Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00035
Azioni disponibili
Atto n. 3-00035 (con carattere d'urgenza)
Pubblicato il 24 aprile 2013, nella seduta n. 15
BLUNDO , AIROLA , ANITORI , BATTISTA , BENCINI , BERTOROTTA , BIGNAMI , BOCCHINO , BOTTICI , BUCCARELLA , BULGARELLI , CAMPANELLA , CAPPELLETTI , CASALETTO , CASTALDI , CATALFO , CIAMPOLILLO , CIOFFI , COTTI , CRIMI , DE PIETRO , DE PIN , DONNO , ENDRIZZI , FATTORI , FUCKSIA , GAETTI , GAMBARO , GIARRUSSO , GIROTTO , LEZZI , LUCIDI , MARTELLI , MARTON , MASTRANGELI , MOLINARI , MONTEVECCHI , MORONESE , MORRA , MUSSINI , NUGNES , ORELLANA , PAGLINI , PEPE , PETROCELLI , PUGLIA , ROMANI Maurizio , SANTANGELO , SCIBONA , SERRA , SIMEONI , TAVERNA , VACCIANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, della giustizia e per la coesione territoriale. -
Premesso che:
le conseguenze del terremoto che ha colpito l'Abruzzo e, in particolare, la provincia de L'Aquila alle ore 3.32 della mattina del 6 aprile 2009 sono state, come è noto, pesantissime: 306 vittime, più di 1.500 feriti e oltre 63.000 abitanti rimasti privi della loro abitazione. Rilevantissimo è poi il patrimonio immobiliare pubblico e privato distrutto o seriamente compromesso nella sua stabilità e integrità ed ancora più profonda è la ferita al patrimonio culturale, artistico ed architettonico. La ricostruzione pesante non è ancora partita e la cittadinanza e le imprese operano in situazione di gravi difficoltà e disagio;
ad aggravare la già drammatica situazione dei territori colpiti dal terremoto dell'aprile 2009, c'è stato sul territorio un evidente interesse elettoralistico tra i vari soggetti istituzionali, pubblici e privati coinvolti nella ricostruzione, che ha prodotto l'assenza di un reale e responsabile concorso alla soluzione dei problemi del cratere, con particolare riguardo alla città de L'Aquila, con effetti devastanti e paralizzanti;
in relazione alla ricostruzione devono essere evidenziati due problemi di fondo, primo quello delle reali disponibilità finanziarie a disposizione e successivamente la scelta delle priorità per il loro utilizzo, senza lasciare all'arbitrarietà e al clientelismo margini operativi;
a giudizio degli interroganti risulta prioritario e di fondamentale importanza acquisire dai soggetti competenti informazioni complete sui fondi stanziati e messi a disposizione, comprensivi delle risorse spese e di quelle disponibili e spendibili, ai fini della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma. Ciò si rende tanto più urgente in quanto vi è la sensazione diffusa che manchi l'effettiva copertura finanziaria per l'attuazione degli interventi di ricostruzione, sensazione che trova anche una sua oggettiva conferma nei tanti progetti approvati con contributo definitivo riconosciuto sulla carta che non si traducono in cantieri operativi per la mancanza del finanziamento reale. Inoltre sempre più chiaramente si delinea uno scenario in cui il totale "impegnato" (ove anche erogato) si dimostra insufficiente per far fronte a tutti gli interventi necessari;
in merito agli interventi fino ad ora adottati per far fronte alla ricostruzione si deve denunciare una sovrapposizione tra normative di livello nazionale, come quelle di necessità e d'urgenza o secondarie di fonte ministeriale, e normative urbanistico-pianificatorie proprie del livello comunale o addirittura regionale, con una conseguente incertezza delle procedure, nonché dell'autorevolezza e dell'efficacia degli atti compiuti dai firmatari. La stessa Regione ha mancato di creare e potenziare sia un ufficio geosismico regionale sia gli uffici che si occupano di tali materie presso le Province, come lo sportello per le valutazioni ambientali;
a giudizio degli interroganti si deve dichiarare l'esatta ratio che ha condotto a determinare nel 60 per cento (rispetto ad un edificio nuovo adeguato alle NTC2008) il limite minimo di sicurezza finanziabile al di sopra del quale qualunque risultato della ristrutturazione è accettabile (anche il 61 per cento), senza obbligo alcuno di arrivare al 100 per cento. Da un lato, la scheda parametrica introduce un minor grado di libertà nella sostituzione edilizia (demolizione e ricostruzione) per i centri storici (e questo va incontro alla conservazione del patrimonio storico-artistico), dall'altro, nessuno si sentirebbe tranquillo a vivere in una zona sismica di tipo 1 (la più pericolosa) in una casa adeguata al 61 per cento (o al 70 per cento o al 99 per cento), per di più sapendolo. Inoltre a fronte del fatto che abbattendo e ricostruendo si deve conseguire il 100 per cento della sicurezza imposta dalle normative risulta evidentemente improprio e sperequante il limite del 60 per cento per l'adeguamento statico degli edifici per i quali si procederà al consolidamento;
in merito alla "pianificazione strategica" sono stati sottolineati i limiti dell'esperienza aquilana sia con il piano OCSE che con quello comunale, mentre la Regione è, a giudizio degli interroganti assente, visto che nel frattempo si limita a presentare tardivamente una propria proposta di rilancio economico che si muove su 5 punti: un'adeguata rete viaria al servizio delle attività produttive in modo che queste ultime siano connesse e collegate con il tessuto produttivo nazionale, il rilancio del polo farmaceutico, il finanziamento dei contratti di sviluppo, il consolidamento del progetto scientifico del Gran Sasso institute e il progetto di rilancio dell'Istituto zooprofilattico d'Abruzzo (struttura teramana attualmente in crisi di ruolo, utenza e mercato);
a giudizio degli interroganti, la pianificazione strategica deve essere ricondotta nell'ambito dell'articolo 6 della legge regionale n. 70 del 1995 che la proceduralizza e le dà uno sbocco operativo, finanziario e normativo in termini di cogenza;
di particolare rilievo sarà il tema del riassetto urbanistico-edilizio di tutte le aree colpite dal terremoto in modo da risistemare la zonizzazione e la viabilità dando risposte certe ai problemi posti in sede di ricostruzione, con particolare attenzione alle zone con vincolo di inedificabilità, nonché alle tante ipotesi di demolizione;
a giudizio degli interroganti vanno innanzitutto delineati gli obiettivi sociali, produttivi ed edilizi della ricostruzione partendo da una ferma critica all'attuale filosofia sviluppista ed immobiliarista. Nella debole realtà italiana e in un quadro di feroce concorrenza internazionale si deve partire da un'analisi dei beni e di tutte le potenzialità produttive per delinearne modelli di utilizzo e trasformazione in loco in una logica di filiera corta. Particolare attenzione va data al recupero dei centri storici minori dove va mantenuta innanzitutto la popolazione e che devono diventare veri e propri "borghi certificati" (ad "impatto zero" con energie alternative, impianti a basso consumo, recupero e riciclo di tutto e in tutti i processi produttivi e di trasformazione), da proporre ad un mercato turistico-ricettivo internazionale;
le stesse schede parametriche sicuramente permetteranno di superare il "progetto preventivo" e, una volta dichiarate congrue, permetteranno ai professionisti di avere un primo rimborso del 2 per cento e di passare direttamente alla progettazione definitiva; pur condividendo la necessità di proceduralizzare e parametrizzare la ricostruzione bisogna puntare sulla risoluzione dei problemi: delineare priorità e garantire finanziamenti annuali adeguati. Altrimenti la scheda parametrica viene a configurare una pesante fase preliminare di approfondimento tecnico-qualitativo tutta burocratica con evidenti pericoli di soggettività e di contenzioso;
sono in tal senso state espresse critiche alle schede parametriche per la ricostruzione in termini di utilità, efficacia, trasparenza ed oggettività. Queste sono state istituite e regolamentate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 febbraio 2013, a seguito del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (cosiddetto decreto Barca), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134; effettivamente l'art. 67-quater, comma 9, del decreto-legge citato che, riferendosi al sisma in Abruzzo, demanda ad uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri la definizione delle procedure anche semplificate per il riconoscimento dei contributi alla ricostruzione privata;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, invece, riformula anche il calcolo dei contributi spettanti alla ricostruzione, per cui non aveva avuto delega, stabilendo come base di riferimento la superficie netta dei fabbricati, aumentata minimamente in casi particolari, anziché la superficie lorda come le ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri hanno sempre stabilito finora. Questo comporta, specialmente in grosse strutture, una notevole riduzione del contributo per la riscossione post-sisma creando delle disparità di trattamento tra i proprietari che lo hanno già ricevuto e quelli che lo devono ancora ricevere considerando, anche, che il decreto sulle schede parametriche riguarda specialmente i fabbricati da ricostruire nei centri storici;
nel decreto stesso, che nasce per l'istituzione delle schede paramentriche al fine di definire procedure istruttorie dei contributi nei centri storici del cratere, all'art. 11 che regolamenta il periodo di transizione tra la precedente normativa e la presente, nell'ultimo periodo del comma 2 riporta "Il presente comma trova applicazione anche per i progetti relativi ad immobili situati nei Comuni di cui all'articolo 1, al di fuori dei centri storici." Sembrerebbe, in sostanza, che per i progetti presentati alla data del decreto, ma non completi della documentazione richiesta, si applica la scheda parametrica anche per i fabbricati fuori dei centri storici, mentre per i progetti fuori dei centri storici che presenteranno tutta la documentazione dopo il decreto non c'è l'obbligo della scheda parametrica. Non è chiaro se al comma 2 si intende dare la possibilità ai proprietari dei fabbricati fuori dai centri storici di optare per l'una o l'altra normativa; in tal caso si ritiene necessario specificare meglio che cosa si intenda ed eliminare le dubbie interpretazioni;
a giudizio degli interroganti, nell'area del cratere è sicuramente il centro storico de L'Aquila che deve essere privilegiato e all'interno di questo gli aggregati a più alta densità direzionale commerciale, nonché abitativa, ma questi vanno poi relazionati agli altri interventi pubblici di Comune e Provincia e soprattutto della Sovrintendenza. Si tratta di operare per stralci di città funzionali con una particolare attenzione all'accessibilità, alla cantierabilità e alla probabile connessione con reti funzionanti;
valutato che:
l'art. 1, comma 288, della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008), sulla scia della copiosa legislazione nazionale finalizzata alla tutela dispone che, a partire dall'anno 2009, il rilascio dei permessi di costruire sia subordinato, oltre alla certificazione energetica dell'edificio da realizzare, anche alle "caratteristiche strutturali dell'immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteoriche";
le leggi regionali, a vario titolo, hanno previsto due ipotesi di risparmio idrico: quello obbligatorio, nel caso di nuovi interventi edilizi, e quello volontario nel caso di opere con standard edilizi molto elevati, che consentano l'accesso ad agevolazioni urbanistiche e a contributi, in base ad una graduatoria nella quale il riciclo ed il recupero delle acque meteoriche consente di ottenere un maggior punteggio. La Regione Abruzzo, in particolare, recependo la normativa statale, emanata anche in ottemperanza alla direttiva della Comunità europea n. 91/271/CEE del 21 maggio 1991 (trattamento delle acque reflue), per molti anni disattesa, è intervenuta in materia con la legge regionale 19 agosto 2009, n. 16, intitolata "Intervento regionale a sostegno del settore edilizio", il cui art. 16 testualmente recita: «1. I progetti di nuova edificazione e gli interventi di recupero o di ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente prevedono l'introduzione, negli impianti idrico-sanitari, di dispositivi certificati come idonei ad assicurare una significativa riduzione del consumo d'acqua. (...) 3. I regolamenti edilizi comunali prescrivono l'utilizzo di impianti idonei ad assicurare il risparmio dell'acqua potabile»;
in virtù di tale norma, ciascun Comune della regione avrebbe dovuto modificare il proprio regolamento edilizio. Tuttavia, nessun Comune (o quasi) in Abruzzo ha sinora adeguato i propri regolamenti edilizi, con la conseguenza che, dal 2009 in poi, tutti i permessi a costruire rilasciati sono privi dei criteri volti al risparmio idrico. È evidente che detta situazione non possa oltremodo perdurare, soprattutto in una terra che da diversi anni è soggetta ad una grave crisi idrica, che si acutizza nei periodi estivi e in quelli a più alta densità turistica;
a giudizio degli interroganti è economicamente e culturalmente discutibile non usufruire delle agevolazioni e dei criteri della legge regionale n. 16 del 2009 in quanto un terzo del fabbisogno giornaliero domestico è utilizzato negli sciacquoni dei wc. L'applicazione di questi criteri poterebbe ad un notevole risparmio idrico; L'Aquila e provincia sarà, nei prossimi anni, uno dei cantieri civili più grandi d'Europa e sottoposto ad una maggiore visibilità ed esempio, quindi questi criteri dovrebbero esse applicati ad ogni futura abitazione anche in ottemperanza alle linee guida di provenienza comunitaria;
considerato inoltre che:
si assiste ad un crescente sentimento di diffusa insicurezza, dovuto ad un'escalation criminale senza precedenti che sta interessando la città de L'Aquila, nonché il territorio circostante, ad opera di esponenti della malavita locale e straniera. Da un'analisi dei dati statistici, forniti dalla questura, relativi al primo semestre 2012, si evince inequivocabilmente un aumento esponenziale dei reati collegati ad un'insolita e crescente microcriminalità, delitti contro il patrimonio e la persona che hanno assunto una frequenza allarmante ed impressionante, tale da generare forte preoccupazione ed inquietudine nei cittadini, già duramente vessati dagli eventi sismici, che ancora insistono nel territorio;
si ritiene necessario che tutti gli attori istituzionali affrontino, ciascuno per la propria parte di competenza e responsabilità, la grave situazione di estremo disagio, pericolo e insicurezza, attraverso un'efficace attività preventiva, nonché un'adeguata azione di contrasto ai numerosi fenomeni degenerativi, che stanno provocando un rilevante allarme sociale nelle aree terremotate;
la sicurezza sociale è insidiata da fenomeni multiformi (quali la formazione di sacche di marginalità, dovuta alla presenza di immigrati clandestini; lo smercio di sostanze stupefacenti, in determinate aree del territorio, spesso caratterizzate da degrado ambientale; il bullismo; il disagio sociale, conseguente alla terribile crisi economica) che alimentano tensioni ed attività devianti, rendendo il tasso di legalità sempre più basso;
valutato altresì che:
sono passati 4 anni dal sisma che sconvolse L'Aquila e molti comuni abruzzesi. Come è purtroppo a tutti noto, la ricostruzione, in particolare quella del centro storico del capoluogo, deve ancora realmente avviarsi. A questo scopo sono stati adottati nel 2012 vari provvedimenti tesi a dotare di idoneo personale gli uffici pubblici preposti alla ricostruzione delle aree colpite dal sisma, nel convincimento che solo l'assunzione a tempo indeterminato potesse assicurare al cratere aquilano l'impegno e le certezze che la ricostruzione richiede, dando in questo modo priorità alle competenze e al merito;
con decreto-legge n. 83 del 2012 (cosiddetto decreto sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134 del 2012, il Comune de L'Aquila e i Comuni del cratere ed il Ministero delle infrastrutture e trasporti sono stati autorizzati ad assumere a tempo indeterminato, dall'anno 2013, complessivamente 300 unità di personale presso due uffici speciali per la ricostruzione appositamente costituiti, uno per il Comune de L'Aquila ed uno per i 56 Comuni del cratere, previo espletamento di procedure selettive pubbliche;
tutti i Comuni ed il Ministero hanno affidato la realizzazione della procedura selettiva, per le unità di personale da assumere a tempo indeterminato, alla commissione interministeriale "Ripam", che si è avvalsa del supporto di Formez PA;
la commissione interministeriale Ripam, con bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 settembre 2012, ha indetto 14 concorsi pubblici per titoli ed esami (il cosiddetto "concorsone"), per il reclutamento di personale di ruolo con diversi profili professionali, per le complessive 300 unità menzionate, di cui 128 presso il Comune di L'Aquila e 72 presso i Comuni del cratere nelle categorie C e D, e 100 nelle aree funzionali seconda e terza presso il Ministero, da assegnarsi temporaneamente agli uffici speciali per la ricostruzione, alle Province interessate e alla Regione Abruzzo;
il bando di concorso ha previsto una quota di riserva del 50 per cento dei posti per coloro che avevano maturato un'esperienza professionale di almeno un anno nell'ambito dei processi di ricostruzione, presso la Regione, le strutture commissariali, le Province interessate, il Comune di L'Aquila e i Comuni del cratere;
le procedure di selezione per le 300 unità a tempo indeterminato si sono concluse con la pubblicazione delle 14 graduatorie sulla Gazzetta Ufficiale n. 12 del 12 febbraio 2013;
le graduatorie contano complessivamente 1.730 idonei, di cui 300 vincitori, e la media dei punteggi attribuiti ai selezionati è altissima, sia quella dei vincitori che quella degli idonei. Alcuni candidati hanno riportato il punteggio massimo alle prove scritte ed orali (100/100) e sono risultati idonei, ma non vincitori, in quanto l'avere lavorato precedentemente nella macchina amministrativa della ricostruzione costituiva titolo preferenziale e dava diritto alla riserva stabilita dal bando pari al 50 per cento, comportando così, di fatto, che candidati riservatari con punteggi più bassi della media dei vincitori potessero scavalcare chi aveva ottenuto il massimo del punteggio;
nel mese di agosto 2012 con due intese tra i Ministri dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture per la pubblica amministrazione e la semplificazione e per la coesione territoriale e gli enti coinvolti nella ricostruzione si è stabilito che i titolari dei due uffici speciali avrebbero dovuto individuare, sulla base di una selezione pubblica, il personale a tempo determinato e che questo sarebbe stato assunto dal Sindaco de L'Aquila, per l'ufficio de L'Aquila, e dal titolare dall'ufficio e dei Comuni del cratere nel secondo caso;
con bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 dicembre 2012 (con scadenza il 18 dicembre, dopo soli 4 giorni), i titolari degli uffici speciali hanno indetto una selezione pubblica per titoli e colloquio per il reclutamento, per ciascuno degli uffici speciali, di 50 unità di categoria C e D (le stesse categorie delle 300 assunzioni del concorso) da assumere a tempo determinato per un triennio;
le procedure relative a tale selezione non hanno ancora visto la loro fine e ad oggi sono pubblicate sul sito del Formez solo alcune graduatorie provvisorie relative al concorso;
inoltre in data 12 marzo 2013 il titolare dell'ufficio speciale della ricostruzione de L'Aquila Paolo Aielli ha indetto, con determina n. 4/2013, una selezione per titoli per 23 collaborazioni coordinate e continuative per: 7 profili coordinatore (ingegneri, architetti, geologi); 6 profili tecnici A (ingegneri, architetti, geometri); 5 profili tecnici B (ingegneri); 5 profili tecnici C (ingegneri e architetti);
pur essendo i profili delle 23 collaborazioni coordinate e continuative, in termini di requisiti richiesti e mansioni da svolgere, i medesimi di quelli degli idonei già selezionati con il concorso per 300 posti, si è scelto di non attingere dalle graduatorie già pubblicate, con una procedura meno rigorosa e trasparente, con un lasso di tempo tra la pubblicazione del bando e l'inoltro della domanda di partecipazione di soli 4 giorni;
ogni selezione pubblica comporta un impiego di risorse economiche e di personale ingenti nonché una porzione di tempo che, nella specifica condizione de L'Aquila, non ci si può permettere,
si chiede di sapere quali urgenti iniziative il Governo intenda adottare al fine di:
acquisire dai soggetti competenti informazioni, dati e documenti sugli indirizzi e sui risultati delle attività svolte dalle pubbliche amministrazioni e dagli altri soggetti che si occupano, a qualsiasi titolo, della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma, con particolare riferimento all'adeguatezza della pianificazione strategica;
vigilare sull'attuazione degli impegni relativi alle misure riguardanti la ricostruzione e la ripresa delle attività produttive, commerciali e professionali nonché l'attuazione degli impegni assunti da soggetti pubblici e privati per il recupero dei beni culturali;
acquisire informazioni in merito all'efficacia e allo stato dei progetti di ricostruzione ed ai criteri di programmazione temporale messi in atto, con particolare riferimento agli eventuali ritardi o disfunzioni, nonché all'individuazione dei soggetti responsabili;
verificare le misure di sicurezza nelle aree colpite dal sisma, con particolare riferimento ai reati contro il patrimonio registrati a danno delle persone e negli immobili abbandonati a causa del sisma ed alle infiltrazioni della criminalità sul territorio;
mettere in atto politiche di sicurezza urbana basate su una pluralità di approcci e apporti, che tendano a contrastare il degrado dei territori più a rischio, elevandone i livelli di vita civile e culturale, in modo da prevenire e riassorbire patologie criminali e criminogene;
verificare l'applicazione e la congruità della normativa vigente in materia, segnalando le criticità emerse, indicando altresì le misure più adeguate per gli interventi di ricostruzione, la messa in sicurezza degli edifici, la tutela ambientale, la certificazione energetica, il risparmio idrico, la prevenzione del rischio sismico e la messa in sicurezza del territorio;
specificare se i parametri riduttivi del calcolo contributo/danni da sisma, introdotti dall'istituzione della scheda parametrica, sono stati oggetto di mero errore o è stata una specifica volontà del Governo, auspicando, in entrambi i casi, un'immediata rettifica (non avendo avuto specifica disposizione dal Parlamento di legiferare su detto specifico aspetto), in modo da modificare il comma 2 dell'art. 11 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 febbraio 2013, stabilendo, inequivocabilmente, le intenzioni del legislatore al fine di non creare difficoltà nell'applicazione dello stesso, per una più celere e fluida istruttoria delle pratiche;
chiarire puntualmente l'ambito di applicazione di quanto espresso all'art. 67-quarter, comma 5, del decreto-legge n. 83 del 2012 in modo da fornire le principali casistiche cui ci si vuole riferire, ovvero se si applica in caso di immobili (non abitazioni principali) ricompresi in aggregati per i quali è stato sottoscritto dai proprietari dei singoli immobili il consorzio obbligatorio, ovvero in caso contrario, che cosa lo escluda;
chiarire il motivo della non unicità dei nuovi "riferimenti tecnici" e, quindi, come i due uffici speciali possano evitare ogni eventuale conflitto concorrenziale. Inoltre chiarire (oltre a fornire tutta la documentazione a supporto) la ratio della scelta dei due responsabili chiamati a dare risposte tempestive e invece del tutto estranei al cratere e alle materie da affrontare, con un evidente aggravio di costi;
assicurare, in sede di ricostruzione, l'attuazione di quanto stabilito dalla legge n.244 del 2007 in materia di risparmio idrico nel caso di interventi edilizi quali quelli di cui in premessa;
armonizzare i processi istruttori attualmente separati che generano tempistiche discordanti con ritardi e disfunzioni gravi ai fini della ricostruzione che bloccano l'inizio dei lavori già autorizzati da altri uffici con evidenti aggravi di tempo sulla possibilità di rientro della popolazione, con evidenti oneri a carico delle finanze pubbliche;
dare seguito tempestivamente a quanto stabilito dell'articolo 67-quinquies, comma 2, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, in relazione all'adozione di un testo unico delle disposizioni concernenti gli interventi relativi agli eventi sismici del 6 aprile 2009, in modo da fare chiarezza sulle numerose norme fino ad oggi adottate ed evitare ambiguità di interpretazione e sovrapposizioni evidenziate che inevitabilmente determinano gravi discriminazioni nell'applicazione delle stesse con apertura a conseguenti contenziosi;
se non si ritenga opportuno procedere in futuro ad utilizzare, nel reclutamento di personale per gli uffici deputati alla ricostruzione post-sismica della città de L'aquila e dei comuni del cratere e per le esigenze dei Ministeri riguardo alle figure professionali selezionate per il "concorsone", le graduatorie degli idonei al recente concorso pubblico effettuato ai sensi del decreto-legge n. 83 del 2012;
chi abbia autorizzato le assunzioni di ulteriori 23 unità di personale bandite dall'ufficio speciale per la ricostruzione de L'Aquila e con quali fondi verranno finanziate.