Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 564 del 08/06/2011

TORRI (LNP). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario per la relazione che ha svolto oggi in Senato. Mi associo, con tutto il Gruppo, alla solidarietà per quanto è accaduto nei due teatri di crisi. Si è preso atto che ci sono stati dei feriti tra i nostri militari, e purtroppo si sono registrati anche dei morti tra la popolazione locale afgana.

Più che una disamina di quello che è avvenuto, volevo cercare di fare con il Sottosegretario un ragionamento di questo tipo: viviamo in un momento in cui c'è stata, da parte dell'America, un'azione importante che ha messo fine a Bin Laden, e credo che debba far riflettere tutti noi in modo molto serio. Questo, secondo me, non vuol dire che, con la morte di Bin Laden, dobbiamo pensare all'abbandono del teatro afgano. Credo che dobbiamo scandire una tempistica assieme alla NATO e mettere in condizione il presidente Karzai e il Governo afgano di accelerare la transizione in maniera corretta, tenendo fede ai patti che abbiamo inserito anche nel contesto NATO.

Signor Sottosegretario, io sono reduce - come alcuni miei colleghi - dall'ultima sessione dell'Assemblea primaverile della NATO, dove ho rilevato che è cominciato a passare in alcuni Paesi il concetto che, morto Bin Laden, il problema ha connotati nazionalistici, che il terrorismo, con la morte di Bin Laden, ha ormai poco spessore. Qualche collega di altri Paesi - ne cito uno non a caso: il collega Jean-Michel Boucheron dell'Assemblea Nazionale francese - negli interventi svolti in Commissione, e anche durante l'Assemblea parlamentare della NATO in sede plenaria, ha affermato che è imbarazzato, perché è difficile parlare con i familiari delle vittime per spiegare che dobbiamo tenere ancora gli uomini in quei territori quando è morto Bin Laden, facendo capire che ci dovrebbe essere una sorta di minore attenzione, che si dovrebbe mollare un po' la presa in Afghanistan, perché non sapremmo più come rispondere ai familiari delle vittime.

Ritengo che tale approccio sia assolutamente sbagliato e che si debba scandire chiaramente la tempistica (come quella già scelta del 2014). Credo, inoltre, che dobbiamo obbligare Karzai a tenere fede agli impegni che stiamo portando avanti. Dobbiamo prendere atto del fatto che il problema non è rappresentato solo da Bin Laden, ma da tutta l'organizzazione Al Qaeda e dai talebani. Se non diamo concretamente una mano per realizzare la transizione in quel Paese, credo che avremo amare sorprese. A mio avviso, forse sarebbe corretto tenere il terrorismo molto più lontano di quanto non si pensi dai nostri Paesi.

Per quanto riguarda la questione del Libano, ringrazio il rappresentante del Governo, il quale ha chiaramente affermato che ridurremo il contingente e cercheremo di avere una migliore operatività. Peraltro, io avevo parlato più di un anno fa dell'esigenza di ridurre i contingenti: al riguardo, il nostro partito è stato molto chiaro, perché dovevamo fare di necessità virtù. Noi, però, dobbiamo impegnarci per evitare di restare con il cerino in mano nei teatri di crisi. Mi spiego meglio: dobbiamo capire come si muovono i Paesi dell'Alleanza e cercare di dare i tempi in modo univoco ai vari Governi che hanno bisogno delle nostre forze e delle nostre truppe. Ripeto che, in occasione della sessione annuale della NATO, noi che dovevamo interagire con il segretario generale Rasmussen abbiamo avuto poco tempo, perché la seduta dell'Assemblea è stata chiusa in modo veloce, forse anche per motivi tecnici. Non ho però sentito il segretario generale della NATO Rasmussen affermare - come sostiene il senatore Pedica - che vi deve essere un preciso allentamento della presa in Afghanistan; anzi, ho capito che è stato chiesto a tutti i Paesi un maggior impegno economico per sostenere la NATO al fine di dare modo e mezzi a quei Paesi di realizzare la transizione. Pertanto, signor Sottosegretario, noi chiediamo che venga assunto un impegno: quello di vigilare attentamente e di controllare che nessun Paese faccia il furbo e ci lasci con il cerino in mano.

Questo è quanto il mio Gruppo parlamentare chiede al Governo. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cantoni. Ne ha facoltà.