Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 564 del 08/06/2011

CANTONI (PdL). Signora Presidente, onorevoli Sottosegretari, onorevoli colleghi, desidero ringraziare il sottosegretario Crosetto per la sua acuta e puntuale relazione, che mette in evidenza la situazione nei Paesi in cui le nostre Forze armate sono coinvolte.

Quando i nostri militari impegnati in missioni umanitarie all'estero rimangono vittime di attentati, all'inizio veniamo colti da sentimenti di angoscia e di impotenza, mentre attendiamo notizie rassicuranti sul numero e sulle condizioni dei militari coinvolti; immediatamente ci immedesimiamo nella condizione delle loro famiglie, che vivono quotidianamente l'angoscia che i loro congiunti possano subire lesioni o perdere la vita nell'esercizio del dovere. Dobbiamo essere assolutamente vicini e solidali - tutti hanno unanimemente espresso solidarietà in quest'Aula - con le famiglie ed i militari che ci onorano con la loro presenza all'estero, purtroppo spesso sacrificando anche la propria vita.

In un secondo tempo questi sentimenti sfociano inevitabilmente nel desiderio di far tornare a casa tutti i nostri militari, ponendo fine a missioni che diventano di giorno in giorno più insidiose, cosicché si susseguono invocazioni al ritiro delle truppe o perlomeno ad una riduzione cospicua o per nulla graduale dei contingenti dislocati. E queste invocazioni tentano tanto più noi parlamentari che sentiamo il peso delle decisioni assunte, allorché siamo chiamati a deliberare l'invio delle truppe all'estero nei teatri più caldi del pianeta.

Noi riteniamo che un ritiro, come correttamente evidenziato dal ministro La Russa e ribadito dal sottosegretario Crosetto, possa avvenire in termini graduali ma con grande prudenza, perché questi scenari internazionali non hanno ancora guadagnato la capacità di una democrazia interna, alla quale noi siamo vicini, nel tentativo, ormai annoso, da parte nostra di far recuperare a queste povere popolazioni la dignità delle loro vite.

Ma fino a pochi giorni fa noi ritenevamo che tutto questo potesse accadere solamente in Afghanistan, scenario che negli ultimi anni ha decisamente oscurato gli altri teatri operativi. Dal 27 maggio abbiamo invece scoperto di essere vulnerabili anche nel vicino Libano ed abbiamo accarezzato l'idea di ridurre o di azzerare anzitempo anche lì il nostro impegno.

Vorrei cogliere l'opportunità di questo intervento per ribadire con forza a nome del Gruppo che mi onoro di rappresentare che in questi momenti non possiamo chiedere o desiderare un disimpegno dell'Italia dal Libano o dall'Afghanistan o da qualunque altro Paese ci veda impegnati, e questo perché la politica e la difesa della democrazia, ahimè, in un mondo globalizzato, e se volete anche cinico, nei Paesi che non hanno ancora guadagnato un assetto democratico sono rappresentate unicamente dalle forze militari.

È chiaro che una riduzione del nostro impegno può e deve avvenire solo a seguito dell'accertata cessazione delle ragioni che lo hanno determinato, e che sono essenzialmente di natura umanitaria e di ripristino dei valori democratici più basilari. E non mi sembra proprio che ciò possa dirsi in un momento in cui quasi tutti i Paesi mediorientali sono connotati da una forte instabilità e i tentativi, più o meno coraggiosi, della popolazione di emanciparsi dallo status quo vengono spesso repressi in maniera feroce, con esiti allo stato imprevedibili.

Pertanto, mai come in quella che viene definita, forse in maniera un po' frettolosa ed ottimistica, la primavera araba bisogna essenzialmente assicurare nel Medio Oriente e nel lontano Oriente la continuità dell'impegno della comunità internazionale, in seno alla quale il ruolo di tutto rispetto che l'Italia è riuscita a ritagliarsi si deve soprattutto al lavoro svolto dalle nostre Forze armate e dai loro vertici, universalmente apprezzati per la professionalità, generosità e umanità con cui svolgono i propri compiti. A loro va la nostra ammirazione ed il nostro sentito ringraziamento. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Torri).