Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06575
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Atto n. 4-06575
Pubblicato il 27 ottobre 2016, nella seduta n. 711
FABBRI , FINOCCHIARO , AMATI , ANITORI , BIGNAMI , BORIOLI , CANTINI , CAPACCHIONE , CARDINALI , CHITI , CUCCA , D'ADDA , DI GIORGI , DIRINDIN , FAVERO , GIACOBBE , GIBIINO , LAI , LANZILLOTTA , LIUZZI , MARGIOTTA , MORGONI , MOSCARDELLI , ORRU' , PADUA , ROMANO , SANGALLI , SILVESTRO - Ai Ministri dell'interno, dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. -
Premesso che:
la sicurezza sui luoghi di lavoro ed i principi connessi di legalità e di responsabilità sociale sono direttrici strategiche obbligatorie per lo sviluppo delle imprese ed un elemento fondamentale per stabilire la buona reputazione di un'azienda e per incrementare i fattori di crescita e di occupazione;
l'ex Provincia, il Comune di Catania e l'IRSAP (Istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, ente pubblico non economico istituito dalla legge regionale n. 8 del 2012) sono gli enti che dovrebbero garantire la gestione della zona industriale di Pantano d'Arci (nell'area metropolitana di Catania), che ospita più di 250 imprese e oltre 10.000 lavoratori;
il fatturato totale delle imprese ubicate in tale zona industriale rappresenta il 15 per cento del PIL regionale del settore manifatturiero, confermando che le aziende di quest'area reggono di fatto una parte significativa delle sorti produttive ed occupazionali della regione, dato ancora più sorprendente se si considera che la ricchezza prodotta nella Sicilia orientale rappresenta l'80 per cento del PIL siciliano;
da diverso tempo oramai, le imprese della zona industriale sono costrette a operare in un contesto ambientale e socioeconomico che impone loro, oltre alle normali spese correnti, ulteriori costi di gestione per garantire ai propri dipendenti ed agli operatori i più elementari servizi di utilità, in alcuni casi sostituendosi, de facto, all'attuazione di queste azioni da parte degli enti preposti;
le stesse imprese subiscono una pressione tributaria più elevata rispetto ad altre aree industriali del Paese, come nel caso del tributo per la raccolta dei rifiuti che, dal 2014, ha subito un'impennata del 20 per cento a fronte di un servizio che nei fatti non viene reso o non è effettuato con la necessaria capillarità, tanto da essere evidente a chiunque transiti nella zona la mancanza di decoro e di igiene pubblica;
le imprese vengono inoltre penalizzate dalla cattiva gestione del comprensorio che procura continui allagamenti, incendi dei capannoni abbandonati, falle nel sistema di erogazione dell'acqua e dell'energia elettrica, che minacciano di continuo l'operatività, la salubrità e la sicurezza dei cicli produttivi di aziende virtuose con conseguenti rilevanti perdite economiche e riflessi negativi sulla produttività e sui livelli di occupazione di tutto il territorio;
le imprese, addirittura, spesso si occupano del decoro urbano delle strade ripristinando il manto stradale, privo di asfalto con buche che, in mancanza di una manutenzione periodica e continuativa, diventano voragini pericolose per la sicurezza della circolazione e quindi causa di infortuni in itinere;
non esiste un regolare servizio di manutenzione dell'impianto di illuminazione pubblica con tratti stradali con il 100 per cento di lampade non funzionanti; ciò pregiudica, dopo il tramonto, la sicurezza dei lavoratori ed ha aumentato la frequenza e la gravità di atti dolosi, tanto che le stesse imprese intervengono in molti casi sugli impianti di illuminazione, per consentire una maggiore percorribilità delle vie adiacenti, al fine di evitare incidenti e limitare le attività criminali;
nel recente passato sono stati fatti ingenti investimenti per la realizzazione di un'infrastruttura di videosorveglianza che però, in occasione di eventi criminosi gravissimi, è risultata essere non funzionante e comunque priva di manutenzione ordinaria;
inoltre, le imprese supportano il lavoro prezioso delle forze dell'ordine finalizzato ad attivare tutte le misure necessarie per assicurare l'incolumità dei propri dipendenti; si è verificata negli ultimi 18 mesi una serie di gravissimi incendi di capannoni industriali, apparentemente incustoditi, ma probabilmente luogo di custodia di materiali o rifiuti accantonati e non smaltiti (nello specifico il 13 gennaio 2015, il 7 aprile 2015, il 7 giugno 2016, di nuovo nel mese di luglio e da ultimo il 19 agosto 2016), a dimostrazione che la zona industriale presenta aree di presenze malavitose;
tali incendi hanno prodotto, ogni volta, giorni e giorni di fumi e miasmi maleodoranti che influenzano la salubrità dell'aria, compromettendo la qualità della vita e la stessa salute degli operatori del comprensorio. Fumi e vapori sono avvertiti anche all'interno delle "cleanroom", dove causano inquinamento ambientale e costituiscono quindi un danno ingentissimo per i delicati processi produttivi,
si chiede di sapere:
quale sia stato, in particolare, l'utilizzo dei 9 milioni di euro stanziati con la programmazione 2007-2013, che dovevano essere destinati ad attivare i progetti già redatti e approvati per il risanamento della zona industriale e che, invece, risultano non ancora attuati;
quali siano le azioni intraprese dalla Prefettura e dalla Questura di Catania per garantire la pubblica sicurezza e l'incolumità dei lavoratori a seguito dei gravi e recenti incendi;
quali siano le iniziative che il Ministro dell'interno intenda mettere in atto per prevenire reati contro il patrimonio, la persona e l'incolumità nell'area industriale di Pantano d'Arci di Catania;
quale sia lo stato delle indagini circa i gravi incendi verificatisi nella zona negli anni 2015-2016, in particolare se si sia giunti all'individuazione di cause, autori e responsabilità anche colpose dei proprietari o gestori dei siti incendiati, anche in relazione all'omessa custodia dei locali, all'adozione dei sistemi di prevenzione e protezione antincendio;
quali controlli siano effettuati dai vigili del fuoco sui certificati di prevenzione incendi delle aziende presenti nella zona industriale;
quali siano i controlli e gli atti vigilanza e i consequenziali provvedimenti di prescrizione adottati dalla ASP di Catania, dalla direzione provinciale dell'Ispettorato del lavoro, dall'ARPA per tutelare i lavoratori, l'ambiente e le imprese della zona industriale di Catania a seguito dei fatti descritti;
se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno coordinare un tavolo con gli enti territoriali preposti, a partire dalla Regione Siciliana, l'IRSAP, l'ex Provincia e la città metropolitana di Catania;
se e quale di tali enti intenda procedere alla realizzazione di una mappatura della zona industriale, anche attraverso la collaborazione con la Prefettura e con le forze dell'ordine, per individuare gli insediamenti ove si utilizzano materiali pericolosi;
se l'IRSAP intenda procedere ad una riassegnazione dei terreni e dei capannoni abbandonati che, in molti casi, sono centrali operative della criminalità e depositi di materiale pericoloso.