Legislatura 17ª - 13ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 327 del 26/07/2017

 

SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DALLA RELATRICE

SULL'ATTO COMUNITARIO N. 316

(COM (2017) 34 DEFINITIVO

 

La Commissione,

 

            richiamate le risoluzioni Doc. XVIII n. 80, Doc. XXIV n. 51, Doc. XVIII n. 134 e Doc. XVIII n. 211 sui temi della economia circolare;

 

            rilevato che la Relazione di cui al COM (20179 34 def. evidenzia le azioni della Commissione europea e gli impegni assunti nell'ottica della realizzazione del piano d'azione, delineando le misure adottate e quelle previste in un ambito considerato centrale dalla Commissione nel corso dell'attuale mandato;

 

            la Comunicazione si inserisce nell'ambito del piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare, adottato il 2 dicembre 2015,  contenente un’agenda per la transizione che prevede l'adozione di un modello di crescita più attento alla sostenibilità ambientale, in linea anche  con gli impegni assunti dall’Unione europea nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile;

 

            in tale quadro, la Comunicazione intende chiarire la posizione dei differenti processi di termovalorizzazione all’interno della gerarchia dei rifiuti e le relative conseguenze in termini di sostegno finanziario pubblico (sezione 2); fornire agli Stati membri orientamenti per migliorare l’utilizzo degli strumenti economici e la pianificazione delle capacità, nell’ottica di evitare o ovviare a potenziali sovraccapacità di incenerimento dei rifiuti (sezione 3);  individuare le tecnologie e i processi che attualmente hanno le maggiori potenzialità in termini di ottimizzazione della produzione di energia e materiali, tenendo conto dei cambiamenti attesi nelle materie prime per i processi di termovalorizzazione (sezione 4);

 

            secondo l’articolo 4 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, la gerarchia dei rifiuti costituisce il pilastro portante della politica e della normativa dell’Unione europea in materia di rifiuti, rappresentando il fattore chiave per la transizione verso l'economia  circolare;

 

            in particolare, la comunicazione in esame prende in considerazione i principali processi di termovalorizzazione, quali il co-incenerimento dei rifiuti in impianti di combustione soprattutto per la produzione di cemento e calce, l'incenerimento di rifiuti in impianti dedicati, la digestione anaerobica di rifiuti biodegradabili, la produzione di combustibili solidi, liquidi o gassosi ricavati dai rifiuti, nonché altri processi, compreso l’incenerimento indiretto a seguito di pirolisi o gassificazione;  

 

            tali processi si differenziano sia per il risultato finale che per l'impatto ambientale conseguente al processo scelto e alla tipologia di rifiuto utilizzato; dunque ben differente per ciascuno di questi processi inseriti nel temine di "valorizzazione" è la collocazione nella "gerarchia" dei rifiuti; infatti sono comprese operazioni di trattamento che vanno dallo smaltimento, al recupero di materia, al vero e proprio riciclaggio,

 

            recenti studi commissionati dall’Agenzia europea dell’ambiente hanno rivelato che tra il 2010 e il 2014 la capacità di incenerimento nei 28 paesi dell’Unione europea (più Svizzera e Norvegia) è cresciuta del 6 per cento arrivando a 81 milioni di tonnellate e che in taluni casi i flussi di rifiuti per l’incenerimento di rifiuti urbani e combustibile da rifiuti tra alcuni Stati membri hanno continuato a essere significativi, con il trasporto di quasi 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti a fini di recupero di energia nel 2013. Lo studio ha confermato che le capacità di incenerimento per i rifiuti urbani sono distribuite nell’Unione europea in modo non uniforme, in quanto localizzate per tre quarti in Germania, Francia, Paesi Bassi, Svezia, Italia e Regno Unito. In particolare, Svezia e Danimarca detengono le maggiori capacità di incenerimento pro capite, rispettivamente, seguite da Paesi Bassi, da Austria, Finlandia e Belgio. Per contro, le zone meridionali e orientali dell’Unione europea sono praticamente prive di capacità di incenerimento dedicate e dipendono fortemente dalle discariche. I dati sono in linea con le statistiche di Eurostat sui tassi di incenerimento dei rifiuti urbani, che rivelano l’esistenza di grandi differenze tra gli Stati membri;

 

            note sono ormai le patologie respiratorie da mettere in correlazione con il particolato fine ed ultra fine, con i relativi processi infiammatori ed un aumentato rischio di cancerogenicità. Ad oggi si stimano in oltre 450.000 le premorienze per inquinamento ambientale in Europa e 80.000 le premorienze per inquinamento atmosferico da diverse fonti originato in Italia;

 

            le esperienze registrate in alcuni Stati membri dimostrano, infatti, il rischio di attivi non recuperabili conseguenti a scelte non corrette e non mirate alla crescita della materia prima seconda nel mercato del riciclo, con conseguenze quali la necessità di importare materia prima, gravante sulla bilancia dei pagamenti europea e in particolar modo su quella italiana, essendo l'Italia il secondo Paese manifatturiero d'Europa, con una componente industriale limitata nel suo operare da una potenzialità troppo variabile o assoggettata a prezzi e quantità non compatibili con la produzione e le relative commesse avute.  La stabilità del mercato della materia prima seconda è infatti un obiettivo indispensabile per il buon funzionamento di tutto il processo, dalla lavorazione per il rientro della end of waste nel mercato delle materie prime alla capacità di offrirne quantità adeguate e sufficienti, utili ad  evitare approvvigionamenti tardivi e costosi;

           

            gli Stati membri con capacità di incenerimento dedicate esigue o nulle e fortemente dipendenti dalle discariche dovrebbero, secondo la Commissione, dare priorità a un ulteriore sviluppo dei regimi di raccolta differenziata e delle infrastrutture di riciclaggio, conformemente alla normativa dell’Unione europea, posto che la graduale riduzione dei conferimenti di rifiuti nelle discariche dovrebbe andare di pari passo con la creazione di maggiori capacità di riciclaggio;

 

            una particolare attenzione viene dedicata alla riduzione del conferimento in discarica di rifiuti biodegradabili, che appare urgente vista la pesante prospettiva climatica e la situazione di grave siccità esistente nonché in conseguenza degli obblighi internazionalmente assunti;

 

            si invitano poi gli Stati membri ad adottare una prospettiva di lungo termine, prendendo in attenta considerazione: l’impatto positivo che gli obiettivi di raccolta differenziata esistenti e proposti offrono al Paese membro UE con una stabilizzazione ed incremento progressivo  degli obiettivi di riciclaggio conseguenti, inserendo la disponibilità di capacità di co-incenerimento in impianti di combustione e in forni per calce e cemento o in altri processi industriali idonei, nonché negli impianti di termovalorizzazione nazionali solo per la parte residuale tenendo in considerazione anche la  presenza di  capacità di sovrafunzionamento di impianti di termovalorizzazione esistenti in paesi limitrofi;

 

            nello specifico, la Comunicazione focalizza la necessità di sviluppare l'attenzione su processi di gestione "finali" quanto più efficienti possibile; ad esempio la digestione anaerobica dei rifiuti biodegradabili che lo stesso ISPRA invita a considerare come parte delle politiche di riciclo, invece che di smaltimento laddove produca digestato (modello preferibile nella scala di priorità individuate dalla Unione europea).

 

            un'apposita sezione è infatti dedicata all'applicazione delle tecniche di termovalorizzazione a più alta efficienza energetica, atteso che - in caso di corretta applicazione di tecniche di comprovata efficacia e delle misure di sostegno - si stima che la quantità di energia recuperata dai rifiuti potrebbe aumentare fino al 30 per cento, evidenziando il considerevole potenziale di miglioramento dell’efficienza energetica;

 

            infine, la Commissione ribadisce il proprio impegno per garantire che i finanziamenti dell’Unione europea e altri aiuti finanziari pubblici siano destinati alle opzioni per il trattamento dei rifiuti che siano conformi alla gerarchia dei rifiuti, dando la priorità alla prevenzione, al riutilizzo, alla raccolta differenziata e al riciclaggio dei rifiuti,

 

            delibera una risoluzione favorevole con le seguenti osservazioni:

 

            la posizione della Commissione europea focalizza la necessità di raggiungere per ciascun Stato membro il giusto equilibrio nella capacità di termovalorizzazione innanzitutto partendo dall'assioma che non vi sia termovalorizzazione senza recupero, non marginale, di energia in un impianto di incenerimento rifiuti. Le tecnologie presenti sul mercato indicano valori di valorizzazione energetica  assai diversi in termini percentuali, si va dall'8 per cento al 30 per cento e dunque una gerarchia della termovalorizzazione dovrebbe portare a favorire o quantomeno a premiare  con incentivi solo ed esclusivamente chi raggiunge determinate performance sia energetiche sia di riduzione delle emissioni nocive;

 

            il ruolo dell’incenerimento dei rifiuti, che attualmente costituisce l’opzione prevalente della termovalorizzazione, va riconsiderato, sia in termini di incentivi ancora indebitamente presenti in Italia, sia in termini di limite temporale al loro utilizzo impiantistico senza revamping;

 

            si sottolinea che la termovalorizzazione debba riguardare il trattamento di rifiuti ritenuti -  allo stato delle attuali conoscenze - non riciclabili o il cui processo di avvio al riciclo risulti eccessivamente dispendioso; proprio per evitare potenziali perdite economiche ed aggravare la situazione dello smaltimento in discarica, ritenuto il peggiore tra tutti i modelli di smaltimento esistenti e ancora imperanti con percentuali assai alte in Paesi come l'Italia.  Ciò che si deve invece evitare e' creare una comoda posizione mentale con l'automatismo dello "scarto inceneribile", quale soluzione al problema rifiuti, inserendo così vere e proprie barriere infrastrutturali al conseguimento di più elevati tassi di riciclaggio;

 

            l'atto vuole evidenziare il ruolo che i processi di termovalorizzazione possono svolgere nella transizione verso un’economia circolare, rafforzando la leadership europea nel settore delle tecnologie verdi. E' condivisibile la condizione - ovvia e naturale - che la termovalorizzazione possa massimizzare il contributo dell’economia circolare alla decarbonizzazione, solo se residuale, ovvero se si occuperà di smaltire a valle la quota di scarto dei processi industriali nonché nei processi di riciclo e se smaltirà le parti ancora presenti nei prodotti di consumo che non trovano economie di scala adeguate e ragionevoli nelle opportunità di riciclo offerte, in piena e coerente conformità alla strategia dell’Unione dell’energia e all’Accordo di Parigi. In tal senso, gli studi promossi anche in sede europea evidenziano che il contributo maggiore al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di gas serra proviene dalla prevenzione e dal riciclaggio dei rifiuti e a questo si deve ordinariamente puntare;


            ai fini della valutazione e del riesame dei rispettivi piani di gestione dei rifiuti ai sensi della normativa dell’Unione europea, tenendo conto in particolare del potenziale delle tecnologie nuove ed emergenti per il riciclaggio dei rifiuti. In tal senso produzioni già attuate e non più sperimentali, che riusano ad esempio il materiale di scarto delle cartiere ammontante a circa il 7-8 per cento, sono già presenti in Italia e possono risultare un utile esempio anche per la stessa unione europea oltreché per favorire la ricerca e lo sviluppo in questo settore straordinariamente in evoluzione in Italia;

 

            con questo atto si procede proficuamente a creare una nuova gerarchia nell'ambito dei sistemi di smaltimento dei rifiuti sia civili che industriali, settore quest'ultimo che vede l'Italia prima tra i Paesi dell'Unione europea nel riciclo e nella riduzione degli scarti, affinché si garantisca una catalogazione coerente con la gerarchia dei rifiuti e dunque una premialità non indistinta, associata ad una progressiva e celere riduzione del numero di impianti maggiormente impattanti nell'ambito dell'incenerimento rifiuti, per carenze di tutela ambientale e per carenze energetiche, anche in considerazione delle sollecitazioni - anche da parte delle stesse imprese-  ad individuare le migliori tecnologie BAT e il pacchetto clean Energy packaging nonché migliorare il Carbon Food Print nella progettazione dei prodotti in commercio.