Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 24/09/2014

PICCOLI - Ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

già nel 2002 la stampa veneta (si veda un articolo pubblicato su "Il corriere delle Alpi" del 19 aprile 2002) aveva dato notizia della prossima realizzazione di un elettrodotto da 380 KV tra Cordignano (Treviso) e Lienz (in Austria), che avrebbe interessato 21 comuni della provincia di Belluno e 4 in quella di Treviso, per un percorso nel territorio italiano di circa 80 chilometri. Dopo aver avviato tutte le procedure necessarie il gestore della rete di trasmissione nazionale, la GRTN SpA, che ha presentato il progetto, ha ottenuto da parte del Governo alcune semplificazioni degli iter amministrativi per accelerare la realizzazione dell'opera entro il 2006;

l'elettrodotto, ad altissima tensione, rientra nelle tipologia di interventi in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici previsti dalla legge n. 443 del 2001 (cosiddetta legge obiettivo) la cui autorizzazione ai lavori spetta allo Stato, previa intesa con la Regione;

il Consiglio regionale del Veneto ha approvato nel 2003 una risoluzione che impegna la Giunta regionale "a rendere parere negativo su ogni atto relativo alla realizzazione dell'elettrodotto (...) e ad intraprendere tutte le iniziative necessarie ad impedirne la realizzazione";

la realizzazione dell'opera ha incontrato la ferma opposizione dei Comuni di Mogliano Veneto, Preganziol, Casale sul Sile, Silea, Roncade, Monastier, San Biagio di Callalta, Ponte di Piave, Ormelle, Oderzo, Fontanelle, Gaiarine, Godega di Sant'Urbano, Orsago e Cordignano, che denunciano il non mitigabile degrado ambientale del loro territorio gravato dal tracciato in progetto, territorio estremamente sensibile e vulnerabile e quindi fortemente intriso di vincoli naturali di tipo geologico, idraulico e forestale;

anche i Comuni di Cordignano, Sarmede, Fregona, Vittorio Veneto, Farra d'Alpago, Tambre, Puos d'Alpago, Chies d'Alpago, Pieve d'Alpago, Ponte nelle Alpi, Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore, Perarolo, Pieve di Cadore, Domegge, Lozzo di Cadore, Vigo di Cadore, Auronzo, Comelico superiore, Danta e S. Nicolò Comelico hanno tempo prima espresso la loro contrarietà al progetto, a causa delle inaccettabili ripercussioni ambientali e di inquinamento elettromagnetico che una simile opera comporterebbe, visto che il territorio interessato è quasi interamente sottoposto a vincolo ambientale e non appare concepita con l'attenzione dovuta al fine di evitare, sulla base di un principio cautelativo, la creazione di situazioni che determinino incrementi significativi dei livelli di esposizione per la popolazione. In particolare la zona dell'Alpago e del Cadore, a vocazione turistica, verrebbe irreparabilmente danneggiata nelle sue componenti ambientali vanificando e compromettendo anche i programmi di valorizzazione territoriale oggetto di finanziamento pubblico e di iniziative imprenditoriali di settore;

a parere delle amministrazioni comunali non sono compensabili le pesanti incidenze che tale opera comporterebbe sugli habitat e sulle specie animali e vegetali censiti ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 43/92/CEE all'interno dei siti "Natura 2000" in prossimità dei quali si vorrebbe far snodare il tracciato della linea elettrica;

i medesimi Comuni hanno denunciato altresì un impatto elettromagnetico certamente inaccettabile cui sarebbero esposte numerose abitazioni e luoghi destinati a permanenza prolungata di persone;

hanno fatto inoltre presente che non sono stati affatto consultati per la localizzazione dell'opera ai fini di una corretta elaborazione di un progetto così impattante e potenzialmente diretto a stravolgere gli strumenti urbanistici locali;

è necessario che le reti infrastrutturali (elettriche, stradali, telematiche, eccetera) vengano realizzate con le migliori tecnologie possibili e con il massimo livello di sostenibilità ambientale, come recita l'art. 1, comma 1, lettera c), della legge n. 36 del 2001: "assicurare la tutela dell'ambiente e del paesaggio e promuovere l'innovazione tecnologica e le azioni di risanamento volte a minimizzare l'intensità e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, secondo le migliori tecnologie disponibili";

la GRTN SpA è confluita dal 1° novembre 2005, mediante un'operazione di trasferimento di questa attività, in Terna SpA;

in data 21 febbraio 2011 Terna SpA presentava al Ministero competente un progetto, denominato di "razionalizzazione e sviluppo della Rete di trasmissione nazionale (RTN) nella media valle del Piave", volto all'autorizzazione per la costruzione ed esercizio di una serie di interventi sulla rete a 220 kV attinenti alle stazioni elettriche di Polpet e Soverzene e alle direttrici Polpet-Soverzene, Polpet-Lienz e Polpet-Scorzè, e sulla rete a 132 kV per le direttrici Polpet-Belluno, Polpet-Forno di Zoldo, Pelos-Gardona-Desedan e la stazione elettrica di Gardona, con l'inserimento di alcuni tratti di elettrodotto in cavo interrato;

tali opere, riguardando la costruzione di elettrodotti facenti parte della rete nazionale di trasporto dell'energia elettrica, sono soggette ad autorizzazione rilasciata, nell'ambito del procedimento unico, dal Ministero dello sviluppo economico di concerto col Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa con la Regione Veneto;

l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato i campi elettromagnetici generati dagli elettrodotti come "possibili cancerogeni" e che l'Organizzazione mondiale della sanità afferma che per i campi elettromagnetici c'è evidenza sufficiente per invocare il principio di precauzione;

il diritto alla salute è inviolabile e prioritario rispetto alla soddisfazione di qualsiasi altro interesse, sia esso pubblico o privato, e pertanto un possibile pericolo originato dagli elettrodotti non può essere genericamente considerato come un rischio socialmente accettabile;

il progetto potrebbe degradare irreparabilmente notevoli parti di territorio in quanto l'impatto ambientale di un'opera, con tralicci alti anche 60 metri e con percorso sviluppato lungo pendii, crinali, dorsali, cime e valli, al quale deve corrispondere una striscia di servitù di 200 metri di ampiezza, rappresenterebbe uno sfregio permanente e non mitigabile con possibili incidenze negative sugli habitat e sulle specie animali e vegetali;

simili opere vanificano e compromettono i programmi di conservazione e valorizzazione territoriale, e depauperano gli attuali valori edilizi, fondiari ed agroforestali dei terreni potenzialmente vincolati dalla linea elettrica e dai tralicci, e determinano concreto pregiudizio alle possibilità di sviluppo economico e quindi della permanenza delle popolazioni a presidio del territorio (non si dimentichi infatti che si tratta di aree già soggette a fenomeni drammatici di spopolamento);

il territorio bellunese, grazie anche al fatto di essere inserito con le Dolomiti nella lista Unesco dei siti patrimonio culturale dell'umanità, deve pretendere ed ottenere che le necessarie reti infrastrutturali (elettriche, stradali, telematiche, eccetera) vengano realizzate con le migliori tecnologie possibili e con il massimo livello di sostenibilità ambientale;

secondo il principio di precauzione, enunciato nell'articolo 174 del trattato istitutivo dell'Unione europea, al fine di garantire la protezione di beni fondamentali come la salute e o l'ambiente, è necessaria l'adozione di misure di cautela anche in situazione di incertezza scientifica, nelle quali è ipotizzabile soltanto una situazione di rischio presumibile, anche se non è ancora dimostrata, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, la sicura o anche solo probabile evoluzione del rischio in pericolo;

queste iniziative, essendo tali da mutare in maniera incisiva il rapporto con l'ecosistema, rientrano tra quelle soggette a VIA nazionale, e devono essere sottoposte a valutazione d'incidenza in considerazione degli impatti sulle finalità di conservazione dei siti classificati di importanza comunitaria per la protezione dell'habitat naturale e designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici;

constatato che:

il Consiglio regionale del Veneto, in data 24 giugno 2003, approvando la risoluzione n. 58 "Elettrodotto Lienz-Cordignano-Venezia: difesa delle competenze regionali in materia di tutela della salute dei cittadini e salvaguardia dell'ambiente", dà parere negativo alla costruzione dell'elettrodotto, impegnandosi a sostenere tutte le iniziative promosse in tale direzione oltre ad opporsi all'imposizione di vincoli e servitù derivanti da nuove linee elettriche ed a rivendicare, comunque, la sua piena competenza nell'indicare le modalità di realizzazione dell'intervento e la sua localizzazione secondo rigorosi criteri di tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente;

in data 26 maggio 2014 con una nuova risoluzione, approvata all'unanimità il 12 giugno 2014 (n. 72, "Elettrodotti in Valbelluna: rivedere totalmente il progetto partendo dai territori"), il Consiglio regionale del Veneto in modo trasversale riconosce la necessità di sospendere da subito la procedura di VIA del progetto Terna denominato "Razionalizzazione e sviluppo della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) nella media valle del Piave", per approntare una revisione totale del progetto, alla luce delle nuove innovazioni tecnologiche e gestionali oltre che delle variazioni di domanda di energia e aprire un tavolo di concertazione tra Regione Veneto e Terna per verificare le criticità della rete elettrica esistente e quella in progetto nel Veneto per arrivare ad una strategia di sviluppo sostenibile delle infrastrutture elettriche che adotti le migliori tecniche possibili in termini sia di efficienza energetica che di impatto ambientale;

in merito ai progetti enunciati, in esito all'istanza di valutazione d'impatto ambientale 23 novembre 2011, con procedura integrata per la valutazione di incidenza, numerosi enti, sia pubblici che privati, presentavano osservazioni critiche allo studio di impatto ambientale di Terna SpA, evidenziando gravi carenze progettuali, con inaccettabile sottovalutazione dei reali impatti che gli elettrodotti creerebbero;

il Ministero dello sviluppo economico, in data 8 aprile 2011, ha autorizzato la costruzione di un elettrodotto in cavo a corrente continua a 380 kV a doppia terna tra Francia-Italia. Progetto che, alle sue origini, nel 1994, ha riscontrato il giudizio negativo della commissione VIA riguardo alla compatibilità ambientale del progetto e che, anche per questo motivo, negli anni 2006-2007 ha deciso di abbandonare l'utilizzo di tralicci in favore dell'interramento in corrente continua nel pieno rispetto dell'ambiente;

il Ministero dell'ambiente, con il parere n. 900 del 30 marzo 2012 relativo alla VAS del "piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale del 2011", elaborato da Terna, ha espresso che "Terna non ha mai sviluppato la valutazione delle alternative per nessun intervento e a nessun livello di valutazione" e che "si ritiene necessario analizzare diverse alternative relativamente a differenti modalità di raggiungimento degli obiettivi individuati all'interno delle analisi del fabbisogno stimato dal PdS stesso";

lo stesso Ministero, con la richiesta di integrazioni del 7 novembre 2012, evidenzia la carenza e sommarietà del progetto, sia in riferimento agli strumenti programmatici e pianificatori sia in merito allo studio del paesaggio, affrontato nello studio di impatto ambientale in maniera molto generica, e come fosse necessario in sede progettuale approfondire le motivazioni dell'opera e della scelta tecnica, valutare tracciati progettuali migliorativi (come ad esempio seguire il corridoio dell'autostrada A27) ed informare il pubblico interessato (di fatto numerosi soggetti, pubblici e privati) il quale può proporre utili osservazioni;

il Consiglio di Stato, IV Sezione, con la sentenza n. 3205 del 2013 pronunciata sul ricorso promosso dal Comune di Vigonovo ed altri, in merito alla realizzazione da parte di Terna SpA di un nuovo elettrodotto in linea aerea a 380 kV tra le stazioni elettriche di Dolo (Venezia) e Camin (Padova), annulla in via definitiva il decreto ministeriale 2 febbraio 2010, n. 3, che dà giudizio positivo di compatibilità ambientale. Sentenza che oltre ad essere entrata nel merito della valutazione ambientale ha anche provveduto ad azzerare tutto il procedimento amministrativo di questo progetto di Terna,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, tenuto conto di quanto occorso con il progetto Cordignano (Treviso) e Lienz, prevedere, per quanto di competenza, una revisione del progetto "razionalizzazione e sviluppo della Rete di trasmissione nazionale (RTN) nella media valle del Piave" proposto da Terna.

(3-01237)