eravamo al'inizio della legislatura, quest'anno registriamo un passo in avanti, con l'allineamento della discussione del bilancio preventivo e del consuntivo. Come è stato detto già nella seduta antimeridiana, il ritardo con cui oggi discutiamo il bilancio è dovuto alla nostra organizzazione dei lavori. Lo dico per il lavoro compiuto dal Collegio dei Questori e dai funzionari del Senato: eravamo pronti un po' di tempo fa per discutere il bilancio.

Vorrei evidenziare alcuni aspetti del bilancio, che sono stati ben segnalati dalla relazione di accompagnamento, ma vorrei soffermarmi su quanto la parte di funzionamento ordinario del bilancio sia quella più ridimensionata e, in generale, sul fatto che i costi del Senato, negli ultimi anni, siano scesi, in media, quanto o più di quelli delle amministrazioni pubbliche. Le spese di funzionamento sono state ridotte, passando da 57 milioni di euro a 49 milioni di euro, con una diminuzione del 14 per cento in un anno e, come la relazione dei Questori ci ha detto, tutte o quasi le voci sono in diminuzione. Tuttavia crediamo che questa discussione debba essere utile per una riflessione onesta tra noi tutti.

Prima della pausa estiva, siamo stati impegnati giorno e notte nell'approvazione della riforma costituzionale, che cambierà il Senato sostanzialmente, facendolo passare, ad un'Assemblea di secondo livello, formata da 100 senatori non eleggibili da parte dei cittadini. Una delle più forti motivazioni a sostegno di questa riforma, da parte del Governo, è stata proprio la riduzione dei costi della politica e l'aspirazione che l'abolizione del Senato eletto dai cittadini produrrà un enorme risparmio per il Paese. Allora, per noi, l'analisi del bilancio del Senato assume un interesse particolare, perché ci permette di fare un'operazione di verità nei confronti dei cittadini. C'è stato detto che le competenze dei senatori rappresentano 42 milioni di euro, a cui si sommano 36 milioni di euro di natura indennitaria e 21 milioni di euro di trasferimento ai Gruppi parlamentari. Nel Senato dei 100, quanti sarebbero i rimborsi ai consiglieri regionali o ai sindaci? È ipotizzabile che siano almeno 12 milioni di euro?

Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 17,58)

(Segue PETRAGLIA). E cosa accade alla voce «Gruppi parlamentari»? Continueranno ad esserci i Gruppi parlamentari? La corrispondente voce «Trasferimento ai Gruppi parlamentari» sarà diminuita di due terzi, fino ad essere di soli 7 milioni di euro? Quindi, se la matematica non è un' opinione, si avrà un risparmio massimo stimabile di 80 milioni di euro. Si tratta di una cifra senza dubbio importantissima su un bilancio di 525,5 milioni di euro. Parliamo infatti del 15,2 per cento di risparmio nel caso in cui i nuovi senatori svolgeranno a costo zero il loro mandato. Poi diventerà particolarmente interessante leggere la voce «rimborsi spese ai senatori».

Non siamo quindi dinanzi ad un azzeramento come ci è stato detto. Ed è grave che il Governo, invece di mettere mano a stimoli seri ed urgenti all'economia, abbia preferito distogliere l'opinione pubblica e bloccare le attività istituzionali per lunghissime settimane, per approvare una riforma che fa risparmiare il 15 per cento, sottraendo spazi alla democrazia ed il potere democratico dei cittadini di scegliere chi li rappresenta.

Credo che abbiamo il dovere di raccontare a gran voce ai cittadini che abbiamo approvato una pessima riforma costituzionale solo per parlare alla pancia della gente, gente che pensa che i politici siano tutti uguali e tutti rubino. Ma questo non è oggetto della discussione di oggi.

Naturalmente, il risparmio massimo del 15 per cento vale sempre se i nuovi senatori non avranno alcuna indennità e se tutta la voce «trasferimento ai Gruppi parlamentari» si azzererà.

Siamo pronti a vedere cosa succederà nella realtà. Certo, se dovessimo avere come punto di riferimento la realtà di questi giorni rispetto alle elezioni provinciali dopo una lunga campagna elettorale, una delle tante campagne demagogiche per l'abolizione della politica, l'esperienza ci dice che le Province non sono state abolite e quindi non vi è stato alcun azzeramento.

Abbiamo ascoltato con attenzione alcuni interventi della maggioranza che ci hanno spiegato la necessità, in nome della spending review o razionalizzazione (ma vorrei precisare che si tratta di due concetti profondamente diversi), di unificare e riorganizzare le strutture dei due rami del Parlamento. Impegno che, tra l'altro, avevamo preso già lo scorso anno, ancora prima della proposta di riforma costituzionale dell'attuale Governo. Ma evidentemente c'era preterintezione e le ingenuità in politica non sono ammesse, nemmeno le nostre.

Nel dibattito sui costi c'è stata una grande ambiguità su quello che succederà delle strutture del Senato, dei lavoratori e delle lavoratrici. Nemmeno oggi ci sono stati segnali chiari. Abbiamo letto, nelle scorse settimane, affermazioni del Governo che a volte hanno annunciato la chiusura, altre la riduzione, ma credo che dovremo dire cosa avverrà a tutti coloro che lavorano al Senato, sopratutto quali strumenti mettiamo in campo per tutelare tutto il personale: quello del Senato, quello dei Gruppi, quello della famosa delibera del 1993 e i precari in attesa di stabilizzazione. Insomma, a tutti coloro che quotidianamente fanno funzionare, egregiamente come tutti hanno ampiamente detto, la seconda istituzione dello Stato. Personale di grande professionalità, che dovremmo saper valorizzare meglio e non rappresentare all'esterno come parte della casta. Vorrei ricordare che il personale è diminuito perché è in vigore il blocco del turn over e che vige il blocco dell'adeguamento automatico delle retribuzioni.

È stato ricordato che è in corso una difficile trattativa sindacale per un taglio alle retribuzioni più alte. Noi ci sentiamo in dovere di dire di utilizzare accortezza e pieno coinvolgimento, di evitare pessime rappresentazioni all'esterno, il cui unico effetto è il discredito di tutti noi, nonché di evitare che in nome di una giustizia sociale si effettuino tagli anche sulle retribuzioni più basse.

Condividiamo la proposta di proporre soluzioni per dare certezza contrattuale ed economica anche ai collaboratori parlamentari.

In questi anni, abbiamo assistito alla caduta di credibilità delle nostre più alte istituzioni, considerate come luoghi irriformabili, luoghi dello spreco e dei privilegi, in nome del principio «tanto sono tutti uguali».

La presentazione del bilancio del Senato potrebbe dunque essere l'occasione e l'opportunità per un'operazione di trasparenza e chiarezza nei confronti dei cittadini.

Tutti condividiamo la necessità di razionalizzare le spese del Senato, di proseguire sulla strada di scelte importanti come il taglio delle competenze dei senatori e i vitalizi. Crediamo che dovremo aprire una seria riflessione sulla riduzione delle nostre indennità, ma non perché qui si lavora solo due giorni e mezzo alla settimana. Faccio un appello a tutti noi: lasciamo questo facile populismo alla Rete e a qualche Ministro. Noi dobbiamo essere in sintonia con il Paese e con la situazione del Paese e dobbiamo imparare noi stessi a saper raccontare il nostro lavoro, che non è fatto solo di Aula e Commissione, ma anche di confronti pubblici, incontri diretti con i cittadini e con i territori che rappresentiamo. I Questori hanno lavorato insieme con gli Uffici - e li ringraziamo - per garantire una rendicontazione reale e trasparente di tutte le spese relative all'indennità di mandato. La trasparenza assoluta deve rimanere un impegno primario per noi e per tutte le amministrazioni pubbliche dinanzi ai cittadini, che hanno il diritto di sapere come vengono utilizzati i fondi pubblici fino all'ultimo centesimo.

Ma questo a volte non sembra neanche più interessare, perché, in un clima di crescente antipolitica e populismo, un clima che la politica degli ultimi mesi ha costruito rappresentando le istituzioni stesse come una spesa improduttiva, l'approvazione del bilancio del Senato non è una notizia. Peccato, perché sarebbe stata l'occasione giusta per spiegare al Paese che le istituzioni democratiche stanno facendo la loro parte seriamente per il risanamento dei conti, spiegare che i compensi dei senatori sono stati ridotti, come sono stati tagliati i vitalizi e i privilegi, spiegare che l'attività delle istituzioni e l'attività politica hanno dei costi reali, perché la democrazia è un investimento per il futuro del Paese e non una voce di costo del bilancio. Spiegare questo sarebbe stato serio, responsabile ed europeo; ma anche su questo il nostro Paese è in piena controtendenza.

Ad ogni modo, sulla base di queste considerazioni, Sinistra, Ecologia e Libertà e tutto il Gruppo Misto voteranno a favore del bilancio del Senato.

COLUCCI (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COLUCCI (NCD). Signora Presidente, ringrazio il Questore Malan per la risposta esauriente che, a nome dei Questori, ha testé dato. Confermo, a nome del mio Gruppo, il voto favorevole al bilancio presentato dai senatori Questori a nome del Consiglio di Presidenza. Richiamo ancora l'attenzione dei Questori e dei membri del Consiglio di Presidenza del Senato sulle considerazioni che stamani ho evidenziato nel mio intervento, in modo particolare per quanto attiene alle prospettive che il Senato dovrà affrontare per le nuove funzioni che sarà chiamato a svolgere nel prossimo futuro, in riferimento alla riforma già all'esame dei due rami del Parlamento.

Sottolineo ancora l'attenzione che si dovrà rivolgere alla decisione che gli Uffici di Presidenza della Camera e del Senato si apprestano ad approvare sulla legittimità, anche costituzionale, del trattamento economico dei dipendenti delle due Camere, a cui ha fatto riferimento anche il Questore Malan.

Confermo quindi il voto favorevole del Gruppo NCD. (Applausi dal Gruppo NCD).

CIOFFI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIOFFI (M5S). Signora Presidente, il Movimento 5 Stelle si asterrà dalla votazione di questo bilancio di previsione 2014, esattamente come ha fatto l'anno passato ed esattamente com'è stato fatto dalla collega Bottici in sede di Collegio dei Questori. Lo faremo perché non vogliamo essere vostri complici nell'ennesima presa in giro a danno dei cittadini italiani. Lo faremo per banalissime ragioni di coerenza, ben consapevoli del fatto che alla maggioranza di voi questo termine risulti leggermente sconosciuto.

A nostro avviso, infatti, questo bilancio prosegue la mistificazione della realtà iniziata con il bilancio di previsione 2013, allorché, mediante un mero artificio contabile, vennero spostati tra le partite di giro capitoli di spesa e di entrata che prima di allora, in tutti i bilanci precedenti, erano sempre stati allocati in poste diverse del bilancio. Questo spostamento, che vorrebbe apparire come una questione solamente formale, in realtà è stato essenziale per consentire al bilancio 2013 di raggiungere gli obiettivi di risparmio di spesa previsti dall'ordine del giorno G100 approvato al Senato nel 2011. Quello spostamento di capitoli di bilancio, in poche parole, fu fatto al solo scopo di far comparire una diminuzione della spesa di 20 milioni e 300.000 euro che in realtà non c'era.

Anche con il bilancio di previsione 2014 si prosegue il gioco delle tre carte e si continua ad inserire tra le partite di giro i contributi a favore del fondo di previdenza del personale del Senato e i contributi a favore del fondo di solidarietà dei senatori. Se queste voci fossero state lasciate lì dove sono sempre state fino al 2012, il risultato di questo bilancio sarebbe stato molto, ma molto diverso. Avremmo avuto, infatti, un totale spese pari a oltre 561 milioni di euro, anziché i 541 milioni che vengono dichiarati. Per inciso ricordiamoci quale è la spesa del funzionamento degli eletti di questo Senato: 78 milioni di euro su 561. Quindi, sapete che, quando abbiamo fatto le riforme, chi ha detto che ci sono dei risparmi abolendo il Senato ha mentito ai cittadini. Noi ricordiamo quali sono i numeri reali. E, quindi, anche quest'anno non sarebbero stati raggiunti gli obiettivi di risparmio che lo stesso Senato aveva stabilito con l'ordine del giorno G100.

Ma anche a voler considerare come reali i dati riportati nel bilancio di previsione 2014, se paragoniamo la spesa totale a quella dell'anno precedente salta subito agli occhi che i risparmi di spesa di questo bilancio ammontano appena a 500.000 euro, cioè solo lo 0,09 per cento in meno rispetto al 2013, che significa poco meno dell'1 per mille. Mi sembra che abbiamo fatto un risparmio molto considerevole.

Altro elemento singolare di questo bilancio di previsione è la bizzarra movimentazione dei fondi di riserva rispetto all'anno precedente. Infatti, nonostante il bilancio di previsione sia sostanzialmente uguale per ammontare totale di spesa rispetto a quello dell'anno precedente, i fondi di riserva sono più che raddoppiati e, infatti, passano da 1.460.000 euro a 3.850.000 euro. Come ben sapete, ai sensi dell'articolo 7 del Regolamento di amministrazione e contabilità del Senato, i fondi di riserva sono iscritti in bilancio per far fronte a spese impreviste. In sostanza, con l'aumento sproporzionato dei fondi di riserva avete operato un altro escamotage contabile perché da una parte (e cioè nella relazione approvata dal Consiglio di Presidenza) vengono affermate la virtù e la sobrietà dell'amministrazione del Senato, che sarebbe riuscita a ridurre gli stanziamenti dei capitoli di spesa, e dall'altra parte l'aumento dei fondi di riserva vi consente di costituire quel cuscinetto di sicurezza a cui attingere per ripristinare le dotazioni di spesa solo apparentemente ridotte. In sostanza, l'aumento di tali fondi ha consentito di affermare che i capitoli di spesa sono stati ridotti, ma in realtà non è così perché le somme sono state spostate nei fondi di riserva pronte ad essere utilizzate all'occorrenza.

Infine, un ultimo aspetto, che sentiamo il dovere di stigmatizzare, è relativo al sistematico prodursi di avanzi d'esercizio considerevoli. Come tutti voi sapete, l'avanzo di esercizio si forma in virtù di minori spese o di maggiori entrate rispetto a quelle preventivate, nonché per la cancellazione di residui passivi di esercizi precedenti. L'avanzo di esercizio viene accertato con l'approvazione del rendiconto e, ai sensi dell'articolo 29, comma 5, del Regolamento di amministrazione e contabilità, viene iscritto tra le entrate del bilancio di previsione dell'esercizio finanziario immediatamente successivo. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano e l'avanzo di esercizio sarebbe la naturale conseguenza della natura finanziaria del bilancio di previsione. Tuttavia, la singolarità dei bilanci di previsione del Senato è data dal fatto che ogni anno tra le previsioni del bilancio e i dati finali del rendiconto si formano degli avanzi di esercizio rilevanti, certo non tanto quanto quelli della Camera, che risultano molto rilevanti.

Va riconosciuto agli Uffici di Ragioneria il merito di aver ridotto negli ultimi anni l'importo degli avanzi d'esercizio. Il loro ammontare è ancora considerevole e basti pensare che quello del Rendiconto 2013 ammonta a ben 17.942.0000 euro. Questi avanzi d'esercizio così consistenti sono indice di un rilevante e incomprensibile scostamento tra l'ammontare delle previsioni di spesa e l'ammontare delle spese a consuntivo e sono la chiara manifestazione del fatto che, in realtà, vi sono ulteriori significativi margini per la riduzione della spesa del bilancio preventivo e, quindi, della dotazione che il Senato riceve dallo Stato. Forse avremmo potuto operare per ridurre realmente questi costi, se l'avessimo voluto veramente.

La consuetudine di stimare spese notevolmente superiori a quelle effettive, nonostante i dati storici consentano ormai previsioni sempre più accurate, si traduce nell'ipocrisia politica di poter affermare la sobrietà e l'efficienza dell'amministrazione.

Pertanto, alla luce di tutte le suddette motivazioni, poiché il Movimento 5 Stelle non intende essere vostro complice nell'ennesima presa in giro ai danni dei cittadini, non possiamo che astenerci da questa votazione.

In altri momenti probabilmente avremmo fatto questa dichiarazione di voto condendola con maggiore indignazione. Ora l'indignazione ce la teniamo dentro, ma ve la restituiremo anche perché dopo aver visto come avete violentato la Costituzione - era appena la fine di luglio, gli inizi di agosto, come ricorderete - anche il nostro sdegno deve essere riparametrato perché non meritate neanche quello. Potete essere orgogliosi di aver perso anche la dignità necessaria per ricevere il nostro sdegno. Au revoir. (Applausi dal Gruppo M5S).

MANDELLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, onorevoli senatori, quest'anno ci troviamo ad esaminare il bilancio interno del Senato dopo aver votato la riforma costituzionale che ridisegna le funzioni dell'attuale Camera alta nell'ambito di un bicameralismo non paritario.

È ovvio che la riforma in itinere non impatta sui conti del 2014, né sul rendiconto per il 2013, ma il percorso intrapreso dal Consiglio di Presidenza è quello di una riduzione generale dei costi che potrà avere delle utili ricadute anche laddove, come auspichiamo, la riforma costituzionale dovesse entrare in vigore.

I primi ad affrontare il sacrificio sono stati i senatori che, al centro di una campagna mediatica senza precedenti che vedeva il Senato essere la causa di tutti i mali, la casta delle caste, hanno affrontato con coraggio i tagli richiesti dal buonsenso, prima che dalla pubblica opinione.

Va ricordato, però, che le spese complessive affrontate per il Senato della Repubblica rappresentano solo lo 0,066 per cento del totale della spesa dello Stato.

Per avere un'idea delle grandezze in campo, l'ipotesi di revisione della spesa pubblica prospettata dal presidente del Consiglio dei ministri Renzi e stimata in 20 miliardi di euro, rappresenta circa il 2,5 per cento della spesa pubblica. Lo ripeto: lo 0,066 rispetto al 2,5 per cento.

Per assurdo, abolendo completamente questo ramo del Parlamento si sarebbe tagliato, per l'appunto, lo «zero virgola» del bilancio del nostro Paese senza che ciò comportasse un impatto significativo sui conti pubblici. Tanto per chiarire a tutti gli italiani che i capitoli ove tagliare sono altri, perché altrove c'è la «ciccia», tanto per richiamare un'espressione usata dal presidente Renzi.

A titolo di esempio, basti sapere che il bilancio interno del Senato, ove siedono i rappresentanti di tutta la Nazione, è di circa 541 milioni di euro e che la cifra che lo Stato trasferisce al Comune di Roma (che ha peraltro beneficiato di 300 milioni di euro nella gestione commissariale per rientrare del debito accumulato da varie amministrazioni) è pari a 540 milioni di euro.

La spending review, cui pure il Senato partecipa, va fatta sopratutto nell'area grigia che è costituita dagli oltre 130 miliardi di spesa per i consumi intermedi dello Stato. Questo, sempre, per avere un'idea delle grandezze e dei numeri in campo.

Per quanto riguarda noi senatori, in particolare, tengo a sottolineare che nel gennaio 2012 si era provveduto a ridurre di 1.300 euro mensili l'indennità parlamentare. Questo taglio è stato prorogato sino alla fine del 2015. Tale riduzione è la più recente di una serie cui i parlamentari si sono sottoposti a partire dalla legge finanziaria del 2006 che prevedeva una riduzione del 10 per cento confermata, poi, dalla legge finanziaria del 2008.

L'attuale trattamento economico di ciascun senatore è di circa 5.000 euro netti al mese, poco più, poco meno, a seconda delle addizionali regionali e comunali. Una cifra lontanissima da quel «dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate» previsto dalla legge del 1965.

Chi grida ancora alla casta deve sapere che il costo direttamente imputabile ai senatori è pari a meno del 15 per cento dell'intero bilancio del Senato, costo che include anche le differenti voci di rimborso per le spese effettivamente sostenute. Gli ex senatori costano meno del 4 per cento.

Bisogna prendere atto che quasi il 52 per cento dei costi è relativo a spese per il personale di ruolo e a tempo determinato e per il personale in quiescenza. Va, infatti, ricordato che gli ex dipendenti di questa amministrazione ricevono la pensione direttamente dal Senato. La riduzione dei costi per il personale di ruolo è, grosso modo, compensata dall'aumento per quella dei pensionati del Senato.

Su queste cifre, così come su quelle della Camera dei deputati, bisognerà che i Consigli di Presidenza avviino un'ulteriore responsabile riflessione continuando, quindi, questo cammino virtuoso di cui dicevo all'inizio.

Innanzitutto, si potrebbe accorpare una serie di Servizi che non ha più alcun senso che costituiscano degli esatti doppioni. Ad esempio, bisognerebbe accorpare le due Biblioteche, ma anche i due Servizi studi e i due Servizi del bilancio, pur preservandone l'autonomia rispetto all'Ufficio parlamentare di bilancio, di cui ancora non abbiamo capito la necessità (anche se voluto dalla Comunità europea), considerati anche i costi ulteriori che comporterà a carico delle Camere. Ma anche diversi altri Servizi amministrativi di interesse comune che possono essere gestiti congiuntamente, con evidenti economie per entrambe le amministrazioni, dovrebbero essere considerati.

Poi, con la consulenza degli istituti di previdenza pubblici - coi quali, se non ricordo male, si era ragionato anche in passato - occorre procedere alla razionalizzazione sia dei vitalizi dei parlamentari, che del trattamento di quiescenza del personale delle Camere.

I margini per operare ulteriori risparmi a noi sembra, quindi, che ci siano, senza lasciare indietro nessuno, senza stravolgere diritti acquisiti, ma semplicemente ottimizzando il modello di organizzazione di questa e dell'altra Camera, come si farebbe in una azienda. Noi abbiamo la fortuna di sedere in una «azienda» che offre un servizio fondamentale per il Paese, quello della democrazia rappresentativa. È forse il servizio più alto e più importante. Questo servizio ha un costo, come in tutte le democrazie.

La lettura del bilancio del Senato e delle azioni intraprese convincono che il Senato è una casa di vetro. L'azione intrapresa per la riduzione della spesa e per la restituzione allo Stato di una parte delle somme già destinate al bilancio del Senato - ben evidenziata dai senatori Questori - dimostra, a nostro avviso, che il Collegio dei Questori, il Consiglio di Presidenza, a partire dal presidente Grasso, hanno dato dei segnali incontrovertibili della volontà di non essere e di non voler apparire come una casta.

Per concludere, vorrei esprimere un sentito, e non ridondante, ringraziamento al personale del Senato e, consentitemelo, perché non viene mai ricordato, al personale che lavora con dedizione presso i Gruppi parlamentari.

Annuncio, quindi, il voto favorevole del Gruppo Forza Italia sul bilancio 2014 e sul rendiconto 2013, apprezzando gli sforzi di razionalizzazione dei Servizi e dei conti del Senato sinora compiuti, nell'auspicio di ulteriori interventi di ottimizzazione che, - siamo certi - verranno affrontati a partire dal prossimo bilancio previsionale. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e NCD).

DEL BARBA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEL BARBA (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, il bilancio consuntivo per l'anno 2013 e il bilancio di previsione per l'anno 2014 al nostro esame evidenziano l'apprezzabile raggiungimento, in termini sia nominali che reali, degli obiettivi contenuti nell'ordine del giorno G100, approvato in data 3 agosto 2011 dall'Assemblea del Senato, in occasione della discussione del bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2011. In quell'ordine del giorno, fortemente voluto e sostenuto nella scorsa legislatura dal Gruppo del Partito Democratico, il Senato si impegnava, in linea con quanto già previsto per le altre istituzioni e amministrazioni dello Stato, ad avviare un percorso di spending review interna e di razionalizzazione dei Servizi, con l'obiettivo di ridurre la spesa complessiva di un ammontare pari al -1,5 per cento, al -3,5 per cento e al -6 per cento rispettivamente negli anni 2012, 2013 e 2014, con riferimento ai valori del 2010.

A seguito di un percorso rigoroso e virtuoso di razionalizzazione e contenimento della spesa, al quale hanno contribuito tutte le parti interessate, e che ha riguardato tutti i capitoli e le voci di spesa del bilancio interno del Senato, quegli obiettivi, come detto, oggi sono stati sostanzialmente raggiunti. È il caso di sottolineare che in tale operazione di riduzione complessiva della spesa del Senato un contributo significativo è stato conseguito dal lato delle spese di funzionamento e dal lato della spesa per i senatori, in particolare attraverso l'abolizione del vitalizio e l'adozione di un sistema pensionistico contributivo pro rata.

Nel confronto con le amministrazioni centrali, il contenimento delle spese complessive del Senato risulta sostanzialmente in linea. Su tale dato influiscono tuttavia in misura significativa proprio la spesa per il personale cessato dal servizio e le spese per i vitalizi, al netto delle quali l'aggregato del Senato si assesterebbe a livelli decisamente migliori.

Il bilancio consuntivo per l'anno 2013 e il bilancio preventivo per l'anno 2014 danno evidenza numerica a tale percorso, confermando quindi una riduzione di natura permanente della spesa interna anche per gli anni a venire. Nel merito, i documenti al nostro esame evidenziano, per quanto riguarda il bilancio consuntivo per l'anno 2013, una spesa complessiva effettiva pari a 525 milioni di euro, più bassa di 28,5 milioni di euro rispetto allo stanziamento preventivato. Dal lato delle entrate, il consuntivo 2013 registra entrate effettive pari a 534 milioni di euro a fronte di 554 milioni di euro di entrate preventivate; pertanto l'avanzo di esercizio 2013 si attesta a 17,942 milioni di euro.

Il contributo alle economie di spesa si registrano in tutti i macroaggregati. Non ripeto quanto ho qui appuntato sulle principali voci che contribuiscono a queste riduzioni, in quanto già ripercorse nell'intervento apprezzato del senatore questore De Poli e riprese ulteriormente da altri colleghi nel corso della discussione generale.

Passando al bilancio preventivo per l'anno 2014, la previsione di spesa è stata fissata, al netto dei risparmi da versare a bilancio del Senato e al lordo dei trasferimenti al Fondo di previdenza del personale maturati e non effettuati, in 541 milioni di euro. Rispetto al 2010, il preventivo 2014 evidenzia una riduzione della spesa complessiva in misura pari al 9 per cento; circa 53,5 milioni di euro in meno rispetto al 2010. Anche in questo caso, non entro nei dettagli già ricordati.

Sulla gestione delle spese relative al 2014, pertanto, grava l'onere di eguagliare, se non migliorare le performance registrate a consuntivo nel 2013 ed il raggiungimento di adeguate economie di spesa che certifichino in via definitiva il trend di riduzione permanente della spesa.

I dati di bilancio preventivo evidenziano ad una prima sommaria analisi un miglioramento generale dell'andamento della spesa, su cui tuttavia grava il peso dei trattamenti del personale in quiescenza, che cresce in misura più accentuata (+4,08 per cento) della variazione in diminuzione del costo del personale in servizio (-3,25 per cento).

Proprio su questo punto, così come sulla crescita della spesa per gli ex senatori, occorre effettuare nei prossimi mesi una verifica approfondita su cause e linee di tendenza per individuare i possibili interventi correttivi.

Per quanto riguarda le spese per servizi e forniture, si prevede per il 2014 una riduzione del 2,47 per cento rispetto al 2013; dato a cui contribuiscono tutte le voci di spesa, fatta eccezione per la voce «Studi, ricerche e informazioni» che è prevista in aumento del 6,26 per cento. Le spese in conto capitale sono previste rimanere inalterate nel 2014 rispetto a quanto preventivato nel 2013.

Dato atto dei risultati positivi raggiunti in questi ultimi tre esercizi, ci troviamo oggi di fronte a nuove sfide, forse più ambiziose e con un respiro di lungo periodo, almeno di legislatura.

Gran parte del lavoro che poteva essere fatto sulla base dell'ordine del giorno G100 è stato realizzato; il trend di riduzione e stabilizzazione della spesa è noto anche per i prossimi anni. Potremmo ritenerci soddisfatti, ma proprio da questi risultati il Partito Democratico ritiene di dover ripartire per migliorare e allineare le spese del Senato a quelle delle altre amministrazioni dello Stato. In buona sostanza, si tratta di riprendere e rilanciare, con maggiore determinazione e con nuovi contenuti, lo spirito e le finalità del già citato ordine del giorno, dando al Senato, ma non solo ad esso nuovi traguardi di efficienza ed innovazione.

Conclusa la fase più semplice dei cosiddetti "tagli lineari" alla spesa interna, a nostro giudizio risultano ancora aperti diversi fronti su cui lavorare per migliorare il processo di revisione della spesa stessa. In tale contesto, come è emerso nel corso della discussione generale, si potrebbe lavorare in sinergia con la Camera dei deputati, in direzione di una nuova e diversa modalità di erogazione dei servizi di natura identica, oggi erogati in modo separato dalle due Camere.

Alcune iniziative in tal senso sono state già adottate, e più volte ricordate nella giornata di oggi. Ma sul tema dell'unificazione dei servizi di Camera e Senato molto può essere ancora fatto, ottenendo per tale via maggiore efficienza e qualità nell'erogazione dei servizi stessi e minori centri di spesa. Penso ad esempio che sarebbe utile in prima battuta unificare la gestione dei servizi informatici, creare un polo bibliotecario unico del Parlamento. Gli ordini del giorno di oggi sono andati esattamente in questa direzione e, tra l'altro, le biblioteche di Camera e Senato sono tra loro contigue, e soprattutto unificare e rafforzare alcuni servizi centrali per entrambe le Camere.

Non mi dilungo nella puntuale individuazione delle prossime sinergie, nella consapevolezza che il dibattito odierno ha pienamente illustrato questa volontà, consegnandola al puntuale lavoro di questa amministrazione.

Anche il complesso del trattamento per i senatori meriterà particolare attenzione con riferimento alla parte accessoria; all'assistenza sanitaria integrativa; alla fruizione dei servizi per lo svolgimento dell'attività politica; alla figura del collaboratore parlamentare; temi già affrontati sempre negli ordini del giorno di oggi che richiedono, comunque, il giusto equilibrio tra la spinta all'innovazione e l'europeizzazione delle funzioni politiche, la corretta valutazione delle peculiarità nazionali, la necessaria volontà del permanere degli equilibri finanziari.

Altro tema rilevante di futuro impegno sarà quello di rendere quanto più trasparente e coerente il meccanismo del sistema contributivo pro rata per i senatori in carica, andando nel contempo ad esaminare i futuri equilibri del sistema pensionistico e contributivo interno, avvertendo in questo modo la responsabilità di non lasciare in sospeso un tema tanto delicato e complesso, in vista dei cambiamenti costituzionali già approvati in prima lettura da questo ramo del Parlamento.

Ai dovuti interventi di revisione e razionalizzazione dei trattamenti dei senatori e degli ex senatori, occorre agganciare altri interventi sulle spese di funzionamento.

Per quanto riguarda il personale, non posso che concordare con quanto affermato oggi dalla collega senatrice Di Giorgi che ha ricordato, con parole certamente condivise da tutti, la straordinaria qualità, peraltro necessaria per i nostri lavori e l'altezza del compito che ci viene affidato, del personale interno del Senato e la pur doverosa necessità di allineare gli stipendi a quanto previsto per il personale delle amministrazioni centrali dello Stato. Credo vada sottolineata anche da quest'Aula la particolare attenzione e condivisione del delicato lavoro in fase di svolgimento assunto dagli Uffici di Presidenza di Camera e Senato.

Occorre poi lavorare per rafforzare ulteriormente i meccanismi di trasparenza delle istituzioni, e anche di questo abbiamo parlato. Su tale aspetto il Gruppo del Partito Democratico del Senato rivendica un ruolo primario. Siamo stati i primi a pubblicare il nostro bilancio approvato dalla società di revisione esterna. Rendere quanto più trasparenti le modalità di svolgimento delle gare e delle relative assegnazioni di servizi, dando evidenza pubblica anche degli esiti, non potrà che concorrere a migliorare la qualità degli stessi e favorire un'ulteriore riduzione dei costi, senza considerare che ciò incontrerà la necessità di rendere trasparente, e dunque più prossimi, gli effetti finanziari del nostro operare quotidiano.

Concludo perché quelli delineati sono soltanto alcuni dei possibili interventi per revisionare e migliorare con continuità la spesa del Senato. È un campo d'azione oltremodo necessario, tenuto conto della lunga crisi in atto e dei numerosi sforzi e sacrifici che tutta la collettività nazionale è chiamata a mettere in atto, e ai quali non può certamente sottrarsi l'istituzione Senato, nell'ottica di una consistente e progressiva riduzione della spesa pubblica.

L'insieme degli interventi descritti dovrà essere strettamente correlato ai nuovi e più ambiziosi obiettivi di risparmio di spesa da conseguire in ogni esercizio, nei prossimi anni, in misura tale da consentire la progressiva riduzione dell'apporto di risorse per il funzionamento del Senato a carico del bilancio dello Stato, senza tralasciare l'opportunità che questi efficientamenti dovranno offrire in termini di innovazione e rafforzamento complessivo per un migliore funzionamento.

Credo che la discussione di oggi sia stata molto costruttiva e prolifica e me ne rallegro.

Vorrei solo aggiungere che in questo clima di piena collaborazione mi rammarico per alcune agenzie che in questi minuti stanno strumentalizzando una posizione che oggi quest'Assemblea ha assunto pienamente con consapevolezza rispetto all'ordine del giorno G1, lettera f). Questo Senato, questa Aula si è impegnata anche su un tema così delicato e scottante, come è quello dei vitalizi per i senatori non più in carica e colpevoli di reati particolarmente gravi (Applausi ironici del senatore Giarrusso), e credo non sia corretto trasferire all'esterno una comunicazione di segno differente. Proprio oggi abbiamo ribadito un impegno comune e proprio oggi su di esso dovremmo fare fronte comune.

Mi accingo allora alla conclusione. Al Collegio dei senatori Questori, anche sulla spinta delle determinazioni che assumerà l'Assemblea del Senato, spetterà nei prossimi giorni e comunque prima del prossimo anno formulare le proposte che illustrino il percorso e le iniziative per proseguire nel contenimento delle spese e per la complessiva riorganizzazione ed efficientamento del Senato della Repubblica. Per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD).

DE POLI, senatore Questore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI, senatore Questore. Signora Presidente, vorrei solo ringraziare tutti i colleghi intervenuti, anche con diverse opinioni, nella discussione sul bilancio, perché credo che tutti abbiano concordato su un percorso fatto dai Questori e dal Consiglio di Presidenza volto a ridurre le spese, ma anche a migliorare i percorsi e i servizi all'interno del Senato della Repubblica.

Dall'altra parte, un ringraziamento va al presidente della 5a Commissione Azzollini, con cui in questi giorni abbiamo condiviso il percorso del bilancio interno del Senato assieme ai senatori Questori Bottici e Malan. Altrettanto vorrei ringraziare in modo particolare il Presidente del Senato e il Segretario generale per averci seguito e per aver compiuto assieme a noi in questi due anni di legislatura questo percorso non facile, improntato a ridurre le spese e ad avere da una parte attenzione verso i cittadini e dall'altra verso i senatori presenti.

In particolare, vorrei però ringraziare tutto il personale del Senato, proprio perché in un momento di grande difficoltà e di discussione è qui assieme a noi che ci assiste e lavora con grande professionalità e ancora una volta dimostra di essere all'altezza del compito che gli è stato assegnato. Questo ringraziamento va dagli assistenti qui in Aula, a tutti gli altri dipendenti e ai nostri collaboratori. (Applausi). Credo che questo sia un aspetto veramente fondamentale, perché non sempre ci si ricorda che anche loro, come ognuno di noi, ha una famiglia e a questo credo che dobbiamo rispondere tutti. Questi sono gli aspetti che ho voluto sottolineare: un netto ringraziamento a tutti.

PRESIDENTE. La Presidenza si associa.

AZZOLLINI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI, relatore. Signora Presidente, anche io vorrei associarmi ai ringraziamenti e pregherò lei e il Segretario generale di estenderli a tutti i Servizi e a tutti gli Uffici. Le professionalità del Senato costituiscono una forza e un giacimento per il Paese ed è giusto che vengano conservate. Per questo esprimo i miei ringraziamenti, che prego lei e la signora Segretario generale di far pervenire a tutti. Un ringraziamento sincero va ai senatori Questori. (Applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza se ne farà carico.

Procediamo alla votazione del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 3).

GAETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 3).

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014 (Doc. VIII, n. 4).

GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014 (Doc. VIII, n. 4).

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Sull'uccisione di un ostaggio francese in Algeria

MARINELLO (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINELLO (NCD). Signora Presidente, vorrei informare la Presidenza e l'Assemblea che meno di un'ora fa è stato sgozzato - c'è il video visionabile e le immagini su Internet - il giornalista Hervé Gourdel, cittadino francese, sequestrato da una banda jihadista in Algeria. Si tratta dell'ennesimo efferato delitto. Credo che sia il caso di manifestare i sentimenti del nostro cordoglio e della nostra solidarietà per questo orrendo delitto alla famiglia e a tutto il popolo francese.

Al di là del cordoglio e della solidarietà, credo sia venuto il momento per aprire un dibattito in questo Paese che affronti il tema delle alleanze e delle strategie del nostro Paese sullo scenario mediorientale nonché sullo scenario di alleanze che in questo momento stanno affrontando la questione, con la propria presenza sul campo.

Non solo, credo che sia arrivato il momento di affrontare in maniera assolutamente seria e decisa l'argomento di come il mondo civile, libero e democratico debba complessivamente porsi nei confronti di questi fenomeni che ci appaiono talvolta distanti ma che distanti non sono perché, attraverso i sistemi che la globalizzazione mette a disposizione, entrano nelle nostre case e nei confronti di quei fenomeni registrati e che si denotano anche in Italia, come testimoniato in Aula dal Ministro dell'interno, che a mio avviso possono portare elementi non certo di tale violenza o portata, ma di sicura preoccupazione all'interno dei confini nazionali. (Applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza si associa al cordoglio e ricorda che sia in quest'Aula che in quella della Camera, in occasione dell'informativa del Ministro dell'interno, questo Governo e questo Parlamento si sono espressi in modo chiaro per utilizzare ogni strumento della politica e della cooperazione contro ogni forma di terrorismo.

Discussione dei disegni di legge:

(1428) Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro

(24) ZELLER E BERGER. - Disposizioni in favore delle madri lavoratrici in materia di età pensionabile

(103) GATTI ed altri. - Disciplina delle modalità di sottoscrizione della lettera di dimissioni volontarie e della lettera di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

(165) BIANCONI. - Disposizioni in materia di agevolazioni per la conciliazione dei tempi delle lavoratrici autonome appartenenti al settore dell'imprenditoria, del commercio, dell'artigianato e dell'agricoltura

(180) GHEDINI Rita ed altri. - Misure a sostegno della genitorialità, della condivisione e della conciliazione familiare

(183) GHEDINI Rita ed altri. - Norme applicative dell'articolo 4, commi da 16 a 23, della legge 28 giugno 2012, n. 92, in materia di contrasto al fenomeno delle dimissioni in bianco

(199) ICHINO ed altri. - Misure per favorire l'invecchiamento attivo, il pensionamento flessibile, l'occupazione degli anziani e dei giovani e per l'incremento della domanda di lavoro

(203) DE PETRIS ed altri. - Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie della lavoratrice, del lavoratore, nonché del prestatore d'opera e della prestatrice d'opera

(219) COMAROLI ed altri. - Disposizioni temporanee in materia di contratti di lavoro, concernenti l'introduzione di clausole di flessibilità oraria e di modificazione delle mansioni del lavoratore con l'applicazione di misure indennitarie e l'attuazione di programmi di formazione professionale

(263) SANGALLI ed altri. - Agevolazioni fiscali per l'assunzione di manager e consulenti di direzione nelle piccole e medie imprese

(349) DE POLI. - Modifica all'articolo 8 della legge 23 luglio 1991, n. 223, concernente l'applicazione, in caso di trasferimento d'azienda, dei benefici economici previsti per i datori di lavoro che assumono lavoratori in mobilità

(482) DE POLI. - Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di rafforzamento dell'istituto del congedo parentale a sostegno dei genitori di bambini nati prematuri o gravemente immaturi ovvero portatori di gravi handicap

(500) DE POLI. - Modifica all'articolo 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e all'articolo 4 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, in materia di agevolazioni per la ricollocazione di lavoratori licenziati da privati datori di lavoro non imprenditori

(555) ICHINO ed altri. - Misure sperimentali per la promozione dell'occupazione e il superamento del dualismo fra lavoratori protetti e non protetti. Modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92, in materia di contratto a termine, di lavoro intermittente e di associazione in partecipazione

(571) BITONCI. - Disciplina del documento unico di regolarità contributiva

(625) BERGER ed altri. - Modifica all'articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, in materia di semplificazione della disciplina del lavoro occasionale in agricoltura

(716) NENCINI. - Disposizioni per favorire il reinserimento dei lavoratori espulsi precocemente dal mondo del lavoro e per il sostegno ai disoccupati di lunga durata, non più ricollocabili, prossimi alla pensione in ragione dell'età e del monte contributi versati

(727) BAROZZINO ed altri. - Ripristino delle disposizioni in materia di reintegrazione nel posto di lavoro di cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300

(893) PAGLINI ed altri. - Ripristino delle disposizioni in materia di reintegrazione del posto di lavoro di cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300

(936) DI MAGGIO ed altri. - Disposizioni per promuovere la conservazione e la valorizzazione del capitale umano nelle imprese attraverso progetti di riqualificazione che possono includere attività produttiva connessa all'apprendimento

(1100) FRAVEZZI ed altri. - Modifica all'articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, in materia di semplificazione della normativa relativa alle prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio nel settore agricolo

(1152) DE PETRIS ed altri. - Istituzione del reddito minimo garantito

(1221) ICHINO ed altri. - Disposizioni volte a favorire l'utilizzazione in attività di utilità pubblica delle competenze e capacità delle persone sospese dalla prestazione lavorativa contrattuale con intervento della cassa integrazione guadagni

(1279) SACCONI ed altri. - Delega per la predisposizione di uno Statuto dei lavori e disposizioni urgenti in materia di lavoro

(1312) ROSSI Mariarosaria ed altri. - Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, in materia di apprendistato di riqualificazione

(1409) Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione consensuale del contratto di lavoro per dimissioni volontarie(Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Vendola ed altri; Bellanova ed altri)

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 18,42)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1428, 24, 103, 165, 180, 183, 199, 203, 219, 263, 349, 482, 500, 555, 571, 625, 716, 727, 893, 936, 1100, 1152, 1221, 1279, 1312 e 1409.

Il relatore, senatore Sacconi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

SACCONI, relatore. Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghe e colleghi, nonostante o proprio in ragione della mia non breve esperienza parlamentare largamente concentrata sui temi riconducibili alla vita attiva della persona, mi accingo a svolgere la relazione al disegno di legge-delega di riforma del mercato del lavoro con la sincera emozione di chi auspica si concluda con questo atto un faticoso e contraddittorio percorso, avviato nel 1997 con la prima legge consigliata da Marco Biagi e più conosciuta come legge Treu. Iniziava allora, contestualmente ad analoghe iniziative in molti Paesi europei sollecitate dalla stessa Commissione, un processo di rinnovamento dei mercati del lavoro nel segno della combinazione tra le esigenze di flessibilità organizzativa delle imprese e quelle di migliore sicurezza delle persone rispetto alla continua occupazione e al reddito da lavoro nel contesto della globalizzazione delle economie.

Questa prima legge ebbe il merito di aprire una strada, di spezzare alcuni pregiudizi ideologici come quello del monopolio del collocamento pubblico, di consentire anche in Italia in particolare l'impiego del lavoro interinale anche se, a mio avviso, il trasferimento dei centri per l'impiego dallo Stato alle Province non si rivelò una soluzione felice e ha reso difficile fino ad oggi ogni loro effettiva rivalutazione.

Pochi anni dopo, nel 2001, Marco Biagi coordinò con me la redazione di un Libro bianco che descriveva le fragilità di un mercato del lavoro opaco e poco inclusivo, nel quale da un lato le imprese avevano persistentemente, anche in tempi di crescita tumultuosa, contenuto il livello della forza lavoro e la propria stessa dimensione mentre, dall'altro, le persone risultavano lasciate a se stesse nella ricerca di un'occupazione con forti divari di genere, di età e di territorio.

Egli indicava in conseguenza la soluzione, per un verso, nelle flessibilità regolatorie - in entrata e in uscita - del singolo rapporto di lavoro e, per l'altro, in una forte azione pubblica di orientamento, di agevole incontro tra domanda e offerta di lavoro, di investimento nelle competenze.

Se una cifra prevalente nella lezione di Marco Biagi mi permetto di individuare, questa si trova nell'importazione del concetto di occupabilità ovvero della continua autosufficienza della persona nel mercato del lavoro. Ciò implica il passaggio dalle tutele rigide e passive ad una sorta di post-moderno articolo 18, consistente nel diritto del lavoratore di accedere alle conoscenze e alle competenze che egli liberamente, anche se utilmente consigliato, ritiene corrispondenti alle sue vocazioni e alle possibilità di occupazione.

Non a caso la cosiddetta "legge Biagi" viene concepita in parallelo ad un'impegnativa riforma del sistema educativo che per prima introduceva la possibilità di opzioni di tipo duale in quanto integranti l'apprendimento teorico con i saperi pratici.

Il ridisegno dei contratti di apprendistato fu realizzato in conseguenza, così come si pensò di spezzare l'autoreferenzialità di molte istituzioni educative attraverso l'introduzione nelle università e nelle scuole superiori di uffici di placement, ovvero di orientamento e di collocamento fino alla co-progettazione con le imprese di specifici percorsi di apprendimento.

Iniziava in quel tempo, peraltro, anche il processo di connessione in rete dei servizi pubblici e privati di accompagnamento al lavoro anche se si presentarono presto gli ostacoli determinati dalla frammentazione istituzionale delle competenze - Province e Regioni - e dalle resistenze a rendere interoperabili i sistemi informativi. Negli anni successivi, Governi sostenuti da opposti schieramenti si pongono di fatto in continuità con le leggi Treu e Biagi, continuando ad operare per una più efficiente organizzazione del mercato del lavoro e delle politiche attive, sempre oggettivamente ostacolata dalla frammentazione istituzionale e per garantire una pluralità di canali d'accesso a partire da una giusta enfasi sul contratto di apprendistato. A quest'ultima, tuttavia, non è mai corrisposta un'altrettanto efficace disponibilità delle Regioni, ove più, ove meno, a semplificare modalità e controlli dell'attività formativa.

Particolare rilievo assume nel contempo l'attitudine dei datori di lavoro e delle rappresentanze sindacali a dialogare nella dimensione aziendale, a condividere obiettivi, salario aggiuntivo ad essi correlato, servizi di protezione sociale integrativi. Non a caso una norma di legge dà forza alla contrattazione aziendale o territoriale, consentendo ad essa anche l'adattamento di discipline disposte dalle leggi o dai contratti nazionali.

Questo percorso si interrompe con la legge n. 92 del 28 giugno 2012 che irrigidisce le modalità d'ingresso nel mercato nel lavoro elevando a norma i criteri di vigilanza, senza dare certezza, al contempo, dei modi di risolvere i rapporti di lavoro, rimessi alla discrezionalità di una giustizia che, come ha osservato il presidente del Consiglio Renzi, si rivela imprevedibile negli esiti e fortemente differenziata nei territori.

Nel tempo della grande crisi si irrobustiscono straordinariamente le forme di sostegno al reddito ma non migliorano le politiche attive di accompagnamento ad un lavoro anche se certamente non tutte le Regioni sono uguali.

Crescono fortunatamente servizi privati, ma anche privato-sociali, mentre rimangono segmentati e poco attivi i centri pubblici. Per non parlare della formazione, che appare diffusamente viziata dalla prevalenza dell'offerta sulla domanda, in quanto il finanziamento regionale e comunitario alimenta la sopravvivenza degli operatori invece di determinare virtuosi percorsi di concorrenza nella soddisfazione dei bisogni dei lavoratori.

A questo punto potremmo dire che il presente disegno di legge di delega vuol fare tesoro dell'esperienza di questi anni, delle intuizioni e delle azioni rivelatesi positive, come delle asimmetrie e delle contraddizioni che si sono prodotte, per portare ora a compimento ciò che non si è definito con l'equilibrio necessario. Mi riferisco ancora a quella doverosa combinazione di flessibilità e sicurezza, tra legittima adattabilità dell'impresa alle pressioni competitive e ai cambiamenti tecnologici da un lato e il dovere pubblico di non lasciare mai solo chi cerca un lavoro, incoraggiandolo ad essere parte attiva sulla base dell'offerta di insistite opportunità, dall'altro.

Per questa ragione il disegno di legge è ambizioso ed opera su uno spettro ampio che comprende la tendenziale universalizzazione dei cosiddetti ammortizzatori sociali su base assicurativa, una virtuale infrastrutturazione del mercato del lavoro attraverso gli strumenti della rete oltre a quella fisica, con l'Agenzia nazionale, l'affermazione della centralità della persona mediante il fascicolo elettronico e la sua libera scelta dei servizi che il pubblico poi sostiene a risultato, l'affermazione della rilevanza della famiglia e della maternità, con le conseguenti esigenze di conciliazione tra tempi di vita, la riforma di tutto lo Statuto dei lavoratori, tranne la parte dedicata ai diritti sindacali, la semplificazione della gestione dei rapporti di lavoro, l'ulteriore razionalizzazione delle attività di controllo ispettivo.

Altro che «solo» articolo 18, sul quale ancora una volta tanta attenzione si concentra! Con questo atto possiamo rinnovare tutto e sarebbe invece paradossale se fosse tutto, tranne l'articolo 18.

La Commissione ha svolto un lavoro intensivo pur nei limiti di deleghe che siamo chiamati ad esaminare solo in termini di principi e di criteri di attuazione che hanno quindi impedito la valutazione di misure dettagliate. Avverto il dovere ora di rinnovare all'Assemblea l'invito ad un confronto sincero e utile, nella misura in cui si colloca nella logica delle deleghe. Dobbiamo ricordare a noi stessi che avremo modo di apprezzare i decreti delegati tanto per il profilo di merito quanto per quello della necessaria copertura finanziaria, quando - mi auguro subito dopo la legge delega -saranno consegnati al Parlamento. Non si sottovalutino in questo contesto anche gli ordini del giorno, perché ove accolti dal Governo, concorrono ad impegnarne i modi di esercizio della decretazione delegata.

Vorrei dire all'Assemblea che nella Commissione, peraltro, l'accoglimento di significativi emendamenti dell'opposizione, oltre che della maggioranza, ha consentito almeno così mi è parso, un clima di condivisione degli obiettivi, con la sola eccezione della riforma dello Statuto dei lavoratori. Eppure, tutto si tiene.

Comprensibilmente, da parte di molti, si è lungamente invocata la contestualità delle azioni dedicate ad organizzare un mercato del lavoro più inclusivo e più protettivo nelle cosiddette "fasi di transizione", con l'adeguamento delle regole inerenti il singolo rapporto di lavoro. Ora questa possibilità è di fronte a noi. La tendenziale universalizzazione degli ammortizzatori sociali viene qui declinata anche in favore delle collaborazioni, senza per questo disancorarla dalla responsabilità delle persone. La logica rimane infatti assicurativa, come è giusto che sia, e i sussidi sono condizionati all'accettazione delle opportunità lavorative o formative offerte. Certo, non viene qui compiuta la scelta di un reddito garantito, tutto a carico del bilancio dello Stato e tale da prescindere dalla responsabilità della persona. Sarebbe a mio avviso una trappola della povertà mentre la prima risposta all'indigenza deve rimanere il lavoro.

In altra sede il Governo si è impegnato all'ulteriore potenziamento degli strumenti di prevenzione e di contrasto della povertà che devono agire in termini di ultima istanza e di prossimità.

Davvero rilevanti sono diventati gli strumenti individuati anche nel lavoro di Commissione per rendere il mercato del lavoro efficiente e trasparente. La infelice segmentazione su base regionale e provinciale delle competenze dovrebbe trovare finalmente soluzione attraverso l'istituzione dell'agenzia nazionale per l'occupazione e l'integrazione dei sistemi informativi, alla cui base - lo ribadisco - dovrebbe collocarsi un fascicolo elettronico comprensivo di tutti gli elementi riferibili alla vita attiva della persona, dai percorsi educativi e formativi, a quelli lavorativi, alle transizioni e ai relativi sussidi, fino al conto corrente previdenziale. Di rilievo è anche la ribadita volontà di favorire il conferimento al sistema nazionale per l'impiego delle informazioni relative ai posti di lavoro vacanti.

È stata resa ancor più esplicita la scelta della collaborazione-competizione tra servizi pubblici e privati nella gestione delle politiche attive quale può essere sollecitata dalla scelta di dotare il disoccupato, attraverso un contratto di ricollocazione, di un voucher spendibile presso un ente da lui stesso liberamente individuato e poi remunerato solo a risultato. A questo proposito, devo richiamare il Governo a varare tempestivamente il regolamento cui fa rinvio la norma di legge che già ha introdotto l'istituto del contratto di ricollocazione.

Non a caso poi, in questo ambito delle politiche attive, la Commissione ha voluto indicare l'obiettivo di valorizzare le esperienze bilaterali ovvero quelle forme di collaborazione tra rappresentanze dei lavoratori e degli imprenditori che possono concorrere ad ampliare la diffusione, ancora largamente insufficiente, dei servizi al lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno e in quei segmenti del mercato del lavoro più esposti alle patologie, come l'agricoltura ed il turismo.

Con la delega di cui all'articolo 3, si vogliono poi semplificare procedure e adempimenti relativi alla gestione dei rapporti di lavoro e a tutta la complessa materia dell'igiene e della sicurezza nel lavoro, con un obiettivo dichiarato dalla proposta di Governo già addirittura di dimezzamento degli atti.

In questo ambito si collocano le modalità più semplici di prevenzione delle cosiddette «dimissioni in bianco» affinché assicurino la certezza della cessazione del rapporto quando il lavoratore ha comportamenti in questo senso concludenti.

La Commissione ha qui riaffermato un principio rilevante: quello del divieto per le Pubbliche amministrazioni di richiedere dati dei quali esse sono già in possesso. Lo stesso regime sanzionatorio dovrebbe risultare semplificato con particolare riguardo alle violazioni formali e agli istituti di tipo premiale.

Alla luce degli obiettivi già declinati si spiega a questo punto la volontà, di cui al nuovo articolo 4, di produrre un Testo unico semplificato delle tipologie contrattuali e del contenuto dei rapporti di lavoro con stretta aderenza al diritto comunitario affinché ci si possa avvicinare ad un mercato del lavoro europeo e non si producano effetti di spiazzamento del nostro Paese nei confronti di altri territori dell'Unione.

Il Governo è delegato ad analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, valutandone la coerenza con la qualità dell'occupazione e le esigenze della produzione.

Ricordo che i modelli contrattuali sono essenzialmente quello a tempo determinato, quello a tempo indeterminato, quelli a tempo modulato, l'apprendistato, il lavoro accessorio e le collaborazioni coordinate e continuative o a progetto. Parliamo quindi di cinque o sei modelli contrattuali e poi ci sono milioni di contratti di lavoro perché in ciascuno di essi si può rinvenire uno specifico elemento distintivo.

È bene ricordare e ricordarci che le collaborazioni coordinate e continuative o a progetto nascono e si sviluppano smodatamente nella seconda metà degli anni Novanta sulla base di una semplice circolare fiscale e Biagi, su esplicita richiesta di una parte del sindacato, non farà altro che darvi regole e tutele divenendone, paradossalmente, secondo certo immaginario disinformato, il padre fondatore. E della cosa, devo dirvi, soffriva.

L'iniziale vantaggio della minore contribuzione sta oltretutto venendo meno, per cui a questo punto vale la pena riflettere in particolare sulla persistente utilità delle stesse collaborazioni.

Anche le modalità contrattuali possono in ogni modo concorrere - com'è accaduto, ricordiamocelo - all'emersione del lavoro irregolare. Non a caso, il Governo ha chiesto una delega rivolta a diffondere maggiormente il lavoro accessorio regolabile con buoni prepagati, in modo da intercettare quella grande quantità di spezzoni lavorativi che ancora rimangono sommersi. I cosiddetti voucher sono stati significativamente utilizzati in agricoltura, ma ben poco al di fuori dell'agricoltura; quasi esclusivamente nella parte settentrionale del Paese, ma, sotto la linea Gotica, sfumano e scompaiono rapidamente. Preoccupiamoci quindi non di quelli che ci sono, ma dei molti che non ci sono.

Il cuore del testo unico rimane inevitabilmente la riforma del contratto a tempo indeterminato, perché credo tutti lo vogliamo quanto più utilizzato, non solo - si badi bene - in percentuale su un basso numero di occupati, com'è oggi, ma soprattutto in valori assoluti. I datori di lavoro invocano norme semplici e certe nell'epoca della massima incertezza. Lo statuto fu invece redatto nel 1970 - come ricordo bene - sulla base di atti e contratti degli anni '50 e '60, nel tempo in cui si presumeva uno sviluppo irreversibile e sostanzialmente continuo, secondo modalità produttive tendenzialmente seriali. Questa esigenza delle imprese in termini di semplicità e certezza si deve ora conciliare con il diritto del lavoratore, nel caso di licenziamento ingiustificato, ma non discriminatorio (nel qual caso sarebbe nullo, come cioè non vi fosse proprio stato), alla tutela rappresentata da sanzioni adeguate. Quindi il diritto è alla sanzione, non la sanzione o, meglio, una specifica sanzione; occorre una sanzione. Già oggi, nel nostro ordinamento, questa tutela (la sanzione) è variamente definita e modulata. Il diritto è universale, la sanzione è modulata e modulabile.

Il criterio delle tutele crescenti corrisponde, nel contratto a tempo indeterminato, ad un'idea di protezione omogenea, ma che si incrementa nel tempo per dare valore all'anzianità di servizio. Insisto: parliamo del contratto a tempo indeterminato, che, a differenza dei contratti di inserimento (come tipicamente l'apprendistato), non è segmentabile in due fasi, una con minori tutele e salario, perché caratterizzata da graduale ingresso nella compiuta capacità produttiva e nell'ambiente di lavoro (fase caratterizzata da apprendimento, da inserimento, da integrazione), l'altra, la seconda fase, a regime. Qui no. Come dicevo, nel contratto a tempo indeterminato il rapporto di lavoro ha una caratteristica continua, e in essa rileva e non può che rilevare l'anzianità di servizio.

I criteri di delega relativi poi agli articoli 4 e 13 dello Statuto dei lavoratori vogliono più generalmente rendere la regolazione delle mansioni e delle tecnologie di controllo più coerenti con i nuovi processi di produzione.

Non si tratta tanto di incoraggiare il cosiddetto demansionamento quanto piuttosto di consentire mansioni flessibili in relazione ai nuovi modi di lavorare che richiedono comportamenti più duttili, più autonomi, più responsabili. Allo stesso modo, la doverosa tutela della dignità del lavoratore dal controllo a distanza non deve diventare motivo di inibizione per il migliore impiego delle nuove tecnologie, incluse le opportunità di telelavoro fin qui trascurate.

Il nuovo testo unico dovrà in ogni caso porsi in coerenza con la vigente legislazione che riconosce all'imprenditore e alle rappresentanze dei lavoratori, come abbiamo già ricordato, la capacità - entro i principi dell'ordinamento - di adattare la regolazione alle concrete circostanze di tempo, di luogo, di merceologia dell'impresa, attraverso accordi sottoscritti nei termini di cui alle intese interconfederali. Semplicità, certezza, sussidiarietà possono essere quindi considerate le linee metodologiche di redazione del testo organico citato dall'articolo 4.

Non meno rilevanti sono infine - ultimi ma non ultimi - i contenuti di delega di cui all'articolo 5, perché intendono sostenere la famiglia e la maternità attraverso l'estensione delle prestazioni sociali a tutte le lavoratrici madri, l'introduzione del tax credit per le donne lavoratrici con figli minori o disabili, la flessibilità dell'orario lavorativo, il dono solidale di una parte del periodo feriale, la diffusione dei servizi di cura e i congedi parentali.

Concludendo, vorrei ringraziare tutte le commissarie e i commissari. Come ho detto, con l'eccezione dell'articolo 4, la collaborazione è stata intensa e intensiva, perché si è svolta in un ristretto tempo, ma ha consentito, a mio avviso, di migliorare il testo raccogliendo per molta parte emendamenti anche dell'opposizione, che ha concorso non poco a definire meglio i modi con cui organizzare soprattutto la dimensione virtuale del mercato del lavoro, che è quella tuttavia attraverso la quale noi contiamo di far incontrare agevolmente domanda e offerta di lavoro.

Devo ringraziare gli Uffici e la loro pazienza e devo confermare la loro assoluta professionalità e dedizione, e non lo faccio retoricamente. Voglio ringraziare la collega Bellanova, sottosegretario al lavoro, che ha con attenzione partecipato a tutti i lavori concorrendovi con intelligente apporto.

Il mio auspicio conclusivo è che i tempi di esame da parte di questa Assemblea possano essere quanto più tempestivi, e così coerenti con il tempo straordinario che viviamo. Un tempo nel quale a problemi straordinariamente nuovi possono legittimamente corrispondere un rinnovamento delle tradizionali culture politiche e il pragmatico incontro tra riformismi che pure discendono da diverse matrici. Fatelo dire a un vecchio socialista come me. Per dirla con Tony Blair: «Values don't change. But times do!». I valori non cambiano, ma i tempi sì! (Applausi dai Gruppi NCD, PD, PI e SCpI).

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate due questioni pregiudiziali.

Ha chiesto di intervenire il senatore Endrizzi per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, distinti colleghi, questo disegno di legge delega è stato cinicamente ordito con precise tecniche di propaganda. Per mesi si è pronunciata solo questa parola in inglese similpelle: jobs act. Solo questo! Nulla di concreto oltre lo slogan

Ma veniva pronunciato e ripetuto con enfasi e clamore: «Venghino, signori e signore, a scoprire le maraviglie di questo rimedio portentoso dei maghi d'Oriente»! È il metodo antico dei ciarlatani solo molto, molto più sofisticato.

Si è abilmente creata curiosità e attesa speculando sulla crisi: più i dati economici erano tragici, più cresceva la speranza che questa parola straniera contenesse davvero delle soluzioni.

Ora si inizia a scoprire a cosa puntava il Governo: toccare le tutele dei lavoratori, far sì che la precarietà diventi la regola e non l'eccezione, come ci raccomanda l'Unione europea. A pagare sarà una generazione intera, perché un precario non può sposarsi, non fa figli, non compra casa e ritarda pure la manutenzione dell'auto. Pagherà lui e tutta l'economia.

Si verrà a creare una disparità inaccettabile. Le imprese avranno interesse a licenziare i giovani prima che maturino le garanzie. Chi entra oggi nel mercato del lavoro sarà un lavoratore di serie b.

Questo il presidente Renzi lo sa, perché nell'azienda di suo padre tutti erano lavoratori a tempo determinato tranne lui, il figlio Matteo. Ora il titolare di quell'impresa è indagato per bancarotta fraudolenta e il figlio vorrebbe affidato dagli italiani il loro futuro, senza rilasciare ricevuta.

Ma chi vive nel dolore si abbandona più facilmente a guaritori e cartomanti e si lega al miraggio, specie se mancano contorni precisi. Molti perciò continuano a credere agli slogan del Governo, anzi più è amaro l'elisir fasullo del dottor Renzi più si crede che la medicina sia buona.

Ci sarà tempo per discutere nel merito queste bugie. Oggi siamo qui per decidere se il disegno di legge delega sul lavoro rispetti la Costituzione o sia un abuso del Governo, perché anche questo accade. Articolo 76 della Costituzione: «L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti». In altre parole, il Governo può elaborare un progetto, ma lo deve fare secondo precise e stringenti indicazioni del Parlamento.

Il Governo esige invece una delega in bianco su temi che sono come nervi scoperti, sensibilissimi per la coesione sociale in tempo di crisi, sprecando tempo e il lavoro delle Commissioni che su diversi temi si erano già attivate.

Pretende un testo con principi e criteri di delega legislativa fumosi e indeterminati. Gli stessi ambiti oggettivi della delega restano vaghi determinando nei fatti una violazione dell'articolo 76 della Costituzione.

Non so se mi capite: il Governo detta al Parlamento gli ordini che vuole ricevere. Anzi, fa peggio. Sui temi più delicati esige un mandato vago e generico, poi liberi tutti. E quando il Governo presenterà il testo finale, la Commissione non potrà nemmeno valutare se ha rispettato le indicazioni perché erano generiche.

La responsabilità normativa spettante al Parlamento viene svuotata, ma il tutto viene mascherato da un posticcio passaggio parlamentare. Come a dire che di queste sciagurate norme saremo pure responsabili.

Ma responsabili di che, se la delega il Governo se l'è data da solo? Se da solo si è fatto pure l'emendamento ipocrita per toccare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori senza nemmeno nominarlo? Come a dire: firma qui! Ma che c'è scritto? Firma e taci. Responsabili di che, se la maggioranza vota a comando, se solo nel voto segreto si riesce ad avere un voto libero in coscienza? (Applausi dal Gruppo M5S).

Altre voci fuori dal coro si sono levate negli ultimi mesi e ora prendono vigore. Fermare l'ipocrisia è un comune dovere. Voglia il cielo che queste voci si moltiplichino, e alla fine anche la stampa lo scriva: il principino è nudo.

Il Governo aveva promesso un minore abuso dei decreti-legge. Adesso chiede direttamente carta bianca. Delega sul lavoro, delega su pubblica amministrazione, su giustizia e anticorruzione: così potrà trascrivere in formato legge la bella copia del patto del Nazareno. (Applausi dal Gruppo M5S).

«E se non mi accontentate - minacciano dal Governo - tornate a beccarvi il decreto-legge». Non accettiamo ricatti; perché non accada ancora che la Corte costituzionale abbia a distanza di anni a cancellare norme a causa dell'eccesso di delega; leggi che nel frattempo avranno prodotto tragici effetti, quanto tragico sarebbe il vuoto che si verrebbe a creare dopo, come abbiamo visto per la legge sugli stupefacenti.

Nessuna delega in bianco sugli ammortizzatori sociali, sui servizi per il lavoro e politiche attive, nella disciplina dei rapporti di lavoro, delle forme contrattuali e dell'attività ispettiva, sulla tutela delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.

«Allora si va al voto!», sibila acido Matteo Renzi. Perché questo sotto sotto vuole: scappare dalle responsabilità del suo fallimento, facendo però figurare che la colpa sia di presunti frenatori nel suo partito.

Renzi, su una cosa ha ragione e lo vogliamo aiutare. Sì, l'Italia ha bisogno di una cura da cavallo e subito; deve rispettare le raccomandazioni europee e fare delle riforme vere. Allora, subito, portiamo in Aula il disegno di legge per la vera abolizione delle Province: in Commissione abbiamo già fatto tutto e siamo tutti d'accordo; possiamo farla in meno di una settimana. Approviamo una legge vera contro la corruzione che ci mangia decine di miliardi l'anno. (Applausi dal Gruppo M5S).

Mettiamo un limite ai mandati parlamentari e rinnoviamo davvero la classe politica; magari senza riciclarla nelle poltrone d'oro delle partecipate. Ripristiniamo il reato di falso in bilancio, perché - lo dico per i cittadini, in quanto sono certo che ben altri lo hanno già spiegato al presidente Renzi - il falso in bilancio è la pratica che consente alle aziende di costituire i fondi neri per pagare le mazzette a politici e partiti. Anche qui abbiamo proposte pronte.

Aboliamo l'IRAP per le piccole e piccolissime imprese, come avevamo proposto, con coperture finanziarie corrette, fin dallo scorso anno. Poi, per tornare alla materia di oggi, introduciamo il reddito di cittadinanza: era anche nel programma di Matteo Renzi. (Applausi dal Gruppo M5S).

Finora le proposte concrete, con coperture finanziarie regolari, le abbiamo presentate noi. Ma non importa, facciamolo e vedrà Matteo Renzi che poi, rivedere il mercato del lavoro sarà molto, molto più semplice e lineare. Prima sicurezza, poi flessibilità. (Applausi dal Gruppo M5S).

Queste sono riforme che l'Unione europea ci chiede: loro sono avanti, noi cosa aspettiamo?

Il Governo è, invece, tutto proteso a precarizzare il lavoro con le tutele crescenti: la foglia di fico per nascondere l'abolizione delle tutele. Il dogma della flessibilità, in assenza di sicurezza nelle politiche per il reddito, ha già prodotto i suoi velenosi frutti a partire dal pacchetto Treu. Il lavoro non si crea togliendo le tutele. È una politica da camerieri, che spostano le posate, ma nel piatto non mettono niente.

Devono essere ritirati gli investimenti in grandi opere inutili e abbattere gli sprechi clientelari delle società partecipate. Le risorse che si liberano vanno indirizzate a sostenere i settori ad alto assorbimento di manodopera, dove operano tantissime imprese artigiane, prime fra tutte quelle della green economy. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Senatore, per favore, concluda.

ENDRIZZI (M5S). Concludo. Lo ha appena detto anche Matteo Renzi: green economy. Ma non lo fa. Il suo interesse è provocare una rottura e andare al voto prima che la verità sulla sua pochezza emerga.

Non per questo possiamo tacere. Questa legge delega viola gli articoli 1, 3, 24, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 76, 117 e 119 della Costituzione repubblicana. Rinvio all'illustrazione tecnica dettagliata della questione pregiudiziale, il cui testo risulta nel Resoconto della seduta, e vi invito a votare con coscienza a favore di questa questione pregiudiziale. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Uras per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signora Presidente, signori del Governo, colleghi, per quanto attenga necessariamente ad aspetti di legittimità costituzionale, prevalentemente connessi alla natura ed alla sostanza della delega che questo provvedimento fa al Governo, la questione pregiudiziale QP2 è certamente condizionata fortemente dal fatto che la Carta costituzionale considera, promuove, sostiene, difende il lavoro come valore fondamentale per la Costituzione della Repubblica e i lavoratori quali uomini e donne impegnati nell'esercizio pieno della cittadinanza, fatta di diritti e conseguenti doveri, cioè i soggetti costitutivi del patto politico di convivenza civile nella società italiana di solidarietà patriottica concreta. È l'articolo 4 della Costituzione, che fa discendere dal diritto al lavoro il dovere ad un'attività o ad una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.

Il lavoro non è una materia che possa essere trattata come qualunque altra materia su cui si esercita il potere di legiferare del Parlamento e su cui tale potere può essere fatto oggetto di delega al Governo, proprio perché la nostra Repubblica e la Carta costituzionale che ne esprime i valori guardano al lavoro con la particolarità che prima osservavo.

Presentiamo la questione pregiudiziale QP2 perché a noi appare inequivocabile la presenza nel testo prospettato di gravi violazioni della Costituzione, l'esercizio di un sistematico abuso nel potere di legiferare da parte del Governo, non solo in questo caso e non solo da parte di questo Governo: il ricorso sistematico alla decretazione d'urgenza senza che ve ne siano chiaramente i presupposti e i requisiti, l'attribuzione da parte del Parlamento, sulla base di un ragionamento esclusivamente politico di parte, di un potere di legiferare senza tracciare quei confini che invece sono obbligatori.

È per questo che interveniamo: proprio per sottolineare la gravità della violazione che si compie all'articolo 76 della Costituzione, che prevede che il Parlamento possa delegare il Governo, ma una legge delega che manca di principi e criteri direttivi stringenti è una legge che consente al Governo un esercizio che non può essere dallo stesso Parlamento delegato.

Mi pare che in questo caso i contenuti di questo provvedimento abbiano in sé un'evidente vaghezza e genericità, che riguarda partite significative, come quella, ad esempio, del contrasto alla condizione di bisogno del cittadino, o come quella relativa agli ammortizzatori sociali, ma ancora di più la qualità del rapporto che deve essere instaurato tra lo Stato e il cittadino quando si tratta di garantire un diritto fondamentale che è tutelato dalla Parte I della Costituzione in più articoli, come quello sul lavoro, che è un diritto che, come abbiamo visto, è un diritto che promuove e realizza anche un dovere.

Il disegno di legge contiene più deleghe che appaiono generiche, indeterminate, non soddisfano i criteri dell'articolo 76 della Costituzione, perché mancano di indicazioni di contenuto sufficienti a circoscrivere la discrezionalità del legislatore delegato. In tal modo all'Esecutivo viene concessa una eccessivamente ampia discrezionalità in merito a strumentazione di dettaglio e modo di costruire gli istituti, lasciando impregiudicata la direzione politica da scegliere e la compiuta e coerente individuazione degli obiettivi. Sostanzialmente si priva il Parlamento della decisione che gli compete in ragione del mandato popolare che ha ricevuto.

Vale altresì osservare - lo facciamo perché in queste ore abbiamo approvato i disegni di legge di rendiconto e assestamento del bilancio dello Stato - che si violano anche i principi dell'articolo 81 della Costituzione, quando si dice che questo provvedimento non contiene in se elementi che variano, e in modo sensibile, la condizione della finanza pubblica. Si dice una palese falsità. Basterebbe citare l'agenzia unica, che è uno strumento aggiuntivo diverso, modificativo di quello esistente, che sicuramente produce costi. Basterebbe pensare al regime di tutele che vuole cancellare il sistema degli ammortizzatori sociali: o è troppo caro oppure non è efficace. Questi sono i dati.

Ogni parola del provvedimento in esame nasconde in se una violazione profonda della Costituzione. Ed è per questo che noi presentiamo una pregiudiziale, e non perché non vogliamo discutere dei temi del lavoro e assumerci una responsabilità vera per riformare in positivo. Riformare vuol dire far partecipare i lavoratori, i cittadini, così come dice la Costituzione, non relegarli ad un soggetto di mercato, ad una merce, così come si fa da decenni da parte di chi ne ha la responsabilità. E prima ha parlato chi ne ha la responsabilità. Decenni di politiche hanno portato in rovina questo Paese e, oggi, di nuovo e ancora di più, si ripropongono le stesse questioni, le stesse false soluzioni. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Paglini).

Per questa ragione, Presidente, per tutti i contenuti di questo provvedimento, noi faremo una battaglia: una battaglia assoluta e significativa sotto il profilo del merito; una battaglia impegnativa in Parlamento e nel Paese; una battaglia vera che vuole essere di civiltà, una battaglia che sollecita partecipazione e coinvolge gli uomini e le donne di questo Paese nella ricostruzione, nella rinascita dell'Italia, della sua economia e della sua società.

Noi non vogliamo che qualcuno si senta escluso. Non vogliamo vedere lavoratori in cassa integrazione, che mettono nel cassetto la loro speranza di essere reinseriti in una attività occupazionale produttiva. Non vogliamo relegare il lavoro a una elargizione di questa o di quella impresa. Vogliamo che il lavoro sia il protagonista della ricostruzione del Paese e, per essere così, è dal lavoro che deve nascere la nuova impresa, quella veramente innovativa, quella che richiede qualità, capacità di invenzione ed impegno assoluto. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Bencini).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice De Petris per illustrare una questione sospensiva. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, intervengo non solo per evidenziare le questioni di violazione palese e assoluta dell'articolo 76 della Costituzione, in merito alle quali abbiamo poco fa illustrato la nostra pregiudiziale, ma anche per aggiungere un elemento ulteriore che segnalo a quest'Aula. Esso, a nostro avviso, rappresenta una irregolarità nella procedura che si è seguita nei lavori della Commissione e che ha determinato una distorsione dell'esame del provvedimento nella Commissione stessa.

In tale sede infatti, signora Presidente, si è deliberatamente omesso di esaminare tutti gli emendamenti sui quali la 5a Commissione aveva espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Infatti, come viene riportato nel Resoconto della seduta di Commissione, è la stessa Presidenza a preannunciare che tali emendamenti non sarebbero stati posti in votazione, come poi di fatto è avvenuto. Si tratta di una deviazione dal Regolamento, che impone che su tutti gli emendamenti vi sia sempre un esame e un corrispondente esito. Non è invece possibile in nessuno modo...

PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, chiedo al Presidente della Commissione di prestare attenzione a quanto viene detto, anche perché poi c'è una risposta. Prego, senatrice De Petris, continui pure.

DE PETRIS (Misto-SEL). Dicevo, signora Presidente, che si tratta di una deviazione dal Regolamento, che impone che su tutti gli emendamenti vi sia sempre un esame e un corrispondente esito, come lei sa presiedendo quest'Aula. Non è invece possibile in nessun modo conoscere quale sia l'esito di questi emendamenti, in quanto essi non sono stati né approvati, né respinti, né ritirati, né sono decaduti. Non si sa che fine hanno fatto. Dal sito del Senato risulta soltanto l'espressione: 5a Commissione permanente, parere contrario (ex articolo 81 della Costituzione).

Questo effetto risulta ancora più incomprensibile se pensiamo che in Assemblea il parere contrario comporta, ovviamente, l'improcedibilità, come sperimentiamo quasi tutti i giorni. Tuttavia in questo caso, come è noto, è il Regolamento a prevederla espressamente, ed è comunque fatta salva la possibilità di votarli se la richiesta è appoggiata da 15 senatori, come avviene molto frequentemente. Una conseguenza di questo tipo potrebbe al limite valere solo per i collegati, ma in questo caso è sempre il Regolamento a prevedere espressamente che il parere contrario della 5° Commissione ne determina l'inammissibilità. Nel corso dell'esame in Commissione, invece, non è stato rispettato il diritto di tutti i senatori, e in particolare dei presentatori, di vedere esaminati e posti in votazione tutti gli emendamenti presentati, determinandosi in tale modo una palese e grave irregolarità nel procedimento in sede referente.

È quindi evidente la violazione delle procedure previste dalla disciplina costituzionale e regolamentare, poiché l'errore è denunciato espressamente nel Resoconto della Commissione, perché è proprio la Commissione a predisporre il testo che forma oggetto del successivo esame dell'Aula. Alla luce di tutto questo, noi riteniamo necessario sanare tale irregolarità attraverso un rinvio in Commissione, anche se solo formale e limitato a quegli emendamenti, che consenta di esaminare nel merito anche tutti gli emendamenti che ingiustificatamente non sono stati votati. Chiediamo pertanto che per quella parte si ritorni in Commissione. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

PRESIDENTE. Presidente Sacconi, immagino che lei sia in grado di rispondere al rilievo della senatrice De Petris.

SACCONI, relatore. Mi perdoni, ma considero abbastanza atipico tutto questo. Perché dovrei in questo momento rispondere a questi rilievi?

PRESIDENTE. Perché la senatrice ha fatto un'eccezione procedurale sugli andamenti dei pareri in sede di Commissione. (Applausi dal Gruppo M5S). Noi non c'eravamo in Commissione, comunque immagino che non sia vero.

SACCONI, relatore. Come lei sa, tutti gli atti di questo Senato sono trasparenti e codificati.

PRESIDENTE. Esatto. Volevo la conferma.

SACCONI, relatore. La Commissione bilancio ha esaminato gli emendamenti sulla base di pareri del relatore e del Governo in quella sede e li ha trasmessi alla Commissione di merito, che ne ha preso atto. Conseguentemente si è comportata la Commissione di merito.

Certamente, per quanto riguarda la Commissione che io presiedo, tutto è agli atti e tutto è verificabile, ma mi risulta non di meno anche per la Commissione bilancio, che quotidianamente svolge il lavoro di espressione dei pareri e cerca disperatamente di difendere il nostro equilibrio di finanza pubblica.

PRESIDENTE. È chiaro, nel senso che voi avete votato e la procedura e stata formalmente corretta.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, non è in discussione la regolarità delle procedure di esame degli emendamenti in Commissione bilancio. Il fatto è che, anche se la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, così come avviene regolarmente anche in quest'Aula, si può chiedere di non votare tali emendamenti, ma non si può far finta che non esistano e non ci siano stati. Quindi è diritto di ogni singolo senatore, anche se è stato espresso parere contrario, poterne chiedere la votazione. In questo caso non sono stati né bocciati né resi improcedibili, ma si è solo messo agli atti il parere contrario della Commissione. Questo, come lei sa, non è una procedura regolare.

PRESIDENTE. La ringrazio per l'ulteriore chiarimento.

Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali e sospensive presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signora Presidente, vorrei presentare un'ulteriore questione sospensiva, e voglio farlo ora per evitare che poi mi venga detto che è stata presentata in una fase non adatta.

Mi richiamo all'articolo 98 del Regolamento, che prevede il parere del CNEL. Fermo restando che il CNEL è ancora esistente e che, stando al suo stesso nome che fa riferimento all'economia e al lavoro, mi sembra che intervenire sulle politiche economiche, sociali, del lavoro sia materia di sua competenza, non vedo perché in questo specifico caso non possa, anzi non debba, essere richiesto un parere specifico al CNEL su questo tipo di disegno di legge. Pertanto chiedo che sia richiesto il parere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e ne siano fissati i termini. (Applausi dal Gruppo M5S).

*ICHINO (SCpI). Domando di parlare. (Commenti). Perché non dovrei parlare?

PRESIDENTE. Senatore Ichino, come lei sa, l'Aula viene presieduta dal Presidente di turno.

Ne ha facoltà.

ICHINO (SCpI). Chiedevo solo un chiarimento ai colleghi.

Signora Presidente, intervengo sulle questioni pregiudiziali per osservare molto brevemente che se fosse contrario alla Costituzione istituire una forma di assicurazione contro la disoccupazione davvero universale, che supera differenze gravi di trattamento tra categorie di lavoratori; se fosse contrario alla Costituzione ricondurre la cassa integrazione guadagni alla sua funzione essenziale e originaria, ossia quella di sostegno del reddito dei lavoratori nelle crisi temporanee di impresa, impedendo che essa venga usata per nascondere le situazioni di reale disoccupazione, imponendo che le crisi occupazionali aziendali vengano affrontate col mettere i lavoratori in freezer per anni e anni, come è stato purtroppo il modo in cui abbiamo affrontato le crisi occupazionali nei decenni passati; se fosse realmente contrario alla Costituzione superare una forma di protezione della sicurezza economica e professionale dei lavoratori costruita interamente sull'ingessatura del loro rapporto di lavoro, ma di fatto applicata a meno di metà dei lavoratori stessi, e sostituirla con una forma di protezione che costruisce la sicurezza economica e professionale dei lavoratori garantendo loro l'effettiva possibilità di trovare un nuovo lavoro quando perdono il vecchio, e far questo offrendo ai lavoratori la possibilità di scegliere il meglio dei servizi nel mercato del lavoro che si offrono oggi, cioè di scegliere l'agenzia specializzata che preferiscono pagandola con un voucher pubblico che rende contendibile la funzione, e che essendo pagabile solo a risultato ottenuto determina un'automatica riqualificazione della spesa pubblica in questo campo, se davvero tutto questo fosse contrario agli articoli 3 e 4 della Costituzione, queste norme della Costituzione andrebbero evidentemente cambiate.

Noi siamo però convinti che tutto questo è molto più conforme proprio a quei principi costituzionali che avete richiamato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). È più conforme all'articolo 3 sull'eguaglianza, all'articolo 4 sul diritto al lavoro. È molto più conforme a questi principi delegare al Governo l'emanazione di questo nuovo sistema di protezione e l'adozione di questa nuova tecnica di protezione dei lavoratori, che non continuare con il regime che abbiamo fin qui seguito.

D'altra parte, proprio l'organicità e nettezza di questa svolta che vogliamo imprimere al nostro ordinamento è tale che la critica di insufficiente precisione della delega appare con tutta evidenza infondata.

Per queste ragioni Scelta Civica, ma credo anche la maggioranza di quest'Aula, respingerà con molta convinzione le pregiudiziali qui in esame. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Maran).

BERNINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERNINI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, a nome del mio Gruppo vorrei ricordare all'Aula e sottolineare anche al Governo come in occasione di questioni pregiudiziali di costituzionalità su provvedimenti che fanno parte del cosiddetto programma di Governo dei cento giorni, divenuto programma di Governo dei mille giorni, noi non abbiamo mai fatto sconti. Abbiamo posto questioni fondamentali di costituzionalità, che ritenevamo non potessero essere disattese sia sotto il profilo della violazione dell'articolo 77, mentre ora stiamo parlando dell'articolo 76 e di parte dell'articolo 77, sia sotto il profilo dell'articolo 81, ovvero delle coperture.

Ho ascoltato con molta attenzione il contenuto, insieme di merito (per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle) e di legittimità e merito insieme (per quanto riguarda Sinistra Ecologia e Libertà), delle questioni pregiudiziali di costituzionalità poste oggi a quest'Aula. Dando una valutazione tecnica e politica insieme, ritengo che non esistano i presupposti né costituzionali né di opportunità politica per non discutere questo provvedimento in Aula. Ritengo che questo provvedimento sia stato ampiamente modificato in Commissione rispetto alla delega primigenia originaria posta dal Governo, attraverso una collaborazione che riteniamo non ancora sufficiente tra i Gruppi parlamentari. Abbiamo posto istanze che non sono state ancora soddisfatte; rispetto a questo testo abbiamo una visione che la nostra storia politica e la nostra visione del mercato del lavoro testimoniano e rispetto alla quale abbiamo pagato prezzi politici altissimi negli anni passati durante i Governi che abbiamo connotato, anche attraverso la riforma del mercato del lavoro, secondo la nostra visione.

Tutto ciò premesso, riteniamo che non sia possibile non affrontare il dibattito in Parlamento; noi tutti, colleghi, che tante volte come Gruppi parlamentari abbiamo invocato ed evocato il dibattito democratico quando questo era strangolato da un uso eccessivo di decreti-legge.

Abbiamo chiesto tante volte di confrontarci in Aula, ma - posto che riteniamo che il confronto sia indispensabile, soprattutto su questo provvedimento, su cui vogliamo portare le nostre istanze e rispetto al quale vogliamo che i miglioramenti che riteniamo essenziali vengano recepiti - tutto questo non può essere oggetto di una questione pregiudiziale che taglia il dibattito, il confronto democratico e 700 emendamenti che sono stati democraticamente e legittimamente proposti da tutti noi.

Tutto ciò premesso e ritenendo che non esistano - e parlo al nome del Gruppo parlamentare che rappresento - i presupposti tecnici e di merito per la presentazione di una questione pregiudiziale di costituzionalità, ribadisco il voto contrario del Gruppo parlamentare di Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.

GAETTI (M5S). Signora Presidente, chiediamo la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
1428, 24, 103, 165, 180, 183, 199, 203, 219, 263, 349, 482, 500, 555,
571, 625, 716, 727, 893, 936, 1100, 1152, 1221, 1279, 1312 e 1409

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Catalfo e da altri senatori (QP1), e dalla senatrice De Petris e da altri senatori (QP2).

Non è approvata.

Metto ai voti la questione sospensiva con rinvio in Commissione, avanzata dalla senatrice De Petris.

Non è approvata.

Metto ai voti la richiesta di acquisire il parere formale del CNEL, avanzata dal senatore Crimi.

Non è approvata.

Onorevoli colleghi, per quanto riguarda la Presidenza del Senato fa fede l'intervento del Presidente della Commissione, senatore Sacconi, e pertanto il Resoconto dei lavori della Commissione, richiamato dalla senatrice De Petris, appare impreciso, potendo presumersi che gli emendamenti non siano stati posti in votazione in quanto implicitamente ritirati. Questo è quanto dichiarato dalla Presidenza.

Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta da parte del prescritto numero di senatori la richiesta - ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento - di remissione all'Assemblea del parere favorevole espresso dalla 1ª Commissione permanente in ordine alla sussistenza dei presupposti di necessità ed urgenza del decreto-legge 1º agosto 2014, n. 109, in materia di proroga di missioni internazionali.

Pertanto, l'ordine del giorno della seduta antimeridiana di domani è integrato con la deliberazione dell'Assemblea sul predetto parere.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 25 settembre 2014

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 25 settembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,54).