Legislatura 17ª - Dossier n. 60

Premessa

Il Servizio del bilancio, in relazione all'esame del disegno di legge di approvazione del rendiconto generale dello Stato per il 2015 (A.S. 2521), ha elaborato, come di consueto, elementi di analisi e di documentazione intesi ad agevolare la lettura parlamentare del testo.

Il presente lavoro, dopo aver svolto alcune sintetiche considerazioni sul ruolo giuridico e la struttura del rendiconto generale dello Stato, con particolare riferimento alla crescente attenzione che la Corte dei conti viene attribuendo, in sede di giudizio di parificazione, al conto del patrimonio, illustra in sintesi, secondo uno schema consueto, i dati complessivi della gestione di competenza e di cassa del 2015, nonché la situazione dei residui.

Completano la trattazione alcune sintetiche note relative agli aspetti problematici del provvedimento.

1. Note introduttive sul ruolo giuridico e sulla struttura del rendiconto generale dello Stato

L'articolo 35 della legge n. 196 del 2009 stabilisce che il rendiconto generale dello Stato, articolato per missioni e programmi, sia presentato al Parlamento, sotto forma di disegno di legge, dal Ministro dell'economia e delle finanze, entro il mese di giugno dell'esercizio successivo a quello di riferimento, dopo che il documento ha ricevuto dalla Corte dei conti il necessario giudizio di parificazione con le scritture contabili erariali, ed unitamente ad una relazione generale(1) .

Al rendiconto è allegata per ciascuna amministrazione una nota integrativa. L'articolo 35 è stato recentemente modificato dal decreto legislativo 12 maggio 2016, n. 90(2) in particolare con riferimento alla struttura della nota integrativa al rendiconto dello Stato per riflettere la nuova struttura del bilancio articolata, per le spese, nel nuovo livello costituito dalle azioni, in luogo dei macroaggregati.

L'esame del rendiconto generale dello Stato in sede parlamentare riflette la funzione giuridico-costituzionale di controllo del Parlamento sull'esecutivo, rappresentando lo strumento per la verifica che il Governo abbia dato effettivo seguito alla gestione finanziaria nei termini preventivamente stabiliti, dallo stesso Parlamento, mediante l'approvazione della legge di bilancio annuale.

Peraltro, occorre rammentare che il disegno di legge di rendiconto presentato dal Governo non presenta margini sostanziali di emendabilità, cosicché il Parlamento si limita ad esprimere sul medesimo una sorta di "voto bloccato"(3) .

La proposta di bilancio a legislazione vigente per il 2017 assumerà, tra l'altro, come base di riferimento per la valutazione dei residui passivi, le risultanze definitive contenute nel rendiconto 2015, le quali sono altresì evidenziate nel disegno di legge di assestamento per il 2016, ai fini della determinazione degli eventuali adeguamenti delle autorizzazioni di pagamento (cassa).

Pertanto, il conto del bilancio all'interno del rendiconto, certifica la gestione di un anno finanziario, costituendo la base contabile sulla quale si adeguano le autorizzazioni di cassa dell'anno immediatamente successivo (assestamento) e si costruiscono le previsioni per il nuovo progetto di bilancio a legislazione vigente.

In ordine alla sua struttura, il rendiconto generale comprende il conto consuntivo del bilancio ed il conto consuntivo generale del patrimonio a valore, nonché i conti consuntivi allegati di alcune amministrazioni statali dotate di autonomia.

Il conto del bilancio, articolato per missioni, programmi e capitoli, è corredato, in applicazione della legge n. 196 del 2009, dei seguenti documenti:

  • apposita nota integrativa, che, per ciascuna amministrazione, espone i risultati finanziari, i principali fatti della gestione e il grado di realizzazione degli obiettivi riferiti a ciascun programma e riporta la motivazione fornita dalle Amministrazioni sugli eventuali scostamenti tra le previsioni iniziali e quelle finali;
  • le risultanze economiche per ciascun Ministero (il cosiddetto rendiconto economico);
  • le risultanze delle spese relative ai programmi aventi natura o contenuti ambientali (il cosiddetto eco rendiconto, allegato alla relazione al conto del bilancio).

Il Rendiconto generale dello Stato espone altresì i dati di consuntivo relativi ai c.d. “Fondo Opere” e “Fondo Progetti” ai sensi del comma 3, dell’articolo 10 del D.Lgs. 29 dicembre 2011 n. 229, emanato in attuazione dell’art. 30 della legge 31 dicembre 2009, n.196(4) .

A partire dall’esercizio finanziario 2013 il rendiconto è trasmesso e predisposto in formato digitale.

Va rammentato altresì che negli ultimi anni si è rafforzato il ruolo delle rilevazioni economiche, in termini di costi, prescrivendo, da un lato, che le amministrazioni adottino sistemi di contabilità integrata economico-patrimoniale in affiancamento alla contabilità finanziaria e, dall’altro, dando maggior rilievo alla contabilità economica analitica dello Stato; prevedendo tra l'altro l'obbligo di redazione di un Budget e del Rendiconto economico (consuntivo dei costi) che costituiscono allegati, rispettivamente, al Bilancio di previsione dello Stato (art. 21) e al Rendiconto generale dello Stato (art. 36).

In particolare, con specifico riferimento al Rendiconto economico, l’art. 36 della legge di contabilità, al comma 5, ha stabilito che in apposito allegato conoscitivo, ad integrazione del Rendiconto generale dello Stato, sono illustrate le risultanze economiche per ciascun Ministero ed i prospetti di riconciliazione con le risultanze del rendiconto finanziario, il che dovrebbe consentire all'organo legislativo la conoscenza e il contestuale approfondimento delle informazioni economiche (costi) a completamento del quadro informativo generale relativo al bilancio(5) .

Per la rilevazione dei costi e per la conseguente analisi ed elaborazione del documento previsto dalla legge di riforma contabile le Amministrazioni si avvalgono del sistema di contabilità economica analitica che consente l’imputazione dei costi secondo le tre ottiche: destinazione, responsabilità e natura di costo.

Con riferimento alla destinazione, i centri di costo delle Amministrazioni rilevano le informazioni economiche secondo la classificazione per missioni e programmi consentendo il monitoraggio delle relative attività(6) .

Per quanto riguarda le spese con natura o contenuti ambientali, il comma 6 dell'articolo 36 precisa che la loro illustrazione nel rendiconto ha lo scopo di evidenziare le risorse impiegate per finalità di protezione dell'ambiente, riguardanti attività di tutela, conservazione, ripristino e utilizzo sostenibile delle risorse e del patrimonio naturale. L’individuazione e la rilevazione delle spese ambientali avvengono in coerenza con le definizioni e le classificazioni adottate in ambito comunitario adottate per i conti del Sistema europeo per la raccolta dell’informazione economica sull’ambiente, SERIEE (Système Européen de Rassemblement de l'Information Economique sur l'Environnement): il sistema dedicato alla contabilità satellite delle spese ambientali,definito in sede Eurostat e basato su definizioni e classificazioni coerenti con le classificazioni economica e funzionale adottate nell’ambito dei regolamenti comunitari in materia di contabilità nazionale(7) .


1) I criteri per la elaborazione e la definizione del Rendiconto generale dello Stato relativo all'anno finanziario 2015 sono stati fissati con la circolare del Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, n. 11 del 10 marzo 2016.

2) Recante completamento della riforma della struttura del bilancio dello Stato, in attuazione dell'articolo 40, comma 1, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Pubblicato nella Gazz. Uff. 30 maggio 2016, n. 125.

3) In senso contrario, si è caratterizzato l'iter di approvazione, nell'ottobre 2011, del rendiconto 2010: a seguito della decisione della Camera dei deputati (adottata con un numero eguale di voti contrari e favorevoli) di respingere l'art. 1 della proposta di legge di rendiconto, la Giunta per il regolamento della Camera (seduta del 12 ottobre 2011) ha stabilito che tale voto contrario doveva essere interpretato come riferito all'intero disegno di legge. Per ovviare a tale situazione, il Governo presentò un nuovo disegno di legge di rendiconto il cui contenuto coincideva con quello del rendiconto respinto dalla Camera e che è stato successivamente approvato dal Parlamento. La vicenda sembra confermare come il rendiconto non abbia saputo acquisire in Italia il ruolo di un effettivo strumento di controllo. Per alcuni precedenti in tal senso, si veda la dichiarazione del Presidente della Camera dei deputati allegata al resoconto della seduta del 15 giugno 1982. Il principio dell'inemendabilità del rendiconto è stato sempre rispettato anche a livello di Commissione, dove solo gli emendamenti meramente formali o tecnici sono considerati ammissibili (vedi Commissione finanze della Camera dei deputati, resoconto della seduta del 16 luglio 2002).

4) Tale disposizione ha delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi, da emanare secondo prefissati principi e criteri direttivi definiti al comma 9 dello stesso articolo 30, al fine di garantire la razionalizzazione, la trasparenza, l’efficienza e l’efficacia delle procedure di spesa relative ai finanziamenti in conto capitale destinati alla realizzazione di opere pubbliche. In attuazione di tale norma sono stati adottati i seguenti decreti legislativi:

  • il D.Lgs. 29 dicembre 2011 n. 228, in attuazione delle lettere a), b), c) e d) del comma 9, dell'articolo 30, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di valutazione degli investimenti relativi ad opere pubbliche;
  • il D.Lgs. 29 dicembre 2011 n. 229, in attuazione delle lettere e), f) e g) del comma 9, dell'articolo 30, della medesima legge n. 196 del 2009, in materia di procedure di monitoraggio sullo stato di attuazione delle opere pubbliche, di verifica dell'utilizzo dei finanziamenti nei tempi previsti e costituzione del Fondo opere e del Fondo progetti.

5) I costi sostenuti sono rappresentati secondo le voci del piano dei conti, distinti per Programma e per centri di costo. La rilevazione dei costi sostenuti dalle amministrazioni include il prospetto di riconciliazione che collega le risultanze economiche con quelle della gestione finanziaria delle spese contenute nel conto del bilancio.

6) Si ricorda che il recente decreto legislativo 90/2016 ha inserito nella legge di contabilità gli articoli 38-bis e 38-ter concernenti il sistema di contabilità integrata finanzaria economico–patrimoniale e il piano dei conti integrato. È prevista, ai sensi dell'articolo 38-sexies, una sperimentazione della durata di due esercizi finanziari al fine di valutare gli effetti dell'adozione della contabilità integrata, del piano dei conti integrato e del suo utilizzo quale struttura di riferimento per la predisposizione dei documenti contabili e di bilancio unitamente alle missioni, ai programmi e alle azioni.

7) Tale sistema individua due tipologie di spese ambientali tra loro complementari:

  • le spese per la “protezione dell’ambiente”, ossia le spese per le attività e le azioni il cui scopo principale è la prevenzione, la riduzione e l’eliminazione dell’inquinamento (emissioni atmosferiche, scarichi idrici, rifiuti, inquinamento del suolo, ecc.), così come di ogni altra forma di degrado ambientale (perdita di biodiversità, erosione del suolo, salinizzazione, ecc.). Tali spese sono classificate secondo la classificazione CEPA (Classification of Environmental Protection Activities and expenditure – Classificazione delle attività e delle spese per la protezione dell’ambiente);
  • le spese per l’“uso e la gestione delle risorse naturali”, ossia le spese per le attività e le azioni finalizzate all’uso e alla gestione delle risorse naturali (acque interne, risorse energetiche, risorse forestali, fauna e flora selvatiche, ecc.) e alla loro tutela da fenomeni di depauperamento ed esaurimento. Tali spese sono classificate secondo la classificazione CRUMA (Classification of Resource Use and Management Activities and expenditures – Classificazione delle attività e delle spese per l’uso e gestione delle risorse naturali).

Il conto del bilancio

Il conto del bilancio è articolato, ai sensi della normativa vigente in materia di contabilità generale dello Stato, su due livelli di aggregazione: missioni e programmi(8) .

Le missioni sono state 34. Il numero dei programmi si è attestato a 181; di questi 10 programmi sono condivisi tra diversi centri di responsabilità e 4 tra più dicasteri.

Il conto del bilancio del Rendiconto generale dello Stato per l’anno 2015 riflette la struttura previsionale per missioni e programmi in quanto coerente con i criteri utilizzati per la definizione del bilancio di previsione per l’anno 2015.

In esso si conserva la struttura espositiva per unità di voto parlamentare a livello di macroaggregati, in coerenza con il bilancio di previsione 2015, ma, nello stesso tempo, si confermano talune rilevanti novità avviate nella costruzione del rendiconto per il 2011, quali l'illustrazione delle risultanze delle spese relative ai programmi aventi natura o contenuti ambientali, come prescritto dal comma 6 dell'articolo 35 della legge di contabilità.

Con le disposizioni del richiamato art. 35, comma 2, della legge 196 del 2009, è previsto che al Rendiconto generale dello Stato, sia allegata per ciascuna Amministrazione una Nota integrativa che espone per le entrate le risultanze della gestione e per la spesa è articolata per missioni e programmi, illustrando per ciascun programma, con riferimento alle azioni sottostanti, i risultati finanziari per categorie economiche di spesa, motivando gli eventuali scostamenti tra le previsioni iniziali di spesa e quelle finali indicate nel rendiconto tenuto conto dei principali fatti di gestione intervenuti nel corso di esercizio. Essa contiene inoltre l'analisi e la valutazione del grado di realizzazione degli obiettivi, motivando gli scostamenti rispetto a quanto previsto, anche tenuto conto dell'evoluzione del quadro socio economico e delle eventuali criticità riscontrate.

La compilazione delle note integrative al consuntivo rappresenta la naturale conclusione del ciclo di programmazione e costituisce lo strumento per rafforzare la trasparenza e la capacità delle amministrazioni di rendere conto della propria gestione (accountability). Tali note preliminari hanno il compito di illustrare i risultati conseguiti con la gestione rispetto agli obiettivi fissati con le previsioni di bilancio, le risorse finanziarie impiegate, anche con l’indicazione dei residui accertati, e gli indicatori che ne misurino il grado di raggiungimento.

Con la nota integrativa ciascuna amministrazione è chiamata ad illustrare, con riferimento allo scenario socio-economico e alle priorità politiche, lo stato di attuazione degli obiettivi riferiti a ciascun programma, nonché i risultati conseguiti e le corrispondenti risorse utilizzate, con l’indicazione dei residui accertati. In questa prima sezione devono essere altresì motivati gli eventuali scostamenti rispetto a quanto previsto nella sopra richiamata nota al bilancio di previsione.

Tale funzione è richiamata nel disposto dell’articolo 39, comma 3, in relazione alla definizione delle attività svolte dai nuclei di analisi e valutazione della spesa in seno a ciascuna amministrazione centrale. Tali nuclei costituiscono l’ambito nel quale si svolge la collaborazione tra Ministero dell’economia e l’amministrazione dello Stato interessata, al fine di assicurare il monitoraggio e l’efficacia delle misure rivolte al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e di promuovere livelli di maggiore efficienza delle amministrazioni e della spesa.

La classificazione per missioni e programmi è stata raccordata con la classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione (COFOG) adottata nell’ambito del sistema europeo dei conti, d’intesa con l’ISTAT e con le rispettive Amministrazioni. Le risorse stanziate concernono un numero limitato di grandi finalità nell’ambito delle politiche pubbliche di settore, con ottica di lungo periodo e tendenzialmente permanente.


8) Tale classificazione, avviata a legislazione vigente a partire dalla sessione di bilancio per il 2008 per mezzo della Circolare MEF n. 21 del 2007, è stata poi consolidata nella nuova legge di contabilità e finanza pubblica. Ai sensi dell'art. 21 della legge di riforma della contabilità (n. 196 del 2009), le Missioni rappresentano le funzioni principali e gli obiettivi strategici perseguiti con la spesa da parte di ciascun Ministero, mentre i Programmi sono definiti come aggregati con finalità omogenea diretti al perseguimento di risultati, in termini di prodotti e di servizi finali, allo scopo di conseguire gli obiettivi stabiliti nell'ambito delle missioni e costituiscono, nell'impianto della nuova legge, l'unità di voto parlamentare.

Il conto del patrimonio

Il conto generale del patrimonio costituisce la seconda parte del rendiconto generale dello Stato ed è il documento contabile che fornisce annualmente la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta in chiusura di esercizio per effetto delle variazioni e delle trasformazioni prodotte nei suoi componenti attivi e passivi dalla gestione di bilancio o da qualsiasi altra causa (articolo 36 della legge di contabilità).

Il conto generale del patrimonio comprende:

  1. le attività e le passività finanziarie e patrimoniali con le variazioni derivanti dalla gestione del bilancio e quelle verificatesi per qualsiasi altra causa;
  2. la dimostrazione dei vari punti di concordanza tra la contabilità del bilancio e quella patrimoniale.

Il conto del Patrimonio viene redatto secondo le disposizioni in materia di rendicontazione patrimoniale recate dalla legge 3 aprile 1997, n. 94, e quelle contenute negli articoli 13 e 14 del decreto legislativo n. 279 del 1997, nonché il decreto interministeriale 18 aprile 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2003, relativo alla “Nuova classificazione degli elementi attivi e passivi del patrimonio dello Stato e loro criteri di valutazione”.

Esso espone distintamente i conti accesi ai componenti attivi e passivi significativi del patrimonio dello Stato raccordandoli alla classificazione delle poste attive e passive riportate nel SEC' 95(9) .

Le linee di fondo che sorreggono il modello di rappresentazione del documento contabile convergono sulla necessità di rispondere alle leggi di riforma sotto il profilo di una sua maggiore significatività in riferimento all’economicità della gestione patrimoniale(10) .

L'articolato del disegno di legge

Gli articoli 1, 2 e 3 espongono i risultati complessivi relativi alle amministrazioni dello Stato per l’esercizio finanziario 2015, e sono riferiti rispettivamente alle entrate (con accertamenti per 829.108,1 milioni di euro), alle spese (con impegni per 826.630,8 milioni di euro) e alla gestione finanziaria di competenza, intesa come differenza tra il totale di tutte le entrate accertate(11) e il totale di tutte le spese impegnate(12) , che evidenzia un avanzo di 2.477,2 milioni di euro.

L’articolo 4 espone la situazione finanziaria del conto del Tesoro, che evidenzia, al 31 dicembre 2015, un disavanzo di 245.428,1 milioni di euro.

L’articolo 5 reca:

  • l’approvazione dell’Allegato n. 1(13) contenente l’elenco dei decreti con i quali sono stati effettuati prelevamenti dal “Fondo di riserva per le spese impreviste”(14) ;
  • l’approvazione dell’Allegato n. 2 relativo alle eccedenze di impegni e di pagamenti risultate in sede di consuntivo, rispettivamente sul conto della competenza, sul conto dei residui e sul conto della cassa.

L’articolo 6 espone la situazione patrimoniale dello Stato al 31 dicembre 2015 (di cui al conto generale del patrimonio), da cui risultano attività per un totale di 962,6 miliardi di euro e passività per un totale di 2.721,0 miliardi di euro.

Gli articoli da 7 a 9 espongono i dati relativi ai conti consuntivi delle aziende e amministrazioni autonome (Istituto agronomico per l’Oltremare, Archivi notarili, Fondo edifici di culto).

Infine, l’articolo 10 dispone l’approvazione del Rendiconto generale delle Amministrazioni dello Stato e dei rendiconti delle Amministrazioni e delle Aziende autonome secondo le risultanze indicate negli articoli precedenti.


9) Pur essendo entrato in vigore il SEC 2010, esso non è ancora applicato al Conto del patrimonio, vedi il paragrafo 3.2 per approfondimenti.

10) In tal senso dispone la circolare RGS n. 13 del 12 marzo 2003, laddove sono esposti distintamente i conti accesi ai componenti attivi e passivi significativi del patrimonio dello Stato raccordandoli alla classificazione delle poste attive e passive riportate nel SEC ’95 (Regolamento n. 2223/96 del Consiglio dell’Unione europea del 25 giugno 1996, relativo al Sistema europeo dei conti nazionali e regionali nella Comunità). Per ulteriori riflessioni di ordine metodologico sui contenuti del conto del Patrimonio, Cfr. XVI Legislatura, Servizio del Bilancio del Senato della Repubblica, Rendiconto generale dello Stato 2011 (A.S. 3471), Elementi di documentazione n. 61, ottobre 2012, pagine 10-11.

11) Comprensive delle somme versate, rimaste da versare e rimaste da riscuotere.

12) Comprensive delle somme pagate e delle quelle rimaste da pagare.

13) Previsto dall’articolo 28, comma 4, della legge n. 196/2009.

14) Nell’allegato è specificato, per ciascun decreto di prelevamento, la missione ed il programma, nonché l’amministrazione di pertinenza e la specifica finalità a motivo del prelievo.

2. Sintesi dei risultati differenziali

2.1. I saldi di finanza pubblica 2015

L'analisi delle risultanze del rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per il 2015, il cui contenuto consente di ricostruire il quadro di quanto avvenuto nell'ambito del solo perimetro dell'amministrazione statale, va necessariamente completata con la ricognizione delle risultanze dei principali saldi di finanza pubblica relativi alla finanza pubblica generale.

A tal fine, in questo paragrafo, si riportano i dati definitivi di consuntivo per il 2015 relativi al conto economico della Pubblica Amministrazione (PA), che costituisce l'aggregato di riferimento per i parametri di finanza pubblica (indebitamento netto e debito) assunti nelle regole adottate nell'ambito dell'Unione europea (UE), integrando le informazioni con quelle relative alle amministrazioni pubbliche diverse dall'amministrazione centrale. I saldi esposti non si trovano nel Rendiconto dell'Amministrazione dello Stato attualmente all'esame ma, per quanto riguarda lo Stato, tengono conto di una diversa raffigurazione della medesima gestione complessiva (comprensiva del bilancio, della tesoreria e del patrimonio) realizzata nel corso dell'esercizio.

Le informazioni fornite nel disegno di legge di rendiconto consentono infatti di evidenziare l'effetto della gestione di bilancio (competenza e residui) sulla complessiva situazione del Tesoro tramite il raccordo tra gestione finanziaria del bilancio e situazione del Tesoro determinata mensilmente nei Conti riassuntivi, come saldo tra attività (fondo di cassa più crediti di tesoreria) e passività (debiti di tesoreria) così come esplicitato da quanto riepilogato all'articolo 4 del disegno di legge, relativo alla situazione finanziaria del Tesoro.

In proposito, va rammentato che l'art. 44-bis della legge di contabilità, inserito dal D.Lgs. 12 maggio 2016, n. 90 ha previsto la revisione del Conto riassuntivo del Tesoro a partire dal Conto riassuntivo del Tesoro elaborato con riferimento al mese di gennaio 2017(15) .

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Nel 2015 il PIL ai prezzi di mercato è stato pari a 1.636.372 milioni di euro (era stato 1.611.884 milioni di euro nel 2014), con una crescita nominale dello 1,5 per cento rispetto all’anno precedente(16) . La variazione del PIL in volume è stata invece di segno positivo per lo 0,8 per cento, confermato un dato in crescita dopo tre anni consecutivi in cui si era mostrato comunque in flessione (del -0,3 per cento nel 2014, dopo che si era registrato il -1,7 per cento nel 2013 e il -2,8 per cento nel 2012).

Nel suo significato economico essenziale, il limitato dato di crescita economica si attesta su di un valore percentuale assai limitato, analogo a quello registrato nel 2011 (+0,6 per cento) ma lontano dal valore positivo registrato già nel 2010 (+1,7 per cento), anni che fecero seguito alla prima fase di crisi acuta dell'economia internazionale, che aveva influito sui risultati di segno "negativo" registrati dall'Italia, congiuntamente alle altre economie avanzate, negli anni 2008 e 2009(17) .

Sulla base dei dati riportati nella "Notifica dell'indebitamento netto e del debito delle Amministrazioni pubbliche" pubblicata dall'ISTAT, nell'esercizio 2015 il rapporto tra indebitamento netto e PIL è stato pari al -2,6 per cento, in flessione rispetto al -3 per cento registrato nel 2014, allorché il medesimo dato si era attestato su valori sostanzialmente identici a quelli indicati a consuntivo nelle annualità del biennio precedente (-2,9 per cento nel 2013 e nel 2012).

Nel 2015 il saldo primario in rapporto al PIL si è confermato di segno positivo e pari all'1,6 per cento, un valore identico all'analogo dato già registrato nel 2014 che segnava un rallentamento rispetto all'1,9 per cento registrato nel 2013 e all'2,2 per cento segnato nel 2012.

Il saldo di parte corrente (risparmio o disavanzo delle Amministrazioni pubbliche) è stato positivo e pari a 16.336 milioni di euro, a fronte dei 4.408 milioni registrati nel 2014. Tale miglioramento è il risultato di un aumento verificatosi nelle entrate correnti di circa 6,4 miliardi di euro e di una diminuzione delle uscite correnti di circa 5,6 miliardi.

Nel dettaglio delle sue principali componenti, ma in rapporto al PIL, il risultato dell'indebitamento netto del 2015, è stato influenzato dalla diminuzione delle uscite correnti che sono scese dello 0,7 per cento, ma che risultano esser state pressoché "bilanciate" dall'aumento segnato dalle entrate correnti, che hanno invece registrato una crescita nell'anno dello 0,8 per cento.

Nell'ambito delle macro categorie della spesa corrente, si segnala poi la dinamica registrata dai consumi intermedi che sono aumentati dello 0,5 per cento (-0,6 per cento nel 2014), mentre i redditi da lavoro dipendente sono diminuiti dell’1,1 per cento (-0,7 per cento nel 2014). Le prestazioni sociali in denaro sono aumentate dell’1,9 per cento (+2,2 per cento nel 2014), in virtù di un contenuto incremento delle prestazioni pensionistiche e di una più marcata crescita delle prestazioni sociali di tipo assistenziale. Le altre uscite correnti sono diminuite del 6,7 per cento a causa, in particolare, della discesa dei contributi alla produzione (+3 per cento nel 2014).

Sul versante delle entrate correnti, sempre in percentuale sul PIL, a fronte della dinamica segnata dalle imposte "indirette" diminuite dello 0,5 per cento (+4,0 per cento nel 2014), le imposte "dirette" sono risultate in aumento nel 2015 dell’1,9 per cento (-1,2 per cento nel 2014), per effetto della marcata crescita dell’Irpef, dell’andamento positivo registrato dall’Ires e delle imposte sostitutive.

Nel complesso, in termini di incidenza sul PIL, l'ammontare delle spese correnti si evidenzia nel 2015, in lieve flessione, al 46,4 per cento, dopo che nel 2014 erano state pari al del 47,5 per cento e nel 2013 si erano attestate al 47,4 per cento(18) . Per la spesa in conto capitale, a fronte del netto incremento registrato in valore assoluto rispetto al 2014, il dato in percentuale sul PIL registra un 4,1 per cento (era già stato del 3,7 nel 2014), mostrando un aumento del 10,7 per cento rispetto al 2014, allorché si era registrato già un aumento del 4,4 per cento rispetto al 2013.

Sul versante poi delle entrate complessive, va segnalato che queste si attestano nel 2015 al 47,9 per cento, valore in flessione rispetto al 48,2 per cento nel 2014, che era quasi identico rispetto al 48,1 per cento nel 2013(19) .

È poi da sottolineare la lieve diminuzione della pressione fiscale complessiva registrata nel 2015, questa è risultata pari al 43,5 per cento, in flessione dello 0,1 per cento rispetto all'analogo dato di 43,6 per cento registrato nel 2014, allorché il valore era risultato pressoché identico rispetto al dato 2013(20) .

In merito alle singole categorie di spesa, la dinamica del 2015 evidenzia che la spesa per redditi da lavoro si mostra in flessione di un -1,1 per cento dopo la flessione del -0,7 per cento registrata nel 2014 (il dato analogo era stato del -0,8 per cento nel 2013 rispetto al 2012, allorché si era registrato il -2,0 per cento registrato rispetto al 2011); in crescita si presenta invece quella per beni e consumi intermedi dello 0,3 per cento, a fronte della flessione del -1,1 per cento registrato nel 2014 rispetto al dato 2013.

Per quanto riguarda le prestazioni sociali, il 2015 registra ancora una certa dinamica di crescita rispetto al 2014, con un +1,9 per cento dopo che nel 2014 si era già registrato un incremento del +2,2 per cento, che faceva seguito al +2,6 per cento del 2013. In rapporto al PIL, l'esercizio conferma nel 2015 il dato al 20,3 per cento già registrato nel 2014, dopo che nel 2013 la percentuale si era attestata al 19,9 per cento.

Il 2015 registra poi che la spesa per gli interessi passivi risulta ancora in diminuzione del -7,9 per cento rispetto al 2014, dopo che tale anno si era già registrata la diminuzione del -4,2 per cento rispetto al 2013, allorché la diminuzione era stata del -7,3 per cento. In rapporto al PIL, la spesa per interessi segna perciò nel 2015 ancora una lieve flessione, attestandosi al 4,2 per cento, dopo che nel 2014 era stata pari al 4,6 per cento, e nel 2013 si era attestata al 4,8 per cento.

Tabella 2.1.1 – Conto Economico della PA– Anni 2013-2015

(valori in percentuale del PIL)

Fonte: Def 2016; Sezione II "Analisi e tendenze della finanza pubblica", pagina 8.

È poi possibile condurre una prima analisi anche in merito alla dinamica registrata nel 2015 per le singole macro voci di entrata e di spesa, in termini di contabilità nazionale, limitatamente però al sottosettore dello Stato, quale comparto del conto economico della PA, osservandone l'evoluzione anche rispetto ai valori registrati nel quadriennio 2012/2015 (Conto dello Stato).

Sul versante delle entrate correnti, il Conto dello Stato ha registrato nel 2015 un aumento del 2 per cento, facendo seguito all'incremento dell'1,6 per cento registrato nel 2014, dopo la variazione nulla segnata nel 2013 rispetto al 2012.

La spesa per redditi da lavoro dipendente dello Stato, dopo l'incremento dello 0,1 per cento registrato nel 2014 rispetto al 2013, evidenzia nel 2015 - sempre con riferimento al comparto Stato - un flessione del -0,4 per cento, riprendendo il sentiero di riduzione della spesa già iniziato nel 2013 (-0,3 per cento) e la più netta flessione del -1,3 per cento registrata nel 2012 rispetto al 2011; in sensibile aumento si è dimostrata nuovamente la spesa per beni e consumi intermedi del +9,2 per cento, dopo che nel 2014 la stessa si era invece ridotta del -3,9 per cento e nel 2013 era aumentata del +12,5 per cento rispetto al 2012.

Per quanto riguarda le prestazioni sociali, queste hanno registrato ancora un sensibile incremento del +31,8 per cento, dopo il deciso aumento del +146,3 per cento segnato nel 2014 rispetto al 2013, e dopo che in quest'ultimo anno si era già registrato un aumento del +4,5 per cento rispetto al 2012.

Il 2015 conferma poi, in rapporto al PIL, il decremento del dato relativo alla spesa per interessi sostenuta dallo Stato, che ha segnato una riduzione del -7,3 per cento, dopo che nel 2014 si era già registrato un -3,7 per cento rispetto al 2013, e che in quest'ultimo esercizio si era segnalata una riduzione del -6,9 per cento. Il 2012 aveva invece registrato un aumento del +11 per cento rispetto al dato del 2011.

Sul versante della spesa in conto capitale, è da sottolineare per lo Stato l'aumento del livello in rapporto al PIL sul precedente esercizio pari a un +7,6 per cento, dopo che nel 2014 si era già avuto un incremento del +3,6 per cento, e che nel 2013 si era registrata un diminuzione del -15,5 per cento rispetto al 2012. Il 2012 aveva invece segnato un incremento del +12,6 per cento rispetto al dato 2011.

Tabella 2.1.2 – Conto dello Stato – Anni 2012-2015.

(valori in percentuale del PIL)

VOCI ECONOMICHE

2012

2013

2014

2015

2013/ 2012

2014/ 2013

2015/ 2314

2012

2013

2014

2015

milioni di euro

variazioni

% di Pil

ENTRATE

Imposte indirette

173.916

169.454

176.787

180.453

-2,6

4,3

2,1

10,8

10,6

11,0

11,0

Imposte dirette

204.681

205.681

202.312

206.446

0,5

-1,6

2,0

12,7

12,8

12,6

12,6

Contributi sociali effettivi

54

78

75

72

44,4

-3,8

-4,0

0,0

0,0

0,0

0,0

Contributi sociali figurativi

2.099

2.116

2.072

2.013

0,8

-2,1

-2,8

0,1

0,1

0,1

0,1

Altre entrate correnti

26.016

29.355

32.035

31.859

12,8

9,1

-0,5

1,6

1,8

2,0

1,9

Totale entrate correnti

406.766

406.684

413.281

420.843

0,0

1,6

1,8

25,2

253

25,6

25,7

Imposte in conto capitale

1.470

4.101

1.534

1.030

179,0

-62,6

-32 9

0,1

0,3

0,1

0,1

Altre entrate in conto capitale

7.962

8.452

8.200

6.830

6,2

-3,0

-16,7

0,5

0,5

0,5

0,4

Totale entrate in conto capitale

9.432

12.553

9.734

7.860

33,1

-22,5

-19,3

0,6

0,8

0,6

0,5

Totale entrate complessive

416.198

419.237

423.015

428.703

0,7

0,9

1,3

25,8

26,1

26,2

26,2

SPESE

Redditi da lavoro dipendente

90.128

89.891

90.028

89.624

-0,3

0,2

-0,4

5,6

5,6

5,6

5,5

Acquisto di beni e servizi prodotti da produttori market

644

589

767

1.497

-8,5

30,2

95,2

0,0

0,0

0,0

0,1

Consumi intermedi

15.125

17.013

16.375

16.987

12,5

-3,8

3,7

0,9

1,1

1,0

1,0

Prestazioni sociali

3.962

4.141

10.349

13.637

4,5

149,9

31,8

0,2

0,3

0,6

0,8

Altre spese correnti

237.253

244.106

247.345

246.225

2,9

1,3

-0,5

14.7

15,2

15,3

15,0

di cui trasferimenti ad enti pubblici

208.089

213.395

218.045

219.680

2,5

2,2

0,7

12,9

13,3

13,5

13,4

Spese correnti al netto interessi

347.112

355.740

364.864

367.970

2,5

2,6

0,9

21,5

22,2

22,6

22,5

Interessi passivi

80.418

74.892

72.097

66.810

-6,9

-3,7

-7,3

5,0

4,7

4,5

4,1

Totale spese correnti

427.530

430.632

436.961

434.780

0,7

1,5

-0,5

26,5

26,8

27,1

26,6

Investimenti fissi lordi e variazione delle scorte

13.983

12.239

13.212

12.273

-12,5

7,9

-7,1

0,9

0,8

0,8

0,8

Acquisizioni nette di attività non finanziarie non prodotte

0

0

2

2

0,0

0,0

0,0

0,0

0,0

Contributi agli investimenti

21.953

18.346

14.248

15.878

-16,4

-22 3

11,4

1,4

1,1

0,9

1,0

Altri trasferimenti in c/capitale

5.135

4.100

8.482

10.520

-20,2

106.9

24,0

0,3

0,3

0,5

0,6

Totale spese in conto capitale

41.071

34.685

35.944

38.673

-15,5

3,6

7,6

2,5

22

2,2

2,4

Totale spese al netto interessi

388.183

390.425

400.808

406.643

0,6

2,7

1,5

24,1

243

24,9

24,9

Totale spese finali

468.601

465.317

472.905

473.453

-0,7

1,6

0,1

29,0

29,0

29,3

28,9

S

SALDI

Saldo corrente

-20.764

-23.948

-23.680

-13.937

15,3

-1,1

-41,1

-1,3

-1,5

-1,5

-0,9

Saldo primario

28.015

28.812

22.207

22.060

2,8

-22,9

-0,7

1,7

1,8

1,4

1,3

Indebitamento netto

-52.403

-46.080

-49.890

-44.750

-12,1

8,3

-10,3

-3,2

-2,9

-3,1

-2,7

Pil nominale

1.613.265

1.604.478

1.611.884

1.636.372

-0,5

0,5

1,5

Fonte: Corte dei conti, Relazione annuale sul rendiconto generale 2015, Vol. I, pagina 5.

Passando ai dati di "cassa", per quanto riferibile ai dati del fabbisogno del settore statale - ovvero quello associato al perimetro delle amministrazioni centrali dello Stato e gli enti pubblici nazionali - il saldo si è attestato nel 2015 sui 60 miliardi di euro in valore assoluto, in netta flessione a fronte dei 76,8 miliardi di euro nel 2014 e dei 79,7 miliardi di euro registrati nel 2013. Va sottolineato che il dato si attesta su di un valore comunque superiore a quello minimo di 49,5 miliardi di euro registrati nel 2012(21) .

Per quanto riguarda il debito pubblico, questo ha raggiunto nel 2015 in valore assoluto la cifra 2.161.171 euro (in aumento rispetto ai 2.136.204 euro del 2014 e ai 2.069.847 del 2013; ai 1.989.781 milioni di euro del 2012, nonché ai 1.907.468 milioni di euro del 2011, già in crescita di oltre 50 miliardi rispetto al dato di consuntivo del 2010).

La sua incidenza sul PIL si è attestata pertanto su di un valore pari al 132,7 per cento(22) , dopo che nel 2014 si era attestata al 132,5 per cento e nel 2013 aveva registrato una percentuale del 129 per cento. Nel 2012 l'indicatore era ammontato al 123 per cento, a fronte dell'116,4 per cento avutosi nel 2011.

Tabella 2.1.3 – Rapporti caratteristici del conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche

2013

2014

2015

Indebitamento netto/PIL

-2,9

-3,0

-2,6

Saldo primario/PIL

+1,9

+1,6

+1,6

Debito pubblico/PIL

129,0

132,5

132,7

Fonte: ISTAT, Notifica dell'indebitamento netto e del debito delle Amministrazioni pubbliche secondo il Trattato di Maastricht, aprile 2015.

Tabella 2.1.4

Anni

Pil nominale

Debito

Debito/Pil%

1996

1.043.467

1.213.535

116,3

1997

1.090.273

1.239.878

113,7

1998

1.135.931

1.258.223

110,8

1999

1.172.365

1.285.093

109,6

2000

1.239.759

1.302.587

105,1

2001

1.299.412

1.360.325

104,7

2002

1.346.360

1.371.673

101,9

2003

1.391.313

1.397.454

100,4

2004

1.449.016

1.449.654

100,0

2005

1.490.409

1.518.634

101,9

2006

1.549.188

1.588.070

102,5

2007

1.610.305

1.605.944

99,7

2008

1.632.933

1.671.165

102,3

2009

1.573.655

1.769.794

112,5

2010

1.605.694

1.851.256

115,3

2011

1.638.857

1.907.468

116,4

2012

1.613.265

1.989.781

123,3

2013

1.604.478

2.069.847

129,0

2014

1.611.884

2.136.204

132,5

2015

1.636.372

2.161.671

132,7

Fonte: Istat, Conti economici nazionali. Cfr. Noi Italia, edizione 2015; riquadro finanza pubblica e Notifica dell'indebitamento netto e del debito delle Amministrazioni Pubbliche secondo il Trattato di Maastricht, comunicato del 2 marzo 2015.


15) In particolare, secondo l'articolo 44-bis, il Conto riassuntivo del Tesoro costituisce la rendicontazione mensile delle riscossioni e dei pagamenti relativi al servizio di tesoreria statale, riguardante sia la gestione del bilancio dello Stato sia quella della tesoreria statale. Quest'ultima comprende le movimentazioni finanziarie relative al debito fluttuante e alla gestione della liquidità, ai conti aperti presso la tesoreria statale, alle partite sospese da regolare, ai depositi in contanti. Le riscossioni e i pagamenti riferiti alla gestione del bilancio statale sono distinti secondo le classificazioni correnti della struttura del bilancio. Le riscossioni e i pagamenti riferiti alla gestione della tesoreria statale sono distinti a seconda che costituiscano il formarsi o l'estinguersi di partite debitorie o creditorie originate dalla gestione di tesoreria. Il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato provvede all'elaborazione di apposite tabelle, mediante le quali i dati contabili della gestione del bilancio statale sono integrati con quelli della gestione della tesoreria e sono raccordati con il dato del debito statale e con il saldo di cassa del settore statale.

16) I dati sono provvisori. Si segnala che dal 2014 è entrato in vigore il nuovo sistema dei conti nazionali SEC2010 in sostituzione del SE95 sinora adottato per l'elaborazione dei dati statistici validi ai fini della governance UE. Cfr. ISTAT, I nuovi Conti Nazionali in SEC2010,Nota informativa del 6 ottobre 2014; Notifica dell'indebitamento netto e del debito delle amministrazioni pubbliche secondo il trattato di Maastricht, Anni 2011-2014, Nota informativa del 21 aprile 2015.

17) In particolare, nel 2008 si era registrato un tasso di crescita reale del Pil del -1,1 per cento e nel 2009 la decrescita era stata addirittura del -5,5 per cento. Cfr. ISTAT, Comunicato PIL e Indebitamento AP del 1 marzo 2016, pagina 2.

18) Il medesimo valore era stato del 46,8 per cento nel 2012, del 45,4 per cento nel 2011 e pari al 45,7 nel 2010.

19) Il dato si era attestato al 47,8 per cento nel 2012 e al 45,7 per cento del PIL nel 2011, allorché si mostrava pressoché identico al dato già registrato nell'anno 2010 (45,6 per cento).

20) Nel 2012 e nel 2011 lo stesso dato era risultato invece pari al 43,7 e al 41,7 per cento del PIL.

21) Dato, quest'ultimo, che peraltro risultava già in sensibile flessione, per 15.200 milioni, rispetto ai 63.800 milioni di euro registrati nel 2011. Nel confronto con il 2014, il risultato positivo del 2015 è legato alla registrazione di maggiori incassi fiscali e ai minori interessi sul debito pubblico, nonostante sul lato della spesa si siano evidenziati maggiori pagamenti per prestazioni sociali, determinati dagli effetti della sentenza della Corte Costituzionale sull’indicizzazione delle pensioni, nonché maggiori rimborsi fiscali. Il miglioramento complessivo del 2015 sconta anche alcune operazioni di carattere straordinario di natura finanziaria, fra le quali si evidenziano: il riversamento in Tesoreria delle giacenze liquide delle Camere di Commercio e l’operazione di riacquisto delle obbligazioni di alcune regioni con effetti "positivi" sul debito complessivo delle amministrazioni pubbliche. Il miglioramento del fabbisogno si pone in linea con la riduzione del deficit tra il 2014 e il 2015 indicata nella nota di aggiornamento del DEF. Rispetto ai micro dati registrati nel 2015, il miglioramento rispetto al 2014 si deve sia all’aumento del saldo di parte corrente (+6.651 milioni) che a quello relativo alle operazioni di carattere finanziario (+10.219 milioni). Tra gli incassi, si registra l’aumento dei trasferimenti correnti dall’Unione europea (+1.624 milioni) per la riattivazione di flussi finanziari già sottoposti a procedura di sospensione e l’incremento delle imposte incassate dal bilancio dello Stato. Tra i pagamenti, nel 2015 sono risultati in diminuzione i trasferimenti agli enti di previdenza (-468 milioni), agli enti locali (-1.569 milioni) e ad altre amministrazioni locali, con l’esclusione delle Regioni e della spesa sanitaria (-1.487 milioni), anche per il riversamento su conti di Tesoreria delle disponibilità liquide detenute dalle Camere di Commercio. Si sono ridotti, inoltre, i trasferimenti verso l’Unione europea (-1.015 milioni) e la spesa per interessi passivi (-6.784 milioni di euro), inclusa quella sui conti correnti di tesoreria statale che da sola è scesa di1.738 milioni. Sono poi aumentati i trasferimenti alle famiglie (+5.739 milioni), parzialmente per il riconoscimento del bonus di 80 euro, oltre alle somme destinate ai rimborsi ed alle compensazioni di imposta (+11.566 milioni)e i trasferimenti a Ferrovie (+1.012 milioni) e a Poste S.p.A. per il pagamento di arretrati sul contratto di programma 2012. Il miglioramento del saldo delle operazioni finanziarie maturato nel 2015 è da attribuire alla presenza nel 2014 dell’ultimo esborso di circa 2.800 milioni relativo alla quota di sottoscrizione del capitale del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e dell’uscita di circa 12.400 milioni per le anticipazioni erogate agli enti territoriali per fornire la liquidità necessaria ai pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. Nel 2015 invece le suddette anticipazioni sono scese a circa 3.750 milioni, mentre in senso opposto si è proceduto al finanziamento delle Regioni per il rimborso anticipato di propri titoli obbligazionari per un importo pari circa a 3.240 milioni. Cfr. MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE, Dipartimento del Tesoro, Comunicato stampa n. 1 del 4 gennaio 2016; Dipartimento del Tesoro, Direzione generale del Debito pubblico, Rapporto sul debito pubblico 2015, pagina 45

22) Il Ministero dell'economia e delle finanze ha dichiarato che sul dato del rapporto debito/PIL del 2015 hanno contribuito essenzialmente tre fattori: il miglior dato, rispetto alle attese, sulla crescita nominale del PIL, attestatasi all’1,5 per cento (il deflatore del PIL è stato pari allo 0,8 per cento); il robusto miglioramento del fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche, pari a circa il 3,2 per cento del PIL (in discesa di circa 18 miliardi rispetto al 2014, come descritto in precedenza); infine la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro per circa 11 miliardi, che ha determinato un alleggerimento delle emissioni di titoli a copertura del fabbisogno. Inoltre, alla riduzione delle emissioni nel corso dell’anno avrebbe contribuito anche dalla contestuale progressiva discesa dei tassi di interesse di mercato che ha consentito di effettuare volumi significativi di collocamenti di debito con prezzo sopra la pari (l’impatto di riduzione del debito delle emissioni sopra la pari è stato circa pari a 6.000 milioni di euro), oltre che dall’utilizzo delle risorse accumulate sul Fondo Ammortamento dei titoli di Stato, con cui sono state in parte rimborsate alle scadenze nel corso dell’anno per un importo pari a 3.947 milioni di euro. Cfr. MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE, Dipartimento del Tesoro, Direzione generale del Debito pubblico, Rapporto sul debito pubblico 2015, DOC. CIT, pagina 49-50.

2.2. Dati complessivi della gestione di competenza del bilancio dello Stato

Per la gestione di competenza, la tabella 2.2.1 evidenzia sia la differenza fra le previsioni iniziali e quelle definitive di competenza che gli scostamenti determinatisi nel corso della gestione rispetto alle previsioni definitive; la tabella 2.2.2, invece, riporta i dati di competenza relativi ai risultati differenziali dei bilanci dal 2006 al 2015.

In relazione alle entrate finali, si rileva che gli accertamenti sono ammontati nel 2015 a 569.565 milioni di euro (lo stesso dato era stato di 550.187 milioni nel 2014, 553.992 milioni nel 2013 e di 545.791 milioni di euro nel 2012), evidenziandosi una sensibile incremento rispetto al periodo 2012/2014 che era stato caratterizzato da una sostanziale stabilità, mentre le spese finali si sono attestate a 611.110 milioni di euro (lo stesso dato era stato di 603.025 milioni di euro nel 2014; di 582.010 milioni di euro nel 2013 e di 535.004 milioni di euro nel 2012) in aumento di 8 miliardi rispetto al 2014, e in netta crescita nel quadriennio.

Ne segue che il SNF è stato ancora "negativo" per circa 41,5 miliardi di euro (era stato di -52,8 miliardi di euro nel 2014 e di -28 miliardi nel 2013, ma positivo per +10,8 miliardi di euro nel 2012, dopo che anche nel 2011 si era pure registrato un saldo di segno "positivo", sia pur di entità minore). Esso è comunque migliore rispetto alle previsioni definitive in misura pari a 24 miliardi di euro, a fronte dell'analogo miglioramento di circa 10 miliardi di euro registratosi nel 2014, mentre, nel precedente 2013, il miglioramento si attestò intorno ai 23 miliardi di euro.

Passando ad analizzare gli altri saldi, si evidenzia il sensibile peggioramento registrato dal risparmio pubblico (entrate correnti meno spese correnti) il quale assume nel 2015 valore "negativo" e pari a -9 miliardi di euro. Tale andamento si mostra in linea con il deterioramento degli equilibri correnti già manifestatosi negli ultimi anni, attestato dal fatto che il saldo, dopo essere sceso nel 2013 a circa +39,7 miliardi di euro dai circa +48,5 miliardi del 2012, era già diminuito nel 2014 a circa +18,4 miliardi di euro.

Infine, è da registrare anche il lieve miglioramento del dato del ricorso al mercato finanziario (entrate meno spese e rimborso prestiti), chiaramente di segno "negativo", quale saldo scaturente dal confronto tra il totale delle entrate finali e il totale delle spese complessive, che mostra un risultato 2015 pari a 257.065 milioni di euro (era stato di 260.401 milioni di euro nel 2014, che era in chiara crescita rispetto al 2013 (198.991 milioni di euro) e al 2012 (203.546 milioni di euro).

Ciò, anche non considerando il minimo attinto nel 2011 (185.215 milioni di euro), conferma un dato del ricorso al mercato 2015, comunque ancora superiore anche ai livelli minimi toccati nelle annualità del biennio 2009-2010 (intorno ai 210 miliardi di euro).

Trova comunque conferma il sensibile miglioramento rispetto alla previsione definitiva, che stimava il saldo ab initio in 298.613 milioni di euro (289.722 milioni di euro nel 2014 e 250.680 milioni nel 2013).

La tabella 2.2.2 e i grafici successivi mostrano i valori assoluti dei principali saldi differenziali relativi al periodo 2006-2015.

Tabella n. 2.2.1 – Dati di competenza al lordo delle regolazioni – Esercizio 2015

(euro)

Previsioni iniziali

Previsioni definitive

Differenza

Accertamenti o impegni

Differenza

(A)

(B)

(B-A)

(C)

(C-B)

Entrate tributarie

474.736.810

478.138.006

3.401.196

477.177.749

-960.257

Entrate extratributarie

67.437.959

70.860.848

3.422.889

83.602.841

12.741.993

Totale entrate correnti

542.174.769

548.998.854

6.824.085

560.780.590

11.781.736

Alienazione, ammort., riscossione crediti

1.981.528

10.158.400

8.176.872

8.785.048

-1.373.352

Totale entrate finali

544.156.297

559.157.254

15.000.957

569.565.638

10.408.384

Accensione prestiti

303.151.577

304.651.577

1.500.000

259.542.417

-45.109.160

Totale entrate complessive

847.307.874

863.808.831

16.500.957

829.108.055

-34.700.776

Spese correnti

574.458.037

582.392.121

7.934.084

569.801.099

-12.591.022

Spese in conto capitale

40.229.520

42.315.980

2.086.460

41.309.734

-1.006.246

Totale spese finali

614.687.557

624.708.101

10.020.544

611.110.833

-13.597.268

Rimborso prestiti

232.620.317

233.062.540

442.223

215.519.974

-17.542.566

Totale spese complessive

847.307.874

857.770.641

10.462.767

826.630.807

-31.139.834

Risultati differenziali

Risparmio pubblico
(entrate correnti meno spese correnti)

-32.283.268

-33.393.267

-1.109.999

-9.020.508

24.372.759

Saldo netto da finanziare
(entrate finali meno spese finali)

-70.531.260

-65.550.847

4.980.413

-41.545.194

24.005.653

Ricorso al mercato finanziario
(entrate finali meno spese finali e rimborso prestiti)

-303.151.577

-298.613.387

4.538.190

-257.065.168

41.548.219

Tabella n. 2.2.2 – Risultati differenziali: serie storica 2006-2015 – Dati di competenza

(miliardi di euro)

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

Risparmio pubblico

50,0

56,4

22,9

23,6

28,7

46,1

48,5

39,7

18,4

-9,0

Indebitamento (-) o accreditamento (+) netto

12,2

7,9

-30,2

-29,6

-17,9

4,7

17,3

-2,5

-17,6

-41,8

Saldo netto da finanziare (-)

12,9

9,3

-38,0

-32,7

-21,6

0,9

10,8

-28,0

-52,8

-41,5

Disavanzo (-) o avanzo (+) finanziario

31,4

77,5

-0,3

60,9

47,9

43,2

36,2

65,9

29,6

2,4

Ricorso al mercato

150,7

154,9

222,8

208,8

210,1

185,2

203,5

199,0

260,4

257,0

Risultati differenziali: serie storica 2006-2015 – Dati di competenza

2.2.1. Confronto tra i risultati di gestione e le previsioni definitive di competenza del bilancio dello Stato

Nel confronto con i dati gestionali lo scostamento registrato, per quanto riguarda le entrate finali, tra previsioni definitive ed il volume accertato è stato pari a circa +10,4 mld di euro (-7,8 mld di euro nel 2014 e +5,1 mld nel 2013).

A consuntivo del 2015, il saldo di competenza delle entrate è decisivamente influenzato dall’evoluzione delle entrate extra tributarie (+12,8 mld), soltanto parzialmente scalfito dalla diminuzione di circa 1 mld a livello gestionale registrato rispetto alle previsioni definitive sia a livello di entrate tributarie che in termini di alienazioni, ammortamenti e riscossione di crediti.

Il raffronto della previsione definitiva della spesa finale con il dato di gestione evidenzia invece uno scostamento di valore pari a circa -13,6 mld di euro, confermando in sostanza il miglioramento registrato negli ultimi anni: -17,7 mld nel 2014, -18 mld nel 2013, -20 mld nel 2012, -18,5 mld nel 2011.

L'analisi in dettaglio delle singole componenti gestionali che hanno concorso alla dinamica di competenza mostra, dal lato delle entrate, che quelle tributarie si attestano a 477.178 milioni di euro (460,2 mld nel 2014 e 464,9 mld nel 2013), mentre quelle extratributarie raggiungono il livello di 83.603 milioni (sostanzialmente stabili rispetto agli 84,4 mld del 2014 e agli 85,7 mld del 2013).

L'incremento del dato degli accertamenti tributari è stato principalmente condizionato dall'effetto prodotto dai maggiori accertamenti delle “imposte sul patrimonio e sui redditi” (quasi 15 mld in più rispetto al 2014), mentre le altre poste sono risultate sostanzialmente stabili, oppure con modifiche più contenute e di segno opposto, quindi con effetto parzialmente compensativo (+ 4 mld per "tasse e imposte sugli affari" e -2 mld per "imposte sulla produzione, sui consumi e dogane").

Passando ai saldi, per quanto riguarda il risparmio pubblico di competenza, va sottolineato che dopo più di un decennio di valori costantemente positivi, il 2015 si è chiuso con un dato in territorio negativo (per 9 mld di euro), accentuandosi il trend peggiorativo iniziato con il 2013, dopo il recente massimo di +48,5 mld registrato nel 2012. Va comunque segnalato, conformemente a quanto registrato negli anni passati, il miglioramento del risultato gestionale rispetto alle previsioni definitive, che scontavano un risparmio pubblico negativo per più di 33 mld di euro. Si tenga presente che i dati previsionali dal 2004 si sono perlopiù contraddistinti per una scarsa capacità previsiva avendo sempre mostrato valori di segno negativo, anche se spesso solo marginalmente.

In relazione al SNF, si conferma il valore negativo del dato previsionale (-65,5 mld nel 2015, in limitato peggioramento rispetto ai -62,8 mld in termini di previsioni definitive nel 2014), a cui si accompagna tuttavia un miglioramento nel corso della gestione, restando tuttavia il dato finale ampiamente in negativo (-41,5 mld), sia pur in maniera più contenuta rispetto ai -52,8 mld nel 2014. Il maggior scostamento del dato finale rispetto a quello previsionale rispetto a quanto occorso nell'ultimo rendiconto induce a ritenere che permangano significativi problemi per formulare una corretta previsione della dinamica di competenza di entrate e spese finali, dopo che nel precedente biennio la "forbice" fra i due dati aveva dato l'impressione di imboccare un sentiero di chiusura del gap stesso.

Per quanto riguarda il ricorso al mercato, il 2014 ha registrato un dato in "miglioramento" dello scarto tra previsioni definitive e risultato gestionale di quasi 42 mld (risalendo nettamente dall'omologo dato di 29,3 mld di euro per il 2014). Il dato finale, in marginale decremento rispetto al 2014, è rimasto nettamente al di sotto del tetto fissato dalle leggi di stabilità e di bilancio.

Tabella 2.2.1.1 – Analisi economica delle entrate accertate negli esercizi 2014-2015

(milioni di euro)

Tributi

2014

2015

Var %

2015/2014

ENTRATE TRIBUTARIE

460.253

477.178

3,7

Imposte sul patrimonio e sul reddito

244.865

259.462

6,0

Tasse ed imposte sugli affari

158.266

162.086

2,4

Imposte sulla produzione, sui consumi e dogane

35.465

33.379

-5,9

Monopoli

10.370

10.716

3,3

Lotto, lotterie ed altre attività di giuoco

11.287

11.534

2,2

ENTRATE EXTRA-TRIBUTARIE

84.387

83.603

-0,9

Proventi speciali

721

665

-7,8

Proventi di servizi pubblici minori

25.293

26.708

5,6

Proventi dei beni dello Stato

419

379,4

-9,5

Prodotti netti di aziende autonome ed utili di gestioni

1.952

1.623

-16,9

Interessi su anticipazioni e crediti vari del Tesoro

5.843

5.184

-11,3

Recuperi, rimborsi e contributi

47.872

46.632

-2,6

Partite che si compensano nella spesa

2.288

2.413

5,5

ENTRATE CORRENTI

544.641

560.781

3,0

ALIENAZIONE ED AMMORTAMENTO DI BENI PATRIMONIALI E RISCOSSIONE DI CREDITI

5.546

8.785

58,4

Vendita di beni ed affrancazione di canoni

3.503

6.620

89,0

Ammortamento di beni patrimoniali

357

366

2,5

Rimborso di anticipazioni e di crediti vari del Tesoro

1.686

1.799

6,7

ENTRATE FINALI

550.187

569.566

3,5

ACCENSIONE DI PRESTITI

289.973

259.542

-10,5

ENTRATE COMPLESSIVE

840.160

829.108

-1,3

2.2.2. L'analisi economica delle entrate finali 2014-2015

Sulla base di una sintetica analisi del confronto 2014-2015 relativo all'andamento delle entrate finali accertate, si rileva innanzitutto il loro incremento per circa 19,4 mld (a fronte di un decremento pari a circa 3,8 mld di euro registrato nel 2014 rispetto al 2013).

Gli elementi che hanno caratterizzato la dinamica delle entrate finali lorde, in termini di accertato, rispetto al precedente esercizio, sono stati sostanzialmente coincidenti con l'aumento delle entrate tributarie da 460,3 a 477,2 mld, mentre sono rimaste sostanzialmente stabili intorno a 84 mld di euro le entrate extratributarie e hanno registrato un aumento da 5,5 a 8,8 mld di euro le entrate relative al Titolo III “Alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti”, in corrispondenza di vendita di beni ed affrancazione di canoni.

Sull’accertato del 2015 hanno influito in modo considerevole le insussistenze che, comunque, fra il 2014 e il 2015 risultano più che dimezzate (passando da 118 a 59 miliardi, di fatto tornando vicino al livello del 2013). Un fenomeno, questo, che si è distribuito in misura pressoché equivalente fra le entrate extra-tributarie (-26,7 mld) e quelle tributarie (-31,6 mld)(23) .

Dopo aver descritto nel precedente paragrafo in maggior dettaglio l'andamento delle entrate tributarie, in questa sede si evidenzia, per le entrate extratributarie, che il dato complessivamente stabile trova sostanziale conferma in ogni posta considerata, registrandosi incrementi contenuti nel massimo di 1,4 mld di euro (ascrivibili ai proventi dei servizi pubblici minori) e decrementi che non superano il livello di 1,3 mld di euro (per i recuperi, rimborsi e contributi).

Notevole, infine, l'aumento delle entrate registrate in relazione all'alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti, che sono passate dai 5,5 mld di euro del 2014 agli 8,8 mld del 2015, superando in tal modo il valore di 7,9 mld di euro attinto nel 2012.


23) Cfr. CORTE DEI CONTI, SS.RR. Relazione sul rendiconto generale dello Stato, Volume I, pagina 20.

2.2.3. Spese finali per missioni

Dopo il 2008 sono intervenuti alcuni affinamenti nella classificazione delle spese, e tuttavia il numero e i contenuti delle missioni sono rimasti stabili, mentre il numero dei programmi è aumentato, anche considerando una sola volta i programmi aventi la stessa denominazione in ciascun dicastero. La stessa delega per il completamento della revisione della struttura del bilancio (v. articolo 1, comma 2, della legge n. 89 del 2014), esercitata, dopo successive proroghe, con l'emanazione del decreto legislativo n. 90 del 2016, ha prescritto una razionalizzazione delle missioni e dei programmi, a fini di maggiore attendibilità, trasparenza e significatività del bilancio.

Dall'analisi delle spese finali per missioni riferite al 2015 si conferma innanzitutto la rilevanza delle relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (si tratta in sostanza di trasferimenti agli enti territoriali), che pesano per quasi il 14 per cento (16 per cento nel 2014). Si conferma altresì la significativa incidenza sul totale delle politiche previdenziali, attestatesi al 12,8 per cento, valore in significativa crescita rispetto all'11,5 per cento circa registrato nel corso del precedente triennio, nonché delle politiche economiche, finanziarie e di bilancio che si attestano, innestandosi su un trend di crescita ormai quadriennale, all'11 per cento, rispetto al 9,8 per cento del 2014.

Si tenga poi presente che nel totale è compreso il dato relativo al debito pubblico, che pesa da solo in misura pari a circa il 35 per cento, in marginale calo (circa 0,6 punti percentuali) rispetto al 2014. Da segnalare che gli oneri per il servizio del debito statale, programma inserito nella missione del debito pubblico, da soli assommano a circa 74 miliardi, pari al 9 per cento, dato comunque in decremento rispetto all'anno precedente in cui avevano avuto un'incidenza pari al 10 per cento.

Gli incrementi significativi in valore assoluto si sono riscontrati per le politiche previdenziali, per le quali gli impegni (si tratta in sostanza di trasferimenti agli enti previdenziali) sono passati dai 80,5 mld del 2012 agli 88,1 miliardi del 2013, per raggiungere i 93 mld di euro nel 2014 e sfiorare i 106 mld di euro nel 2015, nonché in rapporto agli impegni relativi alle politiche economico-finanziarie e di bilancio, che sono aumentati di circa 11 mld di euro, passando da 79,4 mld di euro nel 2014 a quasi 91 mld di euro (si tenga presente che nel 2012 l'omologo valore era di 59,3 mld di euro). Il decremento maggiore si è riscontrato per gli impegni inerenti alle relazioni finanziarie con le autonomie territoriali, attestatisi a circa 115,5 mld di euro, in calo di circa 15 mld rispetto al dato relativo al 2014.

Analisi delle spese finali per le principali Missioni (Dati di competenza)

(milioni di euro)

Principali Missioni

Impegni 2015

Composizione percentuale 2015

Composizione percentuale 2014

Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali

115.455

13,97

16,06

L'Italia in Europa e nel mondo

24.704

2,99

3,18

Difesa e sicurezza del territorio

20.228

2,45

2,56

Giustizia

8.268

1,00

0,97

Ordine pubblico e sicurezza

11.237

1,36

1,34

Competitività e sviluppo delle imprese

17.070

2,07

1,49

Diritto alla mobilità

11.644

1,41

1,54

Istruzione scolastica

43.361

5,25

5,22

Istruzione universitaria

7.774

0,94

0,97

Diritti sociali, politiche sociali e famiglia

34.686

4,20

4,11

Politiche previdenziali

105.984

12,82

11,47

Politiche per il lavoro

10.537

1,27

1,24

Politiche economico-finanziarie e di bilancio

90.945

11,00

9,80

Debito pubblico

288.645

34,92

35,56

Altre missioni

36.092

4,37

4,49

Totale

826.631

100,00

100,00

2.2.4. L'analisi economica delle spese finali

Particolare interesse rivestono le informazioni deducibili dai dati ricavati dall'analisi economica delle spese finali.

Al riguardo, è possibile osservare come la spesa di parte corrente abbia generato impegni per 569.801 milioni di euro (in aumento dell'8,3 per cento a fronte dei 526.195 milioni di euro registrati nel 2013), mentre quella in conto capitale è stata di 41.310 milioni di euro (in netto decremento - circa il 46 per cento - rispetto ai 76.830 milioni di euro del 2014).

La dinamica delle spese correnti ha fatto registrare impegni per redditi da lavoro dipendente sostanzialmente in linea con i dati degli ultimi anni (87 mld di euro, rispetto agli 86,5 mld di euro del 2014, agli 87,2 mld del 2013 e ai quasi 87,7 mld del 2012); per i trasferimenti correnti a PA. (sostanzialmente amministrazioni locali ed enti previdenziali) il rendiconto evidenzia un valore pari a 271,2 mld di euro, in sensibile ulteriore crescita rispetto ai 250,6 mld del 2014 (si consideri che nel biennio 2010-2011 il dato era attestato intorno ai 222 mld circa). La spesa corrente del 2015 si caratterizza poi per una sostanziale stabilità nei consumi intermedi che passano dai 12,3 mld del 2014 ai 12,9 mld del 2015 e per un rilevante calo degli oneri per interessi passivi, pari a 74,5 mld di euro, dopo che nel precedente triennio avevano sempre superato gli 81 mld di euro.

Parimenti è da segnalare l'aumento delle poste correttive e compensative che, dopo la cospicua crescita registrata nel 2013 (50,5 mld rispetto ai 42,7 mld del 2012) e l'ulteriore incremento conosciuto nel 2014 (54,2 mld di euro), attingono il livello di 77,6 mld di euro.

Sostanzialmente stabili risultano le altre voci, anche se va segnalato l'incremento da 10,3 a 13,8 mld di euro dei trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private.

Nell'ambito poi della spesa in conto capitale, che complessivamente quasi si dimezza passando da 76,8 mld del 2014 a 41,3 mld del 2015, va rilevato che tale dato è quasi interamente ascrivibile al sostanziale azzeramento delle acquisizioni di attività finanziarie, dopo i 37 mld di euro registrati nel 2014 (a tale posta era d'altronde ascrivibile l'incremento degli anni precedenti). I contributi agli investimenti risultano in sensibile aumento (passando da 13,5 a 20,7 mld di euro), mentre stabili sono tanto gli investimenti fissi lordi che i contributi agli investimenti alle imprese. In ulteriore calo risultano invece gli altri trasferimenti in conto capitale (dopo gli 11,8 mld del 2013 e i 9,6 mld del 2014), attestandosi infatti sui 3,4 mld di euro.

Tabella 2.2.4.1 – Analisi economica degli impegni di spesa

(milioni di euro)

Impegni

2014

2015

Var %

2015/2014

SPESE CORRENTI

526.195

569.801

8,3

Redditi da lavoro dipendente

86.538

86.966

0,5

Consumi intermedi

12.284

12.866

4,7

Imposte pagate sulla produzione

4.659

4.718

1,3

Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche

250.612

271.213

8,2

Trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private

10.330

13.800

33,6

Trasferimenti correnti a estero

1.755

1.860

6,0

Interessi passivi e redditi da capitale

81.073

74.523

-8,1

Poste correttive e compensative

54.182

77.571

43,2

Trasferimenti correnti a imprese

5.521

7.670

38,9

Risorse proprie Unione europea

17.659

16.785

-4,9

Ammortamenti

357

366

2,5

Altre uscite correnti

1.225

1.464

19,5

SPESE IN CONTO CAPITALE

76.830

41.310

-46,2

Investimenti fissi lordi e acquisti di terreni

5.527

5.417

-2,0

Contributi agli investimenti

13.517

20.750

53,5

Contributi agli investimenti ad imprese

10.344

9.365

-9,5

Contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali private

252

240

-4,9

Contributi agli investimenti a estero

641

664

3,5

Altri trasferimenti in conto capitale

9.620

3.374

-64,9

Acquisizioni di attività finanziarie

36.928

1.500

-95,9

TOTALE

603.025

611.111

1,3

RIMBORSO PASSIVITA' FINANZIARIE

207.562

215.520

3,8

SPESE COMPLESSIVE

810.587

826.631

2,0

2.3. Dati complessivi della gestione di cassa del bilancio dello Stato

Passando all'analisi dei saldi di cassa, si osserva che nel 2015 il risparmio pubblico, al lordo delle regolazioni contabili, si è confermato di segno negativo, ma in marcato peggioramento rispetto allo scorso anno, avendo raggiunto -51.836 milioni di euro (era stato di -24.841 milioni di euro nel 2014, dato quest'ultimo che si mostrava già in peggioramento sia rispetto al 2013 (-19,9 miliardi di euro) che al 2012 (-19,1 miliardi di euro), allorché si evidenziava un lieve miglioramento rispetto al consuntivo 2011 (-22,1 miliardi di euro)). Il dato espone un calo rispetto alle previsioni definitive di 47,8 miliardi di euro (la differenza con le previsioni era stata invece di 32,4 miliardi di euro nel 2014, a fronte di uno scarto pari a 51,7 miliardi di euro segnato nel 2013).

Il saldo netto da finanziare di cassa lordo presenta nel 2015 un valore anch'esso negativo pari a -88.275 milioni di euro (in peggioramento rispetto ai -78.809 milioni di euro registrati nel 2014 e ai -76.947 milioni di euro nel 2013, a fronte di dati analoghi di -58,8 miliardi di euro segnati nel 2012 e di -66,7 miliardi di euro nel 2011) il che segnala una cifra ancora in sensibile peggioramento, che si attesta, peraltro, sul valore più elevato del decennio 2006/2015.

Il ricorso al mercato, in valore assoluto, al lordo delle regolazioni contabili, si attesta nel 2015 ancora in crescita a 300.917 milioni di euro (era stato di 286.426 milioni di euro nel 2014 e di 248.036 milioni di euro nel 2013, allorché si era registrato il valore più basso dal 2009 in cui la cifra delle emissioni aveva raggiunto 243.148 milioni di euro). Per il ricorso al mercato, comunque, si conferma il calo rispetto alla previsione definitiva, pari a 83 miliardi di euro circa (tale differenza era stata di 75,6 miliardi di euro nel 2014 e di circa 74,8 miliardi di euro nel 2013 e di 65 miliardi di euro nel 2012).

Gli incassi finali si attestano a 511.987 milioni di euro (erano stati 484.306 milioni di euro nel 2014 e 483.665 milioni nel 2013, a fronte dei 471.678 milioni registrati nel 2012), pari al 100,3 per cento delle corrispondenti previsioni definitive, mentre l'analogo dato del 2014 era stato del 96,2 per cento, mentre quello registrato nel 2013 era stato del 97,5 per cento e nel 2012 era stato del 96,8 per cento.

Il dato indica progressi compiuti nel grado di affinamento delle previsioni di gettito effettivo, l'ammontare degli incassi finali si è rivelato maggiore del dato di previsione definitivo di soli 1,3 miliardi, mentre tale differenza era stata di segno negativo e di circa -19,2 miliardi di euro nel 2014 (era stata pure negativa per -12,2 miliardi di euro nel 2013, per -15 miliardi di euro nel 2012; per -2 miliardi di euro nel 2011 e di soli -3 milioni di euro nel 2010).

In particolare, in conto competenza sono stati incassati 474.213 milioni di euro (erano stati 453.622 milioni di euro nel 2014, 458.516 milioni di euro nel 2013 e 448.068 mln di euro nel 2012) e in conto residui 37.773 milioni di euro (30.683 milioni di euro erano stati nel 2014, 25.148 milioni di euro erano stati nel 2013 e 23.609 mln di euro erano stati nel 2012): pari, rispettivamente, al 92,6 per cento (l'analoga percentuale era stata del 93,6 per cento nel 2014; del 94,8 per cento nel 2013; del 95 per cento nel 2012) e al 7,3 per cento del totale degli incassi (la percentuale era stata del 6,3 per cento nel 2014, del 5,2 per cento nel 2013 e del 5 per cento nel 2012). Le percentuali di ripartizione fra pagamenti in conto competenza e in conto residui si confermano dunque sui valori percentuali non dissimili a quelli registrati nel precedente quinquennio.

Il volume dei pagamenti finali si è attestato a 600.262 milioni di euro (erano stati 563.114 milioni di euro nel 2014, 560.611 milioni di euro nel 2013 e 530.442 milioni di euro nel 2012), in valore assoluto, è stato inferiore di oltre 60 miliardi rispetto alle previsioni definitive (tale differenza era assommata a 75 miliardi nel 2014, di 58 miliardi nel 2013, di 46 miliardi nel 2012 e di 41 nel 2011). Dei pagamenti finali, un importo pari al 91 per cento del totale è stato pagato in conto competenza e appena il 10,4 per cento in conto residui (nel 2014 le medesime percentuali erano state del 93,5 e del 6,4 per cento).

Tabella n. 2.3.1 – Risultati differenziali: serie storica 2006-2015. Dati di cassa

(miliardi di euro)

 

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

Risparmio pubblico

4,5

14

-9,9

-16

-10,1

-22,1

-19,1

-19,4

-24,8

-51,8

Indebitamento (-) o accredit. (+) netto

-43,7

-27,1

-61,7

-66,1

-54,7

-62,1

-52,8

-53,2

-78,8

-83,1

Saldo netto da finanziare (-)

-44,5

-25,6

-68,7

-67

-59,8

-66,7

-58,8

-76,9

-53,8

-88,2

Disavanzo (-) o avanzo (+) finanziario

7,1

43,3

-34

26,6

9,6

-24,3

-32,9

16,8

3,5

-41,3

Ricorso al mercato

77

192,6

256,5

243,1

248,9

252,7

272,7

248

286,4

300,9

Risultati differenziali: serie storica 2006-2015 – Dati di cassa

2.3.1. Confronto fra i risultati di gestione e le previsioni definitive di cassa del bilancio dello Stato

Il risparmio pubblico, al lordo delle regolazioni contabili in termini di cassa, si è presentato nel 2015 migliore di circa +47,8 miliardi di euro rispetto alle corrispondenti previsioni definitive (differenza che era stata di +32,4 miliardi di euro nel 2014, di +32,2 miliardi nel 2013 e di +17 miliardi di euro nel 2012), restando, comunque, di segno "negativo" e in crescita, attestandosi su di un importo pari a -51.836 milioni di euro, a fronte del dato di -24.841 milioni di euro registrato nel 2014 e di -19.493 milioni di euro segnati nel 2013. Dati che seguivano i -19.103 milioni di euro registrati nel 2012.

Per quanto riguarda il saldo netto da finanziare, sempre al lordo delle regolazioni, questo si è attestato in termini di cassa sui -88.275 milioni di euro, in miglioramento rispetto alle previsioni definitive che valutavano il saldo, al lordo delle regolazioni contabili, in circa -149.619 milioni di euro (– 134,8 miliardi era stato il dato atteso nel 2014, dopo che il medesimo dato era stato di -122,8 miliardi di euro nel 2013 e di -89 miliardi di euro nel 2012). Pertanto esso ha registrato un sensibile progresso di circa 61,3 miliardi rispetto alla previsione, in miglioramento rispetto al differenziale di 56 miliardi registrato nel 2014, ai 46 miliardi segnati nel 2013 e ai 30,4 miliardi avuti nel 2012. L'analisi comparata dei consuntivi, tuttavia, evidenzia comunque che il risultato, in valore assoluto, si presenta come il più elevato registrato nell'intero decennio 2006-2015.

Anche il ricorso al mercato si conferma, per la cassa, in miglioramento rispetto alle previsioni definitive, avendo registrato un miglioramento pari a 82 miliardi di euro (a fronte di un analogo miglioramento di 75,6 miliardi di euro registrato nel 2014, di 74,8 miliardi registrato nel 2013 e di 65 miliardi di euro avutosi nel 2012), atteso che in valore assoluto è stato di 300.917 milioni di euro: valore quest'ultimo che si presenta in netta accelerazione, sia rispetto ai 286.426 milioni di euro registrati nel 2014 che nel confronto con i 248.036 milioni di euro registrati nel 2013.

Nella tabella 2.3.1 si riportano i dati relativi alle previsioni definitive per la cassa (A), gli incassi o pagamenti (B), nonché la massa acquisibile o spendibile (C), determinata dalla somma dei residui e degli stanziamenti di competenza. Le percentuali contenute nelle ultime due colonne evidenziano il rapporto fra gli incassi e i pagamenti effettivamente realizzati e, rispettivamente, le previsioni definitive di cassa e la massa acquisibile o spendibile.

In particolare, si può sottolineare che gli incassi per le entrate finali corrispondono al 66,6 per cento della relativa massa acquisibile, a fronte del 59 per cento registratosi nel 2014 e del 61,5 per cento registrato nel 2013, nonché del 64 per cento registrato nel 2012.

Sul versante della spesa in rapporto alle previsioni definitive, si evidenzia nel 2015 la diminuzione del totale dei pagamenti per le spese finali "nette" rispetto a quelle previste di circa 55 miliardi (62,7 miliardi era stato il differenziale in aumento avutosi nel 2014), mentre in valore assoluto il risultato ha registrato una crescita di 56.770 milioni di euro rispetto al dato 2014 (593,3 miliardi contro i 536,5 miliardi del 2014).

Tale risultato corrisponde a oltre l'81,7 per cento della massa spendibile del 2015, valore che si mostra in aumento rispetto a quello già registratosi nel 2014 (l'80,7 per cento), che era in flessione rispetto al dato 2013, allorché invece si era registrato un "aumento" rispetto della medesima percentuale del 2012 attestatasi attorno all'83 per cento.

Tabella n. 2.3.2. Dati di cassa al lordo delle regolazioni. Esercizio 2015.

(milioni di euro)

 

Previsioni definitive

Incassi o pagamenti

Massa acquisibile o spendibile (previsioni definitive)

Rapporto

Rapporto

 

(A)

(B)

(C)

(B/A)%

(B/C)%

Entrate tributarie

447.580

449.786

590.531

100,49

76,17

Entrate extratributarie

52.902

53.440

167.109

101,02

31,98

Totale entrate correnti

500.482

503.226

757.640

100,55

66,42

Alienazione, ammort., riscossione crediti

10.158

8.760

10.643

86,24

82,31

Totale entrate finali

510.640

511.986

768.283

100,26

66,64

Accensione prestiti

364.084

259.542

304.652

71,29

85,19

Totale entrate complessive

874.724

771.528

1.072.935

88,20

71,91

Spese correnti

600.135

555.063

650.449

92,49

85,34

Spese in conto capitale

60.124

45.199

87.050

75,18

51,92

Totale spese finali

660.259

600.262

737.499

90,91

81,39

Rimborso prestiti

233.437

212.641

233.525

91,09

91,06

Totale spese complessive

893.696

812.903

971.024

90,96

83,72

Risultati differenziali

 

 

 

 

 

Risparmio pubblico
(entrate correnti meno spese correnti)

-99.653

-51.837

-

-

-

Saldo netto da finanziare
(spese finali meno entrate finali)

149.619

88.276

-

-

-

Ricorso al mercato finanziario

-383.056

-300.917

-

-

-

Tabella 2.3.1.1 – Analisi economica degli incassi tributari

(milioni di euro)

Tributi

2015

2014

Var % 2015/2014

ENTRATE TRIBUTARIE

449.786

425.588

5,4

Imposte sul patrimonio e sul reddito

249.635

228.600

8,4

Tasse ed imposte sugli affari

144.616

138.702

4,1

Imposte sulla produzione, sui consumi e dogane

33.352

35.448

-6,3

Monopoli

10.705

10.357

3,3

Lotto, lotterie ed altre attività di giuoco

11.478

12.480

-8,7

ENTRATE EXTRA-TRIBUTARIE

53.441

53.280

0,3

Proventi speciali

655

715

-9,2

Proventi di servizi pubblici minori

19.822

18.017

9,1

Proventi dei beni dello Stato

357

393

-10,1

Prodotti netti di aziende autonome ed utili di gestioni

1.622

1.952

-20,3

Interessi su anticipazioni e crediti vari del Tesoro

2.554

3.217

-26,0

Ricuperi, rimborsi e contributi

26.038

26.764

-2,8

Partite che si compensano nella spesa

2.392

2.223

7,1

ALIENAZIONE ED AMMORTAMENTO DI BENI PATRIMONIALI E RISCOSSIONE DI CREDITI

8.760

5.438

37,9

Vendita di beni ed affrancazione di canoni

6.619

3.504

47,1

Ammortamento di beni patrimoniali

366

357

2,5

Rimborso di anticipazioni e di crediti vari del Tesoro

1.775

1.578

11,1

ENTRATE FINALI

511.987

484.306

5,4

2.3.2. Spese finali per missioni nel 2015

Rinviando alle considerazioni introduttive svolte nel paragrafo 2.2.3 in rapporto alle implicazioni della nuova strutturazione del bilancio per missioni e programmi e sulla piena confrontabilità dei dati qui esposti con quelli contenuti nei paragrafi sulle spese finali per funzioni obiettivo, si evidenziano qui le missioni che hanno maggiormente inciso sui flussi di pagamenti registrati dal bilancio dello Stato. Si tratta – come è d'altronde prevedibile e desumibile dalla tabella seguente - delle medesime missioni che si erano già segnalate in sede di analisi degli impegni: le relazioni finanziarie con le autonomie territoriali (che nel 2015 hanno assorbito circa il 13,42 per cento delle risorse, contro una percentuale del 14 per cento registrato nel 2014), le politiche previdenziali (che hanno assorbito il 12,51 per cento dei pagamenti, contro il 11,47 per cento registrato nel 2014 e l'11,48 per cento del 2013) e quelle economico-finanziarie e di bilancio (che hanno assorbito l'11 per cento delle risorse contro il 10,15 per cento circa registrato nel 2014 ed il 12,3 per cento registrato nel 2013).

Analisi delle spese finali per le principali Missioni (Dati di cassa)

(milioni di euro)

Principali Missioni

Pagamenti 2015

Composizione percentuale 2015

Composizione percentuale 2014

Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali

108.906

13,40

14,45

L'Italia in Europa e nel mondo

24.714

3,04

3,34

Difesa e sicurezza del territorio

20.655

2,54

2,77

Giustizia

7.780

0,96

1,00

Ordine pubblico e sicurezza

11.214

1,38

1,42

Competitività e sviluppo delle imprese

22.031

2,71

0,82

Diritto alla mobilità

11.845

1,46

1,48

Istruzione scolastica

42.803

5,27

5,46

Istruzione universitaria

8.280

1,02

1,02

Diritti sociali, politiche sociali e famiglia

34.093

4,19

4,36

Politiche previdenziali

101.676

12,51

11,47

Politiche per il lavoro

9.388

1,15

1,22

Politiche economico-finanziarie e di bilancio

89.474

11,01

10,15

Debito pubblico

285.809

35,16

37,39

Altre missioni

34.236

4,21

3,65

Totale

812.904

100,00

100,00

2.3.3. L'analisi economica dei pagamenti per le spese finali

L'analisi economica del dettaglio dei pagamenti occorsi per spese finali evidenzia che nel 2015 le spese correnti sono ammontate a 555.063 milioni di euro (erano state 503.708 milioni di euro nel 2014, a fronte di 499.799 milioni di euro registrati nel 2013 e ai 482.885 e 471.546 milioni di euro i dati registrati, invece, rispettivamente, nel 2012 e nel 2011), mente le spese in conto capitale sono state pari a 45.199 milioni di euro (erano stati 59.405 milioni di euro nel 2014, a fronte dell'analogo dato di 60.813 milioni di euro registratosi nel 2013 e ai 47.558 e 47.830 milioni di euro registrati, rispettivamente, nel 2012 e nel 2011).

Nell'ambito delle spese correnti, le spese per redditi di lavoro dipendente si sono attestate a 86.953 milioni di euro (si erano attestate a 86.497 milioni di euro nel 2014; a 87.300 milioni di euro nel 2013; e a 87.285 milioni e ai 89.870 milioni di euro registrati, rispettivamente, nel 2012 e nel 2011); i redditi da lavoro dipendente hanno rappresentato il 15,2 per cento degli impegni e il 15,6 per cento dei pagamenti complessivi di parte corrente, ammontando nel 2015 a 86.966 milioni e 86.953 milioni di euro. Tra l'altro, la voce di spesa ha registrato nel 2015 una crescita dei pagamenti complessivi di 456 milioni di euro, dopo la flessione di circa 803 milioni di euro nel 2014 rispetto all'anno precedente (nel 2013 la voce si era attestata sul medesimo valore del 2012, allorché, invece, si era registrata una sensibile flessione (2,6 miliardi) rispetto al 2011).

Le spese per consumi intermedi sono ammontate a 11.722 milioni di euro (erano state di 11.657 milioni di euro nel 2014, a fronte dei 11.564 milioni di euro registratisi nel 2013 e ai 11.004 milioni di euro avutisi nel 2012 e i 10.761 milioni di euro registrati nel 2011).

Fra gli interventi, si conferma come estremamente rilevante e in aumento il peso dei pagamenti registrati per trasferimenti correnti alle PA, che sono stati nel 2015 pari a 254.146 milioni di euro con un incremento di +19 miliardi circa (l'incremento era stato di +0,9 miliardi di euro nel 2014, dopo il + 8 miliardi segnato nel 2013 rispetto al dato del 2012, anno in cui si era già registrato un +7 miliardi rispetto al dato 2011).

Significativa è poi l'ulteriore flessione della spesa per interessi passivi la cui dinamica si è registrata nel 2015 ancora in calo di 6 miliardi, per un importo a 74,5 miliardi di euro in valore assoluto. Tale spesa, dopo aver registrato l'incremento dai 73,6 miliardi del 2011 agli 81,5 miliardi del 2012, ed essersi assestata nel 2013 su tale ultimo valore (circa 82 miliardi di euro), aveva già registrato nel 2014 un dato in flessione - e pari a 80,5 miliardi di euro - rispetto all'anno precedente.

Nell'ambito poi delle spese in conto capitale, le variazioni relative alle voci più rilevanti sono rappresentate dalla dinamica registrata dai contributi agli investimenti il cui valore dei pagamenti complessivi si è attestato nel 2015 a 18,8 miliardi di euro in valore assoluto, per cui se ne sottolinea il sensibile aumento dopo la flessione registratasi nel 2014 (12,8 miliardi, il 10,4 per cento in meno) rispetto al 2013 (14,3 miliardi di euro) e la riduzione della spesa del -25 per cento registrata in quest'ultimo anno rispetto al dato 2012 (19,2 miliardi).

I contributi agli investimenti alle imprese aumentano sensibilmente del 22 per cento, attestandosi in valore assoluto a 4,4 miliardi di euro, dopo la decisa flessione registrata nel 2014 (8,4 miliardi, -13,4 per cento) rispetto al dato dei pagamenti 2013 che era stato di 9,7 miliardi di euro e l'aumento (del +14 per cento) registrato nel 2013 rispetto al dato 2012 allorché si era registrato un valore assoluto di 8,5 miliardi.

Gli investimenti fissi lordi e acquisti di terreni, si presentano nel 2015 in flessione del -7 per cento rispetto al 2014 (4,9 miliardi di euro contro 5,2 miliardi registrati nel 2013). In tale ultimo esercizio si era dunque già registrato un -8,2 per cento rispetto al dato del 2013, dopo che in quest' anno gli investimenti avevano registrato una decisa diminuzione del -12 per cento rispetto al dato 2012 che era stato pari a 5,9 miliardi di euro.

Quanto agli Altri trasferimenti in conto capitale, questi registrano nel 2015 una netta "flessione" del -33 per cento rispetto al dato dei pagamenti 2014, essendosi attestati a 3,5 miliardi di euro a fronte del dato 2013 in cui gli stessi si attestavano a 5,2 mld di euro. Il 2013 aveva invece registrato una crescita del 4,9 per cento rispetto al dato 2012, riprendendo la flessione del -10 per cento segnata in quest'ultimo anno rispetto al 2011.

Infine, si registra la drastica riduzione dell'acquisizione di attività finanziarie, che nel 2015 hanno evidenziato un calo della spesa del 74 per cento rispetto al 2014. La dinamica avutasi nell'anno 2015 inverte l'effetto della lieve crescita del 6 per cento registratosi nel 2014 rispetto al dato 2013 (26,5 miliardi di euro, +542 milioni di euro circa rispetto al 2013 che era stato di 25 miliardi di euro), dopo che nel 2013 la voce aveva invece segnato una spesa notevolmente in aumento (+239 per cento) rispetto al dato del 2012 che era stato pari a soli di 7,3 miliardi di euro.

Tabella 2.3.3.1 – Analisi economica dei pagamenti negli esercizi 2014-2015

(milioni di euro)

Pagamenti

2014

2015

Var % 2015/2014

SPESE CORRENTI

503.708

555.063

10,2

Redditi da lavoro dipendente

86.496

86.953

0,5

Consumi intermedi

11.656

11.721

0,6

Imposte pagate sulla produzione

4.680

4.722

0,9

Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche

235.880

254.146

7,7

Trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni sociali private

5.025

19.344

285,0

Trasferimenti correnti a estero

1.748

1.868

6,9

Interessi passivi e redditi da capitale

80.992

74.562

-7,9

Poste correttive e compensative

53.598

76.753

43,2

Trasferimenti correnti a imprese

5.129

7.000

36,5

Risorse proprie Unione europea

17.659

16.785

-4,9

Ammortamenti

357

366

2,5

Altre uscite correnti

486

838

72,4

SPESE IN CONTO CAPITALE

59.405

45.199

-23,9

Investimenti fissi lordi e acquisti di terreni

5.290

4.917

-7,1

Contributi agli investimenti

12.892

18.873

46,4

Contributi agli investimenti ad imprese

8.491

10.386

22,3

Contributi agli investimenti a famiglie e istituzioni sociali private

300

236

-21,3

Contributi agli investimenti a estero

645

351

-45,6

Altri trasferimenti in conto capitale

5.245

3.514

-33,0

Acquisizioni di attività finanziarie

26.542

6.919

-73,9

TOTALE

563.112

600.262

6,6

RIMBORSO PASSIVITA' FINANZIARIE

207.618

212.642

2,4

TOTALE COMPLESSIVO

770.730

812.904

5,5

2.4. Residui

Il conto dei residui, in relazione ai valori esposti al 1° gennaio 2015 e quindi in relazione alle risultanze riferibili alla gestione degli esercizi precedenti, presenta un'eccedenza attiva, come saldo tra residui attivi per 209.126 milioni di euro (261.124 milioni nel 2014) e passivi per 113.254 milioni di euro (84.216 milioni nel 2014), pari a 95.872 milioni di euro (nel 2014 l'eccedenza attiva era pari a 176.907 milioni di euro).

Nel corso dell'esercizio 2015 la situazione sopra esposta si è modificata dando luogo ad accertamenti di residui attivi per 150.681 mln, con una riduzione dal lato delle entrate di 58.446 milioni e di residui passivi per 99.304 mln, con una riduzione dal lato delle uscite di 13.949 milioni di cui 10.067 milioni sono somme perenti ai fini amministrativi.

Dei residui attivi pregressi accertati nell'esercizio, 37.773 milioni di euro (erano 30.684 milioni nel 2014) sono stati incassati e 112.907 milioni di euro (112.562 milioni nel 2014) sono rimasti da riscuotere e da versare, mentre dei residui passivi accertati 52.523 milioni di euro risultano essere stati pagati (36.736 milioni di euro nel 2014) e 46.781 milioni (36.662 mln nel 2014) sono invece rimasti da pagare(24) .

In sintesi, per quanto riguarda i residui di nuova formazione, l'esercizio 2015 ha prodotto residui attivi per 95.352 milioni di euro (96.565 milioni nel 2014) e passivi per 66.250 milioni di euro (76.591 milioni nel 2014), con un'eccedenza attiva di 29.102 milioni di euro (era di 19.974 milioni nel 2014).

Dalla ricognizione dei profili qualitativi della consistenza dei residui passivi di nuova formazione al 31 dicembre 2015, sulla base della tabella 17 della relazione al disegno di legge si osserva che circa il 72,6 per cento (64,3 per cento nel 2014) sono da imputare alle spese di parte corrente, circa il 22,5 per cento (35,2 per cento nel 2014) è da ricondurre alle spese in conto capitale, mentre il peso del rimborso di passività finanziarie si attesta al 4,9 per cento (0,5 per cento nel 2014). Tali dati se raffrontati con quelli di spesa per competenza, che presenta una ripartizione in spese correnti per il 68,9 per cento, spese in conto capitale per il 5 per cento e rimborso di passività finanziare per 26,1 per cento, evidenziano le maggiori difficoltà di pagamento delle spese in conto capitale.

Per le spese correnti è preponderante la consistenza dei residui di nuova formazione per trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche (pari a circa il 74,8 per cento di quelli di parte corrente), mentre hanno un impatto minore quelli per poste correttive e compensative (pari a circa l'8,4 per cento), per consumi intermedi (pari al 7,6 per cento), per trasferimenti correnti a imprese (pari al 3,7 per cento) e per redditi da lavoro dipendente (pari all'1,8 per cento).

Tra i residui di nuova formazione relativi a spese in conto capitale si segnalano i contributi agli investimenti (pari al 47,9 per cento dei residui di nuova formazione in conto capitale), i contributi agli investimenti ad imprese (pari al 18,8 per cento), gli investimenti fissi lordi e acquisti di terreni (pari al 18,6 per cento), gli altri trasferimenti in conto capitale (pari all'8,6 per cento), le acquisizioni di attività finanziarie (pari a circa il 3,6 per cento) e i contributi agli investimenti all'estero (pari a circa al 2,4 per cento).

Al 31 dicembre 2015 il totale complessivo dei residui attivi (tenuto conto quindi degli effetti della gestione relativa alla quota residui degli esercizi precedenti e dei residui di nuova formazione) è stato pari a 208.260 milioni di euro (209.126 milioni nel 2014, con un decremento di circa 0,4 per cento), e quello dei passivi a 113.031 milioni di euro (113.254 milioni nel 2014, con un decremento di circa 0,2 per cento), con un'eccedenza attiva complessiva di 95.228 milioni di euro (95.874 milioni nel 2014), dovuta in misura maggiore alla gestione dei residui provenienti dagli esercizi pregressi (66.126 mln di euro a fronte di un eccedenza attiva, per i soli residui di nuova formazione, di 29.102 mln di euro) (cfr. tabella che segue).

Con riferimento al dato inerente i residui attivi pregressi si segnala, dopo la tendenza all'incremento riscontrato negli ultimi anni(25) (ad esclusione del 2011), e la inversione di tendenza registrata nel 2014, una stabilizzazione della consistenza. Relativamente ai residui passivi di nuova formazione dopo gli incrementi registrati negli ultimi anni(26) si rileva una riduzione della loro consistenza (-13,5 per cento).

Tabella 2.4.1 – Variazioni della consistenza dei residui attivi e passivi

(milioni di euro)

2014

2015

Provenienti da esercizi precedenti

Di nuova formazione

Totale

Provenienti da esercizi precedenti

Di nuova formazione

Totale

Var. %

2015/2014

Residui attivi

112.562

96.565

209.127

112.907

95.352

208.259

-0,4%

Residui passivi

36.662

76.591

113.253

46.781

66.250

113.031

-0,2%

Eccedenza (-passiva +attiva)

75.900

19.974

95.874

66.126

29.102

95.228

-0,7%


24) I dati sono desunti dalla relazione illustrativa al disegno di legge in esame.

25) L'aumento è stato del 14,4 per cento nel 2007, del 30 per cento nel 2008, del 18,4 per cento nel 2009, del 22,4 per cento nel 2010, del 14,88 per cento nel 2012, del 13,81 per cento nel 2013.

26) L'aumento è stato del 28,2 per cento nel 2013 e del 23,6 per cento nel 2014.

2.5. Il conto del patrimonio

Dai risultati della gestione patrimoniale 2015 compare una eccedenza passiva, ossia la differenza tra le passività e le attività, di 1.758 mld di euro, superiore rispetto all'omologo dato del 2014 del 3,75 per cento.

Nel 2015 detta eccedenza, a fronte dei 1.692 miliardi del 2014, ha subito un peggioramento di circa 66,8 miliardi di euro (rispetto al risultato sempre negativo ma più consistente di circa 129,6 mld registrato nel 2014 sul dato 2013), dovuto ad una diminuzione delle attività (-6 mld) e ad un incremento delle passività (+60,9 mld). Il risultato denota una situazione patrimoniale in peggioramento rispetto all'anno 2014 e riconferma gli andamenti negativi registrati negli anni dal 2004 in poi (con l'eccezione del 2009). I citati risultati patrimoniali nel periodo 2004-2015 sono riassunti nella tabella 2.5.1:

Tabella 2.5.1 – Risultati della gestione patrimoniale

(miliardi di euro)

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

-32,1

-15,2

-64,8

-55,1

-30,3

78,6

-18,7

-78,9

-10,5

-28,2

-129,6

-66,8

Dall'analisi delle risultanze complessive si evince che al peggioramento patrimoniale complessivo, pari a 66,8 mld di euro, hanno contribuito il miglioramento derivante dalla gestione del bilancio di cui all'articolo 3 del disegno di legge in questione per 2,5 mld, più che compensato dal peggioramento dipendente dalle operazioni patrimoniali con riflesso sul bilancio per 32,8 mld di euro(27) e da quello derivante dalla diminuzione netta degli elementi patrimoniali per 36,5 mld.

Come risultato del progressivo adeguamento della struttura del conto del patrimonio alle modifiche intervenute nella struttura del bilancio(28) si hanno quattro gestioni che determinano il risultato complessivo: quella relativa alle attività finanziarie, quella relativa alle attività non finanziarie prodotte, quella relativa alle attività non finanziarie non prodotte e, infine, quella relativa alle passività finanziarie(29) .

Tale articolazione permette di comprendere in dettaglio la distribuzione delle variazioni degli elementi attivi e di quelli passivi del patrimonio, con il risultato finale sopra menzionato di un peggioramento nel 2015 di circa 66,8 miliardi di euro.

Nel dettaglio, le attività finanziarie, che rappresentano il 68,3 per cento del totale delle attività, si assestano nel 2015 a 657 mld, con un decremento di 11,9 mld di euro rispetto al precedente esercizio finanziario, mentre le passività finanziarie aumentano di 60,9 mld di euro e si attestano nel 2015 a 2.721 mld di euro(30) .

In particolare, è da registrarsi una diminuzione delle attività finanziarie di breve termine, pari a 19,8 mld di euro, dovuto al decremento dei crediti di tesoreria per un importo pari a circa 19 mld di euro e dei residui attivi per denaro presso gli agenti della riscossione per 4,2 mld, parzialmente compensato dall'incremento dei residui attivi per denaro da riscuotere per un importo pari a 3,4 mld di euro(31) .

Le attività finanziarie di medio-lungo termine risultano in crescita rispetto al 2014 di 7,9 mld di euro dovuti, principalmente, all'incremento delle anticipazioni attive per 5,8 mld di euro, all'incremento delle azioni ed altre partecipazioni per 2,7 mld di euro e all'aumento degli altri conti attivi per 0,5 mld di euro, e alla parziale compensazione dei titoli diversi dalle azioni diminuiti di 1 mld di euro, mentre risultano invariate le quote dei fondi di investimento(32) .

Le attività non finanziarie prodotte che, come prima illustrato, comprendono beni materiali e immateriali prodotti, beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi, denotano un incremento pari a 6 mld di euro, mentre le attività non finanziarie non prodotte, che comprendono beni immobili, segnano un decremento di 0,1 mld di euro(33) .

Le passività finanziarie segnano un incremento di 60,9 mld di euro. Tale ultimo dato è connesso ad un peggioramento sia della situazione debitoria a medio-lungo termine dello Stato per 36,5 mld di euro (in particolare, si evidenzia la notevole crescita dei buoni del tesoro poliennali per 48,1 mld di euro) che della situazione debitoria a breve termine (22,1 mld di euro), nell'ambito delle quali emerge l'incremento dei debiti di tesoreria per circa 22,4 mld di euro. In peggioramento risultano anche le anticipazioni passive, incrementate di 2,3 mld di euro.

Tabella 2.5.2 – Situazione patrimoniale dell'Amministrazione dello Stato al 31 dicembre 2015

(in euro)

ATTIVITÀ

Attività finanziarie

657.100.317.564,12

Attività non finanziarie prodotte

301.269.409.470,32

Attività non finanziarie non prodotte

4.239.692.302,54

962.609.419.336,98

PASSIVITÀ

Passività finanziarie

2.721.031.067.721,65

2.721.031.067.721,65

Eccedenza passiva al 31 dicembre 2015

1.758.421.648.384,67


27) Il peggioramento riconducibile ad operazioni patrimoniali con riflesso sul bilancio è dovuto principalmente alla massiccia emissione di buoni del tesoro poliennali (+48,1 mld). Contribuiscono a contenere l'incremento complessivo la diminuzione dei prestiti esteri (-2,6 mld), dei certificati di credito del tesoro (-2,1 mld), dei debiti diversi (-5,9 mld) e, nell'ambito dei debiti redimibili, degli altri debiti redimibili (-1 mld).

28) Il D.Lgs. n. 279 del 1997 prevede la presentazione del conto generale del patrimonio sulla base di una classificazione di tipo economico raccordata a quella di cui al SEC '95.

29) Cfr. Prospetto I.1 del Conto generale del patrimonio dello Stato per l'anno 2015.

30) In particolare, l'andamento registrato dal debito pubblico, pari a 1.869,5 mln, è risultato in aumento di 30,8 mld, in conseguenza dell'incremento del debito redimibile, che è passato da 1.664,9 mld di euro del 2014 a 1.707,3 mld di euro del 2015, segnando un aumento di 42,4 mld di euro circa e alla contrazione del debito fluttuante per circa 11,6 mld di euro. Sostanzialmente, il peggioramento delle passività finanziarie è dovuto principalmente all'incremento della voce debiti redimibili (+42,4 mld di euro).

31) Ministero dell'economia e delle finanze, Rendiconto generale dello Stato 2015, Conto Generale del Patrimonio dello Stato, Prospetto II.5.

32) Ibidem, Prospetto II.13.

33) Ibidem, Prospetto II.20.A e seguenti e Prospetto II.21.

3. Aspetti problematici del provvedimento

3.1. Il conto del bilancio

3.1.1. L'analisi delle risultanze complessive

In ordine alle risultanze dei saldi gestionali del 2015, va in primis segnalato che l'articolo 3 del disegno di legge evidenzia una netta flessione dell'avanzo di competenza per le operazioni complessive, indicato pari a 2.447 milioni di euro (tale dato era stato di 29.572 milioni di euro nel 2014 e di 65.856 milioni di euro nel 2013, mentre nel 2012 era stato di 36.237 milioni di euro), la cui significatività contabile è però da completarsi, per le sole partite finali, al netto delle regolazioni debitorie, con il disavanzo registrato nella gestione di competenza, che è stato di -31.720 milioni di euro, in sensibile flessione rispetto allo scorso anno (il medesimo saldo era stato infatti di -49.666 nel 2014, dato che si registrava già in netto peggioramento rispetto ai -23.906 milioni di euro avutisi nel 2013).

Ad ogni modo, va sottolineato che nella versione "netta" il saldo permane dunque di segno "negativo": nella cronologia degli ultimi esercizi il disavanzo, dopo essere passato dai -23.906 milioni di euro del 2013 ai -49.666 milioni di euro del 2014, si attesta nel 2015 sul valore di -31.720 milioni di euro. Esso si riduce dunque nell'importo rispetto allo scorso rendiconto, ma rimane su di un valore comunque "superiore" a quello registratosi a consuntivo del 2013; nella versione al "lordo" delle regolazioni, il disavanzo peggiora portandosi da 32.978 milioni di euro a -41.545 milioni di euro (i dati analoghi registrati nel 2014 erano stati di 29.573 milioni di euro e -52.839 milioni). Nell'orizzonte del decennio 2006-2015, il risultato si pone in linea con i valori di segno "negativo" che si sono già registrati, sia per la competenza che per la cassa.

Tale evidenza trova conferma, sia pure in flessione, nel permanere nel 2015 dello squilibrio della gestione di competenza, al lordo delle regolazioni debitorie, già manifestatosi nel precedente 2014.

A fronte del livello del saldo netto fissato dalla legge di stabilità per il 2015 entro il limite massimo di -54.000 (l'analogo dato era stato di -39.100 milioni di euro nel 2014), e precisato poi dalla legge di bilancio in -70.531 milioni di euro (-38.308 milioni nel 2014), al netto delle regolazioni contabili e debitorie, la previsione definitiva del saldo netto è risultata di -55.649 milioni di euro (-59.345 milioni di euro nel 2014), con una diminuzione di +3.696 milioni di euro rispetto al dato contenuto nella legge di bilancio (a fronte dell'aumento di 5.710 milioni registrato nel 2014).

In merito alle cause del risultato, il saldo netto da finanziare si è attestato nel 2015 sul livello di -31.720 milioni di euro per effetto soprattutto dei maggiori accertamenti di entrate, da riferire essenzialmente al comparto tributario (+17 miliardi rispetto al dato del 2014, allorché si era registrato invece un valore di -4 miliardi rispetto al 2013), mentre le entrate extratributarie hanno mostrato una limitata dinamica in diminuzione (-785 milioni di euro) ma anche ai maggiori accertamenti del titolo III (+3,2 miliardi in più rispetto al 2014, allorché si era già registrato un incremento di 2,1 mld di euro rispetto al dato 2013).

Le entrate finali accertate, al netto delle regolazioni e dei proventi da destinare al fondo ammortamento titoli di Stato, si attestano a 540.041 milioni di euro (erano state 524.968 milioni nel 2014), pari al 33 per cento del Pil (il 32,4 per cento nel 2014). Le entrate tributarie incassate sono ammontate a 449.786 milioni, pari al 27,4 per cento del Pil (425.588 milioni nel 2014, il 26,4 per cento del Pil). La spesa finale impegnata si è attestata a 571.761 milioni (574.633 milioni nel 2014) presentando un’incidenza del 35 per cento del Pil (il 35,5 per cento del Pil nel 2014).

Per il bilancio dello Stato, il saldo di competenza di segno negativo per 31.720 milioni evidenzia un miglioramento rispetto al 2014 (-49.666 milioni nel 2014), incidendo sul Pil in misura pari al -1,9 per cento (-3,1 per cento nel 2014). Su di esso hanno influito la formazione di economie complessive sulla competenza per 31.549 milioni (in calo rispetto ai 37.071 milioni registrati nel 2014), distribuite in modo diversificato tra tutte le missioni gestite, con un’evidente concentrazione però nelle missioni “Debito pubblico”: 28.706 milioni, il 75,6 per cento (77,4 per cento nel 2014) delle spese complessive, e “Politiche economico-finanziarie e di bilancio”: 2.181 milioni (2.923 milioni nel 2014), corrispondenti al 7 per cento circa (7,8 per cento nel 2014) del dato complessivo.

Nella versione "lorda", i risultati gestionali del 2015 segnalano, in primo luogo, il positivo andamento delle entrate tributarie (+3,7 per cento rispetto al 2014). In valore assoluto, l'accertamento delle entrate tributarie lorde è stato di 477.178 milioni (460.253 milioni nel 2014) registrandosi maggiori accertamenti per 16.925 milioni di euro, dopo che nel 2014 si era invece registrata una flessione di oltre 4,8 mld euro rispetto al dato 2013. Sulla positiva dinamica del 2015 ha inciso l'andamento specificamente registrato dalle imposte sui redditi (+12 mld di euro rispetto al 2014, anno in cui si era invece registrata una flessione di -4,3 mld sul dato 2013).

Il ricorso al mercato al lordo delle regolazioni è ammontato a -257.065 milioni (-260.401 milioni nel 2014) ed è rimasto nettamente al di sotto del tetto fissato dalle leggi di stabilità e di bilancio, mentre il risparmio pubblico "netto" risulta esser stato di 5.839 milioni di euro, a fronte di previsioni definitive di competenza di -18.525 milioni (era stato di +25.137 milioni nel 2014, a fronte di corrispondenti previsioni definitive di +15.121 milioni). Il risultato differenziale complessivo, al netto delle regolazioni contabili, è stato di +12.302 milioni (+32.746 milioni nel 2014); su di esso incide l'ammontare della voce accensione prestiti attestatasi nel 2015 a 259.542 milioni di euro (era stata di 289.973 milioni di euro nel 2014), che è stata superiore al ricorso al mercato.

La dinamica di competenza si associa ad una analoga variazione in aumento del ricorso al mercato espresso però in termini di "cassa", il cui dato si attesta nel 2015 sui -300.917 milioni di euro (il 18,3 per cento del Pil), dopo che nel 2014 si era registrato un importo pari a -286.426 milioni di euro (il 16 per cento del PIL) e nel 2013 di -248.036 milioni di euro (pari al 15,8 per cento del PIL)(34) .

Al riguardo, si deve evidenziare che l'indicatore in questione esprime la somma algebrica degli impegni di spesa e accertamenti di entrata, ivi compresi quelli riferiti ad entrate di tipo patrimoniale, le quali sostanziano assunzioni di mutui o emissione di titoli di Stato di durata superiore all'anno.

L'andamento registrato dal saldo netto da finanziare di cassa riferito alle sole operazioni finali nel 2015, al netto delle regolazioni contabili, risulta esser stato anch'esso di segno "negativo" e in peggioramento rispetto al 2014, proseguendo l'aumento che l'ha visto passare, nell'ultimo quadriennio, da un valore di -48.751 milioni del 2012 e di -73.209 milioni di euro nel 2013, ai -75.636 milioni di euro nel 2014, per attestarsi ai -78.783 milioni di euro nel 2015. In tal senso, al di là della fisiologica permanenza del segno "negativo", va sottolineato che il saldo si presenta ancora in aumento, anche al lordo delle regolazioni debitorie, nel triennio 2013/2015 – per cui si è passati dai -76.947 del 2013 ai -78.809 milioni di euro del 2014 sino a registrare i -88.275 milioni del 2015 –attestandosi su di un valore che si presenta superiore anche nel confronto con i valori registrati nel precedente periodo 2005-2012(35) .

L'andamento peggiorativo è confermato dalla registrazione di un indebitamento netto di competenza, al lordo delle regolazioni, che nel 2015 registra un valore negativo per -41.845 milioni di euro, in sensibile crescita rispetto ai -17.596 milioni di euro registrati nel 2014, che mostravano già un peggioramento rispetto ai -2.539 avutosi nel 2013. Ciò, dopo che nel 2012 il dato era stato di segno positivo e pari a +17.273 milioni di euro(36) .

In un orizzonte decennale, il dato negativo dell'indebitamento netto per l'esercizio 2015 consolida l'inversione della tendenza rispetto ai valori "positivi" registrati nel biennio 2011-2012, proseguendo la serie dei valori di segno "negativo" che avevano già caratterizzato gli esercizi 2013 e 2013 e il triennio 2008-2010.

Parimenti, anche sul versante della cassa, sempre al lordo delle regolazioni, l'indebitamento netto 2015 si segnala in crescita a -83.131 milioni di euro, dopo che nel 2014 si era attestato su di un valore di -53.844 milioni di euro, dato che si segnalava già in lieve aumento rispetto ai -53.299 milioni di euro registrati nel 2013(37) .

Il dato in sé negativo dell'indebitamento netto, anche in termini di cassa, in peggioramento rispetto al livello raggiunto nel triennio 2013-2015, è di per sé allarmante poiché pone il citato saldo su di un valore "superiore" – e, dunque, più "negativo" – rispetto a quelli registrati per le annualità 2009-2012; periodo questo nel quale si era già registrata la progressiva crescita dei valori "negativi", rispetto al minimo del decennio 2007-2015 che era stato di -27.136 milioni di euro segnati nel 2007.

È poi doverosamente da evidenziare il netto decremento della misura del risparmio pubblico di competenza, sempre al lordo delle regolazioni debitorie, che si è attestato nel 2015 su di un valore addirittura negativo di -9.021 milioni di euro (nel 2014 si era attestato su di un valore positivo di +18.446 milioni di euro, mentre era stato di +39.715 milioni di euro nel 2013, dopo che nel 2012 di +48.494 milioni di euro, e che quest'ultimo si era presentato addirittura in aumento rispetto ai +46.109 milioni di euro registratisi nel 2011)(38) .

Il medesimo risparmio pubblico del 2015, espresso però in termini di "cassa", sempre al lordo delle regolazioni, conferma anch'esso un valore di segno "negativo" e in aumento rispetto al 2014 e al 2013, essendosi attestato a -51.836 milioni di euro, in aumento rispetto ai -22.841 milioni di euro registrati nel 2014 e ai -19.492 milioni di euro segnati nel 2013(39) .

Va detto che un risparmio pubblico di segno "negativo", in presenza di andamenti positivi sul versante delle entrate, mostra di per sé che sia il risultato della competenza che quello della cassa è decisivamente influenzato, nell'immediato, dal peggioramento della gestione "primaria" riconducibile alla spesa.

Nel 2015 si conferma poi, in sensibile riduzione, la differenza tra ricorso al mercato, espresso in termini di competenza, come detto pari a 257.065 milioni di euro (260.401 milioni di euro nel 2014, 198.991 milioni di euro nel 2013 e 203.546 milioni di euro nel 2012) – e l'analogo valore del titolo IV delle entrate, risultato invece pari a 259.542 milioni di euro (erano stati 289.972 milioni di euro nel 2014; 264.846 milioni di euro nel 2013; 239.783 milioni di euro nel 2012; 228.422 milioni di euro nel 2011; 272.921 milioni di euro nel 2010).

Il dato citato si pone in linea con la flessione della voce di entrate per accensione prestiti, dopo che l'andamento negli ultimi anni ha registrato che la cifra del Titolo IV è risultata puntualmente più elevata del ricorso al mercato.

Venendo poi all'analisi di dettaglio dei dati della gestione di cassa, al "lordo" delle regolazioni debitorie, posto che il 2015 ha registrato incassi per operazioni finali ammontanti a 511.987 milioni di euro (erano stati 484.305 milioni di euro nel 2014; 483.665 milioni di euro nel 2013; 471.678 milioni di euro nel 2012; 452.657 milioni di euro nel 2011), pari al 100,2 per cento delle previsioni definitive (erano state il 96,2 per cento delle previsioni nel 2014; il 97,5 per cento era stato l'analogo dato del 2013) e al 66,6 per cento della massa acquisibile (il dato era stato del 59,1 per cento nel 2014 e del 61,07 per cento nel 2013) va condotto un approfondimento sulle voci che vi hanno concorso.

In merito alla dinamica degli incassi registrati nel 2015 si segnalano, in particolare, che gli incassi finali hanno manifestato un netto incremento rispetto al 2014, pari a +27.681 milioni di euro (erano stati soli +640 milioni di euro nel 2014 rispetto al 2013 e +11.986 milioni di euro in più erano stati, invece, nel 2013 rispetto al 2012), quale risultante di un marcato aumento di gettito delle entrate tributarie (solo +24,1 miliardi di euro circa sul dato 2014), che si è accompagnato ad un lievissimo incremento anche delle entrate extra tributarie (+160 milioni di euro in più rispetto al 2014) e all'aumento delle entrate per alienazione e ammortamento di beni patrimoniali (+3,3 miliardi sul dato 2014).

Dal lato della spesa, si sono si sono avuti pagamenti finali per 600.262 milioni di euro (erano stati 563.114 milioni di euro nel 2014 e 560.611 milioni di euro nel 2013), pari al 90,9 per cento delle corrispondenti autorizzazioni e all'81,4 per cento della massa spendibile (le citate percentuali erano state, nel 2014, il 90,6 per cento e l'88,2 per cento, e del 79,9 per cento e dell'83 per cento, nel 2013)(40) .

I pagamenti per il rimborso di passività finanziarie sono stati in valore assoluto pari a 212.641 milioni di euro (erano stati 207.618 milioni di euro nel 2014 e 171.088 milioni di euro nel 2013,nonché 213.934 milioni di euro nel 2012 e 186.012 milioni di euro nel 2011), presentandosi così una riduzione di circa -20.795 milioni di euro rispetto alle previsioni definitive (di cassa) (l'analoga differenza era stata di 19.527 milioni di euro nel 2014 e di 28.954 milioni di euro nel 2013), pari al -8,9 per cento (la percentuale era stata del -8,5 per cento nel 2014 e del-14,4 per cento nel 2013), e un aumento di +5.024 milioni di euro in valore assoluto rispetto al 2014 (nel 2014 la differenza era stata di +36.529 milioni di euro rispetto al 2013 (+21,3 per cento), dopo che in tale anno si era registrata invece una riduzione di 42.846 milioni di euro rispetto al dato del 2012 (-20 per cento rispetto al 2011))(41) .

Dal lato della spesa hanno inciso, quanto ai risultati della gestione di cassa, le economie per 80.939 milioni di euro (erano state 94.931 milioni di euro nel 2014; 88.611 milioni di euro nel 2013; 80.452 milioni di euro nel 2012 e 52.344 milioni di euro nel 2011), a fronte delle quali si sono verificate eccedenze di spesa in vari stati di previsione per complessivi 147 milioni di euro (68 milioni di euro nel 2014; 1.507 milioni di euro nel 2013; 98 milioni di euro avutosi nel 2012; 313 milioni nell'esercizio 2011). Come noto, tali eccedenze hanno riguardato le voci di spesa ordinariamente interessate: gli stipendi, retribuzioni e altri assegni fissi al personale, compresi oneri sociali e IRAP, riferendosi a spese di natura obbligatoria i cui pagamenti sono stati eseguiti per la maggior parte tramite l’emissione di ruoli di spesa fissa.

L'analisi delle risultanze riportate nel conto del bilancio è solo parzialmente rappresentativa dei flussi di cassa generati dal bilancio dello Stato, dovendo, a fini di completezza, giocoforza accompagnarsi anche alla ricognizione delle evidenze che incassi e pagamenti hanno prodotto sulle scritture del sistema di tesoreria, che hanno dato luogo alla costruzione del Movimento generale di cassa e del Conto Riassuntivo Tesoro per il 2015, riportato in allegato al Conto del Patrimonio.


34) E a fronte dei 272.698 milioni di euro registrati nel 2012 (il 17,4 per cento del PIL) allorché si era già registrata una crescita rispetto ai 252.730 (pari al 16 per cento del PIL) avutisi nel 2011 Il valore poi del 2010 è stato pari a 248.950 milioni di euro (il 16,1 per cento del PIL) in aumento rispetto ai 243.148 milioni di euro del 200), ma ancora inferiore al livello minimo registrato nel 2008 (256.510 milioni).

35) Il risultato di cassa delle partite finali è stato: -48.836 milioni di euro nel 2005, -31.513 milioni di euro nel 2006, -25.565 milioni di euro nel 2007, -68.658 nel 2008, -67.045 nel 2009, -59.846 nel 2010, -66.718 nel 2011 e -58.764 nel 2012.

36) Quest'ultimo in notevole miglioramento rispetto al valore limitatamente positivo di 4.669 milioni di euro registrato nel 2011, e al dato 2010 che era stato invece di segno negativo e pari a 17.900 milioni di euro.

37) Anno, quest'ultimo, che presentava già un dato in aumento rispetto ai – 52.802 del 2012, ai -62.089 milioni di euro segnati nel 2011, dopo che nel 2010 l'analogo dato era stato pari a -54.728 milioni di euro. Nel 2009 e nel 2008 l'indicatore in parola si era attestato, rispettivamente, su di un valore pari a -66.065 milioni di euro e a -61.694 milioni di euro.

38) Il dato analogo del 2010 era stato pari ad un valore positivo di 28.742 milioni di euro (l'1,95 del PIL); dato, quest'ultimo, che si segnalava in aumento rispetto ai +23.588 milioni di euro segnati nel 2009 e ai +22.880 milioni di euro del 2008. In quest'ultimo esercizio 2008 si era invece evidenziata la notevole contrazione del saldo – pari a circa il 60 per cento del suo valore – rispetto ai 56.361 segnati nel 2007.

39) Lo stesso dato era stato anch'esso di segno negativo e pari a – 19.103 milioni di euro nel 2012, per un valere comunque inferiore a quello registrato nel 2011 e pari a -22.126 milioni di euro Il dato 2010 si era attestato -10.154 milioni di euro, mentre nel 2009 si era attestato a -15.984 milioni di euro segnati, dopo che nel 2008 si era registrato un importo negativo, ma pari a soli -9.856 milioni di euro. Tale ultimo dato faceva seguito ai valori che nel precedente biennio 2006 e 2007 erano stati addirittura di segno positivo.

40) Gli analoghi dati erano stati nel 2012 di 530.442 milioni di euro, pari al 92,1 per cento delle corrispondenti autorizzazioni e all'81,8 per cento della massa spendibile. Nel 2011 gli stessi dati erano stati di 519.375 milioni di euro, pari al 92,7 per cento delle corrispondenti autorizzazioni e all’80,2 per cento della relativa massa spendibile.

41) Lo scorso anno si era registrata dato in flessione di 34.599 milioni (-13,9 per cento) rispetto alle previsioni definitive e un aumento di 27.922 milioni (+15 per cento) rispetto al 2011. Nel 2011, la variazione registrata era stata di 11.204 milioni (-5,7 per cento) rispetto alle previsioni definitive e di 3.092 milioni (-1,6 per cento) rispetto all’esercizio precedente.

Il Movimento generale di cassa

Il riscontro delle risultanze del conto del bilancio, così come esse sono tratte dal rendiconto generale dello Stato per il 2015, va integrato con il confronto con i dati relativi ai corrispondenti incassi e pagamenti registrati dalla tesoreria, al fine di completare l'analisi degli effettivi riflessi generati dalla gestione statale (intesa come bilancio dello Stato) sugli andamenti di cassa della finanza pubblica (settore statale).

In proposito, facendo ricorso ai dati contenuti nel movimento generale di cassa annesso al Conto del patrimonio del 2015 e al Conto riassuntivo tesoro al 31 dicembre 2015(42) , il saldo c.d. di "esecuzione" complessivo della gestione di bilancio sulla Tesoreria (attraverso cui si misura il quantum del sussidio che la tesoreria fornisce alla gestione di cassa del bilancio, e viceversa) ha evidenziato – considerando anche la gestione dei prestiti e dei rimborsi – un valore di segno "negativo" per un importo considerevole pari a -41,3 miliardi di euro (+3,5 miliardi era stato il dato del 2014 e +16,8 miliardi di euro era stato il dato del 2013, mentre nel 2012 lo stesso dato era stato di -32,9 miliardi di euro e quello del 2011 si era attestato a -24 miliardi di euro. Nel 2010 era invece stato nuovamente di segno "positivo", e pari a +24 miliardi di euro, sebbene in flessione rispetto ai +26 miliardi di euro registrati nel 2009)(43) .

La dinamica del citato saldo cd. di "esecuzione" riferita al 2015 può tuttavia essere compiutamente analizzato solo alla luce dei dati di dettaglio da cui tale risultato è scaturito: ovvero riguardo all'impatto sui flussi di tesoreria determinato dalle variazioni che prodottesi sul saldo netto da finanziare e sul saldo della gestione propriamente "finanziaria".

Nelle sue singole componenti di "flusso", infatti, è da segnalare che il valore "negativo"del saldo di esecuzione del bilancio, ha scontato, nel 2015 – come del resto anche nei precedenti esercizi – gli effetti di una gestione finanziaria (Titolo IV delle entrate e titolo III delle spese)che è risultata in netto surplus, ossia con "incassi" accensione prestiti, registrati per importi ben superiori all'ammontare dei rimborsi, per 46 miliardi (erano stati 82,3 miliardi nel 2014 e 93,7 miliardi era stato l'analogo dato 2013, mentre la cifra era stata di 25,8 miliardi di euro nel 2012 e di 42 miliardi di euro nel 2011. Dato, quest'ultimo, che si presentava in riduzione rispetto al 2010, quando il surplus si era attestato a oltre 83 miliardi).

D'altro canto, il "bilancio" ha prodotto incassi e "pagamenti" sulla tesoreria che hanno evidenziato un saldo netto da finanziare, riferito ai soli incassi e pagamenti finali, di segno ancora "negativo" e pari a -50,6 miliardi (erano stati – 78,5 miliardi nel 2014 e a -76,9 miliardi nel 2013, allorché il dato si era già registrato già in aumento rispetto ai -58,7 miliardi di euro nel 2012 e -66,7 miliardi di euro nel 2011. Dato, quest'ultimo, che aveva registrato un peggioramento rispetto all'anno precedente, atteso che era stato pari a -59 miliardi di euro nel 2010, e pari a -67 miliardi di euro nel 2009).

In proposito, va sottolineato che sul peggioramento dell'equilibrio tra incassi e pagamenti "finali" hanno inciso nel 2015 gli incassi e pagamenti riferibili alla gestione "corrente" del bilancio, dal momento che anche il valore del risparmio pubblico, sempre nella versione riflessa nei flussi di tesoreria, si è attestato nel 2015 su di un valore anch'esso di segno "negativo" e sensibile aumento rispetto al dato 2014, per un importo pari a -50,6 miliardi (-23,2 miliardi era stato il dato 2014, mentre -19 miliardi di euro era risultato il dato 2013, in calo a fronte dei -18 miliardi di euro era stato nel 2012. Si erano poi registrati -22 miliardi di euro nel 2011, e -9,3 miliardi di euro nel 2010 nonché circa -15 miliardi registrati nel 2009).

La circostanza su indicata conferma, in ultima analisi, la presenza di notevoli difficoltà nella gestione coordinata dei flussi di incassi e pagamenti riferibili alla sola gestione "primaria" di bilancio dello Stato, che anche nel 2015 è stata più che compensata, nelle esigenze di liquidità che si riflettono sul fabbisogno del settore statale sotto il profilo della sua "formazione", a ragione del surplus delle partite "attive" prodotte dal sistema di tesoreria (maggiori "incassi" dovuti all'aumento dei Debiti di tesoreria o per riduzioni di Crediti(44) ), rispetto a quelle "passive" registrate dal sistema (pagamenti del circuito, prodotti in relazione alla riduzioni di Debiti di tesoreria (partite "finanziarie", ma non solo) o all'aumento di "Crediti" di Tesoreria (es. anticipazioni ad enti e amministrazioni(45) etc.).

Le risultanze emerse dalla ricognizione dei flussi di liquidità andrebbero pertanto chiarite alla luce di elementi informativi illustrativi dei criteri e metodi seguiti nel governo della "liquidità" del settore erariale e delle emissioni del debito pubblico nel corso dell'esercizio 2015, nonché le misure di compensazione - sul versante nella sua "copertura" - adottate nel governo del fabbisogno del settore statale, a partire dalla composizione e dalle scadenze degli strumenti di emissione(46) .


42) Emerge il tema della puntuale raffrontabilità di tali dati con quelli invece desumibili dalle risultanze a consuntivo tratte dal bilancio in termini di entrate/​uscite, dal momento che, anche nell'anno in esame, le grandezze come contabilizzate dalla "tesoreria" presentano non lievi differenze rispetto a quelle iscritte nelle risultanze di bilancio. Cfr. SENATO DELLA REPUBBLICA, Rendiconto generale della Amministrazione dello Stato 2015, Parte II, Conto del Patrimonio, prospetto dei "Movimenti generali di Cassa" e "Situazione del Tesoro" al 31 dicembre 2015, pagina 984 e seguenti; IPSZ, Supplemento Straordinario alla G.U. del 19 febbraio 2016 pagina 6 e 7.

43) L'Organo di controllo ha evidenziato che tale risultato è pari a -77 per cento rispetto al 2001 e il dato di squilibrio maggiore dal 2001. Cfr. SS.RR. Relazione Annuale sul Rendiconto Generale dello Stato 2015, Volume I, pagina 201.

44) Ad esempio l'incremento delle giacenze di conti correnti o contabilità speciali di tesoreria,ovvero l'emissione di titoli a breve (BOT).

45) La problematica, oltre che riferirsi al trasferimento di risorse dalla tesoreria statale ad enti e amministrazioni, chiama in causa la gestione dei cd. "pagamenti da regolare" che sono temporaneamente iscritti nel conto sospesi collettivi di cui all'articolo 17, comma 1, del d.m. 29 maggio 2007 (Istruzioni sui servizi di Tesoreria dello Stato). In estrema sintesi,in talune specifiche occorrenze, con imputazione “provvisoria” sul conto sospeso collettivi, possono essere effettuati pagamenti anticipati dalla Tesoreria statale, utilizzando risorse depositate sul “conto Disponibilità del tesoro”, in attesa che siano emessi i titoli di spesa necessari per la loro regolarizzazione, a valere su stanziamenti del bilancio statale, ovvero sulle risorse depositate su conti correnti o contabilità speciali aperti presso la Tesoreria statale. I pagamenti in anticipazione sono previsti da norme di legge e\o regolamentari, oppure autorizzati in via amministrativa. Tali partite, la cui sola esistenza configura un’evidente eccezione ai principi di competenza, annualità, universalità e integrità di bilancio, minano la trasparenza delle risultanze di bilancio nella misura in cui non siano seguite dalla tempestiva imputazione e dall'emissione dei relativi mandati di pagamento. Sotto il profilo della liquidità, ogni pagamento imputato al conto sospeso collettivi, è pertanto da considerarsi come un credito di tesoreria (e nel Conto del Patrimonio un’attività finanziaria), ovvero una forma di "impiego" della liquidità che attende di essere reintegrata, nonostante nel bilancio dello Stato debba essere ancora reperita o individuata, se già esistente, la compensazione finanziaria per ripianare il "sospeso", con il quale, in realtà, si è determinata una sostituzione del creditore. Sul punto, l'Organo di controllo ha ravvisato la necessità di sottolineare che "negli ultimi anni l’intreccio gestionale tra bilancio e Tesoreria, il ricorso ai pagamenti in conto sospeso e il frequente emergere di debiti fuori bilancio hanno messo in discussione il principio di annualità e la stessa rappresentatività del rendiconto". L'ammontare complessivo delle partite in sospeso nel 2015 sarebbe ammontato a 51 miliardi di euro, flessione rispetto ai 61 miliardi certificati al 2014. Cfr. CORTE DEI CONTI, SS.RR. Relazione Annuale sul Rendiconto Generale dello Stato 2015, Volume I, pagina 95 e 207 e seguenti.

46) Elementi di sintesi sulla politica della liquidità e di governo del fabbisogno seguita dal Tesoro si sono resi disponibili grazie alla avvenuta pubblicazione, invero già a partire dallo scorso esercizio, del Rapporto Annuale sul Debito pubblico, pubblicazione redatta a cura del Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento del Tesoro- Direzione generale del Debito pubblico, che d'ora innanzi fornirà annualmente ragguagli circa i principali fatti che hanno interessato il governo della liquidità del settore statale e di quello "pubblico" unitamente a informazioni quantitative sulla politica delle emissioni seguita. Con riferimento al 2015, nell'ultima relazione si legge che "l’ammontare delle emissioni di titoli di Stato è stato di 410.058 milioni, inferiore di circa il 9,94 per cento rispetto ai 455.300 milioni collocati nel 2014. Sul mercato domestico, il volume dei titoli emessi è stato pari a 406.058 milioni, mentre nel 2014 erano stati collocati 453.569 milioni. Nel comparto a breve termine, in particolare, sono stati emessi nel 2015 164.130 milioni di BOT, di cui 83.174 milioni di titoli annuali e 80.956 milioni di titoli semestrali, mentre le consistenti "disponibilità" di tesoreria hanno reso non necessario il ricorso ai BOT trimestrali e a quelli flessibili, ossia caratterizzati da scadenze non standard. Se si tiene conto delle operazioni di concambio, le emissioni nominali complessive di titoli dell’anno sono state pari a 415.294 milioni di euro. Le emissioni nette dell’anno, ossia la copertura in termini di cassa realizzata collocando titoli di Stato, sarebbero state pari a 41.579, quindi "di circa 17,5 miliardi di euro inferiori al saldo consuntivo di cassa del Settore Statale. La restante quota è stata poi coperta mediante l’utilizzo del Conto Disponibilità del Tesoro per circa 11 miliardi e delle risorse disponibili in Tesoreria per circa 6,5 miliardi, parte delle quali sono già contabilizzate all’interno del Saldo di cassa del Settore Statale: si fa riferimento, ad esempio, ai pagamenti effettuati a favore di conti di tesoreria intestati a soggetti esterni alla pubblica amministrazione (si pensi, ad esempio, al pagamento di interessi su mutui a favore di CDP S.p.A., nonché la remunerazione del conto detenuto dalla stessa CDP S.p.A. presso la tesoreria dello Stato)." La relazione segnala, inoltre, che le risorse disponibili in Tesoreria tengono hanno risentito anche del saldo dei flussi in entrata ed uscita dovuti alla raccolta postale effettua dalla CDP S.p.A. sugli strumenti di sua competenza (risultata negativa per circa 4 miliardi di euro) e del rimborso della quota capitale dei Buoni Postali di competenza del MEF intervenuti nel 2015 per circa 900 milioni di euro. Il fabbisogno relativo all'esercizio 2015 ha anche risentito del volume dei titoli di Stato in scadenza nell'anno, che è stato pari a 378.204 milioni, inferiore a quello del 2014, risultato pari a 391.836 milioni. Nel comparto a breve termine, in particolare, l’ammontare delle scadenze è stato pari a 174.552 milioni di BOT, importo significativamente inferiore ai 198.490 milioni del 2014, che includevano anche 481 milioni di commercial paper, ad esito della strategia di riduzione del ricorso a strumenti di debito di breve termine iniziata negli scorsi anni. Nel comparto a medio-lungo termine, d'altro canto i titoli in scadenza del 2015 sono stati pari a 203.516 milioni di euro, distinti in 195.958 milioni di domestici e 7.964 milioni di "esteri": un importo significativo se si considera che nel 2014 erano stati rimborsati complessivamente 193.396 milioni di euro, di cui 190.690 milioni di titoli domestici e 2.706 milioni di titoli esteri. A tali valori devono essere aggiunti gli importi in conto capitale corrispondenti ai titoli riacquistati nelle operazioni di concambio (rappresentati da BTP, CCT e CCTeu), che sono stati complessivamente pari 5.771 milioni di euro. Pertanto, il volume complessivo dei titoli rimborsati è ammontato nel 2015 a 383.975 milioni. Considerando però che 3.947 milioni sono stati attinti dalle risorse del Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, nel 2015 a carico dei capitoli di bilancio di rimborso prestiti sarebbero state registrate uscite per 380.028 milioni di euro. Cfr. MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE, Dipartimento del Tesoro, Relazione Annuale sul Debito pubblico 2015, introduzione, pagine 45-48.

3.1.2. I progressi e le criticità che permangono sul piano gestionale e contabile: le osservazioni della Corte dei conti sulle procedure di contabilizzazione delle entrate e delle spese

Nel referto al Parlamento sul rendiconto 2015 la Corte dei conti ha dedicato come al solito una specifica parte alla trattazione delle problematiche emerse in relazione alle procedure di contabilizzazione,sia delle entrate che delle spese (in part. il Volume III).

In tal senso, in particolare, sul versante delle entrate(47) , la Corte ha innanzitutto confermato i rilievi già emersi negli scorsi esercizi relativi alle procedure di contabilizzazione, atteso che anche nel 2015 sono state riscontrate anomalie e incongruenze nelle contabilità delle Amministrazioni, costituite essenzialmente dalla rilevazione di capitoli che presentano valori negativi nel “da riscuotere”(somme accertate e non riscosse) e nel “da versare” (somme riscosse e non versate) sia del conto competenza che del conto residui (allegati A alla Decisione).

Sono poi state evidenziate dalla Corte le altre anomalie nell’ambito della costruzione del Rendiconto, in particolare le discordanze, in capitoli/articoli, tra i dati del consuntivo e quelli rinvenibili nelle contabilità delle Amministrazioni: in queste ultime, difatti, sono stati riscontrati importi di segno negativo, non rinvenibili a rendiconto in seguito alle procedure di rettifica, utilizzate dalla RGS nella predisposizione del Rendiconto stesso (Allegato B alla Decisione). Sono, inoltre, estrapolate, ove riscontrate per capitoli/articoli, le minori entrate di competenza e di cassa rispetto sia alle previsioni iniziali che alle previsioni definitive.

Tabella 3.1.2.1. Conti periodici riassuntivi: cap./art. con segno negativo

(in milioni di euro)

Titoli

2011

2012

2013

2014

2015

Media 2011–2015

n. dei cap/art

milioni

n. dei cap/art

milioni

n. dei cap/art

milioni

n. dei cap/art

milioni

n. dei cap/art

milioni

n. dei cap/art

milioni

Da riscuotere

competenza

I

7

-2,74

6

-18,08

11

-2,18

7

-17,67

7

-2,25

8

-8,58

II

20

-8,27

13

-6,75

17

-10,13

9

-0,12

7

-0,09

13

-5,07

III

0

0,00

1

-0,24

0

0,00

1

-0,04

1

0,0

1

-0,06

TOT.

27

-11,01

20

-25,07

28

-12,31

17

-17,83

15

-2,34

21

-13,71

Da riscuotere

residui

I

30

-716,91

30

-718,86

32

-719,75

34

-708,58

30

-668,86

31

-706,59

II

68

-85,46

90

-90,20

100

-95,26

100

-22,55

92

-24,11

90

-63,51

III

2

-0,03

3

-0,01

3

-0,01

2

-0,03

2

-0,03

2

-0,02

TOT.

100

-802,40

123

-809,06

135

-815,02

136

-731,16

124

--693,16

124

-770,13

Da versare

competenza

I

45

-24,60

50

-495,00

39

-32,17

52

-134,74

54

-210,27

48

-179,36

II

141

-16,85

124

-31,75

161

-88,77

143

-74,96

119

-85,27

138

-59,52

III

5

0,00

7

-0,19

8

-3,06

10

-0,19

9

-0,06

8

-0,70

TOT.

191

-41,46

181

-526,93

208

-124,00

205

-209,90

182

-295,6

193

-239,58

Da versare

residui

I

139

-748,77

138

-811,82

144

-1.339,68

152

-1.829,07

128

-825,87

140

-1.111,04

II

173

-124,15

216

-145,88

221

-207,05

251

-251,71

212

-218,57

215

-189,47

III

9

-12,96

10

-13,32

11

-13,91

11

-17,10

10

-16,74

10

-14,81

TOT.

321

-885,88

364

-971,02

376

-1.560,64

414

-2.097,88

350

-1.061,19

365

-1.315,32

Fonte: Corte dei conti, Relazione sul Rendiconto Generale dello Stato 2015, Vol. III, pag. 3.

Anche nel Rendiconto 2015 l'Organo di controllo ha riscontrato la mancata esplicitazione delle componenti della riscossione e del versamento residui, ovvero la mancata evidenziazione delle riscossioni in conto residui, operate nell’esercizio di riferimento, e che si trovano, invece, cumulate con quelle operate in esercizi precedenti e rimaste da versare, incidendo negativamente sulla trasparenza di bilancio. In tale ambito, riguardante in particolare il calcolo delle riscossioni nette sui residui, sono stati rilevati alcuni capitoli/articoli, con importi "negativi" risultanti dalla differenza fra il totale dei residui riscossi e le somme rimaste da versare dell’esercizio precedente e pertanto già riscosse (Allegato G alla Decisione).

Analoga problematica si è poi rilevata, sia pure in un numero di capitoli corrispondente alla metà di quelli rilevati conta problematica per il 2014(48) , ove si siano riscontrati valori negativi per capitoli/articoli, nei versamenti netti sui residui, che attestano che non è stato versato neppure ciò che restava da versare in totale nell’esercizio precedente.

La Corte ha segnalato che non è ancora possibile il monitoraggio negli anni dell’andamento reale dei resti da versare, perché i dati dovrebbero poter essere rilevati contabilmente, attraverso operazioni idonee a consentire l'individuazione direttamente degli importi che vengono versati a valere sulle somme che erano rimaste da versare, e gli importi che vengono versati a seguito delle riscossioni operate nell’anno sui resti iniziali da riscuotere (Allegato H alla Decisione).

Sono stati esaminati, infine, l’Allegato 23 (recante la Dimostrazione delle somme rimaste da versare alla chiusura dell'esercizio distintamente per gli importi dovuti dai contabili erariali e per le somme acquisite direttamente dalle Regioni/Province, da regolare a carico degli appositi stanziamenti di spesa, mediante mandati da commutarsi in quietanza di entrata) e l’Allegato 24 (recante l'illustrazione delle Somme rimaste da riscuotere alla chiusura dell'esercizio, ridotte ai sensi dell'articolo 268 del Regolamento per l'amministrazione del patrimonio e per contabilità generale dello Stato, classificate in rapporto al grado di esigibilità) al consuntivo, documenti nei quali sono riportati, rispettivamente, la determinazione dei resti da versare e delle somme da riscuotere alla chiusura dell’esercizio.

In particolare, la determinazione dei resti da versare contiene la dimostrazione delle somme rimaste da versare a chiusura dell’esercizio, distinte per gli importi dovuti dai contabili erariali e per le somme acquisite direttamente dalle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, da regolare a carico di appositi stanziamenti di spesa, mediante mandati da commutarsi in quietanza di entrata.

In riferimento poi alla determinazione dei resti da riscuotere, è stata osservata la classificazione degli stessi per grado di esigibilità operata dall’Amministrazione, ponendo a raffronto tale classificazione con il grado di riscossione dei residui attivi.

Nella Decisione di parifica del rendiconto, in calce alla quale sono stati inseriti gli allegati citati nel presente documento, la Corte ha tenuto conto delle osservazioni circa l’attendibilità dei dati.

Sul versante della spesa, al fine di evidenziare le anomalie più rilevanti, la Corte dei conti ha come di consueto proceduto sia con lo strumento di auditing finanziario-contabile su scala generale, sia con accertamenti diretti sulla regolarità dei procedimenti seguiti in specifiche aree d’intervento. Dall’attività di auditing generale, impostata in base alle caratteristiche gestionali di ciascuna amministrazione, è emerso ancora una volta che trasparenza e leggibilità dei dati possono essere notevolmente compromesse dalla permanenza di un’area di capitoli "promiscui", che si riflette negativamente sulla costruzione degli aggregati superiori.

Ad ogni modo, la Corte rileva che le irregolarità riscontrate sul Rendiconto 2015 hanno riguardato una percentuale, calcolata in termini di rapporto tra l’importo del titolo e l’ammontare della spesa campionata, che non suscita allarme sul piano dell’affidabilità dei conti. Tuttavia, segnala che è in corso l’istruttoria relativamente a n. 2 ordinativi di pagamento, per i quali le Amministrazioni interpellate non hanno fatto pervenire, alla data del giudizio di parificazione, gli elementi di risposta richiesti. Su tali titoli di spesa la Corte si è riservata una valutazione della regolarità amministrativa e contabile dei procedimenti presupposti all’esito dell’istruttoria.

In particolar modo, fornendo un elenco dettagliato di sintesi, la Corte ha evidenziato le seguenti criticità e problematiche:

  1. il pagamento della fattura per prestazioni contrattualmente rese è talvolta effettuato dalle Amministrazioni in assenza di una previa verifica di conformità (attestata attraverso un certificato di regolare esecuzione) del servizio o fornitura oggetto del contratto pubblico rispetto alle condizioni ed ai termini stabiliti nel negozio.;
  2. scarsa consapevolezza circa la necessità che la verifica di conformità debba essere avviata e conclusa entro il termine normativamente previsto o pattiziamente fissato, che venga rilasciato da soggetti professionalmente qualificati e non in conflitto di interesse, in possesso, ove previsto, di determinati requisiti formali e venga effettuata prima del pagamento;
  3. si sé proceduto in alcuni casi al pagamento sulla base di relazioni, dichiarazioni o attestazioni rese dallo stesso soggetto fornitore, peraltro in un caso prive della documentazione a supporto, senza che agli atti risulti l’avvenuto controllo da parte dell’Amministrazione circa la regolare esecuzione delle prestazioni;
  4. le verifiche effettuate da parte dell’Amministrazione si sono talvolta basate su una documentazione incompleta (è il caso del pagamento di prestazioni specialistiche effettuato a seguito di rendicontazione contenente la mera elencazione del personale impiegato e delle relative giornate di lavoro prestate e alcun dato sulle attività effettuate);
  5. nei lavori pubblici, il dilatarsi dei tempi di collaudo da parte delle Amministrazioni, con la conseguenza che, in un caso, l’Amministrazione si è vista a costretta a mettere in esercizio l’opera ed a corrispondere alla ditta esecutrice un compenso per l’assistenza tecnica non prevista contrattualmente nel periodo antecedente il collaudo;
  6. diffuse difficoltà nella definizione degli esatti confini della nozione di affidamento diretto di acquisto di beni e servizi, che, in base alla normativa di riferimento (art. 57 del D.Lgs. n. 163 del 2006), presenta caratteri di eccezionalità e limiti ben definiti, con la conseguenza che è stata richiesta una congrua motivazione al fine di accedere a questa modalità di affidamento, diversamente configurandosi alterazione della concorrenza a vantaggio di un unico operatore economico;
  7. la necessità di elaborare una programmazione della spesa maggiormente tempestiva e puntuale rispetto alle reali necessità delle Amministrazioni;
  8. l'assenza di monitoraggio dei contenziosi, sia con riferimento a giudizi pendenti che a quelli definiti con riguardo ai primi è emersa una generalizzata mancanza di capacità di stima, in termini finanziari, degli effetti derivanti dalla soccombenza, pur in presenta di orientamenti giurisprudenziali di merito e di legittimità consolidati;
  9. la necessità di implementare le procedure di riscontro con il raggiungimento degli obiettivi cui era subordinata l’erogazione con riferimento a titoli di spesa relativi ad erogazione di contributi/provvidenze, per una programmazione efficiente ed una migliore allocazione delle risorse;
  10. discrasie nella programmazione finanziaria non direttamente riconducibili alle singole Amministrazioni, quanto piuttosto alla tardiva attribuzione di disponibilità sui capitoli di spesa da parte del Ministero dell’Economia o, per un caso specifico, alla prassi censurata di non procedere alla predisposizione del decreto di pagamento, pur sussistendo un precedente decreto di impegno dell’intera spesa;
  11. il mancato rispetto del disposto dell’art. 23, comma 5, della legge finanziaria per il 2003, che prevede l’obbligo di trasmissione degli atti di riconoscimento di debito "fuori bilancio alla competente Procura regionale presso la Corte dei conti. In un caso, poi, la predetta segnalazione è stata effettuata solo a seguito della richiesta istruttoria di trasmissione di copia della segnalazione per presunto danno erariale alla competente Procura regionale.

47) Corte dei conti, Referto sul Rendiconto Generale dello Stato 2014, Volume III, parte I.

48) CORTE DEI CONTI, Relazione.....doc.cit. Volume III, pagina 8.

3.1.3. I rilievi formalmente notificati dalla Corte dei conti nella Decisione sul Giudizio di parificazione del rendiconto in merito alle incongruenze rilevate sia sulle entrate che sulle spese

Le irregolarità riscontrate dalla Corte dei conti, che hanno formato oggetto di una specifica e dettagliata analisi nel referto sul rendiconto 2015, si sono poi tradotte in specifici rilievi riportati nella decisione sul Giudizio di parificazione, che hanno confermato la presenza di una serie di elementi contabili di per sé incongrui, per lo più già rilevati anche negli anni passati, che delineano aspetti tecnico-amministrativi e contabili, su cui occorrerà intervenire al fine di assicurare la piena corrispondenza tra i dati riportati a rendiconto e le effettive dinamiche registrate dalla gestione.

Tali criticità sono riassumibili, per le entrate, nella già descritta categoria delle incongruenze contabili (come importi con segno negativo per riscossioni residui, resti da versare e resti da riscuotere, come conseguenza di accertamenti inferiori alle riscossioni e di riscossioni inferiori ai versamenti) e nelle anomalie interne al rendiconto (come l'emersione per una serie di voci di bilancio di insussistenze o di riaccertamenti, cioè di sopravvenienze passive o attive)(49) .

In particolare, la Corte dei conti ha rilevato, nella Decisione adottata nel giudizio di parificazione, sul versante delle entrate:

  1. poste di bilancio per le quali si riscontrano discordanze dei relativi importi rispetto a quelli risultanti nelle contabilità delle Amministrazioni;
  2. capitoli per i quali gli importi dei residui attivi finali, registrati nel Rendiconto, risultano diversi dagli importi che si ottengono sottraendo dai residui iniziali i versamenti effettuati nell’anno in conto residui ed aggiungendo i residui di competenza dell’esercizio;
  3. nel “riscosso residui” dell’anno capitoli/articoli con importi non derivanti da rilevazioni contabili, ma calcolati come differenza fra il totale dei residui riscossi e l’importo delle somme rimaste da versare alla fine dell’esercizio finanziario 2013. Nel “versamento residui” capitoli/articoli per i quali il versato residui risulta inferiore agli importi da versare risultanti al 31 dicembre 2014;
  4. residui di versamento di pertinenza dello Stato – allegato 23 al Rendiconto – nella quota non correlata a somme da regolare con la Regione siciliana e le Regioni Sardegna, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige/Südtirol, nonché con le Province autonome di Trento e Bolzano, sulle cui origini e natura si riscontrano indicazioni parziali;
  5. resti da riscuotere delle entrate extratributarie – allegato 24 al Rendiconto – classificati come di riscossione certa, quantunque ritardata, pari al 100 per cento, a fronte di una quota esigua di residui riscossi (4,45 per cento);
  6. poste di bilancio per le quali si sono rilevate minori entrate rispetto alle previsioni iniziali e definitive di bilancio.

La Corte precisa poi che in sede istruttoria sono stati, altresì, acquisiti adeguati elementi di conoscenza e trasparenza in ordine alla contabilità speciale n. 1778 – Agenzia delle entrate – Fondi di bilancio, a valere delle cui risorse gravano le compensazioni ed i rimborsi fiscali.

In ordine alla spesa:

  1. eccedenze di spesa sulle previsioni definitive di competenza, sulla consistenza dei residui e sulle autorizzazioni definitive di cassa per capitoli, rispettivamente pari a 507,5 milioni, 37 mila e 497,8 milioni, ricollegabili a discordanze relative ai pagamenti disposti mediante ruoli di spesa fissa;
  2. spese effettuate in mancanza di disponibilità di bilancio per il 2015, registrate nel consuntivo come eccedenze, verificatesi sul capitolo 7490 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
  3. decreti di accertamento dei residui ad oggi non ancora vistati e registrati dalla Corte, in quanto il relativo procedimento di controllo non si è ancora concluso o ha evidenziato anomalie.

49) Corte di conti, Sezioni riunite in sede di controllo, Referto al Parlamento sul Rendiconto generale dello Stato 2015, Decisione, pag. 4 e seguenti.

3.2. Il conto del patrimonio

In relazione al conto del patrimonio si rammenta nuovamente che la citata legge di riforma della struttura del bilancio dello Stato ha introdotto un livello di classificazione che deve fornire l'individuazione dei beni dello Stato suscettibili di utilizzazione economica, anche ai fini di un'analisi economica della gestione patrimoniale(50) (51) .

Sempre ai fini della gestione e valorizzazione dei beni pubblici (immobili e partecipazioni) si segnala che l'articolo 2, comma 222, della legge n. 191 del 2009 ha affidato al Dipartimento del tesoro del Ministero dell'economia e delle finanze un'attività di ricognizione finalizzata alla redazione del rendiconto patrimoniale dello Stato a prezzi di mercato(52) (53) .

Secondo quanto rilevato dall'organo di controllo(54) , la mancata applicazione del nuovo sistema di regole di classificazione dei conti economici nazionali SEC2010(55) , di cui al regolamento n. 549 del 2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 maggio 2013 e il perdurare dell'applicazione delle regole di classificazione dei conti economici previste dal SEC95 determinano la limitata significatività delle scritture contabili del Conto. Per la Corte la tempestiva applicazione del nuovo sistema ottimizzerà il raffronto con le scritture contabili degli altri Paesi dell'Unione europea e verrà incontro ad esigenze di trasparenza e di specificità delle poste ed allegati patrimoniali.

Sul piano del giudizio di regolarità in ordine al conto generale del patrimonio dello Stato per l'anno 2015, l'organo di controllo ha rilevato(56) :

  • omissioni o discordanze nelle variazioni intervenute in alcune poste delle attività non finanziarie prodotte e delle attività non finanziarie non prodotte;
  • omesse variazioni intervenute in numerose poste concernenti i beni mobili patrimoniali iscritti tra le attività non finanziarie prodotte;
  • omesse iscrizioni tra le attività non finanziarie prodotte delle opere permanenti destinate alla difesa nazionale e di altre opere, tra cui quelle delle infrastrutture portuali ed aeroportuali civili;
  • mancanza di elementi circa la consistenza delle poste relative alle strade ferrate e relativi materiali di esercizio, delle opere in corso di costruzione e delle opere di manutenzione straordinaria;
  • mancanza o incompletezza della documentazione giustificativa delle variazioni intervenute nella posta in gestione al Ministero della difesa relativa ai fabbricati civili adibiti a fini istituzionali – uso governativo e caserme;
  • errata iscrizione tra le passività finanziarie degli importi delle consistenze dei mutui e prestiti obbligazionari accesi da altri organismi ed il cui pagamento è a carico del bilancio dello Stato;
  • discordanze o irregolarità dei residui attivi e passivi del conto del bilancio che si riflettono sull'importo complessivo dei residui attivi e passivi iscritti nel conto generale del patrimonio.


50) Ribadisce tali concetti il D.Lgs. n. 279 del 1997, il cui articolo 4 fa riferimento alla necessità che tale conto deve consentire la valutazione economica e finanziaria delle risultanze di entrata e di spesa in relazione agli obiettivi stabiliti, agli indicatori di efficacia e di efficienza ed agli scopi delle principali leggi di spesa.

51) Nella audizione del Direttore dell'Agenzia del Demanio presso la Commissione Parlamentare di Vigilanza sull'Anagrafe Tributaria, è emerso che la quota di patrimonio statale gestito dall'Agenzia del demanio ammonta a circa 59,7 mld di euro e si riferisce a 47.386 immobili appartenenti al patrimonio disponibile e indisponibile e al demanio storico-artistico. Il 70 per cento dei beni è costituito da fabbricati, che rappresentano oltre il 90 per cento del valore complessivo. Il restante 30 per cento, con il 10 per cento del valore, è rappresentato da terreni. Il patrimonio indisponibile è la parte più rilevante, in particolare quello in uso governativo. Si tratta di 22.327 beni, per un valore di libro di 35,6 miliardi. Il patrimonio afferente al demanio storico-artistico è rappresentato da 5.921 beni, con 21,3 miliardi di euro di valore. Infine, il patrimonio disponibile, che consta poco meno del 50 per cento dei beni, rappresenta soltanto un valore di 2,7 miliardi di euro, inferiore al 5 per cento del valore complessivo degli immobili dello Stato.
Cfr. Camera dei deputati – Senato della Repubblica, Commissione Parlamentare di Vigilanza sull'Anagrafe Tributaria, Indagine conoscitiva sull'anagrafe tributaria nella prospettiva di una razionalizzazione delle banche dati pubbliche in materia economica e finanziaria. Potenzialità e criticità del sistema nel contrasto all'evasione fiscale, Audizione del direttore dell'Agenzia del demanio, Roberto Reggi, 18 marzo 2015.

52) Il Rendiconto patrimoniale dello Stato a prezzi di mercato si affianca ad altri documenti, quali il Conto generale del Patrimonio dello Stato e la pubblicazione degli elenchi degli immobili di proprietà statale predisposta dall'Agenzia del Demanio. A differenza degli altri documenti, esso è finalizzato alla gestione ed alla valorizzazione dei beni, che sono rappresentati a prezzi di mercato. Inoltre, ha una portata più vasta riferendosi agli immobili (unità immobiliari e terreni) di tutte le Pubbliche Amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001.

53) Si segnala che nel mese di novembre 2015 il MEF – Dipartimento del Tesoro ha pubblicato il rapporto sui beni immobili detenuti dalle Amministrazioni pubbliche al 31 dicembre 2013. Le Amministrazioni che hanno proceduto alla comunicazione dei dati sono state 6.585 (61 per cento di quelle incluse nel perimetro di rilevazione). Le analisi sono state condotte su circa 1.786.000 beni di cui 804.000 unità immobiliari e 982.000 terreni. I dati evidenziano che il 3,15 per cento delle unità immobiliari censite è di proprietà delle Amministrazioni centrali, il 4,3 per cento appartiene agli Enti di previdenza pubblici, il 73,4 per cento alle Amministrazioni locali e il restante 18,9 per cento ad altre amministrazioni (Iacp, Aci, Aziende di Servizi alla persona). Cfr. Ministero dell'economia e delle finanze – Dipartimento del Tesoro, Rapporto sui beni immobili detenuti dalle Amministrazioni Pubbliche al 31 dicembre 2013.

54) Cfr. Corte dei conti, Relazione sul Rendiconto generale dello Stato 2015, Volume I, I conti dello Stato e le politiche di bilancio pag. 196.

55) Il nuovo Sistema europeo dei conti (SEC 2010) ha introdotto importanti innovazioni, sia nei criteri di definizione del perimetro del settore delle Amministrazioni pubbliche, che in quelli che presiedono alle classificazioni per categorie economiche e che, infine, stabiliscono le modalità di registrazione delle voci di entrata e di spesa.
Il SEC 2010 si differenzia dal SEC '95, soprattutto con riferimento a:

  • spese per ricerca e sviluppo (R&S), riconosciute come spese d’investimento, che danno luogo a prodotti della proprietà intellettuale, incidendo sulla domanda finale e contribuendo al PIL, mentre in precedenza erano considerate costi intermedi dell’unità economica agente;
  • spese per armamenti, che soddisfano la definizione generale di attività di investimento, classificate come investimenti fissi, anziché come spese per consumi intermedi, includendo le spese per l’acquisto di beni utilizzati ripetutamente per oltre un anno (ad esempio veicoli e altri apparecchi quali navi da guerra, aerei militari, carri armati, lanciamissili, ecc.);
  • criterio della proprietà economica nella definizione di importazioni e esportazioni di beni, ora registrati quando vi è un trasferimento della proprietà, a prescindere dal corrispondente movimento fisico attraverso le frontiere, con le conseguenti modifiche nella stima dei flussi con l’estero di beni e servizi, con effetto netto sulla bilancia commerciale (e quindi sul PIL) pressoché nullo;
  • ampliamento del settore delle società finanziarie, allo scopo di ottenere una maggiore coerenza con il sistema delle statistiche finanziarie della Banca centrale europea (BCE) e del Fondo monetario internazionale (FMI);
  • definizione di regole più stringenti per le società veicolo, che hanno per oggetto esclusivo la realizzazione di operazioni di cartolarizzazione e che, in tale ambito, emettono strumenti finanziari negoziabili, con l’imputazione delle passività assunte dalle società veicolo non residenti controllate ai conti dalle Amministrazioni pubbliche controllanti;
  • registrazione delle operazioni delle società a controllo pubblico, al fine di migliorare la misurazione di elementi che influiscono sul debito pubblico;
  • super dividendi corrisposti da società pubbliche, ora considerati pagamenti eccezionali e prelievi di capitale;
  • contratti di partenariato pubblico-privato, per le eventuali implicazioni sui conti delle Amministrazioni pubbliche, e delle Agenzie di ristrutturazione;
  • indennizzi di assicurazione per eventi catastrofici, considerati trasferimenti in conto capitale e non più trasferimenti correnti;
  • redditi da lavoro dipendente, che includeranno il valore delle stock options conferite dalle aziende ai propri dipendenti;
  • diritti pensionistici accumulati, con una tavola aggiuntiva in cui sono registrati i diritti pensionistici relativi ai sistemi di previdenza pubblici e privati, con o senza costituzione di riserve, compresi i sistemi pensionistici della sicurezza sociale;
  • superamento di riserve relative all’applicazione omogenea tra i paesi Ue di standard già esistenti, il che comporta per l’Italia l’inserimento nei conti delle attività illegali, in ottemperanza al principio di esaustività, già introdotto dal SEC 95, con la considerazione, in coerenza con le linee guida EUROSTAT, di tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico: traffico di sostanze stupefacenti, prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol);
  • classificazione dei flussi derivanti da operazioni sui derivati come operazioni finanziarie, unificando le distinte versioni dell’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, una coerente con il SEC 95 e l’altra predisposta ai fini della procedura per i disavanzi eccessivi.

56) Cfr. Corte dei conti, Decisione sul Rendiconto generale dello Stato 2015, pagg. 5 e ss.