Legislatura 17ª - 13ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 327 del 26/07/2017

 

TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI    (13ª)

MERCOLEDÌ 26 LUGLIO 2017

327ª Seduta

 

Presidenza del Presidente

MARINELLO 

  

            La seduta inizia alle ore 8,45.

 

IN SEDE CONSULTIVA 

(2874) Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2016  

(2875) Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2017

(Parere alla 5a Commissione. Esame congiunto e rinvio)

 

      Il presidente MARINELLO (AP-CpE-NCD), relatore, illustra le parti di competenza della Commissione dei disegni di legge n. 2874 e n. 2875, facendo presente che lo stanziamento complessivo del Ministero dell'ambiente, di competenza, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente per il 2016 ammonta a 774,9 milioni (con un incremento rispetto al dato iniziale 2015 pari al 17,6 per cento), mentre quello definitivo si attesta a 1.402,8 milioni (+81 per cento in raffronto alla previsione iniziale e +35 per cento in confronto allo stanziamento definitivo 2015), di cui il 67 per cento destinato alla spesa in conto capitale (946,2 milioni). In fase di gestione si registrano variazioni positive pari a 627,9 milioni (di cui 108 milioni per reiscrizioni di residui perenti), quasi interamente connesse alla spesa in conto capitale (oltre il 91 per cento) per interventi previsti dalla legge 28 dicembre 2015, n. 221. Le risorse in materia di ambiente risultano in gran parte assegnate alla missione 18 "Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente", pari ad oltre 665 milioni, nella quale convergono la maggior parte delle attività espletate dal Ministero. Per tale missione si sono registrati, rispetto agli stanziamenti iniziali, incrementi per circa 71 milioni, in relazione alla gestione delle risorse idriche, tutela del territorio e bonifiche ed alla tutela e conservazione della fauna e della flora, salvaguardia della biodiversità e dell’ecosistema marino e diminuzioni per circa 5 milioni, la maggior parte delle quali in relazione al programma Sviluppo sostenibile, rapporti e attività internazionali. Per tale Missione sono indicati 12 obiettivi strategici per uno stanziamento complessivo pari a 483 milioni, di cui oltre l’86 per cento destinato alle politiche di promozione per l’uso efficiente e sostenibile della risorsa idrica, alla garanzia della qualità dei corpi idrici ed alla attuazione degli interventi per la gestione del servizio idrico integrato, alle politiche di prevenzione, mitigazione e rimozione del rischio idrogeologico, alle politiche per la bonifica e il risanamento ambientale dei siti inquinati e riqualificazione delle aree industriali ed infine alla tutela, salvaguardia e promozione dell’ambiente marino e promozione dell’uso sostenibile delle sue risorse naturali. La restante parte riguarda principalmente la gestione integrata dei rifiuti, la riduzione della produzione, l’incentivazione della raccolta differenziata, il recupero di materia e di energia, la promozione delle iniziative volte alla conservazione e salvaguardia della biodiversità e alla tutela e rafforzamento delle aree naturali protette. Con riferimento ai 14 obiettivi strutturali indicati è presente uno stanziamento complessivo pari a 183 milioni, di cui quasi il 50 per cento attribuibile ai trasferimenti correnti per il sistema delle aree protette nazionali. La Relazione della Corte dei conti in sede di giudizio di parificazione del Rendiconto osserva poi che in ordine alle risorse assegnate ai relativi obiettivi, maggiormente significative risultano le previsioni in materia di prevenzione del dissesto idrogeologico, miglioramento della salvaguardia dei corpi idrici e rafforzamento delle azioni congiunte di difesa del suolo e le bonifiche. Inoltre, la Corte osserva come facciano registrare aumenti significativi negli stanziamenti il piano straordinario di interventi approvato dalla regione Campania per i Comuni ricadenti nella terra dei fuochi (147 milioni), i contributi a favore di progetti di cooperazione internazionale (oltre 101 milioni), gli interventi per incentivare la riduzione delle emissioni climalteranti, attraverso fonti energetiche alternative (83 milioni), oltre agli interventi per la messa in sicurezza contro il dissesto idrogeologico (18 milioni) ed al disinquinamento e miglioramento della qualità dell’aria (circa 67 milioni). La missione 18 assorbe in totale, nell'ambito dei suoi Programmi, il 92 per cento dello stanziamento del Ministero, risultando per oltre il 51 per cento composta dalle voci "Contributi agli investimenti" e "Trasferimenti correnti ad Amministrazioni pubbliche". In relazione all'analisi della gestione delle spese, in sede di giudizio di parificazione si è rilevato come gli impegni 2016 sulla competenza registrino una flessione del 3 per cento, a cui corrispondono residui di nuova formazione di notevole entità (circa 780 milioni). La capacità di impegno nel 2016 risulta maggiore per la spesa corrente (viene impegnato circa il 96 per cento dello stanziamento pari a 446 milioni; gli impegni di competenza sono pari a 427 milioni) e riguarda principalmente i trasferimenti alle Amministrazioni pubbliche, mentre per la spesa in conto capitale si attesta intorno al 50 per cento dello stanziamento, pari a 946 milioni. Come per i Rendiconti degli anni passati, anche per il Rendiconto 2016 la Corte dei conti formula un'osservazione, in particolare con riferimento alla distinzione della tipologia di spesa e ai profili di evidenza con riferimento alle modalità di svolgimento delle funzioni istituzionali, in quanto per lo svolgimento dei compiti e delle attività tecnico scientifiche di interesse nazionale per la protezione dell’ambiente il Ministero continua ad avvalersi in via strutturale di organismi esterni vigilati, con particolare riferimento all’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ed alla società inhouse SOGESID S.p.A. Al riguardo, posto che ai sensi dell’articolo 192 del nuovo Codice degli appalti, di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016, la verifica sulla rendicontazione e valutazione in ordine alla qualità del servizio reso, oltre che rappresentare il presupposto di legittimità per procedere al pagamento del corrispettivo previsto della convenzione, rappresenta il presupposto per procedere a nuovi affidamenti diretti anche a soggetti in house, vengono formulate dalla Corte, in relazione alle modalità concrete di rendicontazione e di valutazione dei risultati delle prestazioni di SOGESID S.p.A., talune osservazioni critiche rispetto in particolare alla rispondenza al disposto normativo richiamato. Con riferimento al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti  - SISTRI, l’Amministrazione ha evidenziato la necessità di soluzioni organizzative e tecnologiche innovative rispetto all’attuale assetto, nonostante non sia ancora completamente operativo. Infine, si segnala come, con il programma dedicato agli interventi per il governo dei cambiamenti climatici, sono state destinate risorse nazionali e comunitarie, oltreché a progetti di efficientamento energetico degli immobili pubblici, anche al tema della mobilità sostenibile. Per quanto concerne altri aspetti di competenza, in materia di Protezione civile, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze, si registrano a fronte di circa 1,2 miliardi in termini di stanziamenti definitivi di competenza, impegni di spesa per più di 803 milioni di cui 45,6 milioni per il funzionamento, 439,8 milioni per interventi e 317,9 per investimenti. Nell’ambito delle attività facenti capo al Dipartimento, rilevanti risultano, in primo luogo, le attività di previsione e prevenzione di calamità naturali nonché di sorveglianza tecnico-scientifica dei fenomeni naturali, che assorbono 53,3 milioni. Si segnala poi il Fondo per la prevenzione del rischio sismico, diretto al finanziamento di interventi di prevenzione su tutto il territorio nazionale, con risorse autorizzate (965 milioni), di cui la Relazione della Corte in sede di giudizio di parificazione osserva come la consistenza, pur cospicua, rappresenti una percentuale minima rispetto al fabbisogno necessario al completo adeguamento sismico degli edifici pubblici e privati e delle infrastrutture strategiche. Nell'ambito delle risorse iscritte per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la Missione 19 "Casa e assetto urbanistico" reca l'unico Programma "Politiche abitative, urbane e territoriali", che presenta risorse stanziate nell’esercizio 2016, pari a circa 393 milioni, quasi interamente impegnate, sia per la parte corrente sia per la parte in conto capitale. Per la parte corrente in ordine alla gestione del Fondo per gli inquilini morosi (risultano impegnati e pagati gli importi definitamente stanziati nel 2016, pari a circa 59 milioni), alla gestione dei contributi in conto interessi a istituti, a cooperative e Comuni (capitolo di spesa 1701); per la parte capitale le risultanze contabili relative al Fondo per l’attuazione del piano nazionale per le città (le somme stanziate di competenza risultano interamente impegnate per un importo pari a circa 43 milioni), alle risorse per il programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà dei Comuni e degli Istituti Autonomi per le Case Popolari (con risorse per il 2016, pari a circa 120 milioni). Il Rendiconto 2016 è munito, ai sensi dell’articolo 36, comma 6, della legge di contabilità pubblica, in allegato, del cosiddetto "Ecorendiconto", quale documento che illustra le risultanze delle spese relative ai Programmi aventi natura o contenuti ambientali definite come le risorse impiegate per finalità di protezione dell’ambiente, riguardanti attività di tutela, conservazione, ripristino e utilizzo sostenibile delle risorse e del patrimonio naturale. In base ai dati ivi contenuti, le risorse finanziarie destinate dallo Stato alla spesa primaria per la protezione dell’ambiente e l’uso e gestione delle risorse naturali ammontano nel 2016 a circa 4,8 miliardi di euro, pari allo 0,7 per cento della spesa primaria complessiva del bilancio dello Stato. I residui, pari a circa 1.277 milioni di euro, costituiscono circa il 26,8 per cento del totale delle risorse. Rispetto al 2015, la spesa ambientale è cresciuta di circa 459 milioni di euro, ovvero del 10,6 per cento circa. In ordine ai settori di destinazione: il 32,4 per cento della spesa risulta destinata alla protezione e risanamento del suolo, delle acque del sottosuolo e di superficie, per un importo di 1 miliardo e 543,8 milioni di euro; il 12,1 per cento alla protezione della biodiversità e del paesaggio; l'11,8 per cento alla "gestione dei rifiuti". Il 37 per cento circa delle risorse afferisce poi ai settori: "uso e gestione delle acque interne" (6,9 per cento), "gestione delle acque reflue" (5,6 per cento), "protezione dell’aria e del clima" (5,4 per cento), "uso e gestione delle foreste" (3,1 per cento), "uso e gestione della flora e della fauna selvatiche" (3,1 per cento), e "altre attività di uso e gestione delle risorse naturali" (2,3 per cento). La percentuale di un certo rilievo del 10,6 per cento è poi riferita generalmente alla classe "altre attività di protezione dell’ambiente". Il disegno di legge di assestamento è il primo a essere predisposto conformemente alle modifiche apportate all'articolo 33 della legge di contabilità e finanza pubblica dal decreto legislativo n. 90 del 2016 e dalla legge n. 163 del 2016. In via generale, il complesso delle variazioni per atti amministrativi e proposte dal disegno di legge di assestamento determina un saldo netto da finanziare in termini di competenza pari a circa 56 miliardi di euro con un peggioramento di 17,4 miliardi rispetto al dato indicato nel bilancio 2017 (38,6 miliardi), per quanto riguarda il bilancio di cassa il peggioramento ammonta a circa 20 miliardi di euro con un SNF che passa da 102,6 miliardi a 122,6. Ciò è imputabile alle variazioni per atti amministrativi pari a -21,9 miliardi (competenza) e -21,8 miliardi (cassa), che trovano solo parziale compensazione nelle proposte di assestamento i cui effetti migliorativi sono pari rispettivamente a circa 4,5 e 1,8 miliardi di euro. Le proposte di assestamento formulate migliorano i saldi di finanza pubblica sia aumentando le entrate (+2,8 miliardi), sia riducendo le spese finali (-1,6 miliardi) e il rimborso delle passività finanziarie (-5 miliardi). La relazione illustrativa al provvedimento presenta la composizione delle variazioni formulate dall'assestamento articolate per missioni. Per i profili di competenza, si segnalano in aumento le spese delle missioni "Soccorso civile" per 990 milioni (sola cassa), principalmente per le assegnazioni agli uffici speciali de L'Aquila e ai Comuni del cratere per la ricostruzione; nonché "Diritto alla mobilità e sviluppo dei sistemi di trasporto" per 954 milioni (sola cassa), in relazione ai pagamenti di contributi alle Ferrovie. Per quanto riguarda la tabella n. 9 relativa al Ministero dell'ambiente, per la missione Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente, si dà conto di una variazione in aumento di 1, 4 milioni di euro rispetto alle previsioni di competenza e di 33,3 milioni in diminuzione per i profili di autorizzazione alla cassa, recando la tabella l'articolazione di tali variazioni in relazione ai singoli programmi. Nell'allegato alla tabella, relativo alle autorizzazioni rimodulate ai sensi dell'articolo 33 della legge di contabilità, si segnala una rimodulazione, nell'ambito della missione Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente, nel programma 1.2 sviluppo sostenibile, rapporti e attività internazionali, in diminuzione per 3,2 milioni di euro con riferimento all'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 2 della legge n. 244 del 2007, articolo 2, comma 322, in materia di risparmio energetico, che risultano parimenti variati in aumento alla promozione dello sviluppo sostenibile, con riferimento all'autorizzazione di spesa di cui alla legge n. 388 del 2000, articolo 109, comma 1, lettera a).

 

            Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

 

ESAME DI ATTI PREPARATORI DELLA LEGISLAZIONE COMUNITARIA 

 

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni "Il ruolo della termovalorizzazione nell'economia circolare" (COM (2017) 34 definitivo) (n. 316)

(Seguito dell'esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell'atto comunitario e rinvio)

 

            Prosegue l'esame sospeso nella seduta del 28 marzo.

 

      La relatrice PUPPATO (PD) illustra lo schema di risoluzione, pubblicato in allegato.

 

            Il senatore ARRIGONI (LN-Aut) interviene osservando che le considerazioni della relatrice sull'impiego della termovalorizzazione quale opzione residuale nell'ambito della cosiddetta "gerarchia dei rifiuti" ben si adattano a quelle Regioni - quali ad esempio la Lombardia, l'Emilia Romagna e il Veneto - che negli anni passati hanno realizzato un percorso virtuoso per affrontare i problemi del trattamento dei rifiuti. Teme tuttavia che la stessa indicazione possa costituire, per le Regioni che hanno accumulato gravi ritardi, una giustificazione per non procedere a realizzare impianti di termovalorizzazione che, nel sistema generale di gestione dei rifiuti, rappresentano ancora una soluzione da percorrere obbligatoriamente per non smaltire i rifiuti in discarica. Chiede infine di approfondire i contenuti dello schema di risoluzione proposto rinviando la votazione.

 

            Il senatore PICCOLI (FI-PdL XVII) manifesta apprezzamento per l'equilibrio delle osservazioni proposte dalla relatrice e si associa alle considerazioni e alla richiesta del senatore Arrigoni.

 

            La senatrice DE PIN (GAL (DI, GS, MPL, RI)) chiede che si proceda a votare lo schema di risoluzione in una seduta della prossima settimana.

 

            Pur apprezzando l'impegno profuso dalla relatrice, il senatore MARTELLI (M5S) manifesta perplessità sull'impostazione dell'atto comunitario. Già nel ricercare un equilibrio tra le diverse modalità di trattamento dei rifiuti, la Commissione europea imposta non correttamente il problema, poiché la termovalorizzazione dovrebbe essere completamente estromessa dalle opzioni per lo smaltimento dei rifiuti.

 

            La relatrice PUPPATO (PD) invita i senatori intervenuti a trasmettere proposte di modifica dello schema di risoluzione, impegnandosi a raggiungere una sintesi, a suo avviso possibile, tra le posizioni rappresentate in dibattito.

 

            Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

 

  ANTICIPAZIONE DELLA SEDUTA DI DOMANI  

 

      Il presidente MARINELLO comunica che la seduta di domani è anticipata alle ore 8,15.

 

            La Commissione prende atto.

 

            La seduta termina alle ore 9,15.

 

 

SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DALLA RELATRICE

SULL'ATTO COMUNITARIO N. 316

(COM (2017) 34 DEFINITIVO

 

La Commissione,

 

            richiamate le risoluzioni Doc. XVIII n. 80, Doc. XXIV n. 51, Doc. XVIII n. 134 e Doc. XVIII n. 211 sui temi della economia circolare;

 

            rilevato che la Relazione di cui al COM (20179 34 def. evidenzia le azioni della Commissione europea e gli impegni assunti nell'ottica della realizzazione del piano d'azione, delineando le misure adottate e quelle previste in un ambito considerato centrale dalla Commissione nel corso dell'attuale mandato;

 

            la Comunicazione si inserisce nell'ambito del piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare, adottato il 2 dicembre 2015,  contenente un’agenda per la transizione che prevede l'adozione di un modello di crescita più attento alla sostenibilità ambientale, in linea anche  con gli impegni assunti dall’Unione europea nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile;

 

            in tale quadro, la Comunicazione intende chiarire la posizione dei differenti processi di termovalorizzazione all’interno della gerarchia dei rifiuti e le relative conseguenze in termini di sostegno finanziario pubblico (sezione 2); fornire agli Stati membri orientamenti per migliorare l’utilizzo degli strumenti economici e la pianificazione delle capacità, nell’ottica di evitare o ovviare a potenziali sovraccapacità di incenerimento dei rifiuti (sezione 3);  individuare le tecnologie e i processi che attualmente hanno le maggiori potenzialità in termini di ottimizzazione della produzione di energia e materiali, tenendo conto dei cambiamenti attesi nelle materie prime per i processi di termovalorizzazione (sezione 4);

 

            secondo l’articolo 4 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive, la gerarchia dei rifiuti costituisce il pilastro portante della politica e della normativa dell’Unione europea in materia di rifiuti, rappresentando il fattore chiave per la transizione verso l'economia  circolare;

 

            in particolare, la comunicazione in esame prende in considerazione i principali processi di termovalorizzazione, quali il co-incenerimento dei rifiuti in impianti di combustione soprattutto per la produzione di cemento e calce, l'incenerimento di rifiuti in impianti dedicati, la digestione anaerobica di rifiuti biodegradabili, la produzione di combustibili solidi, liquidi o gassosi ricavati dai rifiuti, nonché altri processi, compreso l’incenerimento indiretto a seguito di pirolisi o gassificazione;  

 

            tali processi si differenziano sia per il risultato finale che per l'impatto ambientale conseguente al processo scelto e alla tipologia di rifiuto utilizzato; dunque ben differente per ciascuno di questi processi inseriti nel temine di "valorizzazione" è la collocazione nella "gerarchia" dei rifiuti; infatti sono comprese operazioni di trattamento che vanno dallo smaltimento, al recupero di materia, al vero e proprio riciclaggio,

 

            recenti studi commissionati dall’Agenzia europea dell’ambiente hanno rivelato che tra il 2010 e il 2014 la capacità di incenerimento nei 28 paesi dell’Unione europea (più Svizzera e Norvegia) è cresciuta del 6 per cento arrivando a 81 milioni di tonnellate e che in taluni casi i flussi di rifiuti per l’incenerimento di rifiuti urbani e combustibile da rifiuti tra alcuni Stati membri hanno continuato a essere significativi, con il trasporto di quasi 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti a fini di recupero di energia nel 2013. Lo studio ha confermato che le capacità di incenerimento per i rifiuti urbani sono distribuite nell’Unione europea in modo non uniforme, in quanto localizzate per tre quarti in Germania, Francia, Paesi Bassi, Svezia, Italia e Regno Unito. In particolare, Svezia e Danimarca detengono le maggiori capacità di incenerimento pro capite, rispettivamente, seguite da Paesi Bassi, da Austria, Finlandia e Belgio. Per contro, le zone meridionali e orientali dell’Unione europea sono praticamente prive di capacità di incenerimento dedicate e dipendono fortemente dalle discariche. I dati sono in linea con le statistiche di Eurostat sui tassi di incenerimento dei rifiuti urbani, che rivelano l’esistenza di grandi differenze tra gli Stati membri;

 

            note sono ormai le patologie respiratorie da mettere in correlazione con il particolato fine ed ultra fine, con i relativi processi infiammatori ed un aumentato rischio di cancerogenicità. Ad oggi si stimano in oltre 450.000 le premorienze per inquinamento ambientale in Europa e 80.000 le premorienze per inquinamento atmosferico da diverse fonti originato in Italia;

 

            le esperienze registrate in alcuni Stati membri dimostrano, infatti, il rischio di attivi non recuperabili conseguenti a scelte non corrette e non mirate alla crescita della materia prima seconda nel mercato del riciclo, con conseguenze quali la necessità di importare materia prima, gravante sulla bilancia dei pagamenti europea e in particolar modo su quella italiana, essendo l'Italia il secondo Paese manifatturiero d'Europa, con una componente industriale limitata nel suo operare da una potenzialità troppo variabile o assoggettata a prezzi e quantità non compatibili con la produzione e le relative commesse avute.  La stabilità del mercato della materia prima seconda è infatti un obiettivo indispensabile per il buon funzionamento di tutto il processo, dalla lavorazione per il rientro della end of waste nel mercato delle materie prime alla capacità di offrirne quantità adeguate e sufficienti, utili ad  evitare approvvigionamenti tardivi e costosi;

           

            gli Stati membri con capacità di incenerimento dedicate esigue o nulle e fortemente dipendenti dalle discariche dovrebbero, secondo la Commissione, dare priorità a un ulteriore sviluppo dei regimi di raccolta differenziata e delle infrastrutture di riciclaggio, conformemente alla normativa dell’Unione europea, posto che la graduale riduzione dei conferimenti di rifiuti nelle discariche dovrebbe andare di pari passo con la creazione di maggiori capacità di riciclaggio;

 

            una particolare attenzione viene dedicata alla riduzione del conferimento in discarica di rifiuti biodegradabili, che appare urgente vista la pesante prospettiva climatica e la situazione di grave siccità esistente nonché in conseguenza degli obblighi internazionalmente assunti;

 

            si invitano poi gli Stati membri ad adottare una prospettiva di lungo termine, prendendo in attenta considerazione: l’impatto positivo che gli obiettivi di raccolta differenziata esistenti e proposti offrono al Paese membro UE con una stabilizzazione ed incremento progressivo  degli obiettivi di riciclaggio conseguenti, inserendo la disponibilità di capacità di co-incenerimento in impianti di combustione e in forni per calce e cemento o in altri processi industriali idonei, nonché negli impianti di termovalorizzazione nazionali solo per la parte residuale tenendo in considerazione anche la  presenza di  capacità di sovrafunzionamento di impianti di termovalorizzazione esistenti in paesi limitrofi;

 

            nello specifico, la Comunicazione focalizza la necessità di sviluppare l'attenzione su processi di gestione "finali" quanto più efficienti possibile; ad esempio la digestione anaerobica dei rifiuti biodegradabili che lo stesso ISPRA invita a considerare come parte delle politiche di riciclo, invece che di smaltimento laddove produca digestato (modello preferibile nella scala di priorità individuate dalla Unione europea).

 

            un'apposita sezione è infatti dedicata all'applicazione delle tecniche di termovalorizzazione a più alta efficienza energetica, atteso che - in caso di corretta applicazione di tecniche di comprovata efficacia e delle misure di sostegno - si stima che la quantità di energia recuperata dai rifiuti potrebbe aumentare fino al 30 per cento, evidenziando il considerevole potenziale di miglioramento dell’efficienza energetica;

 

            infine, la Commissione ribadisce il proprio impegno per garantire che i finanziamenti dell’Unione europea e altri aiuti finanziari pubblici siano destinati alle opzioni per il trattamento dei rifiuti che siano conformi alla gerarchia dei rifiuti, dando la priorità alla prevenzione, al riutilizzo, alla raccolta differenziata e al riciclaggio dei rifiuti,

 

            delibera una risoluzione favorevole con le seguenti osservazioni:

 

            la posizione della Commissione europea focalizza la necessità di raggiungere per ciascun Stato membro il giusto equilibrio nella capacità di termovalorizzazione innanzitutto partendo dall'assioma che non vi sia termovalorizzazione senza recupero, non marginale, di energia in un impianto di incenerimento rifiuti. Le tecnologie presenti sul mercato indicano valori di valorizzazione energetica  assai diversi in termini percentuali, si va dall'8 per cento al 30 per cento e dunque una gerarchia della termovalorizzazione dovrebbe portare a favorire o quantomeno a premiare  con incentivi solo ed esclusivamente chi raggiunge determinate performance sia energetiche sia di riduzione delle emissioni nocive;

 

            il ruolo dell’incenerimento dei rifiuti, che attualmente costituisce l’opzione prevalente della termovalorizzazione, va riconsiderato, sia in termini di incentivi ancora indebitamente presenti in Italia, sia in termini di limite temporale al loro utilizzo impiantistico senza revamping;

 

            si sottolinea che la termovalorizzazione debba riguardare il trattamento di rifiuti ritenuti -  allo stato delle attuali conoscenze - non riciclabili o il cui processo di avvio al riciclo risulti eccessivamente dispendioso; proprio per evitare potenziali perdite economiche ed aggravare la situazione dello smaltimento in discarica, ritenuto il peggiore tra tutti i modelli di smaltimento esistenti e ancora imperanti con percentuali assai alte in Paesi come l'Italia.  Ciò che si deve invece evitare e' creare una comoda posizione mentale con l'automatismo dello "scarto inceneribile", quale soluzione al problema rifiuti, inserendo così vere e proprie barriere infrastrutturali al conseguimento di più elevati tassi di riciclaggio;

 

            l'atto vuole evidenziare il ruolo che i processi di termovalorizzazione possono svolgere nella transizione verso un’economia circolare, rafforzando la leadership europea nel settore delle tecnologie verdi. E' condivisibile la condizione - ovvia e naturale - che la termovalorizzazione possa massimizzare il contributo dell’economia circolare alla decarbonizzazione, solo se residuale, ovvero se si occuperà di smaltire a valle la quota di scarto dei processi industriali nonché nei processi di riciclo e se smaltirà le parti ancora presenti nei prodotti di consumo che non trovano economie di scala adeguate e ragionevoli nelle opportunità di riciclo offerte, in piena e coerente conformità alla strategia dell’Unione dell’energia e all’Accordo di Parigi. In tal senso, gli studi promossi anche in sede europea evidenziano che il contributo maggiore al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di gas serra proviene dalla prevenzione e dal riciclaggio dei rifiuti e a questo si deve ordinariamente puntare;


            ai fini della valutazione e del riesame dei rispettivi piani di gestione dei rifiuti ai sensi della normativa dell’Unione europea, tenendo conto in particolare del potenziale delle tecnologie nuove ed emergenti per il riciclaggio dei rifiuti. In tal senso produzioni già attuate e non più sperimentali, che riusano ad esempio il materiale di scarto delle cartiere ammontante a circa il 7-8 per cento, sono già presenti in Italia e possono risultare un utile esempio anche per la stessa unione europea oltreché per favorire la ricerca e lo sviluppo in questo settore straordinariamente in evoluzione in Italia;

 

            con questo atto si procede proficuamente a creare una nuova gerarchia nell'ambito dei sistemi di smaltimento dei rifiuti sia civili che industriali, settore quest'ultimo che vede l'Italia prima tra i Paesi dell'Unione europea nel riciclo e nella riduzione degli scarti, affinché si garantisca una catalogazione coerente con la gerarchia dei rifiuti e dunque una premialità non indistinta, associata ad una progressiva e celere riduzione del numero di impianti maggiormente impattanti nell'ambito dell'incenerimento rifiuti, per carenze di tutela ambientale e per carenze energetiche, anche in considerazione delle sollecitazioni - anche da parte delle stesse imprese-  ad individuare le migliori tecnologie BAT e il pacchetto clean Energy packaging nonché migliorare il Carbon Food Print nella progettazione dei prodotti in commercio.