Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01186

Atto n. 4-01186

Pubblicato il 25 novembre 2013, nella seduta n. 140

ORELLANA , FUCKSIA , PETROCELLI , MOLINARI , DE PIETRO , SCIBONA , CASTALDI , SANTANGELO , GAETTI , MUSSINI , MONTEVECCHI , SIMEONI , BENCINI , DONNO , MANGILI , BLUNDO , BUCCARELLA , VACCIANO , CAMPANELLA , SERRA , CASALETTO , BIGNAMI , BATTISTA , GIROTTO - Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

al vertice UE-USA del novembre 2011 è stato istituito un gruppo di lavoro di alto livello su occupazione e crescita presieduto dal rappresentante degli Stati Uniti per il commercio Ron Kirk e dal commissario della UE per il commercio Karel De Gucht, con il compito di individuare politiche e misure per incrementare il commercio e gli investimenti UE-USA e così sostenere, con beneficio di entrambi, la creazione di posti di lavoro, la crescita economica e la competitività internazionale. La relazione finale del gruppo, pubblicata il 13 febbraio 2013, ha raccomandato l'avvio di negoziati;

la relazione ha concluso che un accordo globale che copra tutti i settori sarebbe estremamente positivo, poiché liberalizzerebbe il commercio e darebbe un impulso alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro su entrambe le sponde dell'Atlantico;

a febbraio 2013 il presidente USA Barack Obama, il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy hanno annunciato che avrebbero avviato le procedure interne necessarie a lanciare il negoziato sull'accordo di libero commercio;

il 12 marzo 2013 la Commissione europea ha proposto direttive di negoziato agli Stati membri;

nel maggio 2013 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione in cui esprime la propria intenzione di seguire da vicino il processo e contribuire alla sua buona riuscita;

il 14 giugno 2013 gli Stati membri della UE, tramite il Consiglio europeo, hanno dato mandato alla Commissione europea di iniziare le trattative per la creazione di un'area di libero mercato fra USA e UE;

il Consiglio europeo, nel mandato per intavolare le trattative in rappresentanza della UE, ha elaborato le linee guida che la Commissione europea stessa dovrà seguire durante le trattative. Queste linee guida sono secretate;

fra l'8 e il 12 luglio 2013 si è svolto a Washington il primo tavolo di trattative fra USA e UE circa la Transatlantic trade and investment partnership (TTIP) per l'istituzione di un mercato comune con gli USA. I documenti elaborati nel primo tavolo di confronto così come nei successivi sono e saranno secretati;

il secondo momento di confronto USA-UE si è concluso a Bruxelles il 15 novembre 2013;

UE e USA hanno indicato come termine non vincolante delle trattative un arco temporale di 2 anni;

se le trattative porteranno ad una proposta di accordo, il testo verrà reso noto solo a trattative ultimate, e il testo sarà sottoposto, per l'approvazione, al Consiglio europeo e al Parlamento europeo;

la Commissione europea ha definito questo eventuale accordo come il "più grande accordo di libero commercio della storia";

considerato che:

pur essendo stato istituito già 2 anni fa, nel novembre 2011, il gruppo di lavoro sul libero commercio USA-UE, né il Parlamento italiano né l'opinione pubblica sono stati adeguatamente informati sul processo in corso e su rischi e opportunità che questo comporta per il nostro Paese;

un negoziato di carattere così radicale e dall'impatto così grande sul nostro sistema socio-economico necessita di forme tempestive e adeguate di informazione dell'opinione pubblica nel massimo della trasparenza, cosa peraltro non facilitata dalla segretezza che copre i principali documenti relativi alla trattativa stessa, e neanche dalla brevità prevista per le trattative, che dovrebbero concludersi in soli 2 anni;

nelle Frequently asked questions (Faq) ufficiali con cui la Commissione europea illustra all'opinione pubblica le ragioni della trattativa si legge la seguente spiegazione: "La decisione di avviare i negoziati è in gran parte dovuta al persistere della crisi economica e allo stallo dei negoziati commerciali multilaterali nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio - la cosiddetta agenda di Doha per lo sviluppo". Tuttavia né la Commissione europea né gli altri organismi europei prendono in esame i motivi per cui è in stallo l'agenda di Doha, che derivano dallo scetticismo che la maggioranza dei Paesi coinvolti ha riservato all'idea che il libero commercio di per sé possa essere veicolo di sviluppo e di creazione di posti di lavoro. In particolare India e Cina, durante le trattative per l'agenda di Doha, hanno guidato il fronte più critico verso l'ideologia del libero scambio di merci, servizi e capitali;

nei Paesi non occidentali è in corso da decenni un variegato ed ampio dibattito sulla libertà di circolazione di merci e capitali in relazione alla stabilità economica, alla creazione di bolle speculative, ai differenziali di competitività fra macroregioni, ai rapporti di equità interni, al crescere delle diseguaglianze fra la popolazione;

in Italia e nei Paesi europei pare invece che la libertà di circolazione di merci e capitali, peraltro iscritta nel Trattato di Lisbona, sia considerata dai Governi quasi alla stregua di un dogma di fede di cui non è necessario discutere, mentre al contrario è essenziale aprire un dibattito pubblico aperto, trasparente, plurale su questi temi. A giudizio degli interroganti, dato che il TTIP nasce dallo stallo dell'agenda di Doha, l'avvio del negoziato dovrebbe essere accompagnato da un approfondimento circa tutte le posizioni e riflessioni emerse durante gli oltre 10 anni di trattative per l'agenda di Doha, facendo tesoro anche delle posizioni critiche e scettiche;

considerato altresì che:

la Repubblica italiana conosce bene le difficoltà e le criticità insite nell'integrazione economica tramite libero scambio e libera circolazione dei capitali: dall'unità d'Italia ad oggi il nostro Paese è un'area di libero scambio fra regioni con gradi diversi di competitività. A parere degli interroganti, da questa unificazione nasce la cosiddetta "questione meridionale", con un divario crescente di competitività fra Nord e Sud Italia che non è mai stato colmato in 150 anni di unità. Oggi i trasferimenti fiscali diretti fra il Nord e il Sud ammontano a circa 100 miliardi annui su un PIL di poco superiore a 1.600 miliardi: il mantenimento dell'unità e della coesione sociale nella nostra Repubblica ha quindi necessità di trasferimenti fra regioni con differenti tassi di competitività pari a un euro ogni 16 di ricchezza prodotta ogni anno. Un'adeguata riflessione su tale situazione da parte del Governo, del Parlamento e dell'opinione pubblica dovrebbe accompagnare le scelte politiche in campo di commercio internazionale;

il mercato unico europeo non è pienamente integrato in quanto sussistono forti polarizzazioni nei tassi di competitività delle regioni che lo compongono nonché fra Stati membri: tale situazione è fra gli altri descritta anche nell'ultimo report semestrale del Dipartimento del tesoro USA, che critica il surplus commerciale strutturale della Germania nei confronti degli altri Paesi dell'eurozona. Di conseguenza, gli effetti di un eventuale accordo di libero scambio e libera circolazione di capitali con gli USA avranno un impatto differente sui singoli Stati membri: a tal proposito è importante che il Governo e il Parlamento italiani valutino l'impatto sull'Italia di un simile accordo comparativamente ad altri Stati europei;

pareri fortemente critici verso la tipologia di regolazione del commercio e dei flussi di capitali intrinseca al TTIP sono stati ripetutamente espressi dall'ampia galassia transnazionale del "movimento per un'altra globalizzazione", in diverse occasioni e in particolare durante i forum per un'altra globalizzazione, come quello tristemente noto per il tragico livello di repressione messo allora in atto nel 2001 a Genova: sembra che queste voci critiche, nonostante la loro autorevolezza e rappresentatività degli orientamenti della società civile, non trovino ascolto nella governance economica italiana ed europea. Sarebbe invece importante accogliere e valorizzare nel dibattito pubblico queste voci;

il Ministero dello sviluppo economico ha commissionato a "Prometeia SpA", società che opera principalmente nel campo dell'intermediazione finanziaria, uno studio sugli effetti di un'eventuale approvazione del TTIP sull'economia italiana. Prometeia ha consegnato tale studio nel giugno 2013;

diversi documenti e studi sia della Commissione europea (vedasi "Esame approfondito per l'Italia", Bruxelles, 30 maggio 2012), sia della Banca d'Italia (si veda, nei "Quaderni di storia economica", n. 17, "L'età dell'oro e la seconda globalizzazione in Italia, ottobre 2011), individuano nello scarto fra il tasso di cambio reale e il tasso di cambio nominale la radice degli squilibri commerciali che hanno portato l'Italia a perdere competitività sui mercati esteri. Eppure tale fattore non è stato preso in esame nello studio di Prometeia nel valutare l'impatto del TTIP sull'economia italiana,

si chiede di sapere:

in che modo il Governo intenda coinvolgere ed informare il Parlamento circa gli esiti del primo e del secondo incontro negoziale per il TTIP, avvenuti a Washington dall'8 al 12 luglio 2013 e a Bruxelles dall'11 al 15 novembre 2013;

se abbia predisposto modalità di coinvolgimento del Parlamento e dell'opinione pubblica per l'intero arco delle trattative relative al TTIP;

se intenda predisporre un piano urgente di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza relativo al TTIP e in particolare a: le ragioni dello stallo dell'agenda di Doha da cui nasce il negoziato TTIP; rischi e vantaggi di un eventuale accordo TTIP per l'Italia comparativamente ad altri Stati europei; ragioni e motivazioni del dissenso e della critica nei confronti degli accordi di libero commercio e circolazione delle merci da parte dei critici di tali politiche, e in particolare della galassia associativa e movimentista "per un'altra globalizzazione"; gli effetti che un'eventuale entrata in vigore del TTIP avrebbe sui rapporti politici e diplomatici dell'Italia con altri partner commerciali, quali i cosiddetti Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica);

se ritenga sufficiente, ai fini della valutazione politica delle conseguenze del TTIP sull'Italia, lo studio commissionato a Prometeia SpA, società operante principalmente nel campo della consulenza finanziaria, o se non intenda commissionare studi e previsioni a una pluralità di attori che comprenda, oltre a società per azioni di consulenza finanziaria, anche esponenti dell'associazionismo e della società civile, quali ad esempio gli studiosi che hanno fondato l'associazione Corporate Europe, associazione che ha già divulgato un'attenta analisi del TTIP dal titolo "A transatlantic corporate bill of rights - investor privileges in EU-US trade deal threaten public interests";

se il Governo intenda comprendere fra le analisi degli effetti del TTIP i diversi documenti e studi sia della Commissione europea che individuano nello scarto fra il tasso di cambio reale e il tasso di cambio nominale la radice degli squilibri commerciali che hanno portato l'Italia a perdere competitività sui mercati esteri.