Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 317 del 24/09/2014
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------
317a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 24 SETTEMBRE 2014
(Pomeridiana)
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Presidenza del presidente GRASSO,
indi della vice presidente FEDELI
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Italia Lavori in Corso: Misto-ILC; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.
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RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente GRASSO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,33).
Si dia lettura del processo verbale.
DI GIORGI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,36).
Seguito della discussione congiunta e approvazione dei documenti:
(Doc. VIII, n. 3) Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013
(Doc. VIII, n. 4) Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014
(Relazione orale) (ore 16,36)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta dei documenti VIII, n. 3 (Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013) e VIII, n. 4 (Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014).
Ricordo che nella seduta antimeridiana si è conclusa la discussione congiunta.
GAETTI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAETTI (M5S). Signor Presidente, per mia colpa, nella seduta antimeridiana non abbiamo illustrato l'ordine del giorno G40. Visto che lei è stato molto magnanimo nei confronti del senatore Giarrusso, chiedo di potere allegare agli atti il mio intervento sull'ordine del giorno G40.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
Ha facoltà di parlare il senatore Questore Malan, che invito anche ad esprimere il parere sugli ordini del giorno in esame.
MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, colleghi, ringrazio quanti sono intervenuti nel corso della discussione generale congiunta. In gran parte i colleghi intervenuti hanno presentato ordini del giorno; pertanto, nel formulare i pareri risponderò a coloro che si sono soffermati su questi argomenti.
Ringrazio anche coloro che hanno fatto considerazioni di carattere generale, come la senatrice Bertorotta, alla quale mi permetto di ricordare che, a parte il fatto che i lavori del Senato, di Commissione e d'Aula, come abbiamo visto poche settimane fa, si protraggono ben al di là del lasso di tempo martedì-giovedì, il lavoro dei senatori non si svolge certamente solo in quest'Aula, altrimenti rappresenteremmo solo noi stessi. Credo che quasi tutti i senatori abbiano una serie di impegni sul territorio, nell'ambito dei partiti o dei movimenti di cui fanno parte, per contattare le categorie e gli amministratori del territorio, perché se siamo sempre qua non è strano che ci si accusi di essere chiusi nel Palazzo; invece, i giorni liberi dai lavori del Parlamento, oltre che per studiare, preparare documenti, emendamenti, ordini del giorno e disegni di legge, si devono usare per avere contatti con il mondo che mi permetterei di definire reale.
Ringrazio il senatore Pegorer per le parole positive sul percorso fin qui svolto nell'ambito della razionalizzazione e della migliore amministrazione del Senato. Dobbiamo proseguire su questa strada con il lavoro che abbiamo svolto in questo anno e mezzo dell'attuale legislatura e che intendiamo continuare.
Ringrazio il senatore Colucci, che ha fatto un ampio esame non soltanto delle questioni contenute nel bilancio, ma in generale delle funzioni che deve avere l'organizzazione interna delle Camere parlamentari, di cui egli ha grande e lunga esperienza e a cui ha dato un apporto positivo. Tra i tanti punti toccati, mi permetto di sottolineare il suo richiamo al pericolo di fare dei provvedimenti, specialmente quando riguardano dipendenti o ex dipendenti, che poi vengono dichiarati illegittimi in qualche sede; provvedimenti che possono avere una fiammata di rilievo subito, ma che alla fine si scopre che non realizzano alcun risparmio e che, anzi, magari si spende qualcosa in più, perché certe norme fatte in modo troppo affrettato vengono annullate da organi giurisdizionali.
Al senatore Candiani, che ha proposto una questione specifica non formulata nell'ordine del giorno, rispondo informalmente, quindi non con la formalità dell'ordine del giorno, che solleciteremo certamente la ditta che attualmente gestisce i servizi di ristorazione ad utilizzare il più possibile cibi italiani, tenendo presente che attualmente tali servizi sono stati affidati con una gara d'appalto e pertanto non possiamo fare altro che sollecitarli. Quando si tratterà di rinnovare l'appalto, credo che potremo senz'altro chiedere a coloro che hanno la titolarità di redigere materialmente il capitolato d'appalto l'utilizzo di cibi italiani, condividendo pienamente le considerazioni che ha fatto.
Ringrazio anche la senatrice Di Giorgi per il contributo alla discussione e per l'approfondimento delle tematiche che stiamo affrontando insieme.
Vengo ai pareri. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1 (testo 2) che, se approvato, come suppongo, assorbe gli ordini del giorno G19, G20, G22, G23 e G37, che vertono sugli stessi argomenti proponendo soluzioni lievemente diverse o addirittura identiche.
Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G2. Già si sta lavorando, attraverso una serie di incontri con i colleghi Questori, nonché tra gli organismi di Presidenza e i vertici delle strutture di entrambe le Camere per andare nella direzione del ruolo unico e dello statuto unico del personale dipendente del Parlamento.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G3, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, esprimo parere favorevole di accoglimento, a condizione che siano apportate alcune modifiche. In primo luogo, si propone la soppressione del primo capoverso del dispositivo, perché affronta argomenti già toccati in altri ordini del giorno. Quanto al secondo capoverso del dispositivo, si propone, per rendere possibile l'attuazione dell'ordine del giorno, di trasmettere i documenti ai membri del Consiglio di Presidenza con «7 giorni di anticipo» (anziché 30), che risultano sufficienti a un esame dei documenti medesimi. Si chiede inoltre di sostituire l'espressione «in formato Excel» con le generiche parole «in formato di foglio elettronico», in quanto Excel è un marchio registrato. Con queste modifiche, esprimo parere di accoglimento di questo ordine del giorno.
Per gli ordini del giorno G4 e G5, presentati dalla senatrice Comaroli, proponiamo una riformulazione dei dispositivi di entrambi, perché entrambi vanno nella stessa direzione e, in parte, addirittura si sovrappongono. La riformulazione dell'impegno è la seguente: «a valutare l'opportunità di concludere l'esame del rendiconto e del bilancio di previsione entro il termine previsto dal RAC» - il Regolamento amministrativo contabile - «, compatibilmente con i tempi tecnici di chiusura dell'esercizio precedente, sulla base delle decisioni di competenza della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari». Ricordo infatti che una cosa è l'approvazione da parte del Collegio dei Questori e un'altra è quella da parte del Consiglio di Presidenza, che, nel caso di quest'anno, è avvenuta a fine luglio. Ci sono poi naturalmente le esigenze di Aula, ed è la Conferenza dei Capigruppo che stabilisce quando il singolo argomento viene posto all'ordine del giorno. Questo vale per gli ordinari lavori parlamentari e anche per la discussione del rendiconto e del bilancio del Senato.
L'ordine del giorno G6, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, è accolto a condizione che siano soppressi tre capoversi delle premesse che esprimono valutazioni negative nei confronti dell'attuale conduzione dell'amministrazione del Senato e che, ovviamente, non possiamo condividere. Per il resto sarebbe accolto. I capoversi sono il quarto, il quinto e il sesto, dalle parole «vi è tuttavia da sottolineare» fino alle parole «trasparenza del bilancio del Senato». Si tratta quindi degli ultimi tre capoversi delle premesse.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G7, presentato dalla senatrice Comaroli, lo accoglieremo come raccomandazione, nel senso di studiare il sistema IPSAS che prevede la suddivisione per centri di costo. Questo sistema può indubbiamente andare bene in un Ministero o in altri settori, ma nel Senato che, sostanzialmente, ha quasi solamente un centro di costo, diventa anomalo. Si è tuttavia ritenuto utile studiare il sistema.
Lo stesso parere, e quindi un accoglimento come raccomandazione al fine di studiare il sistema, vale per la richiesta, di cui all'ordine del giorno G8, di applicare il sistema SIOPE, usato in vari enti pubblici. Ciò principalmente per consentire alla Tesoreria dello Stato, che è unica per tutti questi enti, di misurare i fabbisogni e fare le operazioni conseguenti. Il Senato funziona in modo diverso; c'è una dotazione che è sempre stata sufficiente, perché non ci sono mai stati sforamenti - tanto meno in questi ultimi anni - e pertanto la Tesoreria dello Stato sa perfettamente qual è l'ammontare e, da parte nostra, non ha sorprese, semmai ha sorprese positive.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G9, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, esprimo parere contrario. Esprimo altresì parere contrario su alcuni ordini del giorno seguenti, ricordando che il trattamento economico dei senatori ha già subito una riduzione in termini reali di circa il 30 per cento negli ultimi sette anni. Questo livello, che per di più è bloccato ancora per diversi anni, si ritiene adeguato ed è certamente inferiore a quello dei parlamentari degli altri grandi Paesi europei. Esprimo pertanto parere contrario sugli ordini del giorno G9, G10, G11, G12, G13 e G14.
L'ordine del giorno G15 viene accolto come raccomandazione a condizione che il dispositivo sia riformulato nei termini seguenti: «invita, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza ed il Collegio dei Questori, al fine di una razionalizzazione dei costi e degli spazi, a rivedere il tipo di trattamento erogato ai Presidenti del Senato non in carica, anche in relazione alla riforma costituzionale del bicameralismo perfetto».
L'ordine del giorno G16, presentato dal senatore Battista e da altri senatori, viene accolto come raccomandazione a condizione che il dispositivo sia riformulato nei termini seguenti: «invita (...) ad approfondire, attraverso uno studio congiunto con la Camera dei deputati, la possibilità di realizzazione di una diversa gestione del trattamento previdenziale dei parlamentari, anche nella prospettiva del loro status unico».
Passo ora all'ordine G17, presentato dal senatore Gaetti e da altri senatori, scusandomi, signor Presidente, per la lunghezza del mio intervento, dovuta all'elevato numero di ordini del giorno da esaminare. Su di esso esprimo parere contrario, perché propone un ampliamento del contributo di solidarietà a carico degli assegni vitalizi - ovvero pensione, per quanto riguarda l'ultima parte - dei senatori cessati dal mandato, perché al Senato vengono applicate le medesime norme vigenti per ogni altro tipo di trattamento previdenziale. Ci sembra pertanto congruo l'attuale tipo di contributo di solidarietà che, lo ribadisco, che già è stato introdotto in totale adesione alla disciplina generale.
Esprimo parere contrario anche sull'ordine del giorno G18, presentato dal senatore Gaetti e da altri senatori, per le stesse motivazioni formulate in precedenza. Ricordo che l'assegno di fine mandato è il frutto di un accantonamento che viene fatto a carico dell'indennità, ovviamente lorda, dei senatori, pertanto non si potrebbe davvero fare una sorta di confisca di quanto già è di pertinenza del singolo senatore.
Gli ordini del giorno G19 e G20 propongono di affrontare in modo diverso, anche se nella medesima direzione, il tema trattato dalla lettera f) dell'ordine del giorno G1 (testo 2), per quanto riguarda la cessazione dell'erogazione degli assegni vitalizi per i senatori cessati dalla carica che abbiano riportato condanne per reati particolarmente gravi.
L'ordine del giorno G21 è stato ritirato, altrimenti avrei invitato a farlo.
Gli ordini del giorno G22 e G23 sono assorbiti dal G1 (testo 2).
Esprimo un invito al ritiro dell'ordine del giorno G24, perché non sono ben chiare le finalità di questa classificazione. Questa comporterebbe sicuramente un aggravio burocratico nella gestione dei Gruppi parlamentari, che hanno diritto ad avere la loro autonomia, nell'ambito di quella trasparenza introdotta con la modifica regolamentare approvata due anni fa. Rischierebbe per altro di dare adito ad ulteriori richieste di sanatorie e inclusioni nei ruoli come quelle che vennero compiute più di vent'anni fa, sia alla Camera, sia al Senato, che hanno creato problemi e incertezze anche nei confronti dei beneficiari.
Quella trattata dall'ordine del giorno G25 è sicuramente una questione da affrontare: ne propongo l'accoglimento come raccomandazione, al fine di effettuare uno studio in materia per applicare al Senato, con le sue particolarità, una norma che è generale. Sottolineo comunque che l'accoglimento come raccomandazione non vuol dire che le cose non si fanno, ma che non siamo certissimi di farlo oppure che, come in questo caso, dobbiamo accertare il modo per applicarlo, proprio perché sia un provvedimento efficace e reale. Si tratta pertanto di una raccomandazione a fare e in quanto tale la recepiamo.
L'ordine del giorno G26, che contiene la proposta del senatore Buemi di formare un ente previdenziale unico per gli organi costituzionali, viene accolto al fine di effettuare uno studio in tale direzione. È chiaro che si tratta di un problema complesso, che però è sicuramente da affrontare e questa potrebbe essere una soluzione interessante.
Sull'ordine del giorno G27, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, esprimo parere contrario, perché si tratterebbe di introdurre un limite che la legge ordinaria non prevede e non si vede perché penalizzare i dipendenti del Senato - in questo caso gli ex dipendenti - in modo particolare rispetto ai dipendenti pubblici o, comunque, rispetto ai pensionati in generale.
La proposta contenuta nell'ordine del giorno G28, che condivido pienamente, prevede che il personale del Senato chiamato a svolgere la sua opera in altre amministrazioni, e che attualmente è pagato dal Senato stesso per i primi tre anni, venga pagato dall'amministrazione che li chiama. Naturalmente si tratta sempre di amministrazione pubbliche. Lo accogliamo come raccomandazione, perché è una previsione da studiare nei dettagli, considerato che sono già in atto rapporti di questo genere e si tratta dunque di capire come risolvere la questione. Ci sembra pienamente condivisibile che chi si avvale dell'opera molto valente del nostro personale - si tratta di un fatto che il Senato ha sempre considerato, giustamente, come un riconoscimento dell'importanza del ruolo del personale e dei consiglieri del Senato, che sono così preziosi da essere spesso contesi da altre amministrazioni - sia chiamato a pagarli, perché poi a ciascun ente vengono imputate le spese. Paradossalmente ci sono persone che lavorano in alcuni Ministeri e che vengono però pagate dal Senato.
Passiamo agli ordini del giorno, sostanzialmente uguali, G29, presentato dal senatore Mucchetti, G30, presentato dalla senatrice Saggese, G31, presentato dalla senatrice Pelino, G32, presentato dal senatore Marinello, G33, presentato dal senatore Consiglio, e G34, presentato dal senatore Di Biagio. Tali ordini del giorno prevedono il recepimento della legge Frattini, che consente ai dirigenti pubblici, per determinati periodi, di poter lasciare temporaneamente l'incarico che hanno presso la pubblica amministrazione - in questo caso presso il Senato - per lavorare presso realtà private o internazionali. Si tratta di una norma interessante, e non essendo mai stata cambiata dopo tredici anni dalla sua introduzione è vista evidentemente come un'esperienza positiva. Bisogna però sottolineare le problematiche specifiche del Senato, in cui non soltanto si applicano delle leggi, magari in modo importante, come avviene ad esempio nei Ministeri nel caso dell'erogazione dei contributi, ma addirittura si fanno le leggi. Pertanto bisogna evitare problemi di conflitto di interesse: qualora ad esempio un consigliere del Senato sia andato a prestare la sua opera in un ente privato, potrebbero poi emergere problemi per quanto riguarda la sua attività, una volta che sia tornato a lavorare in Senato, dal momento che qualcuno potrebbe temere che non ci sia più quella terzietà che è invece richiesta al nostro personale. È sicuramente una problematica interessante, che va affrontata con serietà, allo scopo di trovare la sua applicazione, nel modo più equilibrato ed efficace possibile. Pertanto, sono favorevole all'accoglimento a condizione che il dispositivo sia riformulato, inserendo dopo le parole «impegna il Consiglio di Presidenza» le altre: «ad intraprendere un percorso volto».
Esprimo parere contrario all'ordine del giorno G35, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, che prevede un limite temporale alla durata in carica del Segretario generale. Riteniamo che questa sia una considerazione che non può essere affidata a rigidi limiti di tempo: ci sono professionalità altissime che, analogamente a simili cariche presso altri organi costituzionali, può essere prezioso poter avere per periodi molto più lunghi di quelli indicati nell'ordine del giorno.
Sull'ordine del giorno G36, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori, esprimo parere contrario: si tratta della richiesta di nominare un solo Vice Segretario generale. In questo momento non c'è nessun Vice Segretario generale, perché tutti quelli che c'erano in precedenza sono andati in pensione. Può darsi che si scelga questa soluzione, ma ricordo che quello di Vice Segretario, a differenza della Camera, al Senato è soltanto un incarico e non una qualifica. In quanto tale, con apposita delibera del Collegio dei Questori abbiamo già stabilito che in ogni caso per il futuro - ripeto che in questo momento non ci sono Vice Segretari generali - non comporterà un incremento della retribuzione, per cui non c'è un risparmio. Può essere comunque una soluzione di tipo organizzativo, quella di proporre un solo Vice Segretario, ma noi preferiamo lasciare questa considerazione ad una futura elaborazione anche alla luce della riforma costituzionale.
L'ordine del giorno G37 è assorbito dall'ordine del giorno G1 (testo 2). Esso è condivisibile nella sostanza, trattandosi di una razionalizzazione e del miglioramento della amministrazione.
L'ordine del giorno G38 è analogo a quello, sempre della senatrice Comaroli, che riguardava l'applicazione del criterio IPSAS per l'amministrazione del Senato, con gli stessi problemi perché, come si è detto, qui in Senato i centri di costo sono sostanzialmente uno solo, dato che la missione del Senato è una sola, ossia quella di approvare le leggi e svolgere le altre sue funzioni, dove, per di più, è estremamente difficile separarle una dall'altra, ad esempio l'attività di controllo che svolge il Senato sull'operato del Governo e della pubblica amministrazione in generale rispetto alla sede legislativa. Pertanto, si propone l'accoglimento dell'ordine del giorno G38 come raccomandazione.
L'ordine del giorno G39, che chiede l'integrazione e l'unificazione dell'attività amministrativa del Senato e della Camera, è accolto. In parte già si fa, e naturalmente si sta lavorando con successivi incontri per avere l'accorpamento di alcuni uffici e una gestione unitaria, con appalti unici e tutto unificato laddove è possibile. Naturalmente, è una collaborazione che deve essere attuata da entrambi i rami del Parlamento e non sempre è facile. Noi siamo stati sempre estremamente disponibili, posso dire forse persino più dell'altro ramo del Parlamento.
L'ordine del giorno G40, della senatrice Bertorotta e altri senatori, è accolto se apportata una piccola modifica, nel senso di togliere le parole «anche al fine di evitare fenomeni di distrazione di tali somme a favore di altre destinazioni», e non perché non si intenda applicarle, ma perché si tratta di rispettare la legge: la distrazione di fondi è anche un reato, e ci mancherebbe che la si facesse! Basta quindi la parte assertiva del dispositivo che «impegna il Collegio dei Questori a dare un impiego alle somme in parola congruente con la destinazione normativa», parte che condividiamo pienamente, tant'è vero che lo accogliamo.
L'ordine del giorno G41, del senatore Petrocelli e altri senatori, chiede l'attivazione di tirocini formativi. Un tempo al Senato si svolgevano i tirocini formativi, poi furono sospesi perché rappresentavano un costo. Riteniamo di accogliere come raccomandazione questo ordine del giorno, nel quadro di una compatibilità finanziaria perché, come ritengo estremamente giusto, recentemente la legge ha chiesto che il tirocinio sia sempre retribuito ed ovviamente il Senato non potrebbe sottrarsi a tale disciplina. Ciò comporta un costo, ma ritengo che il Senato non possa sottrarsi ad un'esperienza molto utile per la formazione dei giovani e che dobbiamo essere certamente aperti anche a questa funzione. Pertanto, è accolto come raccomandazione.
L'ordine del giorno G42, del senatore Petrocelli e altri, è accolto come raccomandazione. Si tratta della richiesta di potenziamento della struttura del Senato a Bruxelles. «Struttura» è una parola grossa, perché in questo momento indica una sola persona, e si chiede il potenziamento di questa struttura perché è estremamente importante avere il contatto con le istituzioni europee. Naturalmente, accogliamo l'ordine del giorno come raccomandazione nell'ambito della sua sostenibilità economica. Certamente, la necessità di avere un forte legame e un collegamento con gli uffici centrali dell'Unione è importante e può essere studiato di risparmiare da qualche altra parte ed avere qualche risorsa in più per Bruxelles.
L'ordine del giorno G43 della senatrice Comaroli è accolto. Già si sta attuando l'uso della centrale CONSIP e pertanto siamo ben contenti di accoglierlo.
L'ordine del giorno G44 è accolto come raccomandazione, con una richiesta di riformulazione. Esso chiede la razionalizzazione degli eventi in calendario nelle varie sale del Senato. Ricordo che già oggi gli eventi che si tengono al Senato sono attinenti all'attività del Senato, perché sono richiesti generalmente dai Gruppi oppure dalla Presidenza e naturalmente i criteri sono questi. Ricordo che gli esterni o anche gli interni del Senato, che però non abbiano questo avallo di attinenza da parte dei Gruppi o della Presidenza, devono pagare una somma di un certo rilievo per avere queste sale. Pertanto non limiteremo questi eventi, perché rappresentano un'entrata per il Senato (sia pur piccola), fermo restando il fatto che non basta pagare per venire a svolgere qualunque attività in una sala del Senato. Ecco perché noi vorremmo togliere dal dispositivo le parole «previsti esclusivamente quelli strettamente». Il testo che noi accoglieremmo sarebbe dunque il seguente: «invita (...) a valutare l'opportunità di attuare una razionalizzazione degli eventi in calendario affinché siano attinenti alle finalità istituzionali del Senato». Forse potremmo anche accogliere la parola «strettamente» e potremmo essere più larghi, ma preferiamo essere letterali e non rinunciare a qualche decina di migliaia di euro che incassiamo grazie ad eventi che si svolgono in Senato, purché siano compatibili con il prestigio di questa istituzione.
Esprimo poi parere contrario sull'ordine del giorno G45, perché il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori sono organi a tutti gli effetti paragonabili al Consiglio dei Ministri o ad una Giunta regionale, provinciale o comunale, dei quali naturalmente si conoscono le deliberazioni, ma non esistono i verbali e, se per caso esistessero, non si pubblicherebbero per ovvie ragioni.
L'ordine del giorno G46, a firma del senatore Petrocelli ed altri, è accolto. Con esso si chiede la gestione unitaria del Polo bibliotecario parlamentare fra i due rami del Parlamento.
Sull'ordine del giorno G47 formulo un invito al ritiro, perché c'è una gara che si sta svolgendo (sono già state avviate le procedure) proprio per garantire quanto viene qui richiesto, cioè rendere possibile la ripresa televisiva dei lavori che si svolgono nelle varie aule dove i diversi organi si riuniscono, in modo da poterli trasmettere, ove questo sia compatibile con il Regolamento. Naturalmente, per trasmettere televisivamente i lavori ordinari delle Commissioni occorrerebbe una modifica del Regolamento, che non è argomento di questa discussione.
L'ordine del giorno G48, della senatrice Comaroli, è accolto. Esso chiede di considerare l'utilizzo di software libero, cosa che già viene fatta in alcune realtà (non in tutte). Più in generale, siamo pienamente dell'idea che dobbiamo fare quello che è più conveniente per il Senato e, in molti casi, è più conveniente l'utilizzo di software libero. Questo già lo facciamo e sicuramente lo faremo in futuro, anche a seguito di questo ordine del giorno.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G49, a firma del senatore Petrocelli ed altri, proponiamo la seguente riformulazione del dispositivo: «invita, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a valutare l'opportunità di recepire all'interno dell'ordinamento del Senato in analogia con la Camera dei deputati, l'articolo 15 del decreto legislativo n. 33 del 2013 e, in particolare, a pubblicare sul sito web del Senato l'elenco dei consulenti e destinatari di incarichi». Dobbiamo ammettere che in questo la Camera è più avanti di noi (non succede spesso) e già lo fa. Dobbiamo farlo anche noi e lo faremo, in analogia a quanto fa la Camera dei deputati da pochissime settimane.
L'ordine del giorno G50, a firma del senatore Petrocelli e altri, propone di istituire una sezione del sito web per lo stato di attuazione degli ordini del giorno al bilancio interno. Io credo che sia più normale svolgere questa funzione attraverso i normali controlli, tanto qui ci si vede tutti i giorni, il bilancio si discute tutti gli anni e tutti i Gruppi sono rappresentati nel Consiglio di Presidenza; pertanto, è più logico non burocratizzare la rendicontazione.
Con l'ordine del giorno G51 i presentatori propongono di fare una convenzione con qualche ente, sia esso il Comune di Roma o soggetti privati, per istituire un posto di car sharing nelle vicinanze del Senato che sia disponibile anche ai senatori, ma senza nessuna prelazione rispetto agli altri. Invito a ritirare l'ordine del giorno, altrimenti il parere sarà contrario, perché innanzitutto il Senato non ha la totale disponibilità degli spazi esterni - è più il Comune di Roma che gestisce gli spazi esterni al Senato, inclusa la questione parcheggi - e, in secondo luogo, perché il car sharing deve farlo l'individuo che li usa. Non potremmo farlo per i senatori perché è poi il singolo senatore che dovrebbe lasciare la sua carta di credito per garantire la ditta o il Comune che mette a disposizione le auto. In terzo luogo, si attiverebbe tale servizio per poi lasciarlo nella disponibilità di tutti; sarebbe molto anomalo che il Senato si intestasse un posto di car sharing e lo gestisse in quanto verosimilmente verrebbe usato dai passanti e turisti, che giustamente devono poter trovare soddisfacimento alle loro richieste come utenti, ma il Senato non dovrebbe occuparsi di questo.
Sull'ordine del giorno G52 avanziamo una richiesta di riformulazione. Si tratta di una proposta del senatore Girotto e di altri senatori per prendere misure volte a ridurre i consumi energetici nei palazzi del Senato. Noi proponiamo una diversa formulazione e, anziché prevedere di «predisporre un piano», preferiamo l'espressione «misure volte a ridurre», perché altrimenti il piano richiederebbe l'utilizzo di molta carta e una burocratizzazione. Cerchiamo di prendere le misure necessarie anche senza avere un piano. Come l'ordine del giorno stesso riconosce, parecchie cose sono state fatte e intendiamo andare avanti per il risparmio energetico.
Sull'ordine del giorno G53 esprimo un invito al ritiro perché è giusto non tenere aperto il Senato quando non serve: già lo si fa la domenica e il sabato solo alcuni palazzi sono aperti al mattino, però estendere la cosa a tutti i prefestivi ci sembra eccessivo, per non parlare del lunedì e nei giorni in cui non si svolge attività. L'attività parlamentare, nel senso di sedute di Commissioni e Aula, si svolge prevalentemente in alcuni giorni, ma l'attività del parlamentare, di studio, di lavoro e di ricevimento nel suo ufficio deve certamente potersi svolgere nei giorni feriali indipendentemente dal fatto che c'è il 1° maggio o il 25 aprile o altre festività mobile, nel senso di non domenicale.
Dell'ordine del giorno G54, che chiede di non rinnovare gli abbonamenti in formato cartaceo, proponiamo l'accoglimento come raccomandazione. Si è già andati in questa direzione; possiamo fare di più e faremo di più, ma abolire totalmente il cartaceo sembra eccessivo: ci sono casi in cui è ancora necessario e comunque richiesto da alcuni.
L'ordine del giorno G55 chiede l'aumento della quota della carta riciclata. Siamo per l'accoglimento con una riformulazione del dispositivo in tal senso: «invita a valutare l'opportunità di incrementare, nel rispetto dei contratti in essere e senza maggiori oneri, la quota di carta riciclata». L'espressione «senza maggiori oneri» è riferita alle molte macchine stampanti e fotocopiatrici che hanno difficoltà o, addirittura, si bloccano con l'uso della carta riciclata. Per cui, ove possibile e questo non risulti oneroso per il Senato, ben venga la carta riciclata.
Sull'ordine del giorno G56 il parere è contrario: non si possono ridurre questi contributi. Ci sono, per esempio, 420.000 euro che derivano dalla partecipazione ad organismi internazionali che non fanno sconti: sono quote stabilite sulla base di parametri nazionali. Poi ci sono, per esempio, delle somme che figurano appunto nella voce «contributi» che riguardano il magazzino che abbiamo fuori dal centro abitato e che risultano come tali perché è di proprietà di un altro ente pubblico. Pertanto queste non sono voci che si possono dimezzare dall'oggi al domani. Inoltre, a proposito di questo magazzino, abbiamo già ridotto di molto le spese.
Il senatore Buemi ha presentato un informatissimo ordine del giorno G57 che, nella sostanza, propone il superamento dell'autodichia. È un problema molto importante, probabilmente da affrontare, e la proposta è per certi versi desiderabile, perché l'autodichia rappresenta per un verso un privilegio e per un altro un onere, un gravame, perché i giudizi politici espressi da organismi del Senato sono soggetti ad un certo scetticismo e raccolgono anche obiezioni. Non credo però che un tema così ampio si possa affrontare con un ordine del giorno. Ringraziamo quindi il senatore Buemi per aver posto il problema che è davvero da esaminare ed approfondire, ma forse più nell'ambito di una riforma costituzionale che non con un ordine del giorno presentato al progetto di bilancio giacché noi, come Collegio dei Questori, non abbiamo il potere di andare in questa direzione.
Chiedo scusa per essermi dilungato, ma volevo rispondere nel merito su ogni ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo NCD, dei senatori Questori Bottici e De Poli e del senatore Gaetti).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Azzollini.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, per quel che riguarda il parere, esso è naturalmente conforme a quello espresso dal senatore Questore.
Per quel che riguarda le due questioni che sono emerse nel dibattito, una era una simpatica annotazione al collega, Cappelletti che questa mattina mi rimproverava di aver votato una cosa che invece notoriamente non ho votato, la seconda invece riguarda un aspetto generale che ho già proposto in alcuni anni e che ripropongo. La mia memoria corta non mi porta a ricordare cosa accadrà a questo Senato della Repubblica, ma qualsiasi cosa dovesse accadere, quando dovesse accadere, chiedo ai senatori Questori, specificando meglio una questione detta questa mattina, di tenere conto bene che, semmai il back office e tutto quello che riguarda i servizi (come leggo anche negli ordini del giorno) verrà ridotto e accorpato (sempre salvaguardando l'enorme professionalità che contraddistingue i Servizi del Senato e anche della Camera, un giacimento di competenze che non si può in nessun caso depotenziare), occorrerà favorire in questo contesto il front office.
I Servizi di Assemblea e di Commissione devono mantenere non soltanto la qualità (come tutti i servizi), ma anche la quantità. Chi lavora in Commissioni come quella che presiedo o in Assemblea sa che in alcuni momenti c'è seriamente bisogno di funzionari che non solo siano molto competenti e quindi siano stati sottoposti alla selezione che vi è sempre stata, ma che siano anche in un certo numero. Risparmiare su questo è risparmiare su quel che ho detto, sulle cose su cui non si può risparmiare. Il rovello che ho sempre è che c'è un modo simpatico per eliminare tutti i costi della democrazia, ed è quello di avere un solo tiranno. Chiederei al signor Presidente del Senato in quel caso di candidare me come tiranno perché per tutti gli altri le cose andrebbero molto peggio. (Applausi del senatore Questore De Poli). Preferisco invece - mi permetterete churchillianamente di dire - la democrazia, che è il peggiore di tutti i sistemi, com'è noto, tranne tutti gli altri però. In queste piccole discussioni è utile che questi principi vengano riaffermati. Signor Presidente, li affido alle sue mani, che so perfettamente, nelle varie contingenze, essere buone mani. (Applausi dei senatori Questori).
PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G1 (testo 2) non verrà posto in votazione. Gli ordini del giorno G19, G20, G22, G23 e G37 risultano pertanto assorbiti.
GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, intervengo per precisare che l'ordine del giorno G20 non può essere assorbito dall'ordine del giorno G1 (testo 2), per un semplice motivo. Ho ascoltato bene il collega Malan, e ci deve essere stato, forse, un errore nell'esame. L'ordine del giorno G20 tratta di senatori in carica, non cessati dalla carica, e della sospensione del trattamento economico nelle more della custodia cautelare, che è un istituto diverso dalla revoca del trattamento economico di un senatore non più in carica, condannato per gravi reati. Si tratta, quindi, di una misura che equipara i senatori al resto del pubblico impiego rispetto a quanto succede durante le misure cautelari. L'ordine del giorno G20 non può essere assorbito, perché nell'ordine del giorno G1 (testo 2) si parla di senatori cessati dalla carica. In ogni caso, quindi, l'ordine del giorno G20 deve essere messo ai voti.
Anche per quanto riguarda l'ordine del giorno G19, chiediamo che sia comunque messo ai voti, poiché non riteniamo che sia assorbito. La nostra è semplicemente un'esortazione alla Presidenza.
PRESIDENTE. Rispetto agli ordini del giorno G19 e G20 vi è la richiesta che siano messi ai voti. I senatori Questori intendono intervenire?
MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, spetta alla Presidenza la determinazione dell'assorbimento. In casi analoghi, quando un problema è già affrontato in un modo - in questo caso l'ordine del giorno G1 (testo 2), alla lettera f), chiede di affrontarlo in un certo modo - diventa impossibile affrontarlo in un modo diverso (come nel caso dell'ordine del giorno G19). Pertanto, dato che l'ordine del giorno G1 (testo 2) è stato accolto, mi pare che l'ordine del giorno G19 debba ritenersi assorbito.
Quanto all'ordine del giorno G20, ho ascoltato la considerazione del senatore Giarrusso: ribadisco che a mio parere anche questo è assorbito, perché il più contiene il meno; ove tale ordine del giorno fosse messo in votazione, il parere sarebbe contrario, perché si tratterebbe addirittura di una sanzione in assenza di qualsiasi tipo di condanna. La custodia cautelare, come sappiamo benissimo, è dettata da considerazioni del tutto diverse da quelle di una condanna. (Commenti del senatore Crimi). In ogni caso, riteniamo che la via migliore sia quella di affrontare tale tema parallelamente all'altra richiesta, quella che riguarda i senatori condannati in via definitiva.
PRESIDENTE. Senatore Giarrusso, per quanto riguarda l'ordine del giorno G19, alla luce di quanto contenuto nell'ordine del giorno G1 (testo 2), alla lettera f), ritengo che possa ritenersi assorbito.
Sull'ordine del giorno G20 il parere del Questore è contrario e procederemo alla votazione.
Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G2 non verrà posto ai voti.
GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, ho una richiesta a nome del Gruppo: l'ordine del giorno G1 (testo 2) può essere votato per parti separate?
PRESIDENTE. La richiesta è tardiva in quanto l'ordine del giorno G1 (testo 2) è già stato accolto.
Chiedo ai presentatori dell'ordine del giorno G3 se intendono accogliere le modifiche proposte.
VACCIANO (M5S). Signor Presidente, accogliamo le modifiche, ribadendo comunque la necessità, con gli strumenti che i Questori e il Consiglio di Presidenza riterranno più opportuni, di mettere a disposizione dell'utenza esterna quanti più dati possibili riguardo alle nostre spese, con un maggior livello di dettaglio nell'azione continuativa del Consiglio di Presidenza.
Per quanto riguarda la questione dei trenta giorni, questo era un termine che ritenevamo congruo, in considerazione del fatto che chi svolge i compiti in seno al Consiglio di Presidenza non svolge solo quelli, ma è diviso tra altre mansioni. Ritenevamo che quello fosse un tempo congruo per poter, con compiutezza, affrontare la delicatezza di un bilancio, che comunque rappresenta un momento molto importante. Laddove si ritenga che sette giorni siano un termine congruo, non abbiamo obiezioni particolari, quindi accogliamo la richiesta di riformulazione.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G3 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Rispetto agli ordini del giorno G4 e G5 sono state formulate richieste di modifica. Senatrice Comaroli, le accoglie?
COMAROLI (LN-Aut). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G4 (testo 2) e G5 (testo 2) non verranno posti ai voti.
Senatore Gaetti, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G6?
GAETTI (M5S). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G6 (testo 2) non verrà posti ai voti.
Gli ordini del giorno G7 e G8 sono stati accolti come raccomandazione. I presentatori insistono per la votazione?
COMAROLI (LN-Aut). No, signor Presidente.
GAETTI (M5S). No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, gli ordini del giorno G7 e G8 sono accolti come raccomandazione.
Passiamo alla votazione all'ordine del giorno G9.
GAETTI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Senatore Gaetti, sarei del parere che la sua richiesta possa valere per tutti gli ordini del giorno da votare, visto che non si tratta di articoli, se siete d'accordo.
GAETTI (M5S). D'accordo, Presidente.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di sentori.
(La richiesta risulta appoggiata)
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G9, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G10, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G11, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G12, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G13, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G14.
BATTISTA. (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BATTISTA. (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, ritiro l'ordine del giorno G14.
PRESIDENTE. Senatrice Comaroli, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G15?
COMAROLI (LN-Aut). Sì, signor Presidente, e non insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Pertanto, l'ordine del giorno G15 (testo 2) è accolto come raccomandazione.
Senatore Battista, accoglie la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G16?
BATTISTA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Sì, signor Presidente, e non insisto per la votazione.
PRESIDENTE. Pertanto, l'ordine del giorno G16 (testo 2) è accolto come raccomandazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G17, presentato dal senatore Gaetti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G18, presentato dal senatore Gaetti e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'emendamento G19 è assorbito dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2).
GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Su cosa chiede di intervenire, senatore Giarrusso? Sull'assorbimento?
GIARRUSSO (M5S). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIARRUSSO (M5S). La nostra proposta è più ampia di quella in discussione presso il Consiglio di Presidenza: riguarda un numero di reati maggiore e una pena inferiore, quindi riteniamo che non sia assorbita dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2). Chiediamo pertanto che l'ordine del giorno G19 venga messo ai voti.
PRESIDENTE. La decisione spetta alla Presidenza, che ritiene che l'ordine del giorno G19 sia assorbito dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2).
CRIMI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Se intende intervenire sullo stesso tema, è già intervenuto il senatore Giarrusso.
CRIMI (M5S). Allora intervengo in dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Potrebbe intervenire in dichiarazione di voto qualora l'ordine del giorno fosse ammesso al voto, ma è stato dichiarato assorbito in fase di valutazione.
Posso dare lettura della lettera f) dell'ordine del giorno G1 (testo 2): «a concludere nel minor tempo possibile l'esame della proposta - che il Consiglio di Presidenza ha avviato lo scorso 25 luglio - concernente la cessazione dell'erogazione dell'assegno vitalizio ai senatori cessati dal mandato (...)»
CRIMI (M5S). Ce l'ho davanti, l'ho letta! Devo solo sapere se abbiamo i tempi contingentati o no.
PRESIDENTE. Senatore Crimi, lei non può darmi sulla voce mentre sto leggendo qualcosa. Cerchiamo di ristabilire qualche regola.
AIROLA (M5S). Ha detto bene: ristabilire! (Commenti dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Lei ha chiesto la parola sullo stesso argomento su cui è stata già presa una decisione.
Senatore Crimi, ha comunque facoltà di parlare.
CRIMI (M5S). Si tratta dell'assorbimento di questo ordine del giorno, ma per un altro motivo.
Purtroppo, in più di una occasione - lei ne dovrebbe essere consapevole - abbiamo assistito che, ogniqualvolta si è arrivati al dunque e quindi a votare un qualcosa di essenziale, nel contrasto in particolare di determinati fenomeni (mi riferisco anche alla legge anticorruzione, per dirne una), c'è sempre un motivo per dire che ci si rifà ad un'altra decisione, che si riprenderà dopo, perché nel frattempo arriverà un decreto o sarà presa un'altra decisione dal Consiglio di Presidenza e chissà quando arriverà.
Ogniqualvolta siamo al dunque e bisogna votare e dire se siamo con i criminali o con gli innocenti, c'è sempre una scusa per non votare!
Questo è il problema, Presidente, e lei dovrebbe saperlo. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatore Crimi, si tratta di una deliberazione del Consiglio di Presidenza, come lei sa benissimo. Dal momento che alcuni senatori sono stati in passato deputati, il vitalizio potrebbe incidere anche sulla qualifica precedente e sui contributi versati. Esiste, quindi, un problema tra Camera e Senato che deve essere prima risolto. Dopodiché è già agli atti del Consiglio di Presidenza...
CRIMI (M5S). Vedremo.
PRESIDENTE. ...e quindi valuteremo in questo senso.
CRIMI (M5S). Lo sappiamo già.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G20.
BLUNDO (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BLUNDO (M5S). Vorrei semplicemente far notare che nella votazione dell'ordine del giorno G18 non è stato registrato il mio voto e mi dispiace molto, perché avrei voluto esprimerlo favorevole.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
GIARRUSSO (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIARRUSSO (M5S). Signor Presidente, abbiamo proposto l'ordine del giorno G20 per un motivo preciso: per equiparare il nostro trattamento a quello generale del pubblico impiego.
La sospensione del trattamento economico - di questo si tratta - è un istituto generale di tutto il pubblico impiego, ad eccezione degli eletti nelle due Camere, peraltro con la massima garanzia possibile in caso di proscioglimento del soggetto ristretto in misure cautelari che, ove dovesse avvenire, comporta la restituzione integrale di quanto non erogato. Si tratta semplicemente di una misura di equità, che prevede la sospensione del trattamento economico per la durata della misura cautelare. In caso di proscioglimento si ha la restituzione in integrum, con gli interessi, come accade di norma in tutto il pubblico impiego.
Ripeto che si tratta di una norma a garanzia nostra, perché fuori da questi palazzi non viene compresa questa situazione. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G20, presentato dal senatore Giarrusso e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'ordine del giorno G21 è stato ritirato.
Gli ordini del giorno G22 e G23 sono assorbiti dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2).
Senatore Di Biagio, le è stato rivolto l'invito a ritirare l'ordine del giorno G24.
DI BIAGIO (PI). Lo ritiro, signor Presidente.
PRESIDENTE. I presentatori dell'ordine del giorno G25 insistono per la votazione?
GAETTI (M5S). No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Pertanto, l'ordine del giorno G25 è accolto come raccomandazione.
Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G26 non verrà posto ai voti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G27, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Senatore Gaetti, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G28?
GAETTI (M5S). No, Presidente.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G28 è accolto come raccomandazione.
L'ordine del giorno G29, sostanzialmente identico agli ordini del giorno G30, G31, G32, G33 e G34, può essere accolto, ove accettata la riformulazione proposta. Poiché non vedo il senatore Mucchetti, chiedo alla senatrice Saggese se l'accetta.
SAGGESE (PD). Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G29 (testo 2), G30 (testo 2), G31 (testo 2), G32 (testo 2), G33 (testo 2) e G34 (testo 2) non verranno posti ai voti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G35, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G36, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
L'ordine del giorno G37 è assorbito dall'accoglimento dell'ordine del giorno G1 (testo 2).
Senatrice Comaroli, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G38?
COMAROLI (LN-Aut). No, Presidente.
PRESIDENTE. Poiché la presentatrice non insiste per la votazione, l'ordine del giorno G38 è accolto come raccomandazione.
Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G39 non verrà posto ai voti.
Senatrice Bertorotta, accetta la riformulazione proposta all'ordine del giorno G40?
BERTOROTTA (M5S). Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G40 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Senatore Gaetti, insiste per la votazione degli ordini del giorno G41 e G42?
GAETTI (M5S). No, Presidente.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, gli ordini del giorno G41 e G42 sono accolti come raccomandazione.
Essendo stato accolto, in quanto già attuato, l'ordine del giorno G43 non verrà posto ai voti.
L'ordine del giorno G44 può essere accolto come raccomandazione, ove accettata la riformulazione proposta. Senatrice Comaroli, è d'accordo?
COMAROLI (LN-Aut). Sì.
PRESIDENTE. Poiché la presentatrice non insiste per la votazione, l'ordine del giorno G44 (testo 2) è accolto come raccomandazione.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G45, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G46 non verrà posto ai voti.
Senatore Gaetti, accoglie l'invito al ritiro che è stato formulato rispetto all'ordine del giorno G47?
GAETTI (M5S). Signor Presidente, visto che il senatore Questore Malan ha detto che è in atto una gara e che la questione sollevata dall'ordine del giorno è in via di risoluzione, lo ritiriamo.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G48 non verrà posto ai voti.
Senatore Gaetti, accetta la riformulazione proposta all'ordine del giorno G49?
GAETTI (M5S). L'accettiamo.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G49 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G50, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Sull'ordine del giorno G51 è stato avanzato un invito al ritiro. Senatore Gaetti, lo accoglie?
GAETTI (M5S). Signor Presidente, considerate le osservazioni fatte e visto che non dipende esclusivamente da noi, lo ritiriamo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno G51 è dunque ritirato.
Senatore Girotto, accetta la riformulazione proposta all'ordine del giorno G52?
GIROTTO (M5S). L'accetto.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G52 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Senatrice Comaroli, accetta l'invito al ritiro che è stato proposto rispetto all'ordine del giorno G53?
COMAROLI (LN-Aut). Lo ritiro, signor Presidente.
PRESIDENTE. Senatore Gaetti, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G54?
GAETTI (M5S). No, Presidente.
PRESIDENTE. Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G54 è accolto come raccomandazione.
Senatore Gaetti, accoglie la riformulazione proposta per l'ordine del giorno G55?
GAETTI (M5S). L'accetto, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G55 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G56, presentato dal senatore Petrocelli e da altri senatori.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
È stata presentata una proposta di invito al ritiro dell'ordine del giorno G57. Senatore Buemi, l'accetta?
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, prendo atto con rammarico dell'invito al ritiro, perché, avendo posto questioni di rilevante interesse per la prospettiva dell'Assemblea del Senato in termini di gestione degli eventuali futuri contenziosi, il fatto di invitare la Presidenza del Senato a valutare l'opportunità, in sinergia con l'altro ramo del Parlamento, su quali potrebbero essere i percorsi non mi sembra sia qualcosa di particolarmente rilevante, se non per il fatto di non voler prendere atto che la prospettiva deve essere quella del superamento dell'autodichia delle Assemblee parlamentari per quanto riguarda i trattamenti economici del personale.
Accetto l'invito al ritiro perché è evidente che è inutile fare la figura dei «Pierini», ma voglio che resti agli atti, signor Presidente, che tale questione rimane all'ordine del giorno, e lo ribadirò nella mia dichiarazione di voto. Non si può far finta di niente e non si può mettere la testa sotto la sabbia.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dei Documenti.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghi, intervenire in una discussione sul bilancio interno del Senato è particolarmente complesso, perché ci sono implicazioni di vario tipo che riguardano noi, i nostri colleghi con situazioni pregresse, il personale e le situazioni future.
Questa complessità deriva dal fatto che i bilanci delle due Camere sono singolarmente eccentrici rispetto alla metodica con cui sono redatti i bilanci degli enti pubblici, ma anche perché a questa discussione, durante tutto l'anno, la Presidenza rinvia tutta una serie di iniziative che, nel suo insindacabile giudizio, ritiene estranee al procedimento legislativo o ispettivo.
Così una mia interrogazione sull'autodichia parlamentare, nella primavera scorsa, fu fermata e non pubblicata perché mi si disse che sfuggiva al rapporto tra Parlamento e Governo, e atteneva agli atti interni del Senato. Non ne ero convinto, a dire il vero, visto che il Governo Renzi aveva ritenuto di costituirsi in giudizio a Palazzo della Consulta a favore dell'autodichia. Secondo me, era giusto chiamarlo a rispondere pubblicamente, visto che il Governo aveva deciso di opporsi all'interpretazione che io ritengo più corretta, chiedendone le ragioni. Ma, tant'è, accettai la situazione, come mi venne suggerito, e ne feci oggetto di un intervento in sede di bilancio interno con apposito strumento impegnativo verso il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza. Apprendo invece che in sede di ammissibilità del mio ordine del giorno al bilancio interno, la Presidenza ha ritenuto di espungere tutta la parte che dimostra con citazioni testuali l'irrazionalità, la contraddittorietà e l'abnormità delle sentenze dei cosiddetti giudizi domestici. Mi si dice che sono atti coperti da segreto, anche se mi sono limitato a citare la parte in diritto e mai ho inserito note o riferimenti personali alle parti private dei giudizi. In definitiva, la Presidenza non mi offre neppure il magro privilegio della stampa del documento in originale, come avviene sempre quando dichiara inammissibili parti di testi comunque pubblicati.
Troppo grande è il timore che queste cosiddette sentenze siano rese note alla collettività esterna a questi palazzi? Si tratta - lasciatemelo dire - di un atto di debolezza. Se veramente credete nell'assurdità secondo cui la legge dello Stato non entra a Palazzo appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale, dovreste produrre voi queste sentenze che lo affermano, in totale solitudine da quando anche la Corte costituzionale vi ha abbandonato con la sentenza n. 120 del 2014. Del resto, la pubblicità delle sentenze non è un vezzo o un capriccio: uscire dalle sentenze segrete fu, nel Settecento, uno dei primi atti dello Stato di diritto, per sollecitare il giudizio dell'opinione pubblica sull'operato di una delle massime funzioni dello Stato.
Non ho prodotto né sentenze sugli affitti di Scarpellini, né sui pensionamenti concessi prima del blocco retributivo. Mi sono limitato a motivare con atti le tesi dell'abbandono dell'autodichia, come già fatto con l'ordine del giorno Schullian approvato a luglio nella discussione sul bilancio della Camera. Ma vedo che qui si preferisce opacità in un luogo in cui invece dovrebbe esserci trasparenza assoluta: è la riprova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che dietro il mantenimento dell'autodichia si celano interessi oscuri.
Colleghi, concludendo, a voi impugnare la mannaia per recidere quanto in questi anni ha consentito comportamenti, favori e atteggiamenti poco trasparenti che hanno creato nell'opinione pubblica - e ciò riguarda tutti noi - l'idea che qui non ci fosse un'Assemblea di servitori dello Stato e della democrazia del nostro Paese, ma di cospiratori o di conservatori di privilegi che devono essere rimossi non perché il Paese è in crisi, ma perché sono ingiusti.
Da questo punto di vista, signor Presidente, sono veramente rammaricato che non ci sia la volontà di affrontare una volta per tutte la questione che l'autonomia organizzativa delle Assemblee di Camera e Senato, necessaria per procedere in assoluta libertà e per attuare il procedimento legislativo senza condizionamento alcuno è un conto, mentre cosa diversa è mantenere privilegi e atteggiamenti di compromissione con quelli che sono i trattamenti che si differenziano in maniera inaccettabile rispetto a tutti gli altri servitori dello Stato.
COMAROLI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COMAROLI (LN-Aut). Signor Presidente, molto è stato fatto - non c'è dubbio - e mi permetta di ringraziare il Collegio dei Questori, i dipendenti, i dipendenti dell'Ufficio di Presidenza, gli assistenti parlamentari e tutti i funzionari delle Commissioni, che ci aiutano moltissimo.
Invece, Presidente, moltissimo - e questa è una certezza - dobbiamo ancora fare. Negli ordini del giorno che abbiamo presentato ci sono molte proposte articolate, tante delle quali - e questa è una nota positiva di cui ringrazio il Collegio dei Questori - sono state accettate.
L'auspicio è che diventino presto una piattaforma su cui fare, costruire quello che dovrà essere il Senato, un'istituzione che costi molto di meno, alla luce anche della riforma costituzionale che abbiamo recentemente approvato.
Le preoccupazioni del nostro Gruppo, dopo una prima fase importante di tagli, sono che non vi sia una vera riorganizzazione di tutto l'impianto di spesa. Per tale ragione era importante approvare il nostro ordine del giorno che andava ad individuare i centri di costo. Infatti, proprio sulla base di quell'ordine del giorno, si sarebbe potuto procedere ad una vera riorganizzazione di tutta la spesa del Senato, dalla quale riteniamo occorra ripartire. Per qualcuno, infatti, è facile proporre d'intervenire sui dipendenti, ma è molto, molto più difficile farlo sull'organizzazione, sulla razionalizzazione, sull'ottimizzazione, sull'appropriatezza delle funzioni e, soprattutto, sulla loro efficacia ed economicità.
Questo è l'appello che continuiamo a fare. Vede, signor Presidente, non vogliamo che succeda quello che sta accadendo all'Ufficio parlamentare di bilancio - oggi, per la prima volta, abbiamo sentito quello sta facendo - il cui costo ci sembra un po' elevato, visto che si aggira sui 6 milioni di euro l'anno e ha a disposizione quaranta dipendenti. Ci sembra un'altra authority, come quelle presenti nella nostra amministrazione pubblica (e delle quali tutti conosciamo l'efficacia e l'importanza!).
Un nostro intervento si rende necessario, non soltanto per non lasciare il campo a chi cerca di attirare consensi e approvazione con facili esercizi di propaganda politica, contribuendo in questo modo ad alimentare ancora di più la falsa argomentazione secondo la quale ogni male del nostro Paese verrebbe dalla politica, soprattutto da quella dei grandi Palazzi di potere, ma perché è nostra responsabilità e nostro dovere nei confronti dei cittadini.
Il lume che deve guidarci in quest'opera di revisione e rinnovamento, da compiere nella direzione del risparmio, della trasparenza e della funzionalità, non dev'essere soltanto la volontà di operare una semplice spending review, imposta ora dalla grave congiuntura economica, ma il recupero della nostra responsabilità politica e anche morale, al fine di restituire ai cittadini quella fiducia nelle istituzioni politiche di rappresentanza che da troppo tempo ormai sono affette da una generale crisi di legittimazione. La pubblica amministrazione e gli enti locali e territoriali, infatti, sono tenuti da tempo al rispetto dell'obbligo della trasparenza, determinato anche dalla legislazione comunitaria.
Ora è il turno proprio delle istituzioni centrali: rivolgo a lei, signor Presidente, la richiesta di iniziare da qui, da quest'autorevole sede, un'opera di razionalizzazione della spesa pubblica. Alcuni interventi sono già stati posti in essere, ma quanti ne rimangono ancora da pianificare?
Vorrei sottolineare un aspetto rilevante: è sicuramente importante la riduzione della spesa pubblica, di cui tutti parlano con tanta enfasi, ma alla fine - lo ribadisco - dobbiamo essere proprio noi a dare l'esempio. L'obiettivo che ci chiedono di perseguire i cittadini e, prima ancora, la nostra coscienza deve consistere proprio nel recupero di quegli sprechi dell'intera macchina statale pubblica. Il fine che ci deve guidare è la razionalizzazione e la migliore allocazione possibile delle risorse, seguendo quindi uno schema quantitativo diverso, indirizzato nel senso di quell'ottimizzazione ed efficacia che citavo prima. Una logica, questa, che sicuramente non è stata seguita dalla vecchia mentalità tecnicista dei tagli lineari e indiscriminati che ha fatto il Governo: al posto di offrire un servizio utile ad un migliore andamento della pubblica amministrazione di tutto il Paese, ha creato e continua a creare soltanto inefficienza, ingorghi burocratici e - aspetto più importante di tutti - una disfunzione della macchina pubblica, che inevitabilmente si ripercuote sui servizi offerti - anzi, non offerti - al cittadino.
Posso fare un esempio eclatante che agli occhi dell'opinione pubblica potrebbe essere forse di maggiore evidenza ed impatto: risparmiare in maniera intelligente e mirata potrebbe aiutare a superare, ad esempio, l'impasse del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, in particolar modo di quelli delle Forze dell'ordine, che, come tutti ben sanno, offrono un servizio insostituibile alla cittadinanza, che di sicuro non potrebbe trarne che benefici. La logica quantitativa del risparmio, spostata ad una logica qualitativa delle modalità e del settore d'intervento, lo ribadisco, si impone come linea guida della nostra opera, che non deve risparmiare nessuna istituzione.
Non deve risparmiare nessuna istituzione - lo ripeto - non deve proteggere interessi e privilegi di nessuna classe o lobby, non deve creare nessuna zona franca. Affinché il Senato possa dare esempio ed essere un modello di spending review intelligente, anche per corrispondere ad un impegno che lei, signor Presidente, prese il giorno stesso del suo insediamento, ma che anche tante forze politiche - tra cui, per prima, la Lega Nord - hanno preso in carico, con senso di doverosa necessità. La necessità di ridurre le spese in maniera razionale, in tempo di crisi, la necessità di aumentare l'efficienza della macchina statale per offrire, quanto più possibile, un servizio ottimale ai nostri cittadini, la necessità di restituire fiducia e di recuperare il consenso di un'opinione pubblica ormai troppo maldisposta, nei confronti non soltanto della classe politica, ma anche di tutte le istituzioni. Le stesse istituzioni il cui primo obiettivo deve essere l'amministrazione della democrazia orientata al bene comune.
Con l'auspicio che le mie parole possano presto tramutarsi in fatti e con la convinzione che le mie opinioni trovino il maggior consenso possibile, la Lega Nord voterà a favore del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno 2013 e del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).
PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, rispetto allo scorso anno, quando approvammo il bilancio preventivo per l'anno 2014 a fine novembre, perché eravamo al'inizio della legislatura, quest'anno registriamo un passo in avanti, con l'allineamento della discussione del bilancio preventivo e del consuntivo. Come è stato detto già nella seduta antimeridiana, il ritardo con cui oggi discutiamo il bilancio è dovuto alla nostra organizzazione dei lavori. Lo dico per il lavoro compiuto dal Collegio dei Questori e dai funzionari del Senato: eravamo pronti un po' di tempo fa per discutere il bilancio.
Vorrei evidenziare alcuni aspetti del bilancio, che sono stati ben segnalati dalla relazione di accompagnamento, ma vorrei soffermarmi su quanto la parte di funzionamento ordinario del bilancio sia quella più ridimensionata e, in generale, sul fatto che i costi del Senato, negli ultimi anni, siano scesi, in media, quanto o più di quelli delle amministrazioni pubbliche. Le spese di funzionamento sono state ridotte, passando da 57 milioni di euro a 49 milioni di euro, con una diminuzione del 14 per cento in un anno e, come la relazione dei Questori ci ha detto, tutte o quasi le voci sono in diminuzione. Tuttavia crediamo che questa discussione debba essere utile per una riflessione onesta tra noi tutti.
Prima della pausa estiva, siamo stati impegnati giorno e notte nell'approvazione della riforma costituzionale, che cambierà il Senato sostanzialmente, facendolo passare, ad un'Assemblea di secondo livello, formata da 100 senatori non eleggibili da parte dei cittadini. Una delle più forti motivazioni a sostegno di questa riforma, da parte del Governo, è stata proprio la riduzione dei costi della politica e l'aspirazione che l'abolizione del Senato eletto dai cittadini produrrà un enorme risparmio per il Paese. Allora, per noi, l'analisi del bilancio del Senato assume un interesse particolare, perché ci permette di fare un'operazione di verità nei confronti dei cittadini. C'è stato detto che le competenze dei senatori rappresentano 42 milioni di euro, a cui si sommano 36 milioni di euro di natura indennitaria e 21 milioni di euro di trasferimento ai Gruppi parlamentari. Nel Senato dei 100, quanti sarebbero i rimborsi ai consiglieri regionali o ai sindaci? È ipotizzabile che siano almeno 12 milioni di euro?
Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 17,58)
(Segue PETRAGLIA). E cosa accade alla voce «Gruppi parlamentari»? Continueranno ad esserci i Gruppi parlamentari? La corrispondente voce «Trasferimento ai Gruppi parlamentari» sarà diminuita di due terzi, fino ad essere di soli 7 milioni di euro? Quindi, se la matematica non è un' opinione, si avrà un risparmio massimo stimabile di 80 milioni di euro. Si tratta di una cifra senza dubbio importantissima su un bilancio di 525,5 milioni di euro. Parliamo infatti del 15,2 per cento di risparmio nel caso in cui i nuovi senatori svolgeranno a costo zero il loro mandato. Poi diventerà particolarmente interessante leggere la voce «rimborsi spese ai senatori».
Non siamo quindi dinanzi ad un azzeramento come ci è stato detto. Ed è grave che il Governo, invece di mettere mano a stimoli seri ed urgenti all'economia, abbia preferito distogliere l'opinione pubblica e bloccare le attività istituzionali per lunghissime settimane, per approvare una riforma che fa risparmiare il 15 per cento, sottraendo spazi alla democrazia ed il potere democratico dei cittadini di scegliere chi li rappresenta.
Credo che abbiamo il dovere di raccontare a gran voce ai cittadini che abbiamo approvato una pessima riforma costituzionale solo per parlare alla pancia della gente, gente che pensa che i politici siano tutti uguali e tutti rubino. Ma questo non è oggetto della discussione di oggi.
Naturalmente, il risparmio massimo del 15 per cento vale sempre se i nuovi senatori non avranno alcuna indennità e se tutta la voce «trasferimento ai Gruppi parlamentari» si azzererà.
Siamo pronti a vedere cosa succederà nella realtà. Certo, se dovessimo avere come punto di riferimento la realtà di questi giorni rispetto alle elezioni provinciali dopo una lunga campagna elettorale, una delle tante campagne demagogiche per l'abolizione della politica, l'esperienza ci dice che le Province non sono state abolite e quindi non vi è stato alcun azzeramento.
Abbiamo ascoltato con attenzione alcuni interventi della maggioranza che ci hanno spiegato la necessità, in nome della spending review o razionalizzazione (ma vorrei precisare che si tratta di due concetti profondamente diversi), di unificare e riorganizzare le strutture dei due rami del Parlamento. Impegno che, tra l'altro, avevamo preso già lo scorso anno, ancora prima della proposta di riforma costituzionale dell'attuale Governo. Ma evidentemente c'era preterintezione e le ingenuità in politica non sono ammesse, nemmeno le nostre.
Nel dibattito sui costi c'è stata una grande ambiguità su quello che succederà delle strutture del Senato, dei lavoratori e delle lavoratrici. Nemmeno oggi ci sono stati segnali chiari. Abbiamo letto, nelle scorse settimane, affermazioni del Governo che a volte hanno annunciato la chiusura, altre la riduzione, ma credo che dovremo dire cosa avverrà a tutti coloro che lavorano al Senato, sopratutto quali strumenti mettiamo in campo per tutelare tutto il personale: quello del Senato, quello dei Gruppi, quello della famosa delibera del 1993 e i precari in attesa di stabilizzazione. Insomma, a tutti coloro che quotidianamente fanno funzionare, egregiamente come tutti hanno ampiamente detto, la seconda istituzione dello Stato. Personale di grande professionalità, che dovremmo saper valorizzare meglio e non rappresentare all'esterno come parte della casta. Vorrei ricordare che il personale è diminuito perché è in vigore il blocco del turn over e che vige il blocco dell'adeguamento automatico delle retribuzioni.
È stato ricordato che è in corso una difficile trattativa sindacale per un taglio alle retribuzioni più alte. Noi ci sentiamo in dovere di dire di utilizzare accortezza e pieno coinvolgimento, di evitare pessime rappresentazioni all'esterno, il cui unico effetto è il discredito di tutti noi, nonché di evitare che in nome di una giustizia sociale si effettuino tagli anche sulle retribuzioni più basse.
Condividiamo la proposta di proporre soluzioni per dare certezza contrattuale ed economica anche ai collaboratori parlamentari.
In questi anni, abbiamo assistito alla caduta di credibilità delle nostre più alte istituzioni, considerate come luoghi irriformabili, luoghi dello spreco e dei privilegi, in nome del principio «tanto sono tutti uguali».
La presentazione del bilancio del Senato potrebbe dunque essere l'occasione e l'opportunità per un'operazione di trasparenza e chiarezza nei confronti dei cittadini.
Tutti condividiamo la necessità di razionalizzare le spese del Senato, di proseguire sulla strada di scelte importanti come il taglio delle competenze dei senatori e i vitalizi. Crediamo che dovremo aprire una seria riflessione sulla riduzione delle nostre indennità, ma non perché qui si lavora solo due giorni e mezzo alla settimana. Faccio un appello a tutti noi: lasciamo questo facile populismo alla Rete e a qualche Ministro. Noi dobbiamo essere in sintonia con il Paese e con la situazione del Paese e dobbiamo imparare noi stessi a saper raccontare il nostro lavoro, che non è fatto solo di Aula e Commissione, ma anche di confronti pubblici, incontri diretti con i cittadini e con i territori che rappresentiamo. I Questori hanno lavorato insieme con gli Uffici - e li ringraziamo - per garantire una rendicontazione reale e trasparente di tutte le spese relative all'indennità di mandato. La trasparenza assoluta deve rimanere un impegno primario per noi e per tutte le amministrazioni pubbliche dinanzi ai cittadini, che hanno il diritto di sapere come vengono utilizzati i fondi pubblici fino all'ultimo centesimo.
Ma questo a volte non sembra neanche più interessare, perché, in un clima di crescente antipolitica e populismo, un clima che la politica degli ultimi mesi ha costruito rappresentando le istituzioni stesse come una spesa improduttiva, l'approvazione del bilancio del Senato non è una notizia. Peccato, perché sarebbe stata l'occasione giusta per spiegare al Paese che le istituzioni democratiche stanno facendo la loro parte seriamente per il risanamento dei conti, spiegare che i compensi dei senatori sono stati ridotti, come sono stati tagliati i vitalizi e i privilegi, spiegare che l'attività delle istituzioni e l'attività politica hanno dei costi reali, perché la democrazia è un investimento per il futuro del Paese e non una voce di costo del bilancio. Spiegare questo sarebbe stato serio, responsabile ed europeo; ma anche su questo il nostro Paese è in piena controtendenza.
Ad ogni modo, sulla base di queste considerazioni, Sinistra, Ecologia e Libertà e tutto il Gruppo Misto voteranno a favore del bilancio del Senato.
COLUCCI (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COLUCCI (NCD). Signora Presidente, ringrazio il Questore Malan per la risposta esauriente che, a nome dei Questori, ha testé dato. Confermo, a nome del mio Gruppo, il voto favorevole al bilancio presentato dai senatori Questori a nome del Consiglio di Presidenza. Richiamo ancora l'attenzione dei Questori e dei membri del Consiglio di Presidenza del Senato sulle considerazioni che stamani ho evidenziato nel mio intervento, in modo particolare per quanto attiene alle prospettive che il Senato dovrà affrontare per le nuove funzioni che sarà chiamato a svolgere nel prossimo futuro, in riferimento alla riforma già all'esame dei due rami del Parlamento.
Sottolineo ancora l'attenzione che si dovrà rivolgere alla decisione che gli Uffici di Presidenza della Camera e del Senato si apprestano ad approvare sulla legittimità, anche costituzionale, del trattamento economico dei dipendenti delle due Camere, a cui ha fatto riferimento anche il Questore Malan.
Confermo quindi il voto favorevole del Gruppo NCD. (Applausi dal Gruppo NCD).
CIOFFI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIOFFI (M5S). Signora Presidente, il Movimento 5 Stelle si asterrà dalla votazione di questo bilancio di previsione 2014, esattamente come ha fatto l'anno passato ed esattamente com'è stato fatto dalla collega Bottici in sede di Collegio dei Questori. Lo faremo perché non vogliamo essere vostri complici nell'ennesima presa in giro a danno dei cittadini italiani. Lo faremo per banalissime ragioni di coerenza, ben consapevoli del fatto che alla maggioranza di voi questo termine risulti leggermente sconosciuto.
A nostro avviso, infatti, questo bilancio prosegue la mistificazione della realtà iniziata con il bilancio di previsione 2013, allorché, mediante un mero artificio contabile, vennero spostati tra le partite di giro capitoli di spesa e di entrata che prima di allora, in tutti i bilanci precedenti, erano sempre stati allocati in poste diverse del bilancio. Questo spostamento, che vorrebbe apparire come una questione solamente formale, in realtà è stato essenziale per consentire al bilancio 2013 di raggiungere gli obiettivi di risparmio di spesa previsti dall'ordine del giorno G100 approvato al Senato nel 2011. Quello spostamento di capitoli di bilancio, in poche parole, fu fatto al solo scopo di far comparire una diminuzione della spesa di 20 milioni e 300.000 euro che in realtà non c'era.
Anche con il bilancio di previsione 2014 si prosegue il gioco delle tre carte e si continua ad inserire tra le partite di giro i contributi a favore del fondo di previdenza del personale del Senato e i contributi a favore del fondo di solidarietà dei senatori. Se queste voci fossero state lasciate lì dove sono sempre state fino al 2012, il risultato di questo bilancio sarebbe stato molto, ma molto diverso. Avremmo avuto, infatti, un totale spese pari a oltre 561 milioni di euro, anziché i 541 milioni che vengono dichiarati. Per inciso ricordiamoci quale è la spesa del funzionamento degli eletti di questo Senato: 78 milioni di euro su 561. Quindi, sapete che, quando abbiamo fatto le riforme, chi ha detto che ci sono dei risparmi abolendo il Senato ha mentito ai cittadini. Noi ricordiamo quali sono i numeri reali. E, quindi, anche quest'anno non sarebbero stati raggiunti gli obiettivi di risparmio che lo stesso Senato aveva stabilito con l'ordine del giorno G100.
Ma anche a voler considerare come reali i dati riportati nel bilancio di previsione 2014, se paragoniamo la spesa totale a quella dell'anno precedente salta subito agli occhi che i risparmi di spesa di questo bilancio ammontano appena a 500.000 euro, cioè solo lo 0,09 per cento in meno rispetto al 2013, che significa poco meno dell'1 per mille. Mi sembra che abbiamo fatto un risparmio molto considerevole.
Altro elemento singolare di questo bilancio di previsione è la bizzarra movimentazione dei fondi di riserva rispetto all'anno precedente. Infatti, nonostante il bilancio di previsione sia sostanzialmente uguale per ammontare totale di spesa rispetto a quello dell'anno precedente, i fondi di riserva sono più che raddoppiati e, infatti, passano da 1.460.000 euro a 3.850.000 euro. Come ben sapete, ai sensi dell'articolo 7 del Regolamento di amministrazione e contabilità del Senato, i fondi di riserva sono iscritti in bilancio per far fronte a spese impreviste. In sostanza, con l'aumento sproporzionato dei fondi di riserva avete operato un altro escamotage contabile perché da una parte (e cioè nella relazione approvata dal Consiglio di Presidenza) vengono affermate la virtù e la sobrietà dell'amministrazione del Senato, che sarebbe riuscita a ridurre gli stanziamenti dei capitoli di spesa, e dall'altra parte l'aumento dei fondi di riserva vi consente di costituire quel cuscinetto di sicurezza a cui attingere per ripristinare le dotazioni di spesa solo apparentemente ridotte. In sostanza, l'aumento di tali fondi ha consentito di affermare che i capitoli di spesa sono stati ridotti, ma in realtà non è così perché le somme sono state spostate nei fondi di riserva pronte ad essere utilizzate all'occorrenza.
Infine, un ultimo aspetto, che sentiamo il dovere di stigmatizzare, è relativo al sistematico prodursi di avanzi d'esercizio considerevoli. Come tutti voi sapete, l'avanzo di esercizio si forma in virtù di minori spese o di maggiori entrate rispetto a quelle preventivate, nonché per la cancellazione di residui passivi di esercizi precedenti. L'avanzo di esercizio viene accertato con l'approvazione del rendiconto e, ai sensi dell'articolo 29, comma 5, del Regolamento di amministrazione e contabilità, viene iscritto tra le entrate del bilancio di previsione dell'esercizio finanziario immediatamente successivo. Fin qui non ci sarebbe nulla di strano e l'avanzo di esercizio sarebbe la naturale conseguenza della natura finanziaria del bilancio di previsione. Tuttavia, la singolarità dei bilanci di previsione del Senato è data dal fatto che ogni anno tra le previsioni del bilancio e i dati finali del rendiconto si formano degli avanzi di esercizio rilevanti, certo non tanto quanto quelli della Camera, che risultano molto rilevanti.
Va riconosciuto agli Uffici di Ragioneria il merito di aver ridotto negli ultimi anni l'importo degli avanzi d'esercizio. Il loro ammontare è ancora considerevole e basti pensare che quello del Rendiconto 2013 ammonta a ben 17.942.0000 euro. Questi avanzi d'esercizio così consistenti sono indice di un rilevante e incomprensibile scostamento tra l'ammontare delle previsioni di spesa e l'ammontare delle spese a consuntivo e sono la chiara manifestazione del fatto che, in realtà, vi sono ulteriori significativi margini per la riduzione della spesa del bilancio preventivo e, quindi, della dotazione che il Senato riceve dallo Stato. Forse avremmo potuto operare per ridurre realmente questi costi, se l'avessimo voluto veramente.
La consuetudine di stimare spese notevolmente superiori a quelle effettive, nonostante i dati storici consentano ormai previsioni sempre più accurate, si traduce nell'ipocrisia politica di poter affermare la sobrietà e l'efficienza dell'amministrazione.
Pertanto, alla luce di tutte le suddette motivazioni, poiché il Movimento 5 Stelle non intende essere vostro complice nell'ennesima presa in giro ai danni dei cittadini, non possiamo che astenerci da questa votazione.
In altri momenti probabilmente avremmo fatto questa dichiarazione di voto condendola con maggiore indignazione. Ora l'indignazione ce la teniamo dentro, ma ve la restituiremo anche perché dopo aver visto come avete violentato la Costituzione - era appena la fine di luglio, gli inizi di agosto, come ricorderete - anche il nostro sdegno deve essere riparametrato perché non meritate neanche quello. Potete essere orgogliosi di aver perso anche la dignità necessaria per ricevere il nostro sdegno. Au revoir. (Applausi dal Gruppo M5S).
MANDELLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANDELLI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, onorevoli senatori, quest'anno ci troviamo ad esaminare il bilancio interno del Senato dopo aver votato la riforma costituzionale che ridisegna le funzioni dell'attuale Camera alta nell'ambito di un bicameralismo non paritario.
È ovvio che la riforma in itinere non impatta sui conti del 2014, né sul rendiconto per il 2013, ma il percorso intrapreso dal Consiglio di Presidenza è quello di una riduzione generale dei costi che potrà avere delle utili ricadute anche laddove, come auspichiamo, la riforma costituzionale dovesse entrare in vigore.
I primi ad affrontare il sacrificio sono stati i senatori che, al centro di una campagna mediatica senza precedenti che vedeva il Senato essere la causa di tutti i mali, la casta delle caste, hanno affrontato con coraggio i tagli richiesti dal buonsenso, prima che dalla pubblica opinione.
Va ricordato, però, che le spese complessive affrontate per il Senato della Repubblica rappresentano solo lo 0,066 per cento del totale della spesa dello Stato.
Per avere un'idea delle grandezze in campo, l'ipotesi di revisione della spesa pubblica prospettata dal presidente del Consiglio dei ministri Renzi e stimata in 20 miliardi di euro, rappresenta circa il 2,5 per cento della spesa pubblica. Lo ripeto: lo 0,066 rispetto al 2,5 per cento.
Per assurdo, abolendo completamente questo ramo del Parlamento si sarebbe tagliato, per l'appunto, lo «zero virgola» del bilancio del nostro Paese senza che ciò comportasse un impatto significativo sui conti pubblici. Tanto per chiarire a tutti gli italiani che i capitoli ove tagliare sono altri, perché altrove c'è la «ciccia», tanto per richiamare un'espressione usata dal presidente Renzi.
A titolo di esempio, basti sapere che il bilancio interno del Senato, ove siedono i rappresentanti di tutta la Nazione, è di circa 541 milioni di euro e che la cifra che lo Stato trasferisce al Comune di Roma (che ha peraltro beneficiato di 300 milioni di euro nella gestione commissariale per rientrare del debito accumulato da varie amministrazioni) è pari a 540 milioni di euro.
La spending review, cui pure il Senato partecipa, va fatta sopratutto nell'area grigia che è costituita dagli oltre 130 miliardi di spesa per i consumi intermedi dello Stato. Questo, sempre, per avere un'idea delle grandezze e dei numeri in campo.
Per quanto riguarda noi senatori, in particolare, tengo a sottolineare che nel gennaio 2012 si era provveduto a ridurre di 1.300 euro mensili l'indennità parlamentare. Questo taglio è stato prorogato sino alla fine del 2015. Tale riduzione è la più recente di una serie cui i parlamentari si sono sottoposti a partire dalla legge finanziaria del 2006 che prevedeva una riduzione del 10 per cento confermata, poi, dalla legge finanziaria del 2008.
L'attuale trattamento economico di ciascun senatore è di circa 5.000 euro netti al mese, poco più, poco meno, a seconda delle addizionali regionali e comunali. Una cifra lontanissima da quel «dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate» previsto dalla legge del 1965.
Chi grida ancora alla casta deve sapere che il costo direttamente imputabile ai senatori è pari a meno del 15 per cento dell'intero bilancio del Senato, costo che include anche le differenti voci di rimborso per le spese effettivamente sostenute. Gli ex senatori costano meno del 4 per cento.
Bisogna prendere atto che quasi il 52 per cento dei costi è relativo a spese per il personale di ruolo e a tempo determinato e per il personale in quiescenza. Va, infatti, ricordato che gli ex dipendenti di questa amministrazione ricevono la pensione direttamente dal Senato. La riduzione dei costi per il personale di ruolo è, grosso modo, compensata dall'aumento per quella dei pensionati del Senato.
Su queste cifre, così come su quelle della Camera dei deputati, bisognerà che i Consigli di Presidenza avviino un'ulteriore responsabile riflessione continuando, quindi, questo cammino virtuoso di cui dicevo all'inizio.
Innanzitutto, si potrebbe accorpare una serie di Servizi che non ha più alcun senso che costituiscano degli esatti doppioni. Ad esempio, bisognerebbe accorpare le due Biblioteche, ma anche i due Servizi studi e i due Servizi del bilancio, pur preservandone l'autonomia rispetto all'Ufficio parlamentare di bilancio, di cui ancora non abbiamo capito la necessità (anche se voluto dalla Comunità europea), considerati anche i costi ulteriori che comporterà a carico delle Camere. Ma anche diversi altri Servizi amministrativi di interesse comune che possono essere gestiti congiuntamente, con evidenti economie per entrambe le amministrazioni, dovrebbero essere considerati.
Poi, con la consulenza degli istituti di previdenza pubblici - coi quali, se non ricordo male, si era ragionato anche in passato - occorre procedere alla razionalizzazione sia dei vitalizi dei parlamentari, che del trattamento di quiescenza del personale delle Camere.
I margini per operare ulteriori risparmi a noi sembra, quindi, che ci siano, senza lasciare indietro nessuno, senza stravolgere diritti acquisiti, ma semplicemente ottimizzando il modello di organizzazione di questa e dell'altra Camera, come si farebbe in una azienda. Noi abbiamo la fortuna di sedere in una «azienda» che offre un servizio fondamentale per il Paese, quello della democrazia rappresentativa. È forse il servizio più alto e più importante. Questo servizio ha un costo, come in tutte le democrazie.
La lettura del bilancio del Senato e delle azioni intraprese convincono che il Senato è una casa di vetro. L'azione intrapresa per la riduzione della spesa e per la restituzione allo Stato di una parte delle somme già destinate al bilancio del Senato - ben evidenziata dai senatori Questori - dimostra, a nostro avviso, che il Collegio dei Questori, il Consiglio di Presidenza, a partire dal presidente Grasso, hanno dato dei segnali incontrovertibili della volontà di non essere e di non voler apparire come una casta.
Per concludere, vorrei esprimere un sentito, e non ridondante, ringraziamento al personale del Senato e, consentitemelo, perché non viene mai ricordato, al personale che lavora con dedizione presso i Gruppi parlamentari.
Annuncio, quindi, il voto favorevole del Gruppo Forza Italia sul bilancio 2014 e sul rendiconto 2013, apprezzando gli sforzi di razionalizzazione dei Servizi e dei conti del Senato sinora compiuti, nell'auspicio di ulteriori interventi di ottimizzazione che, - siamo certi - verranno affrontati a partire dal prossimo bilancio previsionale. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e NCD).
DEL BARBA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL BARBA (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, il bilancio consuntivo per l'anno 2013 e il bilancio di previsione per l'anno 2014 al nostro esame evidenziano l'apprezzabile raggiungimento, in termini sia nominali che reali, degli obiettivi contenuti nell'ordine del giorno G100, approvato in data 3 agosto 2011 dall'Assemblea del Senato, in occasione della discussione del bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2011. In quell'ordine del giorno, fortemente voluto e sostenuto nella scorsa legislatura dal Gruppo del Partito Democratico, il Senato si impegnava, in linea con quanto già previsto per le altre istituzioni e amministrazioni dello Stato, ad avviare un percorso di spending review interna e di razionalizzazione dei Servizi, con l'obiettivo di ridurre la spesa complessiva di un ammontare pari al -1,5 per cento, al -3,5 per cento e al -6 per cento rispettivamente negli anni 2012, 2013 e 2014, con riferimento ai valori del 2010.
A seguito di un percorso rigoroso e virtuoso di razionalizzazione e contenimento della spesa, al quale hanno contribuito tutte le parti interessate, e che ha riguardato tutti i capitoli e le voci di spesa del bilancio interno del Senato, quegli obiettivi, come detto, oggi sono stati sostanzialmente raggiunti. È il caso di sottolineare che in tale operazione di riduzione complessiva della spesa del Senato un contributo significativo è stato conseguito dal lato delle spese di funzionamento e dal lato della spesa per i senatori, in particolare attraverso l'abolizione del vitalizio e l'adozione di un sistema pensionistico contributivo pro rata.
Nel confronto con le amministrazioni centrali, il contenimento delle spese complessive del Senato risulta sostanzialmente in linea. Su tale dato influiscono tuttavia in misura significativa proprio la spesa per il personale cessato dal servizio e le spese per i vitalizi, al netto delle quali l'aggregato del Senato si assesterebbe a livelli decisamente migliori.
Il bilancio consuntivo per l'anno 2013 e il bilancio preventivo per l'anno 2014 danno evidenza numerica a tale percorso, confermando quindi una riduzione di natura permanente della spesa interna anche per gli anni a venire. Nel merito, i documenti al nostro esame evidenziano, per quanto riguarda il bilancio consuntivo per l'anno 2013, una spesa complessiva effettiva pari a 525 milioni di euro, più bassa di 28,5 milioni di euro rispetto allo stanziamento preventivato. Dal lato delle entrate, il consuntivo 2013 registra entrate effettive pari a 534 milioni di euro a fronte di 554 milioni di euro di entrate preventivate; pertanto l'avanzo di esercizio 2013 si attesta a 17,942 milioni di euro.
Il contributo alle economie di spesa si registrano in tutti i macroaggregati. Non ripeto quanto ho qui appuntato sulle principali voci che contribuiscono a queste riduzioni, in quanto già ripercorse nell'intervento apprezzato del senatore questore De Poli e riprese ulteriormente da altri colleghi nel corso della discussione generale.
Passando al bilancio preventivo per l'anno 2014, la previsione di spesa è stata fissata, al netto dei risparmi da versare a bilancio del Senato e al lordo dei trasferimenti al Fondo di previdenza del personale maturati e non effettuati, in 541 milioni di euro. Rispetto al 2010, il preventivo 2014 evidenzia una riduzione della spesa complessiva in misura pari al 9 per cento; circa 53,5 milioni di euro in meno rispetto al 2010. Anche in questo caso, non entro nei dettagli già ricordati.
Sulla gestione delle spese relative al 2014, pertanto, grava l'onere di eguagliare, se non migliorare le performance registrate a consuntivo nel 2013 ed il raggiungimento di adeguate economie di spesa che certifichino in via definitiva il trend di riduzione permanente della spesa.
I dati di bilancio preventivo evidenziano ad una prima sommaria analisi un miglioramento generale dell'andamento della spesa, su cui tuttavia grava il peso dei trattamenti del personale in quiescenza, che cresce in misura più accentuata (+4,08 per cento) della variazione in diminuzione del costo del personale in servizio (-3,25 per cento).
Proprio su questo punto, così come sulla crescita della spesa per gli ex senatori, occorre effettuare nei prossimi mesi una verifica approfondita su cause e linee di tendenza per individuare i possibili interventi correttivi.
Per quanto riguarda le spese per servizi e forniture, si prevede per il 2014 una riduzione del 2,47 per cento rispetto al 2013; dato a cui contribuiscono tutte le voci di spesa, fatta eccezione per la voce «Studi, ricerche e informazioni» che è prevista in aumento del 6,26 per cento. Le spese in conto capitale sono previste rimanere inalterate nel 2014 rispetto a quanto preventivato nel 2013.
Dato atto dei risultati positivi raggiunti in questi ultimi tre esercizi, ci troviamo oggi di fronte a nuove sfide, forse più ambiziose e con un respiro di lungo periodo, almeno di legislatura.
Gran parte del lavoro che poteva essere fatto sulla base dell'ordine del giorno G100 è stato realizzato; il trend di riduzione e stabilizzazione della spesa è noto anche per i prossimi anni. Potremmo ritenerci soddisfatti, ma proprio da questi risultati il Partito Democratico ritiene di dover ripartire per migliorare e allineare le spese del Senato a quelle delle altre amministrazioni dello Stato. In buona sostanza, si tratta di riprendere e rilanciare, con maggiore determinazione e con nuovi contenuti, lo spirito e le finalità del già citato ordine del giorno, dando al Senato, ma non solo ad esso nuovi traguardi di efficienza ed innovazione.
Conclusa la fase più semplice dei cosiddetti "tagli lineari" alla spesa interna, a nostro giudizio risultano ancora aperti diversi fronti su cui lavorare per migliorare il processo di revisione della spesa stessa. In tale contesto, come è emerso nel corso della discussione generale, si potrebbe lavorare in sinergia con la Camera dei deputati, in direzione di una nuova e diversa modalità di erogazione dei servizi di natura identica, oggi erogati in modo separato dalle due Camere.
Alcune iniziative in tal senso sono state già adottate, e più volte ricordate nella giornata di oggi. Ma sul tema dell'unificazione dei servizi di Camera e Senato molto può essere ancora fatto, ottenendo per tale via maggiore efficienza e qualità nell'erogazione dei servizi stessi e minori centri di spesa. Penso ad esempio che sarebbe utile in prima battuta unificare la gestione dei servizi informatici, creare un polo bibliotecario unico del Parlamento. Gli ordini del giorno di oggi sono andati esattamente in questa direzione e, tra l'altro, le biblioteche di Camera e Senato sono tra loro contigue, e soprattutto unificare e rafforzare alcuni servizi centrali per entrambe le Camere.
Non mi dilungo nella puntuale individuazione delle prossime sinergie, nella consapevolezza che il dibattito odierno ha pienamente illustrato questa volontà, consegnandola al puntuale lavoro di questa amministrazione.
Anche il complesso del trattamento per i senatori meriterà particolare attenzione con riferimento alla parte accessoria; all'assistenza sanitaria integrativa; alla fruizione dei servizi per lo svolgimento dell'attività politica; alla figura del collaboratore parlamentare; temi già affrontati sempre negli ordini del giorno di oggi che richiedono, comunque, il giusto equilibrio tra la spinta all'innovazione e l'europeizzazione delle funzioni politiche, la corretta valutazione delle peculiarità nazionali, la necessaria volontà del permanere degli equilibri finanziari.
Altro tema rilevante di futuro impegno sarà quello di rendere quanto più trasparente e coerente il meccanismo del sistema contributivo pro rata per i senatori in carica, andando nel contempo ad esaminare i futuri equilibri del sistema pensionistico e contributivo interno, avvertendo in questo modo la responsabilità di non lasciare in sospeso un tema tanto delicato e complesso, in vista dei cambiamenti costituzionali già approvati in prima lettura da questo ramo del Parlamento.
Ai dovuti interventi di revisione e razionalizzazione dei trattamenti dei senatori e degli ex senatori, occorre agganciare altri interventi sulle spese di funzionamento.
Per quanto riguarda il personale, non posso che concordare con quanto affermato oggi dalla collega senatrice Di Giorgi che ha ricordato, con parole certamente condivise da tutti, la straordinaria qualità, peraltro necessaria per i nostri lavori e l'altezza del compito che ci viene affidato, del personale interno del Senato e la pur doverosa necessità di allineare gli stipendi a quanto previsto per il personale delle amministrazioni centrali dello Stato. Credo vada sottolineata anche da quest'Aula la particolare attenzione e condivisione del delicato lavoro in fase di svolgimento assunto dagli Uffici di Presidenza di Camera e Senato.
Occorre poi lavorare per rafforzare ulteriormente i meccanismi di trasparenza delle istituzioni, e anche di questo abbiamo parlato. Su tale aspetto il Gruppo del Partito Democratico del Senato rivendica un ruolo primario. Siamo stati i primi a pubblicare il nostro bilancio approvato dalla società di revisione esterna. Rendere quanto più trasparenti le modalità di svolgimento delle gare e delle relative assegnazioni di servizi, dando evidenza pubblica anche degli esiti, non potrà che concorrere a migliorare la qualità degli stessi e favorire un'ulteriore riduzione dei costi, senza considerare che ciò incontrerà la necessità di rendere trasparente, e dunque più prossimi, gli effetti finanziari del nostro operare quotidiano.
Concludo perché quelli delineati sono soltanto alcuni dei possibili interventi per revisionare e migliorare con continuità la spesa del Senato. È un campo d'azione oltremodo necessario, tenuto conto della lunga crisi in atto e dei numerosi sforzi e sacrifici che tutta la collettività nazionale è chiamata a mettere in atto, e ai quali non può certamente sottrarsi l'istituzione Senato, nell'ottica di una consistente e progressiva riduzione della spesa pubblica.
L'insieme degli interventi descritti dovrà essere strettamente correlato ai nuovi e più ambiziosi obiettivi di risparmio di spesa da conseguire in ogni esercizio, nei prossimi anni, in misura tale da consentire la progressiva riduzione dell'apporto di risorse per il funzionamento del Senato a carico del bilancio dello Stato, senza tralasciare l'opportunità che questi efficientamenti dovranno offrire in termini di innovazione e rafforzamento complessivo per un migliore funzionamento.
Credo che la discussione di oggi sia stata molto costruttiva e prolifica e me ne rallegro.
Vorrei solo aggiungere che in questo clima di piena collaborazione mi rammarico per alcune agenzie che in questi minuti stanno strumentalizzando una posizione che oggi quest'Assemblea ha assunto pienamente con consapevolezza rispetto all'ordine del giorno G1, lettera f). Questo Senato, questa Aula si è impegnata anche su un tema così delicato e scottante, come è quello dei vitalizi per i senatori non più in carica e colpevoli di reati particolarmente gravi (Applausi ironici del senatore Giarrusso), e credo non sia corretto trasferire all'esterno una comunicazione di segno differente. Proprio oggi abbiamo ribadito un impegno comune e proprio oggi su di esso dovremmo fare fronte comune.
Mi accingo allora alla conclusione. Al Collegio dei senatori Questori, anche sulla spinta delle determinazioni che assumerà l'Assemblea del Senato, spetterà nei prossimi giorni e comunque prima del prossimo anno formulare le proposte che illustrino il percorso e le iniziative per proseguire nel contenimento delle spese e per la complessiva riorganizzazione ed efficientamento del Senato della Repubblica. Per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico al provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD).
DE POLI, senatore Questore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE POLI, senatore Questore. Signora Presidente, vorrei solo ringraziare tutti i colleghi intervenuti, anche con diverse opinioni, nella discussione sul bilancio, perché credo che tutti abbiano concordato su un percorso fatto dai Questori e dal Consiglio di Presidenza volto a ridurre le spese, ma anche a migliorare i percorsi e i servizi all'interno del Senato della Repubblica.
Dall'altra parte, un ringraziamento va al presidente della 5a Commissione Azzollini, con cui in questi giorni abbiamo condiviso il percorso del bilancio interno del Senato assieme ai senatori Questori Bottici e Malan. Altrettanto vorrei ringraziare in modo particolare il Presidente del Senato e il Segretario generale per averci seguito e per aver compiuto assieme a noi in questi due anni di legislatura questo percorso non facile, improntato a ridurre le spese e ad avere da una parte attenzione verso i cittadini e dall'altra verso i senatori presenti.
In particolare, vorrei però ringraziare tutto il personale del Senato, proprio perché in un momento di grande difficoltà e di discussione è qui assieme a noi che ci assiste e lavora con grande professionalità e ancora una volta dimostra di essere all'altezza del compito che gli è stato assegnato. Questo ringraziamento va dagli assistenti qui in Aula, a tutti gli altri dipendenti e ai nostri collaboratori. (Applausi). Credo che questo sia un aspetto veramente fondamentale, perché non sempre ci si ricorda che anche loro, come ognuno di noi, ha una famiglia e a questo credo che dobbiamo rispondere tutti. Questi sono gli aspetti che ho voluto sottolineare: un netto ringraziamento a tutti.
PRESIDENTE. La Presidenza si associa.
AZZOLLINI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AZZOLLINI, relatore. Signora Presidente, anche io vorrei associarmi ai ringraziamenti e pregherò lei e il Segretario generale di estenderli a tutti i Servizi e a tutti gli Uffici. Le professionalità del Senato costituiscono una forza e un giacimento per il Paese ed è giusto che vengano conservate. Per questo esprimo i miei ringraziamenti, che prego lei e la signora Segretario generale di far pervenire a tutti. Un ringraziamento sincero va ai senatori Questori. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza se ne farà carico.
Procediamo alla votazione del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 3).
GAETTI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 3).
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Passiamo alla votazione del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014 (Doc. VIII, n. 4).
GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.
(La richiesta risulta appoggiata).
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014 (Doc. VIII, n. 4).
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Sull'uccisione di un ostaggio francese in Algeria
MARINELLO (NCD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINELLO (NCD). Signora Presidente, vorrei informare la Presidenza e l'Assemblea che meno di un'ora fa è stato sgozzato - c'è il video visionabile e le immagini su Internet - il giornalista Hervé Gourdel, cittadino francese, sequestrato da una banda jihadista in Algeria. Si tratta dell'ennesimo efferato delitto. Credo che sia il caso di manifestare i sentimenti del nostro cordoglio e della nostra solidarietà per questo orrendo delitto alla famiglia e a tutto il popolo francese.
Al di là del cordoglio e della solidarietà, credo sia venuto il momento per aprire un dibattito in questo Paese che affronti il tema delle alleanze e delle strategie del nostro Paese sullo scenario mediorientale nonché sullo scenario di alleanze che in questo momento stanno affrontando la questione, con la propria presenza sul campo.
Non solo, credo che sia arrivato il momento di affrontare in maniera assolutamente seria e decisa l'argomento di come il mondo civile, libero e democratico debba complessivamente porsi nei confronti di questi fenomeni che ci appaiono talvolta distanti ma che distanti non sono perché, attraverso i sistemi che la globalizzazione mette a disposizione, entrano nelle nostre case e nei confronti di quei fenomeni registrati e che si denotano anche in Italia, come testimoniato in Aula dal Ministro dell'interno, che a mio avviso possono portare elementi non certo di tale violenza o portata, ma di sicura preoccupazione all'interno dei confini nazionali. (Applausi).
PRESIDENTE. La Presidenza si associa al cordoglio e ricorda che sia in quest'Aula che in quella della Camera, in occasione dell'informativa del Ministro dell'interno, questo Governo e questo Parlamento si sono espressi in modo chiaro per utilizzare ogni strumento della politica e della cooperazione contro ogni forma di terrorismo.
Discussione dei disegni di legge:
(1428) Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro
(24) ZELLER E BERGER. - Disposizioni in favore delle madri lavoratrici in materia di età pensionabile
(103) GATTI ed altri. - Disciplina delle modalità di sottoscrizione della lettera di dimissioni volontarie e della lettera di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro
(165) BIANCONI. - Disposizioni in materia di agevolazioni per la conciliazione dei tempi delle lavoratrici autonome appartenenti al settore dell'imprenditoria, del commercio, dell'artigianato e dell'agricoltura
(180) GHEDINI Rita ed altri. - Misure a sostegno della genitorialità, della condivisione e della conciliazione familiare
(183) GHEDINI Rita ed altri. - Norme applicative dell'articolo 4, commi da 16 a 23, della legge 28 giugno 2012, n. 92, in materia di contrasto al fenomeno delle dimissioni in bianco
(199) ICHINO ed altri. - Misure per favorire l'invecchiamento attivo, il pensionamento flessibile, l'occupazione degli anziani e dei giovani e per l'incremento della domanda di lavoro
(203) DE PETRIS ed altri. - Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie della lavoratrice, del lavoratore, nonché del prestatore d'opera e della prestatrice d'opera
(219) COMAROLI ed altri. - Disposizioni temporanee in materia di contratti di lavoro, concernenti l'introduzione di clausole di flessibilità oraria e di modificazione delle mansioni del lavoratore con l'applicazione di misure indennitarie e l'attuazione di programmi di formazione professionale
(263) SANGALLI ed altri. - Agevolazioni fiscali per l'assunzione di manager e consulenti di direzione nelle piccole e medie imprese
(349) DE POLI. - Modifica all'articolo 8 della legge 23 luglio 1991, n. 223, concernente l'applicazione, in caso di trasferimento d'azienda, dei benefici economici previsti per i datori di lavoro che assumono lavoratori in mobilità
(482) DE POLI. - Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di rafforzamento dell'istituto del congedo parentale a sostegno dei genitori di bambini nati prematuri o gravemente immaturi ovvero portatori di gravi handicap
(500) DE POLI. - Modifica all'articolo 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e all'articolo 4 del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, in materia di agevolazioni per la ricollocazione di lavoratori licenziati da privati datori di lavoro non imprenditori
(555) ICHINO ed altri. - Misure sperimentali per la promozione dell'occupazione e il superamento del dualismo fra lavoratori protetti e non protetti. Modifiche alla legge 28 giugno 2012, n. 92, in materia di contratto a termine, di lavoro intermittente e di associazione in partecipazione
(571) BITONCI. - Disciplina del documento unico di regolarità contributiva
(625) BERGER ed altri. - Modifica all'articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, in materia di semplificazione della disciplina del lavoro occasionale in agricoltura
(716) NENCINI. - Disposizioni per favorire il reinserimento dei lavoratori espulsi precocemente dal mondo del lavoro e per il sostegno ai disoccupati di lunga durata, non più ricollocabili, prossimi alla pensione in ragione dell'età e del monte contributi versati
(727) BAROZZINO ed altri. - Ripristino delle disposizioni in materia di reintegrazione nel posto di lavoro di cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300
(893) PAGLINI ed altri. - Ripristino delle disposizioni in materia di reintegrazione del posto di lavoro di cui all'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300
(936) DI MAGGIO ed altri. - Disposizioni per promuovere la conservazione e la valorizzazione del capitale umano nelle imprese attraverso progetti di riqualificazione che possono includere attività produttiva connessa all'apprendimento
(1100) FRAVEZZI ed altri. - Modifica all'articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, in materia di semplificazione della normativa relativa alle prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio nel settore agricolo
(1152) DE PETRIS ed altri. - Istituzione del reddito minimo garantito
(1221) ICHINO ed altri. - Disposizioni volte a favorire l'utilizzazione in attività di utilità pubblica delle competenze e capacità delle persone sospese dalla prestazione lavorativa contrattuale con intervento della cassa integrazione guadagni
(1279) SACCONI ed altri. - Delega per la predisposizione di uno Statuto dei lavori e disposizioni urgenti in materia di lavoro
(1312) ROSSI Mariarosaria ed altri. - Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167, in materia di apprendistato di riqualificazione
(1409) Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione consensuale del contratto di lavoro per dimissioni volontarie(Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Vendola ed altri; Bellanova ed altri)
(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 18,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1428, 24, 103, 165, 180, 183, 199, 203, 219, 263, 349, 482, 500, 555, 571, 625, 716, 727, 893, 936, 1100, 1152, 1221, 1279, 1312 e 1409.
Il relatore, senatore Sacconi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
SACCONI, relatore. Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghe e colleghi, nonostante o proprio in ragione della mia non breve esperienza parlamentare largamente concentrata sui temi riconducibili alla vita attiva della persona, mi accingo a svolgere la relazione al disegno di legge-delega di riforma del mercato del lavoro con la sincera emozione di chi auspica si concluda con questo atto un faticoso e contraddittorio percorso, avviato nel 1997 con la prima legge consigliata da Marco Biagi e più conosciuta come legge Treu. Iniziava allora, contestualmente ad analoghe iniziative in molti Paesi europei sollecitate dalla stessa Commissione, un processo di rinnovamento dei mercati del lavoro nel segno della combinazione tra le esigenze di flessibilità organizzativa delle imprese e quelle di migliore sicurezza delle persone rispetto alla continua occupazione e al reddito da lavoro nel contesto della globalizzazione delle economie.
Questa prima legge ebbe il merito di aprire una strada, di spezzare alcuni pregiudizi ideologici come quello del monopolio del collocamento pubblico, di consentire anche in Italia in particolare l'impiego del lavoro interinale anche se, a mio avviso, il trasferimento dei centri per l'impiego dallo Stato alle Province non si rivelò una soluzione felice e ha reso difficile fino ad oggi ogni loro effettiva rivalutazione.
Pochi anni dopo, nel 2001, Marco Biagi coordinò con me la redazione di un Libro bianco che descriveva le fragilità di un mercato del lavoro opaco e poco inclusivo, nel quale da un lato le imprese avevano persistentemente, anche in tempi di crescita tumultuosa, contenuto il livello della forza lavoro e la propria stessa dimensione mentre, dall'altro, le persone risultavano lasciate a se stesse nella ricerca di un'occupazione con forti divari di genere, di età e di territorio.
Egli indicava in conseguenza la soluzione, per un verso, nelle flessibilità regolatorie - in entrata e in uscita - del singolo rapporto di lavoro e, per l'altro, in una forte azione pubblica di orientamento, di agevole incontro tra domanda e offerta di lavoro, di investimento nelle competenze.
Se una cifra prevalente nella lezione di Marco Biagi mi permetto di individuare, questa si trova nell'importazione del concetto di occupabilità ovvero della continua autosufficienza della persona nel mercato del lavoro. Ciò implica il passaggio dalle tutele rigide e passive ad una sorta di post-moderno articolo 18, consistente nel diritto del lavoratore di accedere alle conoscenze e alle competenze che egli liberamente, anche se utilmente consigliato, ritiene corrispondenti alle sue vocazioni e alle possibilità di occupazione.
Non a caso la cosiddetta "legge Biagi" viene concepita in parallelo ad un'impegnativa riforma del sistema educativo che per prima introduceva la possibilità di opzioni di tipo duale in quanto integranti l'apprendimento teorico con i saperi pratici.
Il ridisegno dei contratti di apprendistato fu realizzato in conseguenza, così come si pensò di spezzare l'autoreferenzialità di molte istituzioni educative attraverso l'introduzione nelle università e nelle scuole superiori di uffici di placement, ovvero di orientamento e di collocamento fino alla co-progettazione con le imprese di specifici percorsi di apprendimento.
Iniziava in quel tempo, peraltro, anche il processo di connessione in rete dei servizi pubblici e privati di accompagnamento al lavoro anche se si presentarono presto gli ostacoli determinati dalla frammentazione istituzionale delle competenze - Province e Regioni - e dalle resistenze a rendere interoperabili i sistemi informativi. Negli anni successivi, Governi sostenuti da opposti schieramenti si pongono di fatto in continuità con le leggi Treu e Biagi, continuando ad operare per una più efficiente organizzazione del mercato del lavoro e delle politiche attive, sempre oggettivamente ostacolata dalla frammentazione istituzionale e per garantire una pluralità di canali d'accesso a partire da una giusta enfasi sul contratto di apprendistato. A quest'ultima, tuttavia, non è mai corrisposta un'altrettanto efficace disponibilità delle Regioni, ove più, ove meno, a semplificare modalità e controlli dell'attività formativa.
Particolare rilievo assume nel contempo l'attitudine dei datori di lavoro e delle rappresentanze sindacali a dialogare nella dimensione aziendale, a condividere obiettivi, salario aggiuntivo ad essi correlato, servizi di protezione sociale integrativi. Non a caso una norma di legge dà forza alla contrattazione aziendale o territoriale, consentendo ad essa anche l'adattamento di discipline disposte dalle leggi o dai contratti nazionali.
Questo percorso si interrompe con la legge n. 92 del 28 giugno 2012 che irrigidisce le modalità d'ingresso nel mercato nel lavoro elevando a norma i criteri di vigilanza, senza dare certezza, al contempo, dei modi di risolvere i rapporti di lavoro, rimessi alla discrezionalità di una giustizia che, come ha osservato il presidente del Consiglio Renzi, si rivela imprevedibile negli esiti e fortemente differenziata nei territori.
Nel tempo della grande crisi si irrobustiscono straordinariamente le forme di sostegno al reddito ma non migliorano le politiche attive di accompagnamento ad un lavoro anche se certamente non tutte le Regioni sono uguali.
Crescono fortunatamente servizi privati, ma anche privato-sociali, mentre rimangono segmentati e poco attivi i centri pubblici. Per non parlare della formazione, che appare diffusamente viziata dalla prevalenza dell'offerta sulla domanda, in quanto il finanziamento regionale e comunitario alimenta la sopravvivenza degli operatori invece di determinare virtuosi percorsi di concorrenza nella soddisfazione dei bisogni dei lavoratori.
A questo punto potremmo dire che il presente disegno di legge di delega vuol fare tesoro dell'esperienza di questi anni, delle intuizioni e delle azioni rivelatesi positive, come delle asimmetrie e delle contraddizioni che si sono prodotte, per portare ora a compimento ciò che non si è definito con l'equilibrio necessario. Mi riferisco ancora a quella doverosa combinazione di flessibilità e sicurezza, tra legittima adattabilità dell'impresa alle pressioni competitive e ai cambiamenti tecnologici da un lato e il dovere pubblico di non lasciare mai solo chi cerca un lavoro, incoraggiandolo ad essere parte attiva sulla base dell'offerta di insistite opportunità, dall'altro.
Per questa ragione il disegno di legge è ambizioso ed opera su uno spettro ampio che comprende la tendenziale universalizzazione dei cosiddetti ammortizzatori sociali su base assicurativa, una virtuale infrastrutturazione del mercato del lavoro attraverso gli strumenti della rete oltre a quella fisica, con l'Agenzia nazionale, l'affermazione della centralità della persona mediante il fascicolo elettronico e la sua libera scelta dei servizi che il pubblico poi sostiene a risultato, l'affermazione della rilevanza della famiglia e della maternità, con le conseguenti esigenze di conciliazione tra tempi di vita, la riforma di tutto lo Statuto dei lavoratori, tranne la parte dedicata ai diritti sindacali, la semplificazione della gestione dei rapporti di lavoro, l'ulteriore razionalizzazione delle attività di controllo ispettivo.
Altro che «solo» articolo 18, sul quale ancora una volta tanta attenzione si concentra! Con questo atto possiamo rinnovare tutto e sarebbe invece paradossale se fosse tutto, tranne l'articolo 18.
La Commissione ha svolto un lavoro intensivo pur nei limiti di deleghe che siamo chiamati ad esaminare solo in termini di principi e di criteri di attuazione che hanno quindi impedito la valutazione di misure dettagliate. Avverto il dovere ora di rinnovare all'Assemblea l'invito ad un confronto sincero e utile, nella misura in cui si colloca nella logica delle deleghe. Dobbiamo ricordare a noi stessi che avremo modo di apprezzare i decreti delegati tanto per il profilo di merito quanto per quello della necessaria copertura finanziaria, quando - mi auguro subito dopo la legge delega -saranno consegnati al Parlamento. Non si sottovalutino in questo contesto anche gli ordini del giorno, perché ove accolti dal Governo, concorrono ad impegnarne i modi di esercizio della decretazione delegata.
Vorrei dire all'Assemblea che nella Commissione, peraltro, l'accoglimento di significativi emendamenti dell'opposizione, oltre che della maggioranza, ha consentito almeno così mi è parso, un clima di condivisione degli obiettivi, con la sola eccezione della riforma dello Statuto dei lavoratori. Eppure, tutto si tiene.
Comprensibilmente, da parte di molti, si è lungamente invocata la contestualità delle azioni dedicate ad organizzare un mercato del lavoro più inclusivo e più protettivo nelle cosiddette "fasi di transizione", con l'adeguamento delle regole inerenti il singolo rapporto di lavoro. Ora questa possibilità è di fronte a noi. La tendenziale universalizzazione degli ammortizzatori sociali viene qui declinata anche in favore delle collaborazioni, senza per questo disancorarla dalla responsabilità delle persone. La logica rimane infatti assicurativa, come è giusto che sia, e i sussidi sono condizionati all'accettazione delle opportunità lavorative o formative offerte. Certo, non viene qui compiuta la scelta di un reddito garantito, tutto a carico del bilancio dello Stato e tale da prescindere dalla responsabilità della persona. Sarebbe a mio avviso una trappola della povertà mentre la prima risposta all'indigenza deve rimanere il lavoro.
In altra sede il Governo si è impegnato all'ulteriore potenziamento degli strumenti di prevenzione e di contrasto della povertà che devono agire in termini di ultima istanza e di prossimità.
Davvero rilevanti sono diventati gli strumenti individuati anche nel lavoro di Commissione per rendere il mercato del lavoro efficiente e trasparente. La infelice segmentazione su base regionale e provinciale delle competenze dovrebbe trovare finalmente soluzione attraverso l'istituzione dell'agenzia nazionale per l'occupazione e l'integrazione dei sistemi informativi, alla cui base - lo ribadisco - dovrebbe collocarsi un fascicolo elettronico comprensivo di tutti gli elementi riferibili alla vita attiva della persona, dai percorsi educativi e formativi, a quelli lavorativi, alle transizioni e ai relativi sussidi, fino al conto corrente previdenziale. Di rilievo è anche la ribadita volontà di favorire il conferimento al sistema nazionale per l'impiego delle informazioni relative ai posti di lavoro vacanti.
È stata resa ancor più esplicita la scelta della collaborazione-competizione tra servizi pubblici e privati nella gestione delle politiche attive quale può essere sollecitata dalla scelta di dotare il disoccupato, attraverso un contratto di ricollocazione, di un voucher spendibile presso un ente da lui stesso liberamente individuato e poi remunerato solo a risultato. A questo proposito, devo richiamare il Governo a varare tempestivamente il regolamento cui fa rinvio la norma di legge che già ha introdotto l'istituto del contratto di ricollocazione.
Non a caso poi, in questo ambito delle politiche attive, la Commissione ha voluto indicare l'obiettivo di valorizzare le esperienze bilaterali ovvero quelle forme di collaborazione tra rappresentanze dei lavoratori e degli imprenditori che possono concorrere ad ampliare la diffusione, ancora largamente insufficiente, dei servizi al lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno e in quei segmenti del mercato del lavoro più esposti alle patologie, come l'agricoltura ed il turismo.
Con la delega di cui all'articolo 3, si vogliono poi semplificare procedure e adempimenti relativi alla gestione dei rapporti di lavoro e a tutta la complessa materia dell'igiene e della sicurezza nel lavoro, con un obiettivo dichiarato dalla proposta di Governo già addirittura di dimezzamento degli atti.
In questo ambito si collocano le modalità più semplici di prevenzione delle cosiddette «dimissioni in bianco» affinché assicurino la certezza della cessazione del rapporto quando il lavoratore ha comportamenti in questo senso concludenti.
La Commissione ha qui riaffermato un principio rilevante: quello del divieto per le Pubbliche amministrazioni di richiedere dati dei quali esse sono già in possesso. Lo stesso regime sanzionatorio dovrebbe risultare semplificato con particolare riguardo alle violazioni formali e agli istituti di tipo premiale.
Alla luce degli obiettivi già declinati si spiega a questo punto la volontà, di cui al nuovo articolo 4, di produrre un Testo unico semplificato delle tipologie contrattuali e del contenuto dei rapporti di lavoro con stretta aderenza al diritto comunitario affinché ci si possa avvicinare ad un mercato del lavoro europeo e non si producano effetti di spiazzamento del nostro Paese nei confronti di altri territori dell'Unione.
Il Governo è delegato ad analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, valutandone la coerenza con la qualità dell'occupazione e le esigenze della produzione.
Ricordo che i modelli contrattuali sono essenzialmente quello a tempo determinato, quello a tempo indeterminato, quelli a tempo modulato, l'apprendistato, il lavoro accessorio e le collaborazioni coordinate e continuative o a progetto. Parliamo quindi di cinque o sei modelli contrattuali e poi ci sono milioni di contratti di lavoro perché in ciascuno di essi si può rinvenire uno specifico elemento distintivo.
È bene ricordare e ricordarci che le collaborazioni coordinate e continuative o a progetto nascono e si sviluppano smodatamente nella seconda metà degli anni Novanta sulla base di una semplice circolare fiscale e Biagi, su esplicita richiesta di una parte del sindacato, non farà altro che darvi regole e tutele divenendone, paradossalmente, secondo certo immaginario disinformato, il padre fondatore. E della cosa, devo dirvi, soffriva.
L'iniziale vantaggio della minore contribuzione sta oltretutto venendo meno, per cui a questo punto vale la pena riflettere in particolare sulla persistente utilità delle stesse collaborazioni.
Anche le modalità contrattuali possono in ogni modo concorrere - com'è accaduto, ricordiamocelo - all'emersione del lavoro irregolare. Non a caso, il Governo ha chiesto una delega rivolta a diffondere maggiormente il lavoro accessorio regolabile con buoni prepagati, in modo da intercettare quella grande quantità di spezzoni lavorativi che ancora rimangono sommersi. I cosiddetti voucher sono stati significativamente utilizzati in agricoltura, ma ben poco al di fuori dell'agricoltura; quasi esclusivamente nella parte settentrionale del Paese, ma, sotto la linea Gotica, sfumano e scompaiono rapidamente. Preoccupiamoci quindi non di quelli che ci sono, ma dei molti che non ci sono.
Il cuore del testo unico rimane inevitabilmente la riforma del contratto a tempo indeterminato, perché credo tutti lo vogliamo quanto più utilizzato, non solo - si badi bene - in percentuale su un basso numero di occupati, com'è oggi, ma soprattutto in valori assoluti. I datori di lavoro invocano norme semplici e certe nell'epoca della massima incertezza. Lo statuto fu invece redatto nel 1970 - come ricordo bene - sulla base di atti e contratti degli anni '50 e '60, nel tempo in cui si presumeva uno sviluppo irreversibile e sostanzialmente continuo, secondo modalità produttive tendenzialmente seriali. Questa esigenza delle imprese in termini di semplicità e certezza si deve ora conciliare con il diritto del lavoratore, nel caso di licenziamento ingiustificato, ma non discriminatorio (nel qual caso sarebbe nullo, come cioè non vi fosse proprio stato), alla tutela rappresentata da sanzioni adeguate. Quindi il diritto è alla sanzione, non la sanzione o, meglio, una specifica sanzione; occorre una sanzione. Già oggi, nel nostro ordinamento, questa tutela (la sanzione) è variamente definita e modulata. Il diritto è universale, la sanzione è modulata e modulabile.
Il criterio delle tutele crescenti corrisponde, nel contratto a tempo indeterminato, ad un'idea di protezione omogenea, ma che si incrementa nel tempo per dare valore all'anzianità di servizio. Insisto: parliamo del contratto a tempo indeterminato, che, a differenza dei contratti di inserimento (come tipicamente l'apprendistato), non è segmentabile in due fasi, una con minori tutele e salario, perché caratterizzata da graduale ingresso nella compiuta capacità produttiva e nell'ambiente di lavoro (fase caratterizzata da apprendimento, da inserimento, da integrazione), l'altra, la seconda fase, a regime. Qui no. Come dicevo, nel contratto a tempo indeterminato il rapporto di lavoro ha una caratteristica continua, e in essa rileva e non può che rilevare l'anzianità di servizio.
I criteri di delega relativi poi agli articoli 4 e 13 dello Statuto dei lavoratori vogliono più generalmente rendere la regolazione delle mansioni e delle tecnologie di controllo più coerenti con i nuovi processi di produzione.
Non si tratta tanto di incoraggiare il cosiddetto demansionamento quanto piuttosto di consentire mansioni flessibili in relazione ai nuovi modi di lavorare che richiedono comportamenti più duttili, più autonomi, più responsabili. Allo stesso modo, la doverosa tutela della dignità del lavoratore dal controllo a distanza non deve diventare motivo di inibizione per il migliore impiego delle nuove tecnologie, incluse le opportunità di telelavoro fin qui trascurate.
Il nuovo testo unico dovrà in ogni caso porsi in coerenza con la vigente legislazione che riconosce all'imprenditore e alle rappresentanze dei lavoratori, come abbiamo già ricordato, la capacità - entro i principi dell'ordinamento - di adattare la regolazione alle concrete circostanze di tempo, di luogo, di merceologia dell'impresa, attraverso accordi sottoscritti nei termini di cui alle intese interconfederali. Semplicità, certezza, sussidiarietà possono essere quindi considerate le linee metodologiche di redazione del testo organico citato dall'articolo 4.
Non meno rilevanti sono infine - ultimi ma non ultimi - i contenuti di delega di cui all'articolo 5, perché intendono sostenere la famiglia e la maternità attraverso l'estensione delle prestazioni sociali a tutte le lavoratrici madri, l'introduzione del tax credit per le donne lavoratrici con figli minori o disabili, la flessibilità dell'orario lavorativo, il dono solidale di una parte del periodo feriale, la diffusione dei servizi di cura e i congedi parentali.
Concludendo, vorrei ringraziare tutte le commissarie e i commissari. Come ho detto, con l'eccezione dell'articolo 4, la collaborazione è stata intensa e intensiva, perché si è svolta in un ristretto tempo, ma ha consentito, a mio avviso, di migliorare il testo raccogliendo per molta parte emendamenti anche dell'opposizione, che ha concorso non poco a definire meglio i modi con cui organizzare soprattutto la dimensione virtuale del mercato del lavoro, che è quella tuttavia attraverso la quale noi contiamo di far incontrare agevolmente domanda e offerta di lavoro.
Devo ringraziare gli Uffici e la loro pazienza e devo confermare la loro assoluta professionalità e dedizione, e non lo faccio retoricamente. Voglio ringraziare la collega Bellanova, sottosegretario al lavoro, che ha con attenzione partecipato a tutti i lavori concorrendovi con intelligente apporto.
Il mio auspicio conclusivo è che i tempi di esame da parte di questa Assemblea possano essere quanto più tempestivi, e così coerenti con il tempo straordinario che viviamo. Un tempo nel quale a problemi straordinariamente nuovi possono legittimamente corrispondere un rinnovamento delle tradizionali culture politiche e il pragmatico incontro tra riformismi che pure discendono da diverse matrici. Fatelo dire a un vecchio socialista come me. Per dirla con Tony Blair: «Values don't change. But times do!». I valori non cambiano, ma i tempi sì! (Applausi dai Gruppi NCD, PD, PI e SCpI).
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate due questioni pregiudiziali.
Ha chiesto di intervenire il senatore Endrizzi per illustrare la questione pregiudiziale QP1. Ne ha facoltà.
ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, distinti colleghi, questo disegno di legge delega è stato cinicamente ordito con precise tecniche di propaganda. Per mesi si è pronunciata solo questa parola in inglese similpelle: jobs act. Solo questo! Nulla di concreto oltre lo slogan
Ma veniva pronunciato e ripetuto con enfasi e clamore: «Venghino, signori e signore, a scoprire le maraviglie di questo rimedio portentoso dei maghi d'Oriente»! È il metodo antico dei ciarlatani solo molto, molto più sofisticato.
Si è abilmente creata curiosità e attesa speculando sulla crisi: più i dati economici erano tragici, più cresceva la speranza che questa parola straniera contenesse davvero delle soluzioni.
Ora si inizia a scoprire a cosa puntava il Governo: toccare le tutele dei lavoratori, far sì che la precarietà diventi la regola e non l'eccezione, come ci raccomanda l'Unione europea. A pagare sarà una generazione intera, perché un precario non può sposarsi, non fa figli, non compra casa e ritarda pure la manutenzione dell'auto. Pagherà lui e tutta l'economia.
Si verrà a creare una disparità inaccettabile. Le imprese avranno interesse a licenziare i giovani prima che maturino le garanzie. Chi entra oggi nel mercato del lavoro sarà un lavoratore di serie b.
Questo il presidente Renzi lo sa, perché nell'azienda di suo padre tutti erano lavoratori a tempo determinato tranne lui, il figlio Matteo. Ora il titolare di quell'impresa è indagato per bancarotta fraudolenta e il figlio vorrebbe affidato dagli italiani il loro futuro, senza rilasciare ricevuta.
Ma chi vive nel dolore si abbandona più facilmente a guaritori e cartomanti e si lega al miraggio, specie se mancano contorni precisi. Molti perciò continuano a credere agli slogan del Governo, anzi più è amaro l'elisir fasullo del dottor Renzi più si crede che la medicina sia buona.
Ci sarà tempo per discutere nel merito queste bugie. Oggi siamo qui per decidere se il disegno di legge delega sul lavoro rispetti la Costituzione o sia un abuso del Governo, perché anche questo accade. Articolo 76 della Costituzione: «L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti». In altre parole, il Governo può elaborare un progetto, ma lo deve fare secondo precise e stringenti indicazioni del Parlamento.
Il Governo esige invece una delega in bianco su temi che sono come nervi scoperti, sensibilissimi per la coesione sociale in tempo di crisi, sprecando tempo e il lavoro delle Commissioni che su diversi temi si erano già attivate.
Pretende un testo con principi e criteri di delega legislativa fumosi e indeterminati. Gli stessi ambiti oggettivi della delega restano vaghi determinando nei fatti una violazione dell'articolo 76 della Costituzione.
Non so se mi capite: il Governo detta al Parlamento gli ordini che vuole ricevere. Anzi, fa peggio. Sui temi più delicati esige un mandato vago e generico, poi liberi tutti. E quando il Governo presenterà il testo finale, la Commissione non potrà nemmeno valutare se ha rispettato le indicazioni perché erano generiche.
La responsabilità normativa spettante al Parlamento viene svuotata, ma il tutto viene mascherato da un posticcio passaggio parlamentare. Come a dire che di queste sciagurate norme saremo pure responsabili.
Ma responsabili di che, se la delega il Governo se l'è data da solo? Se da solo si è fatto pure l'emendamento ipocrita per toccare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori senza nemmeno nominarlo? Come a dire: firma qui! Ma che c'è scritto? Firma e taci. Responsabili di che, se la maggioranza vota a comando, se solo nel voto segreto si riesce ad avere un voto libero in coscienza? (Applausi dal Gruppo M5S).
Altre voci fuori dal coro si sono levate negli ultimi mesi e ora prendono vigore. Fermare l'ipocrisia è un comune dovere. Voglia il cielo che queste voci si moltiplichino, e alla fine anche la stampa lo scriva: il principino è nudo.
Il Governo aveva promesso un minore abuso dei decreti-legge. Adesso chiede direttamente carta bianca. Delega sul lavoro, delega su pubblica amministrazione, su giustizia e anticorruzione: così potrà trascrivere in formato legge la bella copia del patto del Nazareno. (Applausi dal Gruppo M5S).
«E se non mi accontentate - minacciano dal Governo - tornate a beccarvi il decreto-legge». Non accettiamo ricatti; perché non accada ancora che la Corte costituzionale abbia a distanza di anni a cancellare norme a causa dell'eccesso di delega; leggi che nel frattempo avranno prodotto tragici effetti, quanto tragico sarebbe il vuoto che si verrebbe a creare dopo, come abbiamo visto per la legge sugli stupefacenti.
Nessuna delega in bianco sugli ammortizzatori sociali, sui servizi per il lavoro e politiche attive, nella disciplina dei rapporti di lavoro, delle forme contrattuali e dell'attività ispettiva, sulla tutela delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.
«Allora si va al voto!», sibila acido Matteo Renzi. Perché questo sotto sotto vuole: scappare dalle responsabilità del suo fallimento, facendo però figurare che la colpa sia di presunti frenatori nel suo partito.
Renzi, su una cosa ha ragione e lo vogliamo aiutare. Sì, l'Italia ha bisogno di una cura da cavallo e subito; deve rispettare le raccomandazioni europee e fare delle riforme vere. Allora, subito, portiamo in Aula il disegno di legge per la vera abolizione delle Province: in Commissione abbiamo già fatto tutto e siamo tutti d'accordo; possiamo farla in meno di una settimana. Approviamo una legge vera contro la corruzione che ci mangia decine di miliardi l'anno. (Applausi dal Gruppo M5S).
Mettiamo un limite ai mandati parlamentari e rinnoviamo davvero la classe politica; magari senza riciclarla nelle poltrone d'oro delle partecipate. Ripristiniamo il reato di falso in bilancio, perché - lo dico per i cittadini, in quanto sono certo che ben altri lo hanno già spiegato al presidente Renzi - il falso in bilancio è la pratica che consente alle aziende di costituire i fondi neri per pagare le mazzette a politici e partiti. Anche qui abbiamo proposte pronte.
Aboliamo l'IRAP per le piccole e piccolissime imprese, come avevamo proposto, con coperture finanziarie corrette, fin dallo scorso anno. Poi, per tornare alla materia di oggi, introduciamo il reddito di cittadinanza: era anche nel programma di Matteo Renzi. (Applausi dal Gruppo M5S).
Finora le proposte concrete, con coperture finanziarie regolari, le abbiamo presentate noi. Ma non importa, facciamolo e vedrà Matteo Renzi che poi, rivedere il mercato del lavoro sarà molto, molto più semplice e lineare. Prima sicurezza, poi flessibilità. (Applausi dal Gruppo M5S).
Queste sono riforme che l'Unione europea ci chiede: loro sono avanti, noi cosa aspettiamo?
Il Governo è, invece, tutto proteso a precarizzare il lavoro con le tutele crescenti: la foglia di fico per nascondere l'abolizione delle tutele. Il dogma della flessibilità, in assenza di sicurezza nelle politiche per il reddito, ha già prodotto i suoi velenosi frutti a partire dal pacchetto Treu. Il lavoro non si crea togliendo le tutele. È una politica da camerieri, che spostano le posate, ma nel piatto non mettono niente.
Devono essere ritirati gli investimenti in grandi opere inutili e abbattere gli sprechi clientelari delle società partecipate. Le risorse che si liberano vanno indirizzate a sostenere i settori ad alto assorbimento di manodopera, dove operano tantissime imprese artigiane, prime fra tutte quelle della green economy. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. Senatore, per favore, concluda.
ENDRIZZI (M5S). Concludo. Lo ha appena detto anche Matteo Renzi: green economy. Ma non lo fa. Il suo interesse è provocare una rottura e andare al voto prima che la verità sulla sua pochezza emerga.
Non per questo possiamo tacere. Questa legge delega viola gli articoli 1, 3, 24, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 76, 117 e 119 della Costituzione repubblicana. Rinvio all'illustrazione tecnica dettagliata della questione pregiudiziale, il cui testo risulta nel Resoconto della seduta, e vi invito a votare con coscienza a favore di questa questione pregiudiziale. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Uras per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.
URAS (Misto-SEL). Signora Presidente, signori del Governo, colleghi, per quanto attenga necessariamente ad aspetti di legittimità costituzionale, prevalentemente connessi alla natura ed alla sostanza della delega che questo provvedimento fa al Governo, la questione pregiudiziale QP2 è certamente condizionata fortemente dal fatto che la Carta costituzionale considera, promuove, sostiene, difende il lavoro come valore fondamentale per la Costituzione della Repubblica e i lavoratori quali uomini e donne impegnati nell'esercizio pieno della cittadinanza, fatta di diritti e conseguenti doveri, cioè i soggetti costitutivi del patto politico di convivenza civile nella società italiana di solidarietà patriottica concreta. È l'articolo 4 della Costituzione, che fa discendere dal diritto al lavoro il dovere ad un'attività o ad una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.
Il lavoro non è una materia che possa essere trattata come qualunque altra materia su cui si esercita il potere di legiferare del Parlamento e su cui tale potere può essere fatto oggetto di delega al Governo, proprio perché la nostra Repubblica e la Carta costituzionale che ne esprime i valori guardano al lavoro con la particolarità che prima osservavo.
Presentiamo la questione pregiudiziale QP2 perché a noi appare inequivocabile la presenza nel testo prospettato di gravi violazioni della Costituzione, l'esercizio di un sistematico abuso nel potere di legiferare da parte del Governo, non solo in questo caso e non solo da parte di questo Governo: il ricorso sistematico alla decretazione d'urgenza senza che ve ne siano chiaramente i presupposti e i requisiti, l'attribuzione da parte del Parlamento, sulla base di un ragionamento esclusivamente politico di parte, di un potere di legiferare senza tracciare quei confini che invece sono obbligatori.
È per questo che interveniamo: proprio per sottolineare la gravità della violazione che si compie all'articolo 76 della Costituzione, che prevede che il Parlamento possa delegare il Governo, ma una legge delega che manca di principi e criteri direttivi stringenti è una legge che consente al Governo un esercizio che non può essere dallo stesso Parlamento delegato.
Mi pare che in questo caso i contenuti di questo provvedimento abbiano in sé un'evidente vaghezza e genericità, che riguarda partite significative, come quella, ad esempio, del contrasto alla condizione di bisogno del cittadino, o come quella relativa agli ammortizzatori sociali, ma ancora di più la qualità del rapporto che deve essere instaurato tra lo Stato e il cittadino quando si tratta di garantire un diritto fondamentale che è tutelato dalla Parte I della Costituzione in più articoli, come quello sul lavoro, che è un diritto che, come abbiamo visto, è un diritto che promuove e realizza anche un dovere.
Il disegno di legge contiene più deleghe che appaiono generiche, indeterminate, non soddisfano i criteri dell'articolo 76 della Costituzione, perché mancano di indicazioni di contenuto sufficienti a circoscrivere la discrezionalità del legislatore delegato. In tal modo all'Esecutivo viene concessa una eccessivamente ampia discrezionalità in merito a strumentazione di dettaglio e modo di costruire gli istituti, lasciando impregiudicata la direzione politica da scegliere e la compiuta e coerente individuazione degli obiettivi. Sostanzialmente si priva il Parlamento della decisione che gli compete in ragione del mandato popolare che ha ricevuto.
Vale altresì osservare - lo facciamo perché in queste ore abbiamo approvato i disegni di legge di rendiconto e assestamento del bilancio dello Stato - che si violano anche i principi dell'articolo 81 della Costituzione, quando si dice che questo provvedimento non contiene in se elementi che variano, e in modo sensibile, la condizione della finanza pubblica. Si dice una palese falsità. Basterebbe citare l'agenzia unica, che è uno strumento aggiuntivo diverso, modificativo di quello esistente, che sicuramente produce costi. Basterebbe pensare al regime di tutele che vuole cancellare il sistema degli ammortizzatori sociali: o è troppo caro oppure non è efficace. Questi sono i dati.
Ogni parola del provvedimento in esame nasconde in se una violazione profonda della Costituzione. Ed è per questo che noi presentiamo una pregiudiziale, e non perché non vogliamo discutere dei temi del lavoro e assumerci una responsabilità vera per riformare in positivo. Riformare vuol dire far partecipare i lavoratori, i cittadini, così come dice la Costituzione, non relegarli ad un soggetto di mercato, ad una merce, così come si fa da decenni da parte di chi ne ha la responsabilità. E prima ha parlato chi ne ha la responsabilità. Decenni di politiche hanno portato in rovina questo Paese e, oggi, di nuovo e ancora di più, si ripropongono le stesse questioni, le stesse false soluzioni. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Paglini).
Per questa ragione, Presidente, per tutti i contenuti di questo provvedimento, noi faremo una battaglia: una battaglia assoluta e significativa sotto il profilo del merito; una battaglia impegnativa in Parlamento e nel Paese; una battaglia vera che vuole essere di civiltà, una battaglia che sollecita partecipazione e coinvolge gli uomini e le donne di questo Paese nella ricostruzione, nella rinascita dell'Italia, della sua economia e della sua società.
Noi non vogliamo che qualcuno si senta escluso. Non vogliamo vedere lavoratori in cassa integrazione, che mettono nel cassetto la loro speranza di essere reinseriti in una attività occupazionale produttiva. Non vogliamo relegare il lavoro a una elargizione di questa o di quella impresa. Vogliamo che il lavoro sia il protagonista della ricostruzione del Paese e, per essere così, è dal lavoro che deve nascere la nuova impresa, quella veramente innovativa, quella che richiede qualità, capacità di invenzione ed impegno assoluto. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Bencini).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la senatrice De Petris per illustrare una questione sospensiva. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, intervengo non solo per evidenziare le questioni di violazione palese e assoluta dell'articolo 76 della Costituzione, in merito alle quali abbiamo poco fa illustrato la nostra pregiudiziale, ma anche per aggiungere un elemento ulteriore che segnalo a quest'Aula. Esso, a nostro avviso, rappresenta una irregolarità nella procedura che si è seguita nei lavori della Commissione e che ha determinato una distorsione dell'esame del provvedimento nella Commissione stessa.
In tale sede infatti, signora Presidente, si è deliberatamente omesso di esaminare tutti gli emendamenti sui quali la 5a Commissione aveva espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Infatti, come viene riportato nel Resoconto della seduta di Commissione, è la stessa Presidenza a preannunciare che tali emendamenti non sarebbero stati posti in votazione, come poi di fatto è avvenuto. Si tratta di una deviazione dal Regolamento, che impone che su tutti gli emendamenti vi sia sempre un esame e un corrispondente esito. Non è invece possibile in nessuno modo...
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice, chiedo al Presidente della Commissione di prestare attenzione a quanto viene detto, anche perché poi c'è una risposta. Prego, senatrice De Petris, continui pure.
DE PETRIS (Misto-SEL). Dicevo, signora Presidente, che si tratta di una deviazione dal Regolamento, che impone che su tutti gli emendamenti vi sia sempre un esame e un corrispondente esito, come lei sa presiedendo quest'Aula. Non è invece possibile in nessun modo conoscere quale sia l'esito di questi emendamenti, in quanto essi non sono stati né approvati, né respinti, né ritirati, né sono decaduti. Non si sa che fine hanno fatto. Dal sito del Senato risulta soltanto l'espressione: 5a Commissione permanente, parere contrario (ex articolo 81 della Costituzione).
Questo effetto risulta ancora più incomprensibile se pensiamo che in Assemblea il parere contrario comporta, ovviamente, l'improcedibilità, come sperimentiamo quasi tutti i giorni. Tuttavia in questo caso, come è noto, è il Regolamento a prevederla espressamente, ed è comunque fatta salva la possibilità di votarli se la richiesta è appoggiata da 15 senatori, come avviene molto frequentemente. Una conseguenza di questo tipo potrebbe al limite valere solo per i collegati, ma in questo caso è sempre il Regolamento a prevedere espressamente che il parere contrario della 5° Commissione ne determina l'inammissibilità. Nel corso dell'esame in Commissione, invece, non è stato rispettato il diritto di tutti i senatori, e in particolare dei presentatori, di vedere esaminati e posti in votazione tutti gli emendamenti presentati, determinandosi in tale modo una palese e grave irregolarità nel procedimento in sede referente.
È quindi evidente la violazione delle procedure previste dalla disciplina costituzionale e regolamentare, poiché l'errore è denunciato espressamente nel Resoconto della Commissione, perché è proprio la Commissione a predisporre il testo che forma oggetto del successivo esame dell'Aula. Alla luce di tutto questo, noi riteniamo necessario sanare tale irregolarità attraverso un rinvio in Commissione, anche se solo formale e limitato a quegli emendamenti, che consenta di esaminare nel merito anche tutti gli emendamenti che ingiustificatamente non sono stati votati. Chiediamo pertanto che per quella parte si ritorni in Commissione. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).
PRESIDENTE. Presidente Sacconi, immagino che lei sia in grado di rispondere al rilievo della senatrice De Petris.
SACCONI, relatore. Mi perdoni, ma considero abbastanza atipico tutto questo. Perché dovrei in questo momento rispondere a questi rilievi?
PRESIDENTE. Perché la senatrice ha fatto un'eccezione procedurale sugli andamenti dei pareri in sede di Commissione. (Applausi dal Gruppo M5S). Noi non c'eravamo in Commissione, comunque immagino che non sia vero.
SACCONI, relatore. Come lei sa, tutti gli atti di questo Senato sono trasparenti e codificati.
PRESIDENTE. Esatto. Volevo la conferma.
SACCONI, relatore. La Commissione bilancio ha esaminato gli emendamenti sulla base di pareri del relatore e del Governo in quella sede e li ha trasmessi alla Commissione di merito, che ne ha preso atto. Conseguentemente si è comportata la Commissione di merito.
Certamente, per quanto riguarda la Commissione che io presiedo, tutto è agli atti e tutto è verificabile, ma mi risulta non di meno anche per la Commissione bilancio, che quotidianamente svolge il lavoro di espressione dei pareri e cerca disperatamente di difendere il nostro equilibrio di finanza pubblica.
PRESIDENTE. È chiaro, nel senso che voi avete votato e la procedura e stata formalmente corretta.
DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE PETRIS (Misto-SEL). Signora Presidente, non è in discussione la regolarità delle procedure di esame degli emendamenti in Commissione bilancio. Il fatto è che, anche se la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, così come avviene regolarmente anche in quest'Aula, si può chiedere di non votare tali emendamenti, ma non si può far finta che non esistano e non ci siano stati. Quindi è diritto di ogni singolo senatore, anche se è stato espresso parere contrario, poterne chiedere la votazione. In questo caso non sono stati né bocciati né resi improcedibili, ma si è solo messo agli atti il parere contrario della Commissione. Questo, come lei sa, non è una procedura regolare.
PRESIDENTE. La ringrazio per l'ulteriore chiarimento.
Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali e sospensive presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.
CRIMI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRIMI (M5S). Signora Presidente, vorrei presentare un'ulteriore questione sospensiva, e voglio farlo ora per evitare che poi mi venga detto che è stata presentata in una fase non adatta.
Mi richiamo all'articolo 98 del Regolamento, che prevede il parere del CNEL. Fermo restando che il CNEL è ancora esistente e che, stando al suo stesso nome che fa riferimento all'economia e al lavoro, mi sembra che intervenire sulle politiche economiche, sociali, del lavoro sia materia di sua competenza, non vedo perché in questo specifico caso non possa, anzi non debba, essere richiesto un parere specifico al CNEL su questo tipo di disegno di legge. Pertanto chiedo che sia richiesto il parere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e ne siano fissati i termini. (Applausi dal Gruppo M5S).
*ICHINO (SCpI). Domando di parlare. (Commenti). Perché non dovrei parlare?
PRESIDENTE. Senatore Ichino, come lei sa, l'Aula viene presieduta dal Presidente di turno.
Ne ha facoltà.
ICHINO (SCpI). Chiedevo solo un chiarimento ai colleghi.
Signora Presidente, intervengo sulle questioni pregiudiziali per osservare molto brevemente che se fosse contrario alla Costituzione istituire una forma di assicurazione contro la disoccupazione davvero universale, che supera differenze gravi di trattamento tra categorie di lavoratori; se fosse contrario alla Costituzione ricondurre la cassa integrazione guadagni alla sua funzione essenziale e originaria, ossia quella di sostegno del reddito dei lavoratori nelle crisi temporanee di impresa, impedendo che essa venga usata per nascondere le situazioni di reale disoccupazione, imponendo che le crisi occupazionali aziendali vengano affrontate col mettere i lavoratori in freezer per anni e anni, come è stato purtroppo il modo in cui abbiamo affrontato le crisi occupazionali nei decenni passati; se fosse realmente contrario alla Costituzione superare una forma di protezione della sicurezza economica e professionale dei lavoratori costruita interamente sull'ingessatura del loro rapporto di lavoro, ma di fatto applicata a meno di metà dei lavoratori stessi, e sostituirla con una forma di protezione che costruisce la sicurezza economica e professionale dei lavoratori garantendo loro l'effettiva possibilità di trovare un nuovo lavoro quando perdono il vecchio, e far questo offrendo ai lavoratori la possibilità di scegliere il meglio dei servizi nel mercato del lavoro che si offrono oggi, cioè di scegliere l'agenzia specializzata che preferiscono pagandola con un voucher pubblico che rende contendibile la funzione, e che essendo pagabile solo a risultato ottenuto determina un'automatica riqualificazione della spesa pubblica in questo campo, se davvero tutto questo fosse contrario agli articoli 3 e 4 della Costituzione, queste norme della Costituzione andrebbero evidentemente cambiate.
Noi siamo però convinti che tutto questo è molto più conforme proprio a quei principi costituzionali che avete richiamato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). È più conforme all'articolo 3 sull'eguaglianza, all'articolo 4 sul diritto al lavoro. È molto più conforme a questi principi delegare al Governo l'emanazione di questo nuovo sistema di protezione e l'adozione di questa nuova tecnica di protezione dei lavoratori, che non continuare con il regime che abbiamo fin qui seguito.
D'altra parte, proprio l'organicità e nettezza di questa svolta che vogliamo imprimere al nostro ordinamento è tale che la critica di insufficiente precisione della delega appare con tutta evidenza infondata.
Per queste ragioni Scelta Civica, ma credo anche la maggioranza di quest'Aula, respingerà con molta convinzione le pregiudiziali qui in esame. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Maran).
BERNINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BERNINI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, a nome del mio Gruppo vorrei ricordare all'Aula e sottolineare anche al Governo come in occasione di questioni pregiudiziali di costituzionalità su provvedimenti che fanno parte del cosiddetto programma di Governo dei cento giorni, divenuto programma di Governo dei mille giorni, noi non abbiamo mai fatto sconti. Abbiamo posto questioni fondamentali di costituzionalità, che ritenevamo non potessero essere disattese sia sotto il profilo della violazione dell'articolo 77, mentre ora stiamo parlando dell'articolo 76 e di parte dell'articolo 77, sia sotto il profilo dell'articolo 81, ovvero delle coperture.
Ho ascoltato con molta attenzione il contenuto, insieme di merito (per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle) e di legittimità e merito insieme (per quanto riguarda Sinistra Ecologia e Libertà), delle questioni pregiudiziali di costituzionalità poste oggi a quest'Aula. Dando una valutazione tecnica e politica insieme, ritengo che non esistano i presupposti né costituzionali né di opportunità politica per non discutere questo provvedimento in Aula. Ritengo che questo provvedimento sia stato ampiamente modificato in Commissione rispetto alla delega primigenia originaria posta dal Governo, attraverso una collaborazione che riteniamo non ancora sufficiente tra i Gruppi parlamentari. Abbiamo posto istanze che non sono state ancora soddisfatte; rispetto a questo testo abbiamo una visione che la nostra storia politica e la nostra visione del mercato del lavoro testimoniano e rispetto alla quale abbiamo pagato prezzi politici altissimi negli anni passati durante i Governi che abbiamo connotato, anche attraverso la riforma del mercato del lavoro, secondo la nostra visione.
Tutto ciò premesso, riteniamo che non sia possibile non affrontare il dibattito in Parlamento; noi tutti, colleghi, che tante volte come Gruppi parlamentari abbiamo invocato ed evocato il dibattito democratico quando questo era strangolato da un uso eccessivo di decreti-legge.
Abbiamo chiesto tante volte di confrontarci in Aula, ma - posto che riteniamo che il confronto sia indispensabile, soprattutto su questo provvedimento, su cui vogliamo portare le nostre istanze e rispetto al quale vogliamo che i miglioramenti che riteniamo essenziali vengano recepiti - tutto questo non può essere oggetto di una questione pregiudiziale che taglia il dibattito, il confronto democratico e 700 emendamenti che sono stati democraticamente e legittimamente proposti da tutti noi.
Tutto ciò premesso e ritenendo che non esistano - e parlo al nome del Gruppo parlamentare che rappresento - i presupposti tecnici e di merito per la presentazione di una questione pregiudiziale di costituzionalità, ribadisco il voto contrario del Gruppo parlamentare di Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
GAETTI (M5S). Signora Presidente, chiediamo la verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
1428, 24, 103, 165, 180, 183, 199, 203, 219, 263, 349, 482, 500, 555,
571, 625, 716, 727, 893, 936, 1100, 1152, 1221, 1279, 1312 e 1409
PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale avanzata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Catalfo e da altri senatori (QP1), e dalla senatrice De Petris e da altri senatori (QP2).
Non è approvata.
Metto ai voti la questione sospensiva con rinvio in Commissione, avanzata dalla senatrice De Petris.
Non è approvata.
Metto ai voti la richiesta di acquisire il parere formale del CNEL, avanzata dal senatore Crimi.
Non è approvata.
Onorevoli colleghi, per quanto riguarda la Presidenza del Senato fa fede l'intervento del Presidente della Commissione, senatore Sacconi, e pertanto il Resoconto dei lavori della Commissione, richiamato dalla senatrice De Petris, appare impreciso, potendo presumersi che gli emendamenti non siano stati posti in votazione in quanto implicitamente ritirati. Questo è quanto dichiarato dalla Presidenza.
Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuta da parte del prescritto numero di senatori la richiesta - ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento - di remissione all'Assemblea del parere favorevole espresso dalla 1ª Commissione permanente in ordine alla sussistenza dei presupposti di necessità ed urgenza del decreto-legge 1º agosto 2014, n. 109, in materia di proroga di missioni internazionali.
Pertanto, l'ordine del giorno della seduta antimeridiana di domani è integrato con la deliberazione dell'Assemblea sul predetto parere.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 25 settembre 2014
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 25 settembre, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,54).
Allegato A
DOCUMENTO
Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 3)
Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014 (Doc. VIII, n. 4)
ORDINI DEL GIORNO
ZANDA, Paolo ROMANI, SACCONI, ZELLER, ROMANO, SUSTA
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
il bilancio consuntivo per l'anno 2013 e il bilancio di previsione per l'anno 2014 al nostro esame evidenziano l'apprezzabile raggiungimento, in termini sia nominali sia reali, degli obiettivi contenuti nell'ordine del giorno G100 approvato in data 3 agosto 2011 dall'Assemblea del Senato in occasione della discussione del bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2011, a seguito di un percorso rigoroso e virtuoso di razionalizzazione e contenimento della spesa che ha riguardato tutti i capitoli e le voci di spesa del bilancio interno del Senato;
per quanto riguarda il bilancio consuntivo per l'anno 2013, rispetto allo stanziamento preventivato, evidenzia un avanzo di esercizio che si attesta a 17,942 milioni di euro, con consistenti economie che sono state conseguite in tutti i macroaggregati di spesa;
per quanto riguarda il bilancio preventivo per l'anno 2014, la previsione di spesa è stata fissata, al netto dei risparmi da versare al bilancio dello Stato e al lordo dei trasferimenti al Fondo di previdenza per il personale maturati e non effettuati, in 541 milioni di euro. Rispetto al 2010, il preventivo 2014 evidenzia una riduzione della spesa complessiva in misura pari al 9 per cento, ovvero pari a circa 53,5 milioni di euro in meno rispetto al 2010;
sulla gestione delle spese relative all'anno in corso grava, tuttavia, l'onere di eguagliare, se non migliorare, le performance registrate a consuntivo nel 2013 e il raggiungimento di adeguate economie di spesa che certifichino, in via definitiva, il trend di riduzione permanente della spesa;
dato atto dei risultati positivi raggiunti in questi ultimi tre esercizi e tenuto conto che gran parte del lavoro che poteva essere fatto sulla base dell'ordine del giorno G100 è stato fatto e il trend di riduzione e stabilizzazione della spesa è noto anche per i prossimi anni, sussistono ancora margini per migliorare il processo di revisione della spesa interna del Senato;
in tale contesto, lo sforzo di ulteriore contenimento delle spese del Senato potrebbe essere conseguito individuando un complesso di nuovi interventi di razionalizzazione su cui orientare prioritariamente gli interventi di competenza del Collegio dei Questori e del Consiglio di Presidenza,
tutto ciò premesso, invita il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza:
ad assumere nell'ambito della propria competenza e nel rispetto di quanto previsto dal regolamento del Senato, ulteriori iniziative che contribuiscano, a partire dal prossimo anno, al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
a) ad avviare e dare attuazione, con sollecitudine e in linea con quanto già approvato dal Consiglio di Presidenza, al processo di integrazione delle attività e dei servizi di natura identica dei due rami del parlamento, a partire dai seguenti settori: documentazione, studio e ricerca, pubblicazioni e libreria, informatica, gare e contratti, polo bibliotecario, rapporti internazionali, bilancio e finanza;
b) a predispone e a dare attuazione ad un piano di riforma degli schemi organizzativi dell'Amministrazione sia sotto il profilo amministrativo che per quanto riguarda il cosiddetto funzionamento per adeguare la struttura alle esigenze funzionali dell'attività parlamentare. In tale contesto, a prevedere una riorganizzazione degli attuali servizi, al netto di quelli da unificare con la Camera dei deputati, prevedendo accorpamenti di uffici e semplificazioni, anche nelle strutture direttive, allo scopo di migliorarne la qualità e di valorizzarne le alte professionalità presenti;
c) a valutare ulteriori misure idonee a disciplinare in modo trasparente il rapporto contrattuale tra senatore e collaboratore, considerando a tal fine le esperienze maturate presso il Parlamento europeo e in altri parlamenti;
d) per quanto riguarda il personale, a proseguire il lavoro già avviato sul trattamento giuridico ed economico nel rispetto degli indirizzi già assunti con le delibere del Consiglio di Presidenza, al fine di proseguire nella direzione dell'ulteriore contenimento della relativa spesa;
e) a rafforzare i meccanismi di trasparenza e pubblicità delle gare ad evidenza pubblica per l'assegnazione di appalti di lavori, opere, forniture e servizi, con particolare riferimento alla pubblicazione sul sito del Senato dei bandi e delle relative aggiudicazioni.
ZANDA, Paolo ROMANI, SACCONI, ZELLER, ROMANO, SUSTA
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
il bilancio consuntivo per l'anno 2013 e il bilancio di previsione per l'anno 2014 al nostro esame evidenziano l'apprezzabile raggiungimento, in termini sia nominali sia reali, degli obiettivi contenuti nell'ordine del giorno G100 approvato in data 3 agosto 2011 dall'Assemblea del Senato in occasione della discussione del bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2011, a seguito di un percorso rigoroso e virtuoso di razionalizzazione e contenimento della spesa che ha riguardato tutti i capitoli e le voci di spesa del bilancio interno del Senato;
per quanto riguarda il bilancio consuntivo per l'anno 2013, rispetto allo stanziamento preventivato, evidenzia un avanzo di esercizio che si attesta a 17,942 milioni di euro, con consistenti economie che sono state conseguite in tutti i macroaggregati di spesa;
per quanto riguarda il bilancio preventivo per l'anno 2014, la previsione di spesa è stata fissata, al netto dei risparmi da versare al bilancio dello Stato e al lordo dei trasferimenti al Fondo di previdenza per il personale maturati e non effettuati, in 541 milioni di euro. Rispetto al 2010, il preventivo 2014 evidenzia una riduzione della spesa complessiva in misura pari al 9 per cento, ovvero pari a circa 53,5 milioni di euro in meno rispetto al 2010;
sulla gestione delle spese relative all'anno in corso grava, tuttavia, l'onere di eguagliare, se non migliorare, le performance registrate a consuntivo nel 2013 e il raggiungimento di adeguate economie di spesa che certifichino, in via definitiva, il trend di riduzione permanente della spesa;
dato atto dei risultati positivi raggiunti in questi ultimi tre esercizi e tenuto conto che gran parte del lavoro che poteva essere fatto sulla base dell'ordine del giorno G100 è stato fatto e il trend di riduzione e stabilizzazione della spesa è noto anche per i prossimi anni, sussistono ancora margini per migliorare il processo di revisione della spesa interna del Senato;
in tale contesto, lo sforzo di ulteriore contenimento delle spese del Senato potrebbe essere conseguito individuando un complesso di nuovi interventi di razionalizzazione su cui orientare prioritariamente gli interventi di competenza del Collegio dei Questori e del Consiglio di Presidenza,
tutto ciò premesso, invita il Collegio dei Questori e il Consiglio di Presidenza:
ad assumere nell'ambito della propria competenza e nel rispetto di quanto previsto dal Regolamento del Senato, ulteriori iniziative che contribuiscano, a partire dal prossimo anno, al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
a) ad avviare e dare attuazione, con sollecitudine e in linea con quanto già approvato dal Consiglio di Presidenza, al processo di integrazione delle attività e dei servizi di natura identica dei due rami del Parlamento, a partire dai seguenti settori: documentazione, studio e ricerca, pubblicazioni e libreria, informatica, gare e contratti, polo bibliotecario, rapporti internazionali, bilancio e finanza;
b) a predisporre e a dare attuazione ad un piano di riforma degli schemi organizzativi dell'Amministrazione sia sotto il profilo amministrativo che per quanto riguarda il cosiddetto funzionamento per adeguare la struttura alle esigenze funzionali dell'attività parlamentare. In tale contesto, a prevedere una riorganizzazione degli attuali servizi, al netto di quelli da unificare con la Camera dei deputati, prevedendo accorpamenti di uffici e semplificazioni, anche nelle strutture direttive, allo scopo di migliorarne la qualità e di valorizzarne le alte professionalità presenti;
c) a valutare ulteriori misure idonee a disciplinare in modo trasparente il rapporto contrattuale tra senatore e collaboratore, considerando a tal fine le esperienze maturate presso il Parlamento europeo e in altri Parlamenti;
d) per quanto riguarda il personale, a proseguire il lavoro già avviato sul trattamento giuridico ed economico nel rispetto degli indirizzi già assunti con le delibere del Consiglio di Presidenza, al fine di proseguire nella direzione dell'ulteriore contenimento della relativa spesa;
e) a rafforzare i meccanismi di trasparenza e pubblicità delle gare ad evidenza pubblica per l'assegnazione di appalti di lavori, opere, forniture e servizi, con particolare riferimento alla pubblicazione sul sito del Senato dei bandi e delle relative aggiudicazioni;
f) a concludere nel minor tempo possibile l'esame della proposta - che il Consiglio di Presidenza ha avviato lo scorso 25 luglio - concernente la cessazione dell'erogazione dell'assegno vitalizio ai senatori cessati dal mandato che hanno riportato condanne definitive per reati di particolare gravità.
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(*) Accolto dai senatori Questori
MICHELONI, MUCCHETTI, DI MAGGIO, D'ADDA, RICCHIUTI, CASSON, Mario MAURO, TOCCI, CORSINI, CHITI, GIACOBBE, DIRINDIN, SANGALLI, GATTI, LO GIUDICE, TURANO, MERLONI, DI BIAGIO, ORELLANA, URAS, MUSSINI, Maurizio ROMANI, BENCINI, FILIPPI, MINEO, SPILABOTTE, FRAVEZZI, ROMANO, DE PIN, CAMPANELLA, PEGORER, FORNARO, SPOSETTI, ICHINO, Mauro Maria MARINO, BORIOLI, PIGNEDOLI, VALENTINI, MINZOLINI, ALBERTINI, CALEO
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
il Senato della Repubblica ha avviato ormai da alcuni anni un confronto con la Camera dei deputati finalizzato all'integrazione dei servizi amministrativi di comune interesse e all'impiego coordinato delle risorse;
nel corso di questa legislatura, le Rappresentanze permanenti per i rapporti con il personale del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati hanno promosso trattative congiunte con le organizzazioni sindacali dei dipendenti dei due rami del Parlamento, nella prospettiva di una armonizzazione dello status giuridico ed economico del personale;
il disegno di legge di riforma costituzionale recante «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione», approvato in prima lettura dal Senato lo scorso 8 agosto, contiene, all'articolo 39, comma 3, una disposizione transitoria che impegna i due rami del Parlamento a proseguire nell'integrazione funzionale delle due amministrazioni parlamentari e provvedere all'istituzione del ruolo unico dei dipendenti del Parlamento;
una incisiva razionalizzazione dell'organizzazione delle amministrazioni parlamentari fondata su un ruolo unico del personale può essere realizzata sulla base di autonome scelte dei due rami del Parlamento nel quadro costituzionale vigente,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a:
procedere con celerità, nel più breve tempo possibile, secondo criteri di efficienza e razionalizzazione, all'integrazione funzionale dell'amministrazione parlamentare del Senato della Repubblica con quella della Camera dei deputati, mediante servizi comuni, impiego coordinato di risorse umane e strumentali e ogni altra forma di collaborazione;
adottare le opportune intese con l'altro ramo del Parlamento per l'istituzione del ruolo unico dei dipendenti del Parlamento, formato dal personale di ruolo delle due Camere, e per l'adozione di uno statuto unico del personale dipendente, nel quale sono raccolte e coordinate le disposizioni già vigenti nei rispettivi ordinamenti e stabilite le procedure per le modificazioni successive da approvare in conformità ai principi di autonomia, imparzialità e accesso esclusivo e diretto con apposito concorso.
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(*) Accolto dai senatori Questori
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
V. testo 2
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
i documenti di bilancio pubblicati dal Senato della Repubblica presentano oggettivi profili di complessità;
i capitoli di bilancio per come sono proposti non rendono intellegibili le effettive spese per singole voci realizzate dall'amministrazione;
ogni volontà di chiarire taluni aspetti delle voci del bilancio costringe gli stessi membri del Consiglio di Presidenza a estenuanti e spesso inutili - vista l'esiguità dei tempi tra trasmissione dei documenti e votazione degli stessi - carteggi con l'Amministrazione per la richiesta di dati che, se direttamente prodotto in fase di trasmissione dei documenti, consentirebbero di creare un clima di maggiore fiducia e collaborazione sia all'interno degli organi politici cui è demandata la decisione finale, sia nei rapporti tra Senatori e cittadini, e infine anche nei confronti dell'Amministrazione,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a:
introdurre modalità di trasmissione e pubblicazioni, sul sito internet del Senato della Repubblica dei bilanci e rendiconti che per ciascun capitolo siano dotate di menù «a tendina» che dettaglino le singole spese;
trasmettere ai membri del Consiglio di Presidenza, in fase di approvazione del bilancio, i documenti con almeno 30 giorni di anticipo rispetto alla data di deliberazione prevista anche in formato Excel, oltre che Pdf, onde consentirne una migliore disamina;
programmare l'attività dell'Amministrazione affinché il bilancio preventivo sia effettivamente presentato entro il primo trimestre di ciascun anno nel rispetto dei regolamenti di amministrazione e contabilità corrente.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
i documenti di bilancio pubblicati dal Senato della Repubblica presentano oggettivi profili di complessità;
i capitoli di bilancio per come sono proposti non rendono intellegibili le effettive spese per singole voci realizzate dall'amministrazione;
ogni volontà di chiarire taluni aspetti delle voci del bilancio costringe gli stessi membri del Consiglio di Presidenza a estenuanti e spesso inutili - vista l'esiguità dei tempi tra trasmissione dei documenti e votazione degli stessi - carteggi con l'Amministrazione per la richiesta di dati che, se direttamente prodotto in fase di trasmissione dei documenti, consentirebbero di creare un clima di maggiore fiducia e collaborazione sia all'interno degli organi politici cui è demandata la decisione finale, sia nei rapporti tra Senatori e cittadini, e infine anche nei confronti dell'Amministrazione,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a:
trasmettere ai membri del Consiglio di Presidenza, in fase di approvazione del bilancio, i documenti con almeno 7 giorni di anticipo rispetto alla data di deliberazione prevista anche in formato di foglio elettronico, oltre che Pdf, onde consentirne una migliore disamina;
programmare l'attività dell'Amministrazione affinché il bilancio preventivo sia effettivamente presentato entro il primo trimestre di ciascun anno nel rispetto dei regolamenti di amministrazione e contabilità corrente.
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(*) Accolto dai senatori Questori
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
il conto consuntivo dell'anno precedente e il progetto di bilancio interno del Senato della Repubblica per l'anno in corso e per il triennio vengono portati in Aula in una fase avanzata dell'anno;
oltre la relazione non vengono forniti allegati analitici dei capitoli di bilancio,
impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a portare in Aula i documenti di bilancio unitamente agli allegati analitici entro il mese di marzo al fine di evitare di dover gestire a lungo il bilancio in regime di esercizio provvisorio e, ai fini di garantire la trasparenza dell'istituzione, a pubblicare anche gli allegati sul sito internet.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
il conto consuntivo dell'anno precedente e il progetto di bilancio interno del Senato della Repubblica per l'anno in corso e per il triennio vengono portati in Aula in una fase avanzata dell'anno;
oltre la relazione non vengono forniti allegati analitici dei capitoli di bilancio,
impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di concludere l'esame del rendiconto e del bilancio di previsione entro il termine previsto dal RAC, compatibilmente con i tempi tecnici di chiusura dell'esercizio precedente, sulla base delle decisioni di competenza della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
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(*) Accolto dai senatori Questori
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
come ormai da spiacevole prassi consolidata l'Aula esamina il conto consuntivo dell'anno precedente e il progetto di bilancio interno del Senato della Repubblica per l'anno in corso e per il triennio con uno scarsissimo preavviso;
anche quest'anno sia i membri dell'Ufficio di Presidenza che i senatori non sono stati messi in condizione di esprimere le loro valutazioni se non in una fase avanzata dell'anno e a pochissimi giorni dalla votazione;
non è possibile, anche a fronte di ordini del giorno approvati nelle precedenti legislature, giustificare l'abnorme ritardo,
impegna, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori, l'Ufficio di Presidenza o entrambi:
a valutare l'opportunità di portare in Aula i documenti di bilancio unitamente agli allegati analitici entro il mese di marzo al fine di evitare di dover gestire a lungo il bilancio in regime di esercizio provvisorio e, ai fini di garantire la trasparenza dell'istituzione, a pubblicare anche gli allegati analitici sul sito internet.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
come ormai da spiacevole prassi consolidata l'Aula esamina il conto consuntivo dell'anno precedente e il progetto di bilancio interno del Senato della Repubblica per l'anno in corso e per il triennio con uno scarsissimo preavviso;
anche quest'anno sia i membri dell'Ufficio di Presidenza che i senatori non sono stati messi in condizione di esprimere le loro valutazioni se non in una fase avanzata dell'anno e a pochissimi giorni dalla votazione;
non è possibile, anche a fronte di ordini del giorno approvati nelle precedenti legislature, giustificare l'abnorme ritardo,
impegna, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori, l'Ufficio di Presidenza o entrambi:
a valutare l'opportunità di concludere l'esame del rendiconto e del bilancio di previsione entro il termine previsto dal RAC, compatibilmente con i tempi tecnici di chiusura dell'esercizio precedente, sulla base delle decisioni di competenza della Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
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(*) Accolto dai senatori Questori
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
V. testo 2
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
nel bilancio del Senato una delle principali voci di entrata è costituita dall'avanzo di esercizio che viene accettato con l'approvazione del Rendiconto e, ai sensi dell'articolo 29, comma 5, del regolamento di Amministrazione e Contabilità, viene iscritto tra le poste delle entrate del bilancio di previsione dell'esercizio finanziario immediatamente successivo;
l'avanzo di esercizio si forma in virtù di economie di spesa o di maggiori entrate rispetto al preventivato, nonché per cancellazione di residui passivi di esercizi precedenti e per altre cause di minor rilievo;
in linea di principio l'emergere di un avanzo di esercizio è coerente con la natura finanziaria del bilancio di previsione del Senato della Repubblica;
vi è tuttavia da sottolineare che il sistematico prodursi di avanzi consistenti (quello del 2013 ammonta a euro 17.942.012,30) è indice di un rilevante e incomprensibile scostamento tra l'ammontare delle previsioni di spesa e l'ammontare delle spese a consuntivo (che genera economie), nonché tra impegni e pagamenti (che dà luogo a residui passivi); a sua volta, il prodursi di economie si giustifica solo in relazione ai fondi di riserva di parte corrente e in conto capitale (che hanno comunque una dotazione inutilmente elevata), mentre in riferimento alle altre voci di spesa è solo la conseguenza di una incapacità di programmazione da parte del Collegio dei Questori e dei vertici amministrativi;
allo stesso modo, l'esistenza di cospicui residui passivi costituisce un oggettivo problema gestionale;
un simile modo di costruire le previsioni di spesa e di deliberare gli impegni contabili collide con il principio di trasparenza del bilancio del Senato,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a pubblicare sul sito web del Senato della Repubblica, entro il mese di febbraio di ciascun anno, una relazione sull'avanzo di esercizio registrato nell'esercizio precedente, indicando l'ammontare dell'avanzo, l'entità delle sue componenti (economie, maggiori entrate, cancellazione di residui passivi) e i capitoli di provenienza di tutte le poste che hanno contribuito alla formazione dell'avanzo stesso in modo da consentire ai cittadini una più agevole lettura dei dati già contenuti, all'interno dei documenti di bilancio.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
nel bilancio del Senato una delle principali voci di entrata è costituita dall'avanzo di esercizio che viene accettato con l'approvazione del Rendiconto e, ai sensi dell'articolo 29, comma 5, del regolamento di Amministrazione e Contabilità, viene iscritto tra le poste delle entrate del bilancio di previsione dell'esercizio finanziario immediatamente successivo;
l'avanzo di esercizio si forma in virtù di economie di spesa o di maggiori entrate rispetto al preventivato, nonché per cancellazione di residui passivi di esercizi precedenti e per altre cause di minor rilievo;
in linea di principio l'emergere di un avanzo di esercizio è coerente con la natura finanziaria del bilancio di previsione del Senato della Repubblica,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a pubblicare sul sito web del Senato della Repubblica, entro il mese di febbraio di ciascun anno, una relazione sull'avanzo di esercizio registrato nell'esercizio precedente, indicando l'ammontare dell'avanzo, l'entità delle sue componenti (economie, maggiori entrate, cancellazione di residui passivi) e i capitoli di provenienza di tutte le poste che hanno contribuito alla formazione dell'avanzo stesso in modo da consentire ai cittadini una più agevole lettura dei dati già contenuti, all'interno dei documenti di bilancio.
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(*) Accolto dai senatori Questori
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
i criteri contabili IPSAS, elaborati per il settore pubblico dall'IFAC, sono ufficialmente assunti come punto di riferimento a livello europeo per le istituzioni pubbliche di qualsiasi natura, incluse quelle dei Parlamenti;
tali criteri richiedono l'adozione di un sistema contabile duplice, in cui, accanto al bilancio «a contabilità finanziaria», necessario per l'autorizzazione della spesa, viene elaborato un bilancio «a contabilità economico-patrimoniale» (detta anche «generale» o «analitica») molto più adatto per finalità conoscitive e di trasparenza;
questo impianto si ritrova ad esempio nella comunicazione della Commissione delle Comunità europee (COM(2002)0755 def.) «Modernizzazione del sistema contabile delle Comunità europee» e nel Regolamento del Consiglio n. 1605/2002, «Regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee», che codificano a livello europeo il sistema contabile duplice; la citata comunicazione fa espresso riferimento (par. 1.4.1.) ad un quadro contabile basato su un sistema «duplice». In tale sistema al bilancio a contabilità finanziaria, basato sul principio del consumo delle dotazioni al momento dell'esborso o della riscossione, si affianca la contabilità generale basata sul principio della contabilità per competenza;
la comunicazione, al fine di favorire la convergenza dei sistemi contabili in uso nei diversi Paesi membri, indica come punto di riferimento per le pubbliche amministrazioni europee proprio le norme contabili internazionali per il settore pubblico IPSAS (par. 1.4.2.);
i princìpi contabili IPSAS sono concepiti in modo da essere applicabili a tutte le «public sector entities», categoria talmente generica ed onnicomprensiva che risulta impossibile non ricomprendervi anche le istituzioni parlamentari,
impegna, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori, l'Ufficio di Presidenza o entrambi:
a valutare i tempi e i modi per attuare un sistema di contabilità duplice conforme ai princìpi internazionali dell'IPSAS e alle norme contabili europee per le istituzioni pubbliche dell'Unione europea.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
il SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici), è un sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti effettuati dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche, che nasce dalla collaborazione tra la Ragioneria Generale dello Stato, la Banca d'Italia e l'ISTAT, in attuazione dall'articolo 28 della legge n. 289 del 2002, disciplinato dall'articolo 14, commi dal 6 all'11, della legge n. 196 del 2009. Il SIOPE risponde all'esigenza di:
1) migliorare, rispetto al precedente sistema di rilevazione dei flussi di cassa di cui all'articolo 30 della legge n. 468 del 1978, la conoscenza dell'andamento dei conti pubblici, sia sotto il profilo della quantità delle informazioni disponibili, sia sotto il profilo della tempestività;
2) superare attraverso una codifica uniforme per tipologia di enti, le differenze tra i sistemi contabili attualmente adottati dai vari comparti delle amministrazioni pubbliche, senza incidere sulla struttura dei bilanci degli enti in questione.
In particolare, a seguito dell'emanazione del decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 23 dicembre 2009, concernente il superamento della rilevazione trimestrale dei flussi di cassa, la rilevazione SIOPE costituisce la principale fonte informativa per la predisposizione delle relazioni trimestrali sul conto consolidato di cassa delle amministrazioni pubbliche da presentare alle Camere ai sensi dell'articolo 14, comma 4, delle legge n. 196 del 2009;
il SIOPE rappresenta, pertanto, uno strumento fondamentale per il monitoraggio dei conti pubblici, attraverso la rilevazione in tempo reale del fabbisogno delle amministrazioni pubbliche e l'acquisizione delle informazioni necessarie ad una più puntuale predisposizione delle statistiche trimestrali di contabilità nazionale,
considerato che:
il patrimonio di informazioni raccolto attraverso il SIOPE risulta disponibile sia agli enti coinvolti nella rilevazione, al fine di agevolare l'impostazione delle politiche di bilancio e il monitoraggio della gestione da parte degli stessi enti, sia ai cittadini che, attraverso la banca dati SIOPE, possono conoscere l'importo e la natura economica degli incassi e dei pagamenti di tutte le amministrazioni pubbliche,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a partecipare alle rilevazioni di tale sistema «SIOPE» con la finalità di rendere trasparente e tempestiva la conoscenza dell'andamento dei conti di questo organo costituzionale o in subordine, di valutare l'adozione di un sistema analogo che abbia le medesime finalità.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014, premesso che:
nell'opinione pubblica vi è una legittima e crescente insofferenza nei confronti del livello delle indennità dei parlamentari italiani;
già dai primi mesi della presente legislatura la delegazione del gruppo del Movimento 5 Stelle ha proposto con vari atti di estendere a tutti i parlamentari in carica il codice di comportamento della forza politica di appartenenza che prevede, oltre al dimezzamento dell'indennità parlamentare, anche l'integrale rinuncia alle indennità erogate in relazione alla carica ricoperta;
i Senatori appartenenti al gruppo del Movimento 5 Stelle, sin dal momento del loro insediamento, hanno provveduto spontaneamente a rinunciare all'erogazione di tali indennità di carica;
si tratterebbe senz'altro di una decisione che contribuirebbe a creare una spirale virtuosa che potrebbe dare un contributo determinante al riavvicinamento dei cittadini alle Istituzioni,
impegna, per e rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a sopprimere ogni indennità erogata ai Senatori in relazione alla carica ricoperta.
BERTOROTTA, PETROCELLI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutate il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
ai sensi dell'articolo 69 della Costituzione, i parlamentari hanno diritto di percepire una indennità stabilita dalla legge;
la Legge n. 1261 del 1965 dispone che gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinano l'ammontare dell'indennità parlamentare in misura tale che non superino il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate;
la legge n. 1261 sancisce, inoltre, che ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma,
impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza,
a voler determinare l'ammontare dell'indennità parlamentare in misura tale che non superi l'importo lordo di euro cinquemila;
a voler determinare l'ammontare della diaria:
a) in misura non superiore all'importo lordo di euro tremilacinquecento, sulla base esclusiva degli effettivi giorni di presenza per ogni mese nelle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni;
b) in modo che non sia corrisposta nel caso in cui il senatore sia risultato assente per ogni mese dalle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni nella misura del trenta per cento;
c) a condizione di una adeguata ed esaustiva rendicontazione, pubblicata sul sito internet del Senato.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
a decorrere dal 1º gennaio 2011 i Senatori ricevono un rimborso forfettario mensile riferito alle «Spese generali» di euro 1.650, che sostituisce e assorbe i presistenti rimborsi per le spese accessorie di viaggio e per le spese telefoniche, pari a 19.800 euro all'anno;
considerato che:
durante l'esercizio del mandato, i Senatori usufruiscono di tessere strettamente personali per ì trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e la circolazione sulla rete autostradale;
considerato altresì che:
le offerte dei gestori mobili italiani prevedono tariffe telefoniche «All inclusive» pari, al massimo, a 50 euro mensili, 600 euro annuali,
impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei Questori ad adottare ogni provvedimento necessario al fine di dimezzare il rimborso forfettario mensile riferito alle «Spese generali» per i Senatori.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014, premesso che:
ai sensi della delibera del Consiglio di Presidenza n. 114 del 31 gennaio 2012 e della delibera del Collegio dei Senatori Questori n. 415 del 22 febbraio 2012, tra le spese utilizzabili al fine di giustificare il 50 per cento del rimborso delle spese per 1'esercizio del mandato ci sono anche le somme versate dai Senatori ai partiti politici a titolo di erogazione liberale seppur al netto della quota fiscalmente deducibile ai sensi dell'articolo 15, comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 22 dicembre 1986 (T.U.I.R.) e della Legge n. 13 del 21 febbraio 2014;
spesso i Senatori, oltre alle suddette erogazioni liberali, versano ai soggetti politici di appartenenza anche delle somme quale corrispettivo o rimborso di spese relative alla fornitura di servizi o prestazioni e anche queste ultime rientrano tra le spese ammesse ai fini della rendicontazione del 50 per cento del rimborso spese per l'esercizio del mandato;
considerato che la natura del rimborso spese per l'esercizio del mandato è per definizione, in re ipsa, inerente il rapporto eletto-elettori e che la sua funzione originaria era quella di rimborsare le spese eli segreteria e di rappresentanza del parlamentare e non palesarsi come un occulto finanziamento ai partiti politici,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori ad eliminare dalle voci di spesa ammissibili ai fini del rimborso delle spese per l'esercizio del mandato, le somme versate dai Senatori ai soggetti politici sia a titolo di erogazione liberale che quale corrispettivo o rimborso della fornitura di servizi o prestazioni, ricevute.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014, premesso che:
ciascun parlamentare beneficia, tra le varie forme di rimborso spese, di un «rimborso delle spese per l'esercizio del mandato»;
tale forma di rimborso ha sostituito, a partire dal mese di marzo 2012, il preesistente «contributo per il supporto dell'attività dei Senatori», che era un rimborso spese interamente forfetario;
l'importo complessivo del rimborso è rimasto invariato ed è diviso in una quota mensile di euro 2.090, sottoposta a rendicontazione quadrimestrale, e in una ulteriore quota di 2.090 euro mensili erogata forfetariamente;
nell'esercizio del mandato sono inclusi non solo gli atti e gli adempimenti direttamente collegati alle funzioni svolte nella sede del Senato e nella circoscrizione elettorale, ma anche tutte le iniziative politiche, sociali, culturali che il Senatore assume quale rappresentante della Nazione (ai sensi dell'art. 67 della Costituzione);
considerato che:
l'attività del parlamentare trova nella pubblicità sistematica e completa delle spese sostenute nell'ambito della propria azione politica una delle principali garanzie della correttezza delle condotte realizzate;
le necessità di trasparenza e rendicontazione sono ancor più stringenti ogniqualvolta disponga liberamente di spese con risorse pubbliche,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a deliberare affinché la totalità delle spese effettuate con le risorse percepite a titolo di «rimborso delle spese per l'esercizio del mandato» sia soggetta a sistematica e puntuale rendicontazione mensile dagli uffici del Senato della Repubblica che, verificata l'idoneità della documentazione a supporto delle spese rendicontate, ne curi la pubblicazione analitica nella pagina internet istituzionale di ciascun Senatore.
Ritirato
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per l'anno 2014,
premesso che:
dal mese di marzo 2012 in seguito alla deliberazione collegio dei senatori questori del 22 febbraio del 2012, n, 415/XVI, è stato sostituito il previgente «contributo per il supporto dell'attività dei Senatori», consistente in un rimborso spese interamente forfetario;
l'importo complessivo, rimasto invariato, è diviso in una quota mensile di euro 2.090 - sottoposta a rendicontazione quadrimestrale - e in una ulteriore quota dì 2.090 euro mensili erogata forfettariamente;
la rendicontazione quadrimestrale, consta nella consegna al Servizio delle Competenze dei Parlamentari di un modulo recante la descrizione della spesa e il relativo importo sostenuto dal singolo Senatore. La documentazione inerente le spese sostenuta deve essere esibita solo in caso di esplicita richiesta da parte dell'amministrazione del Senato,
impegna, per le rispettive competenze, ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
in ragione dell'ottenimento di una maggiore trasparenza, ad adottare ogni iniziativa utile al fine di introdurre l'obbligo per tutti i senatori di allegare al modulo di rendiconto delle spese sostenute per l'esercizio dei mandato, previsto dalla già citata deliberazione collegio dei senatori questori, tutta la documentazione atta a comprovare le spese sostenute e dichiarate all'interno del succitato modulo.
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
la previsione di un regime di dotazioni speciali, seppur transitorio, nei confronti degli ex Presidenti del Senato è incompatibile con la politica di riduzione dei costi intrapresa nella scorsa legislatura e portata avanti dall'attuale ufficio di presidenza,
la riduzione dei costi della politica, tra i quali quelli per il funzionamento degli organi costituzionali come il Senato della Repubblica, è un obiettivo imprescindibile quanto improcrastinabile,
impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza ed il Collegio dei Questori, al fine di una razionalizzazione dei costi e degli spazi, a cessare immediatamente qualsiasi tipo di trattamento erogato ai Presidenti del Senato non in carica equiparandoli ad un senatore cessato.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la previsione di un regime di dotazioni speciali, seppur transitorio, nei confronti degli ex Presidenti del Senato è incompatibile con la politica di riduzione dei costi intrapresa nella scorsa legislatura e portata avanti dall'attuale ufficio di presidenza,
la riduzione dei costi della politica, tra i quali quelli per il funzionamento degli organi costituzionali come il Senato della Repubblica, è un obiettivo imprescindibile quanto improcrastinabile,
invita, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza ed il Collegio dei Questori, al fine di una razionalizzazione dei costi e degli spazi, a rivedere il tipo di trattamento erogato ai Presidenti del Senato non in carica, anche in relazione alla riforma costituzionale del bicameralismo perfetto.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
V. testo 2
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
dal 1º gennaio 2012 è stato introdotto il nuovo trattamento previdenziale dei parlamentati, basato sul sistema di calcolo contributivo attualmente vigente per il personale dipendente della Pubblica Amministrazione;
il diritto al trattamento pensionistico è subordinato al conseguimento di un requisito anagrafico e contributivo;
l'ex parlamentare ha infatti diritto a ricevere la pensione a condizione di avere svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni e di aver compiuto 65 anni di età;
considerato che:
il Regolamento delle pensioni dei senatori, approvato dal Consiglio di Presidenza il 31 gennaio 2012, prevede la sospensione del pagamento della pensione qualora l'ex Senatore sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale;
coerentemente con quanto previsto per la generalità dei lavoratori, anche ai Senatori in carica alla data del 1º gennaio 2012 è applicato un sistema pro rata: la loro pensione risulta dalla somma della quota di assegno vitalizio definitivamente maturato, al 31 dicembre 2011, e della quota di pensione riferita agli anni di mandato parlamentare esercitato dal 2012 in poi,
impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a proseguire il già intrapreso percorso di equiparazione del trattamento pensionistico dei parlamentati a quello attualmente vigente per la generalità dei lavoratori, escludendo l'amministrazione del Senato della Repubblica dalla gestione e dall'erogazione del trattamento previdenziale dei senatori.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
dal 1º gennaio 2012 è stato introdotto il nuovo trattamento previdenziale dei parlamentati, basato sul sistema di calcolo contributivo attualmente vigente per il personale dipendente della Pubblica Amministrazione;
il diritto al trattamento pensionistico è subordinato al conseguimento di un requisito anagrafico e contributivo;
l'ex parlamentare ha infatti diritto a ricevere la pensione a condizione di avere svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni e di aver compiuto 65 anni di età;
considerato che:
il Regolamento delle pensioni dei senatori, approvato dal Consiglio di Presidenza il 31 gennaio 2012, prevede la sospensione del pagamento della pensione qualora l'ex Senatore sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale;
coerentemente con quanto previsto per la generalità dei lavoratori, anche ai Senatori in carica alla data del 1º gennaio 2012 è applicato un sistema pro rata: la loro pensione risulta dalla somma della quota di assegno vitalizio definitivamente maturato, al 31 dicembre 2011, e della quota di pensione riferita agli anni di mandato parlamentare esercitato dal 2012 in poi,
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
ad approfondire, attraverso uno studio congiunto con la Camera dei deputati, la possibilità di realizzazione di una diversa gestione del trattamento previdenziale dei parlamentari, anche nella prospettiva del loro status unico.________________
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
GAETTI, PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
l'opera di razionalizzazione dei costi di funzionamento del Senato della Repubblica non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente «contabile», ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alla istituzione parlamentare, in armonia con l'andamento economico del Paese;
l'articolo 69 della Costituzione dispone che i membri del Parlamento ricevano un'indennità stabilita dalla legge. Ciononostante, attraverso l'adozione di regolamenti interni delle Camere si è istituito altresì un regime speciale di tipo previdenziale per i deputati ed i senatori. In particolare, la Corte costituzionale nella sentenza n. 289 del 1994 ha precisato come «l'evoluzione che, nel corso del tempo, ha caratterizzato questa particolare forma di previdenza ha condotto anche a configurare l'assegno vitalizio come istituto che, nella sua disciplina positiva, ha recepito, in parte, aspetti riconducibili al modello pensionistico e, in parte, profili tipici del regime delle assicurazioni private»;
prosegue la Corte: tra assegno vitalizio e trattamento pensionistico - nonostante la presenza di alcuni profili di affinità - non sussiste, infatti, una identità né di natura né di regime giuridico, dal momento che l'assegno vitalizio, a differenza della pensione ordinaria, viene a collegarsi ad una indennità di carica goduta in relazione all'esercizio di un mandato pubblico: indennità che, nei suoi presupposti e nelle sue finalità, ha sempre assunto, nella disciplina costituzionale e ordinaria, connotazioni distinte da quelle proprie della retribuzione connessa al rapporto di pubblico impiego;
in altri termini il mandato parlamentare, non configurandosi come un «impiego» pubblico, bensì come l'esplicazione di una missione pubblica in rappresentanza della Nazione, non può e non deve essere assistito da un regime pensionistico-assistenziale, in aggiunta alla costituzionalmente necessaria indennità;
considerato, in particolare, che:
per quanto concerne il capitolo riferito al «Trattamento dei Senatori cessati dal mandato», il bilancio di previsione prevede una spesa di ben 82,5 milioni di euro per l'anno 2014;
è del tutto opportuno che anche i senatori cessati dal mandato contribuiscano al contenimento della spesa del Senato,
impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei Questori ad adottare ogni provvedimento necessario al fine di assoggettare, a partire dal 1º gennaio 2015, gli assegni vitalizi erogati a favore dei Senatori cessati dal mandato o dei loro familiari ad un contributo di perequazione pari:
al 10 per cento per gli importi lordi fino a 90.000 euro;
al 20 per cento per la parte eccedente gli impegni lordi di 90.000 euro.
GAETTI, PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
al termine del mandato parlamentare, il Senatore riceve dal Fondo di solidarietà fra i Senatori l'assegno di solidarietà, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo. Tale assegno viene erogato sulla base di contributi interamente a carico dei Senatori, cui è trattenuto mensilmente il 6,7 per cento dell'indennità lorda,
impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza:
a voler abolire l'assegno di fine mandato, a partire dalla legislatura corrente, destinando i contributi già accantonati a carico dei senatori all'entrata al bilancio interno del Senato.
GIARRUSSO, PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
visto il decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, che disciplina la materia della incandidabilità e dell'incandidabilità sopravvenuta, anche riferite alla carica di Senatore;
considerata l'urgenza di ridefinire il regime soggettivo del trattamento dei senatori cessati dal mandato e condannati, in via definitiva, per taluni reati di particolare gravità sociale, nei limiti costituzionalmente disciplinati;
rilevata, in particolare, la assoluta necessità di escludere da benefici economici, a carico del bilancio del Senato, taluni soggetti definitivamente colpevoli anche di reati fiscali e tributari, contro la pubblica amministrazione, contro l'amministrazione della giustizia e connessi all'attività mafiosa,
impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a non erogare l'assegno vitalizio a Senatori cessati dal mandato:
a) che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale;
b) che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti nel libro II, titolo II, capo I, del codice penale;
c) che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione, per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni, determinata ai sensi dell'articolo 278 del codice di procedura penale.
________________
(*) Assorbito dall'accoglimento dell'odg G1 (testo 2)
GIARRUSSO, PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
le caratteristiche fondamentali delle istituzioni democratiche di un Paese sono l'autorevolezza e la credibilità;
negli ultimi anni l'autorevolezza e la credibilità delle istituzioni presso i cittadini sembrano esser venute meno e come è testimoniato anche dall'astensionismo che molti elettori hanno manifestato nelle ultime consultazioni europee;
la via per restituire dignità alle cariche istituzionali e a chi le ricopre non può essere evidentemente solo quella dell'azione della magistratura e della denuncia giornalistica, che pure sono fattori essenziali in una democrazia;
la strada maestra per recuperare credibilità è quella di stabilire un rigido codice di condotta all'interno delle nostre istituzioni per far capire a tutti, dentro e fuori di esse, che non ci sono porti franchi e che la legge è uguale per tutti;
il fatto che il pubblico erario - attraverso il bilancio del Senato - continui a erogare vitalizi e trattamenti previdenziali a Senatori cessati dalla carica, condannati in via definitiva, costituisce un chiaro motivo di frustrazione e scontento dei cittadini che lavorano onestamente e pagano i tributi;
peraltro, spesso, le condanne divengono definitive dopo che il mandato parlamentare è cessato ma le inchieste nascono durante il mandato e riguardano spesso fatti collegati all'attività di strumentalizzazione e distorsione delle funzioni parlamentari e delle occasioni che essa offre;
pertanto, la condanna deriva da evidenti violazioni dell'articolo 54, secondo comma, della Costituzione, che prescrive a chi rivesta pubbliche cariche di esercitarne le funzioni inerenti con dignità e onore,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a prevedere la sospensione dell'erogazione dell'assegno vitalizio al Senatore cessato dalla carica, sottoposto ad un regime di custodia cautelare.
Giuseppe ESPOSITO, LANGELLA, BIANCONI, CHIAVAROLI
Ritirato
Il Senato,
in sede di esame di bilancio di previsione per l'anno 2014,
tenuto conto dello stato dell'esame, ormai in fase avanzata, della riforma della Costituzione volta al superamento del bicameralismo paritario ed in particolare della struttura e dei compiti che assumerà il nuovo Senato delle autonomie;
ritenuto che le profonde riforme costituzionali alla realizzazione delle quali è impegnato il Parlamento nell'attuale legislatura, conferisce a quest'ultima una vera e propria natura costituente;
considerato che il Consiglio di Presidenza del Senato, con la deliberazione n. 42 del 24 luglio 2014, ha attivato il processo di unificazione delle attività amministrative riguardanti lo status dei parlamentari, al fine di dare immediato corso a misure volte ad omogenizzare detto status,
invita il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza del Senato:
a valutare l'opportunità, di concerto con il Collegio dei deputati Questori e con l'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, di consentire, in via eccezionale e straordinaria, con una norma di natura transitoria, la possibilità per i parlamentari, in caso di scioglimento anticipato della XVII legislatura, di versare i contributi necessari per il completamento del quinquennio.
PARENTE, LANZILLOTTA, SAGGESE, PEGORER, ASTORRE, BATTISTA, BENCINI, BERTUZZI, BOCCHINO, CALEO, CASALETTO, CHITI, FABBRI, FAVERO, FILIPPI, GAMBARO, GATTI, Rita GHEDINI, GIACOBBE, LUCHERINI, MICHELONI, MOLINARI, ORELLANA, PAGLIARI, PIGNEDOLI, PUPPATO, Maurizio ROMANI, Gianluca ROSSI, RUSSO, SCALIA, SPILABOTTE, TURANO, VACCARI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il Progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
nelle scorse legislature, gli organi competenti di Camera e Senato hanno provveduto a introdurre alcune disposizioni relative ai rapporti che intercorrono tra i parlamentari e i loro collaboratori;
tali importanti misure non sono suscettibili dì colmare l'enorme vuoto regolamentare nei confronti della figura del collaboratore parlamentare. Ad oggi, infatti, mancano un modello contrattuale di riferimento per il parlamentare, una relazione ponderata fra l'incarico ricoperto dal collaborato, il numero di ore lavorate e la retribuzione, nonché elementi di trasparenza ed efficienza nella gestione dell'attività di assistenza al lavoro parlamentare;
la positiva e importante introduzione dell'obbligo da parte del parlamentare di depositare, presso gli Uffici competenti dell'amministrazione di riferimento, il contratto del proprio collaboratore, non ha inciso sul ricorso a contratti di lavoro atipici - in particolare partite iva e collaborazioni a progetto che rimane ancora diffuso nonostante il rapporto di lavoro abbia, molto spesso, caratteristiche di natura subordinata;
considerato che:
nell'intento di definire la figura del collaboratore, nel corso della XVI legislatura, è stato approvato dalla Camera dei deputati e trasmesso al Senato il 4 ottobre 2012, la proposta di legge C. n. 5382, concernente la disciplina del rapporto di lavoro tra i membri del Parlamento ed i loro collaboratori. Tuttavia, la fine anticipata della legislatura non ha permesso la discussione ed eventuale approvazione del disegno di legge richiamato da parte del Senato della Repubblica;
il perdurare dell'assenza di una regolamentazione della professione del collaboratore parlamentare incide negativamente sulla certezza di diritti e doveri previsti dalla legislazione vigente in materia di rapporti di lavoro, proprio nella più autorevole delle sedi istituzionali, il Parlamento, e in un momento storico in cui chiara è la volontà di razionalizzare e rendere trasparenti i cosiddetti costi della politica, nonché adottare riforme a livello costituzionale, regolamentare e legislativo anche relativamente agli aspetti concernenti il rapporto tra le Camere e le diverse figure professionali che ivi offrono competenze e servizi;
nella seduta del 6 novembre 2013. n.135, è stato discusso e approvato l'ordine del giorno 9/DOC.VIII, n.1-2/1, al documento di bilancio interno del Senato della Repubblica, che invita il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori ad adottare, nell'ambito della sfera di autonoma determinazione ad essi riservata dal Regolamento del Senato della Repubblica, «misure idonee a disciplinare il rapporto contrattuale tra senatore e collaboratore, anche alla luce delle esperienze maturate nei predetti Parlamenti e presso il Parlamento europeo»,
impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a disciplinare tempestivamente, in maniera completa e organica, il rapporto fra Senatore e collaboratore parlamentare, tenuto conto delle esigenze di bilancio del Senato della Repubblica e avvalendosi delle soluzioni individuate dai principali paesi europei e dal Parlamento Europeo;
a dare piena attuazione agli impegni assunti con l'approvazione dell'ordine del giorno citato;
fermo restando la massima tutela del diritto di privacy, ad assumere le opportune iniziative affinché, con riferimento ai contratti di collaborazione parlamentare depositati presso la Questura, sia dato sapere il numero complessivo, la percentuale delle diverse tipologie e la media degli emolumenti lordi corrisposti.
________________
(*) Assorbito dall'accoglimento dell'odg G1 (testo 2)
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
l'attività dei Senatori richiede supporto, assistenza e collaborazione da parte di figure professionali qualificate e di alto livello;
le somme in favore dei collaboratori parlamentari sono, di fatto, ricomprese nelle dotazioni dei «rimborsi forfettari per mantenere il rapporto fra eletto ed elettore» e assegnate al singolo parlamentare per il tramite del gruppo di appartenenza;
da molti anni si discute della necessità di regolarizzare tali rapporti di lavoro per superare l'attuale regime che lascia alla totale discrezionalità del singolo parlamentare la gestione dei relativi compensi:
il perdurare dell'assenza di una regolamentazione in tale ambito rischia di generare il paradosso del venir meno eli tutti quegli elementi di certezza dei diritti e delle tutele, previsti dalla legislazione vigente in materia di lavoro, proprio nella più autorevole delle sedi istituzionali, quali le due Camere;
risolvere il problema del riconoscimento della figura professionale del collaboratore parlamentare, sotto il profilo giuridico ed economico, mediante la modifica degli attuali criteri di assegnazione dei fondi per i loro compensi, in favore di contratti certi e trasparenti - come già avviene per il Parlamento europeo - contribuirebbe anche a ricondurre ad un'effettiva determinazione lo stipendio dei parlamentari, dal quale verrebbero sottratte le somme da destinare obbligatoriamente ai compensi dei collaboratori,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza ed il Collegio dei Questori ad estendere ai collaboratori parlamentari le modalità retributive attualmente previste per i collaboratori dei componenti del Consiglio di presidenza e dei Presidenti di commissione, ossia il versamento diretto da parte dell'amministrazione del Senato della Repubblica dei compensi stabiliti in favore dei collaboratori stessi, previa trattenuta di pari importo dal rimborso delle spese per lo svolgimento del mandato parlamentare.
________________
(*) Assorbito dall'accoglimento dell'odg G1 (testo 2)
Ritirato
Il Senato,
il disegno di legge di revisione della Parte II della Costituzione, attualmente all'esame del Senato, prevede, all'articolo 39, comma 3, che, entro la legislatura in corso alla data della sua entrata in vigore, le due Camere provvedano anche al fine di garantire una maggiore efficienza e una razionalizzazione oltre che ad integrare funzionalmente le amministrazioni parlamentari (mediante servizi comuni, impiego coordinato di risorse umane e strumentali), a definire le norme relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle formazioni organizzate dei membri del Parlamento;
l'inquadramento professionale e le regole in materia di scelta del personale e di disciplina dei contratti di lavoro alle dipendenze dei Gruppi parlamentari sono stati, fino ad ora, differenziati nei due rami del Parlamento;
nei mesi scorsi alla camera - in sede di esame del bilancio interno - sono stati approvati alcuni ordini del giorno volti ad impegnare l'Ufficio di presidenza e il Collegio dei questori a procedere all'adozione di iniziative di propria competenza in materia di disciplina del personale dei gruppi;
in analogia con quanto previsto dal citato articolo 39 per i dipendenti del Parlamento - con riferimento specifico all'istruzione di un ruolo unico - sarebbe opportuno, al fine di garantire un'uniformità di trattamento e una ottimizzazione delle prestazioni fornite, procedere all'adozione di una disciplina omogenea ed organica per quanto concerne il personale dei Gruppi parlamentari in servizio presso i due rami del Parlamento, coerentemente con quanto previsto dal ddl di revisione costituzionale;
resto inteso, in ogni caso, che ciò non comporterà forma alcuna di stabilizzazione e che, comunque, le esperienze lavorative svolte non costituiranno titolo preferenziale per l'accesso ai ruoli interni dell'Amministrazione;
la ratio è esclusivamente quella di garantire un'uniformità di trattamento e un adeguata valorizzazione e ottimizzazione delle competenze acquisite nel corso degli anni;
numerose, infatti, sono le figure professionali che, con continuità, hanno lavorato e attualmente lavorano a supporto dei Gruppi parlamentari del Senato e della Camera, acquisendo competenze specifiche funzionali ad uno svolgimento efficace dei lavori parlamentari,
invita, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità, di procedere, entro il termine della XVII legislatura, d'intesa con i rispettivi organi della Camera: a) alla ricognizione complessiva e unitaria del personale che, nel corso dell'attuale legislatura, ha in essere un contratto di lavoro dipendente presso i Gruppi parlamentari dei due rami del Parlamento; b) alla predisposizione di un elenco unico, al cui interno inserire i predetti soggetti, differenziati sulla base dei titoli professionali, delle effettive esperienze maturate nonché dell'anzianità lavorativa e delle mansioni ricoperte in tali organi.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
il comma 489 della legge n. 1477 del 2013, prevede che ai soggetti già titolari di trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche, le amministrazioni e gli enti pubblici compresi nell'elenco ISTAT di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni, non possono erogare trattamenti economici onnicomprensivi che, sommati al trattamento pensionistico, eccedano il limite fissato ai sensi dell'articolo 23-ter, comma 1, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. In tali trattamenti pensionistici sono compresi i vitalizi, anche conseguenti a funzioni pubbliche elettive. Sono fatti salvi i contratti e gli incarichi in corso fino alla loro naturale scadenza prevista negli stessi. La stessa norma prevede che gli organi costituzionali applichino tali princìpi nel rispetto dei propri ordinamenti,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a recepire i princìpi di cui al comma 489 della legge n. 147 del 2013 relativamente ai soggetti titolari di trattamenti di quiescenza che, a qualsiasi titolo, percepiscano emolumenti da parte del Senato della Repubblica.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
visto il proprio ordine del giorno G5, accolto dal Collegio dei Senatori Questori nella seduta del 4 aprile 2007;
considerato che il 24 luglio scorso la Camera dei deputati è addivenuta alle medesime conclusioni approvando all'unanimità l'ordine del giorno 9/Doc. VIII, n. 4/4, le cui premesse si condividono e si riportano qui integralmente: «La Camera, premesso che: i risultati in termini di gestione del bilancio interno illustrati dal Consiglio dei deputati questori ben rappresentano la determinazione con cui si sta perseguendo l'obiettivo di contenere le spese anche al fine di concorrere al rilancio della crescita del Paese; tuttavia occorre constatare come alla luce dei dati e della struttura del bilancio interno nonostante gli sforzi la spesa complessiva sia destinata inevitabilmente ad aumentare, ciò in quanto la Camera, così come il Senato, a differenza delle altre amministrazioni pubbliche, reca nel proprio bilancio anche i capitoli di spesa connessi ai trattamenti previdenziali dei deputati cessati dal mandato e del personale di ruolo, capitoli il cui andamento nel tempo è crescente - come è normale che sia - e soggetto a molteplici variabili, quali l'aspettativa di vita, il tasso di inflazione, il tasso di sostituzione degli eletti per ogni legislatura, l'anzianità degli ex deputati, il trend dei pensionamenti dei dipendenti, eccetera, le suddette voci di spesa - che rappresentano, tecnicamente, degli oneri inderogabili, ossia aggregati di spesa rigidi e in linea di principio incomprimibili in quanto costituiti da diritti acquisiti, fanno sì che la Camera si configuri ad oggi come una specie di fondo chiuso - posta la tendenziale invarianza della dotazione nel medio periodo - al cui interno la spesa previdenziale - in attesa del pieno dispiegarsi degli effetti del nuovo sistema contributivo per il calcolo della pensione che già si applica ai deputati e al personale - è destinata ad aumentare in termini nominali, così come del resto accade in tutti gli enti previdenziali pubblici, in questa situazione, la Camera si troverebbe, nel prossimo futuro, in una situazione di forte difficoltà, poiché a differenza di un'amministrazione dello Stato, non potrebbe nell'immediato ridurre ancora e in modo significativo le proprie spese azionando, ad esempio, la leva dei pensionamenti e traslando conseguentemente il complesso dei relativi oneri sugli enti previdenziali, l'auspicabile prosecuzione del processo di riduzione della dotazione organica ha già prodotto e produrrà senz'altro consistenti risparmi di spesa, ma tale processo trova un limite nell'esigenza di salvaguardare la funzionalità dell'amministrazione e di rinnovare il corpo amministrativo attraverso una ripresa, seppur limitata e selettiva, dei reclutamenti, in queste circostanze - che sono difficilmente comprensibili da parte dell'opinione pubblica e oscure persino agli «addetti ai lavori» oggi ci si trova nel paradosso per cui tutti gli sforzi fatti sul piano del contenimento delle spese non possono essere adeguatamente apprezzati, poiché in larga parte sterilizzati da un contestuale aumento di altre spese obbligatorie, quali quelle di natura previdenziale, la cui iscrizione nel medesimo bilancio non consente nemmeno una agevole comparazione con altre realtà istituzionali; rilevata, pertanto, la necessità di individuare soluzioni tecniche che rendano più facilmente valutabili da parte dall'opinione pubblica le politiche di rigore adottate nella gestione del bilancio interno e le ulteriori misure di razionalizzazione della spesa che potranno essere previste nel prossimo futuro; la riforma costituzionale all'esame del Senato, che già prevede l'integrazione funzionale delle al1uninistrazioni parlamentari, potrebbe determinare, anche attraverso un'espressa previsione in tal senso, un ulteriore rafforzamento dei presupposti per la costituzione di un ente previdenziale unico e comune a entrambi i rami del Parlamento, provvisto di una propria dotazione finanziaria e di autonomia contabile»,
impegna, per le rispettive competenze, il consiglio di Presidenza ed il Collegio dei Questori:
nei medesimi termini di cui alle conclusioni del citato ordine del giorno 9/Doc. VIII, n. 4/4, e cioè: «ad avviare un confronto con i rappresentanti dell'altro ramo del Parlamento e fìnalizzato a verificare la possibilità di istituire un Ente previdenziale unico e comune avente una propria dotazione finanziaria e autonomia contabile e gestito in modo collegiale sulla base degli indirizzi dettati fintesa dai rappresentanti delle Istituzioni interessate - nel quale far confluire. in apposite gestioni separate, le poste di bilancio relative ai versamenti contributivi e alle prestazioni previdenziali erogate al personale delle rispettive amministrazioni e ai deputati e ai senatori, poste che verrebbero pertanto espunte dai bilanci interni, consentendo in tal modo di evidenziare, distinte con chiarezza e immediatezza, le spese effettive per l'assolvimento delle funzioni istituzionali e quelle connesse ai trattamenti previdenziali».
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(*) Accolto dai senatori Questori
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014, premesso che
in un momento di complessiva revisione della spesa pubblica, Rappresentanza permanente Problemi del Personale ha approvato una proposta di indirizzi, da sottopone al Consiglio di Presidenza, relativa a misure sui trattamenti retributivi del personale in servizio mediante l'introduzione di un limite massimo retributivo, analogamente a quanto previsto nell'ordinamento estemo;
ragioni di equità intergenerazionale impongono di applicare tale limite anche ai trattamenti percepiti dai dipendenti in quiescenza,
impegna il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori ad applicare un limite massimo anche al trattamento economico percepito dai dipendenti in quiescenza.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
ai sensi dell'articolo 50, comma 7, del Testo Unico delle Norme Regolamentari dell'Amministrazione Riguardanti il Personale del Senato della Repubblica, le spese per il trattamento economico dei dipendenti collocati fuori ruolo per prestare servizio presso altre Amministrazioni restano a carico dell'Amministrazione del Senato per i primi tre anni del collocamento fuori ruolo;
solo a partire dal quarto anno di collocamento fuori ruolo le spese per il trattamento economico del personale comandato vengono rimborsate al Senato da parte dell'Amministrazione presso la quale il dipendente è distaccato;
nonostante l'articolo 50 del Testo Unico delle Norme Regolamentari dell'Amministrazione Riguardanti il Personale del Senato della Repubblica non ammetta deroghe al principio espresso dal comma 7 del medesimo articolo, risulta ai Senatori firmatari che il Consiglio di Presidenza abbia in alcune occasioni deliberato prevedendo che il trattamento economico dei dipendenti comandati rimanesse a carico dell'Amministrazione del Senato anche successivamente ai 3 anni dal collocamento fuori ruolo,
considerato che:
l'opera di razionalizzazione dei costi e di recupero dell'efficienza sia diventata ormai improcrastinabile per riavvicinare i cittadini alle istituzioni;
sempre più spesso negli ultimi mesi gli organi parlamentari e in particolare il Senato della Repubblica sono stati oggetto di attacchi tendenziosi oltre che iniqui miranti a evidenziare l'inefficienza e l'eccessiva onerosità della sua macchina burocratica, si ritiene doveroso procedere ad un'operazione di verità e di trasparenza eliminando dal novero delle spese a carico del bilancio del Senato il costo di quelle risorse che in realtà sono destinate ed utilizzate da altre amministrazioni e, pertanto:
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a modificare l'articolo 50 del Testo Unico delle Norme Regolamentari dell'Amministrazione Riguardanti il Personale del Senato della Repubblica nel senso di stabilire che gli oneri collegati al trattamento economico dei dipendenti collocati fuori ruolo siano sempre e ab origine, cioè sin dal momento iniziale del loro collocamento fuori ruolo, interamente sostenuti dalle amministrazioni presso le quali gli stessi sono distaccati;
ad adottare tutte le deliberazioni degli organi collegiali in assoluta ottemperanza delle previsioni dell'articolo 50 del Testo Unico delle Norme Regolamentari dell'Amministrazione Riguardanti il Personale del Senato della Repubblica.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti, mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale,
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto dì bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta «legge Frattini» sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti, mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale,
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto dì bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
ad intraprendere un percorso volto a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta «legge Frattini» sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
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(*) Accolto dai senatori Questori
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del Consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, implica l'esigenza di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
in una fase in cui sono stati importati tutti gli istituti miranti al contenimento delle retribuzioni adottati all'esterno, una perequazione dal punto di vista dello stato giuridico non appare più differibile;
si pone la necessità che la definizione dello staus complessivo dei consiglieri parlamentari salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a recepire le disposizioni sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali, ai sensi dell'articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione e, pertanto, senza alcun onere a carico del bilancio del Senato.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del Consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, implica l'esigenza di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
in una fase in cui sono stati importati tutti gli istituti miranti al contenimento delle retribuzioni adottati all'esterno, una perequazione dal punto di vista dello stato giuridico non appare più differibile;
si pone la necessità che la definizione dello staus complessivo dei consiglieri parlamentari salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
ad intraprendere un percorso volto a recepire le disposizioni sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali, ai sensi dell'articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione e, pertanto, senza alcun onere a carico del bilancio del Senato.
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(*) Accolto dai senatori Questori
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti, mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento delìa carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale;
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta « legge Frattini » sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 200 l, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti, mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento delìa carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale;
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
ad intraprendere un percorso volto a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta « legge Frattini » sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 200 l, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
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(*) Accolto dai senatori Questori
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti, mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale;
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta « legge Frattini » sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti, mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale;
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
ad intraprendere un percorso volto a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta « legge Frattini » sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
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(*) Accolto dai senatori Questori
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti, mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale,
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta «legge Frattini» sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti, mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale,
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
ad intraprendere un percorso volto a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta «legge Frattini» sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
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(*) Accolto dai senatori Questori
DI BIAGIO, MERLONI, Luigi MARINO
V. testo 2
II Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti; mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale,
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta « legge Frattini » sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
DI BIAGIO, MERLONI, Luigi MARINO
Non posto in votazione (*)
II Senato,
premesso che:
la configurazione del consigliere parlamentare come dirigente di un'amministrazione pubblica di eccellenza, con effettive responsabilità di gestione del personale e di risultato e con una specifica qualificazione, anche sotto il profilo delle competenze di merito, impone di affrontare la revisione di alcuni principi che ne caratterizzano lo status giuridico, al fine di adeguarli a tale ruolo, in coerenza con l'evoluzione della normativa esterna;
una simile revisione appare ormai non più differibile, tenuto conto dell'evidente sperequazione che si è venuta a determinare nella disciplina dello stato giuridico dei Consiglieri parlamentari;
infatti; mentre sono stati importati nell'ordinamento interno del Senato tutti gli istituti dell'ordinamento esterno miranti al contenimento delle retribuzioni, in linea con le più generali esigenze di riduzione della spesa pubblica, non altrettanto è stato fatto per molti altri importanti istituti che caratterizzano e qualificano il ruolo della dirigenza pubblica, malgrado il loro recepimento non comporti oneri aggiuntivi per il bilancio interno del Senato e sia anzi in grado di assicurare un obiettivo arricchimento dell'Amministrazione in termini di professionalità e competenza del proprio personale dirigente;
in particolare, si evidenzia la necessità che la definizione dello status complessivo dei consiglieri salvaguardi, in ogni momento della carriera, le esigenze di crescita professionale, di formazione e aggiornamento, di piena ed indipendente esplicazione del ruolo inerente allo specifico profilo professionale,
considerato che:
un ordine del giorno di contenuto analogo è stato recentemente accolto in occasione dell'esame del progetto di bilancio interno della Camera dei deputati;
è in fase avanzata la definizione di uno status giuridico unico dei dipendenti dei due rami del Parlamento,
impegna il Consiglio di Presidenza:
ad intraprendere un percorso volto a recepire nell'ordinamento interno le disposizioni della cosiddetta « legge Frattini » sulla mobilità dei dirigenti pubblici verso realtà private o internazionali (articolo 23-bis del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165), relativamente al collocamento in aspettativa non retribuita con trattamento previdenziale a carico dell'ente di nuova destinazione (e, dunque, senza spese per il Senato), così da colmare una lacuna normativa che si protrae da oltre dieci anni e da consentire il più proficuo arricchimento delle esperienze professionali dei consiglieri parlamentari, a beneficio della stessa Amministrazione del Senato.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
nel panorama istituzionale italiano non esistono cariche pubbliche a tempo indeterminato;
la Costituzione prevede che il mandato del Presidente della Repubblica sia di sette anni e quello del giudice costituzionale sia di nove anni;
il governatore della Banca d'Italia rimane in carica per sette anni;
per i presidenti delle Autorità di vigilanza e garanzia sono previsti esclusivamente mandati a termine;
i sindaci delle città con più di 15 mila abitanti non possono essere eletti per più di due mandati; anche in magistratura gli incarichi diretti vi sono a termine;
la durata delimitata delle posizioni pubbliche apicali è motivata dall'esperienza storica per cui situazioni di potere troppo prolungato non sono salutari per la democrazia;
il ricambio ai vertici delle istituzioni dello Stato è anche precondizione per la selezione di nuove classi dirigenti:
la carica di Segretario Generale del Senato della Repubblica risulta attualmente l'unica posizione pubblica apicale sostanzialmente vitalizia dato che può essere interrotta solo per dimissioni spontanee o collocamento in quiescenza ovvero revoca approvata dal Consiglio di Presidenza a maggioranza dei due terzi ovvero, a distanza di almeno tre mesi, a maggioranza assoluta,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a introdurre nell'articolo 3 del Testo Unico delle Norme Regolamentari dell'Amministrazione riguardanti il Personale del Senato della Repubblica il limite quinquennale del mandato del Segretario Generale stabilendo, altresì, che il conferimento dello stesso non sia reiterabile.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
i costi abnormi delle nostre istituzioni democratiche e rappresentative, oltre a incidere, pesantemente sulla, struttura della spesa pubblica, costituiscono un fattore decisivo di blocco del «sistema Italia», della sua competitività interna e della sua capacità di attrarre investimenti esterni,
considerato, in particolare, che:
l'amministrazione del Senato della Repubblica conta, in totale, 841 dipendenti al cui vertice, oltre al Segretario Generale, sono posti uno o più Vice Segretari Generali;
la retribuzione iniziale del Vice Segretario generale del Senato della Repubblica è pari a 8.519 euro netti mensili, per 15 mensilità;
al fine di un contenimento dei costi, nonché di una organizzazione amministrativa efficiente, potrebbe risultare sufficiente la presenza di un solo Vice Segretario Generale,
impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza, a voler valutare le opportune modifiche alla struttura amministrativa, al fine di prevedere il conferimento di un unico incarico di Vice Segretario Generale.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che
rilevato che negli ultimi anni il personale di ruolo del Senato della Repubblica si è ridotto di oltre 34 per cento, con la prospettiva di ulteriori numerosi pensionamenti e con il conseguente innalzamento dei carichi di lavoro individuali e del livello di produttività dei dipendenti, chiamati ad assolvere le medesime e talvolta ulteriori funzioni con risorse decrescenti, in un contesto di lavoro sempre più complesso e senza che sia stata definita la dotazione organica per ciascun livello, ai sensi dell'articolo 17 del Testo Unico delle Norme Regolamentari dell'Amministrazione riguardanti il Personale del Senato della Repubblica;
tenuto conto della continua evoluzione tecnologica degli strumenti informatici e di comunicazione, anche nel senso della progressiva dematerializzazione dei documenti di supporto all'attività parlamentare;
rilevata quindi l'urgenza, anche nella prospettiva delle riforme costituzionali, di un rinnovamento complessivo dell'Amministrazione che, assicurando gli imprescindibili valori di indipendenza e imparzialità dei dipendenti e l'accesso esclusivamente tramite pubblico concorso, valorizzi il personale di tutte le professionalità e rinnovi i processi lavorativi con l'obiettivo di una più efficace funzionalità e del contenimento dei costi della struttura,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a definire, a seguito di un'ampia ricognizione delle attività svolte dall'Amministrazione, quelle effettivamente connesse con le funzioni istituzionali del Parlamento e di smettere quelle non più necessarie al funzionamento dell'Istituzione;
ad indicare, in forma analitica, le risorse umane e strumentali necessarie al soddisfacimento di tali funzioni;
a verificare con adeguati strumenti di rilevazione la concreta distribuzione dei carichi di lavoro; semplificare l'organizzazione amministrativa al fine di rendere evidenti i compiti e le responsabilità assegnati e omogenei i carichi di lavoro sopportati da ciascuna struttura;
conseguentemente, a definire un piano di sostenibilità economica di lungo periodo che garantisca anche il ricambio generazionale e la programmazione del turnover.
________________
(*) Assorbito dall'accoglimento dell'odg G1 (testo 2)
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
nessun effettivo controllo di gestione è realizzabile in assenza dell'individuazione dei centri di costo in cui si articola l'Amministrazione,
impegna, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori, il Consiglio di Presidenza o entrambi a valutare un effettivo quanto efficace disegno innovatore adottando un'apposita normativa per l'individuazione dei centri di costo in cui si articola l'Amministrazione.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la riduzione dei costi della politica, tra i quali quelli per il funzionamento degli organi costituzionali è un obiettivo imprescindibile quanto improcrastinabile;
il Senato della Repubblica eroga servizi analoghi se non sovrapponibili a quelli necessari al funzionamento della Camera dei deputati:
impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori, in coerenza con gli indirizzi per la realizzazione di nuove forme di integrazione e/o unificazione tra le attività delle amministrazioni del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, anche alla luce della prossima riforma costituzionale, a procedere, senza indugio alcuno, nell'opera di razionalizzazione, ottimizzazione e appropriatezza dei servizi, secondo criteri di efficienza e economicità.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
BERTOROTTA, LEZZI, BULGARELLI, MANGILI, CASTALDI
V. testo 2
Il Senato,
preso in esame il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014,
premesso che:
il Senato della Repubblica è ancora un ramo del Parlamento al quale appartiene l'esercizio della funzione legislativa e di controllo dell'azione di Governo e che pertanto tale esercizio non può essere in alcun modo reso approssimativo, insufficiente e tantomeno ostacolato dal mancato funzionamento di importanti supporti di conoscenza essenziali alle necessarie verifiche;
a tal fine, il comma 481 dell'articolo unico della legge 27 dicembre 2006, n. 296 autorizzò la spesa di 600.000 euro a favore di ciascuna Camera per il potenziamento delle strutture di supporto del Parlamento in tema di finanza pubblica, somma successivamente ridotta a 454.354 euro per effetto di successivi provvedimenti;
la decisione del Legislatore scaturì dalla constatazione della impellente e improrogabile necessità di potenziare le strutture di supporto al Parlamento nell'ambito della complessa materia della finanza pubblica. Da tale esigenza è scaturita altresì l'approvazione della Legge costituzionale n. 1 del 2012 dove si stabilisce, tra le altre previsioni, all'articolo 5, comma 4, che: «Le Camere, secondo modalità stabilite dai rispettivi regolamenti, esercitano la funzione di controllo sulla finanza pubblica con particolare riferimento all'equilibrio tra entrate e spese nonché alla qualità e all'efficacia della spesa delle pubbliche amministrazioni.». Le somme in parola sono pertanto attribuite al Parlamento per metterlo in grado di esercitare pienamente le sue prerogative informative, ora ancora più impellenti alla luce di quanto previsto dalla citata Legge Costituzionale n. 1 del 2012;
in numerose occasioni dei lavori parlamentari, è stata constatata la ricorrente difficoltà di collegamento con le Banche dati della Ragioneria Generale dello Stato e la carenza di ogni altro strumento di supporto conoscitivo utile al fine di consentire al Parlamento di esercitare in piena consapevolezza le proprie prerogative in materia di finanza pubblica;
le carenze informative e le difficoltà di collegamento persistono già da molti anni ed ostacolano di fatto l'attività di verifica delle quantificazioni che è attività cui sono dedicate le strutture del Servizio del bilancio e a cui è applicata per competenza la Commissione Programmazione economica, bilancio;
tali strumenti sono necessari per consentire ai Senatori di verificare le quantificazioni e le coperture dei provvedimenti,
impegna il Collegio dei Questori a dare un impiego alle somme in parola congruente con la destinazione normativa anche al fine di evitare fenomeni di distrazione di tali somme a favore di altre destinazioni.
BERTOROTTA, LEZZI, BULGARELLI, MANGILI, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
preso in esame il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2014,
premesso che:
il Senato della Repubblica è ancora un ramo del Parlamento al quale appartiene l'esercizio della funzione legislativa e di controllo dell'azione di Governo e che pertanto tale esercizio non può essere in alcun modo reso approssimativo, insufficiente e tantomeno ostacolato dal mancato funzionamento di importanti supporti di conoscenza essenziali alle necessarie verifiche;
a tal fine, il comma 481 dell'articolo unico della legge 27 dicembre 2006, n. 296 autorizzò la spesa di 600.000 euro a favore di ciascuna Camera per il potenziamento delle strutture di supporto del Parlamento in tema di finanza pubblica, somma successivamente ridotta a 454.354 euro per effetto di successivi provvedimenti;
la decisione del Legislatore scaturì dalla constatazione della impellente e improrogabile necessità di potenziare le strutture di supporto al Parlamento nell'ambito della complessa materia della finanza pubblica. Da tale esigenza è scaturita altresì l'approvazione della Legge costituzionale n. 1 del 2012 dove si stabilisce, tra le altre previsioni, all'articolo 5, comma 4, che: «Le Camere, secondo modalità stabilite dai rispettivi regolamenti, esercitano la funzione di controllo sulla finanza pubblica con particolare riferimento all'equilibrio tra entrate e spese nonché alla qualità e all'efficacia della spesa delle pubbliche amministrazioni.». Le somme in parola sono pertanto attribuite al Parlamento per metterlo in grado di esercitare pienamente le sue prerogative informative, ora ancora più impellenti alla luce di quanto previsto dalla citata Legge Costituzionale n. 1 del 2012;
in numerose occasioni dei lavori parlamentari, è stata constatata la ricorrente difficoltà di collegamento con le Banche dati della Ragioneria Generale dello Stato e la carenza di ogni altro strumento di supporto conoscitivo utile al fine di consentire al Parlamento di esercitare in piena consapevolezza le proprie prerogative in materia di finanza pubblica;
le carenze informative e le difficoltà di collegamento persistono già da molti anni ed ostacolano di fatto l'attività di verifica delle quantificazioni che è attività cui sono dedicate le strutture del Servizio del bilancio e a cui è applicata per competenza la Commissione Programmazione economica, bilancio;
tali strumenti sono necessari per consentire ai Senatori di verificare le quantificazioni e le coperture dei provvedimenti,
impegna il Collegio dei Questori a dare un impiego alle somme in parola congruente con la destinazione normativa.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
in attuazione dell'articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196 recante «Norme in materia di promozione dell'occupazione», al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro, nell'ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, gli istituti di formazione possono promuovere tirocini formativi e di aggiornamento a favore dei giovani;
la legge n. 92 del 2012 ha apportato alcune modifiche sostanziali all'istituto dei tirocini formativi, attraverso l'introduzione di linee guida nazionali finalizzate a stabilire degli standard minimi uniformi in tutta Italia e ad evitare un uso distorto e illegittimo dei tirocini;
tali linee-guida, pubblicate nel gennaio 2013 con il fine di facilitare gli adempimenti per i soggetti promotori, si muovono nel contesto del documento di lavoro «Un quadro per la qualità dei tirocini», adottato dalla Commissione Europea il 18 aprile del 2012, che ha individuato nel tirocinio lo strumento fondamentale per l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, nonché nel contesto dell'Accordo Stato Regioni che ha dato luogo alle «Linee guida per la formazione nel 2010» e che dettano principi e criteri minimi, anche nel caso in cui il soggetto ospitante sia una pubblica amministrazione;
gli standard minimi previsti dalle linee-guida prevedono il riconoscimento di una indennità minima per le attività svolte dal tirocinante e si applicano anche a tutti quegli interventi e iniziative che, a diverso titolo denominati, abbiano le medesime finalità e caratteristiche di un tirocinio formativo; risulta ai Senatori firmatari che attualmente l'Amministrazione del Senato non ha in essere alcun tirocinio formativo e quelli che sono stati attuati negli anni passati sono stati oggetto di deliberazioni occasionali del Collegio dei Questori su input fornito dall'Amministrazione;
il programma degli stages formativi intende avvicinare mondo accademico e mondo del lavoro offrendo ai tirocinanti coinvolti la possibilità di acquisire una conoscenza diretta e concreta del mondo del lavoro, anche nei confronti dell'attività svolta nell'ambito dell'Amministrazione del Senato della Repubblica, al fine di agevolare le future scelte professionali,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
ad attivare, presso i Servizi e gli Uffici dell'Amministrazione del Senato della Repubblica, previa pubblicazione di un apposito bando di selezione, un programma di attività di tirocinio formativo e di orientamento, destinato a neo-laureati particolarmente meritevoli e potenzialmente interessati ad intraprendere una carriera nell'ambito di tale contesto organizzativo, al fine di trasmettere conoscenze dirette dell'attività svolta dall'organo costituzionale, nel rispetto delle linee guida nazionali e fatto salvo il riconoscimento di una congrua indennità.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
PETROCELLI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014, premesso che:
il consolidamento del processo di integrazione europea tende a spostare con sempre maggior frequenza a Bruxelles le decisioni politiche e legislative;
l'attività legislativa dell'Unione europea tende a coprire materie ed ambiti in precedenza rimessi alla competenza degli Stati membri;
il peso crescente delle norme adottate a livello europeo e il loro impatto, sempre più incisivo, negli ordinamenti nazionali rischia di pregiudicare la democraticità dei processi decisionali se non sarà assicurata la possibilità di un adeguato monitoraggio e di una approfondita valutazione, sotto il profilo della sostenibilità e della rispondenza agli interessi di ciascun Paese, da parte dei Parlamenti nazionali;
il Trattato di Lisbona ha valorizzato il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali nel processo decisionale dell'UE affermando espressamente l'esigenza di un raccordo più sistematico tra i competenti organi dei Parlamenti nazionali e le Istituzioni europee;
i sono sviluppate rapporti sempre più intensi tra i Parlamenti nazionali dei Paesi membri, il Parlamento europeo e le altre istituzioni dell'Unione europea, con particolare riguardo alla Commissione europea;
attraverso il cosiddetto dialogo politico, la Commissione interloquisce in misura crescente direttamente con i Parlamenti nazionali;
la legislazione nazionale (in particolare, la legge n. 234 del 2012), ha posto le premesse per una forte responsabilizzazione del Governo nei confronti del Parlamento, attraverso la previsione di precisi obblighi informativi e l'obbligo di collaborazione tra strutture governative, con particolare riguardo alla rappresentanza permanente a Bruxelles, e strutture parlamentari;
i Parlamenti dei Paesi più importanti, a partire dal Bundestag tedesco, hanno fortemente potenziato le strutture dedicate all'attività dell'Unione europea, ivi comprese quelle presenti a Bruxelles, che per le consistenti risorse umane a disposizione sono in condizione di intervenire tempestivamente ed efficacemente nei processi decisionali europei,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori ad adottare iniziative volte al rafforzamento della struttura operante a Bruxelles, al fine di un più sistematico e proficuo raccordo amministrativo con i principali attori del processo decisionale europeo e di una migliore capacità di trasmissione delle istanze e delle posizioni del Senato della Repubblica.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la riduzione dei costi della politica, tra i quali quelli per il funzionamento degli organi costituzionali è un obiettivo imprescindibile quanto improcrastinabile;
le Pubbliche Amministrazione per l'acquisto di beni e servizi utilizza i parametri prezzo qualità individuati dalla società CONSIP SpA che opera in qualità di centrale di committenza nazionale, realizzando il Programma di razionalizzazione degli acquisti nella PA;
CONSIP SpA anche sulla base di specifiche convenzione supporta singole amministrazioni su tutti gli aspetti del processo di approvvigionamento con, particolare attenzione alle dinamiche del mercato, in un'ottica di massima trasparenza ed efficacia delle iniziative di public procurement,
impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
ad utilizzare i parametri prezzo qualità individuati dalla CONSIP SpA.
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(*) Accolto dai senatori Questori
V. testo 2
Il Senato,
premesso che:
la riduzione dei costi della politica, tra i quali quelli per il funzionamento degli organi costituzionali come il Senato della Repubblica, è un obiettivo imprescindibile quanto improcrastinabile;
il calendario del Senato della Repubblica riporta una serie di mostre, concerti, convegni e conforme,
impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
ad attuare, a decorrere dall'anno 2015, una razionalizzazione degli eventi in calendario affinché siano previsti esclusivamente quelli strettamente attinenti alle finalità istituzionali del Senato.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la riduzione dei costi della politica, tra i quali quelli per il funzionamento degli organi costituzionali come il Senato della Repubblica, è un obiettivo imprescindibile quanto improcrastinabile;
il calendario del Senato della Repubblica riporta una serie di mostre, concerti, convegni e conforme;
invita, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di attuare, a decorrere dall'anno 2015, una razionalizzazione degli eventi in calendario affinché siano attinenti alle finalità istituzionali del Senato.
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(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
la pubblicità dei lavori parlamentari rappresenta un principio costituzionale di fondamentale importanza;
il Senato della Repubblica è impegnato da anni nel garantire la pubblicità di tali lavori nei tempi più veloci possibili e, infatti, già in corso di seduta è prevista la pubblicazione sul sito web dei resoconti stenografici e sommari delle sedute dell'Assemblea;
ad oggi, tuttavia, non è ancora stata prevista la pubblicità sul sito web dell'attività degli organi collegi ali, Collegio dei Questori e Consiglio di Presidenza il cui contenuto, pertanto, rimane inaccessibile ai cittadini,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a voler stabilire che i resoconti integrali delle riunioni del Consiglio di Presidenza e del Collegio dei Questori siano pubblicati sul sito web del Senato della Repubblica, al massimo entro dieci giorni dallo svolgimento della riunione dell'organo interessato;
ad approvare il verbale di tali riunioni in apertura della seduta successiva, in analogia a quanto avviene per il verbale dell'Assemblea;
a creare un database delle delibere del Consiglio di Presidenza e del Collegio dei Questori disponibile alla libera consultazione sul sito web del Senato della Repubblica.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
le biblioteche di Camera e Senato costituiscono un patrimonio di conoscenza e di informazione,
giustamente aperto non solo all'utenza parlamentare, ma miche a tutta la cittadinanza, secondo un modello di apertura della conoscenza che dovrebbe essere seguito da altre istituzioni e sulla falsariga delle benemerite biblioteche pubbliche che rappresentano spesso l'unica opportunità offerta anche ai cittadini meno abbienti di accesso a determinate conoscenze, altrimenti limitate, di acquisizione di informazioni libera ed autonoma per formare una coscienza critica;
l'istituzione del Polo bibliotecario parlamentare è stato il presupposto di un evidente fine virtuoso ovvero l'unificazione delle due biblioteche per conseguire razionalizzazioni e risparmi a parità di servizi erogati, ma in realtà, al di là dell'accesso condiviso alle due strutture, le due strutture risultano tuttora sostanzialmente gestite ciascuna dalla rispettiva Camera di appartenenza; un'effettiva unificazione permetterebbe, verosimilmente, di eliminare duplicazioni, di valorizzare il patrimonio bibliografico, di conseguire economie di scala, di ridurre gli oneri amministrativi per la gestione, mantenendo fermi i servizi attualmente erogati e destinando le risorse umane rese così disponibili ad altre attività parlamentari;
nell'ambito della necessità di procedere alla unificazione dei servizi e, de iure condendo, del ruolo del personale delle due Camere,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori ad assumere ogni idonea iniziativa con la Camera dei deputati al fine di conseguire una gestione realmente unitaria del Polo bibliotecario parlamentare, che preveda l'unificazione delle strutture amministrative della regolamentazione e delle risorse ad esso destinate.
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(*) Accolto dai senatori Questori
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Ritirato
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
la pubblicità e la trasparenza dei lavori parlamentari sono principi costituzionali di fondamentale importanza, che necessitano di un continuo aggiornamento per seguire l'innovazione tecnologica; occorre, pertanto, che il Senato della Repubblica adegui tutte le strutture adibite a riunioni di suoi organi, al fine di garantire le dirette sul sito web del Senato della Repubblica;
lo stesso sito web del Senato della Repubblica deve essere organizzato affinché ogni Commissione, Giunta e Organo collegiale disponga di un canale della web tv sul quale sia tecnicamente possibile trasmettere le sedute;
è, quindi, assolutamente auspicabile potenziare gli strumenti web utili ad una migliore divulgazione dei lavori parlamentari,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a dotare tutte le aule ove si svolgono riunioni di Commissioni o Giunte parlamentari, nonché degli organi collegiali, della strumentazione idonea a trasmettere in diretta streaming sulla web tv; potenziare la web tv, prevedendo un canale dedicato per ogni Commissione o Giunta parlamentare, nonché per gli organi collegiali.
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
premesso che:
la riduzione dei costi della politica, tra i quali quelli per il funzionamento degli organi costituzionali come il Senato della Repubblica, è un obiettivo imprescindibile quanto improcrastinabile;
al fine di conseguire apprezzabili risparmi economici sul complessivo costo dell'organo parlamentare gravante sul bilancio del Paese in una fase di seria difficoltà del sistema economico;
l'utilizzo del software di proprietà è una voce significativa del bilancio del Senato;
il software libero da diritti proprietari avrebbe un impatto decisivo sull'economia locale dell'innovazione, farebbe lavorare professionisti e imprese che oggi di fatto non hanno un mercato e non lo avranno fino a quando le politiche nel settore pubblico saranno orientate al software chiuso proposto da grandi e influenti produttori con relazioni consolidate, rapporti pluriennali con amministrazioni centrali e periferiche. Alcuni governi pensano che dobbiamo riprendere questo controllo e dare la possibilità al paese, alle industrie locali, ai giovani programmatori di poter avere un ruolo nello sviluppo tecnologico;
l'Istat da cinque anni a questa parte è progressivamente migrato verso l'Open Source e, se nel 2003 Istat spendeva 1,2 milioni di euro l'anno in software proprietario, oggi spende meno della metà e sviluppa in proprio gli applicativi e i sistemi open di cui ha bisogno,
impegna, per le rispettive competenze, il Collegio dei Questori, l'Ufficio di Presidenza o entrambi a valutare l'utilizzo di software libero da diritti proprietari.
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(*) Accolto dai senatori Questori
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
V. testo 2
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
secondo quanto disposto dal primo comma dell'articolo 15 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, «le pubbliche amministrazioni pubblicano e aggiornano le seguenti informazioni relative ai titolari di incarichi amministrativi di vertice e di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, nonché di collaborazione o consulenza:
a) gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico;
b) il curriculum vitae;
c) i dati relativi allo svolgimento di incarichi o la titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione o lo svolgimento di attività professionali;
d) i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di lavoro, di consulenza o di collaborazione, con specifica evidenza delle eventuali componenti variabili o legate alla valutazione del risultato»;
i successivi commi 2 e 3 del medesimo articolo prevedono che:
«2. La pubblicazione degli estremi degli atti di conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti estranei alla pubblica amministrazione, di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo per i quali è previsto un compenso, completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell'incarico e dell'ammontare erogato, nonché la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica dei relativi dati ai sensi dell'articolo 53, comma 14, secondo periodo, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n, 165 e successive modificazioni, sono condizioni per l'acquisizione dell'efficacia dell'atto e per la liquidazione dei relativi compensi. Le amministrazioni pubblicano e mantengono aggiornati sui rispettivi siti istituzionali gli elenchi dei propri consulenti indicando l'oggetto, la durata e il compenso dell'incarico. (...).
3. In caso di omessa pubblicazione di quanto previsto al comma 2, il pagamento del corrispettivo determina la responsabilità del dirigente che l'ha disposto, accertata all'esito del procedimento disciplinare, e comporta il pagamento di una sanzione pari alla somma corrisposta, fatto salvo il risarcimento del danno del destinatario ove ricorrano le condizioni di cui all'articolo 30 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104»;
risulta ai Senatori firmatari che in questo senso nulla sia stato fatto da parte dell'Amministrazione del Senato della Repubblica;
risulta altresì ai Senatori firmatari che la sentenza n. 48/2013 della Corte dei conti per la Regione Molise abbia stabilito che il pubblico funzionario che liquida un compenso a un consulente esterno, pur a fronte della mancata ottemperanza da parte dell'amministrazione della pubblicazione, sul proprio sito web, del corrispondente provvedimento di conferimento, è tenuto a pagare, a titolo di responsabilità erariale, una sanzione pari al compenso pattuito,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a recepire all'interno dell'ordinamento del Senato della Repubblica l'articolo 15 del decreto legislativo n. 33 del 2013 e, in particolare, a pubblicare sul sito web del Senato della Repubblica l'elenco dei consulenti e destinatari di incarichi a vario titolo, anche gratuito, comunque denominati, e dei loro compensi al fine di poter contabilizzare gli oneri a carico dell'Amministrazione e di poter rendere trasparente l'accesso ai Palazzi.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
secondo quanto disposto dal primo comma dell'articolo 15 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, «le pubbliche amministrazioni pubblicano e aggiornano le seguenti informazioni relative ai titolari di incarichi amministrativi di vertice e di incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, nonché di collaborazione o consulenza:
a) gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico;
b) il curriculum vitae;
c) i dati relativi allo svolgimento di incarichi o la titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione o lo svolgimento di attività professionali;
d) i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di lavoro, di consulenza o di collaborazione, con specifica evidenza delle eventuali componenti variabili o legate alla valutazione del risultato»;
i successivi commi 2 e 3 del medesimo articolo prevedono che:
«2. La pubblicazione degli estremi degli atti di conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti estranei alla pubblica amministrazione, di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo per i quali è previsto un compenso, completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell'incarico e dell'ammontare erogato, nonché la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica dei relativi dati ai sensi dell'articolo 53, comma 14, secondo periodo, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n, 165 e successive modificazioni, sono condizioni per l'acquisizione dell'efficacia dell'atto e per la liquidazione dei relativi compensi. Le amministrazioni pubblicano e mantengono aggiornati sui rispettivi siti istituzionali gli elenchi dei propri consulenti indicando l'oggetto, la durata e il compenso dell'incarico. (...).
3. In caso di omessa pubblicazione di quanto previsto al comma 2, il pagamento del corrispettivo determina la responsabilità del dirigente che l'ha disposto, accertata all'esito del procedimento disciplinare, e comporta il pagamento di una sanzione pari alla somma corrisposta, fatto salvo il risarcimento del danno del destinatario ove ricorrano le condizioni di cui all'articolo 30 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104»;
risulta ai Senatori firmatari che in questo senso nulla sia stato fatto da parte dell'Amministrazione del Senato della Repubblica;
risulta altresì ai Senatori firmatari che la sentenza n. 48/2013 della Corte dei conti per la Regione Molise abbia stabilito che il pubblico funzionario che liquida un compenso a un consulente esterno, pur a fronte della mancata ottemperanza da parte dell'amministrazione della pubblicazione, sul proprio sito web, del corrispondente provvedimento di conferimento, è tenuto a pagare, a titolo di responsabilità erariale, una sanzione pari al compenso pattuito,
invita, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:
a valutare l'opportunità di recepire all'interno dell'ordinamento del Senato, in analogia con la Camera dei deputati, l'articolo 15 del decreto legislativo n. 33 del 2013 e, in particolare, di pubblicare sul sito web del Senato l'elenco dei consulenti e destinatari di incarichi.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
per prassi il progetto di bilancio preventivo e il rendiconto consuntivo del Senato della Repubblica, predisposti dal Collegio dei Questori e deliberati dal Consiglio di Presidenza, sono inemendabili da parte dell'Assemblea, cui tali documenti sono sottoposti per l'approvazione finale;
alla luce di tale prassi, gli ordini del giorno, di fatto, rappresentano l'unico modo che i Senatori hanno per incidere sulle scelte amministrativo-contabili del Senato della Repubblica;
dell'attuazione di tali atti di indirizzo che, nell'ambito delle rispettive competenze, l'Assemblea rivolge al Collegio dei Questori e al Consiglio di Presidenza purtroppo non è dato sapere, se non in occasione dell'esame del successivo bilancio;
tale prassi, non consente il monitoraggio in tempo reale degli ordini del giorno accolti all'Assemblea,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori ad attivarsi al fine di istituire una apposita sezione del sito web del Senato della Repubblica all'interno della quale tutti i cittadini possano seguire lo stato di attuazione degli ordini del giorno al bilancio interno che siano stati accolti dall'Assemblea del Senato della Repubblica.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Ritirato
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
i costi relativi al noleggio di autovetture e alla locazione dell'autorimessa ammontano a 345,500 euro per il 2014 e che da tale importo sono escluse le spese di manutenzione delle autovetture di proprietà del Senato;
considerato che:
Roma servizi per la Mobilità, la nuova Agenzia del Comune di Roma, offre nuovo servizio di carsharing con il quale grazie ad un abbonamento annuale contenuto (una piccola azienda paga 254,18 euro) e attraverso una prenotazione, è possibile muoversi liberamente senza dover possedere un'auto, senza le spese e gli oneri di gestione, ma condividendo l'uso di un parco vetture distribuito sulla città;
in quanto utenti di un servizio ecocompatibile (sono disponibili anche vetture elettriche), è possibile, inoltre, godere di ulteriori vantaggi concessi dall'Amministrazione Comunale, quali: gratuità per la sosta tariffata; gratuità nei parcheggi di scambio; ingresso in ZTL; autorizzazione al transito nelle zone interdette durante giornate a targhe alterne o giornate chiuse al traffico; utilizzo delle corsie preferenziali così come regolamentato per il servizio taxi;
si pone, inoltre, in evidenza che attualmente sono entrate nel mercato del carsharing nuove compagnie quali «enjoy» e «car2go» che con modalità «free floating», consentono di lasciare l'auto dove si vuole senza l'obbligo di riportare il veicolo nel parcheggio di provenienza,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a stipulare un'apposita convenzione con il servizio di carsharing offerto dal Comune di Roma e/o da altre società private al fine di dismettere l'attuale parco auto, ad eccezione dei veicoli destinati al Presidente del Senato della Repubblica. L'eventuale convenzione dovrà prevedere la costituzione di un'area di parcheggio del carsharing nei pressi del Senato della Repubblica senza per questo prevedere nessuna forma di primazia nei confronti dei normali cittadini.
GIROTTO, CASTALDI, PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO
V. testo 2
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
il Senato della Repubblica ha attualmente in dotazione più di dieci, palazzi, per una superficie complessiva di circa 100.000 mq;
gli attuali consumi di energia elettrica e gas fanno rientrare il Senato nella categoria dei grandi consumatori di energia;
la recente direttiva europea 2012/27/UE in materia di efficienza energetica, recepita dall'Italia nelle scorse settimane, prevede un obbligo di efficientamento energetico degli immobili della pubblica amministrazione con interventi ogni anno su una superficie pari ad almeno il 3 per cento degli immobili in dotazione;
rilevata la necessità di assicurare un contenimento dei costi per il funzionamento dell'Istituzione, anche attraverso una riduzione della bolletta energetica mediante una serie di interventi organici e mirati;
considerato che:
nel corso della XVI legislatura il Consiglio di Presidenza aveva previsto la costituzione di un apposito Comitato per il risparmio, l'efficienza energetica e la promozione dell'uso di energia da fonti rinnovabili in Senato;
a seguito delle proposte del Comitato, il Senato ha realizzato un impianto fotovoltaico della potenza di 200 kW presso il complesso immobiliare cosiddetto del Trullo, attualmente destinato a deposito e magazzino;
tale intervento ha consentito di rendere completamente autosufficiente, dal punto di vista energetico, quell'edificio, con un risparmio annuo di circa 50,000 euro sulla bolletta energetica;
è necessario proseguire, compatibilmente con i vincoli di bilancio, nella realizzazione di interventi strutturali che assicurino un maggior risparmio energetico;
è opportuno sensibilizzare ulteriormente tutti coloro che lavorano all'interno dei palazzi del Senato sulle potenzialità di risparmio energetico insite nei comportamenti virtuosi dei frequentatori delle sedi del Senato,
impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Senatori questori:
a predisporre un piano organico di interventi strutturali volti a ridurre i consumi energetici dei palazzi del Senato, anche attraverso la realizzazione di ulteriori impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili;
a realizzare degli incontri di formazione per tutti coloro che lavorano all'interno dei palazzi del Senato, al fine di promuovere comportamenti maggiormente virtuosi sul piano energetico, contribuendo così ad una riduzione dei consumi.
GIROTTO, CASTALDI, PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
il Senato della Repubblica ha attualmente in dotazione più di dieci, palazzi, per una superficie complessiva di circa 100.000 mq;
gli attuali consumi di energia elettrica e gas fanno rientrare il Senato nella categoria dei grandi consumatori di energia;
la recente direttiva europea 2012/27/UE in materia di efficienza energetica, recepita dall'Italia nelle scorse settimane, prevede un obbligo di efficientamento energetico degli immobili della pubblica amministrazione con interventi ogni anno su una superficie pari ad almeno il 3 per cento degli immobili in dotazione;
rilevata la necessità di assicurare un contenimento dei costi per il funzionamento dell'Istituzione, anche attraverso una riduzione della bolletta energetica mediante una serie di interventi organici e mirati;
considerato che:
nel corso della XVI legislatura il Consiglio di Presidenza aveva previsto la costituzione di un apposito Comitato per il risparmio, l'efficienza energetica e la promozione dell'uso di energia da fonti rinnovabili in Senato;
a seguito delle proposte del Comitato, il Senato ha realizzato un impianto fotovoltaico della potenza di 200 kW presso il complesso immobiliare cosiddetto del Trullo, attualmente destinato a deposito e magazzino;
tale intervento ha consentito di rendere completamente autosufficiente, dal punto di vista energetico, quell'edificio, con un risparmio annuo di circa 50,000 euro sulla bolletta energetica;
è necessario proseguire, compatibilmente con i vincoli di bilancio, nella realizzazione di interventi strutturali che assicurino un maggior risparmio energetico;
è opportuno sensibilizzare ulteriormente tutti coloro che lavorano all'interno dei palazzi del Senato sulle potenzialità di risparmio energetico insite nei comportamenti virtuosi dei frequentatori delle sedi del Senato,
impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Senatori questori:
a predisporre misure voltea ridurre i consumi energetici dei palazzi del Senato;
a realizzare degli incontri di formazione per tutti coloro che lavorano all'interno dei palazzi del Senato, al fine di promuovere comportamenti maggiormente virtuosi sul piano energetico, contribuendo così ad una riduzione dei consumi.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
Ritirato
Il Senato,
premesso che:
la riduzione dei costi della politica, tra i quali quelli per il funzionamento degli organi costituzionali è un obiettivo imprescindibile quanto improcrastinabile;
non c'è alcuna necessità di mantenere aperti i palazzi del Senato nelle giornate in cui non è prevista alcuna attività legislativa, in particolar modo il sabato e la domenica salvo che non si tengano sedute di organi parlamentari;
la chiusura dei palazzi nelle giornate in cui non c'è attività legislativa consentirebbe di conseguire importanti risparmi,
impegna, per le rispettive competenze, l'Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori a prevedere la chiusura dei Palazzi del Senato nelle giornate prefestive, festive e comunque quando non sia prevista attività legislativa.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
le esigenze di contenimento dei costi, della smaterializzazione del cartaceo, di un minore impatto ambientale dei consumi della Pubblica Amministrazione, possono essere coniugati sotto molteplici aspetti;
i costi relativi all'acquisto di quotidiani periodici e pubblicazioni per il 2014 ammonta a 140.000 euro,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a disdire e/o non rinnovare alcun abbonamento, relativo all'acquisto di quotidiani e riviste di tipo cartaceo in distribuzione presso gli uffici ed i servizi dei parlamentari, a prescindere se questi siano titolari o meno di carica.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori come raccomandazione
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
V. testo 2
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
da quanto risulta all'Ufficio Economato, attualmente tutta la carta che viene utilizzata negli uffici del Senato e dai Gruppi parlamentari per stampa e fotocopie è carta di fibre vergini senza alcun ricorso all'utilizzo di carta riciclata;
la salvaguardia delle foreste e la selvicoltura sostenibile sono temi centrali all'interno della macroquestione della tutela dell'ambiente ormai universalmente riconosciuta come questione centrale per lo sviluppo dell'umanità intera;
alla luce di quanto detto la diffusione della carta riciclata in luogo della carta di fibre vergini deve essere attivata a partire dalle responsabilità e dal coinvolgimento degli stessi utenti politici e, pertanto, mentre per le utenze amministrative si potrebbe incrementare gradualmente la percentuale di carta riciclata fornita, ai Senatori e ai gruppi - in fase di distribuzione delle dotazioni richieste - potrebbe essere offerta l'opzione fra carta naturale e carta riciclata sempre nell'ambito delle attuali dotazioni,
impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori ad aumentare, nel rispetto dei contratti in essere, la quota di carta riciclata con un obiettivo minimo del 50 per cento per l'anno 2014.
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, CASTALDI
Non posto in votazione (*)
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
premesso che:
da quanto risulta all'Ufficio Economato, attualmente tutta la carta che viene utilizzata negli uffici del Senato e dai Gruppi parlamentari per stampa e fotocopie è carta di fibre vergini senza alcun ricorso all'utilizzo di carta riciclata;
la salvaguardia delle foreste e la selvicoltura sostenibile sono temi centrali all'interno della macroquestione della tutela dell'ambiente ormai universalmente riconosciuta come questione centrale per lo sviluppo dell'umanità intera;
alla luce di quanto detto la diffusione della carta riciclata in luogo della carta di fibre vergini deve essere attivata a partire dalle responsabilità e dal coinvolgimento degli stessi utenti politici e, pertanto, mentre per le utenze amministrative si potrebbe incrementare gradualmente la percentuale di carta riciclata fornita, ai Senatori e ai gruppi - in fase di distribuzione delle dotazioni richieste - potrebbe essere offerta l'opzione fra carta naturale e carta riciclata sempre nell'ambito delle attuali dotazioni,
invita, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori, a valutare l'opportunità di incrementare, nel rispetto dei contratti in essere e senza maggiori onori, la quota di carta riciclata.
________________
(*) Accolto dai senatori Questori
PETROCELLI, BERTOROTTA, BUCCARELLA, BULGARELLI, CATALFO, CIOFFI, CRIMI, DONNO, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LUCIDI, MANGILI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, PUGLIA, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO, SCIBONA, CASTALDI
Respinto
Il Senato,
valutato il progetto di bilancio interno per il 2014,
considerato, in particolare, che nell'ambito delle spese di funzionamento si registra, tra l'altro una spesa per il capitolo «Contributi e sussidi» pari a 1.294.000 euro,
impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza:
a voler ridurre del 50 per cento le spese di detto Capitolo, con particolare riferimento a quelle concernenti i «Contributi a fondazioni culturali, ad altri soggetti ed a terzi», i «Contributi e sussidi per conto dell'Istituto» ed i «Contributi per il Circolo di Palazzo Madama».
Ritirato
Il Senato,
visto che il 24 luglio scorso la Camera dei deputati ha accolto l'ordine del giorno 9/Doc. VIII, n. 4/130 riformulato, le cui premesse si condividono e si riportano qui integralmente: «La Camera, premesso che: la cosiddetta autodichìa, vale a dire il potere delle Camere di giudicare nelle controversie interne, nei confronti dei deputati, dei dipendenti e nei confronti dei terzi, non è codificata espressamente in alcuna norma costituzionale; il suo fondamento è ravvisato in via interpretativa negli articoli 64 e 72 della Costituzione, laddove essi stabiliscono l'autonomia regolamentare delle Camere; tuttavia l'autonomia normativa, sul piano logico prima che giuridico, è cosa diversa e distinta dall'autonomia giurisdizionale; peraltro, negli ordinamenti costituzionali a noi più vicini, come Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, l'autodichìa sui rapporti di lavoro con i dipendenti e sui rapporti con i terzi non è più prevista, pur essendo comunque prevista una forma di autonomia regolamentare; l'esistenza dell'autodichìa appare particolarmente odiosa per i cittadini alla luce dei principi sanciti dagli articoli 3, 24, 102, 111 e 113 della Costituzione; la posizione tradizionale della Corte costituzionale con riferimento all'autodichìa era, fino a qualche tempo fa, quella sancita dalla sentenza n. 154 del 1985, secondo cui l'autodichìa, in particolare nei confronti dei dipendenti, costituisce un profilo di quella posizione di «indipendenza guarentigiata» nei confronti degli altri poteri che caratterizza le Camere nel nostro ordinamento; l'autodichìa nei confronti dei dipendenti è stata ritenuta astrattamente legittima, in quanto non di per sé in contrasto con l'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, anche dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, nella sentenza 28 aprile 2009, Savino ed altri c. Italia, sul presupposto, tuttavia, che la Convenzione non impone agli stati aderenti un determinato modello costituzionale e dunque un determinato schema di rapporti tra i diversi poteri dello Stato, essendo l'assetto di tali rapporti affidato alla responsabilità del legislatore costituzionale di ciascun Paese; l'articolo 12 del Regolamento della Camera (analoga norma è nel regolamento del Senato) stabilisce che l'Ufficio di Presidenza adotti i regolamenti e le altre norme riguardanti, tra l'altro, i ricorsi concernenti lo stato giuridico, il trattamento economico e di quiescenza e la disciplina dei dipendenti della Camera, nonché i ricorsi e qualsiasi impugnativa, anche presentata da soggetti estranei alla Camera, avverso gli altri atti di amministrazione della Camera medesima; nell'esercizio di tali poteri - comunque estremamente ampi - l'Ufficio di Presidenza ha disciplinato la materia in due distinti regolamenti interni (per i dipendenti e per i soggetti terzi), peraltro recentemente modificati, che istituiscono una serie di organi giurisdizionali interni, composti tutti da deputati e nominati del Presidente della Camera; è molto dubbio che organi siffatti siano qualificabili come giurisdizionali, nonostante quanto sia stato affermato in molte autorevoli sedi, in quanto ad essi manca in primo luogo il requisito della terzietà, trattandosi di organi per l'appunto composti da deputati e nominati dal Presidente della Camera; la terzietà di tali organi è da porre in discussione soprattutto nei casi in cui le decisioni adottate dall'Ufficio di Presidenza nei confronti della generalità dei dipendenti - oggettivamente controverse sul piano giuridico - assumano una elevata valenza politica: è sin troppo evidente che organi composti da membri politici, appartenenti alla medesima maggioranza che ha sostenuto una determinata misura nei confronti dei dipendenti, avranno oggettive difficoltà a giudicare secondo diritto nei confronti di tale misura; tacendo d'altro avranno certamente difficoltà a giudicare di misure che comportano un incremento di spesa per il bilancio della Camera; indice di tali difficoltà è la tempistica con cui si sta dando risposta da parte degli organi giurisdizionali interni a controversie nei confronti di deputati o di dipendenti che già implicano prese di posizione su questioni di rilevante portata politica ovvero forti incrementi di spesa, ponendo il rischio di dar luogo, di fatto, a situazioni di denegata giustizia; la Corte costituzionale, nella sentenza n. 120 del 2014, emanata in sede di giudizio incidentale di costituzionalità sulle leggi, pur giudicando irricevibile il relativo ricorso, sul presupposto della mancata assoggettabilità dei regolamenti parlamentari al sindacato ordinario di legittimità costituzionale, ha tuttavia sancito alcune importanti aperture in materia di autodichìa, facendo emergere una forte disponibilità a riconsiderare l'interpretazione fin qui adottata, ove la questione venisse ad essa sottoposta sotto la specie di un conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato, ritenendo comunque necessario un bilanciamento rispetto a diritti soggettivi previsti dalla stessa Costituzione; in particolare, a questo riguardo la Corte ha osservato che «se [la sottrazione a qualsiasi giurisdizione] valga per i rapporti di lavoro dei dipendenti e per i rapporti con i terzi, è questione controversa, che, in linea di principio, può dar luogo ad un conflitto fra i poteri» concludendo in ogni caso che d'indipendenza delle Camere non può infatti compromettere diritti fondamentali, né pregiudicare l'attuazione di principi inderogabili»; gli elementi sopra considerati impongono una profonda rivisitazione dell'attuale sistema di gestione interna, soprattutto in riferimento alle norme di natura processuale; del resto è del tutto evidente che se l'autodichìa ha un mero fondamento di natura interpretativa e se la stessa Corte costituzionale arriva a definire tale prerogativa «controversa» sul piano costituzionale emerge che la stessa, ben lungi a costituire conditio sine qua non dell'autonomia di un organo costituzionale, potrà essere riconsiderata sia in termini di opportunità che di attualità»;
rilevato che:
della riconsiderazione auspicata dalla Camera dei deputati non v'è alcuna traccia negli atti di gestione dell'amministrazione del Senato, la quale prosegue come se nulla avesse revocato in dubbio l'insindacabilità dei regolamenti e degli atti sub-regolamentari delle Camere che sottraggono al giudice esterno i rapporti di lavoro dei dipendenti ed i rapporti con i terzi: eppure tale sottrazione, per la sentenza citata «in linea di principio, può dar luogo ad un conflitto fra i poteri»;
la stessa giurisprudenza degli organi di autodichìa ha disatteso gli ampi spazi - pur presenti - per poter addivenire al regime di diritto comune per dipendenti ed appalti, rendendo quindi facile la previsione della migliore dottrina secondo cui la Corte ha lasciato «per un domani non lontano la possibilità che, proprio per dare nuovo senso all'autodichìa come strumento di tutela dell'indipendenza del Parlamento, le si pongano limiti conformi all'evoluzione dell'ordinamento e dei suoi principi costituzionali» (Clementi);
nella giurisprudenza domestica delle Camere sono da segnalarsi numerosi spunti chiaramente in controtendenza, rispetto alla ricostruzione offerta dalla sentenza n. 120 del 2014,
considerato che:
dobbiamo porci seriamente e convintamente il problema di riportare a norma questo regime: non possiamo farlo che con la gradualità imposta dalle nuove circostanze. Non possiamo fare carico a questi dipendenti della scoperta che l'ordinamento per il quale sono stati assunti, per il quale percepivano retribuzioni al di sopra della media, è cambiato: si trattava di quell'ignoranza inevitabile, per la quale l'ignoranza della legge scusa, secondo la sentenza della Corte costituzionale 24 marzo 1988, n. 364. Più in generale, va apprestato un piano di rientro nella legalità, che dia alle amministrazioni parlamentari il tempo necessario per adeguarsi all'ingresso nel diritto comune. Si tratta di un ingresso dirompente per molte incrostazioni gestionali e prassi comportamentali equivoche: i tentativi di riforma, sin qui abortiti, avevano tutti come punto debole la tesi dell'autodichìa, che impediva l'applicazione diretta della legge esterna nei confronti delle amministrazioni degli organi costituzionali;
un piano di rientro nella legalità non può che avere come stella polare questo dato di fatto: la legge si autoimpone e, d'ora in poi, tutto ciò che vi deroga deve essere deciso con legge. Ciò anche in considerazione del fatto che occorre una legge per imporre ad ogni cittadino un obbligo di dare o comunque una prestazione patrimoniale. In virtù di campagne di stampa, si prefigurano interventi di rimodulazione dei trattamenti economici in atto, su iniziativa di organi (il Consiglio di Presidenza) diversi da quello previsto in Costituzione come l'unico titolato ad esercitare la riserva di legge, cioè il Parlamento; invece, non si può ignorare che tutto ciò che si discosta dall'ordinaria procedura legislativa avrebbe l'effetto di violare l'articolo 23 della Costituzione;
impegna l'Ufficio di Presidenza a valutare l'opportunità, anche d'intesa con l'altro ramo del Parlamento, di adottare ogni iniziativa di competenza per rendere più effettiva la tutela dei diritti nei confronti dei dipendenti e nei confronti dei terzi, nella prospettiva di un progressivo superamento del principio dell'autodichìa.
DISEGNO DI LEGGE
Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (1428)
PROPOSTE DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE
CATALFO, PAGLINI, PUGLIA, ENDRIZZI, CRIMI, MORRA, AIROLA, SIMEONI, SERRA, FATTORI, SANTANGELO, MARTON, MORONESE, SCIBONA, MONTEVECCHI, VACCIANO, BERTOROTTA, PETROCELLI, BULGARELLI, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, MANGILI, DONNO, CASTALDI, LEZZI, BLUNDO
Respinta (*)
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n. 1428-A, recante deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro, dell'attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro;
considerato che:
sotto il profilo generale si rileva una sostanziale indeterminatezza dei principi e dei criteri direttivi di delega legislativa recati dal testo, oltreché una notevole vaghezza degli ambiti oggettivi della delega medesima, determinando - nei fatti - una violazione dell'articolo 76 della Costituzione. Parimenti lesa, sotto il profilo generale, appare la ripartizione di competenze legislative tra lo Stato e le Regioni. Tali problematiche di ordine generale sono particolarmente gravi con riferimento a specifici articoli del disegno di legge approvato dalla Commissione referente;
in base all'articolo 76 della Costituzione «l'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti». Si tratta di vincoli che intendono porre limiti elastici ma sostanziali ed imprescindibili all'esercizio della funzione legislativa da parte del Governo, tanto più laddove sia il Governo stesso ad auto-attribuirsi le deleghe mediante la presentazione di disegni di legge di iniziativa governativa;
l'assai consistente - sotto il profilo qualitativo e quantitativo - trasferimento del potere legislativo dal Parlamento al Governo, già da troppo tempo aggravato dalla proliferazione del ricorso alla decretazione d'urgenza, si sostanzia nel conferimento di deleghe generiche che non rispettano i criteri puntuali di cui all'articolo 76 della Costituzione. Esso finisce col determinare uno svuotamento del potere normativo spettante al Parlamento, sebbene formalmente sia il Parlamento stesso a trasferirne la potestà. Il fenomeno si verifica anche, come nel caso di specie, mediante la presentazione di significativi emendamenti di iniziativa governativa attraverso i quali l'esecutivo si conferisce, con formulazioni estremamente stringate - e quindi suscettibili di interpretazioni del tutto discrezionali estensive - ampie deleghe in ambiti assai delicati, sui quali spesso il Parlamento già lavora da tempo. Un caso analogo e preoccupante, in quanto riguarda la materia della corruzione, è rinvenibile nel disegno di legge delega - anch'esso di iniziativa legislativa - riguardante la riorganizzazione della pubblica amministrazione, attualmente in discussione in Senato;
nel disegno di legge n. 1428-A, il conferimento delle deleghe viene accompagnato dalla "minaccia" mediatica, neppur troppo larvata, di ricorrere allo strumento della decretazione d'urgenza se il testo voluto dal Governo non fosse sollecitamente approvato dalle Camere entro termini temporali rigidi e prefissati dal Governo stesso. In tal modo l'erosione della funzione legislativa parlamentare si realizza nel Parlamento mediante la determinazione generica di principi e criteri direttivi e la indicazione vaga dell'oggetto delle deleghe, rimettendo così al Governo stesso, che dovrebbe essere fedele esecutore della legge approvata dalle Camere, il compito essenziale di dare contenuto e limiti alla delega legislativa nei tempi e nei modi che riterrà di adottare. Ciò in quanto il mero potere consultivo delle Camere sui decreti legislativi delegati non ha modo di esplicarsi adeguatamente in presenza di deleghe ampie e generiche. Solo a distanza di anni, a danno legislativo compiuto, potrebbe la Corte Costituzionale rilevare l'eccesso di delega, come nel caso della recente sentenza sulla normativa sanzionatoria in materia di stupefacenti. Appare pertanto irrinunciabile, anche cogliendo l'occasione dell'esame di questioni pregiudiziali, un attento esame delle disposizioni che ci si accinge ad adottare, tanto più in presenza di materie delicate che riguardano la vita di milioni di persone, garantendo l'efficacia e la correttezza qualitativa e procedurale delle disposizioni legislative. Solo il puntuale rispetto del modello costituzionale può evitare i rischi insiti nei tanti aspetti problematici nell'evoluzione del sistema delle fonti, in direzione di uno sbilanciamento dei poteri verso il Governo;
con il disegno di legge in esame il Governo chiede al Parlamento di conferirgli la funzione legislativa in un numero rilevante di ambiti, tutti di portata e rilevanza estreme. L'articolo 1, infatti, reca una delega al Governo in materia di ammortizzatori sociali, l'articolo 2 una delega al Governo in materia di servizi per il lavoro e politiche attive con ben 23 specificazioni riferite all'ambito in cui esercitare tale funzione delegata - con evidente confusione tra principi e criteri direttivi - l'articolo 3 una delega al Governo in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti, l'articolo 4 una delega al Governo in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro, delle forme contrattuali e dell'attività ispettiva, l'articolo 5 una delega al Governo per la tutela e la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro. Tutte queste deleghe dovrebbero essere esercitate dal Governo entro sei mesi dall'approvazione della legge in esame; a tale ampio margine temporale si aggiungerebbero i dodici mesi che il Governo stesso si riserva per l'approvazione di disposizioni integrative e correttive dei decreti medesimi, tenuto conto delle evidenze attuative nel frattempo emerse. Le scadenze temporali in questione - in sostanza almeno un anno e mezzo dalla legge delega - sarebbero di per se tali da inficiare la pretesa del Governo di intervenire subito con decreto legge ove le Camere non si affrettassero a conferire rapidamente all'Esecutivo la funzione legislativa su un tale ampio ventaglio di questioni, sostanzialmente privandosi per tutto il periodo predetto della possibilità di intervenire efficacemente su tempi rimessi all'azione del Governo. Ciò tuttavia non impedisce al Governo medesimo di intervenire parallelamente, mediante altro decreto legge attualmente all'esame del Senato (n.132 del 2014), sulla applicabilità alle controversie in materia di lavoro concernenti i diritti del lavoratore dell'istituto della negoziazione assistita, al fine di degiurisdizionalizzare anche tali vertenze;
alla luce di quanto esposto, assai rilevanti si configurano le criticità di ordine costituzionale recate soprattutto dal novellato articolo 4, sia con riferimento all'indeterminatezza della delega conferita al Governo che all'effetto lesivo che essa, se interpretata - rectius esercitata - estensivamente, potrebbe arrecare a numerosi diritti oggetto di tutela costituzionale;
va preliminarmente rilevato, infatti, che la Carta costituzionale - laddove parla, significativamente nell'ambito dei "principi supremi", di una Repubblica «fondata sul lavoro» - va ben oltre un mero assunto simbolico nel porre, concretamente, il lavoro quale fondamento della dignità e della libertà della persona. Da tale base derivano tutti gli altri articoli che direttamente o indirettamente riguardano la tutela del lavoro e del lavoratore;
le modifiche apportate all'articolo 4 - in particolare laddove si fa riferimento alla previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all'anzianità di servizio (comma 1 , lettera b) - ben possono configurare, alla luce dei rilievi già ampiamente esposti in sede consultiva - una lesione dell'articolo 3, comma secondo della Costituzione, in base al quale la Repubblica deve rimuovere "gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economia e sociale del paese". Si configura altresì una lesione dell'articolo 4, in base al quale "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo tale diritto", nonché dell'articolo 35, ai sensi del quale "La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni";
in virtù dell'ampiezza dell'oggetto, della genericità dei principi e dei criteri direttivi della lettera b) del comma 1 di tale articolo 4 - che ammette la possibilità di un livello minore di tutela per i neo assunti - unitamente alla «flessibilizzazione» del termine di esercizio derivante dalla ulteriore delega correttiva recata dall'articolo 6 - ne può derivare una violazione, per i soggetti interessati dal progetto di modifica delle tutele, degli articoli 36 e 37 (in materia retributiva), 38 (tutela previdenziale e sicurezza sociale), 39 e 40 (contratto collettivo e diritti sindacali). Pertanto la disposizione in oggetto è suscettibile, sia nella discrezionalità della delega conferita, che nella sua applicazione concreta una volta eventualmente approvata, di porsi in contrasto con il principio di ragionevolezza (articolo 3 della Costituzione) e con il principio di effettività della tutela giurisdizionale (articolo 24 della Costituzione), rischiando di privare taluni lavoratori di strumenti di tutela attualmente riconosciuti;
l'articolo 4, comma 1, lettera c), nell'ambito della disciplina delle mansioni ed in assenza, nei criteri di delega, di garanzie di invarianza retributiva, rischia di affievolire, notevolmente, le disposizioni di cui all'articolo 36, primo comma della Costituzione, secondo cui «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa»;
in relazione, inoltre, all'articolo 4, comma 1, lettera d), riferito alla disciplina dei controlli a distanza pare assai preoccupante una sua «revisione», preso atto che le norme contenute nello Statuto dei Lavoratori già perseguono l'obbiettivo di tutelare la libertà e la dignità del lavoratore e, a tal fine, introducono una serie di limiti all'esercizio del potere direttivo, del potere disciplinare e, dunque, anche del potere di controllo del datore di lavoro, senza mutare la struttura formale di tali poteri e con essa il relativo assetto normativo, così come delineato dal Codice civile (artt. 2086-2106). La disposizione va letta in relazione alla successiva lettera h) laddove si parla di una "razionalizzazione e semplificazione dell'attività ispettiva";
già in sede consultiva erano stati sollevati rilievi in ordine ad altre disposizioni recate dal disegno di legge. In particolare, all'articolo 2, comma 2, si rileva che la materia "servizi e politiche attive per il lavoro" è riconducibile alla competenza legislativa generale delle Regioni, ai sensi dell'articolo 117, quarto comma, della Costituzione. La legge statale può considerarsi legittima in quanto la disciplina possa essere riconducibile alla materia "tutela del lavoro", attribuita, ai sensi dell'articolo 117, terzo comma della Costituzione, alla legislazione concorrente e si limiti, pertanto, alla previsione di norme generali e di principio;
in riferimento al medesimo articolo 2, comma 2, si segnala che alla lettera a), non appaiono chiari i contenuti del criterio direttivo ivi previsto, soprattutto in riferimento all'espressione "caratteristiche osservabili". Alla lettera c) del medesimo comma la norma di delega, nell'istituire l'Agenzia nazionale per l'occupazione, con la partecipazione di Stato, Regioni e Province autonome, ne prevede il funzionamento mediante una clausola di invarianza di spesa, in tal modo indirettamente vincolando le risorse proprie delle Regioni, in violazione dell'autonomia finanziaria e organizzativa ad esse riconosciuta, ai sensi dell'articolo 119 della Costituzione. Alla lettera e), risulta evidente una mancanza di coordinamento tra il criterio direttivo ivi previsto e quello di cui alla lettera u), sempre con riferimento alle competenze in materia di politiche attive del lavoro. Peraltro il criterio di razionalizzazione di enti e uffici, volto ad assicurare l'invarianza di spesa, agisce in modo diretto sull'organizzazione amministrativa delle Regioni, così incidendo sull'autonomia ad esse riconosciuta in materia. Il generico sistema di razionalizzazione degli uffici, così come definito dalle norme di delega, può altresì determinare soppressioni e riorganizzazioni di amministrazioni o uffici regionali, con l'effetto di incidere direttamente sulle posizioni lavorative del personale degli uffici medesimi;
considerato altresì che:
all'articolo 5, comma 2 lettera a), la formulazione del principio in esame non indica con chiarezza le ulteriori categorie di donne lavoratrici a cui si fa riferimento. Con riferimento alla lettera b), in violazione del principio di uguaglianza, il principio di automaticità ivi previsto, in relazione al diritto alla prestazione assistenziale, non prevede un'estensione anche ai casi in cui spetti l'indennità di paternità al lavoratore parasubordinato;
constatata, dunque, la violazione degli articoli 1, 24, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 76, 117 e 119 della Costituzione repubblicana,
delibera ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame dell'Atto Senato n. 1428-A.
DE PETRIS, BAROZZINO, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, PETRAGLIA, STEFANO, URAS, BENCINI, BOCCHINO
Respinta (*)
Il Senato,
in sede di discussione del disegno di legge recante "Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino dei rapporti di lavoro e di sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro" (AS 1428);
premesso che:
l'articolo 76 della Costituzione prevede che il Parlamento possa delegare il Governo ad emanare atti aventi forza di legge ordinaria esclusivamente sulla base e con l'osservanza puntuale di "principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti". La delega deve contenere quindi criteri molto stringenti e dettagliati, definiti e approvati dal Parlamento, cui il Governo deve attenersi rigorosamente;
in una legge-delega, la mancanza di principi e criteri direttivi comporta che l'unico criterio direttivo per la normazione dell'oggetto della delega sarebbe il libero apprezzamento del Governo. Proprio un simile assetto è stato dichiarato incostituzionale dalla sentenza della Corte Costituzionale 8/10/2007 n. 340 secondo cui «il libero apprezzamento del legislatore delegato non può mai assurgere a principio o criterio direttivo, in quanto agli antipodi di una legislazione vincolata, quale è, per definizione, la legislazione su delega";
il disegno di legge in oggetto contiene più deleghe che appaiono generiche e indeterminate e che non soddisfano i criteri stabiliti dall'articolo 76 della Costituzione; mancano infatti - in molti articoli - indicazioni di contenuto sufficienti a circoscrivere la discrezionalità del legislatore delegato. In tal modo all'Esecutivo viene concessa una eccessivamente ampia discrezionalità in merito a strumentazione di dettaglio e modo di costruire gli istituti, lasciando impregiudicata la direzione politica da scegliere e la compiuta e coerente individuazione degli obiettivi. Si tratta, quindi di una delega in bianco contenente molte contraddizioni interne data la particolarità della materia e le conseguenze che da alcune scelte deriverebbero non essendosi espresso alcun indirizzo del legislatore delegante e determinando un risultato complessivamente distorto rispetto alla volontà del legislatore pur espressa in altre previsioni contenute nel disegno di legge;
il terzo comma dell'articolo 81 della Costituzione, che recita " ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte" è completamente disatteso dalla presente legge delega che a dispetto delle astratte affermazioni contenute all'articolo 6 comma 3 (dall'attuazione delle deleghe recate dalla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica") ed escludendo nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato rende sostanzialmente impossibile realizzare gli obiettivi fissati anzitutto nei primi due articoli (ammortizzatori sociali e servizi per il lavoro e politiche attive). Una applicazione seria e coerente della delega dovrà necessariamente prevedere un aumento di oneri a carico finanza pubblica atteso che la delega stessa si prefigge lo scopo primario dell'estensione delle tutele sociali alla stragrande maggioranza dei lavoratori che tuttora ne sono privi. In caso contrario le attuali scarse e insufficienti risorse dovranno essere spalmate su una platea più vasta determinando nei fatti un abbassamento complessivo delle tutele sociali;
una tutela davvero universale, in attuazione del primo comma dell'articolo 3 della costituzione relativo al principio di uguaglianza, dovrebbe rivolgersi - visto l'attuale stato di disoccupazione e di concentrazione delle situazioni di maggior precarietà e sfruttamento non solo nel lavoro subordinato, ma anche nel lavoro "falso autonomo" delle partite iva a committente unico o comunque con redditi insufficienti - sia per la parte di normazione sul rapporto di lavoro che sugli ammortizzatori sociali all'intero mondo del lavoro, subordinato, parasubordinato e autonomo, prevedendo congrue e necessarie risorse economiche aggiuntive. Invece gli interventi previsti da questa delega confermano la ripartizione tradizionale e si rivolgono unicamente ai subordinati e a chi ha perso il lavoro subordinato in netto contrasto con il citato articolo 3 della Costituzione;
l'estensione del campo di applicazione dell'ASPI (Art.1, comma 2, lettera b), n.3) solo ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, non si configura come uno strumento universale, ancorché sperimentale, poichè esclude tutte le altre tipologie di lavoro, ovvero tipi di prestazioni che non hanno alcuna copertura né sostitutiva né integrativa: la copertura parziale quanto a tipologie di contratti o per altri requisiti è in contrasto con principi costituzionali, in particolare con quanto deriva dal combinato disposto degli artt. 3, 4 e 38 della Costituzione;
l'articolo 4, nella parte relativa alle tutele progressive previste per le nuove assunzioni (lettera b) opera una chiara discriminazione tra lavoratori configurando una palese violazione del diritto di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione;
la lettera a) dell'articolo 4, prospetta un compito non legislativo, ma di studio e analisi, propedeutico rispetto al potere enorme e totalizzante che il Governo chiede gli sia delegato: quello di redigere "un testo organico di disciplina delle tipologie contrattuali semplificate"; non si tratta solo di selezionare i tipi di rapporto di lavoro da mantenere e quelli da eliminare, ma di ri-disciplinare i rapporti salvaguardati, dunque potrebbe significare riscrivere il Codice Civile, lo Statuto dei lavoratori e la normativa speciale lavoristica, lasciando al solo Governo la decisione su aspetti dirimenti sul piano politico e sociale come mantenere o abolire la tutela dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori contro i licenziamenti arbitrari, mantenere, abolire o modificare le norme in tema di mansioni, di controlli, senza che il Parlamento possa interferire su questa "delega in bianco": appare così ancora più evidente la violazione dell'articolo 76 della Costituzione circa le caratteristiche della delega così come anche l'espropriazione totale del potere legislativo del Parlamento;
considerato infine che la delega in oggetto non tiene in alcun modo conto dell'assunto, ormai universalmente accettato, che la Repubblica disegnata dalla Costituzione non è uno spettatore neutrale delle dinamiche del mercato, ma un protagonista attivo, impegnato a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'uguaglianza (art. 3), a promuovere e rendere effettivo il diritto al lavoro (art. 4), a garantire una giusta retribuzione, sufficiente per un'esistenza libera e dignitosa (art. 36), a tutelare il lavoro femminile e la maternità (art. 37), a sostenere le condizioni di vita e assicurare il reddito dei lavoratori in caso di malattia, vecchiaia o disoccupazione (art. 38), a confrontarsi con rappresentanze sindacali libere basate sulla partecipazione democratica dei lavoratori (art. 39), a rispettare il diritto di sciopero (art. 40), ad espropriare aziende e darle in autogestione a "comunità di lavoratori", nel caso ciò sia nell'interesse generale (art. 43),
delibera di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1428.
________________
(*) Sulle proposte di questione pregiudiziale presentate è stata effettuata, ai sensi dell'articolo 93, comma 5, del Regolamento, un'unica votazione
Allegato B
Testo integrale dell'intervento del senatore Gaetti nella discussione congiunta dei Docc. VIII nn. 3 e 4 svoltasi nella seduta antimeridiana del 24 settembre 2014
L'ordine del giorno G40 nasce, purtroppo, da una triste constatazione.
Come componenti della Commissione bilancio, io e le mie colleghe ci siamo accorte che i funzionari del Servizio del bilancio del Senato, frequentemente, incorrono in difficoltà di collegamento con le banche dati della Ragioneria generale dello Stato.
Per di più, agli stessi funzionari non è consentito di accedere ad una strumentazione alternativa utile per le prerogative in materia di finanza pubblica, delle quali la 5a Commissione risulta investita per competenza.
Le carenze informative e le difficoltà di collegamento sono state diverse volte riscontrate e pure denunciate, ma a nulla sono valsi i tentativi di verifica e di monitoraggio dei sistemi, nonostante credo sia a tutti innegabile l'importanza e la necessità.
Non solo i Senatori della Commissione bilancio devono essere messi nelle condizioni di potere avere dati aggiornati e fedeli alla realtà, ma anche i nostri dipendenti che giorno dopo giorno lavorano per tradurre i dati che la Ragioneria generale dello Stato ha l'onere oltre che l'obbligo di trasmettere.
Se è vero che la Ragioneria generale dello Stato è un organo centrale di supporto e verifica per Parlamento e Governo nelle politiche, nei processi e negli adempimenti di bilancio e, soprattutto, se è vero che la Ragioneria ha come principale obiettivo istituzionale quello di garantire la corretta programmazione e la rigorosa gestione delle risorse pubbliche, allora a questo punto credo sia necessario accedere ai dati da questa raccolti.
Del resto la stessa legge di contabilità, all'articolo 6 rubricato Accesso alle banche dati e pubblicità di elementi informativi, al comma 1 prevede esplicitamente questo: «1. Ai fini del controllo parlamentare sulla finanza pubblica, anche di settore, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica hanno accesso, sulla base di apposite intese, alle banche dati delle amministrazioni pubbliche e ad ogni altra fonte informativa gestita da soggetti pubblici rilevante ai fini del controllo della finanza pubblica».
Se si considera che la legge finanziaria del 2007 ha autorizzato la spesa di 600.000 euro in favore di ciascuna Camera per il potenziamento e il collegamento delle strutture di supporto del Parlamento, anche avvalendosi della cooperazione di altre istituzioni e di istituti di ricerca, a questo punto non solo è un impegno dovuto per legge, ma anche e soprattutto un impegno economico, visto che le somme ogni anno vengono erogate e restano impegnate per una finalità particolare.
A questo punto, invito vivamente il Collegio dei Questori affinché si impegni ad utilizzare le somme in questione, in coerenza con la destinazione normativa e soprattutto, si impegni ad evitare che si verifichino fenomeni di distrazione di tali somme a favore di altre destinazioni. Fenomeni che di sicuro non si possono verificare nella casa in cui la legge si fa, ma soprattutto si dovrebbe rispettare.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:
Docc. VIII nn. 3 e 4:
sull'ordine del giorno G18, la senatrice Lanzillotta avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Anitori, Bisinella, Bubbico, Cassano, Ciampi, D'Ascola, Della Vedova, De Pietro, De Poli, D'Onghia, Esposito Giuseppe, Longo Fausto Guilherme, Minniti, Mirabelli, Molinari, Monti, Morra, Mussini, Nencini, Olivero, Petrocelli, Piano, Pizzetti, Quagliariello e Vicari
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Palermo, per attività della 1a Commissione permanente; Casini e Stucchi, per attività della 3a Commissione permanente; Amoruso, per attività dell'Assemblea parlamentare del Mediterraneo.
Commissioni permanenti, variazioni nella composizione
Il Presidente del Gruppo parlamentare Grandi Autonomie e Libertà ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:
4a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Langella, entra a farne parte il senatore Naccarato;
8a Commissione permanente: cessa di farne parte il senatore Naccarato.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro giustizia
(Governo Renzi-I)
Riforma della disciplina della responsabilità civile dei magistrati (1626)
(presentato in data 24/9/2014 ).
Governo, trasmissione di atti per il parere
Il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 23 settembre 2014, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 - lo schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1999, n. 162 per chiudere la procedura di infrazione 2011/4064 ai fini della corretta applicazione della direttiva 95/16/CE relativa agli ascensori e di semplificazione dei procedimenti per la concessione del nulla osta per ascensori e montacarichi, nonché della relativa licenza di esercizio (n. 111).
Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento,lo schema di decreto è deferito alla 10a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 24 ottobre 2014. Le Commissioni 1a, 5a, 8a e 14a potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito entro il 14 ottobre 2014.
Mozioni
ENDRIZZI, GIROTTO, CAPPELLETTI, MONTEVECCHI, SANTANGELO, DONNO, FATTORI, BERTOROTTA, LEZZI - Il Senato,
premesso che:
la crisi e il conflitto nell'Ucraina orientale tra le truppe governative di Kiev e i ribelli separatisti filo-russi ha determinato, già a partire dal mese di luglio 2014, da parte dell'Unione europea l'adozione di misure restrittive, nei confronti dell'export tecnologico verso la Russia e delle sue banche che stanno sostenendo, sia materialmente che finanziariamente, azioni che compromettono o minacciano la sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza dell'Ucraina;
già a partire dai primi giorni di agosto, la Russia ha annunciato un embargo sulle importazioni dall'Ucraina di soia e prodotti da girasole e ha successivamente annunciato il blocco degli acquisti di pesche dalla Grecia, come pure di carne di pollo dagli Stati Uniti, ufficialmente dettate da criteri sanitari. Successivamente il Governo russo, in risposta alle sanzioni decise dagli Stati Uniti e dall'Unione europea, ha annunciato una serie di misure economiche, concretizzatesi nel divieto di importazione, per la durata di un anno, di un nutrito elenco di generi alimentari dai 28 Paesi della UE, dagli USA, dal Canada, dalla Norvegia e dall'Austria. Detta messa al bando dovrebbe comportare la cancellazione di oltre 31 miliardi di euro su un totale di circa 52 miliardi di importazioni agroalimentari russe di carne, pollo, pesce, latte, uova, frutta e verdura; e all'orizzonte si prospetta una guerra commerciale che potrebbe avere conseguenze economiche molto pesanti per entrambe le parti;
appare ovvio che la Russia risponde all'assedio europeo e statunitense con la stessa moneta, e se gli USA non hanno molto da perdere nella guerra commerciale con Mosca, molti Paesi europei, in primis l'Italia, potrebbero avere pesantissime ripercussioni; inoltre, il perdurare della crisi ucraina rischia di determinare reciproche ulteriori e più gravi misure sanzionatorie e restrizioni;
la guerra in Ucraina si riflette dunque in maniera immediata e pesantissima anche sull'Italia per via dell'embargo imposto dalla Russia sui prodotti agroalimentari dei Paesi UE, di cui l'Italia è il primo produttore. Una misura presa in risposta alle sanzioni che a sua volta l'Unione europea e gli Stati Uniti hanno applicato a Mosca e che rischia di far perdere al settore agroalimentare italiano tra 160 e i 200 milioni di euro di esportazioni, come stimato dalla Coldiretti;
in particolare, la guerra delle sanzioni tra Europa e Russia sta determinando danni ingentissimi, non solo congiunturali ma anche strutturali, alle imprese del sistema agroalimentare del nostro Paese, con particolare riferimento alle imprese venete; infatti, il valore dell'export del Veneto verso la Russia, registrato nel 2013, è pari ad oltre 1,8 miliardi di euro a fronte di un totale di circa 11 miliardi di euro di esportazioni italiane di prodotti ortofrutticoli;
il danno stimato, secondo una ricerca della SACE, per il 2014-2015 per l'Italia, a seconda dell'evoluzione dello scenario internazionale, potrebbe comportare una perdita totale di valore tra i 938 milioni e i 2,4 miliardi di euro;
le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani in Russia, nonostante le tensioni, sono aumentate dell'1 per cento nel primo quadrimestre del 2014, dopo che nel 2013, sottolinea la Coldiretti, avevano raggiunto la cifra record di 706 milioni di euro, messi ora a rischio dalle sanzioni. In particolare sono state bloccate le spedizioni di ortofrutta per un importo di 72 milioni di euro nel 2013, le carni per 61 milioni di euro, latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro e importi molti inferiori per il pesce che l'Italia spedisce in quantità molto limitate in Russia. Se i danni diretti per il made in Italy agroalimentare sono stimabili dalla Coldiretti attorno ai 200 milioni di euro, pesanti sono anche quelli indiretti, con l'Italia che potrebbe diventare mercato di sbocco di quei prodotti comunitari ed extracomunitari ora rifiutati dalla Russia che rischiano di essere spacciati come made in Italy perché non è sempre obbligatorio indicare la provenienza in etichetta;
come ha dichiarato lo stesso Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Martina, l'embargo della Russia impatterà per il 2014 per almeno 170 milioni di euro sulla filiera, penalizzando in particolare i comparti del latte e dei suoi derivati, della carne e dell'ortofrutta. Ma i timori sono che nella realtà i numeri possano essere ancora più sfavorevoli;
l'Italia è il secondo partner commerciale della Russia in Europa dopo la Germania e il quarto a livello mondiale. Secondo dati Istat e Eurostat, nel 2013, le esportazioni italiane nella Federazione russa hanno raggiunto il loro massimo storico con 10,8 miliardi di euro;
dalle dichiarazioni rese dal Governo sul tema appare di tutta evidenza come siano state completamente sottovalutate le conseguenze pratiche della decisione dell'Unione europea di comminare sanzioni alla Federazione russa. Decisione (alla quale il Governo italiano ha contribuito attivamente, stante il ruolo di guida del semestre europeo) a giudizio dei proponenti decisamente miope dinanzi ai facilmente prevedibili effetti conseguenti, nei più svariati campi, a partire dal settore agroalimentare, il quale, valutata la situazione di congiuntura economica globale, non rischia la sola contrazione del fatturato, ma ben più gravi conseguenze sull'insieme della filiera produttiva, della trasformazione e del trasporto dei prodotti che potrebbero creare danni strutturali di medio e lungo periodo;
considerato che:
la Commissione europea ha reso disponibili 125 milioni di euro per risarcire i danni che subiranno i produttori della UE di frutta, ortaggi e prodotti agricoli deperibili a causa dell'embargo russo contro i prodotti alimentari occidentali. Ma gli effetti potenziali dell'embargo russo sulle importazioni di prodotti alimentari occidentali vanno ben oltre gli effetti su questi prodotti. Per la UE l'effetto potenziale complessivo ammonta ad una perdita di produzione annuale di 6,7 miliardi di dollari. Ciò metterebbe a rischio 130.000 posti di lavoro. La Germania soffrirebbe della maggiore perdita di produzione in termini di euro e il maggior numero di posti di lavoro a rischio riguarderebbe la Polonia. L'Italia potrebbe perdere in termini di Pil circa 591 milioni di dollari, pari a 0,03 punti percentuali di Pil con una perdita di posti di lavoro di circa 9.000 unità;
i 125 milioni di euro di risarcimento messo in atto dalla UE sono del tutto insufficienti e detta cifra va assolutamente incrementata per far fronte in maniera congrua all'ingente danno subito dalle imprese europee ed italiane in particolare;
valutato altresì che:
da fonti comunitarie si apprende che la Polonia avrebbe già assorbito con le sue richieste di sostegno una quota che sfiora il 90 per cento dell'intero budget stanziato da Bruxelles il 18 agosto per le produzioni ortofrutticole deperibili, pari a 125 milioni di euro, situazione che avrebbe spinto la Commissione alla decisione di sospendere gli aiuti;
la sospensione delle misure di emergenza adottate dopo l'embargo russo per frutta e verdura deperibile, a causa " di un aumento sproporzionato di richieste per alcuni prodotti", lascia i produttori ortofrutticoli italiani completamente privi di qualsiasi forma di risarcimento e conferma tutti i dubbi e le perplessità riferiti all'esiguità delle risorse stanziate e alle modalità di accesso ai finanziamenti stessi;
il commissario uscente all'agricoltura, Ciolos, si sarebbe impegnato a presentare un nuovo schema di intervento più mirato,
impegna il Governo:
1) ad attivarsi perché sia adottato ogni intervento necessario, in sede europea, al fine di garantire maggiori risorse per risarcire le imprese e i produttori europei danneggiati dall'embargo russo, prevedendo misure eccezionali per fronteggiare la situazione congiunturale venutasi a creare, tra le quali:
a) l'eventuale acquisto dei prodotti rifiutati promuovendone l'utilizzo in mercati alternativi, anche al fine di garantire i servizi di ristorazione espletati nelle mense di qualsivoglia ente pubblico o per la fornitura ai servizi riservati all'accoglienza dei bisognosi (poveri, migranti, eccetera);
b) interventi finanziari diretti ad agevolare e favorire il contesto strutturale nel quale le aziende del settore agroalimentare operano anticipando e contrastando così l'emergere di nefasti effetti di medio e lungo periodo;
c) l'attenta e scrupolosa vigilanza sull'entità delle richieste di risarcimento provenienti dai Paesi della UE che, a giudizio dei proponenti troppo semplicisticamente, dichiarano di aver ritirato ingenti quantitativi di frutta ed ortaggi;
2) ad adottare, al di là dei piani d'azione a livello europeo, in accordo con le associazioni di categoria, specifiche misure di sostegno delle imprese agroalimentari e manifatturiere italiane colpite dall'embargo russo, cogliendo l'occasione per rimettere in discussione le regole del commercio internazionale, nonché proponendo nuove e concrete misure volte alla tutela prioritaria della commercializzazione sul territorio dell'Unione dei prodotti agroalimentari.
(1-00313)
Interrogazioni
CIOFFI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico - Premesso che:
nel nostro Paese l'autotrasporto per conto terzi è stato regolato attraverso il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, al fine di stabilire dei costi minimi di esercizio per la tutela della sicurezza stradale;
con una pronuncia del 4 settembre 2014 (Cause riunite C-184/13, C-187/13, C-194/13, C-195/13, C-208/13) la Corte di giustizia dell'Unione europea ha censurato la disciplina di cui all'articolo 83-bis del citato decreto-legge in materia di costi minimi di esercizio per l'autotrasporto per conto terzi facendo seguito alle domande pregiudiziali formulate dal TAR del Lazio in ordine alla compatibilità comunitaria della norma;
nei punti da 51 a 57 della pronuncia la Corte entra nel merito della disciplina e, pur rilevando che "la tutela della sicurezza stradale possa costituire un obiettivo legittimo", ritiene che la determinazione dei costi minimi d'esercizio non sia "idonea né direttamente né indirettamente a garantirne il conseguimento" per due importanti presupposti: la normativa si limita a prendere in considerazione, in maniera generica, la tutela della sicurezza stradale, senza stabilire alcun nesso tra i costi minimi d'esercizio e il rafforzamento della sicurezza stradale; la normativa non raggiunge l'obiettivo addotto in modo coerente e sistematico andando "al di là del necessario", in quanto non permette "al vettore di provare che esso, nonostante offra prezzi inferiori alle tariffe minime stabilite, si conformi pienamente alle disposizioni vigenti in materia di sicurezza" ed "esistono moltissime norme, comprese quelle del diritto dell'Unione, riguardanti specificamente la sicurezza stradale, che costituiscono misure più efficaci e meno restrittive, come le norme dell'Unione in materia di durata massima settimanale del lavoro, pause, riposi, lavoro notturno e controllo tecnico degli autoveicoli. La stretta osservanza di tali norme può garantire effettivamente il livello di sicurezza stradale adeguato";
la Corte conclude rilevando che "la determinazione dei costi minimi d'esercizio non può essere giustificata da un obiettivo legittimo",
si chiede di sapere se e con quale indirizzo il Governo intenda intervenire al fine di evitare il ricorso a sanzioni per violazione del principio di concorrenza da parte dell'Unione europea.
(3-01234)
Maurizio ROMANI, GAMBARO, BENCINI, MUSSINI - Al Ministro della salute - Premesso che:
la leucemia mieloide cronica (LMC) è una condizione clinica patologica caratterizzata dalla moltiplicazione anomala e incontrollata di cellule mieloidi del midollo osseo. Queste cellule, come indica l'aggettivo "mieloide", appartengono in primo luogo alla serie che porta alla formazione dei granulociti, un tipo di globuli bianchi. In conseguenza di questa eccessiva proliferazione si accumula un clone, cioè una popolazione omogenea, di granulociti immaturi nel midollo osseo e nel sangue;
l'incidenza di questa patologia nei Paesi industrializzati è di 2 casi ogni 100.000 persone all'anno, il sesso più colpito è quello maschile, con un rapporto di 2 a uno, e colpisce ad ogni età mentre l'aspettativa di vita alla diagnosi è di 45-50 anni. In Italia nel 2013 i pazienti affetti da LMC sono stati 7.881, con un'incidenza annuale del 12 per cento, corrispondenti a 930 nuovi casi;
anche se può presentarsi asintomatica, da un punto di vista clinico il decorso della malattia si divide in 3 fasi: una prima fase cronica, della durata di circa 5 anni, che attraverso l'accumulo di ulteriori mutazioni o altre lesioni genetiche evolve in una fase intermedia di accelerazione e in una fase finale di trasformazione in leucemia acuta (crisi blastica), invariabilmente fatale. L'obiettivo della terapia è quello di mantenere il paziente nella fase cronica ed evitare la progressione verso le fasi accelerata o blastica dove le possibilità di trattamento, incluso il trapianto di midollo osseo, sono molto scarse;
il farmaco Ponatinib, farmaco orfano prodotto da Ariad Pharmaceuticals, è indicato per il trattamento dei pazienti affetti da LMC e da leucemia linfoblastica acuta (LLA) che non abbiano risposto positivamente ad altri trattamenti. Fino ad oggi Ariad Pharmaceuticals ha concesso questo farmaco ad uso compassionevole arrivando a trattare più di 200 pazienti;
considerato che:
in Italia, diversamente da molti Paesi europei, questo tipo di tumore non è incluso nell'elenco delle malattie rare;
il decreto-legge n. 158 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012, e recante "Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute", all'art. 12, comma 3, dispone che la domanda di classificazione di un farmaco orfano fra i medicinali erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale o di altri farmaci di eccezionale rilevanza terapeutica e sociale previsti in una specifica deliberazione dell'Agenzia italiana del farmaco, adottata su proposta della commissione consultiva tecnico-scientifica, possa essere presentata anteriormente al rilascio dell'autorizzazione all'immissione in commercio. In questi casi Aifa è tenuta a comunicare le proprie determinazioni in merito entro 180 giorni e qualora la domanda venisse rigettata all'azienda produttrice dovrà essere comunicato il parere della commissione consultiva tecnico-scientifica o del comitato prezzi e rimborso sui quali tale decisione è fondata;
risulta all'interrogante che Ariad Pharmaceuticals Italia attenda da ben 14 mesi il parere della commissione consultiva tecnico-scientifica dell'Aifa e, di conseguenza, la relativa determinazione Aifa. È quindi prevedibile che nell'arco di pochi mesi Ariad Pharmaceuticals Italia non sarà più in grado di assicurare la distribuzione ad uso compassionevole di Ponatinib,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivarsi al fine di inserire la leucemia mieloide cronica (LMC) e la leucemia linfoblastica acuta (LLA) nell'elenco delle malattie rare;
se non consideri necessario intervenire con urgenza per rendere più rapide le procedure di registrazione dei farmaci orfani, tenuto conto di quanto la tempestività sia spesso determinante nella cura, ad esempio, delle patologie tumorali;
se non ritenga urgente intervenire, per quanto di sua competenza, per assicurare che i termini previsti dall'art. 12 del decreto-legge n. 158 del 2012 siano rispettati.
(3-01235)
CATALFO, PAGLINI, PUGLIA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
8.000 lavoratori dei servizi della formazione professionale e degli sportelli multifunzionali siciliani si trovano in un grave ed insostenibile stato di precarietà, vedendo disattesi il rispetto e l'applicazione di tutte le garanzie occupazionali. Da diversi mesi i lavoratori non percepiscono lo stipendio, pertanto il mancato recupero diretto di tutte le somme arretrate (da 14 a 28 mesi) loro spettanti ha creato una situazione di emergenza assoluta per le famiglie interessate;
a questo si aggiunge la sospensione del pubblico servizio per ciò che attiene all'erogazione delle politiche attive del lavoro, compreso la "Youth guarantee" (programma europeo per favorire l'occupabilità e l'avvicinamento dei giovani al mercato del lavoro), e all'attivazione e al proseguimento dei percorsi di obbligo d'istruzione e formazione. Ciò comporta un grave danno per lo Stato, per i disoccupati e per gli allievi che spesso appartengono a categorie sociali che devono essere tutelate e protette come propone l'Europa con la lotta all'esclusione sociale;
considerato che:
la Commissione europea ha adottato il programma operativo nazionale per l'implementazione in Italia dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, la cosiddetta Garanzia giovani, il piano da 6 miliardi di euro che si ripropone di assicurare che ogni giovane fino a 25 anni (da noi fino a 29) riceva un'offerta qualitativamente valida di lavoro, di istruzione o di formazione entro 4 mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'abbandono dell'istruzione formale. In tutto ne beneficeranno i 20 Stati membri che hanno regioni in cui la disoccupazione giovanile supera il 25 per cento;
la European youth guarantee è un nuovo meccanismo contro la disoccupazione giovanile che riguarda 5,7 milioni di giovani europei. Il programma prevede che tutti i giovani europei sotto i 25 anni ricevano un'offerta di lavoro (apprendistato, tirocinio, impiego o altra fase formativa) entro 4 mesi dalla fine degli studi o, se già lavoravano, dall'inizio del periodo di disoccupazione;
quello italiano è il secondo programma operativo adottato dall'Esecutivo dopo quello francese. Il nostro Paese mobiliterà in totale 1,5 miliardi di euro di cui 1,1 miliardi proverranno da Bruxelles, giungendo sia dall'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, di cui l'Italia è il secondo maggior destinatario con più di 530 milioni di euro che verranno utilizzati in quasi tutte le Regioni sotto il coordinamento del Ministero del lavoro, sia dal Fondo sociale europeo;
il programma dell'Italia che attua l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile dovrebbe interessare più di mezzo milione di giovani italiani che non lavorano, non studiano o non sono in formazione;
ai beneficiari dovrebbe essere offerta un'ampia gamma di azioni su misura: sessioni d'informazione e di orientamento; formazione professionale, collocamenti lavorativi, apprendistati, in particolare per i più giovani, tirocini, promozione del lavoro autonomo e dell'imprenditorialità, opportunità di mobilità professionale su scala transnazionale e territoriale e un sistema basato sul servizio pubblico con la possibilità di certificare l'acquisizione di nuove competenze;
le Regioni sono gli attori fondamentali da cui dipende il successo di questo programma, sta a loro il compito di progettare interventi rispondenti alle loro esigenze specifiche, interventi che siano coerenti con il contesto socioeconomico locale. Tali interventi dovranno avere il sostegno in particolare dei servizi pubblici per l'impiego al fine di fornire adeguate misure di attivazione dei programmi nazionali;
considerato inoltre che:
l'interruzione del pubblico servizio con l'eliminazione del personale specializzato degli sportelli multifunzionali dai CPI (centri per l'impiego) ha prodotto la mancata applicazione di tutte le attività previste dalla "legge Fornero" (legge n. 92 del 2012) sull'orientamento e sulle politiche attive del lavoro, ovvero incontro domanda e offerta, per cui i lavoratori in stato di cassa integrazione, mobilità e disoccupati in genere avrebbero dovuto godere dei servizi specialistici per il reinserimento e l'inserimento nel mondo del lavoro, disattendendo la legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), nonché il blocco delle attività collegate alla "Garanzia giovani" e all'obbligo di istruzione e informazione;
il mancato rispetto delle leggi regionali siciliane n. 24 del 1976 e n. 25 del 1993, dell'art. n. 34 del contratto collettivo nazionale del lavoro e di tutte le leggi e norme a difesa dei lavoratori e del sistema formativo hanno comportato la negazione del diritto al lavoro sancito dalla Costituzione e le relative mancate retribuzioni,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intenda assumere per la tutela dei lavoratori in questione affinché vengano sbloccate al più presto le loro retribuzioni ed inoltre si strutturino i servizi per il lavoro, si dia avvio ai percorsi di obbligo di istruzione nonché delle attività della terza annualità del piano giovani;
se intenda attivarsi presso le amministrazioni competenti perché venga, quindi, dichiarato lo stato di crisi del settore con la conseguente riattivazione del fondo di garanzia;
quali iniziative siano state intraprese e/o si intenda intraprendere per dare attuazione al programma "Garanzia giovani" predisposto dal Governo ed in particolare relativamente alla precarietà di cui sono vittime gli 8.000 lavoratori dei servizi della formazione professionale e degli sportelli multifunzionali siciliani che di conseguenza comporta il blocco dell'erogazione del servizio stesso, incluso il programma "Youth guarantee".
(3-01236)
PICCOLI - Ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
già nel 2002 la stampa veneta (si veda un articolo pubblicato su "Il corriere delle Alpi" del 19 aprile 2002) aveva dato notizia della prossima realizzazione di un elettrodotto da 380 KV tra Cordignano (Treviso) e Lienz (in Austria), che avrebbe interessato 21 comuni della provincia di Belluno e 4 in quella di Treviso, per un percorso nel territorio italiano di circa 80 chilometri. Dopo aver avviato tutte le procedure necessarie il gestore della rete di trasmissione nazionale, la GRTN SpA, che ha presentato il progetto, ha ottenuto da parte del Governo alcune semplificazioni degli iter amministrativi per accelerare la realizzazione dell'opera entro il 2006;
l'elettrodotto, ad altissima tensione, rientra nelle tipologia di interventi in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici previsti dalla legge n. 443 del 2001 (cosiddetta legge obiettivo) la cui autorizzazione ai lavori spetta allo Stato, previa intesa con la Regione;
il Consiglio regionale del Veneto ha approvato nel 2003 una risoluzione che impegna la Giunta regionale "a rendere parere negativo su ogni atto relativo alla realizzazione dell'elettrodotto (...) e ad intraprendere tutte le iniziative necessarie ad impedirne la realizzazione";
la realizzazione dell'opera ha incontrato la ferma opposizione dei Comuni di Mogliano Veneto, Preganziol, Casale sul Sile, Silea, Roncade, Monastier, San Biagio di Callalta, Ponte di Piave, Ormelle, Oderzo, Fontanelle, Gaiarine, Godega di Sant'Urbano, Orsago e Cordignano, che denunciano il non mitigabile degrado ambientale del loro territorio gravato dal tracciato in progetto, territorio estremamente sensibile e vulnerabile e quindi fortemente intriso di vincoli naturali di tipo geologico, idraulico e forestale;
anche i Comuni di Cordignano, Sarmede, Fregona, Vittorio Veneto, Farra d'Alpago, Tambre, Puos d'Alpago, Chies d'Alpago, Pieve d'Alpago, Ponte nelle Alpi, Soverzene, Longarone, Castellavazzo, Ospitale di Cadore, Perarolo, Pieve di Cadore, Domegge, Lozzo di Cadore, Vigo di Cadore, Auronzo, Comelico superiore, Danta e S. Nicolò Comelico hanno tempo prima espresso la loro contrarietà al progetto, a causa delle inaccettabili ripercussioni ambientali e di inquinamento elettromagnetico che una simile opera comporterebbe, visto che il territorio interessato è quasi interamente sottoposto a vincolo ambientale e non appare concepita con l'attenzione dovuta al fine di evitare, sulla base di un principio cautelativo, la creazione di situazioni che determinino incrementi significativi dei livelli di esposizione per la popolazione. In particolare la zona dell'Alpago e del Cadore, a vocazione turistica, verrebbe irreparabilmente danneggiata nelle sue componenti ambientali vanificando e compromettendo anche i programmi di valorizzazione territoriale oggetto di finanziamento pubblico e di iniziative imprenditoriali di settore;
a parere delle amministrazioni comunali non sono compensabili le pesanti incidenze che tale opera comporterebbe sugli habitat e sulle specie animali e vegetali censiti ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 43/92/CEE all'interno dei siti "Natura 2000" in prossimità dei quali si vorrebbe far snodare il tracciato della linea elettrica;
i medesimi Comuni hanno denunciato altresì un impatto elettromagnetico certamente inaccettabile cui sarebbero esposte numerose abitazioni e luoghi destinati a permanenza prolungata di persone;
hanno fatto inoltre presente che non sono stati affatto consultati per la localizzazione dell'opera ai fini di una corretta elaborazione di un progetto così impattante e potenzialmente diretto a stravolgere gli strumenti urbanistici locali;
è necessario che le reti infrastrutturali (elettriche, stradali, telematiche, eccetera) vengano realizzate con le migliori tecnologie possibili e con il massimo livello di sostenibilità ambientale, come recita l'art. 1, comma 1, lettera c), della legge n. 36 del 2001: "assicurare la tutela dell'ambiente e del paesaggio e promuovere l'innovazione tecnologica e le azioni di risanamento volte a minimizzare l'intensità e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, secondo le migliori tecnologie disponibili";
la GRTN SpA è confluita dal 1° novembre 2005, mediante un'operazione di trasferimento di questa attività, in Terna SpA;
in data 21 febbraio 2011 Terna SpA presentava al Ministero competente un progetto, denominato di "razionalizzazione e sviluppo della Rete di trasmissione nazionale (RTN) nella media valle del Piave", volto all'autorizzazione per la costruzione ed esercizio di una serie di interventi sulla rete a 220 kV attinenti alle stazioni elettriche di Polpet e Soverzene e alle direttrici Polpet-Soverzene, Polpet-Lienz e Polpet-Scorzè, e sulla rete a 132 kV per le direttrici Polpet-Belluno, Polpet-Forno di Zoldo, Pelos-Gardona-Desedan e la stazione elettrica di Gardona, con l'inserimento di alcuni tratti di elettrodotto in cavo interrato;
tali opere, riguardando la costruzione di elettrodotti facenti parte della rete nazionale di trasporto dell'energia elettrica, sono soggette ad autorizzazione rilasciata, nell'ambito del procedimento unico, dal Ministero dello sviluppo economico di concerto col Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa con la Regione Veneto;
l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha classificato i campi elettromagnetici generati dagli elettrodotti come "possibili cancerogeni" e che l'Organizzazione mondiale della sanità afferma che per i campi elettromagnetici c'è evidenza sufficiente per invocare il principio di precauzione;
il diritto alla salute è inviolabile e prioritario rispetto alla soddisfazione di qualsiasi altro interesse, sia esso pubblico o privato, e pertanto un possibile pericolo originato dagli elettrodotti non può essere genericamente considerato come un rischio socialmente accettabile;
il progetto potrebbe degradare irreparabilmente notevoli parti di territorio in quanto l'impatto ambientale di un'opera, con tralicci alti anche 60 metri e con percorso sviluppato lungo pendii, crinali, dorsali, cime e valli, al quale deve corrispondere una striscia di servitù di 200 metri di ampiezza, rappresenterebbe uno sfregio permanente e non mitigabile con possibili incidenze negative sugli habitat e sulle specie animali e vegetali;
simili opere vanificano e compromettono i programmi di conservazione e valorizzazione territoriale, e depauperano gli attuali valori edilizi, fondiari ed agroforestali dei terreni potenzialmente vincolati dalla linea elettrica e dai tralicci, e determinano concreto pregiudizio alle possibilità di sviluppo economico e quindi della permanenza delle popolazioni a presidio del territorio (non si dimentichi infatti che si tratta di aree già soggette a fenomeni drammatici di spopolamento);
il territorio bellunese, grazie anche al fatto di essere inserito con le Dolomiti nella lista Unesco dei siti patrimonio culturale dell'umanità, deve pretendere ed ottenere che le necessarie reti infrastrutturali (elettriche, stradali, telematiche, eccetera) vengano realizzate con le migliori tecnologie possibili e con il massimo livello di sostenibilità ambientale;
secondo il principio di precauzione, enunciato nell'articolo 174 del trattato istitutivo dell'Unione europea, al fine di garantire la protezione di beni fondamentali come la salute e o l'ambiente, è necessaria l'adozione di misure di cautela anche in situazione di incertezza scientifica, nelle quali è ipotizzabile soltanto una situazione di rischio presumibile, anche se non è ancora dimostrata, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, la sicura o anche solo probabile evoluzione del rischio in pericolo;
queste iniziative, essendo tali da mutare in maniera incisiva il rapporto con l'ecosistema, rientrano tra quelle soggette a VIA nazionale, e devono essere sottoposte a valutazione d'incidenza in considerazione degli impatti sulle finalità di conservazione dei siti classificati di importanza comunitaria per la protezione dell'habitat naturale e designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici;
constatato che:
il Consiglio regionale del Veneto, in data 24 giugno 2003, approvando la risoluzione n. 58 "Elettrodotto Lienz-Cordignano-Venezia: difesa delle competenze regionali in materia di tutela della salute dei cittadini e salvaguardia dell'ambiente", dà parere negativo alla costruzione dell'elettrodotto, impegnandosi a sostenere tutte le iniziative promosse in tale direzione oltre ad opporsi all'imposizione di vincoli e servitù derivanti da nuove linee elettriche ed a rivendicare, comunque, la sua piena competenza nell'indicare le modalità di realizzazione dell'intervento e la sua localizzazione secondo rigorosi criteri di tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente;
in data 26 maggio 2014 con una nuova risoluzione, approvata all'unanimità il 12 giugno 2014 (n. 72, "Elettrodotti in Valbelluna: rivedere totalmente il progetto partendo dai territori"), il Consiglio regionale del Veneto in modo trasversale riconosce la necessità di sospendere da subito la procedura di VIA del progetto Terna denominato "Razionalizzazione e sviluppo della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) nella media valle del Piave", per approntare una revisione totale del progetto, alla luce delle nuove innovazioni tecnologiche e gestionali oltre che delle variazioni di domanda di energia e aprire un tavolo di concertazione tra Regione Veneto e Terna per verificare le criticità della rete elettrica esistente e quella in progetto nel Veneto per arrivare ad una strategia di sviluppo sostenibile delle infrastrutture elettriche che adotti le migliori tecniche possibili in termini sia di efficienza energetica che di impatto ambientale;
in merito ai progetti enunciati, in esito all'istanza di valutazione d'impatto ambientale 23 novembre 2011, con procedura integrata per la valutazione di incidenza, numerosi enti, sia pubblici che privati, presentavano osservazioni critiche allo studio di impatto ambientale di Terna SpA, evidenziando gravi carenze progettuali, con inaccettabile sottovalutazione dei reali impatti che gli elettrodotti creerebbero;
il Ministero dello sviluppo economico, in data 8 aprile 2011, ha autorizzato la costruzione di un elettrodotto in cavo a corrente continua a 380 kV a doppia terna tra Francia-Italia. Progetto che, alle sue origini, nel 1994, ha riscontrato il giudizio negativo della commissione VIA riguardo alla compatibilità ambientale del progetto e che, anche per questo motivo, negli anni 2006-2007 ha deciso di abbandonare l'utilizzo di tralicci in favore dell'interramento in corrente continua nel pieno rispetto dell'ambiente;
il Ministero dell'ambiente, con il parere n. 900 del 30 marzo 2012 relativo alla VAS del "piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale del 2011", elaborato da Terna, ha espresso che "Terna non ha mai sviluppato la valutazione delle alternative per nessun intervento e a nessun livello di valutazione" e che "si ritiene necessario analizzare diverse alternative relativamente a differenti modalità di raggiungimento degli obiettivi individuati all'interno delle analisi del fabbisogno stimato dal PdS stesso";
lo stesso Ministero, con la richiesta di integrazioni del 7 novembre 2012, evidenzia la carenza e sommarietà del progetto, sia in riferimento agli strumenti programmatici e pianificatori sia in merito allo studio del paesaggio, affrontato nello studio di impatto ambientale in maniera molto generica, e come fosse necessario in sede progettuale approfondire le motivazioni dell'opera e della scelta tecnica, valutare tracciati progettuali migliorativi (come ad esempio seguire il corridoio dell'autostrada A27) ed informare il pubblico interessato (di fatto numerosi soggetti, pubblici e privati) il quale può proporre utili osservazioni;
il Consiglio di Stato, IV Sezione, con la sentenza n. 3205 del 2013 pronunciata sul ricorso promosso dal Comune di Vigonovo ed altri, in merito alla realizzazione da parte di Terna SpA di un nuovo elettrodotto in linea aerea a 380 kV tra le stazioni elettriche di Dolo (Venezia) e Camin (Padova), annulla in via definitiva il decreto ministeriale 2 febbraio 2010, n. 3, che dà giudizio positivo di compatibilità ambientale. Sentenza che oltre ad essere entrata nel merito della valutazione ambientale ha anche provveduto ad azzerare tutto il procedimento amministrativo di questo progetto di Terna,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, tenuto conto di quanto occorso con il progetto Cordignano (Treviso) e Lienz, prevedere, per quanto di competenza, una revisione del progetto "razionalizzazione e sviluppo della Rete di trasmissione nazionale (RTN) nella media valle del Piave" proposto da Terna.
(3-01237)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CENTINAIO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 12 agosto 2014, oltre al nuovo presidente della fondazione Monte dei Paschi di Siena, professor Marcello Clarich, è stata nominata la nuova deputazione amministratrice della fondazione;
all'interno della nuova deputazione è entrata la signora Giovanna Barni, presidente e responsabile business development di CoopCulture, una cooperativa italiana operante nei servizi per l'arte;
considerato che a quanto risulta all'interrogante:
la signora Barni è parente stretto (figlia) del massimo rappresentante di uno degli enti nominanti della fondazione Monte dei Paschi di Siena, vale a dire la signora Monica Barni, rettore dell'università per Stranieri di Siena;
l'università per Stranieri di Siena, secondo quanto stabilito dall'art. 7 del vigente statuto, nomina un membro della deputazione generale della fondazione Monte dei Paschi di Siena,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga che la nomina della signora Giovanna Barni non possa creare reazioni in merito alle future erogazioni ed al rapporto con gli enti nominanti;
se gli risulti che il presidente Clarich abbia chiesto le dimissioni dei 3 membri nominati nel consiglio dell'accademia musicale Chigiana (Donatella Capresi, Stefano Fabbri ed Enrico Granata) e se ciò possa essere collegato al mancato appoggio dei 3 nominati a dare l'incarico di presidente dell'accademia stessa al maestro Gianluigi Gelmetti, maestro di direzione d'orchestra presso i corsi dell'accademia Chigiana.
(4-02712)
MARCUCCI, FEDELI, CANTINI, PUGLISI, DI GIORGI, MATTESINI, GRANAIOLA - Ai Ministri della giustizia e dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:
organi di stampa riportano la notizia del rischio di reinterro di un importantissimo sito archeologico presso Aiano-Torraccia di Chius, nelle vicinanze di San Gimignano (Siena);
si tratta di una villa romana la cui probabile presenza era stata segnalata nel 1928 dall'archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli e che venne localizzata con maggiore precisione negli anni '60. L'intera area è stata "vincolata" alla fine degli anni '70 del XX secolo;
a partire dal 2005 una missione archeologica italo-belga guidata dall'università Cattolica di Lovanio (Belgio), diretta dal professor Marco Cavalieri, ha in concessione da parte del Ministero per i beni e le attività culturali le attività di ricerca sull'area; la medesima università, insieme ad altri soggetti pubblici e privati, ha sostenuto tutte le spese per le successive campagne di scavo;
nel corso delle 6 diverse campagne di scavo in estensione che si sono susseguite si è rivelata una "realtà insediativa complessa, caratterizzata da una villa costruita verosimilmente tra la fine del III e gli inizi del IV sec. d.C. con una architettura ed un apparato decorativo di tipo monumentale: a questa prima fase va sicuramente riferita una sala esalobata, definita esternamente da una monumentale ambulatio pentalobata ed accessibile da un vestibolo rettangolare"; particolarmente importanti sono i vasti brani di mosaici conservati e le murature verticali;
il terreno su cui si svolgono gli scavi è di proprietà privata e fino ad alcuni anni fa veniva pagata al proprietario, a titolo di indennizzo per l'occupazione del fondo, una cifra di circa 500 euro all'anno;
da almeno 2 anni gli scavi sono stati sospesi forzatamente a causa del fatto che essendo proprietario coinvolto in un contenzioso giudiziario (secondo alcuni organi di stampa sarebbe sul punto di essere dichiarato fallito dal Tribunale di Siena) non sarebbe al momento possibile identificare legalmente il soggetto destinatario dell'indennizzo per l'occupazione del fondo;
sempre secondo gli organi di stampa il Comune di San Gimignano avrebbe stanziato 40.000 euro per l'acquisto del terreno ma nel corso di un procedimento fallimentare non sarebbe applicabile la procedura di esproprio per pubblica utilità e il giudice incaricato del procedimento non avrebbe dato risposte in merito ai tempi necessari per giungere alla fine del contenzioso giudiziario;
intanto il sito è abbandonato, non essendo stata concessa alla direzione scientifica dello scavo neanche l'autorizzazione a procedere alla manutenzione ordinaria del cantiere, con le prevedibili conseguenze sullo stato di conservazione del sito e correndo il rischio concreto di dover procedere al reinterro dei ritrovamenti per sottrarli ai danni esercitati dal tempo e dagli agenti atmosferici,
si chiede di sapere:
se il Ministro della giustizia sia a conoscenza di quali siano i tempi previsti dal Tribunale di Siena per giungere alla risoluzione del contenzioso giudiziario che coinvolge il proprietario del fondo e che impedisce, al momento, il rinnovo della concessione di scavo, l'eventuale esercizio della procedura di esproprio per pubblica utilità e ogni azione che consenta la tutela, la conservazione e la valorizzazione di questo sito di straordinario interesse archeologico;
se risultino ai Ministri in indirizzo le ragioni che hanno indotto a negare alla direzione scientifica dello scavo di procedere alla manutenzione ordinaria dello scavo;
se il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo abbia intenzione di esercitare, qualora vi siano le condizioni, il diritto di prelazione sull'area.
(4-02713)
RAZZI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
da molti anni la Regione Abruzzo ha scelto di caratterizzarsi come regione "Verde" con ben 3 parchi nazionali e un'area marina protetta, vincolando parti significative del proprio territorio e del proprio mare;
da notizie di stampa si apprende che, a largo della costa compresa tra Pescara e Alba adriatica per un'area di circa 75.000 ettari, è stata formulata richiesta di estrazione dalla società "Enel Longanesi developments";
nell'immediata prospicienza del sito è stata istituita recentemente l'area marina protetta Torre del Cerrano (2010), ente ritenuto un fiore all'occhiello dalla Regione Abruzzo, che si accinge a divenire il primo parco marino certificato a livello europeo;
una simile attività estrattiva penalizzerebbe gli sforzi profusi dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dalla Regione e dai Comuni di Pineto e di Silvi per garantire lo sviluppo turistico dell'intera regione;
è dunque necessario un adeguato coordinamento tra il Ministero dell'ambiente e quello dello sviluppo economico affinché le iniziative del primo dicastero per lo sviluppo sostenibile attraverso i parchi non siano penalizzate da quelle del secondo Ministero, come l'estrazione di idrocarburi, oggettivamente incompatibili;
la costa abruzzese è già stata, negli anni passati, "invasa" da varie piattaforme per la trivellazione che hanno ampiamente deturpato il paesaggio naturale;
a giudizio dell'interrogante sarebbe molto più "produttiva" la riconversione di dette piattaforme in "trabocchi di alto mare" ove svolgere attività turistiche, scientifiche ed ambientali, così come già proposto dal presidente dell'area marina protetta,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo stiano svolgendo un'adeguata opera di coordinamento onde evitare che iniziative oggettivamente impattanti vanifichino gli sforzi di tutela e conservazione;
se e quali iniziative stiano programmando per la riconversione delle piattaforme inattive, atte allo sviluppo di iniziative nel campo turistico-scientifico-ambientale, come già avviene con successo per la piattaforma "Paguro" a Ravenna, crollata nel 1965, e oggi sede di un'oasi naturalistica;
quali orientamenti intendano esprimere in riferimento a quanto esposto in premessa e, conseguentemente, quali iniziative vogliano intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per tutelare l'area marina protetta Torre del Cerrano.
(4-02714)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
8a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):
3-01234, del senatore Cioffi, sui costi minimi di esercizio per l'autotrasporto per conto terzi;
3-01237, del senatore Piccoli, sul progetto di un elettrodotto Terna tra Cordignano (Treviso) e Lienz in Austria;
11a Commissione permanente(Lavoro, previdenza sociale):
3-01236, della senatrice Catalfo ed altri, sulla situazione dei lavoratori dei servizi della formazione professionale e degli sportelli polifunzionali della Regione Siciliana;
12a Commissione permanente(Igiene e sanità):
3-01235, del senatore Maurizio Romani ed altri, sulle procedure di registrazione del farmaco orfano Ponatinib per la cura delle leucemie da parte dell'Aifa.